{"id":32027,"date":"2017-06-17T08:00:23","date_gmt":"2017-06-17T06:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32027"},"modified":"2017-06-15T16:43:36","modified_gmt":"2017-06-15T14:43:36","slug":"noterelle-per-un-populismo-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32027","title":{"rendered":"Noterelle per un populismo democratico"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE<\/strong><\/p>\n<p><em>Qualche settimana fa, cogliendo l\u2019occasione del momento di attenzione rivolta all\u2019esperienza della France Insoumise, avevo provato in termini generalissimi a delineare alcuni aspetti che potrebbero essere peculiari di un\u2019esperienza populista democratica e progressista in Italia. Vorrei adesso spendere qualche altra pagina per ipotizzare i fili che potrebbero andare a comporre la trama del tessuto di un discorso populista progressista rivolto al nostro Paese: altrimenti detto, provare a immaginare in cosa potrebbe consistere una proposta politica populista e progressista con caratteristiche italiane. <\/em><\/p>\n<p>Se il grande merito del gruppo raccolto attorno a questo sito risiede nell\u2019essere stati i primi a teorizzare organicamente la possibilit\u00e0 e finanche l\u2019opportunit\u00e0 di intraprendere una simile strada in Italia, la possibilit\u00e0 virtuosa di una sua trasformazione in un fenomeno popolare risiede nella doppia condizione da un lato della traduzione dell\u2019analisi e del metodo populista in una proposta politica e in un disegno di Paese idonei a mobilitare le migliori energie della Nazione in un progetto articolato volto alla rottura politica e sociale, dall\u2019altro lato (ma non approfondir\u00f2 tali temi in questa sede) nel suo strutturarsi in una forma organizzativa capillare e adeguata e nel suo rapportarsi selettivamente con altre esperienze, gi\u00e0 esistenti o in nuce, che si sviluppino in direzioni compatibili, al fine di congiungere le forze.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica della traduzione in termini politico-organizzativi di un senso comune progressista, la ricognizione di tale trama fondamentale non deve essere frutto n\u00e9 di un discorso puramente ideologico autoreferenziale, privo in questa fase di potenzialit\u00e0 egemoniche, n\u00e9 del pi\u00f9 bieco e schizofrenico tatticismo, nel quadro del quale la risultante in termini di cambiamento sociale di una serie caotica e interminabile di voltafaccia finisce per essere zero (si pensi in ultimo alla vicenda del M5S). Il metodo pi\u00f9 proficuo sembra invece l\u2019individuazione \u2013 quanto pi\u00f9 possibile \u201cscientifica\u201d \u2013 degli elementi presenti nella percezione diffusa (o che si prestino a farvi ingresso) tali da ostacolare la penetrazione definitiva del paradigma ideologico delle attuali classi dominanti e, di conseguenza, il coordinamento e affinamento di simili elementi in un impianto discorsivo coerente volto nel suo insieme a fungere da sovrastruttura e immaginario collettivo di un movimento politico tendente alla sovversione dei rapporti sociali e alla trasformazione del modello produttivo.<\/p>\n<p>Tali elementi devono, ancora, essere selezionati in quanto virtualmente egemonici: radicati nelle sofferenze materiali delle classi popolari e in quanto tali immediatamente presenti nella loro percezione del mondo, lo devono essere per\u00f2 anche per segmenti pi\u00f9 o meno larghi di classe media, sicch\u00e9 la (ri)costruzione di un discorso politico di rottura \u00e8 rivolto in prospettiva non solo alla ricomposizione di una coscienza di classe, ma anche al raccogliersi intorno a una nuova tendenza egemonica \u2013 a una nozione espansiva di \u201cpopolo\u201d \u2013 di settori via via pi\u00f9 ampli di altri ceti sociali comunque colpiti dalle conseguenze del trentennio neoliberista.<\/p>\n<p>\u00c8 bene precisare che la ricomposizione politica della classe, pur permanendo fattore centrale del progetto politico, si pone nondimeno in maniera radicalmente diversa, forse pi\u00f9 sofisticata, di quella propria della forma partito novecentesca in Occidente. I nuovi rapporti di produzione sempre pi\u00f9 atomizzati non eliminano (anzi, al fondo rafforzano) la storica divisione oggettiva in classi, ma ne erodono irrecuperabilmente la componente soggettiva, rendendo necessario procedere alla sua riaggregazione in maniera graduale e indiretta, valorizzando in prima battuta identit\u00e0 intermedie pi\u00f9 facilmente riconoscibili come tali purch\u00e9 idonee ad esprimere la contrapposizione tra l\u2019alto e il basso, l\u2019opposizione radicale al modello sociale e la volont\u00e0 di cambiare lo stesso in senso democratico e progressista sulla base di parole d\u2019ordine d\u2019immediata percezione.<\/p>\n<p>Svuotata la carenza di coscienza di classe del ruolo di feticcio e alibi paralizzante della sinistra, essa deve invece rimanere parte integrante dell\u2019orizzonte strategico, ma al tempo stesso va ricercata da subito negli elementi sparpagliati di contro-egemonia ideologica che gi\u00e0 improntano il sentire comune e va organizzata in tappe e identit\u00e0 intermedie con cui \u00e8 gi\u00e0 possibile creare spazi di contro-potere nelle contraddizioni che erodono l\u2019ordine sociale dominante.<\/p>\n<p>Una serie di problematiche, che pur non assurgono a soddisfare questi requisiti, non perdono per questo n\u00e9 di rilevanza morale, n\u00e9 di consistenza politica nel quadro di un disegno progressista di societ\u00e0: si pensi a tematiche come i diritti, in quanto tali (e non solo di riflesso in quanto lavoratori, pendolari, utilizzatori di servizi pubblici, ecc.), degli immigrati economici, dei rifugiati, degli omosessuali, ecc.<\/p>\n<p>Esse mantengono intatto il loro valore, ma, evidentemente, non possono rivestire in questa fase il ruolo di elementi unificanti in senso progressista del sentire comune; per restare in metafora, possono andare a comporre l\u2019ordito del tessuto, ma non ne costituiscono la trama. In un ribaltamento di priorit\u00e0 radicato nella mancanza di comprensione degli elementi profondi di una societ\u00e0 in rapido mutamento si trovano molti gravi errori delle sinistre italiane di questi anni.<\/p>\n<p><strong>1) PER UNA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL\u2019ECONOMIA<\/strong><\/p>\n<p>Evidentemente, qualunque proposta politica progressista deve avere al centro una completa inversione di tendenza nei rapporti tra pubblico e privato, recuperando e guadagnando all\u2019interesse pubblico il pi\u00f9 ampio spazio nel mondo economico e sociale, a spese degli interessi privati dei membri delle fasce sociali pi\u00f9 abbienti, i quali mirano a ridurre lo Stato sociale al minimo indispensabile e a fare di ogni pi\u00f9 elementare umana esigenza l\u2019oggetto di commerci da cui sia possibile estrarre profitto.<\/p>\n<p>Tale messaggio, pur in s\u00e9 fondamentale, cozza in maniera stridente con il pensiero unico dominante e probabilmente non si presta troppo, nella comunicazione del messaggio politico, ad essere semplicemente espresso in simili termini ideologici. Piuttosto, potr\u00e0 apparire pi\u00f9 proficuo scomporre lo stesso in una serie di componenti pi\u00f9 immediatamente comprensibili perch\u00e9 direttamente riconducibili alle difficolt\u00e0 e sofferenze quotidiane gi\u00e0 diffusamente percepite come punti dolenti del sistema, su cui \u00e8 possibile fare efficacemente appello a una volont\u00e0 popolare di cambiamento. Selezionati correttamente i terreni d\u2019attacco, appare possibile giungere a far passare il messaggio di come le difficolt\u00e0 non siano frutto di errori e inefficienze individuali, ma di una serie di scelte politiche di fondo che condividono fra loro una stessa matrice e ideologia.<\/p>\n<p><strong>La sanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Lo sfascio della sanit\u00e0 pubblica \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Chiedere di ripristinare i posti letto tagliati, riaprire gli ospedali chiusi, porre fine alle dispendiose convenzioni con strutture private, assumere molti pi\u00f9 medici ospedalieri, a partire dai pronto soccorsi, ripristinare la piena gratuit\u00e0 di farmaci e analisi necessari alla cura di patologie serie, ridurre drasticamente i tempi d\u2019attesa attraverso l\u2019aumento di medici e strutture adeguate, garantire macchinari moderni anche negli ospedali di provincia, estendere la copertura economica pubblica anche all\u2019insieme delle cure dentarie e oculistiche e alle cure agli anziani non autosufficienti, la costituzione di un polo industriale farmaceutico di Stato\u2026<\/p>\n<p>L\u2019insieme di queste proposte \u00e8 gi\u00e0 in partenza senso comune e influirebbe significativamente sulla vita di ciascuno (tranne di chi sia veramente cos\u00ec ricco da poter accedere senza sacrificio economico rilevante a qualsivoglia cura privata sul mercato interno e internazionale!) al punto di potere, gi\u00e0 di per s\u00e9, qualora adeguatamente messe in risalto, determinare il consenso politico intorno a un progetto. E, richiedendo un investimento finanziario significativo, sono tali, gi\u00e0 di per s\u00e9, da escluderne la sostenibilit\u00e0 mantenendo il modello economico attuale.<\/p>\n<p><strong>I trasporti e altri servizi pubblici essenziali<\/strong><\/p>\n<p>Idem pu\u00f2 osservarsi per lo sfascio del sistema dei trasporti locali e nazionali e degli altri servizi pubblici essenziali. Evidentemente, la risposta risiede nella ri-pubblicizzazione (con attribuzione dello status di ente pubblico economico) di compagnia aerea di bandiera, ferrovie e Tirrenia navigazione, nonch\u00e9 delle aziende di trasporto pubblico locale, la cui stretta attinenza agli interessi collettivi degli abitanti di tutto il Paese o di una certa area geografica ne rendono persino intuitiva la riconduzione a entit\u00e0 di diritto pubblico, esponenziali di interessi collettivi e oggetto di controllo democratico.<\/p>\n<p>Lo stesso deve essere disposto, a livello nazionale e locale, per i fornitori di acqua, elettricit\u00e0, gas e per servizi fondamentali come la manutenzione delle strade e la nettezza urbana. A ci\u00f2 deve aggiungersi la proposta di reintrodurre tutte le tratte ferroviarie e marittime soppresse negli ultimi decenni, purch\u00e9 in presenza di un reale interesse al loro utilizzo di gruppi di abitanti, nonch\u00e9 di inaugurare nuove tratte laddove questo appaia conforme a esigenze collettive. Naturalmente, tutto questo \u00e8 del tutto incompatibile con i vincoli di bilancio imposti alle finanze nazionali e locali!<\/p>\n<p><strong>Commissioni parlamentari su scelte lesive dell\u2019interesse nazionale<\/strong><\/p>\n<p>Se in quanto appena accennato si sono effettivamente individuati i primi, e pi\u00f9 agevoli, terreni su cui \u00e8 possibile passare alla controffensiva e prospettare una contro-egemonia al pensiero unico, \u00e8 opportuno che le parole d\u2019ordine siano particolarmente decise e \u201cpopuliste\u201d: se la politica dei tagli alla sanit\u00e0 ha gi\u00e0 comportato, con ogni probabilit\u00e0, il prezzo di molte vite umane e questo \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 o meno diffusamente percepito, se un po\u2019 tutti sanno che la quasi totalit\u00e0 delle privatizzazioni si \u00e8 tradotta nella svendita di asset produttivi fondamentali a uomini d\u2019affari dalla dubbia moralit\u00e0 e dai buoni agganci politici, se la percezione popolare gi\u00e0 spontaneamente intravede in tutto ci\u00f2 un tradimento degli interessi nazionali, occorre avere il coraggio di evocare il tradimento a chiare parole: una proposta efficace pu\u00f2 anzi consistere nella costituzione di commissioni parlamentari d\u2019inchiesta sulle conseguenze sulla salute dei tagli alla sanit\u00e0, nonch\u00e9 sulla svendita del patrimonio pubblico, volte a rendere note agli occhi della collettivit\u00e0 le reali conseguenze e le precise responsabilit\u00e0, giuridicamente o politicamente rilevanti, di scelte sempre presentate dall\u2019ideologia dominante come foriere di progresso e benessere e immancabilmente tradottesi in sfascio, disagio e sofferenza di molti e arricchimento sfrontato di pochi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019istruzione<\/strong><\/p>\n<p>Il taglio di fondi a scuola, universit\u00e0 e ricerca \u00e8 a sua volta piuttosto impopolare, cos\u00ec come iniziative quali l\u2019alternanza scuola-lavoro viste un po\u2019 da tutti come un regalo ingiusto agli imprenditori di manodopera non qualificata. Peraltro, la scuola \u00e8 uno dei pochi ambiti in cui negli ultimi anni si \u00e8 sviluppato un movimento spontaneo di protesta con una discreta popolarit\u00e0, al punto che \u00e8 difficile incontrare qualcuno che difenda i tagli all\u2019istruzione o, pi\u00f9 in generale, l\u2019ultimo ventennio di privatizzazione e aziendalizzazione delle istituzioni scolastiche e universitarie.<\/p>\n<p><strong>Verso una programmazione pubblica ed ecologica dell\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019idea di una programmazione pubblica ed ecologica dell\u2019economia, sia pure non unanimemente diffusa come quelle di cui ai punti precedenti e piuttosto circoscritta a categorie di persone almeno minimamente attente all\u2019attualit\u00e0, incontra in ogni caso un favore non indifferente. La percezione di enti come l\u2019IRI o comitati di controllo dei prezzi e delle tariffe resta pi\u00f9 positiva che negativa e la loro scomparsa associata a una smania neoliberale che molti non si sentono affatto di condividere.<\/p>\n<p><strong> La nazionalizzazione delle banche<\/strong> incontrerebbe a sua volta un favore diffuso, cos\u00ec come di quelle grandi imprese che da tempi immemorabili si giovano di sussidi pubblici per continuare a distribuire profitti senza curarsi delle condizioni sempre peggiori dei lavoratori: tutto ci\u00f2 \u00e8 generalmente percepito come ingiusto e immorale. Elementi di deregolamentazione selvaggia come la liberalizzazione delle licenze degli esercizi commerciali sono poi spesso malviste dai residenti dei quartieri rovinati dalla chiusura delle botteghe caratteristiche e dall\u2019apertura selvaggia di rivenditori di alcolici aperti fino a tarda notte. Pertanto, se ben articolate e presentate, su questi e altri temi, proposte tendenti a un ruolo di programmazione dell\u2019economia da parte di soggetti pubblici possono agevolmente incontrare il favore popolare.<\/p>\n<p><strong>La costituzionalizzazione del ruolo dello Stato in economia<\/strong><\/p>\n<p>La centralit\u00e0 di tutti questi elementi nel quadro di una proposta populista democratica e progressista per l\u2019Italia consiglia di attribuire agli stessi una particolare enfasi, anche ipotizzando un rafforzamento in Costituzione del ruolo dello Stato in economia e del suo interventismo sociale in favore di un\u2019eguaglianza sostanziale dei cittadini. Evidentemente, in questa fase storica particolarmente fluida, la Costituzione non \u00e8 il terreno \u201cneutro\u201d che pone le regole della competizione politica, bens\u00ec essa stessa, e quindi il disegno di societ\u00e0 implicatovi, oggetto dello scontro politico: e qui come altrove si pone l\u2019esigenza di passare all\u2019offensiva!<\/p>\n<p><strong>Chi paga?<\/strong><\/p>\n<p>Gli interventi ipotizzati e tanti altri ipotizzabili hanno ovviamente un costo finanziario considerevole. Come reperire la copertura delle spese? Anche qui, \u00e8 possibile avanzare una serie di proposte che ben si prestano a un consenso maggioritario nella societ\u00e0: per esempio, abolizione della cedolare secca per le rendite immobiliari e della tassazione agevolata delle rendite finanziarie (da tassarsi, anzi, in misura superiore all\u2019ordinaria aliquota IRPEF corrispondente); aumento sensibile delle aliquote IRPEF pi\u00f9 alte, arrivando a tassare al 100% redditi superiori a una certa soglia di \u201cmoralit\u00e0\u201d (v. programma della France Insoumise).<\/p>\n<p>E ancora, tassazione dei grandi patrimoni, lotta senza quartiere all\u2019evasione fiscale, rafforzandone anche la repressione penale e incentrando il contrasto sui grandi evasori, introduzione di misure per limitare drasticamente la mobilit\u00e0 dei capitali e le delocalizzazioni, per evitare fughe e speculazioni\u2026 insomma, \u00e8 tuttora possibile mettere in piedi un meccanismo di prelievo del reddito ai pi\u00f9 abbienti per finanziare l\u2019aumento della spesa pubblica.<\/p>\n<p><strong>2) PER UNA ROTTURA DEI TRATTATI EUROPEI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Istanze popolari e costituzionali VS \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Piuttosto che una critica ideologica alla costruzione europea, appare pi\u00f9 proficuo contrapporre discorsivamente la realizzazione delle istanze a un miglioramento delle condizioni di vita del popolo e alla concretizzazione delle disposizioni costituzionali volte a realizzare in maniera sostanziale l\u2019uguaglianza tra i cittadini, rispetto ai vincoli di bilancio dell\u2019Unione, alla sua propensione irreversibile all\u2019austerit\u00e0 economica e al neoliberismo, al suo mercatismo spinto che si pone di grave ostacolo a politiche di pubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali e delle grandi imprese produttive di ricchezza e di benessere da redistribuire tra tutta la popolazione.<\/p>\n<p>Probabilmente il miglior approccio pubblico alla questione europea \u00e8 quello fatto proprio dalla France Insoumise: dichiarare la realizzazione del proprio programma non oggetto di contrattazione al ribasso con le istituzioni europee, propugnando piuttosto un cambiamento dei Trattati ove incompatibili (piano A) e, nella (probabile) assenza di una disponibilit\u00e0 comune a tali modifiche, approntandosi a uscire e svincolarsi dagli stessi (piano B).<\/p>\n<p>Parimenti, sembra indispensabile la proposta di un recesso unilaterale dell\u2019Italia dal protocollo addizionale del 1952 alla Convenzione Europea per i Diritti dell\u2019Uomo, per svincolarsi dalle relative disposizioni in tema di protezione della propriet\u00e0, la cui concreta applicazione da parte della Corte \u00e8 oggi incompatibile o rende estremamente difficoltosi ampi programmi di<br \/>\nstatalizzazioni ed espropriazioni della grande propriet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il recupero in senso progressista della tutela dell\u2019interesse nazionale<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vitale che il recupero di sovranit\u00e0 sia chiaramente articolato in senso progressista, concepito come strumento per poter adottare democraticamente nel Paese politiche di redistribuzione della ricchezza sociale e non certo per affermare una qualche superiorit\u00e0 o primato sugli altri popoli, rispetto a cui occorre riaffermare la volont\u00e0 di una politica estera di pace e cooperazione. Il tema del tradimento dell\u2019interesse nazionale popolare e la volont\u00e0 di una sua riaffermazione, contro le piccole cerchie che hanno beneficiato delle politiche degli ultimi decenni, ben si adatta a impregnare nella sua interezza un discorso populista rivolto alla rottura e alla trasformazione.<\/p>\n<p><strong>3) PER UNA RIVISITAZIONE PROGRESSISTA DELLA CRITICA ALLA \u201cCASTA\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cCasta\u201d e trame<\/strong><\/p>\n<p>Praticamente, non vi \u00e8 discorso populista, sia esso reazionario, centrista o progressista, che non faccia leva, tra le proprie argomentazioni primarie, sulla critica alla \u201ccasta\u201d dei politici e delle \u00e9lite incapaci, privilegiati, corrotti e indifferenti alle reali problematiche del popolo. Questo tema richiede di essere anch\u2019esso sussunto nel progetto politico qui immaginato. Eppure, la sua stanca riproposizione, quale gi\u00e0 rilanciata dai megafoni del M5S, appare del tutto insufficiente, sia per caratterizzare un populismo progressista, sia per poter veramente comprendere, criticare e mettere in discussione i rapporti di potere.<\/p>\n<p>Un suggerimento nell\u2019articolare il discorso pu\u00f2 giungerci dall\u2019elaborazione recente di Podemos, dall\u2019evoluzione della nozione di \u201ccasta\u201d in quella di \u201ctrame\u201d: ancora pi\u00f9 pregnante \u00e8 questo termine per descrivere la situazione italiana, in cui, esaltando caratteri che gi\u00e0 osservava Gramsci nella societ\u00e0 del suo tempo, il paradigma dei rapporti di potere sta nella sovra-ordinazione di congreghe opache ai processi decisionali pubblici, nella corruzione endemica della politica e dell\u2019amministrazione a ogni livello, nel clientelismo diffuso, nella consustanzialit\u00e0 diffusa del crimine organizzato con il sistema politico, con apparati dello Stato e con il tessuto produttivo del Paese, il tutto accompagnato dalla repressione poliziesca, anche preventiva, del dissenso e dalla compressione del diritto di manifestare.<\/p>\n<p><strong>Trame e strategia della tensione<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 spesso sottostimata la portata del fatto che la gestione e il mantenimento del potere in Italia si siano fondati, in una lunghissima stagione che si dilunga da Portella della Ginestra ai fatti della Uno Bianca e a quelli della Falange Armata, sull\u2019uso sistematico di una strategia della tensione che ha visto coinvolti a vario titolo apparati dello Stato (e di altri Paesi NATO), poteri finanziari, mafie ed eversione neofascista, in un intreccio inestricabile in cui si sono in gran parte formati le relazioni e le aperture di credito su cui si fonda l\u2019assetto attuale delle trame.<\/p>\n<p>Spiegare lo stato dei fatti prescindendo da tale periodo \u00e8 impossibile, perch\u00e9 il presente ne \u00e8 in gran parte l\u2019involuzione e l\u2019incrostazione in una fase in cui diversi e pi\u00f9 sofisticati mezzi di disinformazione di massa ne hanno reso inutile l\u2019aspetto pi\u00f9 sanguinario. La stagione della strategia della tensione ha lasciato un\u2019impronta marcata sul sentire collettivo, ha alimentato una (motivata) diffidenza verso le strutture dello Stato ed \u00e8 alla base di una memoria storica diffusa, sia pure sempre pi\u00f9 raramente evocata nel dibattito pubblico.<\/p>\n<p>Il legame tra le trame di oggi e quelle di ieri dovrebbe invece essere dovutamente esaltato in un discorso populista adeguato alla fase storica, portando avanti rivendicazioni quali la desecretazione di tutte le informazioni su stragi di Stato ed eversione nera, la costituzione di commissioni parlamentari d\u2019inchiesta che facciano luce, di fronte agli occhi dell\u2019opinione pubblica, sulle responsabilit\u00e0 politiche e giuridiche (anche quando la sanzione sia ormai prescritta) e sugli strascichi delle relazioni formatesi negli anni della strategia della tensione tra mondo della politica, dell\u2019alta amministrazione, degli affari e del crimine organizzato di oggi.<\/p>\n<p><strong>Trame e democrazia<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 evidente come questa spiccata attitudine italiana di ieri e di oggi alle trame svuoti quasi del tutto le istituzioni democratiche rappresentative di ogni potere decisionale, non meno di quanto esse ne siano svuotate dal trasferimento di competenze a organi \u201ctecnici\u201d europei e nazionali, privi o carenti di controllo democratico. La rivendicazione di una piena sovranit\u00e0 democratica e popolare, contro la sua cessione tanto ad auto-investiti organi \u201ctecnici\u201d, quanto al mondo torbido delle trame, deve allora trovare un posto di grande importanza nella costruzione di un populismo progressista con caratteristiche italiane.<\/p>\n<p><strong>4) LAVORO E DEMOCRAZIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Democrazia politica e democrazia sul luogo di lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Una maggior trasparenza e una democratizzazione della vita pubblica sono vitali un po\u2019 in ogni discorso populista. Ci\u00f2 che pu\u00f2 caratterizzare un populismo progressista \u00e8 tenere insieme la stessa rivendicazione nella sfera pi\u00f9 strettamente politica con quella della democrazia sul luogo di lavoro, attribuendo anche per via legislativa un potere gestionale, decisionale o di veto in una serie di materie alle assemblee dei lavoratori.<\/p>\n<p><strong>Contro la disoccupazione<\/strong><\/p>\n<p>Le proposte in tema di lavoro fatte proprie anche da una certa sinistra risultano quanto mai ondivaghe, al punto da essersi fatte superare in chiarezza e radicalit\u00e0 persino dal Papa! La preminenza sociale di chi produce resta il faro di ogni progressista e la sua traduzione politica \u00e8 nella rivendicazione di un diritto (e dovere) universale al lavoro e di un dovere istituzionale dello Stato, anch\u2019esso da sancire costituzionalmente, di garantirne l\u2019esercizio a ogni cittadino. La parola d\u2019ordine in risposta alla mancanza di lavoro non pu\u00f2 che essere la riduzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 (almeno) di salario e un\u2019anticipazione dei pensionamenti per consentire l\u2019ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Ancora una volta: lavorare meno, lavorare tutti! Anche la piena parit\u00e0 di trattamento economico e di carriera tra i lavoratori e le lavoratrici e una pi\u00f9 equa regolamentazione del lavoro straordinario e del lavoro notturno sono rivendicazioni importanti e popolari.<\/p>\n<p><strong>Interdizione della precariet\u00e0, introduzione di un salario minimo legale<\/strong><\/p>\n<p>Ancora, \u00e8 indispensabile levare ai datori di lavoro lo strumento infausto di cui da anni si servono per fomentare una concorrenza al ribasso tra i lavoratori, ovvero l\u2019autorizzazione di modelli contrattuali precari di vario genere (al di fuori di ambiti produttivi specifici in cui essi possono essere autorizzati da esigenze oggettive: lavori agricoli stagionali, apprendisti di botteghe artigiane o di piccoli esercizi commerciali, lavori domestici occasionali, ecc.), tali da porre il lavoratore sotto ricatto continuo.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, i vincoli al licenziamento senza giusta causa nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato devono essere reintrodotti ed estesi alle piccole imprese e la possibilit\u00e0 attribuita alla contrattazione diffusa di derogare in peius a quella nazionale deve essere abolita. Infine, \u00e8 indispensabile rivendicare l\u2019introduzione di un salario minimo legale generale e per ogni categoria, essendo storicamente risultato insufficiente l\u2019affidamento in toto della materia alla contrattazione collettiva e all\u2019apprezzamento dei giudici.<\/p>\n<p><strong>5) NON-ALLINEAMENTO IN POLITICA ESTERA<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019affermazione di una politica estera di neutralit\u00e0, cooperazione e non allineamento ai blocchi (comportando, quindi, l\u2019uscita dalla NATO), rivolta all\u2019obiettivo di un disarmo concertato multilaterale, \u00e8 ampiamente popolare e a sua volta elemento di unificazione del \u201cpopolo\u201d contro gli interessi predaci del complesso militare industriale. In quest\u2019ottica, pu\u00f2 spostarsi il baricentro diplomatico e commerciale dell\u2019Italia verso il bacino mediterraneo, sulla base di accordi commerciali equi e paritari.<\/p>\n<p>\u00c8 prioritario proporre (per esempio, sul modello della Costituzione giapponese successiva alla sconfitta del 1945) il rafforzamento delle disposizioni costituzionali in tema di ripudio della guerra, introducendo in ogni caso un vincolo alle forze armate alla mera difesa del territorio nazionale da aggressioni esterne, vietandone l\u2019utilizzo e la minaccia di utilizzo fuori dai confini italiani al difuori del caso di difesa da un\u2019aggressione. Pu\u00f2 inoltre proporsi di riprendere a utilizzare le FF.AA. in caso di catastrofi naturali sul territorio italiano (o di Paesi che richiedano assistenza), dismettendo le strutture di Protezione civile continuamente incorse in scandali di corruzione. Dalla dismissione della Protezione civile e dalla riduzione delle spese di armamento discenderebbe lo sblocco di notevoli risorse da reimpiegare nelle politiche sociali.<\/p>\n<p><strong>6) RECUPERO E VALORIZZAZIONE IN SENSO PROGRESSISTA DELLE IDENTIT\u00c0 LOCALI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Identit\u00e0 locali e interesse nazionale<\/strong><\/p>\n<p>La centralit\u00e0 del tema dell\u2019interesse nazionale \u2013 tradito e da ripristinare \u2013 non si oppone alla valorizzazione delle identit\u00e0 locali (culturali, linguistiche e dialettali, gastronomiche, sportive, di produzioni e mestieri tipici\u2026); anzi, in un Paese in cui esse sono intense come in Italia, \u00e8 indispensabile, perch\u00e9 l\u2019interesse nazionale possa tornare ad assurgere a elemento politico unificatore di un popolo, che vi si accompagni strettamente.<\/p>\n<p><strong>Mezzogiorno e rivendicazione di un \u201cdiritto a non dover emigrare\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Nel Mezzogiorno, la valorizzazione delle identit\u00e0 locali passa per l\u2019affrontare le problematiche specifiche del Sud e delle isole, con la capacit\u00e0 di avanzare una proposta forte che comprenda la lotta alla disoccupazione e quella alla mafia, puntando al ripristino di un tessuto produttivo ed economico che si liberi dalle piaghe dell\u2019emigrazione, interna o estera, e dei fenomeni di controllo o influenza malavitosi sulla possibilit\u00e0 di svolgere un\u2019ordinaria vita professionale in loco. La rivendicazione di un diritto a non dover emigrare, da realizzarsi garantendo in tutto il territorio nazionale opportunit\u00e0 lavorative, servizi pubblici essenziali e luoghi di aggregazione, si connette strettamente con il discorso di una programmazione strategica dell\u2019economia e dell\u2019apparato produttivo nazionali.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima considerazione deve farsi sulla tematica della contrapposizione fascismo-antifascismo. Essa mantiene un valore simbolico per ampie fasce della popolazione, ma \u00e8 stata talmente annacquato dalla mistificazione ideologica degli ultimi anni da rendere difficile riconoscere nell\u2019antifascismo uno degli snodi naturali di un\u2019operazione populista in Italia. Eppure, limitatamente a questo tema, mi pare necessario, una volta tanto, essere pi\u00f9 \u201cideologici\u201d.<\/p>\n<p>La scelta di una forma politica pi\u00f9 liquida, che invece di partire da un terreno dato, ormai eroso, punti a ricostruire il proprio terreno traducendo in un tessuto compatto quell\u2019insieme sparpagliato di spunti del sentire popolare diffuso alludenti a un altro modello di societ\u00e0, sembra la sola possibile scelta vincente per una svolta democratica e progressista nell\u2019Italia di oggi. Intraprendere questa via non \u00e8 per\u00f2 privo di fragilit\u00e0, una delle quale risiede proprio nella capacit\u00e0 d\u2019infiltrazione sperimentata da decenni da gruppuscoli terzo-posizionisti, invischiati nelle pi\u00f9 torbide trame d\u2019Italia, che altro non attendono che una tigre da cavalcare per trovare un megafono per inquinare le acque per conto terzi e amplificare le proprie idee scioviniste e cripto-fasciste.<\/p>\n<p>Organizzare da subito un sistema, ideologico e organizzativo, in grado di tener fuori simili gruppuscoli e individui risparmia di doversene poi difficoltosamente tentare di sbarazzare gi\u00e0 per strada e con assai pi\u00f9 gravi conseguenze. Per questo, \u00e8 fondamentale rimarcare dall\u2019inizio la discriminante antifascista del percorso populista ed essere sicuri che la porta resti ben chiusa a ospiti indesiderati.<\/p>\n<p>Il tentativo, largamente incompleto, di queste pagine, sta nel cominciare a immaginare in cosa possa tradursi, in termini di proposta politica, l\u2019intuizione di un populismo democratico e progressista in Italia. Ciascuno degli spunti meriterebbe (e, spero, meriter\u00e0) ben pi\u00f9 esauriente trattazione. La delineazione, ipotetica, di siffatte tematiche, \u00e8 un suggerimento a individuare prioritariamente alcuni filoni di problematiche di lavoro: in numero abbastanza limitato da facilitare la trasmissione e la comprensione d\u2019insieme del progetto politico, abbastanza ampio da poter fondare una visione organica di Paese.<\/p>\n<p>Si tratta di suggerimenti rivolti a chi, a partire dai redattori del presente sito, si trova o si trover\u00e0 presto confrontato alla questione di cosa, in concreto, possa costituire un populismo progressista italiano, di quali contenuti principali possano riempire di una sostanza rivolta alla rottura sociale e politica l\u2019adozione del metodo populista nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Su simili basi, mi sembra indispensabile, come sperimentato dalla France Insoumise, sollecitare un\u2019elaborazione programmatica aperta, diffusa e partecipata, dettagliata, di ampio respiro, in grado di mobilitare intelligenze ed entusiasmi gi\u00e0 in una fase iniziale del progetto politico e di far identificare lo stesso con un\u2019esperienza reale di democrazia civica: senza la prescia e la frenesia di qualche scadenza elettorale prossima, ma nella coscienza di star dando vita a un disegno di ampio respiro e di lunga scadenza, in grado, se ben avviato, di incidere realmente sulle sorti del Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/sirio-zolea\/noterelle-programmatiche-la-costruzione-un-populismo-democratico\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/sirio-zolea\/noterelle-programmatiche-la-costruzione-un-populismo-democratico\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE Qualche settimana fa, cogliendo l\u2019occasione del momento di attenzione rivolta all\u2019esperienza della France Insoumise, avevo provato in termini generalissimi a delineare alcuni aspetti che potrebbero essere peculiari di un\u2019esperienza populista democratica e progressista in Italia. Vorrei adesso spendere qualche altra pagina per ipotizzare i fili che potrebbero andare a comporre la trama del tessuto di un discorso populista progressista rivolto al nostro Paese: altrimenti detto, provare a immaginare in cosa potrebbe consistere&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":28288,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Unknown.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8kz","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32027"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32027"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32027\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32029,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32027\/revisions\/32029"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/28288"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32027"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32027"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32027"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}