{"id":32245,"date":"2017-06-22T10:44:42","date_gmt":"2017-06-22T08:44:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32245"},"modified":"2017-06-22T10:51:58","modified_gmt":"2017-06-22T08:51:58","slug":"sovranita-e-alleanze-unfalso-problema-e-molte-false-flags","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32245","title":{"rendered":"Sovranit\u00e0 e alleanze. Un falso problema e molte false flags."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LUCIANO BARRA CARACCIOLO<\/strong><\/p>\n<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Bazaar e Francesco Maimone sul tema, molto attuale, <strong>dell&#8217;esigenza e delle condizioni di un&#8217;alleanza di tutte le forze, espresse dalla societ\u00e0 italiana, che comunque si riconoscono nella rivendicazione della &#8220;questione nazionale&#8221;<\/strong>: cio\u00e8 della sovranit\u00e0, in assenza della quale, si \u00e8 irreversibilmente in balia di un potere sovranazionale che non pu\u00f2 che avere caratteri imperialisti. Il che vuol dire <strong>relegare il popolo italiano (art.1 Cost.) nella condizione di &#8220;nazione oppressa&#8221;<\/strong>. <strong>La sovranit\u00e0, cio\u00e8 il potere di autodecisione delle nazioni, \u00e8 indisgiungibile dalla democrazia<\/strong>. Ogni (ri)conquista della sovranit\u00e0 in senso democratico, perci\u00f2 \u00e8 un passo verso la democrazia.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Rimane in buona parte fuori dall&#8217;analisi, peraltro, il tema scabroso se vi sia un &#8220;piccolo capitale&#8221;, contrapposto, in modo contingente, al &#8220;grande capitale&#8221;, che abbia un interesse, temporaneo e strumentale, alla &#8220;questione nazionale&#8221;, ma che rimanga portatore di un obiettivo materiale, irresistibile, a ripristinare forme di autoritarismo antitetiche al fondamento lavoristico della nostra Costituzione.\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>Questo, in realt\u00e0, (se correttamente assunto sotto il punto di vista fenomenologico) <strong>\u00e8 un falso problema<\/strong>: i ceti produttivi &#8220;minori&#8221; sono tra le prime vittime dell&#8217;imperialismo capitalista condotto dalle oligarchie dei paesi dominanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Di questo aspetto, nel blog, ne abbiamo gi\u00e0 discusso, evidenziando come sia stata proprio <strong>la &#8220;mobilit\u00e0 sociale&#8221;<\/strong> (certo parziale e contrastata) consentita dal nostro modello costituzionale (che \u00e8 orientato alla redistribuzione ex ante, promossa dall&#8217;intervento attivo dello Stato pluriclasse costituzionale), e dalla prevalenza del modello keynesiano nel &#8220;trentennio d&#8217;oro&#8221;, a consentire la trasformazione delle classi operaia e degli artigiani in imprenditori e lavoratori autonomi di carattere professionale.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi, pi\u00f9 che mai, il lavoro dipendente e questi &#8220;figli&#8221; dell&#8217;emancipazione sociale connessa ad un certo grado di democrazia sostanziale, &#8211; anzitutto economica e, perci\u00f2, politica-, <strong>sono &#8220;sulla stessa barca&#8221;.<\/strong> E di fronte a una &#8220;<strong>sfida finale&#8221;<\/strong> per la propria sopravvivenza come individui dotati di dignit\u00e0 sociale. <strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>L&#8217;alleanza, dunque, risulterebbe inevitabile: il problema sar\u00e0 vedere se essa sar\u00e0 anche &#8220;tempestiva&#8221;<\/strong>, cio\u00e8 in grado di salvare quel che &#8220;resta del giorno&#8221; prima della notte definitiva della Repubblica fondata sul lavoro (e che da ci\u00f2 reclama la sua sovranit\u00e0).<\/em><\/p>\n<p><em>ADDENDUM: su questo punto introduttivo, ci pare coerente, rispetto alla trattazione del post, ribadire quanto lo stesso Lelio Basso aveva poi chiarito nel 1962 (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/05\/lantisovrano-ha-paura-della-sovranita.html\">qui, p.2<\/a>), tirando le fila dell&#8217;evoluzione socio-economica occidentale (proprio alla luce della incombente &#8220;costruzione europea&#8221;):<\/em><\/p>\n<p>&#8220;&#8230;<em>oggi il settore monopolistico (usiamo questa espressione nel senso che essa ha oggi assunto nella polemica politica e <strong>non in senso rigorosamente tecnico<\/strong>&#8211;<strong>economico<\/strong> che suggerirebbe <strong>piuttosto <\/strong>l\u2019espressione di \u2018<strong>oligopolio <\/strong><strong>concentrato<\/strong>\u2019) non soltanto si appropria del plusvalore prodotto dai suoi operai, ma, <strong>grazie al suo forte potere di mercato<\/strong>, che gli permette d\u2019imporre i prezzi sia dei prodotti che vende che di quelli che compra, <strong>riesce ad appropriarsi almeno di una parte del plusvalore prodotto in tutti gli altri settori non monopolistici<\/strong>: sia in quello <strong>agricolo<\/strong>, sia in quello del <strong>piccolo produttore indipendente<\/strong>, sia anche in quello delle <strong>aziende capitalistiche non monopolistiche<\/strong>, dove il tasso di profitto \u00e8 minore e spesso, di conseguenza, anche i salari degli operai sono pi\u00f9 bassi proprio per il peso che il settore monopolistico esercita sul mercato.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Ridurre quindi, nella presente situazione, la lotta di classe al rapporto interno di fabbrica, proprio mentre la caratteristica della fase attuale del capitalismo \u00e8 la creazione di questi complessi meccanismi <\/strong>che permettono di esercitare lo sfruttamento in una sfera molto pi\u00f9 vasta, anche senza il vincolo formale del rapporto di lavoro, <strong>\u00e8 perlomeno curioso<\/strong>&#8230; <\/em><\/p>\n<p><em>Una <strong>seconda tendenza destinata ad accentuarsi sempre pi\u00f9 in avvenire<\/strong> \u00e8 quella relativa all\u2019<strong>interpenetrazione di potere economico e potere politico<\/strong>, cio\u00e8, praticamente, all\u2019<strong>orientamento di tutta la politica statale ai fini voluti dal potere monopolistico<\/strong>&#8230;&#8221;<\/em><br \/>\n<strong>PROLEGOMENI A<\/strong><strong> COSCIENZA, AUTOCOSCIENZA E LOTTA<\/strong><\/p>\n<p>(<em>ovvero spunti teorici sulla tattica nelle alleanze per il recupero della sovranit\u00e0 democratica-costituzionale<\/em>)<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nessuno \u00e8 colpevole di essere nato schiavo. Ma lo schiavo al quale non solo sono estranee le aspirazioni alla libert\u00e0, ma che giustifica e dipinge a colori rosei la sua schiavit\u00f9, un tale schiavo \u00e8 un lacch\u00e8 e un bruto che desta un senso legittimo di sdegno, di disgusto e ripugnanza<\/em>\u00bb <strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lenin<\/strong>, <strong><em>Sull&#8217;orgoglio nazionale dei Grandi Russi<\/em>, 12 Dicembre 1914<\/strong><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Le presenti note intendono costituire una riflessione che scaturisce dal confronto sul tema del <strong>sostegno o meno a nuove o vecchie formazioni politiche nella lotta volta alla riappropriazione della <em>sovranit\u00e0<\/em> e, in generale, sul tema delle \u201calleanze\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Approfittiamo di questo spazio di discussione, quindi, per sviluppare alcuni ragionamenti i quali, pi\u00f9 che rilanciare la dialettica \u201cnel merito\u201d ed in concreto, rispetto al supporto di eventuali alleanze che si rifanno alla tradizione della destra <em>politica<\/em> o meno, per provare \u2013 a beneficio di un tentativo di <em>(ri)fondare<\/em> il pensiero <em>critico<\/em> \u2013 a fornire spunti teorici generali sul <em>metodo<\/em>.<br \/>\nIn particolare sul metodo d\u2019analisi dell\u2019unico grande laboratorio per l&#8217;indagine <em>critica<\/em> della totalit\u00e0 in possesso dei ceti subalterni: ossia sul metodo d\u2019analisi <em>marxiano, <\/em>ragionando dei risvolti politici e morali di chi si prende la responsabilit\u00e0 materiale di dibattere su temi fondanti la vita sociale.<\/p>\n<p>Queste non vogliono essere considerazioni rivolte esclusivamente a coloro che si rifanno al marxismo, ma a tutti coloro ai quali sta a cuore la democrazia costituzionale.<\/p>\n<p><strong>1 \u2013 Coscienza, autocoscienza e lotta: il rischio di paralogismi ed aporie nell\u2019analisi affetta da precomprensione ideologica. L\u2019ideologia come falsa coscienza<\/strong><\/p>\n<p>In un <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/05\/la-lezione-francese-tra-steccati.html\">articolo precente<\/a> veniva evidenziato come storicamente il grande pensiero di scuola marxiana abbia individuato l\u2019oppressione fascista come un prodotto <em>sovrastrutturato<\/em> di peculiari fenomeni <em>congiunturali<\/em> e \u2013 come da pacifica sociologia marxiana \u2013 di particolari tensioni di carattere <em>strutturale<\/em> che, <a href=\"https:\/\/orizzonte48.blogspot.com\/2017\/06\/astensionismo-figlio-e-padre-dello.html?showComment=1497428371773#c4058946985731468140\">nell&#8217;attuale frangente, vediamo <em>gi\u00e0<\/em> all&#8217;opera<\/a>.<\/p>\n<p>Gran parte <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/sinistra-le-pen\/\">dell&#8217;attuale sinistra militante<\/a>, tuttavia, ritiene che partiti come il <strong>FN<\/strong> o la <strong>Lega Nord<\/strong> siano una sorta di \u201cportatori sani di fascismo\u201d, dove il \u201cfascismo\u201d sarebbe, in breve, ma senza troppo allontanarsi dal pensiero \u201cmediano\u201d, una manifestazione di politica oppressiva avente le \u201csembianze\u201d del fenomeno storico.<\/p>\n<p>In particolare, secondo tali comuni ricostruzioni, si potrebbe pensare che a caratterizzare il \u201cfascista\u201d, il \u201cleghista\u201d, il \u201crazzista\u201d, lo \u201cxenofobo\u201d (e via coi vari attributi sorosiani inventati dai vari <em>think tank<\/em> al servizio dell&#8217;imperialismo del capitalismo liberale) non sarebbe la <em>struttura<\/em> esponenziale di particolari ideologie come si riscontra nelle analisi dei grandi autori socialisti e democratici \u2013 ritenute anzi obsolete \u2013 ma sarebbe quasi un requisito di carattere <em>morale, <\/em>connaturato antropologicamente a determinati gruppi sociali; posizione, in s\u00e9, che \u2013 come abbiamo appena sottolineato \u2013 sarebbe in linea con la quasi totalit\u00e0 di chi oggi si ritiene \u201cprogressista\u201d e si riconosce nella sinistra moderna, post-moderna, post-sessantottina, nicciana, post-ideologica e post\u2026 socialista? (non a caso appellata spesso e volentieri \u201cbuonista\u201d).<\/p>\n<p>Sinistra \u201cmoderna\u201d che noi, infatti, riteniamo abbia acquisito il <em>moralismo<\/em> tipico del <em>liberalismo piccolo borghese<\/em> nel processo totalizzante di restaurazione neoliberale, compattando le forze di reazione, e <strong>proponendo una finta dialettica tra liberali<\/strong> <strong>\u201cmodernisti\u201d<\/strong> (alla Soros, per intenderci\u2026) <strong>e liberali \u201cconservatori\/tradizionalisti\u201d<\/strong> (cattolici, \u201cdestra sociale\u201d, ecc.).<\/p>\n<p>Moralismo che, tra l\u2019altro, riteniamo essere una forma di <em>classismo<\/em> visto che, come nel caso delle posizioni <em>a prescindere<\/em> \u201cantileghiste\u201d, viene sottintesa e <em>stigmatizzata<\/em> una qualche forma \u201cd\u2019ignoranza\u201d del gruppo sociale \u2013 di subalterni!, che siano salariati o <em>piccoli<\/em> <em>e medi<\/em> imprenditori \u2013 la quale si riconosce nelle istanze di quel particolare partito politico.<\/p>\n<p>A differenza di ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto oggetto di critica nel post precedente, l&#8217;analisi sul fascismo che ivi \u00e8 stata proposta non \u00e8 \u00ab<em>esplicitamente derivata dal pensiero di <strong>Lelio Basso<\/strong><\/em>\u00bb: semplicemente, il grande democratico e tra i massimi socialisti marxisti del XX secolo, insieme ad <strong>Antonio Gramsci<\/strong>, <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/04\/capitalismo-fascismo-tra-la-marcia-su.html\">supporta <em>filologicamente<\/em> insieme a <strong><em>tanti<\/em><\/strong> altri influenti pensatori \u2013 anche di matrice reazionaria e neoliberale \u2013<\/a> la tesi proposta dall\u2019origine in questi spazi di discussione: la nostra Carta \u00e8 <em>antifascista<\/em> in quanto <em>antiliberista<\/em>, ovvero <em>keynesiana<\/em> <strong>E<\/strong> <em>socialista (v. capoverso art.3 Cost.).<\/em><\/p>\n<p>Date queste premesse prendiamo le mosse per sostenere che tutte le forze democratiche che si richiamino alla Costituzione e, in genere, le istanze politiche internazionali che si rifacciano al suo modello \u201carchetipizzato\u201d nonch\u00e9 agli strumenti di politica economica che ne rendono effettivi i Principi fondamentalissimi, sono \u2013 <u>per il semplice fatto di portare nei propri programmi almeno parte di tali rivendicazioni<\/u> \u2013 essenziali <em>interlocutori<\/em>.<\/p>\n<p>Inoltre, sosteniamo che la difesa della <em>sovranit\u00e0<\/em> sia il punto fondamentale \u2013 la linea del Piave \u2013 la Resistenza all&#8217;imperialismo europeista, alla \u201cdottrina Monroe&#8221; del grande capitale atlantista, all&#8217;oppressione eversiva e <em>collaborazionista<\/em> del cosmopolitismo borghese e al federalismo neocoloniale propugnato dalle classi egemoni. In assenza di <em>sovranit\u00e0<\/em>, risulta infatti inutile ogni altra disquisizione.<\/p>\n<p><strong>1.1\u00a0\u00a0\u00a0 Metodo e dialettica: una riflessione ad ampio respiro<\/strong><\/p>\n<p>Esistono oramai generazioni intere radicate \u2013 consapevolmente o meno \u2013 nel \u00ab<em>mito fondativo<\/em>\u00bb del \u201cSessantotto\u201d e impantanate nella sua ideologia totalitaristicamente <em>liberale<\/em> dove lo slogan \u00ab<em>vietato vietare<\/em>\u00bb diviene il simbolo della distruzione di quelle <em>norme<\/em> etiche che <em>regolano<\/em> la convivenza sociale, che permettono la sindacalizzazione dei ceti subalterni e, in definitiva, lo sviluppo di <em>coscienza di classe<\/em>. Quella <a href=\"https:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/06\/ius-soli-i-calcoli-elettorali-di-breve.html\">coscienza a cui \u00e8 propedeutica la <em>coscienza nazionale<\/em><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Il <em>relativismo dell&#8217;opinione<\/em> \u00e8 lo strumento principe per l&#8217;atomizzazione delle masse lavoratrici e per la conseguente <em>tirannia dei valori <\/em>del pi\u00f9 forte<\/strong>: ovvero quella del capitale industriale e finanziario che tutto mercifica e monopolisticamente <em>prezza<\/em>.<\/p>\n<p>Il socialismo storico ricordava che i valori di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0 dei liberali rimanevano <em>relativi<\/em> (formali) fintanto che non fossero <em>posti<\/em> sulla <em>sostanza materiale<\/em> \u2013 \u201cderelativizzante\u201d \u2013 della giustizia economica e sociale. Della <em>giustizia distributiva<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;idealismo elitario dietro a questi proclami enfatici tipicamente borghesi doveva, per i socialisti, essere abbattuto portando questi concetti ideali e meramente formali sul piano materiale, empirico, in cui i fenomeni si sarebbero dovuti manifestare come emancipazione dalla miseria e dallo sfruttamento. Progresso sociale che avrebbe significato il contestuale sviluppo spirituale della persona umana, in un percorso volto all\u2019<em>autocoscienza<\/em> annichilita da questa <em>struttura<\/em> sociale <em>alienante<\/em> chiamata <em>capitalismo<\/em>.<\/p>\n<p>Il <em>materialismo storico<\/em> prende quindi forma grazie a <strong>Marx<\/strong> ed <strong>Engels<\/strong> che intuiscono che \u00e8 la <em>struttura sociale<\/em> ad essere l&#8217;agente primo della Storia, e che questa \u00e8 conformata dalla lotta politica tra le classi che vengono definite in base ai rapporti di produzione.<\/p>\n<p><strong>Poich\u00e9 il modo di produzione capitalistico \u00e8 tecnicamente avanzato, si sviluppa una scienza che prova a descriverlo: <em>l&#8217;economia politica<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec nell&#8217;Ottocento, in ottica progressiva e rivoluzionaria, il <strong>socialismo <em>scientifico<\/em><\/strong> che si contrappone all&#8217;economia politica liberale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai <strong>Karl Marx<\/strong> chiama la sua via al socialismo \u201cscientifica\u201d?<\/p>\n<p><strong>1.2<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>I fondamenti epistemologici<\/strong><\/p>\n<p>Il metodo rigidamente seguito da questo gruppo di studio, oltre al <em>metodo marxiano<\/em> ed alle <em>categorie<\/em> dell\u2019idealismo classico tedesco per l\u2019analisi della totalit\u00e0 con <em>focus<\/em> nell\u2019analisi economica del diritto, fonda ed integra tale metodo grazie agli strumenti di filosofia cognitiva tipici dell\u2019<em>atteggiamento fenomenologico<\/em> della scuola <em>husserliana<\/em>.<\/p>\n<p>Cosa significa?<\/p>\n<p>Innanzitutto significa che si \u00e8 consapevoli che \u00ab<strong><em>la teoria \u00e8 gi\u00e0 prassi<\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Ovvero, in quest&#8217;ambito di discussione, la mancanza di solide basi teoriche implica con un certo grado di certezza una prassi inana o contropruducente; lo sforzo divulgativo in s\u00e9 stesso diventa quindi una consapevole assunzione di <strong>responsabilit\u00e0 morale<\/strong>.<\/p>\n<p>In secondo luogo, ed in modo estremamente riduzionistico, l\u2019analisi segue circolarmente prima l\u2019<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/02\/leuro-continuita-liberista-determinismo.html\">intuizione logica<\/a> e, in un secondo momento, si riscontra l\u2019esistenza di un supporto filologico o meno: la <strong>citazione<\/strong> non \u00e8 quindi mera \u201cappendice\u201d, \u201cabbellimento\u201d, \u201cvirtuosismo\u201d in un convegno di <em>radical chic<\/em> o di europeisti semicolti (pleonasmo): \u00e8 parte dell\u2019essenza stessa della <strong>dialettica<\/strong>, tra idealismo ed empirismo, tra hegelismo ed ermeneutica, che formano un tutt\u2019uno nella totalit\u00e0 della Storia e nel microcosmo del cognitivismo.<\/p>\n<p>Metodo scientifico ed ermeneutica.<\/p>\n<p>Si evidenzia che il punto di incontro tra <strong>Husserl<\/strong> e <strong>Marx<\/strong> potrebbe consistere proprio nel restituire un <em>senso<\/em> all\u2019empirismo e al positivismo tramite la filosofia classica, ossia quella profonda e significante attivit\u00e0 di critica e di pensiero volta ad indagare il reale. Indagine <em>leninianamente<\/em> propedeutica alla prassi!<\/p>\n<p>La pi\u00f9 grande opera di <strong>Marx<\/strong> consiste \u2013 ricordando il suo \u201csocialismo scientifico\u201d \u2013 nello sviluppare una <em>critica all\u2019economia politica<\/em>, un\u2019opera immane che ha tentato di dare un <em>significato<\/em> all\u2019economia politica borghese, opera che fornisce strumenti d\u2019analisi che vanno <em>oltre<\/em> l\u2019economia politica il cui \u201c<strong>garbuglio economicistico<\/strong>\u201d, per\u00f2 \u2013 <a href=\"http:\/\/gondrano.blogspot.it\/2016\/07\/spazzare-via-le-fondamenta-ricardiane.html\">con sconsolazione del pensatore di Treviri che ne aveva sottovalutato la complessit\u00e0<\/a> \u2013 rimarr\u00e0 in gran parte irrisolto fino alla sua morte.<\/p>\n<p>Tale \u201cgarbuglio\u201d \u2013 com&#8217;\u00e8 noto \u2013 verr\u00e0 districato da <strong>Kalecki<\/strong> e poi da <strong>Keynes<\/strong>, in una convergenza non stupefacente tra socialismo ortodosso e liberalismo <em>sociale<\/em>. <em>(Quando i principi morali convergono, convergono anche gli intenti come risultato dalla dialettica che pu\u00f2 <strong>svincolare l\u2019individuo dagli immediati interessi di classe)<\/strong><\/em><\/p>\n<p>A proposito di epistemologia, <a href=\"http:\/\/sollevazione.blogspot.it\/2017\/06\/contro-leconomicismo-di-ugo-boghetta-e.html\">in un recente articolo<\/a> possiamo leggere intorno allo sviluppo al pensiero marxiano:<\/p>\n<p>\u00ab<strong><em>nell\u2019incompleto superamento della versione economicista del marxismo<\/em><\/strong><em>, versione che aveva iniziato ad essere <strong>efficacemente criticata negli anni \u201970 ed \u201980<\/strong> dello scorso secolo, grazie ad un lavoro teorico che si \u00e8 per\u00f2 di fatto interrotto con il crollo dell\u2019esperienza del socialismo reale e con la connessa crisi del movimento operaio occidentale.<\/em><\/p>\n<p><em>Estremizzando (ma non troppo) i tratti fondamentali dell\u2019economicismo marxista, diremo che esso \u00e8 caratterizzato dalle seguenti tesi:<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 la dinamica sociale del capitalismo \u00e8 mossa dallo sviluppo delle forze produttive; <\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 tale sviluppo \u00e8 lineare e progressivo e determina univocamente le forme culturali e politiche che gli corrispondono e che da esso dipendono in maniera meccanica; <\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 lo sviluppo delle forze produttive ha un contenuto sostanzialmente \u201cneutrale\u201d, perch\u00e9 d\u00e0 luogo ad una socializzazione della produzione che costituisce la base della societ\u00e0 socialista; <\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 esso peraltro produce anche il soggetto della rivoluzione socialista, perch\u00e9 generalizza il lavoro salariato e lo concentra in masse sempre pi\u00f9 grandi, aumentandone la forza sociale e la consapevolezza politica, cosicch\u00e9 il punto pi\u00f9 alto di sviluppo del capitalismo diviene anche il punto del suo rovesciamento radicale.<\/em> \u00bb<\/p>\n<p>Quest\u2019analisi sarebbe anche corretta, tant\u2019\u00e8 che <strong>Gramsci<\/strong> chiamava questo adialettico determinismo storicista un \u00ab<em>materialismo infantile<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, di cosa possa essere stato criticato \u201cefficacemente\u201d negli anni \u201870 e \u201880 del \u2018900 \u2013 considerando quale sia stato il risultato <a href=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-2hgN_6kdHoQ\/Upn141YbGSI\/AAAAAAAAAms\/fx0jUYHLvY4\/s1600\/Wolff.JPG\">materiale<\/a> e <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Michel_Clouscard\">coscienziale<\/a> negli Stati nazionali a maggior sviluppo economico \u2013 ci sarebbe da discutere a lungo.<\/p>\n<p>E, forse, sta proprio qui il problema che si prova a sviscerare.<\/p>\n<p>Se la critica sulle orme di <strong>Gramsci<\/strong> fosse volta ad approfondire l\u2019economia politica <strong>E<\/strong> \u2013 contestualmente \u2013 ad unirla indissolubilmente al metodo dialettico e alla filosofia che questo sottende-, potremmo essere pacificamente d\u2019accordo. Purtroppo, ci pare che \u2013 poich\u00e9 non ci sono ulteriori riscontri sull\u2019importanza dell\u2019economia politica e del metodo scientifico \u2013 abbiamo di conseguenza a che fare con quel tipo di \u00ab<em>relativismo dell\u2019opinione <\/em>\u00bb, ossia del \u00ab<em>fatti una tua personale opinione<\/em> <em>sulle cose<\/em> \u00bb, \u00ab<em>usa la tua testa! <\/em>\u00bb, che si propaga a macchia d\u2019olio nel mondo della cultura \u201cdi sinistra\u201d tra gli anni \u201860 e \u201870. Ossia ai tempi della grande controffensiva neoliberista.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8: sono riflessioni \u201cmetodologicamente fondate\u201d? I pensatori di \u201csinistra\u201d hanno smarrito tra le barricate dei Settanta gli ultimi scampoli di <strong>filologia<\/strong>?<\/p>\n<p>Certo, \u00ab<em>il<\/em> <em>positivismo \u00e8 assurdo<\/em>\u00bb, siamo d\u2019accordo come con noi \u00e8 d\u2019accordo <strong>Husserl<\/strong>: \u00ab<em>nel positivismo, consapevolmente o meno, ci sta dello scetticismo; e lo scetticismo \u00e8 assurdo<\/em> \u00bb. Tanto che <strong>Husserl<\/strong> parla proprio di \u00ab<em>fallimento della scienza<\/em> \u00bb in quanto \u00ab<em>Galileo tanto scopre quanto ricopre<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ma tutto ci\u00f2, a livello cognitivo e nell\u2019ottica di <u>una riflessione pi\u00f9 ampia<\/u>, non significa prosasticamente \u00ab<em>ok, la scienza \u00e8 fallita, liberi tutti, diamoci all\u2019astrologia, alla rivoluzione interiore e a chi le spa\u2026 al \u201cpluralismo dell\u2019opinione\u201d<\/em> \u00bb. Significa che, <em>oltre<\/em> a <em>poggiare<\/em> i piedi sul solido terreno della <em>scienza<\/em> che nasce proprio per \u201coggettivare\u201d, rendere \u201cintersoggettiva\u201d l\u2019esperienza anche a distanza di spazio e di tempo, cercare un linguaggio comune e \u2013 quindi! \u2013 una <strong>dialettica<\/strong>, \u00e8 altres\u00ec necessario \u201cfondarla\u201d, \u201csignificarla epistemologicamente\u201d, ossia passare dalle <em>verit\u00e0 scientifiche<\/em> a delle <em>opinioni <strong>coscienti<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Non passare, come dal Sessantotto in avanti, da insensate verit\u00e0 scientifiche ad ancora pi\u00f9 insensate opinioni individuali. Il pensiero collettivo, <em>critico<\/em>, essendo generato per definizione da un flusso <em>dialettico<\/em>, deve essere scientificamente, <em>empiricamente<\/em> fondato.<\/p>\n<p>Cosa passava a fare ore e ore <strong>Marx<\/strong> nelle biblioteche britanniche studiando le opere di <strong>Smith<\/strong> e <strong>Ricardo<\/strong>? \u00c8 possibile rendersi conto che il linguaggio della \u201cstruttura\u201d, <em>primum agens<\/em> della storia e della coscienza, \u00e8 il linguaggio dell\u2019economia politica? \u00c8 possibile comprendere che la locuzione <em>rapporto di produzione<\/em> sottende contemporaneamente almeno un concetto economico, sociologico e giuridico? E queste, non a caso, sono tutte e tre <em>scienze<\/em> sociali.<\/p>\n<p><strong>1.3\u00a0\u00a0\u00a0 Comunicazione e responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Tornando nel merito: la tesi che proponiamo \u00e8 che \u00ab<em>mai con<\/em>\u00bb a prescindere \u00e8 risultato di ci\u00f2 che sembra proprio un paralogismo. Una <em>precomprensione<\/em> delle fondamenta stesse del grande pensiero marxiano e, in definitiva \u2013 come sottolineava <strong>Marx<\/strong> \u2013 <em>falsa coscienza<\/em> di natura ideologica e paramorale. Sovrastrutture di ci\u00f2 che oggi \u00e8 il capitale neoliberale.<\/p>\n<p>Per farlo porteremo a sostegno citazioni di chi, seguendo il metodo proposto, ha potuto dare un grande contributo nella storia della lotta per l\u2019emancipazione delle masse.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Quando i socialisti erano \u201csovranisti\u201d\u2026 (ringraziando Arturo per la citazione)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00ab<em>Il compagno Parabellum <\/em>[o, se si vuole, \u201cToni Negri\u201d&#8230;]<em> (nei nn. 252-253 della Berner Tagwacht) dichiara<\/em> \u201cillusoria\u201d<em> la \u201c<\/em>lotta per l\u2019inesistente diritto di autodecisione\u201d <em>e ad essa contrappone la<\/em> \u201clotta rivoluzionaria di massa del proletariato contro il capitalismo\u201d<em>, assicurando nello stesso tempo che <\/em>\u201cnoi siamo contro le annessioni\u201d<em> (questa affermazione \u00e8 ripetuta cinque volte nell\u2019articolo di Parabellum) e contro ogni specie di violenza ai danni delle nazioni. Gli argomenti di Parabellum si riducono a questo:<\/em> <em>oggi tutti i problemi nazionali (Alsazia-Lorena, Armenia, ecc.) sono in sostanza problemi dell\u2019imperialismo; il capitale ha superato i limiti degli Stati nazionali; <strong>non \u00e8 possibile<\/strong><\/em><strong> \u201cgirare all\u2019indietro la ruota della storia\u201d <em>verso l\u2019ideale ormai sorpassato degli Stati nazionali<\/em><em>, ecc.<\/em><\/strong> \u00bb<\/p>\n<p>Ci pare di averla gi\u00e0 sentita\u2026.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Innanzitutto proprio Parabellum guarda indietro invece di guardare avanti, quando, scendendo in campo contro l\u2019accettazione dell\u2019 \u201c<\/em>ideale dello Stato nazionale\u201d <em>da parte della classe operaia, volge i propri sguardi all\u2019Inghilterra, alla Francia, all\u2019Italia, alla Germania, cio\u00e8 ai paesi in cui il movimento di liberazione nazionale appartiene al passato, e non all\u2019Oriente, all\u2019Asia, all\u2019Africa, alle colonie dove questo movimento appartiene al presente e all\u2019avvenire. Basta nominare l\u2019India, la Cina, la Persia, l\u2019Egitto. <\/em>\u00bb<\/p>\n<p>O la Grecia, aggiungiamo noi.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Proseguiamo. <strong>Imperialismo significa superamento dei limiti degli Stati nazionali da parte del capitale<\/strong>, significa estensione e aggravamento dell\u2019oppressione nazionale su una nuova base storica. Di qui, malgrado le opinioni di Parabellum, deriva precisamente che <strong>noi dobbiamo legare la lotta rivoluzionaria per il socialismo al programma rivoluzionario nella questione nazionale. <\/strong>Dal ragionamento di Parabellum risulta che egli, in nome della rivoluzione socialista, respinge sdegnosamente il programma rivoluzionario coerente nel campo democratico. Questo non \u00e8 giusto. <strong>Il proletariato non pu\u00f2 vincere se non attraverso la democrazia, cio\u00e8 realizzando completamente la democrazia e presentando, ad ogni passo della sua lotta, rivendicazioni democratiche nella formulazione pi\u00f9 precisa.<\/strong> <strong>\u00c8 assurdo contrapporre la rivoluzione socialista e la lotta rivoluzionaria contro il capitalismo ad una delle questioni della democrazia, nel nostro caso alla questione nazionale.<\/strong> <strong>Dobbiamo unire la lotta rivoluzionaria contro il capitalismo al programma rivoluzionario e alla tattica rivoluzionaria per tutte le rivendicazioni democratiche: repubblica, milizia, elezione dei funzionari da parte del popolo, parit\u00e0 di diritti per le donne, autodecisione dei popoli, ecc.<\/strong> Finch\u00e9 esiste il capitalismo, tutte queste rivendicazioni sono realizzabili soltanto in via d&#8217;eccezione e sempre in forma incompleta, snaturata. Appoggiandoci alla democrazia gi\u00e0 attuata, rivelando che essa \u00e8 incompleta in regime capitalista, noi rivendichiamo l&#8217;abbattimento del capitalismo, l&#8217;espropriazione della borghesia, come base indispensabile per l&#8217;eliminazione della miseria delle masse e per l&#8217;<strong>introduzione completa e generale di tutte le trasformazioni democratiche<\/strong><\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Pare proprio che il leninismo abbia poco a che fare con <strong>Lenin<\/strong>\u2026 il quale pare aver molto pi\u00f9 a che fare con la <strong>Luxemburg<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00ab<strong><em>L&#8217;imperialismo \u00e8 l\u2019oppressione sempre maggiore dei popoli del mondo da parte di un pugno di grandi potenze<\/em><\/strong><em>, \u00e8 un periodo di guerre tra queste potenze per l&#8217;estensione e il consolidamento dell\u2019oppressione delle nazioni, <strong>\u00e8 un periodo di inganno delle masse popolari da parte dei socialpatrioti ipocriti, di coloro i quali \u2013 col pretesto della \u201clibert\u00e0 dei popoli\u201d, del \u201cdiritto delle nazioni all\u2019autodecisione\u201d e della \u201cdifesa della patria\u201d \u2013 giustificano e difendono l\u2019oppressione della maggioranza dei popoli del mondo da parte delle grandi potenze.<\/strong> \u00bb<\/em><\/p>\n<p>Questa \u00e8 la descrizione dell\u2019imperialismo fascista camuffato da umanitarismo irenico. Pare proprio quello che attualmente sta opprimendo le masse lavoratrici.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Perci\u00f2, nel programma dei socialdemocratici, il punto centrale dev\u2019essere precisamente quella <u><strong>divisione delle nazioni in dominanti e oppresse<\/strong><\/u>, che rappresenta l&#8217;essenza dell\u2019imperialismo e alla quale sfuggono mentendo i socialsciovinisti e Kautsky.<\/em><br \/>\n<em><strong>Questa divisione non \u00e8 sostanziale dal punto di vista del pacifismo borghese o dell\u2019utopia piccolo-borghese della concorrenza pacifica tra nazioni indipendenti in regime capitalista, ma essa \u00e8 indiscutibilmente sostanziale dal punto di vista della lotta rivoluzionaria contro l\u2019imperialismo.<\/strong> E da questa divisione deve scaturire la nostra definizione \u2013 coerentemente democratica, rivoluzionaria e corrispondente al compito generale della lotta immediata per il socialismo \u2013 del \u201cdiritto delle nazioni all\u2019autodecisione\u201d.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>In nome di questo diritto, lottando per il suo riconoscimento non ipocrita, <strong>i socialdemocratici delle nazioni dominanti debbono rivendicare la libert\u00e0 di separazione per le nazioni oppresse, perch\u00e9 altrimenti il riconoscimento dell\u2019<u>eguaglianza di diritti delle nazioni<\/u> e della solidariet\u00e0 internazionale degli operai sarebbe in pratica soltanto una parola vuota, soltanto un\u2019ipocrisia.<\/strong> <\/em>\u00bb<\/p>\n<p>Proprio come, a livello nazionale, lo sono i diritti nelle democrazie borghesi.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Come esempio istruttivo pu\u00f2 servire l\u2019impostazione che ricevette la questione nazionale verso la fine del decennio 1860-1870. I democratici piccolo-borghesi, estranei a ogni idea di lotta di classe e di rivoluzione socialista, avevano immaginato l\u2019utopia della concorrenza pacifica, in regime capitalista, tra nazioni libere e aventi eguali diritti. I proudhoniani \u201cnegavano\u201d addirittura la questione nazionale e il diritto di autodecisione delle nazioni dal punto di vista dei compiti immediati della rivoluzione sociale. <strong>\u00a0<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Marx scherniva il proudhonismo francese, mostrava la sua affinit\u00e0 con lo sciovinismo francese<\/strong>.<\/em> (\u201cTutta l\u2019Europa pu\u00f2 e deve restare tranquillamente seduta sul suo deretano, fino a quando i signori non aboliranno in Francia la miseria\u201d&#8230; \u201c<strong>Per negazione delle nazionalit\u00e0, essi, a quanto pare, intendono inconsapevolmente l\u2019assorbimento di nazionalit\u00e0 da parte della nazione francese modello<\/strong>\u201d).<br \/>\n<em>Marx chiedeva la separazione dell\u2019Irlanda dall\u2019Inghilterra, <\/em>\u201canche se dopo la separazione si dovesse giungere alla federazione\u201d <em>e lo chiedeva non dal punto di vista dell\u2019utopia piccolo-borghese del capitalismo pacifico, non per motivi di<\/em> <em>\u201cgiustizia verso l\u2019Irlanda\u201d, ma dal punto di vista degli interessi della lotta rivoluzionaria del proletariato della nazione dominante, cio\u00e8 inglese , contro il capitalismo. <strong>La libert\u00e0 di questa nazione era ostacolata e mutilata dal fatto che essa opprimeva un\u2019altra nazione.<\/strong><\/em> <em>L\u2019internazionalismo del proletariato inglese sarebbe stato una frase ipocrita se il proletariato inglese non avesse chiesto la separazione dell\u2019Irlanda. <\/em>\u00bb<\/p>\n<p><strong>Lenin<\/strong>, \u201c<strong><em>Il proletariato rivoluzionario e il diritto di autodecisione delle nazioni<\/em>\u201d<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/archive\/lenin\/works\/1915\/oct\/16.htm\">ottobre 1915<\/a><\/p>\n<p>Chi usa gli strumenti analitici forniti dal <em>materialismo storico<\/em> non si pu\u00f2 stupire dell\u2019attualit\u00e0 di questa analisi di <strong>Lenin<\/strong>: l\u2019UE e l\u2019euro, fondati \u201csull\u2019utopia della concorrenza pacifica\u201d (cfr. art.3 comma 3, TUE), devono quindi essere abbattuti perch\u00e9 sono istituzioni volte alla reciproca oppressione delle nazioni: <strong>l\u2019Italia \u00e8 oppressa dalla Germania e dalla Francia, ma ne \u00e8 complice quando si tratta di opprimere la Grecia (La Germania e la Francia sono oppresse dagli Stati Uniti)<\/strong>. E tutto ci\u00f2 a vantaggio dello <em>sfruttamento<\/em>.<\/p>\n<p>Autodeterminazione <em>versus<\/em> imperialismo, che, come ricorda <strong>Lenin<\/strong>, non pare proprio essere \u201cinternazionalismo\u201d come gli europeisti e gli \u201caltreuropeisti\u201d provano a spacciarlo, ma, ovviamente, proprio la sua negazione.<\/p>\n<p><strong>2.1\u00a0\u00a0\u00a0 Prima riflessione<\/strong><\/p>\n<p>Che conseguenze ha avuto l\u2019analisi di Parabellum poi ripresa dagli <em>eurocomunisti<\/em> in piena controrivoluzione neoliberista?<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Analisi marxista sul tema delle alleanze: Lelio Basso cita Marx, 1947<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>3.1\u00a0\u00a0\u00a0 \u00abDall\u2019unit\u00e0 antifascista all\u2019unit\u00e0 democratica\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>[\u2026] Per intendere il significato degli avvenimenti politici che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese in questi ultimi anni e fare, ove occorra, una seria critica dei nostri stessi atteggiamenti, non sar\u00e0 inopportuno rammentarci i <\/em><em>principi fondamentali della dialettica delle classi e gli insegnamenti della categoria proletaria che Marx ci ha dato, oltre che nel Manifesto, in quel mirabile indirizzo del 1850 scritto a nome del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>a) il partito operaio rivoluzionario [&#8230;] non si distingue dagli altri operai in quanto sia depositario di verit\u00e0 particolari scoperte da qualche ideologo, o perch\u00e9 voglia realizzare un ideale precostituito di mondo migliore, ma solo perch\u00e9 esso \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 cosciente della classe operaia [&#8230;] e pertanto \u00e8 in grado di spiegare agli altri operai le ragioni per cui essi veramente combattono e guidarli verso delle finalit\u00e0 vere di classe;<\/em><\/li>\n<li><em>b) funzione precipua dei militanti rivoluzionari \u00e8 pertanto quella di contribuire a creare nella classe operaia questa coscienza di classe, cio\u00e8 dare unit\u00e0 al movimento operaio e indirizzarlo verso obiettivi rivoluzionari;<\/em><\/li>\n<li><em>c) <strong>a tal fine \u00e8 necessario adoperarsi perch\u00e9 gli operai partecipino, <u>in unione con tutte le forze democratiche e progressiste della borghesia<\/u>, alle lotte contro i regimi reazionari<\/strong>, <u>ma mantenendo sempre ed accentuando anzi in ogni momento le proprie caratteristiche di classe e di partito autonomo<\/u>, cio\u00e8 ponendo in ogni fase della lotta le rivendicazioni proprie del proletariato che dovranno costituire il tema della fase successiva;<\/em> <em>[\u2026]<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Su questo problema della <strong>inserzione del proletariato nei conflitti interni delle diverse frazioni della borghesia, e delle alleanze che ne derivano<\/strong>, <strong>l\u2019insegnamento di Marx \u00e8 estremamente preciso<\/strong>.\u00a0<\/em><br \/>\n<em><strong>Sforzarsi di unire tutti i partiti democratici contro i regimi reazionari, essere presenti in tutte le lotte e battersi decisamente anche per delle rivendicazioni immediate o per delle conquiste parziali<\/strong>; questo \u00e8 certamente dovere dei proletari e dei militanti rivoluzionari che si pongono alla loro testa. <u><strong>Ogni passo in avanti sulla via del progresso democratico, ogni sconfitta delle forze reazionarie, \u00e8 sempre anche un successo del proletariato<\/strong><\/u>, \u00e8 un passo avanti verso il socialismo, ma non \u00e8 ancora la battaglia per il socialismo.<\/em><\/p>\n<p><strong><em><u>Bisogna sempre sapere discernere<\/u><\/em><\/strong><em><u>, <strong>fra le frazioni della borghesia che lottano contro il regime dominante, quelle che lottano veramente in vista di un sostanziale progresso e quelle con finalit\u00e0 essenzialmente reazionarie<\/strong><\/u><\/em><em>; ma soprattutto bisogna sapere quali sono i limiti dell\u2019azione di ciascuna di queste frazioni borghesi, cio\u00e8 <strong>quali sono i suoi interessi fondamentali di classe che <\/strong><strong>le impongono a un certo momento di fermarsi e, magari, di mutar fronte, denunciando le sue vecchie alleanze con i ceti pi\u00f9 avanzati per allearsi invece con i ceti sconfitti<\/strong>. [\u2026]<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Ora non v\u2019\u00e8 dubbio che, alla base della lotta antifascista sostenuta sotto l\u2019insegna dell\u2019\u201cunit\u00e0 nazionale\u201d<\/em><\/strong><em>, <strong>non vi fu un\u2019impostazione di classe in questo senso<\/strong>.<\/em><br \/>\n<em><strong>Se \u00e8 vero che era necessario che il proletariato partecipasse in unione con tutte le forze borghesi e democratiche alla lotta contro il nazifascismo, e vi partecipasse in prima fila<\/strong>, \u00e8 lecito domandarsi se la forma di tale partecipazione non avrebbe dovuto essere diversa da quella che fu, se in luogo di un\u2019alleanza non solo formale ma tale da fare sparire addirittura ogni differenza nella valutazione dei problemi e nell\u2019impostazione della lotta, come fu quella dei C.L.N., non sarebbe stato pi\u00f9 opportuno stringere quel tanto di alleanza che nasceva dalle comuni finalit\u00e0, <u>mantenendo per\u00f2 la propria autonomia non soltanto organizzativa di partito, ma politica di classe, ponendo risolutamente sul tappeto le istanza delle riforme di struttura;<\/u> se cio\u00e8 in luogo di combattere <strong>la battaglia in nome di una generica democrazia e di un pi\u00f9 generico patriottismo contro la facciata soltanto del fascismo<\/strong>, non sarebbe <strong>stato necessario impostare subito i temi della <\/strong><strong><u>lotta contro le cause del fascismo<\/u>, e cio\u00e8 le forze stesse reazionarie che, in previsione della sconfitta del regime fascista, si annidavano gi\u00e0 in seno alla Resistenza.<\/strong><\/em> <em>[\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre la mancanza di un programma di rivendicazioni sociali che caratterizzasse i partiti proletari e sulle quali si sarebbe forse potuto, nel clima della Resistenza, ottenere il consenso anche dei partiti borghesi, svuot\u00f2 di ogni contenuto il movimento di liberazione all\u2019indomani del 25 aprile, quando, per il solo fatto della caduta del fascismo, apparvero raggiunte le mete che il movimento si era prefisso [\u2026] <\/em><\/p>\n<p><em>In sostanza, vi fu, alla base di questa politica, un abbandono dei principi strategici del marxismo, e la logica della lotta di classe si rivolse contro di noi, mettendoci dopo il 2 Giugno in condizioni di evidente inferiorit\u00e0 di fronte alla maggioranza democristiana<\/em><em>. [\u2026] <\/em><\/p>\n<p><em>Questa lunga analisi ci permette di concludere che il Fronte che nasce adesso, sulla base dell\u2019unit\u00e0 democratica, \u00e8 in realt\u00e0 qualche cosa di diverso dall\u2019unit\u00e0 semplicemente antifascista che domin\u00f2 fino alla scorsa primavera la politica delle sinistre, perch\u00e9 le parole d\u2019ordine attorno a cui l\u2019unit\u00e0 si realizza escono finalmente dal <strong>terreno generico, puramente formale e politico dell\u2019antifascismo<\/strong>, su cui si possono incontrare anche movimenti e partiti profondamente diversi, per investire finalmente i problemi economico-sociali che sono la vera pietra di paragone della democrazia, al di l\u00e0 di tutte le etichette e di tutti i programmi elettorali. [\u2026] <\/em><\/p>\n<p><em>Si rende cos\u00ec possibile trasportare la lotta del diseducatore compromesso di vertici o dallo spontaneo ed episodico moto popolare alla grande mobilitazione di masse in vista di una conquista sostanziale ed organica.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u00c8 in questo senso che io ho parlato di risuscitare lo spirito della Resistenza,<\/em><\/strong><em> essendo bene inteso che dopo tre anni carichi di delusioni ma di esperienze, dopo una lotta politica confusa e tortuosa, ma alla fine sufficientemente chiarificatrice, quello spirito si \u00e8 arricchito di altri motivi e di altro contenuto, e dal tono di vaga speranza di rinnovamento assume oggi quello di matura e cosciente volont\u00e0.<\/em><em> [\u2026] <\/em><\/p>\n<p><strong><em>Che di questo vasto schieramento democratico, che abbraccia operai e contadini, ceti medi intellettuali e borghesia progressista, la classe operaia, o almeno la sua avanguardia pi\u00f9 costante e pi\u00f9 matura, sia l\u2019elemento propulsore, \u00e8 indubbiamente condizione del suo successo<\/em><\/strong> \u00bb<\/p>\n<p>[<strong>L.\u00a0BASSO<\/strong>, \u201c<em>Dall\u2019unit\u00e0 antifascista all\u2019unit\u00e0 democratica<\/em>\u201d, in Socialismo, luglio-dicembre 1947, n. 7\/12, 139-144]<\/p>\n<p>Per <strong>Marx,<\/strong> come per i grandi marxisti pare non ci fosse dubbio: <strong>prima le riforme strutturali in senso progressista, poi tutto il resto.<\/strong><br \/>\nE, per far <strong>le riforme di <em>struttura<\/em><\/strong>, id est., ritorno alla Costituzione \u2013 <strong>ora sovranit\u00e0 monetaria, fiscale, <em>dipendenza<\/em> della banca centrale dalle istituzioni democratiche, obbligo istituzionale alle politiche economiche <em>keynesiane<\/em>,<\/strong> ecc. \u2013 qualsiasi alleanza doveva essere presa in considerazione.<\/p>\n<p>Chiunque nel merito pu\u00f2 farsi un\u2019opinione diversa, rispettabile o meno, strutturata e profonda oppure superficiale, ma \u2013 <em>filologicamente<\/em> \u2013 \u00e8 improbabile che possa essere considerata marxiana.<\/p>\n<p><em>(E qui si potrebbe fare un\u2019altra riflessione sul perch\u00e9 Marx non sopportasse che si parlasse di \u201cmarxismo\u201d, sul perch\u00e9 Lenin non ne voleva sapere del \u201cleninismo\u201d, n\u00e9 Trotskij del \u201ctrotskijsmo\u201d; mentre a Stalin parlare di \u201cstalinismo\u201d andava benissimo\u2026 ma questo \u00e8 solo un po\u2019 di colore nel nero che si addensa sempre pi\u00f9 all\u2019orizzonte)<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/06\/sovranita-e-alleanze-un-falso-problema.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/06\/sovranita-e-alleanze-un-falso-problema.html<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO BARRA CARACCIOLO Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Bazaar e Francesco Maimone sul tema, molto attuale, dell&#8217;esigenza e delle condizioni di un&#8217;alleanza di tutte le forze, espresse dalla societ\u00e0 italiana, che comunque si riconoscono nella rivendicazione della &#8220;questione nazionale&#8221;: cio\u00e8 della sovranit\u00e0, in assenza della quale, si \u00e8 irreversibilmente in balia di un potere sovranazionale che non pu\u00f2 che avere caratteri imperialisti. Il che vuol dire relegare il popolo italiano (art.1 Cost.)&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/20140630125224viareggio1.flv.flv1_.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8o5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32245"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32245"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32245\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32249,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32245\/revisions\/32249"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}