{"id":32587,"date":"2017-07-02T10:03:21","date_gmt":"2017-07-02T08:03:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32587"},"modified":"2017-07-01T23:06:08","modified_gmt":"2017-07-01T21:06:08","slug":"la-reinvenzione-nazionalista-della-patria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32587","title":{"rendered":"La reinvenzione nazionalista della Patria"},"content":{"rendered":"<p>Il nazionalismo in Italia. Una nota storica.<\/p>\n<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Massimiliano Vino)<\/strong><\/p>\n<p>Posto fine allo Stato Pontificio e unificata la nazione sorse, tra le riottose fila intellettuali, un movimento di<strong>\u00a0viscerale critica<\/strong>\u00a0nei confronti del governo. Incancrenite le tensioni interne con il trascorrere del tempo\u00a0si sarebbe sempre pi\u00f9 rischiato di dover fronteggiare la totale paralisi politica della nazione, terribile impasse che avrebbe certamente\u00a0portato al\u00a0tracollo istituzionale. Rimandare il pi\u00f9 al lungo possibile lo scontro divenne, dunque, un\u2019esigenza fondamentale tanto che, nel tentativo di guadagnar tempo, il governo pens\u00f2 bene di far ricorso alla<strong>\u00a0politica coloniale<\/strong>: ultima, disperata, risorsa volta ad ottenere consenso popolare e sopire, definitivamente, le feroci critiche di una classe intellettuale\u00a0<strong>disgustata e delusa\u00a0<\/strong>dall\u2019imbelle stato liberale.<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019immagine e la bramosia della nuova generazione, e dei delusi di quella poco antecedente, si rivolgevano, come gi\u00e0 prima in Inghilterra, Germania e Francia, all\u2019imperialismo o nazionalismo, del quale padre spirituale fu in Italia il D\u2019Annunzio.<\/p><\/blockquote>\n<p>Con queste parole dal sapore critico,\u00a0<strong>Benedetto Croce<\/strong>\u00a0sintetizz\u00f2 le trasformazioni in atto nell\u2019Italia liberale nel corso dei primi anni del \u2018900. I nazionalisti si erano in effetti costituiti in associazione politica vera e propria nel 1910, un anno prima dell\u2019impresa libica. Su quanto effettivamente tale associazione, dall\u2019<strong>aspetto magmatico<\/strong>\u00a0e dalle basi letterarie, fosse stato in grado di influenzare la decisione di Giolitti di dichiarare guerra all\u2019impero turco, non tutti gli studiosi sono concordi. A partire dallo stesso Croce, il quale lod\u00f2 la<strong>moderazione di Giolitti<\/strong>\u00a0nel corso dell\u2019intera campagna, e i suoi pieni meriti nel condurla in porto.<\/p>\n<div id=\"attachment_88418\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-88418\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/download-723x1024.jpg\" alt=\"Gabriele D'Annunzio e Natale Palli - 9 agosto 1918\" width=\"723\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Gabriele D\u2019Annunzio e Natale Palli \u2013 9 agosto 1918<\/p>\n<\/div>\n<p>Di contro a queste affermazioni vi era il leader del movimento nazionalista italiano,\u00a0<strong>Enrico Corradini<\/strong>, secondo il quale, nel corso della campagna libica:<\/p>\n<blockquote><p>Il nuovo spinse il vecchio alla guerra, e se il nuovo non fosse stato, e i nuovi italiani non fossero stati, neppure la \u00abfatalit\u00e0 storica\u00bb dell\u2019onorevole Giolitti sarebbe bastata a muovere le navi e i reggimenti [\u2026]. Dovere essenziale del nazionalismo \u00e8 la formazione di una\u00a0<em>coscienza guerresca<\/em>\u00a0da opporre alla coscienza pacifista.<\/p><\/blockquote>\n<p>In cosa consistette dunque il contributo dei nazionalisti? Facendosi portavoce e interprete di una nuova\u00a0<em>italianit\u00e0,<\/em>\u00a0<strong>il nazionalismo part\u00ec da un\u2019idea di conquista militare<\/strong>, legando cio\u00e8 indissolubilmente il proprio programma politico all\u2019espansione imperialista. La nazione diveniva ora manifestazione di una volont\u00e0 di potenza comune. La Libia rappresentava la volont\u00e0 di opporre un\u2019immagine di italianit\u00e0 ad un\u2019altra italianit\u00e0,\u00a0<strong>ridefinita dall\u2019Oltremare<\/strong>\u00a0infatti, come fa notare Proglio,\u00a0<em>l<\/em><em>a conquista attraverso la guerra prima e il dominio poi, permettevano di far rinascere idealmente l\u2019Italia, a cinquant\u2019anni dall\u2019Unit\u00e0, consegnando agli italiani il potere di reinventare le proprie appartenenze<\/em>.<\/p>\n<p>Secondo il principale interprete di queste istanze di rinnovamento, in effetti, soltanto la politica estera<strong>avrebbe potuto risolvere i problemi di politica interna<\/strong>. Per tale motivo l\u2019impresa libica, scrisse Corradini ne\u00a0<em>L\u2019ora di Tripoli<\/em>, avrebbe rappresentato\u00a0<strong>un vantaggio per tutti<\/strong>, per la borghesia come per il proletariato, salutata quindi come\u00a0<em>primo atto del risorgimento della nazione italiana<\/em>. Naturale fu perci\u00f2 il sostegno nazionalista al governo durante la guerra, caratterizzato da manifestazioni, stampe ed opuscoli e dall\u2019idea di\u00a0<strong>una vera e propria rinascita della nazione<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_88421\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-88421\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/targa_bersaglieri-sciara-sciat-00-876x1024.jpg\" alt=\"Bersaglieri italiani nella battaglia di Sciara Sciatt (23 ottobre 1911)\" width=\"876\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Bersaglieri italiani nella battaglia di Sciara Sciatt (23 ottobre 1911)<\/p>\n<\/div>\n<p>Uno dei principali archetipi della rinascita della nazione divenne, anche in questo contesto,<strong>\u00a0il mito di Roma<\/strong>. Durante l\u2019impresa libica questa idea and\u00f2 rimodellandosi, influendo sull\u2019idea stessa di Libia come terra di conquista. I nazionalisti, anche se non inventarono il mito di Roma, usufruirono di linguaggi gi\u00e0 collaudati da\u00a0<strong>Mazzini<\/strong>\u00a0o da<strong>\u00a0Oriani<\/strong>, ampliandoli e perfezionandoli. Roma poteva servire in parte per \u201cgiustificare\u201d le conquiste italiane in Tripolitania e Cirenaica. Scrisse infatti Corradini ne\u00a0<em>L\u2019ora di Tripoli:<\/em><\/p>\n<blockquote><p>Ma ovunque stanno le vestigia delle antiche civilt\u00e0; dovunque frondeggia ancora l\u2019olivo romano [\u2026] E sullo stesso cammino trovammo i pozzi romani. E le massicciate romane, le dighe di sassi gi\u00e0 per i pendii degli uadi per trattenere il terreno buono. Ed i serbatoi romani e le altre opere idrauliche. E finalmente il castello romano che proteggeva dalle cime i lavori agricoli [\u2026] Non faccio il retore delle reminiscenze classiche, ma affermo che la Cirenaica su cui quanti non sanno guardare, altro non vedono se non la tenda del beduino, il campicello d\u2019orzo stento e la roccia, aspetta nuovi agricoltori e nuovi reggitori per rinascere a nuova vita.<\/p><\/blockquote>\n<p>Rivendicare la Libia in nome di un mitico passato romano significava perci\u00f2, da un lato\u00a0<strong>giustificarne la conquista<\/strong>, dall\u2019altro provvedere tanto alla rinascita degli italiani, eredi e discendenti di Roma, quanto degli stessi libici, i quali avrebbero giovato del\u00a0<em>ritorno dei romani<\/em>\u00a0dopo secoli di abbandono e di declino sotto l\u2019impero ottomano. Venne dunque costruito un parallelismo tra la conquista italiana del Nord Africa e le guerre puniche,\u00a0<strong>mediante il comune richiamo al\u00a0<em>Mare Nostrum<\/em><\/strong>. I nazionalisti, protagonisti principali delle manifestazioni in piazza a sostegno della guerra, consacrarono cos\u00ec la nuova Roma italiana, divenuta, secondo le parole de\u00a0<em>L\u2019idea nazionale<\/em>\u00a0\u00aboggi veramente capitale\u00bb. A questo discorso, che in pratica rendeva esplicita un\u2019idea di capitale\u00a0<em>incompiuta,<\/em>\u00a0corrispondeva l\u2019idea di<strong>\u00a0un Risorgimento incompiuto<\/strong>. A ci\u00f2 fece riscontro la ripresa di un mito risorgimentale in chiave nazionalista e colonialista.<\/p>\n<p>Il nodo che avrebbe dovuto tenere assieme il Risorgimento con l\u2019impresa libica divenne<strong>\u00a0il soldato<\/strong>, protagonista indiscusso delle nuove narrazioni di cui si fecero promotori anche (ma non solo) i nazionalisti.\u00a0<strong>Francesco Coppola<\/strong>\u00a0su\u00a0<em>L\u2019idea nazionale<\/em>\u00a0esemplific\u00f2 ancora un concetto di rinascita che sarebbe giocoforza passato per le trincee e per il sacrificio degli italiani, in grado di spazzare via\u00a0<em>il pavido e cinico individualismo borghese e la idiota menzogna democratica<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-88420\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/MILANO_20110311_CORS-773x1024.jpg\" alt=\"MILANO_20110311_CORS\" width=\"773\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>Questa idea di una\u00a0<strong>guerra\u00a0<em>redentrice<\/em><\/strong>, del sangue in grado di\u00a0<em>lavar via<\/em>\u00a0l\u2019onta di un Risorgimento incompiuto, oltre alle disfatte coloniali in Africa Orientale, si legava infine all\u2019ultimo tassello, gi\u00e0 accennato nella descrizione della risorta mitologia romana imperiale: il sacrificio dei soldati italiani e il loro sangue avrebbero contribuito alla<strong>\u00a0fecondit\u00e0 della terra conquistata<\/strong>. Scrisse Corradini:<\/p>\n<blockquote><p>Spesso in Libia, nelle profondit\u00e0 delle oasi e sulle sabbie del deserto vidi soldati nostri morti. Nulla restava pi\u00f9 di loro, tranne un tronco irrigidito. Tutto avevano dato e a vent\u2019anni erano morti senza generare. Ma vedendo il loro sangue sparso per terra, mi pareva che questa se ne rifecondasse e la mia mente, guardando nel futuro, vedeva quei luoghi riempirsi d\u2019una popolazione italiana che godeva della ricchezza di quella terra. Cos\u00ec quei giovani non avevano generato, ma la virt\u00f9 del loro sangue veniva trasmessa lontano e dava frutto per le stesse vie della prima nostra madre, la terra.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da queste parole, oltre ai temi del sacrificio, del sangue e del soldato come\u00a0<strong>parti del corpo della nazione<\/strong>, emerge la chiara volont\u00e0 di una colonizzazione agricola della Libia, per favorirne la rinascita e per metterne a frutto le ricchezze nascoste e tanto celebrate dalla stampa nazionalista e dall\u2019intera opinione pubblica a favore dell\u2019impresa, prima e durante la guerra. I nazionalisti furono, anche da questo punto di vista, i pi\u00f9<strong>prolifici nelle descrizioni quasi paradisiache della\u00a0<\/strong><em><strong>Terra promessa<\/strong>.<\/em>\u00a0Corradini scrisse, ad esempio, di avervi visto:<\/p>\n<blockquote><p>Palme non a un sol tronco, ma cesti di quattro, di sei tronchi che nascono tutti dallo stesso ceppo, grandi alti; e sotto si stendono vere macchie di viti, pergole basse che hanno i grappoli fitti come i pampini; ci si curva e si guarda in su, e si vede da cima a fondo tutt\u2019un cielo di grappoli smisurati. E a foresta ci sono piante di limone, albicocchi, fichi, melagrani di smisurata grandezza, boschi di banani che danno frutto.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019italiano, ancora in Corradini, sarebbe stato in grado di\u00a0<strong>trasformare persino il deserto in terra coltivabile<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>Lavorano [i contadini] in una mattina come questa, sullo stesso terreno che ora \u00e8 sabbia e allora sar\u00e0 zolla feconda. Dov\u2019\u00e8 oasi e dov\u2019\u00e8 il deserto? I limiti tra la fecondit\u00e0 e la sterilit\u00e0, tra la morte e la vita, saranno portati altrove, lontano, e tutto sar\u00e0 vita e fecondit\u00e0. Il deserto sar\u00e0 spartito in giardini e poderi.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per tale motivo il programma espansionista nazionalista poteva riassumersi nella formulazione di\u00a0<strong>sostituire al\u00a0<em>vecchio spirito italiano migratorio<\/em><\/strong>\u00a0il nuovo\u00a0<em>spirito coloniale imperialista<\/em>. Il sangue e il lavoro degli italiani, nel mito e nel ricordo di Roma, avrebbero contribuito alla duplice rinascita,\u00a0<strong>spirituale ed economica<\/strong>, dell\u2019Italia e della Libia.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/guerra-di-libia-patria\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/guerra-di-libia-patria\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nazionalismo in Italia. Una nota storica. di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Massimiliano Vino) Posto fine allo Stato Pontificio e unificata la nazione sorse, tra le riottose fila intellettuali, un movimento di\u00a0viscerale critica\u00a0nei confronti del governo. Incancrenite le tensioni interne con il trascorrere del tempo\u00a0si sarebbe sempre pi\u00f9 rischiato di dover fronteggiare la totale paralisi politica della nazione, terribile impasse che avrebbe certamente\u00a0portato al\u00a0tracollo istituzionale. 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