{"id":32113,"date":"2017-06-20T10:34:08","date_gmt":"2017-06-20T08:34:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32113"},"modified":"2017-06-19T23:00:06","modified_gmt":"2017-06-19T21:00:06","slug":"non-sara-hard-brexit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32113","title":{"rendered":"Non sar\u00e0 hard Brexit"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il mancato trionfo alle elezioni e le ostilit\u00e0 all&#8217;interno dei Tories potrebbero indurre il Primo Ministro, politicamente traballante, ad ammorbidire la linea sull&#8217;uscita dall&#8217;Europa.<\/em><\/p>\n<p>Le elezioni inglesi pi\u00f9 che un richiamo all\u2019ordine lasciano un segno indecifrabile, legato forse all\u2019utopia, o all\u2019eutopia come avrebbe detto il famoso economista inglese Keynes. La <strong>vittoria zoppa <\/strong>(<em>hung parliament<\/em>), e mortificante date le premesse, del Partito Conservatore di Theresa May segnalano una nuova fase di stallo sulla <strong>Brexit<\/strong>, l\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione Europea a trazione tedesca, con l\u2019internazionalit\u00e0 ritrovata della sterlina inglese sui mercati internazionali. Nessuno dei due principali partiti \u2013 il Labour capeggiato da Corbyn e i Tories dell\u2019attuale premier inglese \u2013 \u00e8 riuscito ad accaparrarsi lo scorso 8 giugno la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Anzi. E\u2019 assai probabile che il risveglio degli elettori pi\u00f9 giovani, che hanno votato in prevalenza Labour- sia un messaggio tardivo ma chiaro sull\u2019abbandono del Regno Unito dal ponte costruito in questi ultimi decenni con l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<div id=\"attachment_88033\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88033\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/elections-uk.png\" alt=\"Il Partito Conservatore ha ottenuto 318 seggi, meno dei 326 che consentono di ottenere la maggioranza nella House of Commons. Il Labour ha conquistato la giovane e multietnica Londra, che si era espressa massicciamente contro la Brexit un anno fa. \" width=\"530\" height=\"592\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Alle ultime elezioni il Partito Conservatore ha ottenuto 318 seggi, meno dei 326 che consentono di ottenere la maggioranza nella House of Commons. Il Labour ha conquistato la giovane e multietnica Londra, che si era espressa massicciamente contro la Brexit un anno fa (Fonte: BBC)<\/p>\n<\/div>\n<p>Il risultato del voto riassume le contraddizioni di un <strong>passaggio epocale<\/strong> per la storia recente della Gran Bretagna. E\u2019 una situazione gi\u00e0 accaduta durante il primo governo di David Cameron, nel 2010, quando l\u2019allora primo ministro inglese non avendo la maggioranza all\u2019interno della House of Commons sigl\u00f2 un\u2019intesa con i liberal-democratici, il partito di centro guidato da Nick Clegg. Ma la scommessa persa dai Tory in questa fase \u00e8 anche <strong>il fallimento dell\u2019armamentario ideologico<\/strong> portato avanti dalla Brexit in poi. Avremmo assistito ad un cambio di paradigma evidente se dal culto dell\u2019individualismo di Margaret Thatcher per cui \u201cla societ\u00e0 non esiste\u201d (ci sono solo individui e famiglie) si fosse definitivamente passati ad un nuovo impegno nei confronti della propria comunit\u00e0. Il manifesto del Partito Conservatore attualmente propone proprio questo: un\u2019evoluzione amplificata e maggiormente paternalista della <strong><em>Big Society<\/em><\/strong> di David Cameron. Theresa May ha per\u00f2 perso questa scommessa, non \u00e8 riuscita a tenere a bada la nuova domanda di ulteriore <strong>sovranismo<\/strong> proveniente dal suo maggior <em>competitor<\/em>, Jeremy Corbyn, anch\u2019esso considerato un <em>outsider<\/em> di sinistra del partito Laburista, specialmente dopo il decennio di Tony Blair a Downing Street.<\/p>\n<div id=\"attachment_88004\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88004\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/not-for-the-privilged-few.jpg\" alt=\"&quot;Non per i pochi privilegiati&quot;, questo lo slogan che Theresa May aveva fatto suo durante la campagna nazionale per la leadership del Partito Conservatore. Promessa di una rottura rispetto all'eredit\u00e0 thatcheriana. \" width=\"640\" height=\"360\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">\u201cNon solo i pochi privilegiati\u201d e \u201cUn paese che funziona per tutti\u201d, questi gli slogan che Theresa May aveva fatto propri durante la campagna nazionale per la leadership del Partito Conservatore. Promessa di una rottura rispetto all\u2019eredit\u00e0 thatcheriana rivelatasi insufficiente per (stra)vincere le elezioni.<\/p>\n<\/div>\n<p>Il radicalismo dei rispettivi leader offre ricette comuni, legate ad una <strong>maggiore domanda di welfare<\/strong> e ad una rinnovata <strong>fiducia nei confronti dello Stato<\/strong>. Tuttavia, le elezioni anticipate fondate su un nuovo equilibrio sovranista tra i due principali partiti del sistema inglese sono state un fiasco per chi le ha indette, anche se Theresa May formalmente le ha vinte con il 42% dei consensi e anche se complessivamente la democrazia britannica ne \u00e8 uscita rafforzata visto il basso numero di astenuti tra gli elettori. Tocca ora governare, e non sar\u00e0 facile un ritorno della centralit\u00e0 di Westminster senza una <em>leadership <\/em>forte e stabile, nonch\u00e9 senza una maggioranza assoluta in Parlamento. I negoziati per la Brexit sembrano preludere ad un accordo inevitabilmente al ribasso per gli inglesi. E <strong>la May \u00e8 ad un bivio<\/strong> perch\u00e9 dopo i risultati del voto dovr\u00e0 inevitabilmente riformulare le sue precedenti posizioni che spingevano per un <em>hard Brexit<\/em>, senza compromessi n\u00e9 mediazioni di alcun genere.<\/p>\n<p>Nel frattempo la sterlina \u00e8 ai minimi da 9 mesi, l\u2019inflazione \u00e8 in aumento dal 2,7% al 2,9% ben al di sopra dell\u2019obiettivo prefissato dalla Banca d\u2019Inghilterra al 2%. Questo crea gi\u00e0 adesso seri problemi ai salari reali britannici che vedono erodersi le proprie retribuzioni dall\u2019aumento dei prezzi. Pi\u00f9 equilibrata sembra essere la gestione delle finanze statali e questo \u00e8 il vero merito dei leader inglesi che hanno affrontato negli ultimi anni la crisi economica. Come preannunciato dall\u2019attuale cancelliere dello scacchiere, il ministro delle finanze inglese Philip Hammond, il deficit pubblico verr\u00e0 ulteriormente ridotto, portandolo sotto al 2% del Pil. Ma \u00e8 proprio\u00a0la crescita che favorir\u00e0 l\u2019annunciata austerit\u00e0 fiscale visto che, per il momento le stime evidenziano un Pil sopra il 2%. Si mantiene in questo modo l\u2019equilibrio inglese tra il controllo del <em>deficit<\/em> pubblico e un pericolante <em>deficit<\/em> estero dovuto ad un aumento delle importazioni, sbilanciamento che trova una spiegazione nella struttura finanziaria di Londra e nelle <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-ritorno-del-mercantilismo\/\"><strong>pericolose politiche commerciali mercantiliste della Germania<\/strong>,<\/a> di cui l\u2019Inghilterra \u00e8 uno dei principali importatori.<\/p>\n<div id=\"ig-cfe14999-19a2-884b-c6ee-e4fff7a54d05\" class=\"infogram-embed\"><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Spesa sociale in percentuale del PIL (elaborazione della redazione su dati OCSE)\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Entrambi i contendenti, sia Corbyn che la May, sono riusciti ad <strong>arginare l\u2019UKIP<\/strong>, il partito euroscettico e anti-immigrazione di Nigel Farage, ma dal punto di vista economico entrambi, in modo diverso, avevano e hanno lo spazio fiscale per poter testare una maggiore spesa sociale. La realt\u00e0 interna del welfare inglese \u00e8 molto diversa rispetto a quella di altri stati maggiormente assistenzialisti, come la Francia, la Danimarca o l\u2019Italia; un indicatore sintetico della stabilit\u00e0 delle finanze pubbliche d\u2019Oltremanica consiste nella <em>social spending<\/em>; nel 2016, tanto per fare solo un esempio, la spesa sociale britannica si \u00e8 attestata al 21,5% del Pil, in linea con la media OCSE, ma assai inferiore rispetto al welfare state francese (31,5% del Pil) a quello dei paesi scandinavi (Svezia e Danimarca nel 2016 hanno speso in media il 29% e il 28.7% del Pil) e all\u2019Italia (30% del Pil) che, di simile ai paesi succitati ha il livello di pressione fiscale piuttosto che la qualit\u00e0 dei servizi pubblici. Naturalmente una dimensione assai contenuta della spesa welfaristica pu\u00f2 concedere alla Gran Bretagna e ai suoi principali partiti <strong>svolte ideologiche azzardate<\/strong> che i politici di altri paesi possono\u00a0solo sognare di fare. O che promettono comunque, ma restano materiale per illusionisti.<\/p>\n<div id=\"attachment_88028\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88028\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/macron-may.jpg\" alt=\"Che le traversie dei partiti tradizionali britannici possano favorire l'ascesa di un Macron Oltremanica? \" width=\"940\" height=\"470\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Che le traversie dei partiti tradizionali britannici possano favorire l\u2019ascesa di un Macron Oltremanica?<\/p>\n<\/div>\n<p>Anche sul lato delle entrate per adesso la situazione inglese vede le proprie imprese pagare tra il 20% e il 30% di tasse in meno rispetto all\u2019Italia. In questo senso, le proposte che provengono dal partito neosocialista di Corbyn si caratterizzano per <strong>concentrare l\u2019onere della tassazione sui pi\u00f9 ricchi<\/strong>; d\u2019altro canto anche il manifesto del Partito Conservatore, dipinto di rosso a rappresentare la tradizione dei conservatori \u201cdi sinistra\u201d, i cosiddetti <strong>Red Tories<\/strong>, abbraccia una linea volta a limitare la diffusione della ricchezza per combattere le crescenti diseguaglianze \u2013 specialmente tra citt\u00e0 e campagna \u2013 presenti all\u2019interno del paese. Se almeno internamente le intenzioni rispetto ad un anno fa non cambiano e rivoltano come un calzino la centralit\u00e0 del <em>free-market <\/em>inglese, all\u2019esterno tutto dipender\u00e0 da come verranno condotti i negoziati sulla Brexit. La <strong>tempesta scatenata<\/strong> con le elezioni anticipate che non hanno visto un autentico vincitore potrebbero creare ulteriore imprevedibilit\u00e0. Se Theresa May non riuscisse a ottenere un accordo vantaggioso per il proprio paese \u2013 vale a dire preservare la piazza finanziaria di Londra per il mercato dei capitali e assicurarsi nuove possibilit\u00e0 di concorrenza fiscale sul mercato dei beni \u2013 le ricadute politiche potrebbero tradursi in una ulteriore spaccatura all\u2019interno del Partito Conservatore, magari con una convergenza di alcuni Tories verso il centro dello spettro politico, attualmente occupato dal partito liberal-democratico. A quel punto la May cadrebbe definitivamente. E molto probabilmente potremmo assistere anche in Inghilterra, come di recente in Francia, alla <strong>nascita di un nuovo Macron<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/brexit\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/brexit\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano) Il mancato trionfo alle elezioni e le ostilit\u00e0 all&#8217;interno dei Tories potrebbero indurre il Primo Ministro, politicamente traballante, ad ammorbidire la linea sull&#8217;uscita dall&#8217;Europa. Le elezioni inglesi pi\u00f9 che un richiamo all\u2019ordine lasciano un segno indecifrabile, legato forse all\u2019utopia, o all\u2019eutopia come avrebbe detto il famoso economista inglese Keynes. 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