{"id":32042,"date":"2017-06-17T10:05:34","date_gmt":"2017-06-17T08:05:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32042"},"modified":"2017-06-15T23:04:47","modified_gmt":"2017-06-15T21:04:47","slug":"catalogna-verso-un-referendum-dindipendenza-che-non-si-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32042","title":{"rendered":"Catalogna, verso un referendum d\u2019indipendenza che non si terr\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDOGIANNULI.IT (Steven Forte)<\/strong><\/p>\n<p><em>Con sempre grande piacere ed interesse vi propongo un nuovo articolo di Steven Forti da Barcellona. Buona lettura! A.G.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Alla fine dell\u2019estate del 2012, alla crisi economica e sociale che stava colpendo duramente la Spagna si \u00e8 sommata la crisi territoriale: l\u201911 settembre, festa nazionale catalana, un milione di persone invasero pacificamente le strade di Barcellona chiedendo che la Catalogna diventasse \u201cun nuovo Stato d\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p>A monte vi era stata la sentenza del Tribunale Costituzionale spagnolo del giugno del 2010 che giudic\u00f2 anticostituzionali alcuni articoli del nuovo Statuto d\u2019Autonomia catalano approvato nel 2006.<\/p>\n<p>Dal 2012 sono passati quasi cinque anni, alla crisi economica e sociale si \u00e8 aggiunta anche quella politica e istituzionale \u2013 che ha portato all\u2019abdicazione del re Juan Carlos I e alla fine del bipartitismo, con l\u2019ingresso in Parlamento di Podemos e Ciudadanos \u2013, ma per quanto riguarda la Catalogna apparentemente poco \u00e8 cambiato. La rivendicazione indipendentista della ricca regione del nord-est spagnolo (19% del Pil del paese, 7,5 milioni di abitanti) continua ad essere una questione non risolta della politica iberica. Il dialogo tra i due governi \u00e8 stato praticamente assente e ha permesso che l\u2019indignazione di quel 2012 \u2013 che era frutto, in realt\u00e0, soprattutto della gestione della crisi e delle politiche di austerity \u2013 si trasformasse in una frattura difficilmente ricostruibile.<\/p>\n<p>I fatti delle ultime settimane ne sono la prova. Il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, ha annunciato che il prossimo 1 ottobre si terr\u00e0 un referendum di autodeterminazione in cui si domander\u00e0 se si \u201cvuole che la Catalogna sia uno stato indipendente in forma di repubblica?\u201d. Si tratterebbe di un referendum unilaterale, poich\u00e9 non accordato con il governo dello Stato come nel caso scozzese, e dunque illegale, poich\u00e9 non \u00e8 contemplato dalla Costituzione spagnola, come nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo. Per il momento si tratta solo di un annuncio, non esiste nessun atto giuridico firmato dal governo regionale, ma non sembra che a Barcellona si voglia fare dietro front. In realt\u00e0, poco o nulla si sa di come verrebbe organizzato il referendum: non esiste n\u00e9 un censo, n\u00e9 una giunta elettorale, n\u00e9 l\u2019imparzialit\u00e0 del governo regionale, condizioni imprescindibili secondo la Commissione di Venezia \u2013 l\u2019organo consultivo del Consiglio d\u2019Europa che si occupa delle questioni relative alla democrazia e al diritto \u2013 perch\u00e9 un referendum possa celebrarsi, oltre alla convocatoria del referendum con un anno di anticipo e al rispetto della Costituzione del paese. Manca poi, al di l\u00e0 delle continue dichiarazioni del governo regionale, qualunque garanzia per i funzionari pubblici che potrebbero venire sospesi o multati dal governo spagnolo nel caso in cui collaborassero nella realizzazione del referendum. Il governo spagnolo \u00e8 infatti gi\u00e0 intervenuto in questo senso, portando all\u2019inabilitazione da parte del Tribunale Costituzionale del precedente governatore catalano, Artur Mas, e di altri tre membri del suo governo per l\u2019organizzazione del referendum del 9 novembre del 2014, una specie di macro-sondaggio senza alcun valore legale, in cui votarono a favore dell\u2019indipendenza poco pi\u00f9 di 1.800.000 persone, pari a meno del 30% degli aventi diritto.<\/p>\n<p>Per ora vi \u00e8 grande incertezza sui possibili scenari futuri. Secondo il governo catalano non ci sono dubbi: il referendum si terr\u00e0 in ogni caso per rispettare il \u201cmandato democratico\u201d delle elezioni regionali del settembre del 2015, presentate come una sorta di plebiscito a favore dell\u2019indipendenza, che diedero una maggioranza in seggi \u2013 ma non in voti \u2013 alle formazioni indipendentiste. In realt\u00e0, nel programma elettorale degli indipendentisti non si faceva riferimento a un referendum, ma a una legislatura eccezionale di 18 mesi al termine della quale si sarebbe dichiarata l\u2019indipendenza e votata una nuova Costituzione. I 18 mesi sono gi\u00e0 terminati e nulla \u00e8 stato fatto. Il referendum, che una maggioranza della popolazione vorrebbe solo nel caso fosse accordato con lo Stato spagnolo, \u00e8 ricomparso sulla scena politica nel settembre dello scorso anno, quando il presidente Puigdemont ha dovuto superare una mozione di sfiducia per tensioni interne alla sua stessa maggioranza, formata da una grande coalizione patriottica, Junts pel S\u00ed (JxS), che riunisce la destra del Partit Dem\u00f2crata Europeu Catal\u00e1 (PDeCAT) \u2013 che non \u00e8 altro che il tentativo di rifondazione di Converg\u00e8ncia Dem\u00f2cratica de Catalunya (CDC), partito al governo per 28 anni in Catalogna, colpito ora da innumerevoli casi di corruzione \u2013 e il centro-sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), insieme a un partito anticapitalista indipendentista, la Candidatura d\u2019Unitat Popular (CUP).<\/p>\n<p>Il piano, assai improvvisato, del governo catalano prevede a fine agosto l\u2019approvazione della legge di transitoriet\u00e0 giuridica \u2013 dopo la riforma del regolamento del parlamento per permetterne la votazione senza che le opposizioni ne conoscano previamente il testo e possano presentare emendamenti \u2013 e a inizio settembre la convocazione ufficiale del referendum, approfittando della Diada, la festa nazionale dell\u201911 settembre, per iniziare la campagna elettorale. Al di l\u00e0 del whisful thinking dell\u2019esecutivo catalano, \u00e8 quasi impossibile per\u00f2 che il referendum si celebri: il governo spagnolo ha ribadito ancora una volta che user\u00e0 tutti i mezzi necessari che gli fornisce la Costituzione e lo stato di diritto per impedirlo, iniziando dagli interventi del Tribunale Costituzionale che comporterebbero l\u2019inabilitazione dei membri del governo regionale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, trovandosi in un cul de sac dal quale non sa come uscire, l\u2019indipendentismo ha deciso di accelerare per provocare una reazione del governo spagnolo nella speranza di internazionalizzare la causa catalana. Ma, anche se le formazioni indipendentiste dichiarano che il governo spagnolo \u00e8 \u201cautoritario\u201d e \u201cantidemocratico\u201d come la Turchia di Erdogan \u2013 una comparazione assolutamente fuori luogo \u2013, \u00e8 piuttosto improbabile che le istituzioni europee intervengano nel contenzioso che giudicano \u201cuna questione interna del Regno di Spagna\u201d.<\/p>\n<p>L\u20191 ottobre, dunque, si terr\u00e0 probabilmente una grande manifestazione, una nuova performance dell\u2019indipendentismo che servir\u00e0 per rafforzare il proprio zoccolo duro in vista di nuove elezioni regionali. Sar\u00e0 l\u00ec che si giocher\u00e0 la vera battaglia: una lotta per l\u2019egemonia politica che potrebbe scompaginare le carte in tavola. Gli indipendentisti sperano di ottenere una maggioranza parlamentare per obbligare il governo spagnolo a sedersi al tavolo delle trattative, ma, come abbiamo visto nel Regno Unito, non sempre i desideri si trasformano in realt\u00e0. Le elezioni ormai sono un terno al lotto. Il panorama politico \u00e8, infatti, molto frammentato e il nuovo partito catalano della sindaca di Barcellona Ada Colau, Catalunya en Com\u00fa, che difende, oltre a una democratizzazione della politica e a un\u2019agenda sociale radicale, un referendum accordato con lo Stato spagnolo, potrebbe modificare la correlazione di forze. In ottobre, succeda quel che succeda, terminer\u00e0 una fase della politica catalana e ne inizier\u00e0 una nuova. Come sar\u00e0 questa nuova fase, per\u00f2, \u00e8 ancora un\u2019incognita. E molto, checch\u00e9 ne dicano gli indipendentisti, dipender\u00e0 dalla situazione politica spagnola in cui molte cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Steven Forti, Ricercatore presso l\u2019Istituto de Historia Contemporanea dell\u2019Universidade Nova de Lisboa e professore presso l\u2019Universidad Aut\u00f3noma de Barcelona.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/catalogna-verso-referendum\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/catalogna-verso-referendum\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDOGIANNULI.IT (Steven Forte) Con sempre grande piacere ed interesse vi propongo un nuovo articolo di Steven Forti da Barcellona. Buona lettura! 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