{"id":32153,"date":"2017-06-21T09:00:33","date_gmt":"2017-06-21T07:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32153"},"modified":"2017-06-20T18:26:39","modified_gmt":"2017-06-20T16:26:39","slug":"ipotesi-di-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32153","title":{"rendered":"Ipotesi di conflitto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un giorno non troppo lontano: le armate russe e statunitensi, dopo mesi di escalation militare, sono finalmente giunte allo scontro aperto nel devastato territorio siriano. Ma come \u00e8 stato possibile arrivare a questo punto?<\/p>\n<p>Nelle ultime settimane non sono mancate, occasioni di interrogarsi sulla possibilit\u00e0 effettiva che la guerra civile siriana, iniziata con le proteste del 26 gennaio 2011 poi esplose il 15 marzo 2011, possa divenire <strong>l\u2019epicentro di un conflitto di dimensioni transnazionali<\/strong> di dimensioni estremamente pi\u00f9 vaste di quelle attuali \u2013 tali, secondo alcuni, da coinvolgere addirittura il mondo intero.\u00a0Seppure il rischio di un inasprimento delle tensioni all\u2019interno del Paese mediorientale sia sempre stato presente, anche se solo in minima parte, nessuno ha mai considerato effettivamente possibile che la Siria potesse divenire una nuova questione balcanica alla pari della Bosnia di inizio Novecento. La lezione che abbiamo appreso da quella e dalle successive vicende storiche, infatti, \u00e8 la necessit\u00e0 del coinvolgimento diretto di almeno due potenze regionali al fine di ottenere una mobilitazione delle risorse tale da poter raggiungere livelli globali. Nel caso della Prima guerra mondiale, le potenze coinvolte erano la <b>Germania<\/b> e l\u2019<b>Austria-Ungheria<\/b>, da un lato, e l\u2019<b>Inghilterra<\/b> e la <b>Francia<\/b> dall\u2019altro. Con l\u2019avvento delle superpotenze, ossia durante la Guerra fredda, lo scenario \u201cideale\u201d per lo scaturire di un conflitto mondiale vede arricchite le prospettive possibili, dal momento che una nuova tipologia di attore geopolitico si inserisce all\u2019interno della casistica configurabile nel 1914. Come ci ricorda la definizione standard, tratta dal dizionario Treccani:<\/p>\n<blockquote><p><b><i>\u201csuperpot\u00e8nza<\/i><\/b><i>\u00a0s. f. [comp. di\u00a0<\/i>super-<i>\u00a0e\u00a0<\/i>potenza<i>, calco dell\u2019ingl.\u00a0<\/i>super-power<i>]. \u2013 Nella pubblicistica politica, termine con cui sono (o sono state) designate le nazioni che (come gli Stati Uniti d\u2019America, l\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, talvolta anche\u00a0la Repubblica\u00a0Popolare Cinese), per il loro potenziale economico, sviluppo tecnologico e armamento, hanno una particolare influenza in campo internazionale e un forte peso sugli eventi mondiali.\u201d<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019influenza sulla politica interna di altre nazioni e sullo scenario internazionale \u00e8 quanto contraddistingue una <strong>superpotenza<\/strong> da una grande potenza o potenza regionale. Il coinvolgimento di un esponente delle due categorie, come nel caso di due grandi potenze, all\u2019interno di una guerra pu\u00f2 portare alla propagazione su scala planetaria del conflitto.\u00a0<strong>Ma cosa pu\u00f2 portare all\u2019esplosione di una guerra fra potenze?<\/strong> In passato, si \u00e8 visto come la minaccia concreta di una violazione dell\u2019integrit\u00e0 fisica di una potenza abbia costituito una pericolosa spinta a considerare la soluzione militare come accettabile: ricordiamo, fra le altre crisi scoppiate durante la Guerra fredda, quella dei missili di Cuba del 1962, durante la quale USA ed URSS si trovarono a dover gestire una minaccia fisica rispetto al proprio territorio.<\/p>\n<p>Altro possibile scenario, meno diretto, \u00e8 quello che vede a rischio il mantenimento di unit\u00e0 territoriali che la potenza in questione ha incluso all\u2019interno della propria <b>strategia geopolitica<\/b>: esempio lampante \u00e8 la <b>Guerra di Corea<\/b>, che rischi\u00f2 di implodere in un conflitto nucleare per via degli interessi strategici degli <b>USA<\/b>, impegnati a mantenere il controllo del <b>Pacifico<\/b>.\u00a0In linea teorica, dunque, sono questi i due possibili scenari bellici da cui potrebbe scaturire la tanto temuta <b>Terza guerra mondiale<\/b>, uno spettro che l\u2019utilizzo muscolare dell\u2019arsenale statunitense da parte del presidente Donald Trump ha reso di colpo pi\u00f9 concreta agli occhi di molti. \u00a0Per comprendere meglio quale sia la posta in gioco occorre capire quali siano i <strong>possibili avversari<\/strong> in uno scenario di conflitto che intendiamo prendere in considerazione, ovvero la Siria: a dare inizio al conflitto saranno le due potenze impegnate nella regione, ossia Stati Uniti e Russia, andando a rispettare la <i>conditio sine qua non<\/i> di contrapposizione fra almeno due nazioni elevate al rango di potenza.<\/p>\n<p>Resta dunque da capire quale, fra le due tipologie di minacce, rischi di accendere la scintilla: mentre da una parte la minaccia territoriale <i>diretta<\/i>, ossia un attacco rivolto contro uno dei due Paesi, \u00e8 da considerarsi altamente improbabile come causa scatenante del conflitto, la minaccia territoriale <i>indiretta<\/i> al contrario \u00e8 un\u2019eventualit\u00e0 estremamente concreta. Chi rischia pi\u00f9 fra i due avversari \u00e8 naturalmente la Russia, a causa del ruolo strategico svolto dal porto di <b>Tartus<\/b>: per chi ricorda <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/le-distanze-incolmabili-tra-putin-e-obama\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l\u2019articolo pubblicato il 7 ottobre 2016<\/a> sempre per l\u2019<i>Intellettuale Dissidente<\/i>, il porto in questione \u00e8 stato al centro della sospensione ufficiale dei rapporti diplomatici relativi alla vicenda mediorientale: secondo la <b>BBC<\/b>, la decisione sarebbe stata causata dal rifiuto da parte della Russia di distruggere <b>34 tonnellate di plutonio arricchito<\/b> utilizzabile per il proprio arsenale nucleare. Erano i tempi in cui un bombardamento americano, il 17 settembre, aveva colpito truppe siriane, contribuendo a fornire un\u2019immagine ambigua dell\u2019atteggiamento degli USA nella regione.<\/p>\n<p>Come viene ricordato nell\u2019articolo in questione, la questione degli armamenti nucleari risale al 29 agosto del 2000, quando venne firmato l\u2019accordo fra USA e Russia relativo alle armi nucleari entrato poi in vigore nel 2010. Da parte di <b>Mosca<\/b> vi furono numerose accuse relative al mancato rispetto degli impegni presi da <b>Washington<\/b>, accusa che venne ribadita in occasione della chiusura dei rapporti diplomatici fra le due nazioni.La tensione crebbe anche \u2013 e soprattutto \u2013 a causa della decisione russa di mandare un sistema di difesa missilistico <b>S-300<\/b> presso la propria base a <b>Tartus<\/b>, dal momento che esso \u00e8 l\u2019unica base russa al di fuori del territorio dell\u2019ex Unione Sovietica e l\u2019unica nei mari caldi.<\/p>\n<div id=\"attachment_88084\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88084\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/tartus-map.png\" alt=\"Locazione di Tartus\" width=\"1441\" height=\"816\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Locazione di Tartus<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Il sistema missilistico <b>S-300<\/b> \u00e8, assieme agli <b>S-400<\/b>, il pilastro della difesa antiaerea russa, con un range d\u2019azione fra i <b>150-200<\/b> e i <b>300<\/b> <b>km<\/b>. Considerato uno dei pi\u00f9 potenti missili antiaerei oggi disponibili, \u00e8 in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12\/24\/36 ed \u00e8 capace di distruggere anche i missili balistici. Il loro tempo di dispiegamento \u00e8 di soli cinque minuti.\u00a0Il sistema di difesa antiaereo S-400, sviluppato dall\u2019azienda del settore difesa russo NPO Almaz, \u00e8 stato progettato per intercettare e colpire aerei da guerra e missili balistici ad una velocit\u00e0 da <b>0 a 4,8 km\/s<\/b>. Il suo sistema pu\u00f2 individuare fino a 36 obiettivi contemporaneamente in un raggio che va da 30 a 40 km \u2013 nelle nuove versioni si parla di 80 obiettivi \u2013. Esso copre un raggio di 250 km, contro i 160 km del Patriot statunitense.<\/p>\n<p>Leggendo questi dati, si capisce che la posta in gioco per la Russia sia di importanza vitale, fattore che rende Tartus la possibile miccia da cui potrebbe scaturire l\u2019escalation militare che potrebbe portare USA e Russia ad uno scontro. Se Guerra mondiale sar\u00e0, il primo colpo partir\u00e0 dalla Russia, dal momento che \u00e8 l\u2019unica potenza a rischiare un attacco presso un avamposto strategicamente rilevante \u2013 come si affermava in precedenza.<\/p>\n<p>Le proporzioni dello scontro sono naturalmente titaniche, per cui \u00e8 necessario concentrarsi inizialmente su una disposizione 1 contro 1. Senza considerare l\u2019arsenale nucleare \u2013 di cui parleremo successivamente \u2013 il primo parametro su cui si differenziano le due potenze coinvolte \u00e8 l\u2019organico coinvolto: le truppe regolari e i marines statunitensi raggiungono le <b>580 000 unit\u00e0<\/b>, a cui bisogna sommare la Guardia Nazionale e le riserve \u2013 per un totale di <b>585 000 unit\u00e0<\/b> \u2013 e i paramilitari, che si attestano <b>fra le 50 e le 100 000 unit\u00e0<\/b>. D\u2019altra parte, l\u2019esercito russo \u00e8 costituito da <b>320 000 unit\u00e0<\/b> distribuite fra le branche principali, a cui si sommano <b>300-450 000 unit\u00e0 paramilitari<\/b> e dalle 10 alle <b>80 000 riserve<\/b>.<\/p>\n<p>Il grosso della battaglia si gioca naturalmente sulla disponibilit\u00e0 tecnologica dei due Paesi, che vede gli Stati Uniti avvantaggiati a livello generale per numero ed efficienza per alcuni scenari strategicamente fondamentali: primo fra tutti \u00e8 quello dei <b>missili cruise<\/b>, con gli USA forniti di <b>4000 Tomahawk<\/b> (raggio di 2500 km), <b>400 AGM-86<\/b> e <b>3000 JASSM<\/b> (raggio di 500 km) per un totale di <b>7400 unit\u00e0<\/b>; i russi possiedono <b>300 Iskander-K\/Kalibr<\/b> (raggio di 2500 km) e <b>200 KH-55\/101<\/b> (2500 km per il 55 e una stima fra i 2500 e i 4000 km per il 101, fino a un massimo di 10 000 km), che sommati formano una disponibilit\u00e0 di <b>500 unit\u00e0<\/b>.<\/p>\n<p>Altri scenari in cui il vantaggio statunitense \u00e8 nettamente superiore sono i <b>missili balistici<\/b> e l\u2019<b>aviazione<\/b>: per quanto riguarda i missili, gli USA hanno a disposizione circa <b>2000 ATACMS<\/b> che raggiungono i 300 km di distanza, contro i <b>500 Iskander-M<\/b> (700km) russi e i <b>400 Tochka<\/b>, che formano un totale di <b>900 unit\u00e0<\/b>. L\u2019aviazione statunitense, invece, \u00e8 composta da <b>3000 unit\u00e0<\/b> contro le <b>980<\/b> russe: mentre gli Stati uniti possiedono una flotta aerea estremamente moderna \u2013 con il <b>110 Harrier<\/b> ed il <b>250 A-10<\/b> come uniche tipologie realizzate negli anni Novanta \u2013, i russi fondono tecnologia sovietica ad esemplari moderni, con modelli realizzati anche negli anni Ottanta \u2013 il <b>90 Su-27<\/b>, il <b>15 Su-33<\/b>, il <b>70 MiG-29<\/b> e il <b>40 MiG-31<\/b> \u2013.<\/p>\n<p>Sul fronte dei <b>SAM<\/b> a lungo raggio, invece, la Russia pu\u00f2 contare su <b>101<\/b> <b>unit\u00e0<\/b> ripartite fra <b>S-400<\/b>, <b>2-300ps<\/b>, <b>S-300pm<\/b>, <b>S-300v<\/b> ed <b>S-300v4<\/b>, mentre gli USA possiedono solo <b>80 Patriot<\/b> che raggiungono i 160 km di raggio \u2013 contro i 250-400 km degli S-300v4 e degli S-400. Il vantaggio in quest\u2019area strategica garantisce una capacit\u00e0 difensiva russa molto solida, capacit\u00e0 impiegata anche al lancio dei famosi 59 Tomahawak lanciati dagli USA il 7 aprile.<\/p>\n<div id=\"attachment_88085\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88085 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/or-37918.jpg\" alt=\"or-37918\" width=\"1143\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">500 Iskander-M in azione<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Come \u00e8 stato accennato nelle premesse del nostro scenario ipotetico, la Siria \u00e8 il terreno su cui si consumano le prime fasi dello scontro: a confermarlo \u00e8 l\u2019insieme delle operazioni statunitensi volti a costruire la nuova base aerea USA sul suolo siriano. Come ha scritto <b>Vincent Ligorio<\/b> per <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/nuove-basi-usa-in-siria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>L\u2019Intellettuale Dissidente<\/i><\/a>, l\u2019amministrazione Trump preparava lo spostamento di tutte le sue forze di stanza dal <b>2002<\/b> nella base di <b>Incirlik<\/b>, a sud della Turchia. Il trasferimento di massa verso le basi siriane era predisposto gi\u00e0 da tempo, mentre le destinazioni erano sottoposte ai lavori di espansione per consentirne la piena operativit\u00e0. L\u2019hub principale \u00e8 la citt\u00e0 di<b> Tabqa<\/b>, a 40 km ad ovest da <b>Raqqa<\/b>, scelta anche come centro di assembramento per le forze kurde e arabe tribali coordinate dagli americani e pronte a ferrare l\u2019attacco su Raqqa. La base si aggiunge a quelle di <b>Hajar<\/b>, <b>Qamishli<\/b> e <b>Kobani<\/b>, permettendo agli USA di raddoppiare il loro potenziale aereo sul campo in modo da eguagliare l\u2019attuale potenziale russo-siriano. Oltre a questo, gli USA si preparerebbero a trasferire 2500 unit\u00e0 attualmente ospitate nella base di Incirlik. Queste unit\u00e0 andrebbero a sommarsi all\u2019attuale dispiegamento di forze USA presenti sul suolo siriano, ovvero:<\/p>\n<blockquote><p>La portaerei a propulsione nucleare USS George H. W. Bush.<\/p>\n<p>La portaerei USS Carl Vinson.<\/p>\n<ul>\n<li>La USS Arleigh Burke.<\/li>\n<li>La USS Philippine Sea.<\/li>\n<li>Arsenale Tomahawk.<\/li>\n<li>F-22 Raptor<\/li>\n<li>F-16 Fightin Falcon<\/li>\n<\/ul>\n<p>F-15 Eagle.<\/p>\n<p>FA-18 Super Hornet.<\/p>\n<p>B-1 Lancer<\/p>\n<p>A-10 Thunderbolt<\/p>\n<p>EA-18G Growler<\/p>\n<p>EA-6B Proler<\/p>\n<p>MQ-1 Predator<\/p>\n<p>MQ-9 Reaper<\/p><\/blockquote>\n<p>D\u2019altro canto, anche i russi hanno dispiegato un insieme di forze notevoli,<\/p>\n<blockquote><p>3 corvette Buyan-M-class<\/p>\n<p>Una fregata Gepard-class<\/p>\n<p>Una fregata Admiral Grigorovich<\/p>\n<ul>\n<li>Una nave di intelligence Vishnya-class<\/li>\n<li>Un sottomarino Kilo-class migliorato<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un incrociatore Slava-class<\/p>\n<ul>\n<li>Una portaerei Kuznetsov-class<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un incrociatore da battaglia Kirov-class<\/p>\n<ul>\n<li>2 distruttori di supporto Udaloy-class<\/li>\n<\/ul>\n<p>3 SA-22 pi\u00f9 altri sistemi anti missilistici come S-400 ed S-300VM<\/p>\n<p>Lanciarazzi UGV, MRAP e SRBM (presunti)<\/p>\n<p>4 Su-30SM e 4 Su-35S (aerei da combattimento)<\/p>\n<p>12 Mi-24P, 2 Mi-28N e 2 Ka-52 (elicotteri d\u2019attacco)<\/p><\/blockquote>\n<p>Nello scenario in cui il conflitto non possa pi\u00f9 essere evitato dalle parti, l\u2019attacco al porto di Tartus passa attraverso un appoggio della Turchia, che attraverso le sue basi pu\u00f2 concedere agli USA un avamposto per la presa di Raqqa e, dunque, una discesa delle forze statunitensi verso sud in direzione di Tartus.<\/p>\n<div id=\"attachment_88083\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88083 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Screen-Shot-2017-06-20-at-07.56.26.png\" alt=\"Screen Shot 2017-06-20 at 07.56.26\" width=\"681\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Le basi statunitensi vicine al confine turco<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Il dispiegamento di forze russo \u00e8 per ora pi\u00f9 adatto ad affrontare uno scenario di guerra svolta sul territorio. <strong>La decisione di portare fino a 1000 truppe in pi\u00f9<\/strong> sul suolo siriano collegata all\u2019offensiva di Raqqa, come riportato dal <i>Washington Post<\/i> del 15 marzo 2017. Stando a quanto scritto da Thomas Gibbons-Neff, autore dell\u2019articolo, la mossa \u201c<i>duplicherebbe il numero di forze americane in Siria ed aumenterebbe il potenziale per un coinvolgimento militare diretto degli USA in un conflitto che \u00e8 stato caratterizzato da confusione e priorit\u00e0 concorrenti fra forze disparate<\/i>\u201d.\u00a0L\u2019ipotetico conflitto, tuttavia, rischia di espandersi al di fuori del territorio siriano in breve tempo. L\u2019escalation militare, infatti, potrebbe risultare in una guerra che presto vedrebbe il sistema di difesa antimissile russo vedersela con l\u2019arsenale USA che, <strong>sebbene possa essere fermato dalla rete russa<\/strong>, risulta comunque estremamente ampio in termini di unit\u00e0 e metterebbe a dura prova la difesa di quest\u2019ultima.<\/p>\n<p>La guerra di terra, d\u2019altro canto, vedrebbe le due potenze impiegate in un conflitto troppo difficile da gestire, per motivi essenzialmente territoriali: il controllo del territorio esercitato dai due schieramenti \u00e8 ancora troppo fragile per consentire un utilizzo della Siria come proprio campo di battaglia. Nell\u2019eventualit\u00e0 che gli USA possano minare la presenza russa a Tartus, <strong>difficilmente si potrebbe mantenere la tensione a livello locale<\/strong>: il potere russo, di fronte ad una simile offensiva, pu\u00f2 subire l\u2019attacco rischiando di collassare per via delle reazioni interne causate dalla resa o, pi\u00f9 probabilmente, rispondere portando il conflitto sul piano nucleare, dal momento che proseguire l\u2019offensiva via terra non sarebbe praticabile e risulterebbe anche poco efficace.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/GeLrKDAn1x8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\" style=\"font-size: 10pt\">Binkov\u2019s Battleground<\/span><\/p>\n<p>Nel momento in cui si arriva all\u2019adozione di armi nucleari, le cose per la Russia e gli Stati Uniti si fanno complesse: il terreno principale su cui si muove lo scontro \u00e8 la difesa preventiva rispetto ad un attacco. Gli Stati Uniti possiedono 6 satelliti ad orbita alta \u2013 modello <b>SBIRS<\/b> e <b>DSP<\/b> \u2013, a cui si sommano <b>3 STSS<\/b> ad orbita bassa. I russi, invece, dispongono di 2 satelliti ad orbita alta \u2013 modello <b>US-KMO<\/b> e <b>EKS<\/b> \u2013 pi\u00f9 2 satelliti ad orbita mista di tipo <b>US-K<\/b>. Gli USA, dunque, hanno pi\u00f9 probabilit\u00e0 di intercettare un attacco missilistico, dato il maggior numero di satelliti. Tuttavia, le piattaforme di lancio mobili russe sono in grado di cogliere di sorpresa la difesa americana, dal momento che sono sottoposte a continuo spostamento.<\/p>\n<p>Altro scenario tattico \u00e8 quello dei sistemi di difesa antibalistici: gli USA possiedono 40 lanciamissili per il sistema <b>Ground-Based Midcourse Defense<\/b>\u00a0(GMD), adoperati per intercettare i missili durante la fase intermedia della traiettoria balistica; la Russia dispone di 60 lanciamissili per gli <b>A-135<\/b> e il sistema degli <b>A-235<\/b> in fase di test \u2013 dovrebbe difendere Mosca ed altre zone industrializzate. Ad essi bisogna aggiungere per gli USA gli <b>SM-3<\/b> \u2013 circa 200 in totale \u2013 e, teoricamente, anche le navi in prossimit\u00e0 degli Stati Uniti possono svolgere una funzione protettiva, sebbene con poca affidabilit\u00e0. I russi, inoltre, starebbero testando il sistema <b>S-500<\/b> progettato per intercettare e distruggere missili balistici continentali e missili ipersonici. Entrambi i sistemi di difesa sono abbastanza numerosi per poter resistere ad un attacco su vasta scala, sebbene siano progettati principalmente per un attacco proveniente da Paesi di dimensioni minori. I problemi principali sono, da una parte, una bassa probabilit\u00e0 di intercettare i missili e, dall\u2019altra, un basso numero di intercettori.<\/p>\n<p>Attualmente i missili statunitensi impiegano meno testate del loro potenziale, per ragioni di costi, mentre la Russia impiega pi\u00f9 della sua capacit\u00e0 effettiva: se gli USA impiegano <b>1300 testate<\/b> e non ne impiegano <b>2500<\/b>, i russi impiegano <b>1780 testate<\/b> e ne lasciano <b>500<\/b> non impiegate. In pi\u00f9, gli Stati Uniti dispongono di 400 missili in riserva sotterranea con fino a <b>1140 testate<\/b> \u2013 con 400 testate attualmente adoperate. I 140 missili in riserva sotterranea della Russia, con un massimo di <b>690 testate<\/b> e 180 missili mobili con fino a <b>390 testate<\/b> non raggiungono i livelli di disponibilit\u00e0 degli USA.<\/p>\n<p>Il discorso dei sottomarini, che vede gli USA prevalere sui russi con 14 sottomarini e 250 missili con fino a 2000 testate nucleari \u2013 contro i 12 sottomarini e i 160-190 missili con un numero di testate fra le 640 e le 760 unit\u00e0 da parte della Russia \u2013 \u00e8 pi\u00f9 complesso. <strong>Realisticamente parlando, non pi\u00f9 di un terzo di essi potrebbe essere adoperato nell\u2019arco di alcune settimane<\/strong>, dal momento che richiedono una lunga preparazione.\u00a0A causa della disponibilit\u00e0 di testate nucleari gi\u00e0 pronte per l\u2019uso, la Russia potrebbe risultare avvantaggiata qualora l\u2019attacco debba svolgersi nell\u2019arco di giorni, avendo 1100 testate gi\u00e0 predisposte sui missili a terra contro le 400 degli USA.\u00a0Gli effetti percepiti da parte delle due potenze variano in relazione alla composizione delle loro citt\u00e0 e della distribuzione della loro popolazione: gli scenari strategicamente rilevanti sul suolo russo sono minori a causa della maggior concentrazione demografica in poche citt\u00e0 che, se colpite, rischiano perdite di popolazione proporzionalmente maggiori rispetto a quelle che potrebbero soffrire gli Stati Uniti, la cui popolazione \u00e8 distribuita in maniera pi\u00f9 omogenea \u2013 oltre ad essere pi\u00f9 numerosa in termini assoluti.<\/p>\n<p>In generale, gli Stati Uniti possono reggere le conseguenze a breve termine del conflitto meglio della controparte, a causa della loro superiorit\u00e0 demografica e della distribuzione pi\u00f9 efficiente dei loro scenari strategici. Ci\u00f2 che potrebbe creare conseguenze imprevedibili, tuttavia, \u00e8 <strong>l\u2019inverno nucleare<\/strong>: il termine indica il periodo successivo ad una ipotetica guerra termonucleare di estensione mondiale e basato sugli effetti delle esplosioni atomiche di <b>Hiroshima<\/b> e <b>Nagasaki<\/b>, oltre che su vari esperimenti condotti durante la Guerra fredda e sugli effetti collaterali del disastro di <b>\u010cernobyl\u2019<\/b>. Secondo gli scienziati, l\u2019inverno atomico sarebbe legato alla produzione di polveri fini a seguito dell\u2019esplosione di testate nucleari su obiettivi civili: al momento dell\u2019esplosione, un moto convettivo trasporta rapidamente tutte le polveri verso strati pi\u00f9 alti. Ci\u00f2 crea una nube uniforme di polvere e cenere radioattiva, sospesa nell\u2019aria fra i 1000 e i 2000 metri da terra. La nube accumulerebbe l\u2019energia solare e farebbe salire le temperature degli strati della tropopausa e alta troposfera fino a 80 \u00b0C, mentre la superficie della Terra rimarrebbe protetta dai raggi solari e si raffredderebbe in media di 40 \u00b0C. Gli effetti secondari come carestie, spopolamento e generare scarsit\u00e0 di beni di prima necessit\u00e0 \u2013 e conseguente aumento della mortalit\u00e0 e della conflittualit\u00e0 sociale \u2013 sono di fatto imprevedibili nella loro estensione e nel loro impatto sulla popolazione. <strong>L\u2019unica cosa certa \u00e8 che questi effetti sarebbero globali, non solo confinati all\u2019interno delle due potenze coinvolte<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JvrHzqMrXNM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\" style=\"font-size: 10pt\">Reportage del NY Times sulle conseguenze ipotetiche di uno scontro nucleare a livello globale<\/span><br \/>\nTutte queste, dunque, sono le possibili conseguenze nel caso in cui una guerra fra USA e Russia scoppiasse a partire dallo scenario siriano. Per fortuna, la <i>conditio sine qua non<\/i> per un\u2019escalation del genere \u00e8 <strong>la presa del porto di Tartus<\/strong>, mossa che gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a compiere. Per il momento, dunque, possiamo stare relativamente tranquilli.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/ipotesi-di-conflitto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/ipotesi-di-conflitto\/<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci) \u00c8 un giorno non troppo lontano: le armate russe e statunitensi, dopo mesi di escalation militare, sono finalmente giunte allo scontro aperto nel devastato territorio siriano. Ma come \u00e8 stato possibile arrivare a questo punto? Nelle ultime settimane non sono mancate, occasioni di interrogarsi sulla possibilit\u00e0 effettiva che la guerra civile siriana, iniziata con le proteste del 26 gennaio 2011 poi esplose il 15 marzo 2011, possa divenire l\u2019epicentro di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17413,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/intellettuale-dissidente-e1474974730908.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8mB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32153"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32153"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32153\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32155,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32153\/revisions\/32155"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}