{"id":32593,"date":"2017-07-02T12:04:08","date_gmt":"2017-07-02T10:04:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32593"},"modified":"2017-07-01T23:49:34","modified_gmt":"2017-07-01T21:49:34","slug":"tecno-vita-e-tecno-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32593","title":{"rendered":"Tecno-vita e tecno-morte"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIER PAOLO DAL MONTE\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Accade periodicamente che qualche fatto di cronaca scateni l\u2019\u201dopinione pubblica\u201d in interminabili dibattiti su temi aporetici come quello sulle definizioni di \u201cvita\u201d e di \u201cmorte\u201d, che sono sempre incrostate dalle morchie del concetto di \u201cvita-degna-di-essere-vissuta\u201d, concetto quanto mai insensato, sia dal punto di vista logico, che da quello pratico (in quanto si presterebbe ai peggiori arbitri dello Zeitgeist, come hanno dimostrato i campi di sterminio). Questo tipo di discussioni viene, in genere, condotto tramite quello strumento epistemico improprio che si definisce \u201copinione personale\u201d, (e, infatti, in passato, la doxa era ben distinta dall\u2019epist\u00e8me) il che le rende piuttosto paradossali.<\/p>\n<p>Vorremmo, pertanto, scrutare con un poco di attenzione questo tema, in un\u2019epoca nella quale le possibilit\u00e0 tecniche, messe a disposizione della pratica medica, rendono i concetti di \u201cvita\u201d e di \u201cmorte\u201d assai pi\u00f9 indeterminati rispetto ad un passato abbastanza recente.<\/p>\n<p>Per fare questo dobbiamo addentrarci un poco nella definizione di quella che \u00e8 l\u2019\u201darte medica\u201d. Non usiamo a caso il termine \u201carte\u201d, perch\u00e9 in questo caso vorremmo parlare della medicina intesa come pratica (ars\/\u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7) e non come scienza (\u1f10\u03c0\u03b9\u03c3\u03c4\u03ae\u03bc\u03b7), in quanto i temi di carattere etico possono solo attenere alla pratica e non alla conoscenza.<\/p>\n<p>Gli antichi distinguevano la \u201cvita attiva\u201d in due generi: un agire (\u03c0\u03c1\u1fb6\u03be\u03b9\u03c2), che era regolato dalla \u201cprudenza\u201d (pro-videntia), e un \u201cprodurre\u201d (\u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2) che era governato dall\u2019arte<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn1\" name=\"_ftnref\">[1]<\/a>\u00a0(o \u201ctecnica\u201d).<\/p>\n<p>Vi \u00e8 tuttavia una fondamentale differenza tra la medicina e le altre arti (poietiche), poich\u00e9 queste ultime sono dirette alla modificazione dell\u2019ambiente naturale, per costruire quel \u201cmondo umano\u201d che, non solo rende pi\u00f9 facile la sopravvivenza ma che costituisce la dimensione terrena degli uomini.<\/p>\n<p>L\u2019arte medica, viceversa, non pu\u00f2 essere propriamente considerata appartenere alla categoria della\u00a0<em>poiesis<\/em>, poich\u00e9 non produce nulla di manifesto. Il suo intento e il suo scopo sono quelli di modificare una condizione in atto (quella di \u201cmalattia\u201d) per \u201cprodurne\u201d una diversa (quella di \u201csalute\u201d), ripristinare il \u201cnaturale\u201d stato di salute corrotto o compromesso dalla malattia, e quindi, lo scopo dell\u2019\u201dopera\u201d \u201c\u00e8 definito dalla natura\u201d \u201c ( dato che il suo \u201coggetto\u201d rimane\u00a0<em>comunque<\/em>\u00a0un \u201coggetto naturale\u201d).<\/p>\n<p>L\u2019arte medica veniva, pertanto, definita secondo i canoni che erano applicati alle altre arti, ovvero la \u201cretta norma per compiere le opere\u201d (<em>Recta ratio facibilia<\/em>\u201d)<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn2\" name=\"_ftnref\">[2]<\/a>, ovvero la precisione e l\u2019accuratezza nell\u2019 imitare l\u2019opera della natura e l\u2019idoneit\u00e0 a servire lo scopo, cio\u00e8 la soddisfazione del bisogno dell\u2019individuo malato (causa prima e causa ultima), il ripristino della \u201csalute\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, \u201c<em>Siccome il suo scopo \u00e8 guarire, curare e alleviare le sofferenze, l\u2019arte medica \u00e8 stata sempre eticamente indiscutibile\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn3\" name=\"_ftnref\">[3]<\/a><\/em>, ovviamente se praticata in maniera appropriata, come si suole dire, in \u201cscienza e coscienza\u201d e con perizia, prudenza e diligenza. Per dirlo in altre parole: lo scopo dell\u2019arte medica, in quanto tale, non pu\u00f2 essere messo in discussione dal punto di vista etico, pu\u00f2 esserlo semmai l\u2019intento, l\u2019azione e lo scopo di chi la pratica, ovvero del medico<\/p>\n<p>Tuttavia, anche l\u2019arte medica non \u00e8 in grado di prescindere dal contesto nel quale si trova ad esistere, e quest\u2019ultimo \u00e8 costituito dall\u2019Universo Tecnico<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn4\" name=\"_ftnref\">[4]<\/a>\u00a0nel quale ci troviamo immersi. Quindi, anch\u2019essa, come la maggior parte d quelle che erano definite tali, ha subito una profonda trasformazione dovuta alla\u00a0<em>Weltanschauung<\/em>\u00a0ed alla prassi dei tempi moderni.<\/p>\n<p>Un tempo colui che praticava quest\u2019arte era un soggetto che trattava l\u2019individuo malato nella sua interezza, non singole parti del paziente o \u201cframmenti di malattia\u201d. Oggi, la proliferazione delle conoscenze e delle tecniche ha giocoforza condotto ad un\u2019estrema specializzazione in ogni disciplina del sapere che, se da un lato ha aumentato l\u2019efficacia dell\u2019agire, dall\u2019altro ha condotto allo smarrimento della \u201cvisione d\u2019assieme\u201d. La disciplina medica non \u00e8 pi\u00f9 considerata un\u2019arte ma \u00e8, da un lato, una sorta di scienza spuria che, come ogni scienza \u00e8 frammentata in una miriade di discipline sempre pi\u00f9 specifiche e minuziose, ma i cui ambiti sono sempre pi\u00f9 ristretti, e, dall\u2019altro, (specialmente per ci\u00f2 che riguarda le discipline chirurgiche o quelle con forti componenti\u00a0<em>operative)<\/em>\u00a0\u00e8 caratterizzata sempre pi\u00f9 come padronanza di tecniche sempre pi\u00f9 complesse.<\/p>\n<p>Pertanto, nessun \u201csoggetto preposto alle cure\u201d, tra le miriadi di essi che interagiscono con le singole parti del paziente o con le singole malattie, riesce pi\u00f9 ad avere una visione d\u2019assieme<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn5\" name=\"_ftnref\">[5]<\/a>. Lo scopo dell\u2019arte medica diviene, quindi, aleatorio, anche perch\u00e9 il medico deve rispondere a due finalit\u00e0 assai diverse tra loro (e a volte in conflitto): l\u2019interesse del paziente e quello dell\u2019organizzazione sanitaria cui appartiene<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn6\" name=\"_ftnref\">[6]<\/a>(e del sistema socioeconomico nel suo assieme) e, se non vi \u00e8 uno scopo definito, diviene difficile identificare quale sia il\u00a0<em>retto agire.<\/em>\u00a0\u00c8 necessario, quindi, riconoscere che i confini di quest\u2019\u201darte\u201d includono ormai scopi e bisogni diversi da quelli per i quali essa \u00e8 sempre stata identificata (ovvero, visto che\u00a0<em>repetita juvant<\/em>, il ripristino della condizione di salute dell\u2019individuo malato), scopi che sono, piuttosto, definiti da istanze sociali o psico-sociali.<\/p>\n<p>Inoltre, la continua evoluzione delle tecniche mediche e il divenire delle istanze sociali, pone \u201cbisogni\u201d sempre nuovi che spostano continuamente i confini e le finalit\u00e0 della pratica medica e suscitano sempre nuovi interrogativi etici.<\/p>\n<p>I progressi scientifici e tecnologici in campo medico, pongono dunque problemi totalmente nuovi rispetto al passato; anzi, si pu\u00f2 affermare che siano stati infranti i confini della visione del mondo che ha accompagnato l\u2019uomo nel lungo corso della sua storia. Non \u00e8 pi\u00f9 chiaro quali possano o debbano essere i limiti dell\u2019agire, specialmente per ci\u00f2 che riguarda i confini della vita, vista la possibilit\u00e0 di estendere la sopravvivenza ben al di l\u00e0 di quello che era previsto dalla natura, e ben al di l\u00e0 da quello che era ritenuto compatibile con l\u2019\u00a0<em>imago hominis<\/em>. Come scrisse\u00a0<em>Hans Jonas<\/em>:<\/p>\n<p>\u00ab<em>La morte non appare pi\u00f9 come una necessit\u00e0 insita nella natura, ma come una prestazione organica disfunzionale a cui si pu\u00f2 porre rimedio<\/em>\u00bb\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn7\" name=\"_ftnref\">[7]<\/a><\/p>\n<p>Se Jonas scriveva queste parole rilevandone il paradosso epistemologico (ma anche metodologico), un soggetto meno pensante, come\u00a0<em>William Haseltine<\/em>\u00a0(<em>CEO of Human Genome Sciences<\/em>, che ha avviato il cosiddetto \u201cProgetto Genoma\u201d), dichiar\u00f2 testualmente ( senza l\u2019ombra di ironia) che \u00ab\u00a0<em>La morte non \u00e8 altro che una serie di malattie prevenibili da sconfiggere una ad una<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn8\" name=\"_ftnref\">[8]<\/a><\/p>\n<p>La tecnica \u00e8 riuscita a penetrare nel \u201cmistero della vita\u201d, catturandone i segreti (tecnici) e ottenendo cos\u00ec il potere di modificare le basi stesse della esistenza biologica. Cos\u00ec\u00a0<em>Hannah Arendt<\/em>\u00a0comment\u00f2 ci\u00f2 cui ci troviamo ad affrontare:<\/p>\n<p><em>\u00abMolti sforzi scientifici sono stati diretti in tempi recenti a cercare di rendere \u201cartificiale anche la vita, a recidere l\u2019ultimo legame per cui l\u2019uomo rientra tra i figli della natura. [\u2026]Quest\u2019uomo del futuro che gli scienziati pensano di produrre, sembra posseduto da una sorta di ribellione contro l\u2019esistenza umana come gli \u00e8 stata data,un dono gratuito proveniente da non so dove (parlando in termini profani), che desidera,scambiare, se possibile, con qualcosa che lui stesso abbia fatto. Non c\u2019\u00e8 motivo di dubitare della nostra capacit\u00e0 di effettuare uno scambio del genere, come non c\u2019\u00e8 ragione di dubitare del nostro poter attuale di distruggere tutta la vita organica sulla terra\u00bb\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn9\" name=\"_ftnref\">[9]<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che l\u2019 agone cruciale per ci\u00f2 che riguarda l\u2019etica medica, sia quello della determinazione dei confini della vita e, in particolare dell\u2019inizio e della fine dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p><em>Willard Gaylin,\u00a0<\/em>psichiatra e fondatore dell\u2019Hasting Centre, istituto di studi sulla bioetica<em>,\u00a0<\/em>scrisse che:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Non vi \u00e8 pi\u00f9 nulla di semplice, nella vita, neppure morire. Un tempo non vi era necessit\u00e0 per il medico di considerare il concetto di morte, il fatto di morire era sufficiente. La differenza tra la vita e la morte era un abisso infinito infranto in un momento infinitesimale. Vita e morte erano gli estremi evidenti opposti. Con l\u2019avvento delle nuove tecniche in medicina quegli opposti hanno iniziato a convergere<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn10\" name=\"_ftnref\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>Siccome i concetti di \u201cvita\u201d e \u201cmorte sono divenuti indefiniti e sfumati; non \u00e8 quindi inutile porsi la domanda: che cos\u2019\u00e8 la vita?<\/p>\n<p>Per il pensiero tradizionale la vita dell\u2019uomo, prima ancora che essere un semplice dato biologico, possedeva una dimensione sia immanente che trascendente, carnale e spirituale: \u201c<em>Non di solo pane vivr\u00e0 l\u2019uomo<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn11\" name=\"_ftnref\">[11]<\/a>. L\u2019uomo era fatto di corpo, anima e spirito, e la vita dello spirito aveva assai pi\u00f9 importanza che la vita della materia (o della carne), in tal modo i fini dell\u2019uomo erano chiaramente determinati, come spiega\u00a0<em>Raimon Panikkar<\/em>:<\/p>\n<p>\u00ab<em>La storia della spiritualit\u00e0 coincide con la storia stessa dell\u2019uomo. In fondo \u00e8 la dimensione reale e effettiva della storia umana, dato che la vera occupazione dell\u2019uomo non \u00e8 tanto fare guerre, nazioni e culture, quanto \u201cfare\u201d se stesso e portare a termine la sua salvezza assieme a quella parte del cosmo alla quale \u00e8 legato [\u2026] L\u2019uomo \u00e8 un essere fatto a met\u00e0 e la spiritualit\u00e0 indica l strade e i mezzi perch\u00e9 diventi reale\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn12\" name=\"_ftnref\">[12]<\/a><\/em><\/p>\n<p>Per Aristotele il fine degli uomini era il \u201cvivere bene \u201c e, per fare questo, doveva tendere verso ideali che fossero superiori al semplice vivere (o sopravvivere):<\/p>\n<p>\u00ab<em>Infatti non in quanto uomo egli vivr\u00e0 in tal maniera, ma in quanto in lui v\u2019e qualcosa di divino [\u2026]Non bisogna per\u00f2 seguire quelli che consigliano che, essendo uomini, si attenda a cose umane ed, essendo umani, a cose mortali bens\u00ec, per quanto possibile, bisogna farsi immortali e far di tutto per vivere secondo la parte pi\u00f9 elevata che c\u2019\u00e8 in noi<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn13\" name=\"_ftnref\">[13]<\/a><\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 moderna, informata dalle concezioni cartesiane (o dallo Zeitgeist che le determin\u00f2) concepisce invece l\u2019uomo come una sosrta di amalgama di due \u201ccomposti\u201d,\u00a0<em>res cogitans<\/em>\u00a0e\u00a0<em>res extensa<\/em>, un\u2019inesplicabile combinazione di \u201cmente\u201d e corpo, quasi indipendenti l\u2019uno dall\u2019altro Per Cartesio l\u2019uomo non era nulla pi\u00f9 che un automa, che si distingueva dagli altri animali solo perch\u00e9 provvisto di anima. Per la scienza meccanicistica, la vita era pura funzione meccanica: il cuore che per gli antichi era sede dell\u2019anima, si trasform\u00f2 nella \u201cpompa\u201d di\u00a0<em>Harvey<\/em>. L\u2019uomo non era altro che una macchina, complessa e delicata, che, come tale andava trattata (e curata).<\/p>\n<p>Questo piccolo\u00a0<em>excursus<\/em>\u00a0sul concetto di vita, tuttavia, non ci aiuta affatto a chiarire una posizione epistemologica o etica riguardo ad esso. Ci rivolgeremo, pertanto, alla storia delle parole per cercare di diradare le nebbie nelle quali siamo ancora immersi e, nella fattispecie al pensiero greco, perch\u00e9 ad esso \u00ab<em>dobbiamo la maggior parte dei nostri concetti etico-politici<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn14\" name=\"_ftnref\">[14]<\/a><\/p>\n<p>La lingua greca esprime il concetto di \u201cvita\u201d, fondamentalmente con due termini. Il primo, \u03b6\u03c9\u03ae (<em>zoe<\/em>) definiva la semplice condizione di vivere, l\u2019essere in vita, la vita\u00a0<em>qua vivimus<\/em>, ovvero mediante la quale viviamo, la vitalit\u00e0 che si manifesta negli esseri viventi. Il secondo, \u03b2\u03af\u03bf\u03c2 (<em>bios<\/em>), che indicava la vita individuale, la vita\u00a0<em>quam vivimus<\/em>, quella che viviamo come esseri singoli. Quest\u2019individualit\u00e0 \u00e8 data dalla sua connessione con la psych\u00e8 o anima individuale, si pu\u00f2 anzi dire che questa connessione sia ci\u00f2 che distingue ci\u00f2 che \u00e8 propriamente \u201cvita\u201d dalla semplice sopravvivenza cellulare. E\u2019 il legame con la \u03a8\u03cd\u03c7\u03b7 (<em>psyche<\/em>) che d\u00e0 vita al\u00a0<em>soma<\/em>\u00a0(che, in origine, significava semplicemente \u201ccadavere\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn15\" name=\"_ftnref\">[15]<\/a>), legame che, ancora prima che biologico \u00e8 ontologico, visto che, per dirlo nei termini della moderna scienza, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di sopravvivenza \u201ccorporea\u201d (ovvero delle cellule che compongono il\u00a0<em>soma<\/em>) anche dopo la perdita delle funzioni corticali e, pertanto, pu\u00f2 essere dato il fatto paradossale che ci si possa trovare<\/p>\n<p>\u00ab<em>di fronte al fatto di decidere se ci\u00f2 che abbiamo mantenuto vivo sia ancora un essere umano o, messo in altri termini, se l\u2019essere umano che stiamo conservando sia da considerare vivo<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn16\" name=\"_ftnref\">[16]<\/a><\/p>\n<p>Quarantanove anni fa, il 5 maggio 1968, venne elaborato famoso rapporto di\u00a0<em>Harvard<\/em>\u00a0circa la definizione di \u201cmorte cerebrale\u201d che costitu\u00ec il tentativo (pienamente riuscito, dal punto di vista giuridico) di tracciare i confini tra la vita e la morte in senso \u201cscientifico\u201d, visto che, il progresso medico gli aveva resi alquanto sfumati dal punto di vista cognitivo. Da un lato essa ha senz\u2019altro potuto risolvere diversi problemi di ordine medico-legale<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn17\" name=\"_ftnref\">[17]<\/a>\u00a0ma, dall\u2019altro ha aperto molti interrogativi di ordine epistemologico.<\/p>\n<p>A questo punto non ci sembra inutile scrutare un poco le posizioni della Chiesa Cattolica, visto che essa \u00e8 ritenuta alquanto \u201cconservatrice\u201d per ci\u00f2 che riguarda questo \u201cdelicato\u201d tema.<\/p>\n<p>Ebbene, la linea ufficiala della Chiesa sembra non dissentire fondamentalmente da quelle del Rapporto di\u00a0<em>Harvad.\u00a0<\/em>Ad esempio, nel 1957 Papa Pio XII, di fronte ai progressi delle moderne tecniche rianimatorie, aveva affermato qualcosa di simile:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Se si giudica permanente una profonda perdita di coscienza, allora i mezzi straordinari per l\u2019ulteriore mantenimento della sopravvivenza non sono obbligatori.\u00a0\u00a0 Si possono sospendere e consentire al paziente di morire<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn18\" name=\"_ftnref\">[18]<\/a><\/p>\n<p>Questa posizione \u00e8 ribadita, nel 1980, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nell\u2019imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, \u00e8 lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all\u2019ammalato in simili casi<\/em>.\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn19\" name=\"_ftnref\">[19]<\/a>,<\/p>\n<p>In tempi pi\u00f9 recenti, Giovanni Paolo II espresse, su questo tema le seguenti parole:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Al riguardo, \u00e8 opportuno ricordare che esiste una sola \u201cmorte della persona\u201d, consistente nella totale dis-integrazione di quel complesso unitario ed integrato che la persona in se stessa \u00e8, come conseguenza della separazione del principio vitale, o anima, della persona dalla sua corporeit\u00e0. La morte della persona, intesa in questo senso radicale, \u00e8 un evento che non pu\u00f2 essere direttamente individuato da nessuna tecnica scientifica o metodica empirica\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn20\" name=\"_ftnref\">[20]<\/a><\/em><\/p>\n<p>A questo punto lo spinoso tema dei confini tra vita e morte potrebbe sembrare, se non definitivamente chiarito, almeno definito in maniera precisa: vi \u00e8 una perdita di funzioni cerebrali che interrompe la connessione tra psyche e soma (o tra corpo e anima) e questo si pu\u00f2 chiamare morte. Tuttavia vi sono alcuni punti che suscitano qualche perplessit\u00e0.<\/p>\n<p>Se il fine \u00e8, aristotelicamente, ci\u00f2 che definisce l\u2019azione, allora l\u2019atto medico propriamente detto (cos\u00ec come l\u2019abbiamo definito precedentemente), \u00e8 identificato dall\u2019avere come fine il ripristino dello stato di salute dell\u2019individuo malato (il bene del paziente). Nel Rapporto della Commissione di\u00a0<em>Harvard<\/em>\u00a0sono enunciati i motivi che hanno portato alla necessit\u00e0 della definizione di \u201cmorte cerebrale\u201d e, al primo punto, il suddetto fine sembra essere rispettato, almeno in apparenza:<\/p>\n<p>\u201c<em>La necessit\u00e0 di una definizione si impone per due ragioni:<\/em><\/p>\n<p><em>(1) il miglioramento delle misure di rianimazione e di prolungamento della vita ha prodotto un impegno sempre maggiore per salvare persone affette da lesioni disperatamente gravi. A volte questi sforzi hanno un successo soltanto parziale e quello che ci troviamo di fronte \u00e8 un individuo il cui cuore continua a battere, pur in presenza di un cervello irrimediabilmente danneggiato. Il peso (burden) di questa situazione \u00e8 enorme non solo per i pazienti, che soffrono di una perdita irreversibile dell\u2019 intelletto,\u201d<\/em><\/p>\n<p>In questa motivazione vi sono, tuttavia, alcuni aspetti di ordine semantico ed epistemologico, piuttosto confusi: se la condizione di essere \u201cprivo di intelletto\u201d diviene un criterio per considerare qualcuno non pi\u00f9 in vita (in questo caso sarebbe pi\u00f9 opportuno definirlo \u201cqualcosa\u201d, non \u201cqualcuno\u201d), come si pu\u00f2 considerare, secondo logica, questa situazione un \u201cpeso per il paziente\u201d se, se se il \u201csoggetto paziente\u201d non \u00e8 pi\u00f9 un \u201csoggetto\u201d?<\/p>\n<p>Questa posizione \u00e8 ancora pi\u00f9 aporetica se si considera un altro possibile significato : \u00ab<em>dato che questa situazione \u00e8 un peso per il paziente, noi dichiariamo che esso non \u00e8 pi\u00f9 un paziente e quindi viene ad annullarsi la condizione di portare un peso<\/em>\u00bb. Un\u2019altra aporia epistemologica riguarda il tipo di azione che si configura: perch\u00e9 se l\u2019entit\u00e0 priva di intelletto non \u00e8 pi\u00f9 \u201cqualcuno\u201d ma \u201cqualcosa\u201d, ci\u00f2 significa che non \u00e8 pi\u00f9 un paziente, ma solo un ammasso di cellule mantenute artificialmente vitali, e quindi non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019oggetto dell\u2019agire medico. Pertanto questa parte della motivazione che tratta dell\u2019essere decerebrato come se fosse un paziente per il bene del quale si agisce, ci sembra una patente contraddizione logica. Ed \u00e8 un po\u2019 sospetto il fatto che sia stata messa al primo posto.<\/p>\n<p>Le motivazioni della seconda parte del punto 1 e del punto 2, sono, invece, assai chiare:\u00a0<em>\u201c\u2026ma anche per le loro famiglie, per gli ospedali e per tutti coloro che hanno bisogno di posti letto gi\u00e0 occupati da pazienti in coma. (2) L\u2019uso di criteri obsoleti per la definizione di morte cerebrale pu\u00f2 ingenerare controversie nel reperimento degli organi per i trapianti\u201d<\/em><\/p>\n<p>In questa seconda parte non pretende di entrare in gioco alcuna decisione medica in senso proprio, perch\u00e9 il fine \u00e8 dichiaratamente altro, ovvero l\u201dalleviare il peso per i familiari, le necessit\u00e0 economiche, organizzative, \u201ctrapiantologiche\u201d, e quindi l\u2019\u201dentit\u00e0 indefinita\u201d che \u00e8 \u201cattaccata\u201d agli strumenti rianimatori non \u00e8 pi\u00f9 un fine ma un qualcosa che \u00e8 pronto per diventare un mezzo. L\u2019indizio, se non la prova, che il fine fosse da ricercarsi altrove, scaturisce dalla cronologia dell\u2019evento: il rapporto di\u00a0<em>Harvard<\/em>\u00a0fu pubblicato il 5 maggio 1968, appena sei mesi dopo l\u2019esecuzione del primo trapianto di cuore<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Abbiamo adottato l\u2019esempio della definizione di \u201cmorte cerebrale\u201d per mostrare come la riflessione etica sia costantemente in ritardo rispetto al meccanismo autopoietico del progresso tecnologico. Il rapporto di Harvard, che fu senza dubbio una dichiarazione etica, perch\u00e9 riguardava le norme dell\u2019agire, non ha rappresentato altro che un prendere atto dello spostamento dei confini tra vita e morte causata dal progresso medico, la constatazione di ci\u00f2 che era divenuto possibile grazie alla tecnica e che, pertanto, visto che era possibile, doveva essere fatto<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn21\" name=\"_ftnref\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p>Siccome il progresso non \u00e8 solo un irreversibile moto fattuale, ma anche il supremo giudizio di valore della modernit\u00e0(assieme alle considerazioni di tipo economico), il compito dell\u2019etica, oggi, sembra essere semplicemente quello di fornire una cornice teoretica per giustificare le applicazioni ch\u2019esso rende possibili (che in realt\u00e0 vengono giustificate per il semplice fatto di essere possibili).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 anche il caso della dichiarazione di \u201cmorte cerebrale\u201d, che non \u00e8 disdicevole per ci\u00f2 che riguarda la sua rilevanza o le sue necessit\u00e0 pratiche (\u00e8 indubbio che queste vi fossero e vi siano), ma per ci\u00f2 che comporta circa la reificazione dell\u2019essere umano: se l\u2019uomo \u00e8 una macchina \u2013 ed \u00e8 questa la posizione della scienza, anche quella medica- come tale va trattato, e quando non funziona pi\u00f9, pu\u00f2 sempre essere utile per trarne \u201cpezzi di ricambio\u201d.<\/p>\n<p>La critica al Rapporto di\u00a0<em>Harvard<\/em>, non deve quindi vertere su criteri \u201cscientifici\u201d o, finanche, etici, perch\u00e9 non fa altro che applicare la logica del \u201cmale minore\u201d, ma secondo criteri ontologici, come rilev\u00f2\u00a0<em>Hans Jonas<\/em>\u00a0con le celebri considerazioni alquanto provocatorie (dal punto di vista logico), che qui elencheremo:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il cervello \u00e8 morto, abbiamo un organismo con tutto meno il cervello, mantenuto in stato di vita parziale e artificiale: che fare di lui ? (che resta pur sempre una paziente? [\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>Se il paziente in coma, in forza delle varie definizioni \u00e8 morto, allora non \u00e8 pi\u00f9 un paziente ma un cadavere con il quale \u00e8 consentito intraprendere tutto quanto legge o uso o testamento o congiunti permettono di fare con un cadavere e verso cui spinge questo o quel particolare interesse[\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>Una volta sicuri di avere a che fare con un cadavere non vi sono motivi logici a sfavore, bens\u00ec forti motivi pragmatici a favore, per proseguire l\u2019irrorazione sanguigna artificiale (vita simulata? E\u00a0<\/em><em>tenere a disposizione il corpo come banca di organi vivi, possibilmente anche come fabbrica o come fabbrica di ormoni o altre sostanze biochimiche, di cui ci sia bisogno. [\u2026]Allettante \u00e8 anche l\u2019idea di una banca del sangue che si autorigenera. [\u2026]Perch\u00e9 non intraprendere su questo compiacente soggetto-non-soggetto i pi\u00f9 strabilianti esperimenti chirurgici?[\u2026]perch\u00e9 non ricerche immunologiche o tossicologiche, sperimentazioni di droghe?\u201dcellule o altro, perch\u00e9 non fare sperimentazioni tossicologiche, immunologiche, infettivo logiche, o di farmaci\u00bb\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn22\" name=\"_ftnref\">[22]<\/a><\/em><\/p>\n<p>Sullo stesso tenore delle considerazioni di\u00a0<em>Jonas<\/em>\u00a0sono quelle del gi\u00e0 citato\u00a0<em>Willard Gaylin<\/em>, che scrisse un articolo dal suggestivo titolo \u201c<em>Harvesting the dead<\/em>\u201d (che si potrebbe significativamente tradurre con \u201cMietere il morto\u201d), dove anch\u2019egli fa una disamina delle possibilit\u00e0 test\u00e9 elencate, il che ci mostra che\u00a0<em>Jonas<\/em>\u00a0non fu il solo a porsi il problema delle possibili implicazioni del concetto di \u201cmorte cerebrale\u201d.<\/p>\n<p><em>Mollaret<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Goulon<\/em>, neurofisiologi francesi, scrissero, nel 1959, che il concetto di\u00a0<em>coma depass\u00e8<\/em>\u00a0aveva implicazioni ben pi\u00f9 importanti del semplice problema tecnico della rianimazione, ma implicava nientemeno, come scrive Agamben, che il problema di una nuova definizione di morte \u201c<em>fino a mettere in discussione le frontiere ultime della vita e, pi\u00f9 in l\u00e0 ancora, fino alla determinazione di un diritto di fissare l\u2019ora della morte legale<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn23\" name=\"_ftnref\">[23]<\/a>\u00a0, e quindi, \u201c<em>vita e morte non sono [pi\u00f9] propriamente concetti scientifici ma politic<\/em>i\u201d perch\u00e9 la \u201c<em>nuda vita \u00e8 per la prima volta integralmente controllata dall\u2019uomo e dalla sua tecnologia<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn24\" name=\"_ftnref\">[24]<\/a><\/p>\n<p>Ci sovvengono, a questo punto i versi di\u00a0<em>Rainer Maria Rilke<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>D\u00e0, signore, a ciascuno la sua morte!<\/em><\/p>\n<p><em>La morte che fior\u00ec da quella vita,<\/em><\/p>\n<p><em>in cui ciascuno am\u00f2, pens\u00f2 sofferse<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn25\" name=\"_ftnref\">[25]<\/a><\/p>\n<p>All\u2019uomo-macchina non \u00e8 pi\u00f9 concessa questa morte, non la riservatezza ch\u2019egli meriterebbe nell\u2019ultimo\u00a0<em>rito di passaggio<\/em>\u00a0della vita, egli ne \u00e8 stato espropriato perch\u00e9, in quanto non ancora definitivamente cadavere ( e quindi inutilizzabile), ma neppure vivo, visto che \u00e8 stato dichiarato morto, \u00e8 ridotto ad oggetto di utilit\u00e0 (seppure per una \u201cnobile causa\u201d).<\/p>\n<p>Se, secondo\u00a0<em>Jonas<\/em>\u00a0i problemi causati dal progresso medico non possono trovare una risposta \u201c<em>con una definizione di morte, ma con una definizione dell\u2019uomo e di che cos\u2019\u00e8 una vita umana<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn26\" name=\"_ftnref\">[26]<\/a>, crediamo che oggi sia difficile trovare quella risposta, visto che, nella modernit\u00e0, l\u2019unica teleologia rimasta \u00e8 il mero perpetuarsi del processo del metabolismo sociale che conduce, in ultima analisi all\u2019allucinazione di massa per la quale l\u2019unico fine della vita diventa la riproduzione della vita dell\u2019organismo sociale. Gli stessi esseri umani sono ormai identificati con la loro funzione e misurati secondo la loro utilit\u00e0 e il loro costo<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn28\" name=\"_ftnref\"><\/a>Per ci\u00f2 che riguarda la tecnica, temiamo che essa continuer\u00e0 a scoperchiare progressivamente tutti i vasi di Pandora che sono rimasti, sin qui sigillati. Gli apprendisti stregoni che giocano con pipette e molecole, \u00e0 la\u00a0<em>Haseltine,<\/em>\u00a0riusciranno a creare ogni sorta di inenarrabili mostruosit\u00e0, cos\u00ec come sono riusciti a spargere geni artificiali (coi prodotti agricoli transgenici) in ogni angolo del globo, con effetti a lungo termine che sono al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0 di previsione di chiunque (specialmente di coloro che passano le giornate tra pipette e provette), perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 prevedere gli effetti di qualcosa che non \u00e8 mai apparso prima d\u2019ora nel mondo.<\/p>\n<p>Sicuramente arriveremo a fare tutto ci\u00f2 che la tecnica ci consentir\u00e0 di fare, e probabilmente l\u2019ingegneria genetica \u201cprodurr\u00e0\u201d esseri decerebrati allo scopo di avere sempre a disposizione organi da trapiantare, e corpi su cui sperimentare tecniche sempre nuove, per la gloria del progresso sempiterno, o, secondo le profezie di Huxley, verranno fabbricati tanti esseri\u00a0<em>delta<\/em>\u00a0e\u00a0<em>epsilon<\/em>\u00a0per servire l\u2019efebica \u00e9lite degli esseri\u00a0<em>alfa,<\/em>\u00a0che godr\u00e0 degli illimitati agii di un\u2019esistenza plastificata nell\u2019\u201cintrepido nuovo mondo\u201d<\/p>\n<p>Potremo quindi concludere con le parole di Heidegger, mai come oggi calzanti:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Ci\u00f2 che \u00e8 veramente inquietante non \u00e8 che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga pi\u00f9 inquietante \u00e8 che l\u2019uomo non \u00e8 affatto preparato a questo radicale mutamento del Mondo. Di gran lunga pi\u00f9 inquietante \u00e8 non siamo capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ci\u00f2 che sta realmente emergendo nella nostra epoca [\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>Quale grande pericolo si starebbe allora avvicinando? Si troverebbero accoppiati l\u2019acume intellettuale pi\u00f9 efficace e produttivo, che \u00e8 proprio dell\u2019invenzione e della pianificazione calcolante, e la pi\u00f9 totale indifferenza verso il pensiero, la totale assenza di pensiero.\u00bb<\/em><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftn29\" name=\"_ftnref\">[29]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Ananda K Coomaraswamy: La filosofia dell\u2019arte medioevale e orientale. In: Il grande brivido. Adelphi., Milano. 1987. P.48. Cfr Summa teologica I-II 3,3 ad 1; II-II, 179, 2 ad 1 e 3<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Summa Teologica:I-II 57, 3<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Hans Jonas,\u00a0<em>Tecnica, medicina ed etic<\/em>a. Einaudi, Torino, 1997. P.56<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Cfr., Jacques Ellul, Il sistema Tecnico, Jaca Book, Milano, 2009<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Tanto meno riesce ad averla quella desueta figura che prende il nome di\u00a0<em>medico di base<\/em>\u00a0che \u00e8 diventato, pi\u00f9 che altro, uno smistatore di esami clinici e prestazioni specialistiche, e comilatore di ricette per farmaci prescritti da altri<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Tralasciamo di parlare delle storture pi\u00f9 recenti, come la \u201cmedicina difensiva\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Hans Jonas, Il principio responsabilit\u00e0, cit. P.25<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0New York Times, August 29, 1999<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Hanna Arendt: Vita activa. Bompiani,Milano. 2003. Pp2-3<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Willard Gaylin: Harvesting the dead, in \u201cHarpers\u201d, 23 settembre 1974<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Matteo,4.4<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Raimon Panikkar: Il Dharma dell\u2019induismo, cit. P.43<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Aristotele. Etica Nicomachea.1177<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Giorgio Agamben: Op.cit. P.75<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Giorgio Agamben, op.cit.P.76<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Willard Gaylin, art.cit.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Quando la decisione se continuare o meno la repirazione artificiale era lasciataal giudizio del singolo curante, questo poteva comportare l\u2019imputazione di omicidio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Papa Pio XIII: Allocutio ad participantes XI Congressum Societatis Italicae de anaesthesiologia, die 24 febr. 1957 Allocutio circa queestionem de \u201creanimatione\u201d, die 24 nov. 1957<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede,Dichiarazone sull\u2019eutanasia, il 5 maggio 1980.\u201dJura et bona\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0Discorso di Papa\u00a0Giovanni Paolo Ii al 18\u00b0 Congresso Internazionale<\/p>\n<p>della Societ\u00e0 dei Trapianti. 29 Agosto 2000<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0Si deve al fisico anglo-ungherese Dennis Gabor<em>,\u00a0<\/em>Premio Nobel per la fisica nel 1971, la formulazione delle \u00ableggi\u00bb informali che guidano lo sviluppo tecnologico. La prima di esse recita: \u00ab<em>Bisogna fare tutto quello che \u00e8 (tecnicamente) possibile fare<\/em>\u00bb, la seconda (che \u00e8 un corollario della prima): \u00ab<em>Ci\u00f2 che pu\u00f2 essere fatto, inevitabilmente sar\u00e0 fatto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0Hans Jonas, tecnica, Medicina ed Etica, . Einaudi, Torino, 1997, pp.177-178<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0P. Mollaret and M. Goulon, Le coma d\u00e9pass\u00e9, Rev. Neurol. Paris 101 (1959) (1), pp. 1\u201315. In G. Aganben,\u00a0<em>Homo sacer<\/em>, Einudi, Torino 2005, p. 180<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0G. Aganben. Op.cit. Pp 183, 184<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0Rainer Maria Rilke. Il libro della povert\u00e0 e della morte. Trad.Vincenzo Errante<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0Hans Jonas. Op.cit. p177<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn27\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn28\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/#_ftnref\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0Martin Heideger. L\u2019abbandono. Il Melangolo, Genova,2006. Pp. 36,40<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/06\/30\/tecno-vita-e-tecno-morte\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIER PAOLO DAL MONTE\u00a0 Accade periodicamente che qualche fatto di cronaca scateni l\u2019\u201dopinione pubblica\u201d in interminabili dibattiti su temi aporetici come quello sulle definizioni di \u201cvita\u201d e di \u201cmorte\u201d, che sono sempre incrostate dalle morchie del concetto di \u201cvita-degna-di-essere-vissuta\u201d, concetto quanto mai insensato, sia dal punto di vista logico, che da quello pratico (in quanto si presterebbe ai peggiori arbitri dello Zeitgeist, come hanno dimostrato i campi di sterminio). Questo tipo di discussioni viene,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":32273,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/vELODIMAYA.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8tH","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32593"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32593"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32593\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32595,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32593\/revisions\/32595"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/32273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}