{"id":32208,"date":"2017-06-22T08:00:34","date_gmt":"2017-06-22T06:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32208"},"modified":"2017-06-21T18:03:12","modified_gmt":"2017-06-21T16:03:12","slug":"gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32208","title":{"rendered":"Gli USA stanno perdendo la guerra per procura in Siria: ed ora?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Sale la tensione in Siria, dove il 18 giugno un Su-22 dell\u2019aviazione siriana \u00e8 stato abbattuto da un jet americano: si tratta dell\u2019ennesimo attacco in poche settimane diretto contro le forze governative, sostenute da Iran e Russia. Fallita la rivoluzione colorata nel biennio 2011-2012 e la successiva creazione di un Califfato sunnita nel cuore della Mesopotamia (2014-2017), il conflitto in Siria rischia di evolversi da guerra per procura a confronto diretto tra super-potenze. Anche l\u2019estremo tentativo angloamericano di ritagliarsi una sfera d\u2019influenza nell\u2019est della Siria vacilla: a Washington non rimane che accettare la sconfitta o optare per una (improbabile) escalation militare.<\/em><\/p>\n<h2>Gi\u00f9 la maschera: non siamo in Siria per l\u2019ISIS<\/h2>\n<p>Il velo di menzogne ed ipocrisie con cui si ammanta <strong>la politica estera pi\u00f9 cinica e spietata<\/strong>, presto o tardi, cade, svelando\u00a0il vero motore gli eventi: arriva il momento in cui<strong> la retorica \u201cliberale\u201d<\/strong> (l\u2019esportazione della democrazia, la difesa dei diritti umani, la violenza delle dittature, etc. etc.)<strong> esce di scena, incalzata dagli eventi, duri e crudi.<\/strong> Rapporti di forza, sfere di influenza e\u00a0ambizioni territoriali\u00a0prendono il sopravvento anche nel dibattito politico e mediatico: cala il silenzio su proteste, dissidenti e minoranze e l\u2019attenzione si sposta su confini, oleodotti e zone cuscinetto.<strong> La guerra in Siria non fa eccezione.<\/strong><\/p>\n<p>Sia chiaro: nessun \u201caddetto ai lavori\u201d ha mai avuto dubbio che in Siria andasse in onda <strong>una guerra per procura<\/strong> tra il declinante impero angloamericano e le potenze emergenti. Le prime a prenderne atto furono proprio<strong> Russia e Cina<\/strong> che, bruciate dal colpo di mano con cui la NATO rovesci\u00f2 Gheddafi, si opposero <strong>in sede ONU<\/strong> a qualsiasi manovra occidentale contro Bashar Assad, sin dall\u2019autunno 2011. Per due anni, si continu\u00f2 comunque a a parlare di <strong>\u201cinsurrezione\u201d e \u201cguerra civile\u201d<\/strong> contro il regime. Nel 2013 si cerc\u00f2 <strong>l\u2019intervento militare americano<\/strong>, usando come pretesto il falso attacco chimico da parte delle truppe governative. Nel 2014 l\u2019attenzione si spost\u00f2 <strong>sull\u2019improvvisa comparsa dell\u2019ISIS e sulla successiva \u201clotta contro il Califfato\u201d<\/strong> condotta dalla coalizione a guida statunitense. Dietro a tutto, si nascondeva la volont\u00e0 di potenze occidentali e sunnite (USA, GB, Francia, Germania, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita, etc. etc.) di <strong>\u201cbalcanizzare\u201d la Siria,<\/strong> dividendola su faglie etniche e religiose, e l\u2019opposta determinazione di garantire l\u2019integrit\u00e0 del Paese degli alleati di Bashar Assad (Russia, Iran, sciiti libanesi ed iracheni).<\/p>\n<p>Giunti al settimo anno di guerra e scongiurato (grazie alla campagna militare russa) lo smembramento della Siria,<strong> il conflitto si sta facendo finalmente esplicito<\/strong>, mostrando la sua vera natura: uno spietato e sanguinoso braccio di ferro tra potenze, per il controllo dello strategico territorio\u00a0che unisce il Mar Mediterraneo al cuore della Mesopotamia. Il passaggio da guerra per procura a <strong>conflitto semi-diretto<\/strong> \u00e8 stato sigillato da un\u2019azione militare:<strong> il 18 giugno<\/strong> un caccia americano F\/A-18 ha abbattuto nei pressi di Raqqa<strong> un Su-22 dell\u2019aviazione siriana<\/strong>, impegnato in bombardamenti contro i ribelli supportati dagli USA. <strong>La reazione di Mosca<\/strong> non si \u00e8 fatta attendere: sospensione immediata del canale diretto con le forze americane operanti in Siria ed un sinistro avvertimento del ministero della Difesa: <i>\u201cgli aerei e droni della coalizione internazionale individuati ad ovest del fiume Eufrate saranno <\/i><i>d\u2019ora in avanti <\/i><i>monitorati e considerat<\/i><i>i come<\/i><i> bersagli\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. <\/i><strong>Anche l\u2019Iran<\/strong> ha sottolineato <strong>il \u201csalto di qualit\u00e0\u201d<\/strong> nella settennale guerra siriana con <strong>un gesto carico di significati:<\/strong> a distanza di poche ore dall\u2019abbattimento del Su-22, nella notte tra il 18 e 19 giugno, le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato <strong>una serie di missili a medio raggio Shahab-3,<\/strong> dal territorio siriano verso la citt\u00e0 di Deir Ezzor ancora in mano all\u2019ISIS. Se il bombardamento \u00e8 formalmente una rappresaglia per l\u2019assalto al Parlamento iraniano del 7 giugno, ci sono pochi dubbi che la prova di forza iraniana si inquadri nel<strong> pi\u00f9 generale crescendo di tensione in corso.<\/strong><\/p>\n<p>Che la situazione per il blocco atlantico stesse volgendo al peggio, era emerso con chiarezza <strong>nell\u2019autunno del 2016<\/strong>, quando le truppe governative avevano <strong>riconquistato Aleppo<\/strong>: rinsaldato l\u2019asse tra la capitale ed il cuore economico-industriale della Siria, Bashar Assad poteva considerati raggiunti <strong>gli obbiettivi di massima della guerra.<\/strong> Da allora, la coalizione capeggiata da Washington ha dovuto rivedere i piani alla luce degli sviluppi sul campo. La nuova strategia contemplava<strong> una balcanizzazione \u201cminima\u201d del Paese<\/strong>: si preveda, in particolare, <strong>la nascita di un Kurdistan indipendente<\/strong> nel nord della Siria e la creazione di un <strong>feudo controllato dagli USA nell\u2019estremo est del Paese<\/strong> (la zona di Raqqa ed il corso dell\u2019Eufrate) cos\u00ec da impedire<strong> la nascita del temuto corridoio Damasco-Teheran via Baghdad<\/strong>. Il primo obbiettivo si \u00e8 scontrato con la ferrea determinazione <strong>di Ankara<\/strong> di impedire la creazione\u00a0di qualsiasi entit\u00e0 curda a ridosso dei suoi confini, col rischio che questa funga da catalizzatore per i milioni di curdi che vivono nel sud-est della Turchia: ne sono derivati<strong> i ripetuti bombardamenti aerei turchi contro i curdi alleati di Washington<\/strong> (SDF o YPG) che hanno incrinato i rapporti tra le due potenze<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. Il secondo obbiettivo si \u00e8 invece concretizzato con <strong>il dispiegamento di forze angloamericane<\/strong> nelle stesse zone controllate fino a poco prima dal Califfato.<\/p>\n<p>Sul finire del 2016, gli USA creano (in barba a qualsiasi norma del diritto internazionale) <strong>una base nei pressi di At Tanf,<\/strong> ad una cinquantina di chilometri dal confine giordano ed iracheno: insinuandosi dentro i confini siriani, gli angloamericani mirano <strong>a tagliare le comunicazioni tra Damasco e Teheran<\/strong> che si avvalgono dell\u2019autostrada per Baghdad ed a creare un cuneo per la conquista di Deir Ezzor, Raqqa e la valle dell\u2019Eufrate. Dalla base di At Tanf, l\u2019aviazione americana lancia<strong> saltuari raid contro le forze corazzate siriane<\/strong> in avanzata<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>, ma l\u2019effetto deterrente \u00e8 modesto: per impedire che l\u2019enclave angloamericana sia sommersa, il comando militare statunitense decide quindi, ai primi di giugno, di dotare<strong> la base di missili balistici tattici con raggio di 300km<\/strong> (HIMARS). La mossa americana ha il sapore della disperazione: l\u2019iniziativa militare \u00e8 saldamente in mano a Damasco ed \u00e8 altamente probabile che sia proprio<strong> la coalizione russo-iraniana<\/strong> ad entrare per prima a Raqqa e Deir Ezzor (si veda la recente riconquista di Rusafa<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>). L\u2019abbattimento del Su-22 siriano di pochi giorni fa \u00e8 nient\u2019altro che<strong> il gesto inconsulto<\/strong> di chi vede svanire ogni possibilit\u00e0 di vittoria.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 molto amara per la coalizione \u201coccidentale\u201d: la pluriennale guerra per procura combattuta in Siria \u00e8<strong> sostanzialmente persa<\/strong> e con lei svaniscono <strong>le residue velleit\u00e0 neo-coloniali<\/strong> di Francia e Regno Unito, <strong>i progetti di un Nuovo Medio Oriente<\/strong> di USA ed Israele, <strong>le ambizioni regionali<\/strong> dell\u2019Arabia Saudita e del Qatar. Di fronte a questo clamoroso scenario (il primo cambio di regime fallito dal crollo del Muro di Berlino), non resterebbe agli USA che un\u2019 estrema opzione per ribaltare la situazione sul campo: accantonare la guerra per procura e procedere<strong> con un conflitto aperto<\/strong>, ingaggiando prima le forze governative siriane, poi l\u2019Iran e, infine, la Russia. Come un incendio di devastanti proporzioni, <strong>la guerra si propagherebbe nel giro di pochi giorni dalla Siria all\u2019intero Medio Oriente, dal Mar Mediterraneo al Mar Baltico, dall\u2019Asia all\u2019Europa, e poi oltre.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 uno scenario possibile ma, considerata la stanchezza economica, politica e militare degli USA, <strong>improbabile:<\/strong> pi\u00f9 facile, invece, che l\u2019establishment atlantico getti la spugna in Siria e contrattacchi altrove ricorrendo alle tattiche sinora utilizzate. <strong>Manovre sui mercati finanziari<\/strong> per abbattere il prezzo del greggio e le entrate fiscali russe (il barile \u00e8 sceso attorno ai 40$),<strong> tentativi di rivoluzioni colorate<\/strong> in vista delle presidenziali russe, <strong>rilancio nei teatri periferici<\/strong> (Ucraina, Yemen, Centro Asia). \u00c8 indubbio che esista una corrente oltranzista ed apocalittica che preme per il confronto militare con l\u2019Iran e la Russia, ma \u00e8 difficile che <strong>Donald Trump<\/strong>, sebbene tenuto sotto scacco dal \u201cRussiagate\u201d, voglia passare alla storia come il presidente che ha rischiato\/condotto<strong> il primo conflitto nucleare.<\/strong><\/p>\n<p>La guerra per procura in Siria volge quindi al termine e, nonostante gli ultimi colpi di coda,<strong> si profila all\u2019orizzonte una storica disfatta per il blocco atlantico<\/strong>: \u00e8 l\u2019ennesimo segnale di un sistema\u00a0che marcia rapido verso il collasso economico, politico e morale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/siria-mappa.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2375\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/siria-mappa.png\" alt=\"\" width=\"983\" height=\"907\" \/><\/a><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/www.askanews.it\/esteri\/2017\/06\/19\/siria-russia-jet-coalizione-a-ovest-eufrate-obiettivi-da-ora-pn_20170619_00653\/<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>http:\/\/edition.cnn.com\/2017\/04\/25\/politics\/turkey-bombs-kurds-iraq-us-concerned\/index.html<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>http:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/2017\/05\/18\/us-fighter-jets-bomb-assad-tank-convoy-advancing-coalition-base\/<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a>https:\/\/southfront.org\/syrian-army-captures-strategic-crossroad-town-of-resafa-in-raqqah-province-map\/<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\"><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-usa-stanno-perdendo-la-guerra-per-procura-in-siria-ed-ora\/<\/a><\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Sale la tensione in Siria, dove il 18 giugno un Su-22 dell\u2019aviazione siriana \u00e8 stato abbattuto da un jet americano: si tratta dell\u2019ennesimo attacco in poche settimane diretto contro le forze governative, sostenute da Iran e Russia. 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