{"id":32084,"date":"2017-06-18T12:18:03","date_gmt":"2017-06-18T10:18:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32084"},"modified":"2017-06-18T12:18:03","modified_gmt":"2017-06-18T10:18:03","slug":"micromega-leconomia-con-spirito-critico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32084","title":{"rendered":"MicroMega, l\u2019economia con spirito critico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>Ha ragione Pier Luigi Ciocca, sul fatto che l\u2019uscita dall\u2019euro sarebbe per l\u2019Italia una scelta disastrosa da tutti i punti di vista? O ha ragione Alberto Bagnai, secondo cui queste catastrofi annunciate sono dello stesso tipo di quelle pronosticate per la Brexit, per il referendum costituzionale italiano, per l\u2019elezione di Donald Trump, che non si sono poi verificate? Rispetto a queste posizioni gli economisti si schierano in modo trasversale rispetto sia alle scuole accademiche che alle aree politiche. Una chiara esposizione dell\u2019una e dell\u2019altra tesi si pu\u00f2 trovare nell\u2019Almanacco di MicroMega in edicola da questa settimana, con un titolo che \u00e8 gi\u00e0 un programma: \u201cSolo l\u2019uguaglianza ci pu\u00f2 salvare\u201d. Per chi si interessa di queste tematiche \u00e8 una vera miniera di idee e di analisi, con contributi di numerosi studiosi anche di diversi orientamenti.<\/p>\n<p>Ciocca si basa sull\u2019analisi dei comportamenti dei mercati e degli investitori. Le aspettative di svalutazione e inflazione, afferma, farebbero schizzare in alto i tassi d\u2019interesse e crollare i valori patrimoniali; si renderebbe necessaria una politica che darebbe luogo alla terza recessione dal 2007, e questo probabilmente darebbe il colpo di grazia a un sistema bancario gi\u00e0 duramente provato. \u201cLe tensioni da economiche diverrebbero sociali, politiche, istituzionali fino a porre a repentaglio le stesse basi democratiche del vivere\u201d.<\/p>\n<p>Bagnai esamina invece ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in passato in casi assimilabili, e ne trae la conclusione che nulla di tutto questo dovrebbe avvenire. Non una forte inflazione, perch\u00e9 l\u2019esperienza dimostra che la svalutazione del cambio \u2013 che non avviene di colpo, ma in un lasso di tempo di alcuni mesi -non si trasferisce sui prezzi: semmai in piccola parte, ma\u00a0 non \u00e8 neanche detto: dopo la forte svalutazione del \u201992, per esempio, l\u2019inflazione scese. Sbaglia, poi, chi parla di svalutazione del 20, 40 o addirittura 60%: nella media ponderata sarebbe semmai pi\u00f9 probabilmente a una cifra. Media ponderata perch\u00e9 bisogna considerare le variazioni del cambio rispetto a tutti i paesi con cui abbiamo rapporti commerciali. Il cambio scenderebbe certamente rispetto all\u2019euro, qualora dopo la nostra uscita esistesse ancora, o al rinato marco tedesco; ma rispetto al dollaro, per esempio, l\u2019euro (e quindi anche l\u2019ipotetica \u201cnuova lira\u201d) si \u00e8 gi\u00e0 svalutato del 20% (mentre, fra l\u2019altro, l\u2019inflazione non ha dato segni di risveglio) e quindi \u00e8 poco plausibile un nuovo crollo.<\/p>\n<p>Abbiamo solo accennato alle ragioni dell\u2019uno e dell\u2019altro, ma vale la pena di leggere integralmente questi brevi saggi, scritti tra l\u2019altro in modo scorrevole comprensibilissimo per chiunque abbia una conoscenza non specialistica di questi problemi. Cos\u00ec come vale la pena di leggere tutti gli altri interventi, che affrontano gli argomenti pi\u00f9 rilevanti dell\u2019attualit\u00e0, dalla disuguaglianza al welfare al reddito di cittadinanza, dalla piena occupazione all\u2019intervento pubblico, dalla critica delle politiche attuate finora ai programmi che \u2013 oltre a superare finalmente questa crisi infinita \u2013 sarebbero coerenti con la nostra Carta costituzionale. E poi la storia di come siamo arrivati a questo punto, i problemi del lavoro e della politica industriale, come arginare un sistema finanziario impazzito. Insomma un\u2019ampia disamina dello \u201cstato dell\u2019arte\u201d, di cosa \u00e8 stato fatto e cosa invece bisognerebbe fare.<\/p>\n<p>Ci sembra utile riproporre qui sotto le sintesi dei vari interventi, cos\u00ec come le ha diffuse la rivista. Dopo la loro lettura, si avranno un po\u2019 pi\u00f9 di strumenti per valutare ci\u00f2 che dicono gli opinionisti dei talk show televisivi e i commentatori degli altri media.<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p><b>Antonella Stirati<\/b> &#8211; <i>Distruzione dei ceti medi e redistribuzione del reddito<br \/>\n<\/i>Viviamo in un sistema caratterizzato da una drammatica polarizzazione della ricchezza e del reddito. Una piccola minoranza continua a veder crescere il proprio patrimonio mentre al polo opposto aumenta la povert\u00e0 e diminuiscono o ristagnano i redditi da lavoro, tanto che si parla di scomparsa delle \u2018classi medie\u2019. E l\u2019Italia non fa eccezione. La difficolt\u00e0 che ci troviamo di fronte non risiede per\u00f2 nell\u2019individuazione delle misure che potrebbero alleviare tale stato di cose, ma nella mancanza della volont\u00e0 politica di realizzarle. Una volont\u00e0 ostacolata anche dall\u2019attuale assetto dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p><b>Maurizio Franzini<\/b> &#8211; <i>Combattere la disuguaglianza per tornare a crescere<\/i><br \/>\nLe ragioni per mettere in atto politiche contro la disuguaglianza economica non sono solo di ordine morale. L\u2019attuale boom di questo fenomeno ha conseguenze estremamente negative non solo su coloro che lo subiscono direttamente ma sull\u2019intero sistema economico. Non \u00e8 affatto vero che l\u2019aumento della disuguaglianza \u00e8 il prezzo da pagare per la crescita economica. Al contrario: nei paesi in cui essa \u00e8 pi\u00f9 elevata, la crescita \u00e8 pi\u00f9 bassa (ad affermarlo sono Fmi e Ocse). Non bastano le tradizionali politiche redistributive, occorrono anche interventi che modifichino le regole del gioco, prevenendo la formazione della disuguaglianza nei mercati.<\/p>\n<p><b>Elena Granaglia<\/b> &#8211; <i>Luci e ombre del reddito di cittadinanza<\/i><br \/>\nChe la struttura odierna dei mercati non sia equa \u00e8 fuor di dubbio. Ma il reddito di cittadinanza, da alcuni proposto come rimedio, \u00e8 una misura realmente realizzabile? In questo saggio vengono analizzati in dettaglio e senza pregiudizi gli argomenti a favore (alcuni molto convincenti, soprattutto sotto il profilo dell\u2019equit\u00e0) e le obiezioni (rilevanti). Nonostante forse non sia ancora giunto il momento di una sua introduzione nell\u2019attuale sistema, vale sicuramente la pena portare avanti la discussione e magari adottarne gi\u00e0 oggi alcuni degli aspetti pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p><b>Roberto Ciccone<\/b> &#8211; <i>Il welfare promuove la crescita economica<\/i><br \/>\n\u2018Non ce lo possiamo pi\u00f9 permettere\u2019: \u00e8 questo il mantra che viene spesso ripetuto per giustificare tagli drastici allo Stato sociale. Come se le misure universali del welfare state \u2013 istruzione, sanit\u00e0, sistema pensionistico in testa \u2013 fossero esclusivamente un costo a carico del sistema. Quando invece, in quanto \u2018salario sociale\u2019, rappresenta un formidabile strumento a sostegno della crescita economica e, con essa, della pace sociale. Due obiettivi che dovrebbero stare a cuore innanzitutto ai capitalisti.<\/p>\n<p><b>Giorgio Lunghini e Luigi Cavallaro<\/b> &#8211; <i>La Costituzione come programma economico<\/i><br \/>\nLa teoria neoclassica \u00e8 riuscita ad accreditarsi come l\u2019unica \u2018vera\u2019 teoria economica, ignorando o disinnescando le critiche, potenti e molto fondate, che le sono state rivolte. Ma l\u2019economia \u00e8 una scienza in cui, a differenza delle scienze \u2018dure\u2019, l\u2019elemento politico ha un peso determinante e sostenere il contrario \u00e8 ignoranza, o malafede. In Italia, peraltro, le ricette economiche neoclassiche sono sostanzialmente incostituzionali. La nostra Carta infatti traccia un preciso programma economico, in cui gli interessi dei privati sono subordinati al primario interesse pubblico. Oltretutto, \u00e8 la via pi\u00f9 realistica.<\/p>\n<p><b>Thomas Fazi<\/b> &#8211; <i>Una crisi iniziata quarant\u2019anni fa<\/i><br \/>\nPer comprendere la crisi iniziata nel 2008 occorre tornare a quegli anni Settanta che videro le prime crepe nel sistema keynesiano-socialdemocratico che aveva dominato le economie occidentali dal dopoguerra. Fu allora che il compromesso di classe su cui si basava cominci\u00f2 a vacillare. E la sinistra europea fin\u00ec di fatto per avallare ideologicamente e politicamente il neoliberismo come unica soluzione alla sopravvivenza del capitalismo. Ma la crisi del modello keynesiano non riguard\u00f2 solo la sfera economica e distributiva, invest\u00ec anche la sfera politico-istituzionale attraverso una riduzione della partecipazione popolare alla vita politica, avvilendo la democrazia.<\/p>\n<p><b>Francesco Saraceno<\/b> &#8211; <i>Il fallimento dell\u2019austerit\u00e0<\/i><br \/>\nL\u2019austerit\u00e0 ha fallito non solo perch\u00e9 ha devastato il tessuto sociale dei paesi in cui \u00e8 stata applicata, ma anche perch\u00e9 la contrazione che ne \u00e8 seguita ha fatto aumentare, anzich\u00e9 diminuire, il rapporto tra debito pubblico e pil, rendendo le finanze pubbliche ancora pi\u00f9 insostenibili. Ad ammetterlo sono ormai quelle stesse istituzioni che l\u2019hanno imposta per anni, Fmi in testa. Occorre dunque cambiare decisamente rotta, riconoscendo l\u2019incapacit\u00e0 dei mercati di autoregolarsi e la necessit\u00e0 di una seria politica industriale.<\/p>\n<p><b>Aldo Barba<\/b> &#8211; <i>L\u2019austerit\u00e0 espansiva tra scienza e falsa coscienza<\/i><br \/>\nLe politiche di austerit\u00e0, agendo da freno e non da stimolo all\u2019attivit\u00e0 economica, rallentano nel breve periodo gli affari e generano costi sociali. \u00c8 per questo che tutti gli economisti \u2013 e non solo i keynesiani \u2013 sono sempre stati consapevoli che l\u2019austerit\u00e0 si pu\u00f2 adottare tutt\u2019al pi\u00f9 in periodi di crescita, non certo in fase di recessione, come invece \u00e8 stato fatto negli ultimi anni, seguendo la bizzarra idea dell\u2019austerit\u00e0 espansiva. Una tesi oggi messa pesantemente in discussione persino dai suoi pi\u00f9 convinti turiferari.<\/p>\n<p><b>Enrico Sergio Levrero<\/b> &#8211; <i>Vizi privati e pubbliche virt\u00f9? I limiti del mercato e la necessit\u00e0 dell\u2019intervento pubblico<br \/>\n<\/i>Oggi un luogo comune estremamente diffuso e difficile da estirpare mette in relazione qualunque intervento pubblico nel mercato con situazioni di inefficienza e corruzione. Ma la produttivit\u00e0 del lavoro non \u00e8 mai aumentata come nella fase del \u2018compromesso keynesiano\u2019 e la costante deregolamentazione dei mercati a partire dagli anni Ottanta ha determinato uno spreco di lavoro e un impoverimento di larghi strati della popolazione.<\/p>\n<p><b>Sergio Cesaratto<\/b> &#8211; <i>L\u2019imperativo della piena occupazione<\/i><br \/>\n\u201cLa piena occupazione sarebbe perseguibile in un\u2019Europa che fosse politicamente pi\u00f9 simile agli Stati Uniti, ma purtroppo non \u00e8 cos\u00ec. Sarebbe alternativamente possibile in un paese che decidesse di andare per proprio conto auspicando, ma non ritenendolo dirimente, un contesto internazionale favorevole. Questo implica un coraggio politico e un sostegno popolare formidabili. Lo status quo promette solo un declino sociale irreversibile di questo paese e della sua identit\u00e0 storica. Ma a questo, specie nella sinistra radicale, si guarder\u00e0 con cinico favore\u201d.<\/p>\n<p><b>Alberto Bagnai<\/b> &#8211; <i>Project Fear: media e democrazia al tempo dell\u2019euro<\/i><br \/>\nCalo dei redditi, azzeramento dei risparmi, chiusura delle aziende: gli scenari dipinti dai media in caso di uscita dall\u2019euro sono cupi e angoscianti. Ma \u00e8 tutto vero? L\u2019autore ne propone una disamina volta a confutare la tesi che non ci sia alternativa all\u2019euro. Perch\u00e9 la posta in gioco \u00e8 molto pi\u00f9 alta di quanto si pensi: prima di essere una questione economica, \u00e8 una questione di democrazia.<\/p>\n<p><b>Pierluigi Ciocca<\/b> &#8211; <i>Uscire dall\u2019euro non \u00e8 la soluzione<\/i><br \/>\nSpira anche in Italia da qualche tempo un vento che vorrebbe affibbiare all\u2019euro tutte le colpe della crisi economica in cui versa il nostro paese. Ma, se da un lato \u00e8 vero che la politica economica europea non \u00e8 riuscita a unire alla stabilit\u00e0 dei prezzi il progresso dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, dall\u2019altro \u00e8 indubbio che le ragioni della mancata crescita dell\u2019Italia sono tutte interne al paese, indipendenti dalla partecipazione all\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p><b>Enrico Grazzini<\/b> &#8211; <i>Quando la moneta ufficiale non funziona \u00e8 il momento delle monete alternative<\/i><br \/>\nIl dibattito sull\u2019euro si incaglia di solito nell\u2019alternativa secca rimanere\/uscire. Eppure esistono anche altre strade percorribili, compatibili con gli attuali trattati europei e con il mantenimento dell\u2019euro. Per esempio quella, qui descritta, di una moneta fiscale parallela. Un progetto certamente radicale, al quale non sembrano per\u00f2 esserci alternative concrete e altrettanto efficaci.<\/p>\n<p><b>Marco Vitale<\/b> &#8211; <i>Errori e colpe del sistema bancario italiano<\/i><br \/>\nLa stella polare di una buona banca risiede, o almeno dovrebbe risiedere, nella fiducia di cui gode, nell\u2019onest\u00e0 degli amministratori e in rapporti equilibrati tra le varie forme di attivit\u00e0 e passivit\u00e0. Ma la corsa degli ultimi decenni all\u2019assunzione di sempre maggiori rischi con la conseguente tendenza al \u2018gigantismo\u2019 bancario ha fatto perdere di vista questo semplice principio. Togliete dal conto di tante crisi bancarie gli effetti delle fusioni o acquisizioni mal fatte e scoprirete che il sistema bancario italiano sarebbe in discrete condizioni, nonostante la crisi. Una deriva in cui non secondarie sono state alcune discutibilissime scelte dei vertici di Bankitalia.<\/p>\n<p><b>Massimo Pivetti<\/b> &#8211; <i>Per una finanza a servizio dell\u2019economia reale<\/i><br \/>\nIl settore finanziario \u00e8 divenuto sempre meno fonte di servizi per l\u2019economia reale e sempre pi\u00f9 autoreferenziale. Andrebbe dunque radicalmente riformato, a partire da una tanto necessaria quanto per\u00f2 osteggiata nazionalizzazione delle banche. Ma anche senza arrivare a questa soluzione ideale, altri rimedi per ricondurre la finanza a un ruolo ancillare dell\u2019economia reale sarebbero possibili, se non fosse che il progetto di unificazione europea non \u00e8 stato concepito per promuovere alti livelli di occupazione, rafforzare la protezione sociale e distribuire pi\u00f9 equamente la ricchezza e il reddito all\u2019interno delle nazioni che vi partecipano, ma per massimizzare i profitti.<\/p>\n<p><b>Andrea Pannone<\/b> &#8211; <i>Industria 4.0 e disoccupazione tecnologica: n\u00e9 apocalittici n\u00e9 integrati<br \/>\n<\/i>Le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni hanno riproposto l\u2019annoso dibattito sui rischi di disoccupazione tecnologica nelle economie moderne, tema gi\u00e0 sollevato da Keynes nel 1930 (in realt\u00e0 le controversie in materia risalgono almeno a Ricardo). Non c\u2019\u00e8 dubbio che le innovazioni tecnologiche abbiano effetti negativi sull\u2019occupazione nel breve periodo. La domanda corretta \u00e8 per\u00f2 come gestire questi processi in modo da tutelare i lavoratori che ne subiscono le immediate conseguenze e, allo stesso tempo, riconvertire il sistema per utilizzare pienamente la nuova capacit\u00e0 produttiva.<\/p>\n<p><b>Alessandro Arrigoni \/ Emanuele Ferragina \/ Federico Filetti<\/b> &#8211; <i>Dallo Statuto dei lavoratori al Jobs Act<\/i><br \/>\nDal Pacchetto Treu al Jobs Act passando per la legge Biagi: sono i momenti fondamentali di quella strategia di svuotamento delle garanzie a danno dei lavoratori che, partendo dai margini (i giovani, le donne, i migranti), \u00e8 arrivata a intaccare anche i contratti a tempo indeterminato. Gli autori smontano la vulgata dominante che flessibilizzare il mercato del lavoro senza creare delle misure di assistenza sociale universale possa contribuire alla crescita economica e al benessere dei cittadini.<\/p>\n<p><b>Pierfranco Pellizzetti<\/b> &#8211; <i>Alla ricerca della manifattura perduta<\/i><br \/>\nSi fa presto ad attribuire la colpa della caduta di competitivit\u00e0 della fabbrica Italia a cause recenti ed esogene, come la crisi finanziaria del 2007-8 o all\u2019euro. In realt\u00e0 essa risale ad antiche ragioni strutturali ed endogene, prima fra tutte la serrata degli investimenti nel corso degli anni Settanta. Non c\u2019\u00e8 nessuna possibilit\u00e0 di rigenerazione produttiva, infatti, senza un decisivo ruolo pubblico. Come insegnano tutte le esperienze di successo nel mondo, a partire dalla tanto invocata Silicon Valley.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/06\/17\/micromega-leconomia-con-spirito-critico\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/06\/17\/micromega-leconomia-con-spirito-critico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Ha ragione Pier Luigi Ciocca, sul fatto che l\u2019uscita dall\u2019euro sarebbe per l\u2019Italia una scelta disastrosa da tutti i punti di vista? O ha ragione Alberto Bagnai, secondo cui queste catastrofi annunciate sono dello stesso tipo di quelle pronosticate per la Brexit, per il referendum costituzionale italiano, per l\u2019elezione di Donald Trump, che non si sono poi verificate? Rispetto a queste posizioni gli economisti si schierano in modo trasversale rispetto sia alle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17243,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/CLERICETTI-1.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8lu","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32084"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32084"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32084\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32085,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32084\/revisions\/32085"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17243"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}