{"id":32014,"date":"2017-06-20T13:08:23","date_gmt":"2017-06-20T11:08:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32014"},"modified":"2017-06-20T15:24:13","modified_gmt":"2017-06-20T13:24:13","slug":"difesa-del-territorio-difesa-della-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32014","title":{"rendered":"Difesa del territorio, difesa della democrazia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di PAOLO ORTELLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A commento del successo internazionale della <em>Grande bellezza<\/em>, Raffaella Silipo scriveva sulla <em>Stampa<\/em>: \u00abGli americani si immaginano l\u2019Italia esattamente cos\u00ec: splendide pietre e abitanti inconcludenti\u00bb. E se invece non fosse cos\u00ec? Se l\u2019Italia decadente degli ultimi decenni fosse anzi l\u2019opposto di quella imbelle, invecchiata e rassegnata, che si consola contemplando dall\u2019alto le proprie bellezze imperiture, ritratta nel film di Sorrentino?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 piuttosto un paese in cui sempre pi\u00f9 persone e associazioni si ergono a difesa del bello, lottano per una riscossa civile contro la prepotenza distruttiva del cemento, rivendicano il diritto a un territorio sicuro, confortevole, funzionale; e in cui altrettante persone e associazioni, pi\u00f9 semplicemente, si prendono cura di angoli del paese dimenticati dalle istituzioni. Si moltiplicano i comitati locali, Fai, Italia Nostra e Legambiente registrano sempre maggior seguito, l\u2019opposizione al saccheggio del territorio \u00e8 folta e coraggiosa e non teme le speciose etichette di sindrome Nimby (<em>Not In My BackYard<\/em>). I giovani rispolverano espressioni come \u00abla bellezza salver\u00e0 il mondo\u00bb, figure come Tomaso Montanari e Massimo Bray divengono punti di riferimento per chi spera ancora in una rinascita della sinistra, e fra le tante contraddizioni grilline prova a farsi largo (con qualche difficolt\u00e0, basti pensare alla vicenda di Paolo Berdini a Roma) la parte migliore del Movimento cinque stelle, quella che propone una gestione del territorio pi\u00f9 democratica e avanzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione di questa rinnovata sensibilit\u00e0, di questo impegno ancora minoritario, s\u00ec, ma in costante crescita, sta forse nel fatto che, come fa notare Salvatore Settis, \u00abla \u201cdomanda\u201d sociale di paesaggio (con la sua sintesi fra natura e cultura, fra spazio e tempo) aumenta sempre di pi\u00f9 perch\u00e9 l\u2019offerta \u2013 la qualit\u00e0 \u2013 diminuisce\u00bb. Quasi sempre, per\u00f2, si rivela un impegno vano, di fronte all\u2019ottusit\u00e0 degli amministratori, all\u2019abusivismo e al vandalismo immobiliare che hanno gi\u00e0 fatto toccare livelli impressionanti di consumo del suolo, ferito irreparabilmente il paesaggio del paese, messo in pericolo citt\u00e0 storiche uniche al mondo e pregiudicato la vivibilit\u00e0 di molte aree urbane. Nonostante queste \u00absacche di resistenza\u00bb, siamo costretti ad assistere alla trasformazione dell\u2019ambiente in cui viviamo da bene pubblico inestimabile in risorsa da sfruttare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli storici del futuro, che guarderanno l\u2019Italia repubblicana nell\u2019ottica della lunga durata, non potranno pi\u00f9 trascurare un fenomeno di rilevanza internazionale come l\u2019\u00abeclissi del paesaggio italiano\u00bb. Il nostro paese, per anni il primo produttore di cemento al mondo, \u00e8 passato da un consumo di suolo del 2,7 per cento del territorio nazionale negli anni cinquanta al 7,0 per cento nel 2014, ossia da 8100 m2 a 21100 m2 (dati ISPRA). Un processo che si abbina a decisioni urbanistiche scellerate, e che non ha eguali nel resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio nel paese dal patrimonio culturale pi\u00f9 ricco e diffuso \u2013 e storicamente meglio tutelato, fin da prima dell\u2019Unit\u00e0 \u2013, nel Belpaese meta privilegiata, tra il Seicento e l\u2019Ottocento, del Grand Tour dei giovani aristocratici e artisti europei, si \u00e8 registrata l\u2019espansione urbanistica pi\u00f9 disarmonica e incontrollata di tutto il continente, la cui natura speculativa \u00e8 testimoniata anche dal dato-record sul rapporto fra insediamenti abitativi e popolazione. Le conseguenze non sono state, e non sono, di natura unicamente estetica: il dissesto urbanistico e la perdita del paesaggio sono fonte di limitazioni fisiche, di paure, nevrosi, disagi esistenziali; di <em>spaesamento<\/em>, appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto questo, l\u2019Italia conserva comunque un primato positivo: il nostro \u00e8 l\u2019unico paese d\u2019Europa ad aver salvato in larga misura i propri centri storici. Credo che non sia azzardato attribuirne il merito a un uomo in particolare: Antonio Cederna, padre nobile delle moderne leggi di tutela e punto di riferimento ideale e culturale per tutti i comitati e i movimenti impegnati nella difesa dell\u2019ambiente e dei beni culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Archeologo di formazione, giornalista \u00abmilitante\u00bb affermatosi al <em>Mondo<\/em> di Pannunzio (pi\u00f9 avanti collaborer\u00e0 con l\u2019<em>Espresso<\/em>, il <em>Corriere della Sera<\/em> e la <em>Repubblica<\/em>), il nome di Cederna \u00e8 legato a decenni di memorabili denunce contro le offese inferte alle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane, e ai centri storici \u00absventrati\u00bb di citt\u00e0 che crescevano \u00aba macchia d\u2019olio\u00bb, in modo sistematicamente informe, senza riguardi nei confronti dell\u2019antico e del bello. Cederna non esit\u00f2 a definire \u00abvandali\u00bb i responsabili di tanto scempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo primo libro, del 1956, si intitola proprio <em>I vandali in casa<\/em>, e raccoglie i migliori articoli pubblicati sul Mondo. Un testo fondamentale per comprendere la nostra storia recente, ancora oggi inarrivabile per la chiarezza espositiva, il coraggio e l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019argomentazione, la lucidit\u00e0 quasi profetica con cui l\u2019autore anticip\u00f2 temi divenuti di vasto interesse pubblico, ma che nella mentalit\u00e0 dell\u2019epoca lo relegavano tra gli stravaganti \u00aboppositori del progresso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia che aveva subito danni immensi dai bombardamenti bellici, anzich\u00e9 impostare la ricostruzione su basi pi\u00f9 avanzate, fece marcia indietro. Frastornata dalla fretta di ripartire, accanton\u00f2 la ragionevole legge generale di coordinamento urbanistico territoriale introdotta nel 1942 derogandola con provvedimenti ad hoc (fu cos\u00ec inaugurata la pervicace e assurda abitudine a ricorrere a norme speciali per aggirare quelle ordinarie). All\u2019ansia della ricostruzione subentr\u00f2 poi l\u2019ansia di un progresso spesso malinteso, ed \u00e8 sull\u2019altare di uno sviluppo economico tanto rapido e straordinario quanto contraddittorio e caotico che fu sacrificata buona parte del \u00abpatrimonio insigne\u00bb. Cerimonieri: la speculazione immobiliare e una politica miope e asservita, che in nome della rendita fondiaria non risparmiarono alcuna regione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Professionisti, burocrati e amministratori mediocri sottolineavano il proprio impegno a salvaguardia di grandi monumenti e scorci incantevoli; Cederna \u2013 che ebbe a definirli \u00abesteti da strapazzo e insieme timorosi\u00bb, il cui torto pi\u00f9 grave era quello di spiare \u00abcon trepidazione il nascere di qualche raro capolavoro, e trascura[re] sistematicamente la realt\u00e0 terribile del nostro tempo, cio\u00e8 il propagarsi del brutto e dell\u2019indecente\u00bb \u2013 oppose una pi\u00f9 fertile visione d\u2019insieme, scevra da ogni idealismo elitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paesaggio, la citt\u00e0 e il territorio sono beni di tutti, sono i luoghi attraverso i quali il passato consegna alle generazioni presenti e future la loro identit\u00e0. Il loro fulcro non \u00e8 costituito dai singoli panorami o dalle grandi vestigia delle epoche trascorse, e nemmeno dalla loro sommatoria, ma dal rapporto fra i vari elementi, l\u2019equilibrio ecologico e le implicazioni sociali che ne derivano. Una concezione sistemica secondo la quale il territorio \u00e8 una delle principali fonti del benessere sociale e individuale, e dunque della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste basi, Cederna si spese per promuovere una tutela integrale dei centri storici, ritenendola complementare alle necessarie opere di ammodernamento. Il vero problema era dunque \u00absviluppare la citt\u00e0 moderna non sopra ma oltre l\u2019antica\u00bb, grazie a una pianificazione e regolazione che privilegiasse l\u2019interesse pubblico su quello privato: tutto il contrario di quanto accadeva sotto l\u2019azione instancabile dei vandali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi documentatissima di Cederna passa in rassegna le consuete, \u00absballate ragioni vantate come \u201cimprescindibili\u201d\u00bb, accampate per giustificare disastri e sventramenti: motivi di traffico, motivi variamente urbanistici, motivi di \u00abdecoro\u00bb, motivi scenografici, motivi di sicurezza. Ma scavando dietro i proclami, scopre puntualmente le \u00abragioni autentiche, sostanziali, invincibili e micidiali, che da decenni vanno smontando l\u2019Italia antica: le ragioni dell\u2019anarchia, dell\u2019ingordigia e della speculazione privata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-32104\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/orvieto.jpeg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente straziante per Cederna, che vi era cresciuto, \u00e8 la parabola urbanistica di una Milano divenuta irriconoscibile, che a partire dagli anni trenta annient\u00f2 il 90 per cento dell\u2019\u00abedilizia minore\u00bb di stampo settecentesco e pi\u00f9 di una dozzina di chiese storiche e che, nell\u2019ordine, squarci\u00f2 e copr\u00ec i Navigli, spian\u00f2 i Bastioni e poi i giardini del centro, sventr\u00f2 l\u2019intera zona intorno al Duomo e corso Vittorio Emanuele. Di Venezia, Cederna denuncia \u2013 tra i primi in assoluto \u2013 il \u00abbalordo progettone comunale\u00bb che metteva a repentaglio la laguna con autostrade sublagunari e litoranee e persino nuove isole e citt\u00e0 satellite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trovano spazio nel libro anche gli sventramenti di Lucca, Assisi, Ravenna, mentre la data di pubblicazione precede le devastazioni di cui l\u2019autore si occuper\u00e0 in seguito: per esempio, il Sacco di Palermo perpetrato da amministrazioni mafiose, le \u00abmani sulla citt\u00e0\u00bb di Napoli, deturpata dall\u2019abusivismo promosso da Achille Lauro, lo sfregio al paesaggio veneto che addolorava Andrea Zanzotto, la cementificazione selvaggia delle coste, la mala gestione dei bacini d\u2019acqua e dei parchi nazionali, le sciagure annunciate della frana di Agrigento e dell\u2019alluvione di Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 il destino di Roma, metafora d\u2019Italia e per lui citt\u00e0 d\u2019adozione, a tormentare Cederna pi\u00f9 di ogni altra cosa, al punto che alla capitale \u00e8 dedicata oltre met\u00e0 del libro. La citt\u00e0 eterna divenuta \u00abcitt\u00e0 eternit\u00bb, dove furono distrutte magnifiche ville cinque e settecentesche, in cui Borgo fu spianato per realizzare via della Conciliazione e la collina di Monte Mario rovinata da un gigantesco albergo Hilton, in cui gi\u00e0 negli anni venti la via dei Fori imperiali voluta da Mussolini aveva demolito l\u2019intero tessuto urbano compreso tra piazza Venezia e il Colosseo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Urbe che si espanse a macchia d\u2019olio in tutte le direzioni con quelle insane e grigie periferie-dormitorio di cui Pier Paolo Pasolini indag\u00f2 il degrado sociale. La \u00abcapitale corrotta\u00bb presa in ostaggio da un \u00abLeviatano onnipossente\u00bb, la Societ\u00e0 Generale Immobiliare che \u00abrappresenta in concentrato gli interessi dei pi\u00f9 vari potentati economici d\u2019Italia, dal Vaticano alla Fiat\u00bb e \u00abmonopolizza terreni, traffica in aree fabbricabili, costruisce quartieri \u201csignorili\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roma, per\u00f2, fu teatro anche di molte battaglie vinte: in primis quella per la tutela della via Appia Antica, vero assillo di Cederna. \u00abAndava salvata religiosamente perch\u00e9 da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo l\u2019avevano amata, descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realt\u00e0 fantastica, in momento dello spirito, creando un\u2019opera d\u2019arte di un\u2019opera d\u2019arte: la Via Appia era intoccabile, come l\u2019Acropoli di Atene\u00bb scrisse nel celebre articolo \u00abI gangster dell\u2019Appia\u00bb. E la <em>regina viarum<\/em>, straordinario museo a cielo aperto minacciato dall\u2019abusivismo e da piani di lottizzazione sconsiderati, fu salvata nel 1965 grazie a un\u2019instancabile campagna che port\u00f2 alla costituzione di un parco archeologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unita al successo della campagna del 1952 contro lo sventramento di via Vittoria e del centro di Roma, talmente devastante da risvegliare le coscienze di decine di intellettuali, che riuscirono a sventare il folle progetto e nel 1955 fondarono Italia Nostra, la vicenda dell\u2019Appia Antica sfata la leggenda secondo cui Cederna \u00e8 stato un \u00absignor no\u00bb destinato alla sconfitta. \u00c8 stato invece l\u2019ispiratore di svariate battaglie vinte, e di grandi innovazioni come la fondamentale \u00ablegge ponte\u00bb del 1967, che obbliga i comuni a dotarsi di piani regolatori ponendo un freno alla lottizzazione selvaggia, o delle leggi per la difesa del suolo del 1989 e per la protezione della natura del 1991, promosse in veste di parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mai sconfitto, quindi, ma certo scomodo, Cederna \u00e8 stato ed \u00e8 ripetutamente isolato e irriso, e il suo pensiero contraffatto e banalizzato, spesso da soggetti ambigui e tutt\u2019altro che disinteressati. Un caso recente \u00e8 l\u2019editoriale del <em>Messaggero <\/em>firmato dal direttore Virman Cusenza, che senza sprezzo del ridicolo definisce il \u00abcedernismo\u00bb un \u00abimpasto di conservatorismo ideologico, di decrescita infelice e di anticapitalismo mascherato da ecologismo, [\u2026] cultura sprezzante dei bisogni di modernit\u00e0, mobilit\u00e0 e vivibilit\u00e0\u00bb. Il proprietario del quotidiano Franco Gaetano Caltagirone ebbe invece a scrivere che \u00abnel nome di Cederna a Roma si \u00e8 consolidato un vincolismo selvaggio\u00bb, impedendo a Roma di adeguarsi ai tempi come le altre capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Obiezioni evidentemente \u00abpelose\u00bb e del tutto inconsistenti. Chiunque abbia letto un suo articolo pu\u00f2 facilmente rendersi conto che Cederna non rinunci\u00f2 mai a corredare le denunce e le proteste di dettagliate, curatissime proposte per un\u2019urbanistica consapevole della propria rilevanza storica e sociale. Si spese perch\u00e9 le citt\u00e0 italiane seguissero i virtuosi esempi urbanistici di Stoccolma, Amsterdam, Parigi, Londra, fece conoscere la meraviglia dei parchi nazionali nordamericani, fu sempre pronto a elogiare i casi di buongoverno del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cederna, di formazione borghese e illuminista, non si schier\u00f2 mai contro il capitalismo in s\u00e9, n\u00e9 mise mai in discussione la propriet\u00e0 privata. Era per\u00f2 convinto che la propriet\u00e0 privata di un bene pubblico quale il territorio, che porta benefici a tutti, non potesse consentire un uso a beneficio esclusivo del proprietario. La salvaguardia dell\u2019interesse generale doveva prevalere su ogni valutazione di profitto privato: un principio di democrazia, incompatibile con la contrattazione che sposta l\u2019iniziativa in mano alla propriet\u00e0, e perseguibile solo attraverso gli strumenti della pianificazione e dello stato di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cederna sapeva di vivere in <em>questo<\/em> paese, l\u2019Italia dei poteri selvaggi e di un capitalismo in gran parte parassitario e semifeudale. L\u2019Italia che \u2013 come ha ben sintetizzato Vezio De Lucia \u2013 ostacol\u00f2 in ogni modo le riforme urbanistiche del ministro Fiorentino Sullo scatenando un assalto al territorio mai visto prima e depotenzi\u00f2 quelle del ministro Mancini, e in cui si ud\u00ec un \u00abbalenar di sciabole\u00bb golpista ogni volta che si profil\u00f2 all\u2019orizzonte una svolta sfavorevole alle grandi immobiliari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impegno civico in difesa della bellezza italiana e del territorio come bene pubblico si \u00e8 fatto massa critica, ma una democrazia azzoppata lo recepisce solo sotto forma di slogan vuoti. A maggior consapevolezza corrisponde maggiore impotenza. E alla crescente e inesorabile impermeabilizzazione del suolo, causa di continui e spesso drammatici disastri idrogeologici (quelle che Cederna chiam\u00f2 \u00aballuvioni programmate\u00bb) corrisponde una pari impermeabilizzazione delle classi cosiddette dirigenti alla richiesta di un modello di sviluppo alternativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come riappropriarsi della democrazia? Negli ultimi anni diversi pensatori hanno ribadito la centralit\u00e0 del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttivit\u00e0 del capitale. Che la dimensione privilegiata sia quella urbana \u2013 dalle \u00abcitt\u00e0 delle reti\u00bb di Manuel Castells alle \u00abcitt\u00e0 ribelli\u00bb di David Harvey, fino ai sindaci a cui \u00abfar governare il mondo\u00bb di Benjamin Barber \u2013, oppure, come sostiene anche Bevilacqua, le aree interne e i borghi abbandonati, \u00e8 nella politica locale che pu\u00f2 nascere la resistenza al \u00abgrande saccheggio\u00bb, e insieme la proposta di un\u2019alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si crede che non debba essere soltanto un ripiego <em>sul <\/em>territorio, ma anche una riprogettazione <em>del <\/em>territorio \u2013 la rivendicazione dei luoghi, della citt\u00e0 e del paesaggio come beni comuni da gestire e rimodellare secondo l\u2019interesse generale \u2013 non dovrebbe sfuggire l\u2019attualit\u00e0 di Antonio Cederna. La sua intera biografia dimostra che nel lungo periodo i \u00abno\u00bb, se non una nuova realt\u00e0, possono almeno costruire una nuova mentalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: temi.repubblica.it\/micromega-online<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO ORTELLI A commento del successo internazionale della Grande bellezza, Raffaella Silipo scriveva sulla Stampa: \u00abGli americani si immaginano l\u2019Italia esattamente cos\u00ec: splendide pietre e abitanti inconcludenti\u00bb. E se invece non fosse cos\u00ec? Se l\u2019Italia decadente degli ultimi decenni fosse anzi l\u2019opposto di quella imbelle, invecchiata e rassegnata, che si consola contemplando dall\u2019alto le proprie bellezze imperiture, ritratta nel film di Sorrentino? 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