{"id":32736,"date":"2017-07-05T09:48:13","date_gmt":"2017-07-05T07:48:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32736"},"modified":"2017-07-05T09:48:13","modified_gmt":"2017-07-05T07:48:13","slug":"lorientalismo-dopo-edward-said","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32736","title":{"rendered":"L\u2019orientalismo dopo Edward Said"},"content":{"rendered":"<div class=\"postcontent\">\n<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Perra)<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019analisi dell\u2019evoluzione e delle dinamiche interne alla societ\u00e0 tribale dell\u2019area levantina non pu\u00f2 che partire dalla voluminosa opera di <strong>Ibn Khaldun<\/strong> (1332 \u2013 1406) <em>al-Muqaddima<\/em> (Prolegomeni). Tale opera ha avuto un impatto decisivo non solo all\u2019interno del mondo islamico ma nella stessa cultura europea. Ibn Khaldun ha di fatto segnato il passaggio dalla storiosofia (una concezione della storia che presuppone un intervento diretto dello Spirito divino dei mondi soprasensibili in questo mondo) alla filosofia della storia; ovvero l\u2019idea che la storia sia determinata da una casualit\u00e0 che elimina ogni forma di trascendenza. Di fatto, con Ibn Khaldun, la filosofia \u00e8 passata dall\u2019essere <em>ancilla theologiae <\/em>ad essere <em>ancilla sociologiae<\/em> attraverso un <strong>irrimediabile processo di secolarizzazione<\/strong>. Questa \u00e8 la principale ragione della fortuna di Ibn Khaldun nel mondo europeo. Il filosofo maghrebino, considerato intellettualmente pi\u00f9 affine e facilmente comprensibile, ha rappresentato agli occhi degli europei il <strong>canto del cigno<\/strong> della filosofia islamica. Tuttavia, tale considerazione ignora del tutto il meraviglioso fiorire della metafisica del sufismo e dello sciismo anche nei secoli successivi e di cui Mulla Sadra (1571 \u2013 1640) \u00e8 il pi\u00f9 fulgido esempio.<\/p>\n<div id=\"attachment_88564\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88564\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Bust_of_Ibn_Khaldun_Casbah_of_Bejaia_Algeria.jpg\" alt=\"Ibn Khaldun\" width=\"1200\" height=\"1839\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Ibn Khaldun<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Ora, al centro dell\u2019elaborazione teorica di Ibn Khaldun vi \u00e8 il concetto di <em>asabiyya<\/em> (spirito o solidariet\u00e0 di gruppo). Un concetto che ricorda molto da vicino quello di \u201cpassionariet\u00e0\u201d elaborato dall\u2019antropologo sovietico Lev N. Gumiliev. L\u2019<em>asabiyya <\/em>\u00e8 il risultato in primo luogo dei <strong>legami di sangue<\/strong> e nessun obiettivo pu\u00f2 essere raggiunto senza di essa.<\/p>\n<blockquote><p>Afferma Ibn Khaldun: \u201cL\u2019affetto e la compassione per coloro che hanno il tuo stesso sangue \u00e8 qualcosa che Dio ha posto nei cuori degli uomini.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Gli <strong>arabi<\/strong>, radicati nella vita del deserto, rappresentano un gruppo naturale. I beduini, costretti a muoversi nello spazio desertico per una questione di mera necessit\u00e0 vitale, al contrario delle popolazioni sedentarie che si circondano di beni di lusso sempre pi\u00f9 sofisticati, restringono il campo dei loro averi ai soli beni necessari. Questo li rende pi\u00f9 vicini a Dio rispetto ai sedentari in quanto meno attaccati al lusso ed agli interessi individuali, pi\u00f9 disposti ad atti di coraggio e pi\u00f9 timorosi rispetto al volere divino.<\/p>\n<p>La <strong>purezza del lignaggio<\/strong> \u00e8 comune tra gli arabi del deserto e solo quando la discendenza non \u00e8 pi\u00f9 chiara e viene stabilit\u00e0 solo in base ad accurate ricerche scientifiche, essa risulta incapace di smuovere l\u2019immaginazione collettiva cos\u00ec da negare l\u2019affetto derivato dalla solidariet\u00e0 di gruppo. Ed il lignaggio \u00e8 alla base del sentimento tribale di appartenenza. L\u2019obiettivo naturale dei beduini, secondo Ibn Khaldun, \u00e8 comunque l\u2019urbanizzazione e la sedentariet\u00e0. E l\u2019obiettivo al quale conduce inevitabilmente l\u2019<em>asabiyya<\/em> \u00e8 l\u2019autorit\u00e0 regale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-88565\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Eug%C3%A8ne_Alexis_Girardet_%E2%80%93_Bedouins_dans_le_d%C3%A9sert.jpg\" alt=\"Eug\u00e8ne_Alexis_Girardet_\u2013_Bedouins_dans_le_d\u00e9sert\" width=\"3000\" height=\"1872\" \/><\/p>\n<p>Sin dall\u2019era preislamica (successivamente identificata come<em> jahiliyya<\/em> \u2013 ignoranza della religione) la citt\u00e0 della <strong>Mecca<\/strong>, sotto il dominio dei Banu Quraish, rappresentava un <strong>importante snodo commerciale<\/strong> e religioso all\u2019interno della penisola arabica. Larga parte degli introiti economici dell\u2019aristocrazia meccana derivavano dal flusso di pellegrini al santuario della <em>Ka\u2019ba<\/em>; facente funzione di<em> axis<\/em> <em>mundi<\/em> anche quando il paganesimo era maggioritario tra le popolazioni dell\u2019area.<\/p>\n<p>La predicazione del Profeta Muhammad venne percepita dall\u2019aristocrazia Quraish come potenzialmente dannosa non solo perch\u00e9 metteva a rischio gli introiti economici derivanti dal pellegrinaggio, ma soprattutto perch\u00e9 mirava a scardinare un millenario sistema basato sull\u2019appartenenza tribale a favore di uno basato sulla comunanza della fede religiosa. Abbandonare la propria trib\u00f9 per l\u2019Islam significava in primo luogo <strong>rinnegare i propri legami di sangue<\/strong> per avvicinarsi ad un pi\u00f9 alto principio trascendete e metafisico secondo il quale gli uomini sono tutti uguali e fratelli di fronte a Dio.<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019Islam delle origini ha rappresentato il principale e pi\u00f9 pericoloso avversario del sistema tribale ed in ci\u00f2 consisteva il suo portato rivoluzionario<\/p><\/blockquote>\n<p>Tuttavia, solo grazie alla protezione della trib\u00f9 (i Banu Hashim \u2013 uno dei lignaggi legati alla pi\u00f9 ampia trib\u00f9 dei Quraish) il Profeta, almeno fino alla dipartita dello zio Abu Talib, pot\u00e9 <strong>sopravvivere alla Mecca<\/strong> nonostante la crescente ostilit\u00e0 dell\u2019aristocrazia cittadina. L\u2019Egira del 622 d.C. ha rappresentato la definitiva rottura con i legami tribali. La societ\u00e0 costituita a Medina era basata su pochi saldi principi: il riconoscimento del Profeta come capo della<em> Umma<\/em> ed arbitro delle controversie, l\u2019assoluta cooperazione tra tutti gli abitanti della citt\u00e0, siano essi musulmani, ebrei o pagani. La<em> fitna<\/em> e la successiva instaurazione della dinastia omayyade (discendente dal lignaggio Banu Umayd dei Quraish), la cui volont\u00e0 di potenza si espresse nell\u2019appropriazione del titolo di <em>Khalifa Allah <\/em>(vicario di Dio, rispetto a <em>Khalifa Rasul Allah<\/em> \u2013 vicario del messaggero di Dio \u2013 utilizzato dai \u201ccaliffi ben guidati\u201d) hanno segnato per certi versi la rivalsa del principio di appartenenza tribale sull\u2019Islam e la costruzione dell\u2019autorit\u00e0 regale <em>(mulk<\/em>) nell\u2019Islam sunnita. Tale retaggio ancestrale si \u00e8 dimostrato pi\u00f9 saldo della stessa credenza religiosa pur riuscendo a convivere facilmente con essa e, sotto certi aspetti, plasmandola a seconda delle proprie necessit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_88574\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88574\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/9780143027980.jpg\" alt=\"Un saggio fondamentale pubblicato nel 1978 che tent\u00f2 di spiegare e ridefinire le categorie con cui gli occidentali hanno rappresentato storicamente l'Oriente.\" width=\"985\" height=\"1509\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Un saggio fondamentale pubblicato nel 1978 che tent\u00f2 di spiegare e ridefinire le categorie con cui gli occidentali hanno rappresentato storicamente l\u2019Oriente.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>L\u2019imperialismo occidentale e la successiva divisione lungo <strong>linee del tutto arbitrarie<\/strong> del Levante sulla base del concetto europeo di Stato-nazione, a sua volta, non \u00e8 riuscito ad eliminare il tribalismo ma per certi versi l\u2019ha ulteriormente accentuato. Di fatto, laddove uno Stato \u00e8 debole il tribalismo tende a riemergere con pi\u00f9 forza. Tuttavia, ad oggi, le trib\u00f9, a differenza di ci\u00f2 che spesso viene presentato sui media, non rappresentano dei blocchi uniformi ma una <strong>variet\u00e0 di correnti<\/strong> spesso in contraddizione tra loro (la presenza all\u2019interno della stessa trib\u00f9 di sunniti e sciiti \u00e8 emblematica) e presenti in ambito sovranazionale (come nel caso della trib\u00f9 Anizzah, discendente dai Banu Bakr, presente alla pari dei Shammar, Jabbur o dei Dulaim in diversi Stati dell\u2019area). Ora, \u00e8 importante sottolineare il fatto che una trib\u00f9 pu\u00f2 essere classificata a seconda della grandezza e delle sue caratteristiche: <em>Qabila<\/em> indica solitamente una confederazione di diverse trib\u00f9 (come nel caso della gi\u00e0 nominata trib\u00f9 Jabbur \u2013 confederazione di oltre 50 trib\u00f9); <em>Ashirah<\/em> indica una grande trib\u00f9;<em> Fakhd<\/em> \u00e8 il clan; <em>Fundah<\/em> la parte di un clan; <em>Hammulah<\/em> \u00e8 un agglomerato di pi\u00f9 famiglie. Ogni trib\u00f9, improntata su una rigida linea patriarcale, ha un suo<em> Sheykh<\/em>, autorit\u00e0 sia politica che religiosa, che si occupa dei rapporti con il potere centrale. Si diventa<em> Sheykh<\/em> per lignaggio ereditario, per carisma e capacit\u00e0, ed ogni sua decisione \u00e8 comunque frutto di consultazioni (il principio della <em>shura<\/em> islamica). Ogni legame all\u2019interno della trib\u00f9 \u00e8 dunque basato sulla lealt\u00e0 dovuta dalla comune discendenza, sul senso di appartenenza e sull\u2019onore.<\/p>\n<div id=\"attachment_88567\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88567\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/tribal.jpg\" alt=\"Le trib\u00f9 del Medio-Oriente \" width=\"718\" height=\"610\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Le trib\u00f9 del Medio Oriente<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Negli Stati postcoloniali la trib\u00f9 ha rappresentato lo strumento attraverso il quale si palesava il <strong>potere<\/strong>: una dinamica spesso e volentieri ben pi\u00f9 invasiva di quella etnico-settaria. Lo studio del pensatore e sociologo kuwaitiano Khaldun al-Naqib ha messo in luce la dinamica, da lui denominata come <em>al-qabaliyya al-siyasiyya<\/em> (tribalismo politico), attraverso la quale le trib\u00f9 vengono sedentarizzate in forma pi\u00f9 o meno forzosa attraverso la distribuzione di sussidi, la cooptazione nei gangli delle istituzioni statali o il reclutamento nell\u2019esercito. Un discorso a parte lo merita <strong>l\u2019Arabia Saudita<\/strong>. Nonostante anche il Regno dei Sa\u2019ud sia entrato a pieno titolo nel novero delle nazioni che fanno del <strong>tribalismo politico<\/strong>, seppur con la precisa marginalizzazione di alcuni gruppi (vedi gli sciiti del Qatif), il loro strumento di governo, esso ha basato le sue fortune, almeno prima della sua definitiva elezione a strumento geopolitico occidentale, sul reclutamento di un esercito tribale (gli<em> ikhwan<\/em>) in nome del<em> gihad<\/em> e del riformismo religioso anti-tradizionale promosso dal teologo hanbalita Muhammad Ibn Abd al-Wahhab nella seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Proprio secondo Ibn Khaldun la propaganda religiosa pu\u00f2 fornire un potere addizionale ad una dinastia rispetto a quello derivato dalla solidariet\u00e0 di gruppo. E le due cose sono l\u2019una consustanziale all\u2019altra.<\/p>\n<blockquote><p>La casa dei Sa\u2019ud ha rivendicato una sua discendenza mai del tutto dimostrata dalla gi\u00e0 menzionata trib\u00f9 Anizzah.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019agente britannico <strong>John Philby<\/strong>, che ebbe un ruolo decisivo nel successo saudita al termine del primo conflitto mondiale, per sostenere tale tesi, individu\u00f2 l\u2019origine della trib\u00f9 Anizzah nel deserto del Najd. Tuttavia, se \u00e8 vero che gli Anizzah, pur non partecipando attivamente al<em> gihad<\/em> wahhabita \u2013 saudita, mantennero un atteggiamento sostanzialmente favorevole nei suoi confronti, \u00e8 altrettanto vero che l\u2019Enciclopedia dell\u2019Islam risulta non poco scettica rispetto a questa presunta discendenza. Ben pi\u00f9 chiaro il fatto che il penultimo Re saudita fosse figlio di una Shammar e sposato con una Shammar: trib\u00f9 che ha sempre mantenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti del regime di Saddam e che ad oggi ha ottimi rapporti con i curdi di Mas\u2019ud Barzani alleati degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il sociologo iracheno Ali al-Wardi, in tempi recenti, ha attualizzato il lavoro di Ibn Khaldun e lo ha applicato all\u2019odierno scenario levantino ed in particolar modo all\u2019Iraq. Al-Wardi ha messo in luce la <strong>dicotomia tribalismo\/cittadinanza<\/strong> facendo notare come in Iraq tutti siano ufficialmente cittadini ma, tuttavia, dopo la dissoluzione dello Stato a causa dell\u2019invasione statunitense del 2003, ognuno ha iniziato a definirsi attraverso la propria appartenenza tribale o alla propria confessione religiosa. \u00c8 vero che <strong>diverse trib\u00f9 sunnite<\/strong> dell\u2019area di Mosul, soprattutto appartenenti alla pi\u00f9 vasta trib\u00f9 <em>Dulaim<\/em>, che vantava numerosi membri nei servizi di sicurezza nel regime di Saddam, <strong>hanno giurato fedelt\u00e0 all\u2019ISIS<\/strong> tramite il sistema islamico della<em> bay\u2019a<\/em> (letteralmente \u201cvendere\u201d ma termine che indica la sottomissione ad un capo).<\/p>\n<div id=\"attachment_88568\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88568\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/tribes.jpg\" alt=\"La divisione per trib\u00f9 dell'Iraq \" width=\"2245\" height=\"1591\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">La divisione per trib\u00f9 dell\u2019Iraq<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Tale sistema, secondo il pensatore islamista radicale\u00a0Abu Jafar al-Hattab, consiste in <strong>due tipi diversi<\/strong> di\u00a0<em>bay\u2019a<\/em>: a) un giuramento con determinate restrizioni, limitate all\u2019ambito del\u00a0<em>gihad<\/em>, che si d\u00e0 al leader di un gruppo militante come poteva essere\u00a0Abu Musab al-Zarqawi\u00a0(leader di al-Qaeda in Iraq, gruppo di cui lo Stato Islamico \u00e8 diretto erede); b) un giuramento senza restrizioni, che invece viene dato al leader di una comunit\u00e0 politica e religiosa (come dovrebbe essere nel caso dell\u2019autoproclamato califfo) ed i cui termini sono illimitati e riguardano ogni aspetto della vita della comunit\u00e0. Tuttavia, non si pu\u00f2 con certezza affermare, come spesso molti analisti occidentali sono portati a pensare, che l\u2019intera trib\u00f9 dei Dulaim, alla pari di altre trib\u00f9 irachene, vista la loro natura estremamente composita, possa essere stata connivente con il presunto neo-califfato.<\/p>\n<blockquote><p>E la stessa distopia califfale dell\u2019ISIS, strumento agli ordini degli interessi strategici delle monarchie del Golfo, pur farneticando sulla fratellanza nella <em>Umma<\/em> universale ed il ritorno alla purezza dell\u2019Islam delle origini, ha dovuto fare i conti con il mai sopito senso di affiliazione tribale<\/p><\/blockquote>\n<p>Non va sottovalutato, allo stesso tempo, che le alleanze nell\u2019area hanno spesso dimostrato una <strong>certa fluidit\u00e0<\/strong>. Il Regno di Giordania, ultimo superstite degli Stati hashemiti costruiti dall\u2019imperialismo britannico, oggigiorno \u00e8 uno dei principali alleati (se non un vero e proprio protettorato) di quello che \u00e8 stato uno dei mortali nemici del suo lignaggio: ovvero la Casa dei Sa\u2019ud. A dimostrazione del fatto che di fronte allo strapotere dell\u2019egemonia economica imposto dalla modernit\u00e0 non vale pi\u00f9 l\u2019affermazione dello stesso Ibn Khaldun che vedeva negli arabi un popolo orgoglioso ed ambizioso ben poco disposto, rispetto alle altre nazioni, a vedersi subordinati l\u2019un l\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/tribu-medio-oriente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/tribu-medio-oriente\/<\/a><\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Daniele Perra) Un\u2019analisi dell\u2019evoluzione e delle dinamiche interne alla societ\u00e0 tribale dell\u2019area levantina non pu\u00f2 che partire dalla voluminosa opera di Ibn Khaldun (1332 \u2013 1406) al-Muqaddima (Prolegomeni). 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