{"id":32156,"date":"2017-06-21T09:30:57","date_gmt":"2017-06-21T07:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32156"},"modified":"2017-06-20T18:36:41","modified_gmt":"2017-06-20T16:36:41","slug":"la-teoria-del-capitale-a-cinquantanni-dal-dibattito-tra-le-due-cambridge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32156","title":{"rendered":"La teoria del capitale a cinquant\u2019anni dal dibattito tra le due Cambridge"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRAINRETE (Saverio M. Fratini)<\/strong><\/p>\n<p>Pubblichiamo una introduzione di Saverio Fratini al dibattito sulla teoria marginalista del capitale pubblicata sulla gloriosa rivista <a href=\"https:\/\/criticamarxista.net\/\">Critica Marxista<\/a>*, che ringraziamo unitamente all&#8217;autore. Il tema \u00e8 molto difficile (anche per me!), ma Fratini ci aiuta a farcene un&#8217;idea. Per i pi\u00f9 giovani, l&#8217;invito \u00e8 a cimentarsi con questa tematica, a mio avviso la ragione (analitica) pi\u00f9 forte per non dirsi marginalisti. Fratini \u00e8 docente a Roma 3<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories5\/Catalogo-Sraffa_Foto.jpg\" alt=\"Catalogo Sraffa Foto\" width=\"295\" height=\"343\" \/>Ricorre quest\u2019anno il cinquantesimo anniversario del simposio \u201cParadoxes in Capital Theory\u201d, pubblicato nel 1966 sul <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, nel quale furono presentati i risultati di una controversia scientifica che era in realt\u00e0 iniziata alcuni anni prima, con la pubblicazione, nel 1960, del libro di Sraffa <i>Produzione di Merci a Mezzo di Merci<\/i>.<\/p>\n<p>Nel suo libro, Sraffa aveva mostrato che, facendo riferimento ad una situazione caratterizzata dall\u2019uniformit\u00e0 del tasso del profitto in tutti i settori e dalla stazionariet\u00e0 dei prezzi relativi,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> il legame tra i prezzi delle merci e le variabili distributive\u2014saggio del salario e tasso del profitto, in particolare\u2014pu\u00f2 essere complesso e imprevedibile, tanto che a fronte della variazione della distribuzione in una stessa direzione, ad esempio un continuo aumento del tasso del profitto, il prezzo relativo di due merci pu\u00f2 crescere e diminuire a tratti alterni. Ci\u00f2, di fatto, svuotava di significato l\u2019idea che diversi metodi di produzione di una certa merce potessero essere ritenuti a maggiore o a minore intensit\u00e0 di capitale,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> come se si trattasse di una propriet\u00e0 di natura tecnica. Infatti, dipendendo i prezzi dei beni capitale dal saggio del salario e dal tasso del profitto, l\u2019ordinamento dei metodi di produzione sulla base dell\u2019impiego di capitale per unit\u00e0 di lavoro sarebbe, in generale, cambiato al variare della distribuzione del reddito: il metodo inizialmente a pi\u00f9 bassa intensit\u00e0 di capitale pu\u00f2 diventare quello a maggiore intensit\u00e0 di capitale per un diverso livello delle variabili distributive.<\/p>\n<p>Veniva quindi meno una delle fondamenta su cui la teoria neoclassica o marginalista della distribuzione era stata costruita, l\u2019idea secondo la quale il capitale doveva essere visto come un fattore produttivo, ovvero un input, sullo stesso piano del lavoro, tanto da giustificare una spiegazione simmetrica\u2014in termini di equilibrio tra domanda e offerta\u2014del tasso del profitto (o dell\u2019interesse<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>) e del saggio del salario, intesi entrambi come prezzi di fattori produttivi. Con ci\u00f2 il marginalismo intendeva infatti contrapporsi rispetto alla teoria degli economisti classici\u2014di Ricardo e di Marx in particolare\u2014secondo cui, invece, i redditi dei capitalisti avevano natura residuale, trattandosi di un sovrappi\u00f9 o plusvalore del prodotto rispetto ai costi necessari per il suo ottenimento.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Samuelson e il capitale-gelatina<\/b><\/p>\n<p>Ai risultati presentati nel suo libro da Sraffa\u2014che si trovava a Cambridge nel Regno Unito\u2014aveva risposto due anni dopo<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Samuelson\u2014che si trovava invece all\u2019MIT, cio\u00e8 a Cambridge in Massachusetts. Partendo da un modello di economia in cui uno stesso bene di consumo avrebbe potuto essere ottenuto attraverso l\u2019impiego di molte tecniche diverse e alternative, ciascuna caratterizzata dall\u2019impiego di beni capitale di tipo specifico, Samuelson aveva tentato di argomentare l\u2019esistenza di una \u201cgelatina\u201d in grado di prendere la forma fisica dei diversi tipi di beni capitale e tale che, cambiando la tecnica adottata e quindi il tipo di beni capitale usati, la variazione del prodotto finale ottenuto per unit\u00e0 di lavoro potesse essere vista come dovuta al cambiamento della quantit\u00e0 impiegata di questa gelatina relativamente al lavoro.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la tecnica che le imprese hanno convenienza ad adottare si dimostrava dipendere dal livello del tasso dell\u2019interesse, l\u2019argomento di Samuelson avrebbe tenuto qualora si fosse potuto dimostrare che una diminuzione del tasso dell\u2019interesse avrebbe inevitabilmente condotto all\u2019adozione di tecniche che, a parit\u00e0 di lavoro, impiegano una maggiore quantit\u00e0 di gelatina e danno un maggior output. Proprio in questa direzione sembrava andare il contributo<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> di Levhari\u2014un allievo di Samuelson\u2014secondo cui una tecnica che era stata scelta e poi scartata in seguito ad una riduzione del tasso dell\u2019interesse, non sarebbe potuta tornare in uso ad un livello del tasso dell\u2019interesse ancora pi\u00f9 basso. Tuttavia, come fu inequivocabilmente stabilito proprio nel simposio<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> di cui ricorre il cinquantenario, il teorema di Levhari era falso. Pasinetti e Garegnani\u2014due economisti della scuola anglo-italiana che faceva riferimento a Sraffa\u2014oltre a Morishima e Sheshinski, erano stati in grado di dimostrare, attraverso opportuni controesempi, che il \u201critorno delle tecniche\u201d (o <i>re-switching<\/i>), contrariamente a quanto Levhari aveva tentato di dimostrare, era possibile.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 del ritorno delle tecniche era sufficiente a far crollare la costruzione di Samuelson. Il fatto che una stessa tecnica di produzione del bene finale potesse essere adottata, cio\u00e8 risultasse ottimale per le imprese, in corrispondenza di due diversi livelli del tasso dell\u2019interesse, ma non per alcuni livelli compresi tra di essi, dimostrava definitivamente l\u2019infondatezza dell\u2019idea dell\u2019esistenza di un fattore produttivo capitale, da impiegare insieme al lavoro in proporzioni variabili, e, quindi, del tasso dell\u2019interesse come il prezzo da pagare per il suo uso. Come Samuelson stesso ammise nello scritto conclusivo di quel simposio, la parabola neoclassica secondo cui la riduzione del tasso dell\u2019interesse avrebbe condotto all\u2019adozione di tecniche \u201cpi\u00f9 indirette\u201d, \u201cpi\u00f9 produttive\u201d o in qualunque senso \u201ca maggiore intensit\u00e0 di capitale\u201d, non pu\u00f2 essere ritenuta valida.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>L\u2019inizio di una nuova fase della controversia<\/b><\/p>\n<p>Stabilito ci\u00f2, qualora gli economisti neoclassici avessero voluto perseverare nel ritenere il tasso dell\u2019interesse come un prezzo che si stabilisce tramite domanda e offerta di capitale,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> avrebbero incontrato il problema della possibile \u201cinversione dell\u2019intensit\u00e0 capitalistica\u201d (o <i>reverse capital deepening<\/i>), ovvero della diminuzione, invece che dell\u2019aumento, della domanda di capitale (a parit\u00e0 di lavoro) a fronte di una riduzione del tasso dell\u2019interesse, con il conseguente rischio di instabilit\u00e0 dell\u2019equilibrio.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> Questo argomento fu utilizzato per la prima volta in un articolo di Garegnani pubblicato nel 1970.<\/p>\n<p>Quest\u2019articolo pu\u00f2 essere visto come una sorta di spartiacque tra la fase iniziale e una nuova fase del dibattito.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> Infatti, in primo luogo, per la prima volta il ritorno delle tecniche e l\u2019inversione dell\u2019intensit\u00e0 capitalistica della produzione venivano indicati come possibili cause di instabilit\u00e0 degli equilibri neoclassici tra domanda e offerta. Tema questo che, come diremo in seguito, sarebbe stato poi ripreso in altri contributi di vari studiosi. In secondo luogo, Bliss, nel suo commento pubblicato insieme all\u2019articolo di Garegnani, pose l\u2019attenzione sulle moderne versioni della teoria neoclassica del valore, quelle neo-walrasiane,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> nelle quali le merci sono distinte anche per data di consegna, cos\u00ec che i prezzi relativi possano cambiare con la data di consegna delle merci, e i mercati per consegne a pronti e a termine sono, per ipotesi, aperti contemporaneamente.<\/p>\n<p>Il riferimento agli equilibri neo-walrasiani \u00e8 caratteristico di questa nuova fase del dibattito, nella quale il lato neoclassico non veniva pi\u00f9 rappresentato da Samuelson e dagli altri economisti dell\u2019MIT, ma da Bliss e Hahn\u2014due studiosi inglesi<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u2014seguiti pi\u00f9 recentemente da Mandler.<\/p>\n<p>Bliss, nel suo libro del 1975, e poi Hahn, negli articoli del 1975 e del 1982, mostrarono che nei modelli di equilibrio intertemporale neo-walrasiani, partendo da date dotazioni iniziali di merci e supponendo mercati a termine completi ed aperti simultaneamente alla data iniziale, si poteva giungere alla determinazione del sistema dei prezzi (a pronti e a termine) sulla base dell\u2019equilibrio di domanda e offerta, senza alcuna necessit\u00e0 di aggregare i beni capitale n\u00e9 in termini di valore, n\u00e9 tramite qualche fantomatica gelatina. Quindi, secondo Hahn, gli argomenti critici utilizzati dagli economisti da lui chiamati neo-ricardiani\u2014cio\u00e8, essenzialmente, gli studiosi che facevano riferimento a Sraffa\u2014si rivolgevano a versioni ingenue della teoria neoclassica, quelle destinate agli studenti di primo anno, in cui per semplicit\u00e0 si aggrega, ma non alle versioni pi\u00f9 raffinate, quelle neo-walrasiane appunto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il cambiamento della nozione di equilibrio<\/b><\/p>\n<p>Bliss e Hahn avevano quindi cercato di difendere la spiegazione dei prezzi e della distribuzione in termini di equilibrio tra domanda e offerta sulla base della concezione neo-walrasiana dell\u2019economia che, secondo questi studiosi, sarebbe stata immune dai problemi emersi relativamente all\u2019idea del capitale come un fattore produttivo, che \u00e8 in effetti assente in tale impostazione. La reazione di Garegnani\u2014e di alcuni economisti a lui vicini\u2014a questa tesi si svilupp\u00f2 attraverso due argomenti distinti. Il primo, di cui ci occuperemo tra poco, riguardava il significato delle nozioni di equilibrio neo-walrasiane. Il secondo, per il quale rinviamo al prossimo paragrafo, intendeva invece mostrare la necessit\u00e0 che vi fosse, anche nei modelli neo-walrasiani, un mercato specifico, quello dei risparmi e degli investimenti, di fatto analogo, almeno per ci\u00f2 che riguarda i problemi che da esso possono scaturire, al mercato del fattore capitale presente nelle versioni tradizionali della teoria neoclassica.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 accennato all\u2019inizio (si veda, in particolare, la nota 1), le teorie del valore hanno tradizionalmente rivolto l\u2019attenzione verso un sistema dei prezzi che potesse essere visto come il centro attorno al quale orbitano, nel tempo, i prezzi a cui effettivamente avvengono gli scambi. Quest\u2019idea ha rappresentato, e rappresenta tuttora, il solo possibile legame tra la realt\u00e0, costituita ad esempio dai prezzi che si formano in ogni seduta della borsa merci di Chicago, ed una delle parti pi\u00f9 astratte dell\u2019analisi economica, come la teoria del valore. Se per\u00f2 adottassimo l\u2019impostazione neo-walrasiana e quindi supponessimo che l\u2019equilibrio non determini il livello centrale attorno al quale i prezzi effettivi possono gravitare nel tempo, ma piuttosto i prezzi delle merci per ogni possibile data di consegna, quel legame tra teoria e realt\u00e0 si spezzerebbe.<\/p>\n<p>Nella concezione tradizionale, i prezzi teorici e quelli effettivi, osservati alle diverse date, sono generalmente diversi e ci\u00f2 \u00e8 perfettamente compatibile con la tendenza di quest\u2019ultimi ad orbitare attorno ai primi. Se invece, come avviene nell\u2019approccio neo-walrasiano, l\u2019equilibrio \u00e8 formato dai prezzi delle merci consegnate in ogni periodo, allora non c\u2019\u00e8 nessuna possibilit\u00e0 di aggiustamento o di tendenza dei prezzi effettivi verso quelli teorici. O i prezzi effettivi delle merci consegnate ad una certa data, diciamo nel momento <i>t<\/i>, corrispondono, per un qualche caso fortunato, con quelli inizialmente determinati dall\u2019equilibrio per consegne a quella data, oppure si passer\u00e0 alla data successiva, <i>t<\/i>+1, e i prezzi effettivi e teorici alla data <i>t<\/i> rimarranno definitivamente diversi. In altri termini, visto che i processi di aggiustamento o gravitazione richiedono tempo, essi non sembrano poter aver luogo con riferimento ai prezzi di merci con specifiche date di consegna.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/p>\n<p>Questo punto fu sollevato per la prima volta da Garegnani durante il convegno tenuto alla State University of New York di Buffalo nel 1974, i cui atti furono poi pubblicati nel 1976, e ripreso pochi anni dopo da Petri (1978). Garegnani, in particolare, sosteneva che l\u2019accantonamento del metodo delle posizioni normali o di lungo periodo, dovuto all\u2019ascesa dell\u2019approccio neo-walrasiano, fosse avvenuto a scapito della significativit\u00e0 della teoria del valore, che si trasformava in una specie di giocattolo intellettuale, sprovvisto di rilevanza per l\u2019analisi della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Inoltre, Garegnani vedeva all\u2019origine della deriva neo-walrasiana della teoria neoclassica, proprio le difficolt\u00e0 che questa aveva incontrato con riferimento al capitale come fattore produttivo. Nel determinare la svolta, era stato centrale, secondo Garegnani, il contributo di Hicks. Quest\u2019ultimo aveva inizialmente tentato di adottare\u2014nel libro <i>Theory of Wages<\/i> del 1932\u2014una spiegazione della distribuzione in termini di sostituibilit\u00e0 (al margine) tra fattori produttivi, ricevendo forti obiezioni dovute alla particolare natura del fattore capitale, concepito come un aggregato, in valore, dei beni capitale. Tali critiche indussero Hicks ad una profonda revisione del suo approccio, fino ad intraprendere\u2014con <i>Value and Capital<\/i> (1939)\u2014una strada nuova, che se da un lato recuperava alcune caratteristiche della teoria di uno dei padri dell\u2019approccio neoclassico, come Walras, dall\u2019altro obbligava all\u2019abbandono dell\u2019idea tradizionale di equilibrio come centro di attrazione e all\u2019introduzione di nuove nozioni di equilibrio, quelle appunto utilizzate nell\u2019approccio neo-walrasiano.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>L\u2019equilibrio risparmi-investimenti<\/b><\/p>\n<p>Il secondo argomento introdotto da Garegnani\u2014e poi ripreso da alcuni altri economisti\u2014per rispondere alla tesi di Bliss e Hahn, si basava, come detto, sulla possibilit\u00e0 che i fenomeni del ritorno delle tecniche e dell\u2019inversione dell\u2019intensit\u00e0 capitalistica comportassero molteplicit\u00e0 o instabilit\u00e0 degli equilibri anche nei modelli neo-walrasiani, nonostante in questi il capitale non fosse considerato come un fattore produttivo. L\u2019idea di fondo di questo argomento era che gli equilibri neo-walrasiani richiederebbero, in modo pi\u00f9 o meno esplicito, l\u2019uguaglianza tra risparmi e investimenti di ciascun periodo. Essendo gli investimenti il valore dei beni capitale nuovi acquistati dalle imprese, i problemi derivanti dalla trattazione della domanda di capitale in valore sarebbero potuti sorgere ancora attraverso la funzione, o la curva, degli investimenti.<\/p>\n<p>In particolare, Garegnani,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> facendo riferimento allo stesso modello utilizzato da Hahn nel suo articolo del 1982, cio\u00e8 un modello di equilibrio intertemporale di tipo Arrow-Debreu, aveva cercato di dimostrare, in primo luogo, la presenza implicita di un mercato risparmi-investimenti e, in secondo luogo, la possibilit\u00e0 di equilibri multipli dovuti all\u2019andamento non monot\u00f2no della curva degli investimenti nel caso di inversione dell\u2019intensit\u00e0 capitalistica.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a><\/p>\n<p>Quello Arrow-Debreu \u00e8 un particolare tipo di modello neo-walrasiano nel quale si suppone che i mercati a pronti e a termine siano: i) completi, cio\u00e8 vi sia la possibilit\u00e0 di scambiare tutte le merci per ogni possibile data di consegna; ii) di numero finito, ovvero vi sia un numero finito di possibili date di consegna; iii) aperti tutti simultaneamente in un unico istante, l\u2019istante iniziale del primo periodo. Quest\u2019ultima caratteristica ha importanti implicazioni per il punto che stiamo esaminando. Infatti, da un lato, visto che le imprese possono vendere l\u2019output che otterranno nello stesso istante in cui acquistano gli input che impiegheranno, nessuna anticipazione dei costi attraverso il capitale \u00e8 necessaria,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> ma i costi possono essere finanziati direttamente coi ricavi. Dall\u2019altro lato, essendo tutti i mercati aperti in un solo istante, l\u2019intera capacit\u00e0 di spesa dei consumatori dovr\u00e0 essere esercitata in quell\u2019istante, per l\u2019acquisto di merci consegnate poi alle varie date. Cos\u00ec, nel modello Arrow-Debreu, risparmiare nel tentativo di trasferire potere d\u2019acquisto a qualche data futura sarebbe addirittura impossibile, poich\u00e9 nessuna transazione pu\u00f2 aver luogo dopo l\u2019istante iniziale.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> Si vede dunque che in questo modello non ci sono n\u00e9 gli investimenti delle imprese, n\u00e9 i risparmi delle famiglie.<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><\/p>\n<p>Fu, di conseguenza, piuttosto agevole per gli economisti neo-walrasiani\u2014e per Mandler (2005) in particolare\u2014dimostrare che i problemi di molteplicit\u00e0 e instabilit\u00e0 degli equilibri, nei modelli Arrow-Debreu, potevano derivare soltanto da fenomeni riguardanti il lato delle scelte dei consumatori,<a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a> mentre le decisioni delle imprese\u2014tra cui quelle riguardanti i metodi di produzione ed i beni capitale da impiegare\u2014risultavano sostanzialmente ininfluenti.<\/p>\n<p>E\u2019 stato inoltre dimostrato (Fratini 2015) che il fenomeno del ritorno delle tecniche\u2014almeno nel modo in cui esso era stato concepito nel dibattito degli anni sessanta\u2014non \u00e8 possibile nei modelli Arrow-Debreu. In particolare, affinch\u00e9 il ritorno delle tecniche possa manifestarsi, occorre che il legame tra tasso dell\u2019interesse e i prezzi relativi sia del tipo che emerge quando quest\u2019ultimi rimangono stazionari, cio\u00e8 lo stesso sistema di prezzi relativi si applica sia agli input che agli output. Se invece i prezzi relativi delle merci consegnate alle diverse date non rimanessero stazionari, il loro legame con le variabili distributive si allenterebbe e si aprirebbe lo spazio per situazioni di coesistenza, invece che di reciproca esclusione, dei diversi metodi per la produzione di una stessa merce.<\/p>\n<p>Tuttavia, sebbene nella teoria neo-walrasiana i prezzi relativi delle merci consegnate alla data <i>t<\/i> possano essere, in generale, diversi da quelli delle merci consegnate alla data <i>t<\/i>+1, si possono benissimo concepire modelli in cui, per ipotesi, i prezzi relativi rimangano stazionari. Anzi, se si escludono dinamiche caotiche, le posizioni di equilibrio stazionario dovrebbero essere proprio ci\u00f2 verso cui tendono i sentieri di equilibrio (sequenziale) neo-walrasiano, su un arco temporale sufficientemente lungo. Cos\u00ec, se si rivolge l\u2019analisi a questi equilibri stazionari, si scopre che non soltanto il ritorno delle tecniche \u00e8 possibile, ma si pu\u00f2 perfino individuare un suo ruolo nel determinare la molteplicit\u00e0 e l\u2019instabilit\u00e0 delle soluzioni, proprio come si era inizialmente tentato di fare, senza successo, con riferimento all\u2019equilibrio Arrow-Debreu.<\/p>\n<p>In questi modelli, infatti, la stazionariet\u00e0 dei prezzi relativi di periodo in periodo richiede l\u2019assenza di accumulazione netta di beni capitale (per unit\u00e0 di lavoro). Di conseguenza, nel sistema delle condizioni di equilibrio stazionario deve essere inclusa quella secondo cui i risparmi lordi consentano esattamente di finanziare la riproduzione dei beni capitale impiegati, e questa condizione ha caratteristiche assai simili alla condizione di equilibrio tra offerta e domanda di capitale. In particolare, ci si aspetta che sia il livello del tasso dell\u2019interesse ad aggiustarsi in modo tale da rendere nulla l\u2019accumulazione netta, cio\u00e8 da portare all\u2019uguaglianza tra risparmi lordi e valore dei beni capitale impiegati dalle imprese.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, con riferimento ai modelli neo-walrasiani con prezzi stazionari, visto che in essi, come detto, si pu\u00f2 manifestare il ritorno delle tecniche, \u00e8 stato possibile mostrare che l\u2019apparire di questo fenomeno pu\u00f2 comportare: i) la molteplicit\u00e0 dei livelli del tasso dell\u2019interesse di equilibrio (Fratini 2007); ii) l\u2019instabilit\u00e0 (locale) degli equilibri, nel senso che livelli del tasso dell\u2019interesse appena inferiori di quello di equilibrio possono generare un ammontare di risparmi lordi maggiore rispetto al valore della domanda di beni capitale da parte delle imprese (Fratini 2013a).<\/p>\n<p>Quindi, in ultima analisi, la tesi avanzata da Garegnani, secondo cui anche i modelli neo-walrasiani\u2014pur non considerando il capitale come un fattore produttivo\u2014non sono immuni da problemi simili a quelli emersi nella prima fase del dibattito, si \u00e8 dimostrata corretta, sebbene nel contesto dei modelli stazionari, piuttosto che in quelli Arrow-Debreu.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Conclusioni<\/b><\/p>\n<p>Con riferimento ai dibattiti di teoria del capitale, ci\u00f2 che sorprende di pi\u00f9 \u00e8 sicuramente il quasi totale disinteresse da parte della grande maggioranza degli economisti contemporanei. Tanto gli studiosi di impostazione neoclassica, quanto quelli eterodossi, con poche eccezioni, sembrano ritenere i risultati di queste controversie\u2014nel caso ne abbiano sentito parlare\u2014delle curiosit\u00e0 per specialisti, il cui interesse \u00e8 confinato nei meandri pi\u00f9 astratti della teoria del valore e della distribuzione, senza alcuna rilevanza per i loro propri studi ed analisi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il capitale considerato come un fattore produttivo, sostituibile al margine col lavoro, tanto da poter distinguere i diversi metodi (o tecniche) di produzione sulla base del rapporto capitale\/lavoro che essi richiedono, continua ad essere presente non solo sui libri di testo destinati agli studenti di primo anno\u2014come aveva scritto Hahn\u2014ma purtroppo anche in innumerevoli articoli pubblicati sulle pi\u00f9 prestigiose riviste scientifiche. Per non dire del ruolo svolto, nella teoria <i>mainstream<\/i> della crescita, dall\u2019idea secondo cui il tasso dell\u2019interesse, almeno nel lungo periodo, sarebbe determinato dalla produttivit\u00e0 (marginale) del capitale.<\/p>\n<p>Le teorie macroeconomiche che costituiscono l\u2019ispirazione per le decisioni di politica economica dei principali paesi del mondo utilizzano quasi sempre una rappresentazione della produzione nella quale il capitale \u00e8 uno degli input ed il tasso dell\u2019interesse \u00e8 il prezzo da pagare per il suo uso. Analogamente, le pi\u00f9 diffuse interpretazioni dei fenomeni economici che accadono nel mondo, dalla globalizzazione alla crisi finanziaria, si fondano su queste erronee concezioni.<\/p>\n<p>La teoria economica pi\u00f9 rigorosa, non <i>mainstream<\/i>, sembra avere su di se una specie di maledizione di Cassandra. Essa non \u00e8 in grado, da sola, di fornire una analisi soddisfacente dei fenomeni economici\u2014principalmente perch\u00e9 quest\u2019ultimi sono fortemente influenzati da una moltitudine di circostanze di carattere sociale e istituzionale che difficilmente possono essere proficuamente incluse al livello di astrattezza della teoria\u2014ma risulta invece molto efficace per mettere in luce i problemi e le incoerenze delle analisi superficiali e difettose. Proprio come Cassandra, per\u00f2, la buona teoria economica \u00e8 quasi sempre inascoltata.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>*\u00a0Fratini, S.M. 2016. \u2018La teoria del capitale a cinquant\u2019anni dal dibattito tra le due Cambridge\u2019. <em>Critica Marxista,<\/em> 4-5, pp. 64-71.<\/h5>\n<hr \/>\n<h5><b>Bibliografia<\/b><\/h5>\n<h5>Arrow, K.J. e Debreu, G. 1954. Existence of an equilibrium for a competitive economy. <i>Econometrica<\/i>, 22(3), 265-290.<\/h5>\n<h5>Bliss, C.J. 1970. Comment on Garegnani. <i>Review of Economic Studies<\/i>, 37(3), 437-438.<\/h5>\n<h5>Bliss, C.J. 1975. <i>Capital Theory and Distribution of Income<\/i>. Amsterdam\/New York: North-Holland\/Elsevier.<\/h5>\n<h5>Bruno, M., Burmeister, E. e Sheshinski, E. 1966. The nature and implications of the reswitching of techniques.<i> Quarterly Journal of Economics<\/i>, 80(4), 526\u2013553.<\/h5>\n<h5>Fratini, S.M. 2007. Reswitching of techniques in an intertemporal equilibrium model with overlapping generations. <i>Contributions to Political Economy<\/i>, 26(1), 43\u201359.<\/h5>\n<h5>Fratini, S.M. 2013a. Real Wicksell effect, demand for capital and stability. <i>Metroeconomica<\/i> 64(2): 346\u2013360.<\/h5>\n<h5>Fratini, S.M. 2013b. Malinvaud on Wicksell\u2019s legacy to capital theory: Some critical remarks. In: <i>Sraffa and the Reconstruction of Economic Theory<\/i>, a cura di E.S. Levrero, A. Palumbo e A. Stirati. New York: Palgrave-Macmillan.<\/h5>\n<h5>Fratini, S.M. 2015. A note on reswitching and intertemporal prices. <i>Review of Political Economy<\/i>, 27(4), 666-678.<\/h5>\n<h5>Garegnani, P. 1966. Switching of Techniques. <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, 80(4), 554\u2013567.<\/h5>\n<h5>Garegnani, P. 1970. Heterogeneous capital, the production function and the theory of distribution. <i>Review of Economic Studies<\/i>, 37(3), 407-436.<\/h5>\n<h5>Garegnani, P. 1976. On a change in the notion of equilibrium in recent work on value and distribution. In: <i>Essays in Modern Capital Theory<\/i>, a cura di M. Brown, K. Sato e P. Zarembka. Amsterdam: North-Holland.<\/h5>\n<h5>Garegnani, P. 2003. Saving, investment and the quantity of capital in general intertemporal equilibrium. In: <i>General Equilibrium. Problems and Prospects<\/i>, a cura di F.H. Hahn e F. Petri. Londra: Routledge.<\/h5>\n<h5>Hahn, F.H. 1975. Revival of political economy: the wrong issues and the wrong argument. <i>Economic Record<\/i>, 51(3): 360\u2013364.<\/h5>\n<h5>Hahn, F.H. 1982. The neo-Ricardians. <i>Cambridge Journal of Economics<\/i>, 6(4): 353\u2013362.<\/h5>\n<h5>Hicks, J.R. 1932. <i>Theory of Wages<\/i>. Londra: Macmillan.<\/h5>\n<h5>Hicks, J.R. 1939. <i>Value and Capital: An Inquiry into Some Fundamental Principles of Economic Theory<\/i>. Oxford: Clarendon Press.<\/h5>\n<h5>Levhari, D. 1965. A nonsubstitution theorem and switching of techniques. <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, 79(1), 98\u2013105.<\/h5>\n<h5>Mandler, M. 2005. Well-behaved production economies. <i>Metroeconomica<\/i>, 56(4): 477-494.<\/h5>\n<h5>Marshall, A. 1959. <i>Principi di Economia<\/i>. Torino: UTET.<\/h5>\n<h5>Morishima, M. 1966. Refutation of the nonswitching theorem. <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, 80(4), 520\u2013525.<\/h5>\n<h5>Pasinetti, L.L. 1966. Changes in the rate of profit and switches of techniques. <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, 80(4), 503\u2013517.<\/h5>\n<h5>Pasinetti, L.L. 1969. Switches of technique and the \u2018rate of return\u2019 in capital theory. <i>Economic Journal,<\/i> 79(315), 508\u201331.<\/h5>\n<h5>Petri, F. 1978. The difference between long-period and short-period general equilibrium and the capital theory controversy. <i>Australian Economic Papers<\/i>, 17(31): 246\u2013260.<\/h5>\n<h5>Samuelson, P.A. 1962. Parable and realism in capital theory: the surrogate production function. <i>Review of Economic Studies<\/i>, 29(3), 193-206.<\/h5>\n<h5>Samuelson, P.A. 1966. A summing up. <i>Quarterly Journal of Economics<\/i>, 80(4), 568-583.<\/h5>\n<h5>Schefold, B. 2005. Reswitching as a cause of instability of intertemporal equilibrium. <i>Metroeconomica<\/i>, 56(4), 438-476.<\/h5>\n<h5>Schefold, B. 2008. Savings, investment and capital in a system of general intertemporal equilibrium &#8211; an extended comment on Garegnani with a note on Parrinello. In: <i>Sraffa or An Alternative Economics<\/i>, a cura di G. Chiodi e L. Ditta. Basingstoke: Palgrave-Macmillan.<\/h5>\n<h5>Sraffa, P. 1960. <i>Produzione di Merci a Mezzo di Merci<\/i>. Torino: Einaudi.<\/h5>\n<hr \/>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Una tale situazione teorica, che \u00e8 detta \u201cposizione normale\u201d o \u201cposizione di lungo periodo\u201d, ha rappresentato, fin dai tempi di Adam Smith, il punto di riferimento ideale per l\u2019individuazione delle determinanti persistenti dei prezzi relativi delle merci. Solo di recente, come si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti, tale metodo \u00e8 stato in parte accantonato per far posto alle nuove nozioni di equilibrio, come ad esempio quella di Arrow e Debreu, in cui l\u2019uguaglianza di domanda e offerta sui mercati a pronti e a termine richiede, in generale, che i prezzi relativi cambino di periodo in periodo.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> L\u2019intensit\u00e0 capitalistica di un certo metodo di produzione viene espressa solitamente attraverso il rapporto tra le quantit\u00e0 di capitale e lavoro che esso richiede.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Nel momento in cui, con l\u2019avvento della teoria neoclassica o marginalista, si \u00e8 inteso il capitale come un input, si \u00e8 introdotta anche la distinzione tra i capitalisti, che sono diventati meri fornitori di questo fattore produttivo, e gli imprenditori, cio\u00e8 coloro che organizzano la produzione, sostenendo i costi e incassando i ricavi. Questa distinzione era naturalmente fittizia, poich\u00e9 nella pratica, nei sistemi capitalistici, gli imprenditori sono o i capitalisti stessi, o persone da loro delegate. Essa, inoltre, richiedeva che i redditi dei capitalisti fossero visti come parte dei costi sostenuti dagli imprenditori e non come il residuo o plusvalore trattenuto da chi organizza la produzione. Cos\u00ec, la differenza tra ricavi e costi, che chiamiamo naturalmente profitto, fu chiamata extra-profitto ed assegnata agli imprenditori, mentre il profitto normale, trasformato in interessi sul valore del capitale impiegato, fu incluso nei costi. Pertanto, invece di parlare di tasso del profitto, gli economisti neoclassici preferiscono parlare di tasso dell\u2019interesse.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Risulta piuttosto evidente che la natura residuale dei profitti \u00e8 in antitesi con la concezione del tasso del profitto come un prezzo. Se il tasso del profitto (o dell\u2019interesse) fosse il prezzo per l\u2019uso del capitale, i profitti dovrebbero essere calcolati moltiplicando questo tasso per l\u2019ammontare di capitale impiegato e non come residuo tra il valore del prodotto e i costi.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Il riferimento \u00e8 all\u2019articolo di Samuelson del 1962.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Levhari (1965).<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> In realt\u00e0, i temi del simposio erano stati in parte anticipati nel corso del primo convegno della <i>Econometric Society<\/i>, tenutosi a Roma nel 1965, nel quale Pasinetti aveva presentato una prima versione dell\u2019articolo del 1966.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> La concezione del tasso dell\u2019interesse come il prezzo che porta in equilibrio domanda e offerta di capitale \u00e8 caratteristica di quasi tutte le versioni tradizionali della teoria neoclassica o marginalista. Scrive ad esempio Marshall che \u201cl\u2019interesse, essendo il prezzo pagato per l\u2019uso del capitale in qualunque mercato, tende verso un livello di equilibrio tale che la domanda complessiva di capitale in quel mercato, a quel dato saggio di interesse, sia eguale alla quantit\u00e0 complessiva ivi disponibile a quel saggio\u201d (Marshall 1959, pp. 504, 505).<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Per dare semplicemente l\u2019intuizione, possiamo dire che un equilibrio \u00e8 stabile se, nel caso di una piccola deviazione da esso, si mette in moto un processo che ci riporta verso l\u2019equilibrio. Per converso, un equilibrio che non \u00e8 stabile, \u00e8 instabile.<\/h5>\n<h5>Facendo riferimento alla normale dinamica di mercato, secondo cui il prezzo di una merce tende a crescere se la domanda eccede l\u2019offerta e a diminuire nel caso contrario, l\u2019equilibrio \u00e8 stabile se variazioni del prezzo in pi\u00f9 o in meno rispetto al livello di equilibrio, generano variazioni di segno opposto della differenza tra domanda e offerta. Se vi \u00e8 invece concordanza di segno tra le due variazioni, allora l\u2019equilibrio \u00e8 instabile.<\/h5>\n<h5>Per i fondatori della teoria neoclassica, la stabilit\u00e0 dell\u2019equilibrio era una propriet\u00e0 di grande importanza poich\u00e9 era vista come la garanzia che i normali meccanismi di mercato sarebbero stati in grado di spingere l\u2019economia verso la posizione di equilibrio, conferendo quindi a quest\u2019ultima rilevanza pratica\u2014e non solo teorica.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Un ulteriore filone del dibattito, di cui qui non ci occuperemo, ha riguardato il significato dell\u2019uguaglianza tra il tasso dell\u2019interesse ed un presunto prodotto marginale del capitale (in valore) che emergeva quando la tecnica adottata era fatta variare, in seguito ad un cambiamento del tasso dell\u2019interesse, mentre i prezzi relativi erano tenuti costanti. Questa controversia ha inizialmente coinvolto Pasinetti, da un lato, e Solow, dall\u2019altro, ai quali si sono successivamente aggiunti altri studiosi.<\/h5>\n<h5>Senza entrare nei dettagli, ci limitiamo a riportare che, come Pasinetti (1969) fu in grado di argomentare efficacemente, quella uguaglianza aveva significato e caratteristiche molto diverse rispetto alle uguaglianze tra i prezzi dei fattori ed il loro prodotti marginali di cui la teoria avrebbe avuto bisogno per il suo corretto funzionamento. Per una discussione pi\u00f9 approfondita di questi argomenti, si veda anche Fratini (2013b).<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Non \u00e8 possibile, n\u00e9 opportuno, entrare qui in dettagli troppo tecnici, ci limitiamo quindi a dire che Bliss, fraintendendo l\u2019argomento proposto da Garegnani nel suo articolo (che, in vero, non era stato posto in modo molto efficace), aveva creduto di poter rispondere utilizzando il teorema di esistenza dell\u2019equilibrio che Arrow e Debreu avevano prodotto alcuni anni prima\u2014nel 1954\u2014con riferimento ad un particolare modello di tipo neo-walrasiano.<\/h5>\n<h5>In effetti, con il diffondersi dell\u2019impostazione neo-walrasiana\u2014avvenuto gradualmente tra gli anni trenta e sessanta del secolo scorso\u2014le questioni dell\u2019esistenza e della stabilit\u00e0\u2014a sua volta collegata a quella dell\u2019unicit\u00e0\u2014del sistema dei prezzi di equilibrio, furono separate. Fu cos\u00ec possibile arrivare, abbastanza rapidamente, ad una dimostrazione di esistenza dell\u2019equilibrio, per i modelli Arrow-Debreu, sotto condizioni piuttosto blande. Ben pi\u00f9 complicate erano invece le questioni della stabilit\u00e0 e dell\u2019unicit\u00e0. In particolare, come si scopr\u00ec negli anni, molteplicit\u00e0 e instabilit\u00e0 degli equilibri non potevano essere escluse se non ricorrendo ad ipotesi decisamente restrittive.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Sebbene Hahn fosse nato in Germania, si era trasferito con la famiglia nel Regno Unito durante l\u2019infanzia ed aveva acquisito la nazionalit\u00e0 britannica.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Ci\u00f2, soprattutto con riferimento all\u2019equilibrio intertemporale Arrow-Debreu, \u00e8 addirittura ammesso da alcuni autorevoli economisti neo-walrasiani. Essi vedono tale equilibrio non come un attrattore, ma piuttosto come un <i>benchmak<\/i> utile soltanto ad evidenziare le particolari e irrealistiche condizioni sotto le quali il funzionamento dei mercati porterebbe ad allocazioni delle risorse disponibili che siano ottimali da un punto di vista sociale.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Non \u00e8 possibile entrare qui nell\u2019analisi necessaria per dimostrare la necessit\u00e0 dell\u2019abbandono dell\u2019idea dell\u2019equilibrio come posizione normale quando le quantit\u00e0 di beni capitale impiegate inizialmente siano prese per date, come in Walras. Rinviamo per essa al saggio di Garegnani (1976).<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> L\u2019argomento \u00e8 stato presentato da Garegnani in vari scritti, di cui il pi\u00f9 completo \u00e8 il saggio del 2003.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Nel modello considerato da Garegnani si assumeva che non vi fossero metodi di produzione alternativi per la stessa merce e quindi il ritorno delle tecniche era sicuramente impossibile.<\/h5>\n<h5>In Schefold (2005), invece, si proponeva un argomento di instabilit\u00e0 degli equilibri intertemporali neo-walrasiani basato sul ritorno delle tecniche.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Se ci si sbarazza dell\u2019idea che il capitale sia un fattore produttivo, il suo vero ruolo emerge con chiarezza. Come gli economisti classici e Marx avevano ben presente, il capitale \u00e8 ci\u00f2 che consente di finanziare l\u2019avvio del processo produttivo, di coprire tutti quei costi che devono essere sostenuti in anticipo rispetto alla vendita del prodotto e l\u2019ottenimento dei ricavi. I ricavi, quindi, consentiranno ai capitalisti di recuperare le somme anticipate, lasciando per\u00f2 anche un profitto, cio\u00e8 un\u2019eccedenza dei ricavi sui costi.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> L\u2019ipotesi dell\u2019apertura dei mercati nel solo istante iniziale riveste importanza fondamentale nell\u2019equilibrio Arrow-Debreu ed \u00e8 ci\u00f2 che in sostanza lo distingue dagli equilibri temporanei. Infatti, se tale ipotesi venisse rimossa e i mercati riaprissero in qualche momento successivo, il comportamento degli agenti sui mercati aperti all\u2019inizio sarebbe influenzato dalle loro aspettative circa i prezzi che si potrebbero formare alla riapertura dei mercati: al fianco delle transazioni per scopo di consumo e di produzione, vi sarebbero le transazioni speculative generate da aspettative al rialzo o al ribasso di alcuni prezzi relativi per le merci con consegna futura. Esiste una vasta letteratura circa le numerose difficolt\u00e0 che la teoria pu\u00f2 incontrare nell\u2019includere questo genere di transazioni. Tutte queste difficolt\u00e0 sono evitate dall\u2019equilibrio Arrow-Debreu.<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> I primi dubbi circa le nozioni di risparmio e investimento che Garegnani aveva utilizzato nel suo contributo furono sollevati da Schefold (2008).<\/h5>\n<h5><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Essendo il punto molto tecnico, non \u00e8 possibile qui dare nemmeno una intuizione dei fenomeni che effettivamente potrebbero provocare la molteplicit\u00e0 degli equilibri, n\u00e9 del ragionamento volto a dimostrare che solo questi sono rilevanti. Ci limitiamo a dire che i problemi scaturiscono dalla aggregazione di reazioni diverse da parte dei consumatori a fronte di una stessa variazione del sistema dei prezzi. Cos\u00ec che se le scelte aggregate potessero essere ricondotte a quelle di un agente rappresentativo dell\u2019intera collettivit\u00e0, allora l\u2019equilibrio sarebbe generalmente unico e stabile.<\/h5>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria-economica\/10038-saverio-m-fratini-la-teoria-del-capitale-a-cinquant-anni-dal-dibattito-tra-le-due-cambridge.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria-economica\/10038-saverio-m-fratini-la-teoria-del-capitale-a-cinquant-anni-dal-dibattito-tra-le-due-cambridge.html<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Saverio M. Fratini) Pubblichiamo una introduzione di Saverio Fratini al dibattito sulla teoria marginalista del capitale pubblicata sulla gloriosa rivista Critica Marxista*, che ringraziamo unitamente all&#8217;autore. Il tema \u00e8 molto difficile (anche per me!), ma Fratini ci aiuta a farcene un&#8217;idea. Per i pi\u00f9 giovani, l&#8217;invito \u00e8 a cimentarsi con questa tematica, a mio avviso la ragione (analitica) pi\u00f9 forte per non dirsi marginalisti. Fratini \u00e8 docente a Roma 3 Ricorre quest\u2019anno il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8mE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32156"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32156"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32157,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32156\/revisions\/32157"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}