{"id":32565,"date":"2017-07-02T10:30:53","date_gmt":"2017-07-02T08:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32565"},"modified":"2017-07-02T12:06:41","modified_gmt":"2017-07-02T10:06:41","slug":"32565","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32565","title":{"rendered":"Italia e l\u2019irreversibile crisi del parlamentarismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Si sono svolte le elezioni in un centinaio di comuni italiani: l\u2019esito delle urne ha spinto i commentatori a parlare di un \u201crisveglio\u201d del centrodestra, ma l\u2019unico dato significativo \u00e8 l\u2019esplosione dell\u2019astensionismo che, in costante crescita da anni, ha raggiunto il 54% del corpo elettorale.<\/em><\/p>\n<p><em>Parallelamente, la legge elettorale proporzionale \u00e8 in attesa di riapprodare in Parlamento, archiviando cos\u00ec gli esperimenti maggioritari degli ultimi 20 anni. I due elementi si inseriscono nel pi\u00f9 ampio disfacimento del parlamentarismo. L\u2019Italia, guidata da una classe dirigente esautorata, piegata dalla depressione economica, sottoposta ad una molteplicit\u00e0 di crisi concomitanti, si dirige rapida verso l\u2019anno zero: \u00e8 tempo di chiedersi quali istituzioni rimpiazzeranno le attuali.<\/em><\/p>\n<p><strong>Parlamento: non sento pi\u00f9 il polso<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 scarsa o nulla volont\u00e0 di analizzare la condizione in cui versa l\u2019Italia, anche perch\u00e9 discuterne apertamente non farebbe altro che alimentare le spinte anti-sistema e rendere ancora pi\u00f9 palese la Caporetto sociale-economica verso cui ci ha portato l\u2019attuale classe dirigente.<\/p>\n<p>Eppure, il nostro Paese sta attraversando <strong>la peggiore crisi dall\u2019Unit\u00e0<\/strong>: la vituperata epoca giolittiana fu un periodo roseo a confronto, la Grande Depressione inflisse meno danni al tessuto produttivo, il secondo dopoguerra fu meno traumatico grazie alla conservazione dell\u2019apparato industriale pubblico e dei quadri dirigenziali formati durante il Ventennio fascista. <strong>Mai capit\u00f2 che il nostro Paese perdesse in tempo di pace il 10% del PIL, il 25% della base industriale e subisse il crollo demografico che stiamo sperimentando oggi<\/strong>.<\/p>\n<p>Per non parlare della <strong>crisi bancaria<\/strong> che sta corrodendo il nostro sistema finanziario (circa 200 miliardi di euro), della perdita delle poche grandi imprese operanti nei settori strategici (dalle auto alle telecomunicazioni, dal cemento all\u2019alimentare, dal lusso alla banche) e della crisi migratoria che riversa su un Paese gi\u00e0 esausto ondate di 150.000-200.000 diseredati all\u2019anno. L\u2019Italia sta pagando a carissimo prezzo la sua \u201cdoppia perifericit\u00e0\u201d geopolitica: periferica rispetto al nocciolo dell\u2019Unione Europea e collocata ai limiti meridionali della NATO, il nostro Paese incassa i pesantissimi costi della prima e della seconda.<\/p>\n<p><strong>Di fronte a questo foschissimo scenario, la politica ha perso ormai da anni qualsiasi iniziativa<\/strong>. Artefice e complice delle scelte che hanno portato l\u2019Italia verso il baratro, la nostra classe dirigente si adopera da anni per allungare il pi\u00f9 possibile lo status quo, conscia che uno stravolgimento degli assetti attuali comporterebbe anche la sua scomparsa.<\/p>\n<p>Nell\u2019ordine abbiamo prima assistito alla meteora del \u201c<strong>tecnico\u201d Mario Monti (<\/strong>2011-2013), che ha somministrato all\u2019Italia massicce (e letali) dosi di austerit\u00e0 e svalutazione interna; poi alla meteora di <strong>Matteo Renzi<\/strong> (2014-2016), \u201cl\u2019ultima speranza dell\u2019\u00e9lite italiana\u201d, che avrebbe dovuto proseguire le \u201criforme strutturali\u201d con un piglio dinamico e giovanile; nel frattempo si \u00e8 consumato il boom ed il successivo sgonfiamento (2013-2017) del <strong>Movimento 5 Stelle<\/strong>, studiato per catalizzare e neutralizzare la montante protesta sociale, assolvendo cos\u00ec la funzione di \u201cstampella del potere\u201d dell\u2019establishment.<\/p>\n<p>L\u2019impotenza della nostra politica \u00e8 perfettamente fotografata dal sistema elettorale. La <strong>Seconda Repubblica<\/strong>, sinonimo di moneta unica ed Unione Europea, nasce col <strong>maggioritario<\/strong>, il cui scopo \u00e8 quello di garantire a formazioni politiche minoritarie nel Paese (che siano di sinistra o di destra) di attuare quelle <strong>riforme utili ad \u201cagganciarci\u201d all\u2019Europa<\/strong> <strong>ed a farci \u201crestare\u201d in Europa<\/strong>. Il culmine di questo processo si ha, non a caso, nella fase terminale dell\u2019eurocrisi: \u00e8 <strong>la riforma costituzionale<\/strong> di Matteo Renzi, riforma con cui un partito che riscuotesse il 25% dei consensi avrebbe ottenuto la maggioranza della Camera.<\/p>\n<p>Fallito il tentativo, stiamo assistendo ad un impetuoso reflusso in senso opposto: abbandonati i sistemi iper-maggioritari, si lavora per reintrodurre il vecchio proporzionale della Prima Repubblica. Per la politica italiana \u00e8 l\u2019implicita ammissione della sconfitta, quasi una resa incondizionata: i partiti neanche pi\u00f9 pensano ad un\u2019alternanza <strong>studiano soltanto come sopravvivere<\/strong>, compattandosi in Parlamento come i superstiti di una battaglia persa.<\/p>\n<p>Di fronte a questo osceno spettacolo offerto dalla politica, la reazione degli italiani, piegati da <strong>disoccupazione e povert\u00e0 record<\/strong> (7 milioni di disoccupati ed inattivi1 e 4,5 milioni in povert\u00e0 assoluta2) \u00e8 essenzialmente una: repulsione. In un Paese come l\u2019Italia, dove la partecipazione alle elezioni \u00e8 storicamente alta, l\u2019astensione dilaga a ritmi sostenuti: 42% di astenuti alle europee del 2014, 48% alle regionali del 2015, 50% al secondo turno delle comunali del 2016, 54% al secondo turno delle recenti comunali.<\/p>\n<p>Constato l\u2019immobilismo o la complicit\u00e0 della politica rispetto alle molteplici crisi che affliggono il Paese, preso atto del bluff del Movimento 5 Stelle (si vedano le disastrose amministrazioni Raggi ed Appendino, ma soprattutto i voltafaccia sul tema Unione Europea), non rimane altro che rifugiarsi nel <strong>non voto<\/strong>. Tra i cittadini e gli organi rappresentativi si scava, anno dopo anno, un fossato profondo quanto l\u2019astensionismo. Se la maggioranza degli elettori disertano le elezioni, significa che il 50% pi\u00f9 uno ha espresso la propria fiducia verso le istituzioni \u201cdemocratiche\u201d.<\/p>\n<p>I media, in occasione delle ultime amministrative, hanno parlato di ritorno \u201calle vecchie coalizioni\u201d ed hanno letto nell\u2019affermazione del centrodestra il segnale di un imminente svolta a livello nazionale: il pendolo dell\u2019alternanza, dopo cinque anni a sinistra, starebbe spostandosi a destra. In realt\u00e0 l\u2019unico dato utile \u00e8 quello relativo all\u2019affluenza, sintomo che l\u2019interno meccanismo \u201cdemocratico\u201d \u00e8 guasto.<\/p>\n<p>Proiettando i dati delle ultime comunali sulle prossime politiche e togliendo il \u201cfiltro\u201d del doppio turno, si ottiene una buona rappresentazione del futuro Parlamento: <strong>un\u2019istituzione delegittimata dall\u2019astensionismo record<\/strong>, spappolata in un <strong>inconcludente tripartitismo<\/strong>, costretta, come nella Spagna di Rajoy, ad instabili governi di minoranza. N\u00e9 il duo Renzi-Berlusconi avrebbe infatti i numeri per governare, n\u00e9 il M5S accetterebbe ormai di sorreggere una coalizioni di sinistra. L\u2019unico obiettivo della prossima legislatura sar\u00e0, quasi certamente, il varo di una qualche legge elettorale che consenta a <strong>Mario Draghi<\/strong> di assumere la Presidenza del Consiglio allo scadere del mandato di governatore della BCE, nell\u2019ottobre 2019.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, il quadro macroeconomico si sar\u00e0 deteriorato col <strong>rialzo generalizzato dei tassi delle banche centrali mondiali<\/strong>: l\u2019apparente quiete che regna oggi sui mercati finanziari sar\u00e0 sostituita da uno tsunami che coglier\u00e0 la nave-Italia senza timoniere, gi\u00e0 provata da un decennio di crisi sociale ed economica, portando ai limiti la capacit\u00e0 di tenuta del nostro Paese. In questo scenario, <strong>la democrazia parlamentare italiana non ha alcuna possibilit\u00e0 di sopravvivere<\/strong>: come nella Francia di De Gaulle o nella Russia di Putin, sar\u00e0 inevitabile una <strong>concentrazione verticale del potere<\/strong>, per impedire che le forze centrifughe prendano il sopravvento e gettino il Paese nel caos.<\/p>\n<p><em><strong>Il parlamentarismo italiano, gi\u00e0 agonizzante oggi, \u00e8 destinato ad essere spazzato via dalla tempesta che si profila all\u2019orizzonte<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Un dibattito costruttivo non dovrebbe quindi focalizzarsi sulla tenuta o meno delle nostre istituzioni parlamentari, perch\u00e9 il loro tramonto \u00e8 pressoch\u00e9 inevitabile, ma sulle forme con cui rimpiazzarle e sulle forze politiche che colmeranno il vuoto lasciato dagli attuali partiti prossimi alla scomparsa. <strong>L\u2019anno zero per l\u2019Italia<\/strong> (e l\u2019intero Occidente) si avvicina rapidamente: l\u2019incertezza sar\u00e0 altissima ed i pericoli altrettanto grandi, ma le forze vive del Paese avranno almeno l\u2019occasione di riplasmare lo Stato a loro immagine e somiglianza.<\/p>\n<p>***************<\/p>\n<p><strong>Appunto a Dezzani.<\/strong><\/p>\n<p><em>Noi del FSI siamo convinti che il vuoto parlamentare che si creer\u00e0 nel prossimo quinquennio venga ad essere colmato da una nuova offerta politica: quella <strong>sovranista<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>***************<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/italia-e-lirreversibile-crisi-del-parlamentarismo\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/italia-e-lirreversibile-crisi-del-parlamentarismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Si sono svolte le elezioni in un centinaio di comuni italiani: l\u2019esito delle urne ha spinto i commentatori a parlare di un \u201crisveglio\u201d del centrodestra, ma l\u2019unico dato significativo \u00e8 l\u2019esplosione dell\u2019astensionismo che, in costante crescita da anni, ha raggiunto il 54% del corpo elettorale. 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