{"id":32271,"date":"2017-06-23T09:48:41","date_gmt":"2017-06-23T07:48:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32271"},"modified":"2017-06-22T23:39:19","modified_gmt":"2017-06-22T21:39:19","slug":"32271","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32271","title":{"rendered":"Cosa \u00e8 rimasto di &#8220;sociale&#8221; nell&#8217;economia?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL VELO DI MAYA<\/strong><\/p>\n<p><em>La classica definizione di economia come \u201cscienza sociale\u201d \u00e8 ancora valida? Cosa c\u2019\u00e8 di \u201csociale\u201d nel pensiero neoliberista e nelle valutazioni macroeconomiche che vengono attualmente compiute sui tassi di crescita dei Paesi europei? Affermare la giustezza di modelli come quello spagnolo o portoghese o considerare un successo la Grecia, quando sembrava stesse riprendendosi ed il PIL viaggiava ad un tasso di crescita superiore al 3%, prima di sprofondare di nuovo, \u00e8 comunque economicamente corretto o c\u2019\u00e8 qualcosa che non va?<\/em><\/p>\n<p>In un recente dibattito un importante economista ha difeso l\u2019euro affermando che entro l\u2019eurozona si pu\u00f2 comunque crescere ed ha portato come esempio la Spagna ed il Portogallo, ambedue con tassi di crescita superiori alla media europea e nettamente superiori al tasso di crescita italiano. Tutto vero, ma a quale costo sociale? Sia la Spagna che il Portogallo hanno visto tassi di disoccupazione superiori al 20%, feroci tagli a salari e stipendi e drastiche riduzioni del welfare. La domanda sorge spontanea: ma \u00e8 l\u2019economia che \u00e8 (dovrebbe essere) al servizio del benessere dei popoli, uno strumento per allocare in maniera pi\u00f9 efficiente possibile le risorse, o sono i popoli che devono adattarsi per permettere ai conti economici di essere in ordine? L\u2019ottimo paretiano che si persegue dovrebbe essere teoricamente a favore delle persone, permettendo a tutti di stare nella condizione migliore possibile, ma sembra ultimamente che il mero risultato economico di crescita del prodotto sia un bene in s\u00e9, quasi totemico, al cui raggiungimento tutto pu\u00f2 e deve essere sacrificato.<\/p>\n<p>Forse il problema nasce con la matematizzazione dell\u2019economia, con il suo diventare od aspirare ad essere scienza pura, senza pi\u00f9 quel \u201csociale\u201d che per alcuni la svilisce. Sembra che la massima aspirazione dell\u2019economia moderna, del neoliberismo, sia far a meno del suo oggetto e della sua ragione di esistere, ovvero l\u2019Uomo ed il soddisfacimento ottimale dei suoi bisogni. Le formule ed i numeri hanno preso il posto dell\u2019Uomo e il risultato internamente coerente della teoria il posto della realt\u00e0. Una delle finzioni pi\u00f9 assurde ed irreali, ma pi\u00f9 soddisfacenti per questa nuova economia, \u00e8 stata quella di inventarsi gli \u201cagenti razionali\u201d, sorta di imitazione robotica delle persone reali, che hanno tutte le informazioni e che reagiscono sempre razionalmente e nel modo pi\u00f9 economicamente corretto al mutare delle variabili macroeconomiche. Attraverso questi fantomatici agenti razionali si \u00e8 deciso che l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia \u00e8 inutile e persino dannoso, un tentativo di ritardare e distorcere dinamiche che comunque si produrranno, perch\u00e9 gli agenti razionali capiscono quello che lo Stato vuole fare ed imporre e quindi anticipano l\u2019effetto voluto e lo annullano. Un laissez faire, ma moderno e sistematizzato.<\/p>\n<p>Secondo questo neoliberismo matematizzato l\u2019equilibrio \u00e8 immutabile e sono le dinamiche del mercato a preservarlo. La disoccupazione diventa cos\u00ec naturale ed il tasso varia secondo le esigenze del ciclo economico, non sono persone e famiglie, sono numeri che devono far ritornare l\u2019equazione. La disperazione, il disagio sociale, la perdita del diritto alla salute ed all\u2019assistenza, tutte cose sperimentate pienamente dalla Grecia, ma subite in misura diversa anche da Spagna e Portogallo, non sono variabili matematiche e quindi all\u2019economista moderno non interessano. La domanda, che pur a volte qualcuno gli pone, \u201ca che prezzo?\u201d sembra solo sfiorarlo, provoca in lui uno sguardo perplesso se non un sorriso di superiorit\u00e0 perch\u00e9 gli altri non capiscono, non si rendono conto da profani che la risposta corretta \u00e8 \u201cal prezzo che serve\u201d. Se poi la realt\u00e0 insiste a farsi valere, se la reazione alle politiche suggerite \u00e8 la ribellione sociale e politica, allora e solo allora la \u201ccomponente umana\u201d ridiventa un fattore, un elemento che qualche paper prender\u00e0 in considerazione per dimostrare una cosa per noi banale, ma per l\u2019economista moderno strano e curioso: le \u201ceconomic policies\u201d per essere attuabili ed efficaci devono piacere, devono fare l\u2019interesse dei pi\u00f9 e non devono provocare attrito sociale.<\/p>\n<p>Ma il principio di fondo rimane lo stesso: se la realt\u00e0 collide con la teoria \u00e8 la realt\u00e0 ad essere sbagliata. L\u2019economista moderno farebbe francamente a meno della realt\u00e0: il suo modello di dinamica dei salari che influenzano i tassi di interesse e quindi gli investimenti e quindi l\u2019offerta di lavoro, con quel che ne consegue per occupazione e moneta \u00e8 cos\u00ec bello e soddisfacente in s\u00e9, nel suo perfetto equilibrio che la realt\u00e0 fatta di dinamiche di lotta di classe, rigidit\u00e0 ai cambiamenti e decisioni emotive lo disturba fortemente. Blanchard, uno dei pi\u00f9 importanti economisti mainstream, per anni a capo del centro studi del FMI, stizzito della non rispondenza fra teoria e quello che accadeva in pratica, ha parlato di \u201cdark corners\u201d, angoli oscuri, in cui si \u00e8 ficcata la realt\u00e0 per non rispondere agli stimoli teoricamente giusti delle politiche neoliberiste.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica il mero risultato positivo, il segno pi\u00f9, diventa comunque una vittoria, un \u201cmission accomplished\u201d detto con lo stesso compiaciuto entusiasmo di George W. Bush quando fu presa Bagdad (e con la stessa poca avvedutezza) da ministri economici ed economisti che non vogliono per ragioni diverse scavare sotto, vedere dietro al dato cosa si nasconde: disoccupazione giovanile sopra il 50%, precarizzazione a vita, salari di mera sussistenza senza protezioni per il futuro e con la certezza di fare la fame al momento in cui cesser\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<p>Peccato che non si rendano conto di un fatto: sanare bilanci e far crescere il PIL sulle spalle della maggioranza dei cittadini significa alla lunga uccidere lo Stato stesso e quindi la sua economia e, in ultima analisi, rendere inutile lo stesso lavoro dell\u2019economista, gi\u00e0 oggi oggetto di critica e persino dileggio. E\u2019 il dottore che uccide tutti i suoi pazienti: poi chi avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno del dottore e soprattutto chi si fider\u00e0 pi\u00f9 di esso?<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/21\/cosa-e-rimasto-di-sociale-nelleconomia\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/21\/cosa-e-rimasto-di-sociale-nelleconomia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL VELO DI MAYA La classica definizione di economia come \u201cscienza sociale\u201d \u00e8 ancora valida? Cosa c\u2019\u00e8 di \u201csociale\u201d nel pensiero neoliberista e nelle valutazioni macroeconomiche che vengono attualmente compiute sui tassi di crescita dei Paesi europei? 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