{"id":32110,"date":"2017-06-24T00:41:03","date_gmt":"2017-06-23T22:41:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32110"},"modified":"2017-06-25T11:03:03","modified_gmt":"2017-06-25T09:03:03","slug":"conoscenze-competenze-e-capacita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32110","title":{"rendered":"Conoscenze, competenze e capacit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">di FABIO BENTIVOGLIO<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La parola d\u2019ordine della riforma \u00e8 \u201cdalla scuola delle conoscenze alla scuola delle competenze\u201d. Il regolamento sull\u2019autonomia (art.10, comma 3) recita: \u201cCon decreto del M.P.I. sono adottati nuovi modelli per le certificazioni, le quali indicano le conoscenze, le competenze e le capacit\u00e0 acquisite e i crediti formativi riconoscibili.\u201d Le scuole non dovranno pi\u00f9 rilasciare diplomi con voti e giudizi, ma certificati di competenze, per cui i Collegi docenti e i Consigli di classe dovranno formulare gli obiettivi di apprendimento in termini di conoscenze, competenze e capacit\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In occasione dell\u2019ultimo esame di Stato a cui ho partecipato come commissario, una collega di lettere mi confessava di aver trascorso notti insonni, perch\u00e9 non riusciva a trovar la via per stilare la relazione sul programma svolto, dovendo indicare quali fossero le conoscenze della classe, distinguendole dalle competenze e dalle capacit\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Prenderei le mosse da queste notti insonni, quindi da un disagio fisico, per capire se abbiamo a che fare con una collega incapace, restia all\u2019innovazione, oppure se gli incapaci sono altrove. La domanda pi\u00f9 ovvia che si possa rivolgere ai riformatori \u00e8 di chiarire che cosa intendano con questi termini, dal momento che hanno gi\u00e0 inondato la scuola con disposizioni imperative. La sorpresa, surreale, \u00e8 che non lo sanno. Su questo tema c\u2019\u00e8 un\u2019imponente letteratura alimentata da organismi internazionali, commissioni, Istituti, intellettuali, tutti alla ricerca di un criterio che consenta di definire in forma univoca la distinzione delle tre sorelline , conoscenza, competenza, capacit\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale il dibattito offre opzioni diverse ed alternative. Per quanti volessero orientarsi (o disorientarsi?) sull\u2019argomento \u00e8 sufficiente consultare l\u2019inserto de \u201cLa rivista della scuola\u201d, giugno 2000. Dobbiamo prendere atto, con sconcerto, che si attua una riforma che sradica la scuola dalla finalit\u00e0 che le \u00e8 propria, la formazione culturale dei giovani, le si assegna d\u2019autorit\u00e0 quella di certificare le competenze, senza per\u00f2 sapere che cosa si intenda per competenza. In questo contesto il disagio dell\u2019insegnante di lettere che non riusciva a tradurre il lavoro svolto in classe nel linguaggio ministeriale, se saputo interrogare rivela elementi utili all\u2019analisi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Le notti insonni e le conseguenti tensioni interiori derivano dal fatto che \u00e8 un\u2019insegnante che ha stima di s\u00e9, del proprio lavoro e degli studenti: questa stima \u00e8 l\u2019argine che le vieta di utilizzare frasi fatte e formule vuote. Questa stima, per\u00f2, ha un limite: il disagio viene vissuto come incapacit\u00e0 personale, e non come stato emotivo rivelatore dell\u2019assurdit\u00e0 di quanto viene richiesto. Piuttosto non si dorme la notte, ma si compila la relazione fasulla, perch\u00e9 \u201clo si deve fare\u201d, per la legge e per il bene dei ragazzi. \u00c8 falsa coscienza: in realt\u00e0 non ci si riconosce in quel linguaggio morto da tecnocrati, in quegli indicatori e in quei \u201cpunteggi da attribuire al descrittore\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Assecondare queste pratiche ha effetti distruttivi anche sul piano psicologico, perch\u00e9 provoca una frattura tra ci\u00f2 che siamo e ci\u00f2 che facciamo; da questa ferita germina il disagio, sotto forma di demotivazione, allontanamento, malinconia. I pi\u00f9 esposti a questa sindrome sono come al solito gli insegnanti pi\u00f9 impegnati, che hanno conservato un forte senso del dovere. Si adattano rapidamente, senza disagi, i venditori di fumo e quella parte del corpo docente che ha disattivato ogni interesse e che galleggia nell\u2019indifferenza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A questi docenti si pu\u00f2 chiedere tutto, anche il miracolo che gli stessi riformatori ammettono di non saper fare e cio\u00e8 programmare la cultura in termini di conoscenza, competenza e capacit\u00e0. Vediamo allora spuntare nell\u2019infinita produzione cartacea a cui noi insegnanti siamo stati condannati da questa riforma, formulette preconfezionate, che si rincorrono nelle praterie del nulla, in un vano gioco di specchi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Supponiamo, con fede, che avvenga il miracolo e che un giorno il Parlamento europeo stabilisca con voto di maggioranza come distinguere le tre sorelline. Si aprirebbe uno scenario che cos\u00ec viene descritto dagli addetti ai lavori: \u201c&#8230;.occorre ricordare che altri problemi per le agenzie deputate all\u2019insegnamento, oltre a quello di definire quali competenze perseguire, sono quelli della loro valutazione e della loro spendibilit\u00e0. Il che implica altre questioni non meno importanti, quali quelle della comparabilit\u00e0 e della trasferibilit\u00e0. Di qui un\u2019altra questione ancora, quella della ricerca di opportuni indicatori e descrittori che permettano una lettura omogenea e non equivoca dei dati raccolti anche nelle pi\u00f9 diverse situazioni di insegnamento\/apprendimento.\u201d<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Se fosse possibile incrociare lo sguardo dei circa ottocentomila insegnanti superstiti della scuola italiana, domanderei a ciascuno se questo scenario \u00e8 compatibile con l\u2019esercizio della propria funzione educativa. Come \u00e8 possibile che la professionalit\u00e0 di un insegnante, la sua sensibilit\u00e0 culturale, il suo rapporto delicato con gli studenti, possa trovare spazio in una scuola i cui principali problemi sono la certificazione delle competenze, la valutazione, la comparabilit\u00e0 e la spendibilit\u00e0 delle suddette, i descrittori, gli indicatori, e la lettura oggettiva di non si sa cosa? I giovani, a scuola, necessitano di strumenti culturali atti a decodificare il mondo, tali comunque da educare la mente alla riflessione e all\u2019attivit\u00e0 ragionativa. Ci presentiamo invece armati di registri, griglie e descrittori.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">L\u2019ossessione per la valutazione pone agli insegnanti un altro problema cruciale: il TEMPO. Su questo punto i riformatori non rispondono, ma predispongono. Detto nella forma pi\u00f9 semplice: se ancora riesco ad insegnare qualcosa di stimolante ai miei studenti, ci\u00f2 dipende dal tempo a disposizione per dedicarmi allo studio e alla lettura: un tempo imprescindibile per approfondire i contenuti delle materie che insegno, per pensarli in forma tale da poterli condividere con i giovani che mi sono stati affidati.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/portfolio.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"215\" \/><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Questo tempo \u00e8 travolto da una valanga di prescrizioni attinenti la valutazione e l\u2019organizzazione della scuola. Se accolte, quelle prescrizioni annullano ogni tempo culturalmente significativo, quindi annullano la possibilit\u00e0 stessa che possa esistere un insegnamento degno di questo nome. Quindi vanno respinte. Sulla questione del tempo, nell\u2019ambito dell\u2019insegnamento, bisogna aggiungere una nota scandalosa (solo per chi non insegna): per svolgere la propria attivit\u00e0 in forma incisiva l\u2019insegnante ha bisogno di tempo libero, perch\u00e9 deve rigenerare le energie psichiche, consumate nelle cosiddette ore frontali di lavoro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Questo vale per i maestri come per i professori, perch\u00e9 la relazione con gli allievi, per essere efficace, esige un investimento psichico come pochi altri lavori. A loro volta, gli allievi \u201csentono\u201d il livello di energia dell\u2019insegnante e rispondono con entusiasmo quando sentono entusiasmo. Si potrebbe obiettare che rivendicare tempo libero per gli insegnanti favorirebbe i refrattari al lavoro, che utilizzerebbero quel tempo con altro spirito. \u00c8 vero: ma la categoria dei refrattari al lavoro la si sconfigge inserendo questi soggetti in ambienti motivati, seri, stimolanti, dove allora sarebbero loro a provar disagio. Sconfiggerli prescrivendo a tutti gli insegnanti di sfinirsi in attivit\u00e0 inutili \u00e8 il modo migliore per affondare gli insegnanti professionalmente capaci, che hanno bisogno del \u201ctempo professionale\u201d; gli altri, i fannulloni, trovano comunque rimedi difensivi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Certo, se l\u2019insegnamento viene ridotto a mera registrazione di competenze, o comunque ad un\u2019attivit\u00e0 che non mette in giuoco la fatica della relazione, allora il discorso sul tempo cambia, perch\u00e9 di fatto l\u2019insegnare si assimila ad una qualsiasi attivit\u00e0 di tipo amministrativo. Nel qual caso potrei \u201cinsegnare\u201d anche dodici ore al giorno, anche se in realt\u00e0 non insegnerei affatto. Ma questa immagine povera dell\u2019insegnamento e del tempo \u00e8 quella dei moderni pedagogisti che hanno ispirato la riforma. \u00c8 il tempo seriale e quantitativo dei burocrati. \u00c8 il tempo della certificazione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Provo sgomento all\u2019idea di insegnare in una scuola finalizzata a certificare competenze, e che, coerentemente discute soltanto di criteri di certificazione, di griglie di valutazione, in attesa della griglia di Stato, a sua volta in attesa della griglia europea, mutuata dalla griglia americana, per finire con l\u2019apparizione messianica della GRIGLIA GLOBALE. Solo a quel punto il giovane grigliato potr\u00e0 spendere i crediti capitalizzati, comparabili e trasferibili, in ogni angolo del globo. Potr\u00e0 cio\u00e8 essere impiegabile.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: fisicamente.net<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FABIO BENTIVOGLIO La parola d\u2019ordine della riforma \u00e8 \u201cdalla scuola delle conoscenze alla scuola delle competenze\u201d. Il regolamento sull\u2019autonomia (art.10, comma 3) recita: \u201cCon decreto del M.P.I. sono adottati nuovi modelli per le certificazioni, le quali indicano le conoscenze, le competenze e le capacit\u00e0 acquisite e i crediti formativi riconoscibili.\u201d Le scuole non dovranno pi\u00f9 rilasciare diplomi con voti e giudizi, ma certificati di competenze, per cui i Collegi docenti e i Consigli di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":32127,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,85],"tags":[860,5167,1108,4570,3121],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/20130920_165224.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8lU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32110"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32110"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32110\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32341,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32110\/revisions\/32341"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/32127"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}