{"id":32056,"date":"2017-06-17T11:30:31","date_gmt":"2017-06-17T09:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32056"},"modified":"2017-06-16T13:38:32","modified_gmt":"2017-06-16T11:38:32","slug":"post-strutturalismo-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32056","title":{"rendered":"Post-strutturalismo e politica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Gabriele Vissio)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il volume di <strong>D\u2019Alessandro e Giacomantonio<\/strong> presenta una sintesi del pensiero dei tre grandi classici della stagione post-strutturalista francese \u2013 Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jacques Derrida \u2013 alla luce dei rapporti che essi intrattengono con la questione politica. Diciamo la \u201cquestione politica\u201d perch\u00e9 l\u2019intento del volume non \u00e8 tanto quello di esporre la filosofia politica di Foucault, Deleuze e Derrida \u2013 posto che si possa parlare, per ciascuno di questi autori, di una filosofia politica in senso classico \u2013 quanto quello di rintracciare all\u2019interno del loro pensiero il \u201csegno\u201d della politica.<\/em><\/p>\n<p>In effetti, l\u2019ambizione ultima del saggio, \u00e8 quella di tratteggiare alcune linee guida che servano alla comprensione del complesso e ambiguo rapporto che intercorre tra la corrente post-strutturalista, ben pi\u00f9 ampia del terzetto di autori presi in considerazione, e la dimensione politica.<\/p>\n<p>Che vi sia un rapporto tra il post-strutturalismo e la politica \u00e8 cosa assodata, tanto dalla letteratura critica quanto dall\u2019effettiva biografia dei protagonisti di quella stagione. Per limitarsi alle scelte di D\u2019Alessandro e Giacomantonio basti pensare al coinvolgimento di Foucault nelle battaglie di quegli anni \u2013 dal periodo tunisino alla direzione del dipartimento di filosofia dell\u2019Universit\u00e0 \u201csperimentale\u201d di Vincennes dopo gli eventi del \u201968, dalla fondazione del \u00abGIP \u2013 Groupe d&#8217;Information sur les Prisons\u00bb (a cui collaborer\u00e0 anche lo stesso Deleuze), alla partecipazione al vivace dibattito intorno alla riforma della cosiddetta \u00abloi de la pudeur\u00bb.<\/p>\n<p>Si pensi anche a Deleuze e all\u2019importanza filosofica e biografica che ebbero per lui vicende come quelle della resistenza \u2013 cui prese parte il fratello Georges, perdendovi la vita \u2013 o eventi come il Maggio \u201968, quel \u201cjoli mai\u201d senza il quale non sarebbe stata nemmeno pensabile un\u2019opera come \u201cL\u2019Anti-Edipo\u201d: infatti, non solo, come rilevano D\u2019Alessandro e Giacomantonio, \u00abi concetti che ne sono alla base respirano quell\u2019air du temps\u00bb e \u00abil Maggio \u00e8 assolutamente leggibile in termini di rivoluzione del desiderio\u00bb (p. 52), ma neppure sarebbe potuta nascere la coppia Deleuze-Guattari, visto che \u00e8 proprio a seguito di quell\u2019\u00abavvenimento allo stato puro\u00bb che inizia la collaborazione tra i due.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, per quanto pi\u00f9 distante dagli eventi del Maggio \u201968, anche la vita di Jacques Derrida non \u00e8 certo stata priva di coinvolgimenti in battaglie politiche: anch\u2019egli coinvolto nella petizione contro la controversa \u00abloi de la pudeur\u00bb, \u00e8 altres\u00ec implicato in prima linea nella lotta alla \u00abloi Hady\u00bb sull\u2019insegnamento della filosofia e non manca di sfruttare il proprio indiscusso prestigio internazionale per sostenere cause come quelle del gruppo Charta 77 in Cecoslovacchia o di Nelson Mandela in Sudafrica.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 insomma presente, nella biografia di questi autori, accanto all\u2019impegno filosofico, spesso in forme e in modalit\u00e0 che confondono i piani e sfumano la distinzione tra i due momenti. Non si tratta tanto e solo di pensiero politico o di riflessione sulla politica, ma piuttosto di un innesco politico del pensare: nel post-strutturalismo si fa filosofia per ragioni eminentemente politiche, per quanto l\u2019oggetto del filosofare possa essere teoreticamente astratto e involuto.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 infatti qualcosa di costitutivamente legato all\u2019emergere di queste e di altre filosofie post-strutturaliste che, pur collocandosi in campi d\u2019indagine apparentemente \u201castratti\u201d (come l\u2019estetica, il linguaggio, i segni, l\u2019analisi della cultura), hanno inteso la propria presenza in questi territori come una scelta politica di campo. Nell\u2019opera di Foucault, per esempio, la stessa scelta dei temi d\u2019interesse rappresenta la dichiarazione consapevole di un certo impegno politico. Basti pensare a ci\u00f2 che Foucault dice nelle interviste a Jean Fran\u00e7ois e John De Wit del 22 maggio 1981 e, soprattutto, a Andr\u00e9 Berten il 7 maggio di quell\u2019anno: \u00abSi tratta dunque, attraverso questa analisi storica, di rendere le cose pi\u00f9 fragili, o piuttosto di mostrare perch\u00e9, e come, le cose abbiano potuto costituirsi in questo modo, ma mostrando al contempo che esse si sono costituite attraverso una storia precisa [\u2026].<\/p>\n<p>Il nostro rapporto con la follia \u00e8 un rapporto storicamente costituito. E dal momento che \u00e8 storicamente costituito, pu\u00f2 essere politicamente distrutto\u00bb (intervista ora contenuta in M. Foucault, \u201cMal fare, dir vero. Funzione della confessione nella giustizia. Corso di Lovanio (1981)\u201d, Einaudi, Torino 2013, pp. 235). La scelta degli oggetti di indagine (la follia, le scienze umane, la prigione, la sessualit\u00e0) interseca le diverse lotte politiche in cui Foucault si impegna, in una coerenza che \u2013 ammette lo stesso Foucualt \u2013 non \u00e8 teorica ma strategica: \u00abLa repressione della sessualit\u00e0 \u00e8 interessante solo nella misura in cui, da una parte, fa soffrire un certo numero di persone, ancora oggi; e dall\u2019altra perch\u00e9 ha assunto forme sempre diverse, pur essendo sempre esistita\u00bb (M. Foucault, Intervista di Andr\u00e9 Berten, in \u201cMal fare, dir vero\u201d, op. cit., p. 239).<\/p>\n<p>\u00c8 nell\u2019ottica di una strategia esplicitamente politica che vengono determinati gli oggetti di interesse del progetto foucaultiano: \u00e8 perch\u00e9, in definitiva, ci sono ancora persone che soffrono per il manicomio, per la prigione e per la sessualit\u00e0, persone che sono escluse dal discorso di verit\u00e0 su ci\u00f2 che \u00e8 \u00abumano\u00bb, che questi temi vengono rivestiti di un qualche interesse. Non \u00e8 la speculazione a determinare l\u2019oggetto di interesse storico e filosofico, ma lo spessore politico della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo stesso si potrebbe dire sull\u2019origine del progetto filosofico di Deleuze-Guattari: \u00abPer Deleuze, il passaggio alla politica\u00bb, scrive D\u2019Alessandro, \u00ab\u00e8 segnato dalle settimane del Quartier Latin, con la loro forza di rottura\u00bb (p. 52), al punto da contribuire a determinare persino la nozione deleuziana di filosofo e di lavoro filosofico. \u00abSe il filosofo \u00e8 colui che lavora con i concetti, questi hanno sempre un contenuto politico, in quanto mai astratti dalla societ\u00e0\u00bb, continua D\u2019Alessandro, perch\u00e9 \u00abi concetti sono mutevoli e nomadi, pronti a costituire armi per combattere il Potere (con la P maiuscola impressa a fuoco da Foucault), ovunque esso si annidi\u00bb (p. 52).<\/p>\n<p>Forse si potrebbe andare oltre la lettura dello stesso D\u2019Alessandro, ricordando come il pensiero, nell\u2019accezione deleuziana, sia sempre una lotta \u2013 un p\u00f3lemos \u2013 un combattimento-contro qualcosa e qualcuno, in primo luogo contro se stessi. Ma questo pensare come combattere contro l\u2019ovvio \u00e8 anche un esplorare nuove possibilit\u00e0, identit\u00e0 radicalmente alternative, generare concetti nuovi e inediti: \u00abPensare suscita l\u2019indifferenza generale. E tuttavia non \u00e8 sbagliato dire che \u00e8 un esercizio pericoloso [\u2026].<\/p>\n<p>Non si pensa senza diventare altro, qualcosa che non pensa, una bestia, un vegetale, una molecola, una particella, che ritornano sul pensiero e lo rilanciano\u00bb (cfr. G. Deleuze, F. Guattari, \u201cChe cos\u2019\u00e8 la filosofia?\u201d, Einaudi, Torino 1996, p. 32). Un\u2019idea che in realt\u00e0 parte da lontano, che si riconnette a un certo modo di intendere lo stile de Les Lumi\u00e8res come espressione della funzione emancipatrice del pensiero, dove l\u2019emancipazione \u00e8 in primo luogo una lotta condotta contro le convinzioni irriflesse, contro il pregiudizievole autocompiacimento nel \u00abgi\u00e0 noto\u00bb e nel tradizionale. Lo stesso intento, in fondo, che anima l\u2019impresa teorico-politica della decostruzione derridiana come impresa illuministica.<\/p>\n<p>Un illuminismo che il filosofo non ha mai cessato di difendere e rivendicare, soprattutto davanti a quei critici, come Habermas, che vedevano nel suo progetto decostruttivo, un oscurantismo segnato da una visione estetizzante e vuota della verit\u00e0. Al contrario, Derrida ha sempre opposto un netto rifiuto ai tentativi di identificare la sua prospettiva con una propaggine del postmodernismo o di visioni \u201cdeboliste\u201d, difendendo sempre la genuina vocazione illuminista della decostruzione. Come ricorda Giacomantonio, per Derrida \u00absono i filosofi e i teorici della comunicazione, del dialogo, del consenso, dell\u2019univocit\u00e0 o della trasparenza, a dispensarsi dalla volont\u00e0 di ascoltare e comprendere l\u2019altro e a fare opera di oscurantismo, mentre la decostruzione \u00e8 da lui [Derrida] intesa come una nuova forma di Illuminismo\u00bb (p. 81).<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un Illuminismo conscio del proprio ruolo politico, quello che anima gli intenti della decostruzione: nel suo assumere come ogni forma di comunicazione, anche la meno sospetta, tracci da se stessa un segno non detto, un ineliminabile rimosso, che ne costituisce la condizione stessa di possibilit\u00e0, la decostruzione si presenta come pratica emancipatrice che, in un certo senso riprende e radicalizza, la portata politica di quel \u00absapere aude\u00bb che anim\u00f2 il miglior Illuminismo europeo. \u00c8 a questa pratica di emancipazione che \u00e8 necessario guardare per realizzare quella \u00abdemocrazia a venire\u00bb, fatta di \u00abun\u2019alterit\u00e0 senza differenza gerarchica\u00bb, di cui parla Derrida nei suoi scritti pi\u00f9 esplicitamente politici (cfr. J. Derrida, \u201cPolitiche dell\u2019amicizia\u201d, Raffaello Cortina, Milano 1995; J. Derrida, \u201cOggi l\u2019Europa\u201d, Garzanti, Milano 1991).<\/p>\n<p>Il volume si presenta, in definitiva, come una presentazione dei principali snodi del rapporto di Foucault, Deleuze e Derrida con la dimensione dell\u2019agire politico e del legame che in questi autori salda in un\u2019unica analisi il livello delle istituzioni politiche e quello della costruzione dell\u2019identit\u00e0 sociale e della soggettivit\u00e0. Il libro, da questo punto di vista, mantiene fede ai propri propositi e non si configura n\u00e9 come una storia globale del movimento post-strutturalista, n\u00e9 come un saggio di esegesi storico-critica degli autori in oggetto ma piuttosto \u00abun come punto di partenza per ordinare concetti e riflessioni\u00bb (p. 9).<\/p>\n<p>Da questo punto di vista la lettura dell\u2019opera \u2013 anche in virt\u00f9 della scrittura chiara e allo stile piano degli autori \u2013 pu\u00f2 essere utile al lettore che accosti per la prima volta queste tematiche o che non abbia un\u2019eccessiva dimestichezza con gli autori trattati, come punto di partenza per ulteriori letture e ricerche. D\u2019Alessandro e Giacomantonio, d\u2019altronde, riconoscono onestamente lo stadio iniziale della ricerca di cui qui tracciano un primo quadro \u2013 pi\u00f9 che altro una ricognizione di campo \u2013 connotata pi\u00f9 dall\u2019intento di aprire nuove piste di indagine e cantieri di lavoro che dalla volont\u00e0 di circoscrivere e determinare con precisione una proposta interpretativa definitiva.<\/p>\n<p>Sarebbe tuttavia interessante cercare di intravedere sin d\u2019ora quali potrebbero essere le \u00ablinee di fuga\u00bb di una ricerca su post-strutturalismo e politica. Per quanto le strade da battere siano molte e non manchino le implicazioni con le vicende del presente, l\u2019indicazione da seguire potrebbe essere quella data recentemente da Fran\u00e7ois Cusset (URL: http:\/\/philosophykitchen.com\/2015\/05\/actualite-de-la-french-theory\/): \u00absulle rovine di questo sogno della French Theory, questo sogno di una performativit\u00e0 politica ed esistenziale della teoria, essa [la French Theory] ci pu\u00f2 ancora servire a qualcosa?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 ancora chiarire lotte, armare resistenze, dotare di strumenti operativi i dominati che noi tutti siamo?\u00bb. In altre parole: gli strumenti elaborati dalla filosofia post-strutturalista o, se si vuole, dai protagonisti della cos\u00ec detta \u00abFrench Theory\u00bb, pu\u00f2 ancora servire alle nostre lotte presenti? Questa domanda credo ne sottenda per\u00f2 un\u2019altra, forse pi\u00f9 radicale: quali sono queste lotte in cui dovremmo impegnare il nostro pensiero? Quali sono i saperi, le pratiche, i concetti e le scritture che occorre oggi impiegare per rendere visibili e quindi trasformabili i nessi politici pi\u00f9 rilevanti del tempo presente?<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa domanda che, secondo Foucault, \u00e8 nata nel momento in cui Kant si \u00e8 domandato \u00abWas ist Aufkl\u00e4rung?\u00bb e che, secondo l\u2019archeologo dei saperi, \u00e8 traducibile in \u00abChe cos\u2019\u00e8 la nostra attualit\u00e0? Che cosa accade attorno a noi? Che cos\u2019\u00e8 il nostro presente?\u00bb. \u00c8 una domanda sul senso stesso del filosofare: \u00abIo penso che la filosofia, tra le diverse funzioni che pu\u00f2 e che deve avere, abbia anche quella di interrogarsi su ci\u00f2 che noi siamo nel nostro presente e nella nostra attualit\u00e0\u00bb (M. Foucualt, Intervista di Andr\u00e9 Berten, in \u201cMal fare dir vero\u201d, op. cit., p. 228).<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda sarebbe necessario adottare una prospettiva pi\u00f9 ampia di quella offerta dal volumetto di D\u2019Alessandro e Giacomantonio, individuando i contorni di una definizione storiograficamente fondata e teoreticamente convincente di cosa si debba intendere con termini quali \u00abpost-strutturalismo\u00bb o \u00abFrench Theory\u00bb. Bisognerebbe inoltre descrivere la trasformazione della lotta politica avvenuta tra la generazione di quel tempo e quella contemporanea, riannodare le continuit\u00e0 di un processo e riconoscere come tali le fratture e le discontinuit\u00e0 intercorse.<\/p>\n<p>Sarebbe insomma necessario comprendere se le proposte dei diversi autori che una letteratura filosofica odierna riconosce come appartenenti a uno specifico \u201cstile\u201d siano realmente accomunabili da alcuni tratti comuni e da alcune tesi di fondo capaci di costruire una griglia ermeneutica coerentemente articolata, in grado di fornire uno strumento di analisi convincente del presente.<\/p>\n<p>\u00c8 uno sforzo che si \u00e8 effettivamente iniziato a fare da tempo \u2013 basti pensare che risalgono gi\u00e0 al 1991\/1992 i due volumi di Fran\u00e7ois Dosse sulla \u201cHistoire du structuralisme\u201d \u2013 ma che non appare per nulla concluso, e che comporta l\u2019impegno dell\u2019attuale generazione di studiosi a fare i conti con un passato recente complesso e problematico da gestire nel suo essere in parte legato a un mondo che, di fatto, non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>\u2013 G. Deleuze, F. Guattari, \u201cChe cos\u2019\u00e8 la filosofia?\u201d, Einaudi, Torino 1996<\/p>\n<p>\u2013 J. Derrida, \u201cPolitiche dell\u2019amicizia\u201d, Raffaello Cortina, Milano 1995<\/p>\n<p>\u2013 J. Derrida, \u201cOggi l\u2019Europa\u201d, Garzanti, Milano 1991<\/p>\n<p>\u2013 F. Dosse, Histoire du Structuralisme Tome I : le champ du signe, 1945-1966, Paris, La d\u00e9couverte, 1991<\/p>\n<p>\u2013 F. Dosse, Histoire du Structuralisme Tome II : le chant du cygne, 1967 \u00e0 nos jours, Paris, La d\u00e9couverte, 1992<\/p>\n<p>\u2013 M. Foucault, \u201cMal fare, dir vero. Funzione della confessione nella giustizia. Corso di Lovanio (1981)\u201d, Einaudi, Torino 2013<\/p>\n<p>fShare 2<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/10013-gabriele-vissio-post-strutturalismo-e-politica.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/10013-gabriele-vissio-post-strutturalismo-e-politica.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Gabriele Vissio) Il volume di D\u2019Alessandro e Giacomantonio presenta una sintesi del pensiero dei tre grandi classici della stagione post-strutturalista francese \u2013 Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jacques Derrida \u2013 alla luce dei rapporti che essi intrattengono con la questione politica. 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