{"id":32668,"date":"2017-07-03T08:00:28","date_gmt":"2017-07-03T06:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32668"},"modified":"2017-07-02T19:23:46","modified_gmt":"2017-07-02T17:23:46","slug":"intesa-veneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32668","title":{"rendered":"Intesa veneta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>L\u2019annosa questione di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza pare finalmente giunta al termine.<\/em> <\/strong>Sono lontani i tempi in cui il famelico Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, acquistava con un colpo di cornetta Antonveneta per \u20ac 9.000.000.000,00 (si legge novemiliardi), quasi il doppio del suo vero valore di mercato \u2013 lascio alla fantasia del lettore speculare su quale fine avesse un cos\u00ec scellerato acquisto.<\/p>\n<p><strong>Nel 2017, a distanza di dieci anni, le banche venete si comprano alla modica cifra di \u20ac 1,00.<\/strong> Lungi dal voler fare della sterile demagogia, va sottolineato che dietro a quell\u2019eurino si nasconde un investimento vasto e strutturato per garantire il risparmio e il servizio bancario a decine di migliaia di italiani. Il capro espiatorio son i cacofonici NPL (Non Perfoming Loans) o crediti deteriorati che, come le principali testate giornalistiche non si stancano mai di ricordarci, affossano il sistema bancario italiano e, di conseguenza, l\u2019intera economia nazionale. Per i due istituti veneti i crediti non performanti ammontano a oltre 9 miliardi di euro, circa il 23,5% di quelli concessi. Quasi 1 credito su 4 \u00e8 perduto.<\/p>\n<p><strong>Non male. La contrazione del credito che da una decade spezza i reni a quello che storicamente \u00e8 una delle aree imprenditorialmente pi\u00f9 vivaci di tutta la penisola,<\/strong> non basta a giustificare delle performance cos\u00ec scadenti. Clientelismo, cupidigia, acquiescenza, immoralit\u00e0 e bieco cinismo dei vertici di queste banche \u2013 in primis Giovanni Zonin \u2013 hanno polverizzato i risparmi e gli investimenti di migliaia di famiglie e di piccoli imprenditori. Emblematico della disonesta rete in cui manager bancari e grandi imprenditori avevano imbrigliato la popolazione veneta \u00e8 il caso delle iper-inflazionate azioni di Banca Popolare di Vicenza. La banca ne blocca il riacquisto nel 2014, quando ancora non era quotata in borsa[1].<\/p>\n<p><strong>Ma non per tutti \u00e8 andata cos\u00ec. Alcuni grandi imprenditori e azionisti di rilievo sono riusciti a saltare dalla barca poco prima che affondasse.<\/strong> I fratelli Dallicani, la famiglia Morato, l\u2019integerrimo Alfio Marchini, Renzo Rosso e Giuseppe Stefanel sono tra i pochi privilegiati a cui \u00e8 stato concessa la vendita in extremis del proprio pacchetto di azioni. Insomma, se sei un padre di famiglia o un\u2019anziana pensionata che ha ingenuamente (e a volte inconsapevolmente) investito i risparmi di una vita in azioni BPVi, aspettati di vedere polverizzati anni di sacrifici. Se invece ti chiami Renzo Rosso e sei a capo della Diesel sei certo non solo di poter vendere azioni per milioni di euro, ma anche di incassare lauti profitti (oltre 300.000 \u20ac in questo caso).<\/p>\n<p>Ma torniamo alla fagocitazione da parte di Intesa San Paolo delle due banche venete. Una premessa fondamentale \u00e8 che si tratta di una manovra puramente politica e fortemente voluta dal governo. Da anni i premier \u2013 mai eletti dal popolo italiano \u2013 che si sono susseguiti sullo scranno del potere hanno esercitato pressioni di vario tipo affinch\u00e9 si innescasse un accentramento del frammentato panorama bancario italiano[2].<\/p>\n<p><strong>La peculiarit\u00e0 del Bel Paese deriva da una miriade di casse di risparmio, banche popolari e istituti di credito locali di ridotte dimensioni<\/strong> che se da un lato sono molto pi\u00f9 attente alle esigenze dei tessuti economici territoriali, dall\u2019altro questi stessi interessamenti possono facilmente tradursi in conturbanti inciuci coi gangli di potere politici ed imprenditoriali. Mi sia concesso un breve inciso: se mio figlio di 10 anni \u00e8 un vorace grassone, la soluzione non \u00e8 fargli la liposuzione ma mostrargli i vantaggi di una dieta salubre (e non comprargli altre merendine). Se in una Repubblica Parlamentare il parlamento \u00e8 piagato da corrotti, la soluzione non \u00e8 destituire il parlamento ma eradicare la corruzione.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso \u00e8 estendibile a quella costellazione di banche locali che, prive di una regolamentazione e di un codice etico che fungano da struttura reggente, errano nel limbo degli interessi economici e delle convenienze politiche. Intesa SP invece con quest\u2019ultima annessione rischia addirittura di avere una quota di mercato che sfora in alcune aree del Veneto la soglia del 30% fissata dall\u2019antitrust. L\u2019accentramento forzato del sistema bancario nazionale \u00e8 dunque questione di espressa volont\u00e0 politica della classe dominante.<\/p>\n<p>Un\u2019ideologia che non pu\u00f2 far contenti nemmeno i pi\u00f9 sfegatati hooligans del libero mercato, spesso cos\u00ec accaniti contro l\u2019intervento pubblico in economia da essere completamente ciechi alle nefaste conseguenze che i cartelli oligopolistici hanno sulla \u201clibera e giusta\u201d concorrenza. Ma tant\u2019\u00e8, come gi\u00e0 accennato, con quest\u2019operazione il sempresulpezzo ministro Padoan assicura la stabilit\u00e0 dei mercati finanziari e il servizio bancario alle famiglie venete con \u2013 ci tiene a ribadirlo \u2013 il minor costo possibile.<\/p>\n<p>L\u2019accordo prevede <strong>un\u2019immediata spesa dello Stato di 5,2 miliardi<\/strong>[3] a favore di Intesa per preservare i suoi bilanci patrimoniali, ai quali si aggiungono garanzie per ulteriori 11,8 miliardi nel caso in cui alcuni dei crediti che la banca ha deciso di inglobare all\u2019interno del proprio perimetro si rivelino di bassa qualit\u00e0. A questo punto non resta che sperare in un\u2019ineccepibile gestione dell\u2019affare da parte dei dirigenti di Intesa San Paolo per evitare che si raggiunga la mastodontica cifra di 17 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Ma il cuore della manovra \u00e8 un\u2019opera di magia contabile da romanzo fantascientifico, un barbatrucco da cartone animato, un miracolo cristiano di moltiplicazione dei beni: con un colpo di bacchetta magica <strong>verranno create altre due banche, o meglio bad banche<\/strong>. Si tratta di fittizi contenitori in cui far confluire tutti i famosi crediti deteriorati di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza insieme a tutte quelle fetenti partecipazioni e attivi in putrefazione che ISP \u2013 che ha un ottimo fiuto \u2013 non ha alcuna intenzione di portarsi a casa. Indovinello: ma se Intesa non se le prende, a chi saranno mai assegnate le bad bank?<\/p>\n<p><strong>Ovviamente graveranno sulle spalle della collettivit\u00e0.<\/strong> Ma non disperate, il carismatico Pier Carlo Padoan annuncia che auspicabilmente, forse un giorno, in particolari e favorevoli condizioni di mercato, quando Venere e Giove saranno allineati, l\u2019Italia riuscir\u00e0 a rientrare delle spese con la vendita degli avanzi che Intesa ha lasciato nel piatto. Insomma, se l\u2019acquisto \u00e8 di certo uno splendido affare per l\u2019istituto privato, non pare che lo sia anche per gli italiani. Carlo Messina, ad di Intesa, \u00e8 subito corso ai ripari dichiarando: \u201cQuesto del regalo \u00e8 completamente sbagliato. Interveniamo per tutelare il risparmio, l\u2019occupazione e le imprese\u201d. Meravigliosi benefattori.<\/p>\n<p>Se poi ti garantiscono anche 17 miliardi di euro, \u00e8 ancora pi\u00f9 semplice spacciarsi per filantropi. Altra dichiarazione che lascia basiti \u00e8 quella di <strong>Padoan<\/strong>, che non concepisce alcuna alternativa tra la \u201cliquidazione disordinata\u201d delle due banche o la loro acquisizione da parte di Intesa per 1\u20ac. La fossilizzazione sul dogma del \u201cThere Is No Alternative\u201d \u00e8 la mortificazione dell\u2019intelletto umano e del progresso scientifico.<\/p>\n<p>Oltretutto, sarebbe bastato dare uno sguardo al pi\u00f9 recente passato nostrano per rendersi conto che l\u2019opzione di una nazionalizzazione degli istituti di credito in fallimento non solamente \u00e8 percorribile, ma con ogni probabilit\u00e0 anche profittevole e socialmente utile. Il perseguimento di obiettivi pi\u00f9 articolati del semplice raggiungimento del massimo profitto potrebbe avere molteplici risvolti; tra i quali \u2013 la butto l\u00ec \u2013 l\u2019emarginazione della dimensione speculativa a vantaggio dell\u2019economia reale.<\/p>\n<p><strong>Fermati, lettore, un secondo a pensare alle molteplicit\u00e0 di utilizzo di quei fondi pubblici drenati \u2013 in mancanza di possibilit\u00e0 di stampare moneta<\/strong> \u2013 tramite la onnipresente e sempre meno progressiva tassazione. Nel nostro paese ci sono oltre un milione di giovani disoccupati, disinnamorati e senza alcuna speranza nel futuro, che preferiscono emigrare in tristi paesi nordici per cementificare lo stereotipo del \u201citaliano barista d\u2019Europa\u201d perch\u00e9 frustrati dall\u2019immobilit\u00e0 sociale a cui sono sottomessi. Immaginate ora di poter stanziare lo stesso importo donato a garanzia di un istituto di credito privato come Intesa San Paolo, in un fondo pubblico che consenta credito a fondo perduto ai giovani sotto i 35 anni che intendono mettere a frutto un\u2019idea osata solo nel loro cervello perch\u00e9 privi di capitali da investire.<\/p>\n<p>Chiamiamolo pure con un termine che puzza di renzismo: \u201c<strong>fondo start-up<\/strong>\u201d. Conti alla mano, lo Stato italiano con lo stesso importo regalato a ISP avrebbe potuto garantire a ciascuno giovane cittadino circa 17.000 \u20ac da investire in idee progettuali. Questa \u00e8 solo una delle infinite elucubrazioni mentali in cui ci si pu\u00f2 spendere; tutto fuorch\u00e9 l\u2019ennesimo regalo ad un sistema defunto da un decennio e che non fa altro che affossare l\u2019economia reale assieme alle vite di milioni di italiani. Voi privilegiati perch\u00e9 avete un lavoro dipendente, pensate a Intesa, Zonin, le banche venete e i loro compari le prossime volte in cui, guardando la busta paga, vi chiederete incazzati che fine facciano le esorbitanti trattenute dal vostro stipendio.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>[1] La quotazione avviene nel 2016 e causer\u00e0 un crollo vertiginoso del prezzo delle azioni.<\/p>\n<p>[2] vedi Legge 33 del 2015 con la quale si impone la trasformazione coatta in Societ\u00e0 Per Azioni a tutte le banche popolari con pi\u00f9 di 8 miliardi di attivi<\/p>\n<p>[3] I 5,2 miliardi di euro sarranno attinti dai 20 miliardi gi\u00e0 stanziati come regalo di natale a MPS per l\u2019eventuale ricapitalizzazione e saranno cos\u00ec composti:<\/p>\n<p>\u2013 3,5 miliardi per evitare che gli indici patrimoniali di Intesa SP risultino intaccati dall\u2019operazione.<\/p>\n<p>\u2013 1,3 miliardi per la gestione del personale in esubero (pre-pensionamenti di massa).<\/p>\n<p>\u2013 0,4 miliardi a garanzia dei potenziali rischi connessi agli attivi che ISP decide di accollarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/norberto-gallo\/intesa-veneta\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/norberto-gallo\/intesa-veneta\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE L\u2019annosa questione di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza pare finalmente giunta al termine. 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