{"id":32772,"date":"2017-07-06T10:28:27","date_gmt":"2017-07-06T08:28:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32772"},"modified":"2017-07-06T10:28:27","modified_gmt":"2017-07-06T08:28:27","slug":"brancaccio-il-capitalismo-cambia-la-sinistra-e-in-ritardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32772","title":{"rendered":"Brancaccio: \u201cIl capitalismo cambia, la sinistra \u00e8 in ritardo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MICROMEGA<\/strong><\/p>\n<p>Dopo il salvataggio delle banche venete, per l\u2019economista siamo giunti ad un sistema che privatizza i profitti e socializza le perdite: \u201cL\u2019intervento dello Stato a favore dei capitali privati, tra l&#8217;altro, implica aumenti significativi del debito pubblico\u201d. Cos\u00ec boccia la visione dello Stato come semplice \u201cancella\u201d del capitale privato e non vede in Italia forze politiche capaci di proporre un&#8217;alternativa: \u201cA sinistra del Pd noto ancora molta subalternit\u00e0 culturale ai vecchi slogan del liberismo, sebbene la realt\u00e0 si rivolti da tempo contro di essi\u201d. Difendere la Costituzione? \u201cNon basta\u201d.<\/p>\n<p><em>intervista a <strong>Emiliano Brancaccio<\/strong> di <strong>Giacomo Russo Spena<\/strong><br \/>\n<\/em><br \/>\n\u00abSiamo giunti ad un sistema che alla luce del sole privatizza i profitti e socializza le perdite\u00bb. Con una recente intervista in cui dichiarava che alle presidenziali francesi non avrebbe votato \u00ab<a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2017\/04\/25\/news\/perche-io-di-sinistra-non-voterei-macron-per-fermare-la-le-pen-1.300265\">n\u00e9 per la fascista Le Pen n\u00e9 per il liberista Macron<\/a>\u00bb Emiliano Brancaccio aveva diviso il popolo della sinistra. Ora &#8211; a partire dal recente provvedimento del governo che in una notte ha stanziato ben 5 miliardi per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza &#8211; l&#8217;economista ragiona sulle contraddizioni del nuovo intervento statale in economia, fatto soprattutto di compravendite a favore del capitale privato. Il mondo intorno a noi si trasforma mentre, secondo lui, in Italia la sinistra si attarda in \u00abuna estenuante, ipertrofica discussione sui contenitori politici e ripropone schemi di un ventennio fa, come se nulla fosse accaduto nel frattempo\u00bb. Autore di pubblicazioni di rango internazionale in tema di Europa e lavoro, promotore del \u201cmonito degli economisti\u201d pubblicato sul <em>Financial Times<\/em>, Brancaccio \u00e8 un marxista rispettato anche dai suoi antagonisti teorici. Un bel po\u2019 di gotha della finanza e della politica italiana \u00e8 venuto ad ascoltarlo <a href=\"http:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/vera_mail_layout_1805.pdf\">pochi giorni fa a Roma<\/a>, in un seminario organizzato dalla societ\u00e0 Vera e dal <em>Foglio <\/em>sul ruolo odierno dell\u2019intervento statale, al quale partecipavano anche l\u2019ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi, il presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti e il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti.<\/p>\n<p><strong>Professor Brancaccio, nella sua relazione introduttiva al seminario di Roma lei ha fornito dati piuttosto sorprendenti sul ritorno dello Stato negli assetti proprietari del capitale globale&#8230;<br \/>\n<\/strong>I dati indicano che a livello mondiale, soprattutto in Occidente, dopo la recessione del 2008 si \u00e8 registrata una quantit\u00e0 enorme di acquisti statali di partecipazioni azionarie in banche e imprese, per un valore addirittura superiore alle vendite di Stato che erano state realizzate nel decennio antecedente alla crisi. E\u2019 un\u2019inversione di tendenza che segna una cesura rispetto all\u2019epoca delle privatizzazioni di massa. Siamo all&#8217;inizio di una nuova fase storica.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i segni distintivi di questa nuova fase?<br \/>\n<\/strong>Un tempo lo Stato acquisiva i mezzi di produzione per finalit\u00e0 strategiche di lungo periodo, talvolta anche in aperta competizione con il capitale privato. Oggi questo tipo di acquisizioni pure si verifica, ma \u00e8 un fenomeno minoritario. La maggior parte degli interventi statali odierni rivela un livello senza precedenti di subalternit\u00e0 agli interessi privati dei principali operatori sul mercato azionario. Lo Stato infatti compra a prezzi pi\u00f9 alti dei valori di mercato, assorbe le parti \u201cmalate\u201d del capitale e poi rivende le parti \u201csane\u201d prima di una nuova ascesa dei prezzi, in modo da sgravare i privati dalle perdite e predisporli a ulteriori guadagni. Potremmo dire che in questa fase, pi\u00f9 che in passato, lo Stato \u00e8 \u201cancella\u201d del capitale privato, nel senso che asseconda i movimenti speculativi dei grandi proprietari, li soccorre quando necessario e ne assorbe le perdite. Questo ruolo dell\u2019apparato pubblico \u00e8 ormai apertamente riconosciuto ai massimi livelli del capitalismo mondiale, proprio per garantire la ripresa e la stabilizzazione dei profitti dopo la \u201cgrande recessione\u201d del 2008.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le conseguenze di questi continui soccorsi statali a favore del capitale privato?<br \/>\n<\/strong>Nella grande maggioranza dei casi l\u2019intervento dello Stato a favore dei capitali privati implica aumenti significativi del debito pubblico. In prospettiva si tratter\u00e0 di capire se tali aumenti saranno fronteggiati tramite nuovi tagli al welfare oppure attraverso una stagione di \u201crepressione finanziaria\u201d, in cui il debito viene ridotto a colpi di controlli sui capitali e crescita dei redditi monetari e dell\u2019inflazione rispetto ai tassi d\u2019interesse. La scelta tra l\u2019una e l\u2019altra opzione sar\u00e0 un bivio politico decisivo per i prossimi anni.<\/p>\n<p><strong>Gli economisti liberisti la raccontano diversamente: essi continuano a sostenere che lo Stato rappresenta una zavorra per il capitale privato\u2026<br \/>\n<\/strong><br \/>\nPoi per\u00f2 si affrettano a invocare il salvataggio pubblico quando qualche banca privata fallisce, e a ben guardare non si scandalizzano nemmeno quando lo Stato compra a prezzi alti e poi rivende a prezzi bassi qualche spezzone di capitale industriale. Il divario fra le loro teorie e le loro ricette si fa sempre pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno di essi obietterebbe che lo Stato fa bene a soccorrere il capitale nelle fasi di crisi ma non deve restare a lungo nelle compagini proprietarie, dato che l\u2019impresa pubblica \u00e8 comunque meno efficiente di quella privata. Non trova?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 diversa. L\u2019impresa pubblica pu\u00f2 perseguire obiettivi di carattere sistemico, che sfuggono alla ristretta logica capitalistica del profitto. Inoltre, anche adottando criteri di valutazione puramente capitalistici, l\u2019impresa pubblica si rivela pi\u00f9 efficiente di quanto si immagini. Da una recente ricerca dell\u2019OCSE effettuata sulle prime 2000 aziende della classifica mondiale di Forbes, si evince che le imprese a partecipazione statale presentano un rapporto tra utili e ricavi significativamente maggiore rispetto alle imprese private e un rapporto tra profitti e capitale pressoch\u00e9 uguale. L\u2019Italia non si discosta molto da queste medie internazionali.<br \/>\n<strong><br \/>\nPer l\u2019Italia per\u00f2 si riporta sempre il caso del vecchio IRI, da molti considerato un \u201ccarrozzone\u201d di sprechi. Che ne pensa?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nBisognerebbe ricordare che al momento della sua privatizzazione molti settori della holding pubblica segnavano ampi attivi, e che nel 1992 le perdite aggregate dell\u2019IRI non si discostavano molto dalle perdite che all\u2019epoca registrava la maggior parte dei gruppi privati italiani. Come vede, sono ancora molti i miti liberisti da sfatare, specialmente in Italia.<\/p>\n<p><strong>In Gran Bretagna il leader laburista Corbyn ha ottenuto un notevole risultato elettorale con un programma basato su un ritorno dell\u2019intervento statale in un\u2019ottica non \u201cancillare\u201d ma di lungo periodo, che prevede pure la nazionalizzazione delle ferrovie e di altri settori chiave. In Francia Melenchon ha sfiorato il ballottaggio presidenziale su una lunghezza d\u2019onda analoga e altri in Europa si muovono nella stessa direzione. Sembra farsi strada l\u2019idea di un diverso modello di sviluppo, con un ruolo centrale per gli investimenti pubblici strategici e forti richiami alla partecipazione democratica alle decisioni. E\u2019 giunto il tempo di una sinistra che intercetta i cambiamenti del capitalismo e tenta di sfruttarne le contraddizioni?<\/p>\n<p><\/strong>Tra le macerie del vecchio socialismo filo-liberista qualcosa lentamente si muove. Ma la nuova concezione dell\u2019intervento pubblico che queste forze emergenti propongono richiederebbe cambiamenti macroeconomici imponenti, tra cui una messa in discussione della centralit\u00e0 del mercato azionario e della connessa libert\u00e0 dei movimenti di capitale. Mi sembrano propositi molto ambiziosi per movimenti politici ancora incerti, fragili, ai primissimi vagiti.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 questi fenomeni politici emergenti sono anche trainati da una nuova generazione di elettori, costituita da giovani lavoratori e studenti. Mi pare un punto di forza importante.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nQuesta \u00e8 una delle novit\u00e0 pi\u00f9 promettenti della fase attuale. I giovani elettori che istintivamente muovono verso sinistra non esprimono un mero voto d\u2019opinione. La loro scelta sembra piuttosto la risultante di un profondo mutamento dei rapporti di produzione, fatto di deregolamentazioni e precariet\u00e0, che negli ultimi anni ha inasprito le disuguaglianze di classe. Questi giovani sperimentano presto lo sfruttamento, crescono gi\u00e0 disillusi e sembrano quindi vaccinati contro le vecchie favole dell\u2019individualismo liberista. Tuttavia, organizzare una tale massa di disincantati intorno a un progetto di progresso e di emancipazione sociale non \u00e8 un\u2019impresa facile. Nell\u2019attuale deserto politico e culturale, la loro rabbia pu\u00f2 sfociare facilmente a destra.<\/p>\n<p><strong>Lei dunque ci spiega che il capitalismo si muove, si trasforma, e apre nuove contraddizioni sociali. Nel resto d\u2019Europa, pur con tanti limiti, alcune forze di sinistra iniziano a cogliere i segni di questo mutamento. E in Italia la sinistra che fa?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nIn Italia la sinistra sembra immobile. Una estenuante, ipertrofica discussione sui contenitori politici che ripropone schemi di un ventennio fa, come se nulla fosse accaduto nel frattempo. E poi, quando provi ad aprire quelle scatole ti ritrovi in un limbo, un oscuro mondo in cui nulla \u00e8 chiaro.<\/p>\n<p><strong>Cosa non la convince del dibattito che si \u00e8 sviluppato in questi giorni alla sinistra del Partito democratico?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nHo sentito esponenti politici di vertice affrettarsi a dichiarare la loro appartenenza alla famiglia liberale e la loro distanza dalle \u201csirene neo-stataliste\u201d provenienti dalla Gran Bretagna. Ne ho sentiti altri sostenere che le elezioni vanno il pi\u00f9 possibile rinviate per evitare che i mercati si \u201cinnervosiscano\u201d e lo spread aumenti di nuovo. Ma soprattutto, ho assistito a un maldestro balletto sui temi cruciali del diritto del lavoro, che dovrebbero situarsi al vertice di qualsiasi proposta politica di sinistra e intorno ai quali, invece, prevalgono la confusione e i miopi tatticismi. A sinistra del Pd noto ancora molta subalternit\u00e0 culturale ai vecchi slogan del liberismo, sebbene la realt\u00e0 si rivolti da tempo contro di essi.<\/p>\n<p><strong>Un punto di discrimine netto per\u00f2 esiste: sulla scia della vittoria referendaria del 4 dicembre, molti esponenti della sinistra invocano la difesa della Costituzione e dei suoi principi di uguaglianza contro i ripetuti tentativi di rottamarla.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nUna difesa che ovviamente condivido, ma che ho sempre considerato insufficiente. Il modo migliore per tutelare i principi costituzionali della \u201cRepubblica fondata sul lavoro\u201d consiste nel delineare una proposta di politica economica coerente con essi. Mi pare che in materia ci sia ancora poco lavoro collettivo, e ancora molti nodi irrisolti.<\/p>\n<p><strong>Il prossimo numero di <em>Micromega<\/em>, un almanacco su Europa e Stati Uniti, pubblicher\u00e0 i testi di un dibattito tra lei e Romano Prodi che si \u00e8 tenuto all\u2019Universit\u00e0 di Bologna nel febbraio scorso. In quella occasione l\u2019ex premier ed ex presidente della Commissione UE ha condiviso apertamente la sua proposta di introdurre controlli sui movimenti internazionali di capitale. Lo considera un segnale positivo?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLo \u00e8 senz\u2019altro, ma devo ricordare che gi\u00e0 da qualche anno capita che persino il Fondo Monetario Internazionale plachi i propri entusiasmi per le liberalizzazioni finanziarie e segnali i pericoli di una indiscriminata libert\u00e0 di circolazione dei capitali. Il mondo intorno a noi cambia rapidamente, la politica italiana sembra sempre un po\u2019 in ritardo. Specialmente a sinistra.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-%e2%80%9cil-capitalismo-cambia-la-sinistra-e-in-ritardo%e2%80%9d\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-%e2%80%9cil-capitalismo-cambia-la-sinistra-e-in-ritardo%e2%80%9d\/<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICROMEGA Dopo il salvataggio delle banche venete, per l\u2019economista siamo giunti ad un sistema che privatizza i profitti e socializza le perdite: \u201cL\u2019intervento dello Stato a favore dei capitali privati, tra l&#8217;altro, implica aumenti significativi del debito pubblico\u201d. 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