{"id":32676,"date":"2017-07-03T09:00:07","date_gmt":"2017-07-03T07:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32676"},"modified":"2017-07-02T20:35:55","modified_gmt":"2017-07-02T18:35:55","slug":"bollettino-bce-non-si-puo-fare-default-con-la-propria-moneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32676","title":{"rendered":"Bollettino BCE: non si pu\u00f2 fare default con la propria moneta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<p><em>A dimostrazione che nel dibattito accademico, per quanto ingessato dal conformismo, circolano tesi ben pi\u00f9 critiche di quelle riportate sui media mainstream, un recente bollettino di ricerca della stessa BCE avalla dichiarazioni che si potrebbero definire \u201cno euro\u201d: in esso si sostiene che il sistema di regole esistente rende i paesi dell\u2019area euro vulnerabili agli umori dei mercati (e dunque agli speculatori); si afferma che le politiche condotte dopo la crisi del 2009, sebbene nel contesto delle regole che le imponevano, erano sbagliate perch\u00e9 focalizzate sul contenimento del debito (obiettivo comunque fallito) anzich\u00e9 sullo stimolo fiscale \u2013 con effetti deflattivi che si sarebbero di conseguenza potuti evitare. Nella conclusione afferma a chiare lettere che con la propria moneta sovrana non si fa default. (Ovviamente la responsabilit\u00e0 dell\u2019euro in tutto questo non viene troppo evidenziata, ma stiamo pur sempre parlando di un bollettino della BCE).<\/em><\/p>\n<p>*************<\/p>\n<p><strong>Interazioni monetarie-fiscali e vulnerabilit\u00e0 dell\u2019area euro (<\/strong>di Marek Jarocinski e Bartosz Mackowiak )<\/p>\n<p>[1], 29 giugno 2017<\/p>\n<p>Quando le politiche monetarie e fiscali vengono condotte come nell\u2019area euro, le profezie che si auto-avverano degli agenti economici possono portare a fluttuazioni indesiderate nella produzione, nell\u2019inflazione e negli spread. In questi ambiti, disposizioni differenti nelle politiche economiche permetterebbero una stabilizzazione pi\u00f9 efficace sul piano macroeconomico.<\/p>\n<p>A seguito della crisi finanziaria globale del 2008 l\u2019area euro ha vissuto un periodo di sofferenza, con attivit\u00e0 economica debole, inflazione costantemente sotto l\u2019obiettivo del \u201cinferiore ma vicino al 2%\u201d posto dalla Banca Centrale Europea, tassi della BCE vicino allo zero, e oscillazioni negli spread dei titoli sovrani. Questo articolo, basato sulla ricerca di Jarocinski e Mackowiak (2017), mette in luce il legame tra questi risultati e i vincoli della politica fiscale e monetaria: in particolare, il limite inferiore raggiungibile dai tassi di interesse nominali e il rischio di una ristrutturazione del debito pubblico o di un default all\u2019interno dell\u2019area euro. Spiega poi come queste caratteristiche possano rendere l\u2019economia vulnerabile a esiti indesiderati, e discute dei possibili rimedi.<\/p>\n<p><strong>Risultati macroeconomici guidati da profezie che si autoavverano<\/strong><\/p>\n<p>Con equilibri multipli, le aspettative degli agenti economici possono auto-avverarsi. Le aspettative pessimiste possono condurre a esiti negativi, mentre le aspettative ottimiste possono condurre a esiti positivi, a parit\u00e0 di fondamentali economici. Il limite inferiore nei tassi di interesse nominali e il rischio legato a una ristrutturazione o a un default sul debito pubblico rendono possibili questi equilibri multipli.<\/p>\n<p>Jarocinski e Mackowiak (2017) considerano un modello di equilibrio dinamico generale semplice e non-lineare, con un limite inferiore nella politica sui tassi della banca centrale e con molteplici autorit\u00e0 fiscali che emettono debito soggetto a rischio di default, come avviene nell\u2019area euro. In questo modello emergono equilibri multipli nei livelli di produzione e di inflazione. Se gli agenti economici sono ottimisti la produzione si riprende dopo una recessione, e l\u2019inflazione ritorna al livello fissato come obiettivo dalla banca centrale. Se gli agenti economici sono pessimisti, invece, pu\u00f2 esserci una ricaduta nella recessione, e l\u2019inflazione pu\u00f2 collocarsi persistentemente al di sotto dell\u2019obiettivo della banca centrale.<\/p>\n<p>Il modello pu\u00f2 spiegare i livelli di produzione e di inflazione post-2008 nell\u2019area euro. Anche gli spread sui debiti pubblici, secondo il modello, sono soggetti a questi equilibri multipli. Se gli agenti economici sono ottimisti, attribuiscono una bassa probabilit\u00e0 al rischio di ristrutturazione o default sul debito, e determinano un abbassamento degli spread. Se gli agenti economici diventano pessimisti impongono spread pi\u00f9 alti, spingono in alto lo stock di debito e aumentano la probabilit\u00e0 di una ristrutturazione o di un default sul debito.<\/p>\n<p>Secondo il modello l\u2019aumento degli spread nel 2011-2012 pu\u00f2 essere spiegato dal pessimismo degli agenti economici, mentre la loro diminuzione pu\u00f2 essere spiegata dal rinnovato ottimismo generato dall\u2019annuncio del programma di acquisto titoli da parte della BCE. Quando il modello viene parametrizzato sull\u2019economia dell\u2019area euro, la simulazione degli effetti di una recessione replica le caratteristiche fondamentali dei dati post-2008 (si veda Figura 1): la doppia recessione, il tasso di inflazione persistentemente al di sotto dell\u2019obiettivo della BCE, il picco e poi la discesa degli spread, e la politica della BCE sui tassi prossimi allo zero (non mostrati nella figura).<\/p>\n<p><strong>Una efficace stabilizzazione macroeconomica<\/strong><\/p>\n<p>Il modello implica che sarebbe stata possibile una stabilizzazione macroeconomica efficace adottando differenti disposizioni nelle politiche monetarie e fiscali. Tipicamente il debito pubblico aumenta a seguito dell\u2019inizio di una recessione. La politica fiscale deve decidere quando spostare l\u2019attenzione dalla stabilizzazione del ciclo economico alla sostenibilit\u00e0 del debito. Se il debito viene visto come vulnerabile al rischio di ristrutturazione o di default, allora la sua sostenibilit\u00e0 diventa un motivo di preoccupazione fondamentale che mette in ombra la necessit\u00e0 di una stabilizzazione del ciclo economico.<\/p>\n<p>Al contrario, si supponga che un fondo centralizzato possa acquistare debito pubblico nazionale dei paesi dell\u2019area euro ed emettere dei propri bond nominali (che chiameremo per semplicit\u00e0 \u201ceurobond\u201d), come proposto per esempio da Sims (2012). Gli eurobond non sarebbero soggetti a default, perch\u00e9 questo fondo e la BCE concorderebbero che, una volta giunti a maturazione, gli eurobond, emessi come parte di una politica di intervento concertata, diventino convertibili in valuta in regime di parit\u00e0, allo stesso modo dei depositi arrivati a maturazione presso la BCE.<\/p>\n<p>In questo contesto il valore effettivo del surplus primario di ciascuna autorit\u00e0 fiscale nazionale avrebbe due componenti: una parte che affluisce al fondo e una parte che affluisce ad altri creditori. A seguito di una recessione, la parte di surplus primario che viene destinata a questo fondo potrebbe diminuire fino a che non \u00e8 stato raggiunto un recupero completo. Una diminuzione dei surplus primari rispetto al valore degli eurobond implicherebbe un aumento della ricchezza degli agenti economici a un determinato livello dei prezzi. La produzione e l\u2019inflazione sarebbero stimolate perch\u00e9 gli agenti economici spendono questa ricchezza extra.<\/p>\n<p>Jarocinski and Mackowiak (2017) considerano uno scenario nel quale i surplus primari che affluiscono al fondo diminuiscono del 5% nel lungo termine. In Figura 1 la linea continua coi rombi rappresenta una simulazione di questa possibile politica. In questa simulazione, la produzione nel 2009 sarebbe stata del 4% pi\u00f9 alta rispetto alla condizione di base, e l\u2019inflazione sarebbe stata superiore di un punto percentuale. Durante il periodo considerato la produzione \u00e8 molto pi\u00f9 alta che nella condizione di base, e l\u2019inflazione \u00e8 pi\u00f9 vicina all\u2019obiettivo fissato dalla BCE.<\/p>\n<p>In questa situazione c\u2019\u00e8 un equilibrio unico di produzione e inflazione, che \u00e8 il risultato di una politica fiscale di stimolo in presenza di tassi di interesse prossimi al limite inferiore, decisi dalla banca centrale. Inoltre, l\u2019impatto degli equilibri multipli sul mercato dei titoli nazionali viene ridotto, con un rapporto debito-PIL che scende grazie all\u2019aumento della produzione e dell\u2019inflazione [2].<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-32677\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/figura-1-bollettino-bce-768x315-300x123.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"123\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/figura-1-bollettino-bce-768x315-300x123.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/figura-1-bollettino-bce-768x315.png 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>Figura 1.<\/strong> Simulazione di due versioni del modello: PIL reale, tasso di inflazione e spread sui titoli. Lo spread \u00e8 la differenza tra un titolo pubblico a un anno emesso da Italia e Spagna (in media pesata) e un titolo pubblico equivalente emesso da Francia, Germania e Olanda (in media pesata).<\/em><br \/>\n<strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>In un\u2019economia che ha una propria moneta a corso forzoso, l\u2019autorit\u00e0 monetaria e quella fiscale possono garantire che il debito pubblico denominato in quella valuta nazionale non sia soggetto a default, cio\u00e8 che i titoli pubblici che giungono a maturazione siano convertiti in valuta a parit\u00e0. Con una disposizione di questo tipo la politica fiscale pu\u00f2 focalizzarsi sulla stabilizzazione del ciclo economico anche quando la politica monetaria sui tassi raggiunge il livello nominale minimo.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2 le autorit\u00e0 fiscali dei paesi dell\u2019area euro hanno rinunciato alla possibilit\u00e0 di emettere debito non soggetto a default. Di conseguenza una stabilizzazione efficace del ciclo macroeconomico \u00e8 diventato un obiettivo difficile da raggiungere. Coordinare le politiche fiscali dei singoli paesi dell\u2019area euro e l\u2019esistenza di strumenti che rendano il debito non soggetto a default avrebbero un impatto positivo sul ciclo economico. Corsetti et al. (2016) descrivono questa proposta in maggiore dettaglio e ne discutono le possibili sfide, tra cui il rischio di ristrutturazione di un debito pubblico nazionale.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Corsetti, G., Dedola, L., Jarocinski, M., Mackowiak, B., and Schmidt, S. (2016), \u201cMacroeconomic stabilization, monetary-fiscal interactions and Europe\u2019s monetary union\u201d, Working Paper Series, No 1988, ECB.<\/p>\n<p>Jarocinski, M. and Mackowiak, B. (2017), \u201cMonetary-fiscal interactions and the euro area\u2019s malaise\u201d, Working Paper Series, No 2072, ECB.<\/p>\n<p>Sims, C. (2012), \u201cGaps in the institutional structure of the euro area\u201d, Financial Stability Review, No 16, Banque de France, pp. 217-223.<\/p>\n<p><strong>[1]<\/strong> Questo articolo \u00e8 stato scritto da Marek Jarocinski (Economista Esperto, Direttorato della Ricerca Generale, Divisione di Ricerca sulla Politica Monetaria) e Bartosz Mackowiak (Economista Esperto, Direttorato della Ricerca Generale, Divisione di Ricerca sulla Politica Monetaria). Gli autori ringraziano Paul Dudenhefer, Michael Ehrmann, Christophe Kamps, Geoff Kenny e Silvia Margiocco per i loro commenti. Le opinioni espresse qui sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle della Banca Centrale Europea e dell\u2019Eurosistema.<\/p>\n<p><strong>[2]<\/strong> Jarocinski e Mackowiak (2017) assumono che il fondo sarebbe pronto ad acquistare debito pubblico nazionale nella misura in cui le autorit\u00e0 fiscali nazionali soddisfano determinati criteri, e ne analizzano gli esiti macroeconomici assumendo che i) i criteri siano soddisfatti e ii) i criteri siano violati.<br \/>\n<strong>Fonte:\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO A dimostrazione che nel dibattito accademico, per quanto ingessato dal conformismo, circolano tesi ben pi\u00f9 critiche di quelle riportate sui media mainstream, un recente bollettino di ricerca della stessa BCE avalla dichiarazioni che si potrebbero definire \u201cno euro\u201d: in esso si sostiene che il sistema di regole esistente rende i paesi dell\u2019area euro vulnerabili agli umori dei mercati (e dunque agli speculatori); si afferma che le politiche condotte dopo la crisi del&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":31825,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8v2","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32676"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32676"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32676\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32678,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32676\/revisions\/32678"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/31825"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}