{"id":32212,"date":"2017-06-22T00:49:37","date_gmt":"2017-06-21T22:49:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32212"},"modified":"2017-06-22T00:49:37","modified_gmt":"2017-06-21T22:49:37","slug":"qualche-effetto-dellinvasione-giornalistica-della-scuola-pubblica-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32212","title":{"rendered":"Qualche effetto dell\u2019invasione giornalistica della scuola pubblica italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lamento che in Italia si leggono poco i giornali trascura che i loro articoli sono una merce tra le altre e che la scarsa domanda pu\u00f2 essere indice di cattiva qualit\u00e0 dell\u2019offerta. In effetti gli articoli dovrebbero dare notizie, in realt\u00e0 si sforzano di diffondere ideologia, quella che protegge gli interessi degli editori. Per questa pesante ipoteca da cui essi sono gravati, la diffusione dei giornali a scuola \u00e8 sempre da respingere. La scuola infatti non insegna notizie, ma teorie o, nel peggiore dei casi, nozioni: le notizie assumono significato solo nei contesti teorici e devono senz\u2019altro essere risparmiate a chi non li ha ancora acquisiti. C\u2019\u00e8 ancora un motivo di profilassi: mentre le notizie, come strumenti di campagne ideologiche, suscitano passioni e contrasti, le teorie sono conoscenze oggettive e universali, valide dunque per tutti, in grado di interrogare la ragione e di unire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nondimeno, nell\u2019attuale esame di Stato il giornale si \u00e8 insinuato attraverso due brecce: gli alunni possono redigere i loro elaborati anche in forma giornalistica; inoltre i temi proposti dal MIUR sono corredati da brani tratti per lo pi\u00f9 da pagine di quotidiani, anzich\u00e9 da testi qualificati sotto il profilo scientifico ed estetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019esame di Stato di quest\u2019anno alcuni dei versi pi\u00f9 toccanti della letteratura italiana (\u2018I limoni\u2019 di Montale) sono soffocati da una spiacevole masnada di brani tratti di preferenza dal \u2018Sole 24 ore\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo articolo, del giornale appena menzionato, mette in un riferimento esclusivo disoccupazione e progresso tecnico e dimentica di indicare la soluzione che il contrasto consente. In verit\u00e0 il progresso tecnico \u00e8 solo una causa di disoccupazione; altra e ben pi\u00f9 vigorosa \u00e8 la libert\u00e0 di movimento dei capitali e delle persone; entrambe aumentano infatti l\u2019offerta di forza lavoro a parit\u00e0 di domanda. Ma esaltando la libert\u00e0 di movimento dei capitali e delle persone come pezzo forte dei piaceri della vita, l\u2019ideologia liberale, di cui il decotto \u2018Sole 24 ore\u2019 era eroico alfiere, preferisce riservare alla sola tecnologia il ruolo ingrato di calmierare i salari gonfiando l\u2019esercito industriale di riserva. L&#8217;escamotaggio ha un primo vantaggio: fa del dramma della disoccupazione il lato negativo della marcia <em>inarrestabile<\/em> del progresso, ne fa cio\u00e8 un destino, anzich\u00e9 l\u2019effetto delle umanissime scelte libero-scambiste; e ha un vantaggio ulteriore: imputare la vera colpa degli squilibri economici, pi\u00f9 che al cambiamento tecnologico in s\u00e9, alla scuola, inerte su Leopardi e Manzoni, in ritardo dunque sul <em>prestissimo<\/em> del cambiamento tecnologico; a detta dell\u2019articolo, infatti, la disoccupazione tecnica si risolverebbe \u00abridisegnando i sistemi educativi in modo da creare le competenze manageriali, ecc. \u00bb. Visto? Se c\u2019\u00e8 disoccupazione \u00e8 per colpa della scuola che non si ridisegna. Come se questo aumento delle competenze manageriali e tecnologiche, dando pi\u00f9 energico impulso alla tecnologia, non esasperasse il problema, lungi dal risolverlo. L\u2019ideologia liberale, che l\u2019articolo trasuda da ogni suo grafema, tutta sbilanciata a raccomandare lavoro sodo e austerit\u00e0 a chi non sia banchiere o grande azionista, non riesce a concepire che la progressiva diminuzione della giornata lavorativa a parit\u00e0 di salario \u00e8 il naturale prodotto della progressiva sostituzione del lavoro umano con le macchine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo e al terzo articolo, tratti il primo da Carcom.it, il secondo da Panorama, raccontano entrambi di sondaggi di opinioni. E gi\u00e0 si potrebbe obiettare: perch\u00e9 opinioni nella scuola, dove, come gi\u00e0 osservato, non si tratta di eccitare la curiosit\u00e0 spicciola o di pianificare campagne pubblicitarie, ma di costruire competenze? Perch\u00e9? Difficile la risposta. Forse non le \u00e8 estraneo il fatto che il MIUR, vittima di una pedagogia che confonde opinione e teoria, considera equivalente un sondaggio, con i suoi \u2018Io penso che \u2026\u2019, a uno studio, con i suoi dati e la sua bibliografia. Gli \u2018Io penso che \u2026\u2019 dei due sondaggi danno poi risultati non solo controintuitivi, ma anche cos\u00ec in contrasto da tradire la loro irrilevanza: che digitalizzazione e automazione abbiano effetti negativi sull&#8217;occupazione, lo pensano soltanto il 17% degli opinanti del primo articolo e il 48% degli opinanti del secondo articolo. Forse sarebbe stato meglio che entrambi i gruppi di opinanti, soprattutto il primo, si fossero tenuti per s\u00e9 le loro liberissime opinioni; di certo sarebbe stato opportuno che il MIUR avesse evitato questi materiali miserrimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene poi un pezzo da \u00abRepubblica\u00bb, una comparazione del tutto improbabile tra la distruzione crudele, vandalica e militarmente insensata della gloriosa abbazia di Montecassino e le distruzioni causate dal sisma in centro Italia. Il filo che dovrebbe tenere insieme eventi tanto diversi, la celerit\u00e0 della ricostruzione, \u00e8 proprio quello che, come constata proprio oggi lo stesso giornale, manca: mentre l\u2019abbazia fu ricostruita in pochi anni (ma che pena visitarla: sembra la sua copia per Gardaland!), la ricostruzione delle zone terremotate si scontra con i vincoli di bilancio della UE ed \u00e8 impantanata in una scandalosa inerzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pezzo successivo, in un italiano zoppicante, dal \u2018Sole 24 ore\u2019, contiene una frase ad effetto che solo un giornalista potrebbe scrivere: l\u2019alluvione di Firenze insegna \u00abcome nulla sia veramente perso se si ha la forza e la fede di non lamentarsi e di rimettersi a lavorare da capo\u00bb \u2013 un amaro scherno per chi ha avuto la vita schiantata da cataclismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si passa poi a uno smagliante climax informatico: a partire da un brano tratto dal sito web dell&#8217;INDIRE, una raccolta di luoghi comuni sulle virt\u00f9 didattiche della robotica, ignorante il dato che la distruzione della scuola italiana va di pari passo con la sua informatizzazione, \u2013 attraverso un brano al limite del feticismo, tratto dal sito web della \u2018Sant\u2019Anna\u2019 di Pisa, che parla di robot costruiti con materiali morbidi e deformabili, \u2013 si finisce nell&#8217;estasi del \u2018Sole 24 ore\u2019 davanti alla legge sulla responsabilit\u00e0 civile delle macchine considerate come \u2018persone elettroniche\u2019. Sembra di capire che l\u2019acquisita morbidezza e deformabilit\u00e0 possa indurre le macchine a delitti sessuali di cui dovranno rispondere davanti al giudice. Forse un esperto giurista potrebbe ricavare qualcosa di sensato da questo pateracchio \u2013 non certo dei poveri candidati di un esame di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo brano \u00e8 dal \u2018Corriere della sera\u2019. Il tono, che in precedenza aveva preso tratti abnormi, qui diventa pretenzioso. Si parla di progresso. Ce ne sono due: uno tecnico-scientifico, che sarebbe esterno, collettivo, culturale e veloce, e uno morale e civile, che sarebbe interno, individuale, biologico e lento o lentissimo. La distinzione \u00e8 del tutto incomprensibile: il progresso morale e civile \u2013 ammesso che si dia qualcosa del genere \u2013 \u00e8 non meno esterno (<em>mos<\/em>, da cui <em>morale<\/em>, \u00e8 costume, <em>civis<\/em>, da cui <em>civile<\/em>, \u00e8 cittadino), collettivo (<em>civis<\/em> \u00e8 da <em>civitas<\/em>) e culturale (a meno che non ci si voglia far portavoce del razzismo) del tecnico-scientifico. Da tanto rovinosa caduta il brano non si risolleva pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 ci\u00f2 che accade nella scuola italiana da quando si \u00e8 distrutto l\u2019argine che tratteneva nel suo letto il fiume torbido dell&#8217;opinione: il terreno della scienza \u00e8 sommerso dalla chiacchiera giornalistica e il lavoro didattico diventa sempre pi\u00f9 disperato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) Il lamento che in Italia si leggono poco i giornali trascura che i loro articoli sono una merce tra le altre e che la scarsa domanda pu\u00f2 essere indice di cattiva qualit\u00e0 dell\u2019offerta. In effetti gli articoli dovrebbero dare notizie, in realt\u00e0 si sforzano di diffondere ideologia, quella che protegge gli interessi degli editori. 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