{"id":32517,"date":"2017-06-30T10:30:11","date_gmt":"2017-06-30T08:30:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32517"},"modified":"2017-06-29T14:44:05","modified_gmt":"2017-06-29T12:44:05","slug":"populismo-dellestablishment-renzi-non-e-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32517","title":{"rendered":"Populismo dell&#8217;establishment: Renzi non \u00e8 Macron"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Il populismo dall\u2019alto nel nostro Paese non funziona<\/em><\/strong>. Questa la lucida presa d\u2019atto di due editorialisti di rango del <strong>Corriere della Sera<\/strong>, <strong>Aldo Cazzullo<\/strong> e <strong>Massimo Franco<\/strong>, sulle pagine del quotidiano in edicola lo scorso 28 giugno Prima di entrare nel merito dei loro articoli, tuttavia, credo occorra premettere alcune riflessioni sul quadro politico globale che \u00e8 venuto delineandosi nella prima met\u00e0 dell\u2019anno in corso.<\/p>\n<p>Dopo le batoste incassate con la Brexit, l\u2019elezione di Trump e il disastroso (per Renzi) esito del referendum italiano sulle riforme costituzionali, e a fronte delle apprensioni generate dall\u2019ascesa di movimenti antiglobalisti di sinistra e di destra (da Sanders a M\u00e9lenchon, passando per Podemos e Marine Le Pen), abbiamo assistito al progressivo rinsaldarsi di un <strong>fronte \u201cantipopulista\u201d mondiale<\/strong> costituito dai maggiori partiti tradizionali (conservatori, socialdemocratici, centristi), non di rado uniti in grandi coalizioni trasversali, e sostenuto a spada tratta da tutti i media mainstream.<\/p>\n<p>Il dato interessante \u00e8 che questa Santa Alleanza, mentre in alcuni casi ha ottenuto risultati mediocri (vedi il mancato trionfo conservatore ai danni di Corbyn), ha funzionato alla grande laddove, a guidare la controffensiva, non sono stati i vecchi partiti, bens\u00ec, come \u00e8 avvenuto in Francia, <strong>formazioni inedite camuffate da movimenti anticasta<\/strong> e guidate da giovani leader (Macron) abili nel giocare a loro volta la carta del leader carismatico (<strong><em>populismi dall\u2019alto<\/em><\/strong>, li ho definiti in apertura di articolo, a significare che, mentre adottano lo \u201cstile\u201d populista, hanno orientamenti politici opposti ai movimenti che tentano di mobilitare il popolo contro le \u00e9lite).<\/p>\n<p>L\u2019eccezionalit\u00e0 del caso Macron, argomenta giustamente Cazzullo, consiste nel fatto che il personaggio \u00e8 s\u00ec figlio della domanda di rinnovamento dei francesi, ma anche dell\u2019establishment. \u00c8, per usare le sue parole, &lt;&lt;<strong>l\u2019uomo su cui l\u2019establishment ha puntato per intercettare la volont\u00e0 di cambiamento e nello stesso tempo salvare se stesso<\/strong>&gt;&gt; (cambiare tutto per non cambiare nulla o, per usare una categoria gramsciana, scongiurare le velleit\u00e0 rivoluzionarie innescando una rivoluzione passiva).<\/p>\n<p>Non \u00e8 che in Francia manchi lo spirito antisistema, aggiunge ancora Cazzullo, \u00e8 che il sistema \u2013 in primis le istituzioni dello Stato \u2013 sono (ancora?) abbastanza solidi per reggere alla sfida dei M\u00e9lenchon e delle Le Pen e della protesta sociale che si profila dietro i loro movimenti. <strong>In Italia questa solidit\u00e0 non esiste<\/strong> n\u00e9 si vede all\u2019orizzonte nessun Macron in grado di svolgere il ruolo di salvatore della Patria (leggi dell\u2019establishment).<\/p>\n<p>\u00c8 difficile non vedere, dietro quest\u2019ultima annotazione, un segno della <strong>crescente sfiducia della grande borghesia nostrana nei confronti dell\u2019uomo, Matteo Renzi,<\/strong> che avevano sperato potesse dare a sua volta vita a un populismo dall\u2019alto in grado di arginare il conflitto sociale. Una sfiducia che traspare anche dall\u2019articolo che Massimo Franco dedica, nella pagina a fianco, alla crescente irritazione generata, dentro e fuori il suo partito, dall\u2019ostinazione con cui Renzi persegue contro tutto e tutti l\u2019obiettivo di tornare al potere contando solo sulle forze dei suoi fedelissimi.<\/p>\n<p>Ma per riuscirci occorrerebbe (ma non \u00e8 detto basterebbe):<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> <strong>disfarsi del Pd<\/strong> per costruire quel <strong>partito della Nazione<\/strong> di cui lo stesso Renzi va vociferando da tempo;<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> <strong>godere dello stesso consenso e della stessa popolarit\u00e0 (nel Paese e non solo nel suo partito) di cui gode Macron<\/strong>. Per la prima operazione il tempo \u00e8 scaduto (nel senso che non \u00e8 pensabile realizzarla prima delle elezioni), quanto al secondo requisito \u00e8 evidente che Renzi non sembra all\u2019altezza di Macron.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, n\u00e9 Cazzullo n\u00e9 Franco sembrano avere le idee chiare sul \u201c<strong>che fare<\/strong>\u201d il che, mentre \u00e8 preoccupante per l\u2019establishment Liblab nostrano, potrebbe essere una buona notizia per chi si propone di abbatterlo. Purtroppo, nemmeno in questo campo si vedono forze politiche e leader all\u2019altezza del compito.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=22717\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=22717<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI Il populismo dall\u2019alto nel nostro Paese non funziona. 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