{"id":32374,"date":"2017-06-27T08:00:49","date_gmt":"2017-06-27T06:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32374"},"modified":"2017-06-26T21:22:19","modified_gmt":"2017-06-26T19:22:19","slug":"cialtroni-e-fake-news-nella-guerra-al-venezuela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32374","title":{"rendered":"Cialtroni e fake news nella guerra al Venezuela"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Fabrizio Casari)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MANAGUA<\/strong>. <em>L\u2019aggressione politica, diplomatica e mediatica verso il Venezuela ha ormai oltrepassato i limiti dell\u2019ossessione. A sostegno di una opposizione inguardabile, sostenuta da Washington e dai paramilitari colombiani, sono scese in campo forze e personaggi di ogni ordine e grado. Nell\u2019opera di mistificazione spiccano i media (tra tutti la CNN) che sulla realt\u00e0 venezuelana spacciano fake news senza pudori, realizzando i loro reportage sotto dettatura dei partiti di opposizione.<\/em><\/p>\n<p>A cominciare dal definire una \u201cdittatura\u201d un paese nel quale si \u00e8 votato 19 volte negli ultimi 15 anni e dove solo in due di queste ha vinto la destra. Stando alla Fondazione di Jimmy Carter &#8211; ex presidente USA, non un chavista &#8211; il sistema elettorale venezuelano \u201c\u00e8 il migliore del mondo e vi partecipa l\u201980% della popolazione avente diritto&#8221;.<\/p>\n<p>Tra le cose che non vengono raccontate c\u2019\u00e8 che l\u2019acutizzarsi dello scontro ha origine in un conflitto tra i poteri dello Stato, nato dalla decisione del Tribunale elettorale di non riconoscere la validit\u00e0 dell\u2019elezione di 3 deputati dell\u2019opposizione nella zona amazzonica. Si trattava di elezioni fraudolente e il tribunale non le vist\u00f2 come legittime. Da quel momento l\u2019opposizione rifiut\u00f2 di adeguarsi a quanto prevedono le norme sulle elezioni e il regolamento parlamentare e diede inizio alla campagna violenta di manifestazioni. Provando a mettere all\u2019angolo il governo Maduro, convinti che il Venezuela non avrebbe accettato, chiesero la mediazione della Chiesa di Roma al negoziato, ma quando Papa Francisco invi\u00f2 un suo delegato, alla prima riunione abbandonarono il tavolo e interruppero le trattative.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi si \u00e8 assistito ad un incremento delle <strong>manifestazioni violente<\/strong> p<em>erch\u00e9 lo scopo dell\u2019opposizione \u00e9 la caduta rapida del governo<\/em>: la sua strategia, cos\u00ec come la sua unit\u00e0 interna, hanno respiro corto e, se non vincono a breve, c\u2019\u00e8 rischio che non vincano pi\u00f9. Non a caso alla reiterata disponibilit\u00e0 del governo di riattivare il dialogo, l\u2019opposizione rifiuta e sceglie invece di aizzare le piazze.<\/p>\n<p>Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Per diversi motivi, tra i quali quello, appunto, della divisione al suo interno, riscontrabile tra l\u2019altro nella lotta subdola tra l\u2019ex candidato alla Presidenza Capriles e il fascista Leopoldo Lopez. Capriles, il cui carisma \u00e8 in discesa, teme che Lopez possa utilizzare un suo cedimento al governo per strappagli la leadership e resta quindi sull\u2019onda del rifiuto del dialogo nel timore di essere sconfessato dalle piazze dove si mescolano attivisti di destra e criminali in affitto.<\/p>\n<p>E proprio <strong>nel racconto falsificato delle manifestazioni violente i media<\/strong> svolgono la seconda parte del compito assegnatogli. Dipingono le squadracce pagate dell\u2019opposizione come fossero manifestanti spontanei e pacifici. Non parlano dell\u2019abbondanza di pistole e molotov, di fionde e pietre, di spranghe e scudi; di due ragazzi bruciati vivi solo perch\u00e9 sospettati di essere \u201cchavisti\u201d, sempre dai \u201cmanifestanti pacifici\u201d.<\/p>\n<p>Meno che mai parlano dei paramilitari colombiani dediti agli assassinii mirati, tra questi quelli di deputati governativi assassinati fin dentro alle loro case. Infine, occultano le manifestazioni di massa a favore del governo, come quella di due giorni fa a Caracas con centinaia di migliaia di persone e dimenticano che, anche nella passata vittoria elettorale dell\u2019opposizione, il margine era assai ridotto e che, lo si voglia o no, il paese \u00e8 diviso in due come una mela.<\/p>\n<p>Nell\u2019area dedicata allo spaccio di fake news si distingue il &#8220;Gruppo Prisa&#8221;, ovvero il marchio editoriale al quale appartiene il quotidiano spagnolo El Pais. Legato oltre ogni decenza ad alcuni settori politico-finanziari spagnoli e statunitensi, da diversi anni si \u00e8 messo al servizio dell\u2019impero a stelle e strisce in ogni paese del continente latinoamericano. Per non dire di altre emittenti, come la tv nazionale cilena, che per corroborare le tesi di un reportage sulla violenza in Venezuela mise in onda immagini prese a Bogot\u00e0 e Rio De Janeiro spacciandole come fossero di Caracas.<\/p>\n<p>Ma anche i nostri media, Corriere e Repubblica in testa (cui si accoda &#8211; purtroppo &#8211; anche Il Fatto Quotidiano, per ignoranza redazionale nei temi di politica estera), svolgono il loro compitino da impiegati amanuensi della propaganda statunitense. Solo per fare un esempio, nel caso del fascista Leopoldo Lopez, arrestato, giudicato e condannato per istigazione all\u2019odio e per responsabilit\u00e0 sia nei disordini (le guarimbas), sia negli omicidi di civili, i nostri eroi della \u201clibera stampa\u201d chiedono incessantemente il suo rilascio, sebbene sia stato considerato colpevole di tre omicidi.<\/p>\n<p>Strano per\u00f2, che quando sono stati inferti nove anni di carcere ad un manifestante italiano per il lancio di un estintore su un blindato dei carabinieri, la condanna venne salutata dagli stessi giornali come necessaria e congrua. Insomma, uccidere poliziotti e civili a Caracas viene considerata poco pi\u00f9 che una ragazzata meritevole di assoluzione, mentre lanciare un oggetto contundente su un blindato dei carabinieri a Roma merita 9 anni di carcere.<\/p>\n<p>La terza centuria si giova poi degli ex presidenti o ministri di paesi stranieri che, per arrotondare le gi\u00e0 laute prebende, si mettono a disposizione degli Stati Uniti per combattere la guerra contro Caracas. Spiccano in questo ruolo gli spagnoli Jos\u00e8 Maria Aznar e Felipe Gonzales. Aznar non stupisce: i suoi rapporti con l\u2019America latina sono sempre stati eccellenti con i settori pi\u00f9 reazionari, soprattutto con il terrorismo cubanoamericano in Florida e con i paramilitari colombiani di Uribe e Mancuso in Colombia, quindi nessuna sorpresa per la sua posizione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece l\u2019ex socialista Felipe Gonzales, si deve ricordare che da Premier spagnolo diede l\u2019autorizzazione alla costituzione illegale ed incostituzionale dei GAL, gli squadroni della morte governativi che uccidevano i dirigenti ETA: con che faccia oggi accusi Caracas di non rispettare la democrazia e i diritti umani, \u00e8 un mistero. Per carit\u00e0 di patria non menzioniamo Casini, ci troveremmo peraltro in totale solitudine.<\/p>\n<p>Ad occupare il fronte continentale latinoamericano ci sono le ONG americane come Human Right Watch e le organizzazioni regionali filo statunitensi, tra le quali spicca la OEA (Organizzazione degli Stati Americani) diretta da Luis Almagro, ex politicante uruguayano che ha aperto una guerra senza quartiere contro il governo Maduro. Nonostante l\u2019organismo abbia nel suo statuto anche la difesa dell\u2019integrit\u00e0 dei paesi membri, Almagro, che svolge ormai da mesi il ruolo di portavoce dell\u2019opposizione venezuelana, si guarda bene dal chiedere dialogo e pacificazione, come il suo ruolo imporrebbe; accusa Caracas di ogni nefandezza chiedendo le dimissioni del governo e la fine del progetto politico bolivariano.<\/p>\n<p><strong>L\u2019operato di Almagro \u00e8 in totale osservanza di quanto impone la Casa Bianca<\/strong>. Con l\u2019intento di isolare il Venezuela e renderlo cos\u00ec pi\u00f9 vulnerabile, cerca da mesi d\u2019imporre un voto dell\u2019organizzazione. L&#8217;obiettivo \u00e8 produrre una rottura che permetta ai paesi membri di decidere sanzioni contro Caracas e, eventualmente, di girarsi altrove nel caso di un intervento militare diretto, sia da parte della Colombia per procura che direttamente da parte statunitense, visto che dispone di 7 basi militari in territorio colombiano.<\/p>\n<p>Ma Almagro al momento colleziona sconfitte, perch\u00e9 nessuna delle sue proposte (formalmente avanzate da Messico e Stati Uniti, e sostenute dai dodici paesi che propongono la linea dura nei confronti di Maduro) ha ottenuto il sostegno necessario tra i trentaquattro membri. Il gruppo dei paesi alleati con Caracas, in tutto otto, ha invece appoggiato una proposta in cui si auspica la fine della violenza e la ripresa del dialogo.<\/p>\n<p>L\u2019inginocchiamento di fronte ai voleri di Washington ha spaccato in due l\u2019istituzione che presiede &#8211; e della quale dovrebbe garantire l\u2019unit\u00e0 come condizione per l\u2019esercizio di un ruolo terzo da tutti riconosciuto &#8211; e ha con ci\u00f2 sancito la fine della sua credibilit\u00e0 personale e politica. Rivelatosi tra i peggiori interpreti del ruolo nella storia dei suoi segretari generali, ha trasformato l\u2019OEA nella sezione esteri della Casa Bianca, cos\u00ec riportando l\u2019organismo multinazionale alla scarsa considerazione che ha sempre riscosso nelle pi\u00f9 importanti cancellerie del continente.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si aggiunge l\u2019aspetto paradossale della faccenda. Si perch\u00e9 ad Almagro si associano alcuni paesi che, quanto a diritti umani e democrazia, meriterebbero una censura da parte di tutta la comunit\u00e0 internazionale, non solo della stessa OEA. Pur volendo stendere un velo pietoso sul Cile della Bachelet, primo per povert\u00e0 e repressione (di studenti e indios Mapuches) nel Cono Sud, o soprassedere sul Brasile del golpista ultracorrotto Temer, la cui repressione brutale delle manifestazioni che ne chiedevano le dimissioni non ha mai ricevuto una parola di condanna da parte di Almagro, il paradosso pi\u00f9 vistoso \u00e8 quello del Messico, lanciato in una offensiva senza precedenti contro il Venezuela. L\u2019intento \u00e8 quello di inginocchiarsi verso gli USA, nella speranza di ricevere meno ceffoni nel negoziato bilaterale con Washington e che le minacce di Trump sul muro e sul Nafta restino solo propaganda elettorale.<\/p>\n<p><strong>Certo, ci si aspetterebbe che la 14esima economia del pianeta reagisse con maggior dignit\u00e0 al disprezzo esibito da Trump<\/strong>, ma \u00e8 pur vero che l\u2019attitudine servile \u00e8 connotato preponderante del presidente Pena Nieto. Ad ogni modo \u00e8 divertente sentir parlare il Messico di democrazia e diritti umani, dato che nel mondo si posiziona subito dopo Iraq e Siria per il numero di vittime civili; che conta oltre 22.000 scomparsi negli ultimi 6 anni; che assassina e fa scomparire 43 studenti ad Ayotzinapa; che ha il triste record di primo paese al mondo per femminicidi (tra i 5 e i 7 al giorno dal 2005 ad oggi); che \u00e8 al primo posto per la corruzione e l\u2019impunit\u00e0 dei corruttori e dei corrotti; che esibisce un livello profondo di vincoli tra narcos e politici che ne fanno un narco-stato; che si colloca tra i peggiori al mondo per l\u2019orrore del suo sistema penitenziario e l\u2019amministrazione della giustizia, che risulta tra i primi in Occidente per frodi elettorali e povert\u00e0 cronica e che, oltretutto, \u00e8 leader mondiale di produzione, commercio ed esportazione di droga. Ebbene, il suo ministro degli Esteri, Luis Videgaray, accusa il Venezuela di mancato rispetto dei diritti umani e scarsa democrazia.<\/p>\n<p>Incurante persino dei doveri di anfitrione, l\u2019altro ieri, al Vertice di Cancun dell\u2019OEA, Videgaray ha rilanciato le sue accuse a Caracas. Ma, stupidamente, lo ha fatto nelle stesse ore in cui in Messico si svelava la scoperta di un programma d\u2019intercettazione telefonica governativo destinato ai dirigenti degli organismi a difesa dei diritti umani e ai giornalisti pi\u00f9 autorevoli.<\/p>\n<p>Con un software chiamato Pegasus, d\u2019invenzione e brevetto israeliano, il governo messicano tiene illegalmente sotto controllo e intercettati centinaia di persone cui ne minaccia l\u2019integrit\u00e0 fisica. C\u2019\u00e8 da sottolineare come l\u2019articolo 66 della Costituzione messicana proibisca categoricamente la violazione della riservatezza personale, ma \u00e8 chiaro l\u2019intento di cercare elementi utili alla ricattabilit\u00e0 dei giornalisti pi\u00f9 autorevoli affinch\u00e9 scrivano solo quello che al governo conviene. Il New York Times di ieri ha esposto in un lungo articolo la vicenda e i giornalisti messicani hanno presentato tutti gli elementi del caso in una conferenza stampa. Le smentite del governo messicano non hanno potuto smentire un bel nulla e anzi, com\u2019era prevedibile, nessuno si \u00e8 sorpreso.<\/p>\n<p><strong>L\u2019aggressione a Caracas si spiega con l\u2019intenzione di Washington di tornare a mettere le mani sul subcontinente.<\/strong> Gli Stati Uniti dirigono la guerra al Venezuela perch\u00e9 vogliono rientrare in possesso del suo petrolio, ridurre la presenza di Russia e Cina nel continente e, nel contempo, interrompere la stagione dell\u2019unit\u00e0 latinoamericana. Per questo attaccano il Venezuela, provocano Cuba e minacciano il Nicaragua, ammoniscono la Bolivia e provano ad agire in Ecuador.<\/p>\n<p>Alcuni tra i paesi che dovrebbero difendere la dignit\u00e0 e <strong>la sovranit\u00e0 latinoamericana<\/strong> si prestano al volere imperiale: non hanno cominciato oggi e non finiranno domani, la vocazione alla servit\u00f9 si alimenta con la corruzione e venirne a capo sar\u00e0 questione di generazioni.<\/p>\n<p>Altri per\u00f2, dimostrano che il Venezuela non \u00e8 solo, che un continente di solidariet\u00e0 e di scambi tra eguali \u00e8 presupposto di un territorio libero. Resistere all\u2019aggressione al Venezuela oggi significa anche permettere di resistere a quelle che verranno verso gli altri pesi latinoamericani. E\u2019 perci\u00f2 resistenza che diventa prospettiva politica, \u00e8 cura del futuro di tutti. Di chi lo ha gi\u00e0 capito e di chi lo capir\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/10083-fabrizio-casari-cialtroni-e-fake-news-nella-guerra-al-venezuela.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/10083-fabrizio-casari-cialtroni-e-fake-news-nella-guerra-al-venezuela.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Fabrizio Casari) &nbsp; MANAGUA. L\u2019aggressione politica, diplomatica e mediatica verso il Venezuela ha ormai oltrepassato i limiti dell\u2019ossessione. A sostegno di una opposizione inguardabile, sostenuta da Washington e dai paramilitari colombiani, sono scese in campo forze e personaggi di ogni ordine e grado. 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