{"id":32123,"date":"2017-06-20T08:00:12","date_gmt":"2017-06-20T06:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32123"},"modified":"2017-06-20T01:31:43","modified_gmt":"2017-06-19T23:31:43","slug":"i-giovani-scelgano-tra-rassegnazione-e-ribellione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32123","title":{"rendered":"I giovani scelgano tra rassegnazione e ribellione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE<\/strong><\/p>\n<p>**********<\/p>\n<p><em>APPELLO AI GIOVANI: ci auspichiamo che tutti i giovani si uniscano al FSI.<\/em><\/p>\n<p>**********<\/p>\n<p><em><strong>I giovani italiani sono rassegnati: hanno la percezione di essere deboli, impotenti, isolati.<\/strong> <\/em>E, in un certo senso, lo sono. Il 78% di loro (dati Eurobarometro) crede che la crisi economica li abbia marginalizzati, economicamente e socialmente. Una sensazione che \u00e8 rispecchiata dal tasso di disoccupazione giovanile al 34% (fanno peggio solo Grecia e Spagna) e dal numero di laureati che svolgono mansioni al di sotto delle qualifiche (300mila, il 28% del totale).<\/p>\n<p>La situazione non coinvolge tuttavia solo il nostro Paese, ma \u00e8 <strong>un fenomeno globale<\/strong>. \u00ab\u00c8 probabilmente la prima volta nella storia dell\u2019et\u00e0 industriale, eccetto che per i periodi di guerra o di disastri naturali, che <strong>i redditi dei giovani sono caduti<\/strong> in questa misura se rapportati al resto della societ\u00e0\u00bb, osserva il Guardian. In Francia, Germania, Italia, Stati Uniti e Canada i redditi dei ventenni sono almeno del 20% al di sotto della media nazionale. In Italia gli under 35 sono pi\u00f9 poveri dei pensionati sotto gli 80 anni, addirittura il 10,2% di essi vive in povert\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, i giovani <strong>diffidano della politica<\/strong>, dei <strong>partiti<\/strong> e del ruolo del parlamento (meno del 5% ha fiducia in queste istituzioni) e non ripongono alcuna speranza nell\u2019attuale conformazione dei sindacati. Ne consegue non solo un\u2019emarginazione sociale ed economica, ma anche politica, che si traduce in elevato astensionismo alle urne (il 27% non \u00e8 nemmeno interessato a votare) e nell\u2019incapacit\u00e0 di rivendicare efficacemente le proprie istanze.<\/p>\n<p>Di fronte a una massa di individui atomizzati e disillusi, ha quindi gioco facile l\u2019\u00e9lite nel diffondere una narrazione che attribuisce ai giovani stessi ogni responsabilit\u00e0 per le loro condizioni. Vengono <strong>colpevolizzati<\/strong> perch\u00e9 scelgono percorsi di studi \u201cinutili\u201d, poco appetibili per il dio mercato. Vengono etichettati come \u201c<strong>schizzinosi<\/strong>\u201d, \u201c<strong>bamboccioni<\/strong>\u201d, \u201c<strong>sfigati<\/strong>\u201d perch\u00e9 impiegano troppo tempo a laurearsi, non accettano il primo lavoro propostogli ed esitano a lasciare la casa dei genitori. Vengono bollati come pigri, sfaticati, non abituati al lavoro.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, poi, si \u00e8 insinuata una propaganda pi\u00f9 subdola, che lusinga i giovani con l\u2019obiettivo, tuttavia, di disinnescarne qualsiasi velleit\u00e0 rivoluzionaria. Ecco, ad esempio, il mito della \u201c<strong>Generazione Erasmus<\/strong>\u201d, nonostante il 95% dei giovani italiani non abbia mai studiato n\u00e9 lavorato all\u2019estero, e le storie di successo dei \u201ccervelli in fuga\u201d, inserite in un flusso che se da un lato distorce la realt\u00e0, omettendo di citare i casi di italiani rimasti intrappolati in impieghi malpagati a Londra e Berlino, dall\u2019altro alimenta il circolo vizioso della rassegnazione e dell\u2019impotenza. Rimangono, infatti, in pochi a pensare di poter incidere sulle sorti del Paese; i pi\u00f9 vagheggiano invece una svolta personale all\u2019estero. <strong>L\u2019emigrazione come costrizione<\/strong>, non come scelta, un presagio cupo che passa per la testa di almeno un giovane italiano su quattro (ben al di sopra della media europea).<\/p>\n<p>I millennials sono anche vezzeggiati con l\u2019appellativo di \u201cgenerazione pi\u00f9 istruita di sempre\u201d, ma, allo stesso tempo, si domanda loro di sacrificarsi, di essere flessibili e di ripensarsi per non <strong>soccombere alla nuove sfide del mondo globalizzato<\/strong>, un eufemistico giro di parole per indurli a tollerare passivamente <strong>contratti precari<\/strong>, <strong>salari indegni<\/strong> e <strong>diritti al ribasso<\/strong>. Si esalta la loro creativit\u00e0 e capacit\u00e0 di innovazione, invitandoli a mettersi in gioco fondando <strong>start-up<\/strong>, perch\u00e9 \u201cla cultura del posto fisso [..] ha distrutto una generazione\u201d, eppure il 90% delle start-up \u00e8 destinato al fallimento.<\/p>\n<p>Qualora, invece, i giovani intendessero ribellarsi allo status quo, il nemico contro cui scagliarsi viene opportunamente calato dall\u2019alto: i \u201c<strong>vecchi<\/strong>\u201d. <em>Il conflitto generazionale diventa una comoda cornice entro cui interpretare le storture della societ\u00e0<\/em>, un velo dietro il quale la classe dirigente occulta una realt\u00e0 ben pi\u00f9 complessa. I padri e i nonni, che spesso hanno rappresentato l\u2019unico riparo dai tagli al welfare state, sono sbattuti al tavolo degli imputati, mentre resta impunito l\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione, che in Italia si \u00e8 accaparrato il 25% della ricchezza nazionale attraverso 30 anni di trasferimenti di capitale, favoriti da una politica compiacente verso la finanza ma punitiva verso i redditi da lavoro.<\/p>\n<p>In questo modo, non sorprende che ai giovani rimangano <strong>pochi strumenti per combattere<\/strong>. Alcuni si rifugiano illusoriamente nel clicktivism, ovvero in campagne di sensibilizzazione a suon di hashtag, che costituiscono tuttavia una forma di partecipazione politica sconfitta in partenza, perch\u00e9 accetta le stesse regole delle campagne pubblicitarie e del mercato.<\/p>\n<p>Altri ancora, come i ragazzi della <strong>Generazione Z,<\/strong> nata a ridosso del 2000, la prima a essere cresciuta con la crisi economica e l\u2019insicurezza sociale, non sembrano nemmeno riuscire a immaginare un mondo diverso e accettano con ineluttabilit\u00e0 quanto gli aspetta: l\u201983% \u00e8 ormai disposto a svolgere un <strong>tirocinio non retribuito<\/strong> dopo la laurea e l\u201982% a trasferirsi pur di lavorare.<\/p>\n<p>Eppure, nel corso degli ultimi mesi, negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna, i giovani \u2013 quando si sono impegnati politicamente \u2013 hanno dimostrato di possedere la forza per dettare l\u2019agenda e imprimere un cambiamento significativo al proprio Paese.<\/p>\n<p>Negli USA, dove i millennials hanno ormai eguagliato numericamente i baby boomers e superano il 30% dell\u2019elettorato potenziale, Bernie Sanders \u00e8 stato inaspettatamente accreditato come il principale avversario dell\u2019establishment nelle primarie democratiche e ha raccolto pi\u00f9 voti di Clinton e Trump messi insieme, se consideriamo il voto degli under 30.<\/p>\n<p>In Francia, nonostante i media mainstream non abbiano mancato di magnificare l\u2019europeismo giovanilista di Macron, \u00e8 stato al contrario Jean-Luc M\u00e9lenchon il candidato presidenziale preferito dai giovani, in particolare da chi ha fra i 18 e i 24 anni, una spinta che \u00e8 risultata decisiva per trascinarlo a poche migliaia di voti dal ballottaggio.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna, infine, l\u2019exploit di Jeremy Corbyn non sarebbe avvenuto se non fosse stato per la grande mobilitazione giovanile: nella fascia d\u2019et\u00e0 compresa fra i 18 e i 34 anni il laburista supera ampiamente il 60% dei consensi.<\/p>\n<p>E in Italia? I millennials sono pi\u00f9 di <strong>11 milioni<\/strong>, <strong>se si unissero, sarebbero il primo partito italiano<\/strong> e \u2013 al netto delle differenze che li separano al loro interno \u2013 avrebbero un\u2019infinit\u00e0 di diritti in comune da rivendicare:<\/p>\n<p><em>introduzione di un salario minimo, stipendio equo e proporzionato al titolo di studio, soppressione della precariet\u00e0 e stabilizzazione dei contratti, sostegno economico per l\u2019affitto e l\u2019acquisto della prima casa, certezza di poter disporre dei requisiti minimi per la pensione almeno un decennio prima dei 75 anni attualmente prospettati, servizi pubblici di orientamento professionale, possibilit\u00e0 di ottenere finanziamenti agevolati per l\u2019imprenditorialit\u00e0, maggiore progressivit\u00e0 delle tasse universitarie, incentivi per l\u2019accesso alla cultura, e soprattutto il diritto a non dover emigrare per realizzare i propri sogni.<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un senso comune trasversale ai giovani italiani: adesso spetta a loro cogliere l\u2019occasione e scegliere se <strong>affondare nella rassegnazione o ribellarsi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/jacopo-di-miceli\/giovani-scelgano-rassegnazione-ribellione\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/jacopo-di-miceli\/giovani-scelgano-rassegnazione-ribellione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE ********** APPELLO AI GIOVANI: ci auspichiamo che tutti i giovani si uniscano al FSI. ********** I giovani italiani sono rassegnati: hanno la percezione di essere deboli, impotenti, isolati. 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