{"id":32717,"date":"2017-07-04T11:55:34","date_gmt":"2017-07-04T09:55:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32717"},"modified":"2017-07-04T11:55:34","modified_gmt":"2017-07-04T09:55:34","slug":"ecco-come-francia-e-spagna-snobbano-litalia-su-profughi-e-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32717","title":{"rendered":"Ecco come Francia e Spagna snobbano l\u2019Italia su profughi e migranti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE.NET (Stefano Vespa)<\/strong><\/p>\n<p>Il 6 e 7 luglio al vertice dei ministri dell\u2019Interno che si terr\u00e0 a Tallinn, in Estonia, la guerra (perch\u00e9 guerra sar\u00e0) riguarder\u00e0 soprattutto la richiesta italiana di dirigere alcune navi cariche di migranti verso porti non italiani. Ma Francia e Spagna non vogliono saperne ed \u00e8 difficile prevedere che cosa succeder\u00e0 di fronte ad azioni italiane unilaterali.<\/p>\n<p><strong>Il comunicato e le dichiarazioni<\/strong><\/p>\n<p>Nella serata del 2 luglio la riunione a Parigi tra i ministri dell\u2019Interno italiano, francese e tedesco si \u00e8 conclusa con un accordo riassunto da una nota diffusa dal Viminale che contiene sei punti: un codice di condotta per le Ong che sar\u00e0 elaborato dall\u2019Italia; pi\u00f9 addestramento e fondi alla Guardia costiera libica; pi\u00f9 sostegno all\u2019Oim e all\u2019Unhcr perch\u00e9 i centri in Libia rispettino i diritti umani; rafforzamento delle frontiere meridionali libiche; una pi\u00f9 incisiva azione sui rimpatri utilizzando al meglio Frontex; attuazione piena del piano per la ricollocazione in Europa. I ministri G\u00e9rard Collomb e Thomas de Maizi\u00e8re si sono impegnati con Marco Minniti \u201cper accrescere i loro sforzi in tema di relocation\u201d. Poche ore dopo la diffusione del comunicato, per\u00f2, da Bruxelles fonti francesi hanno fatto sapere che nella riunione il ministro Collomb aveva escluso sbarchi nei loro porti e anche la Spagna \u00e8 sulla stessa posizione. Inoltre, nonostante le insistenze italiane, non sar\u00e0 cambiata l\u2019attuale normativa sulla ricollocazione che prevede una determinata percentuale prima che una certa nazionalit\u00e0 possa rientrare tra quelle da distribuire per cui il programma di ricollocazione resterebbe limitato a siriani ed eritrei.<\/p>\n<p><strong>Rifugiati e migranti economici<\/strong><\/p>\n<p>La distinzione che alcuni fanno finta di non conoscere \u00e8 invece alla base di ogni ragionamento e di ogni governo, anche di quello italiano. Il presidente francese, Emmanuel Macron, lo sta ricordando con chiarezza, ma non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta. Parlando davanti al Parlamento il 3 luglio, Macron ha ribadito che in Europa bisogna \u201caccogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perch\u00e9 fa parte dei nostri valori, senza confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l\u2019indispensabile mantenimento delle nostre frontiere\u201d aggiungendo che occorre rivedere il sistema d\u2019asilo che \u201cnon permette un trattamento umano e giusto delle domande di protezione\u201d. Anche il governo italiano accetta chi ha diritto all\u2019asilo e destina al rimpatrio chi non ne ha, pur avendo accordi di riammissione solo con alcuni Paesi di provenienza e questo complica le cose. Il vero nodo di questi giorni, dunque, non riguarda l\u2019eventuale accoglienza di chiunque, bens\u00ec la destinazione delle navi in porti non italiani e francesi e spagnoli non le vogliono per il semplice motivo che dovrebbero sobbarcarsi il lavoro micidiale che fanno gli italiani: soccorrere e curare tutti, accogliere chi ha diritto all\u2019asilo e rimpatriare gli altri.<\/p>\n<p><strong>Libia ancora fuori controllo<\/strong><\/p>\n<p>Le condizioni di sicurezza non consentono all\u2019Organizzazione internazionale per le migrazioni di operare in Libia per migliorare la situazione dei centri che raccolgono i migranti. Il 28 giugno, per esempio, a 50 chilometri da Tripoli un convoglio Onu fu attaccato e i funzionari vennero rilasciati poco dopo. Fonti italiane parlano di 200mila persone pronte a partire sui barconi, secondo l\u2019Oim complessivamente in Libia ci sono dai 500mila ai 700mila immigrati e la situazione \u00e8 tale che sono pi\u00f9 di prima quelli che tornano indietro volontariamente: quest\u2019anno sarebbero gi\u00e0 5mila. Al 3 luglio secondo il Viminale erano giunti 85.183 migranti, il 19,5 per cento pi\u00f9 dell\u2019anno scorso, ma il dato preoccupante \u00e8 che rispetto a un anno fa dalla Libia \u00e8 arrivato il 40 per cento in pi\u00f9 di persone. Questo perch\u00e9 per parecchi mesi dell\u2019anno scorso si era riaperta la tratta egiziana come conseguenza degli accordi tra Ue e Turchia: 40mila migranti giunsero da l\u00ec mentre ora, chiusa dalla fine dell\u2019anno scorso quella rotta, i trafficanti orientano di nuovo i flussi verso la Libia.<\/p>\n<p><strong>Sostenere la Guardia costiera libica<\/strong><\/p>\n<p>Nel caos diviso tra Tripoli, Tobruk, regione del Fezzan e trib\u00f9 varie, i risultati ottenuti dalla Guardia costiera militare libica dimostrano che l\u00ec bisogna concentrare gli sforzi. Con le quattro motovedette consegnate dall\u2019Italia nei mesi scorsi e con gli altri pochi mezzi a disposizione, i militari libici hanno fatto un salto di qualit\u00e0 evidente nel controllo delle loro coste: da 800 migranti salvati nel 2015, sono passati a 16mila l\u2019anno scorso e a oltre 10mila nei primi sei mesi di quest\u2019anno. Numeri alti se si pensa che quelle persone sarebbero finite sulle coste italiane. Il Viminale aveva annunciato che entro la fine di giugno sarebbero state consegnate altre sei motovedette, che per\u00f2 sono destinate alla Guardia costiera civile, quella del ministero dell\u2019Interno: nella complicatissima geografia del potere libico una fetta toccava a loro, ma diversamente dai militari gli equipaggi sono da formare da zero e questo sta evidentemente causando dei ritardi. Un altro problema \u00e8 che l\u2019Ue non prende decisioni neanche sul controllo delle frontiere meridionali della Libia n\u00e9 si sente pi\u00f9 parlare nell\u2019Ue del \u201cmigration compact\u201d proposto all\u2019epoca da Matteo Renzi per investire nei Paesi di provenienza, anche se ci sarebbe un\u2019idea franco-olandese per intervenire in Africa.<\/p>\n<p><strong>In quali porti andranno le Ong?<\/strong><\/p>\n<p>Il codice di condotta al quale dovranno attenersi le navi delle Ong sar\u00e0 rigido e tanto per cominciare non potranno pi\u00f9 entrare nelle acque territoriali libiche, oltre a dover fare chiarezza sui finanziamenti. Le indagini delle procure di Siracusa e Trapani e le audizioni parlamentari dei mesi scorsi (oltre alle rilevazioni delle varie missioni navali in atto) hanno dimostrato che le navi di alcune Ong sono entrate in quelle acque, anche in assenza di richiesta di soccorso per un naufragio, al solo scopo di raccogliere migranti a poche miglia dalla costa. Nelle prossime settimane che cosa potr\u00e0 accadere? In attesa delle decisioni del vertice di Tallinn, il diritto internazionale prevede che i migranti soccorsi (e che vanno comunque salvati se in pericolo di vita) debbano essere portati nel porto sicuro pi\u00f9 vicino. Questa disposizione rende sulla carta molto difficile applicare praticamente l\u2019irrigidimento italiano e dunque sono imprevedibili gli sviluppi. Carta geografica alla mano, Malta e Tunisia sarebbero i punti di approdo pi\u00f9 vicini, ma la prima non ha riconosciuto la Convenzione di Amburgo del 1979 e la seconda non \u00e8 considerato un Paese sicuro per via del terrorismo. Se a Tallinn si andr\u00e0 allo scontro, l\u2019Italia dovr\u00e0 mantenere il punto perch\u00e9 sarebbe molto peggio dare ragione a chi a Bruxelles considera un bluff la minaccia della chiusura dei porti. Resta per ora un\u2019ultima domanda: se la sala operativa della Guardia costiera dovesse ordinare alla nave di una Ong di dirigersi altrove, ma non in Italia, e quella nave (forte anche del no di Francia e Spagna) disobbedisse e proseguisse la rotta verso un porto italiano, che cosa succederebbe? Un grande rischio sarebbe inoltre l\u2019eventuale morte di un migrante a bordo di una Ong costretta a dirigersi altrove, ma non in Italia.<\/p>\n<p><strong>Gentiloni tra cauto ottimismo e timori<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019iniziativa italiana ha prodotto dei primi risultati e mi auguro che generino effetti concreti\u201d ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, commentando l\u2019esito della riunione dei tre ministri dell\u2019Interno aggiungendo che \u201cl\u2019Italia intera \u00e8 mobilitata per far fronte ai flussi e chiede una condivisione Ue che \u00e8 necessaria se si vuole tener fede alla propria storia e ai propri principi. E\u2019 necessaria per l\u2019Italia per evitare che i flussi diventino insostenibili alimentando reazioni ostili nel nostro tessuto sociale\u201d. Traduzione: o ci aiutate o l\u2019Italia salta per aria. Le due molotov lanciate in provincia di Brescia contro un albergo che dovrebbe ospitare 35 migranti sono un segnale lampante. Purtroppo, solo uno dei tanti.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/formiche.net\/blog\/2017\/07\/04\/francia-spagna-italia-profughi\/\">http:\/\/formiche.net\/blog\/2017\/07\/04\/francia-spagna-italia-profughi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE.NET (Stefano Vespa) Il 6 e 7 luglio al vertice dei ministri dell\u2019Interno che si terr\u00e0 a Tallinn, in Estonia, la guerra (perch\u00e9 guerra sar\u00e0) riguarder\u00e0 soprattutto la richiesta italiana di dirigere alcune navi cariche di migranti verso porti non italiani. 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