{"id":32776,"date":"2017-07-06T10:44:21","date_gmt":"2017-07-06T08:44:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32776"},"modified":"2017-07-06T10:44:21","modified_gmt":"2017-07-06T08:44:21","slug":"la-lunga-marcia-del-ceta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32776","title":{"rendered":"La lunga marcia del CETA"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (Alberto Zoratti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><em><strong>Il trattato di libero scambio Europa \u2013 Canada \u00e8 sulla strada della ratifica parlamentare tra le proteste delle associazioni. Che chiedono uno stop immediato alla ratifica e l\u2019apertura di un serio dibattito attorno al tema degli impatti sociali e ambientali<\/strong><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Non \u00e8 bastato Justin Trudeau, il primo ministro canadese in visita in Italia durante il G7 di Taormina, a far calmare gli animi accesi sul CETA, l\u2019accordo di libero scambio tra UE e Canada sulla strada della ratifica parlamentare. Ci hanno provato, descrivendo il leader canadese come un novello Kennedy, salito sulla trincea della lotta al cambiamento climatico e della difesa delle libert\u00e0 economiche dinanzi all\u2019<em>America<\/em>\u00a0<em>First<\/em>\u00a0di Donald Trump. \u201cUn leader femminista\u201d, come ha avuto modo di presentarlo la presidentessa della Camera Laura Boldrini, all\u2019interno di una narrazione che preparava la strada al processo pi\u00f9 sostanziale dell\u2019approvazione del trattato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lunga corsa inizia da lontano. Era il 2009 e gli accordi di libero scambio di seconda generazione (che comprendono cio\u00e8 sia l\u2019abbattimento dei dazi che delle barriere non tariffarie) erano appena venuti alla luce. In quel momento gli occhi erano puntati sull\u2019accordo con la Corea del Sud, trattato molto sensibile non solo per i nostri produttori di riso ma anche per le nostre case automobilistiche, che vedevano nei colossi sudcoreani dei possibili competitori. E dove non ha potuto l\u2019agricoltura ci hanno pensato le auto, considerato che l\u2019unico veto all\u2019approvazione dell\u2019accordo con la Corea al Consiglio Europeo dell\u2019ottobre 2011 fu proprio italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu in quel brodo primordiale che prese forma il CETA, negoziato in modo opaco e sostanzialmente segreto (le questioni legate alla trasparenza vennero affrontate solo con il TTIP alcuni anni dopo, grazie alle ingenti mobilitazioni e alle pressioni della societ\u00e0 civile) fino al settembre 2014, quando con una stretta di mano Unione Europea e Canada suggellarono un accordo che a quanto diceva l\u2019allora Commissario europeo De Gutch avrebbe dovuto vedere la luce in breve tempo. \u201cEU only\u201d, pensavano: dopotutto venne interpretato come \u201caccordo non misto\u201d, cio\u00e8 di pura competenza europea, e avrebbe avuto il fast track della sola ratifica europarlamentare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma le cose non furono cos\u00ec semplici. Da una parte la mobilitazione della societ\u00e0 civile, che spinse fortemente per il carattere misto dell\u2019accordo (cio\u00e8 con competenze concorrenti Stati membri \u2013 Unione europea) e che port\u00f2 alla decisione di renderlo tale nel Consiglio Europeo del luglio 2016. Nei primi mesi del 2017 la Corte di Giustizia Europea conferm\u00f2 la posizione mista, con una sentenza sull\u2019accordo Unione Europea \u2013 Singapore sul suo capitolo investimenti (che era al centro della contesa). Questo fu il caso in cui l\u2019Italia perse quel minimo scatto di orgoglio di pochi anni prima: la Campagna Stop TTIP Italia pubblic\u00f2 nel giugno 2016 un carteggio privato tra il Ministro Carlo Calenda e la Commissaria Malmstrom in cui l\u2019Italia sosteneva l\u2019ipotesi del carattere EU only. Che in parole semplici significava: evitiamo la ratifica del nostro Parlamento, per correre pi\u00f9 veloci verso l\u2019approvazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altri furono gli ostacoli in\u00a0 questa corsa contro il tempo, che vedeva come spade di Damocle le elezioni francesi, quelle potenziali italiane, le tedesche e la stessa Brexit. Nell\u2019ottobre 2016 tocc\u00f2 alla piccola Vallonia, il cui parlamento \u00e8 titolato a ratificare accordi commerciali (<em>conditio sine qua non<\/em>\u00a0per la ratifica del Parlamento belga), e al suo primo ministro Paul Magnette. La lotta di Davide contro Golia dur\u00f2 quasi un mese, velato di minacce, pressioni e intimidazioni. Ma il piccolo parlamento nordeuropeo riusc\u00ec comunque nell\u2019impresa di far mettere nero su bianco alcune \u201clinee rosse\u201d da non superare, non ultime la questione dello sviluppo sostenibile e quello della tutela degli investimenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e8 a far fronte alle proteste della societ\u00e0 civile ci pensava la retorica europea secondo la quale questi accordi di nuova generazione, come TTIP e Ceta, avrebbero garantito alti standard sociali e ambientali. Peccato che il capitolo specifico sia solamente consultivo, che il rispetto alle Convenzioni dell\u2019OIL sia sottolineato ma per nulla rafforzato con meccanismi di\u00a0<em>enforcement<\/em>\u00a0chiari, a differenza di ci\u00f2 che riguarda la questione investimenti dove un arbitrato specifico ha la possibilit\u00e0 di imporre richiesta di compensazione economica davanti a un arbitrato a quei Governi (nazionali o locali) accusati di distorsione del mercato (o di esproprio indiretto, con un\u2019interpretazione molto ampia). Uno sbilanciamento molto pericoloso, che rischia di diminuire lo spazio di agibilit\u00e0 degli Stati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un esempio di come questi due ambiti siano in conflitto lo si trova in Germania, vicino ad Amburgo, dove la Vattenfall (impresa energetica scandinava con molti interessi nel nucleare e nel termoelettrico tedesco), facendo leva su un accordo internazionale di liberalizzazione dell\u2019energia di cui Germania e Svezia sono firmatari (<em>Energy Charter Treaty<\/em>) \u00e8 riuscita a far modificare a sua favore una norma sull\u2019emissione di acque di scarico dalla sua centrale termoelettrica alla periferia della citt\u00e0 tedesca grazie alla denuncia davanti a un arbitrato. La causa \u00e8 finita in patteggiamento, con la municipalit\u00e0 di Amburgo che ha scelto di allentare le norme. Peccato che pochi anni dopo, con una sentenza resa pubblica nell\u2019aprile scorso, la Corte di Giustizia Europea ha strigliato il Governo tedesco proprio perch\u00e8 quell\u2019allentamento negli standard \u00e8 andato contro le norme di tutela ambientale comunitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche il CETA presenta un capitolo sulla tutela degli investimenti. Al posto dell\u2019arbitrato classico investitore \u2013 Stato (ISDS) una mobilitazione internazionale durata pi\u00f9 di un anno ha indotto l\u2019Unione Europea a proporre un dispositivo riformato: un po\u2019 pi\u00f9 trasparente e pubblico, ma ispirato agli stessi principi dei vecchi arbitrati. Pochi passi avanti e parziali, secondo le campagne internazionali, che chiedono che il capitolo sia stralciato definitivamente o congelato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma d\u2019altra parte, cosa potrebbe accadere? Il recente caso Ombrina Mare \u00e8 significativo: l\u2019impresa energetica Rockhopper, propietaria dell\u2019impianto denuncia l\u2019Italia davanti a un arbitrato dell\u2019Energy Charter Treaty con una possibile richiesta di 13 milioni di euro (i dati per\u00f2 non sono pubblici) per il ritiro della concessione di prospezione e di estrazione di idrocarburi dall\u2019Adriatico. Un\u2019azione prevedibile, considerato che sono gi\u00e0 diverse le cause a cui l\u2019Italia dovr\u00e0 rispondere, sempre sotto l\u2019ombrello dell\u2019ECT, per la rimodulazione degli incentivi al fotovoltaico, ma che evidentemente non scalfisce la piena fiducia delle istituzioni negli arbitrati, qualunque struttura abbiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo sbilanciamento \u00e8 talmente evidente che lo scorso 3 luglio, a un seminario con la societ\u00e0 civile organizzato a Bruxelles dalla direzione commercio internazionale \u2013 DG Trade \u2013 della Commissione europea proprio sul capitolo \u201cSviluppo sostenibile\u201d dei trattati di libero scambio, Georgios Altintzis dell\u2019ITUC (<em>International Trade Union Confederation<\/em>, la confederazione internazionale dei sindacati) sottolineava come il modello proposto negli accordi commerciali sia inaccettabile: problemi con la Corea del Sud sulla libert\u00e0 di associazione sindacale, con il Guatemala e il Salvador sempre sul rispetto delle Convenzioni dell\u2019Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL) o con la Colombia per il rispetto della Convenzione CITES sulle specie protette, non riescono a essere affrontati e risolti perch\u00e8 il meccanismo \u00e8 troppo farraginoso e inconcludente. \u201cBisognerebbe far sottostare l\u2019approvazione dei trattati di libero cambio da parte dei Parlamenti alla ratifica e applicazione delle Convenzioni OIL e di quelle ambientali\u201d ha sottolineato con forza Altintzis, ma Madeleine Tuininga, direttrice del dipartimento Commercio e Sviluppo sostenibile della DG Trade ha chiarito come \u201cesistano approcci differenti, ognuno con i suoi pro e contro\u201d. In attesa del documento annunciato dalla Commissione Europea sullo sviluppo sostenibile e il commercio, queste parole non depongono a favore di un sostegno incontrastato all\u2019attuale politica commerciale comunitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Criticit\u00e0 evidenti, quindi, ma almeno con il CETA le indicazioni geografiche sono protette, cos\u00ec sottolinea il Ministero dello Sviluppo Economico. \u201cIn Canada riceveranno protezione\u201d, ricorda Coldiretti, \u201cun elenco di 171 prodotti ad indicazione geografica dell\u2019Unione Europea tra cui figurano 41 nomi italiani rispetto alle 289 denominazioni Made in Italy registrate\u201d. I produttori canadesi potranno continuare ad utilizzare il termine Parmesan ma anche produrre e vendere, come gi\u00e0 fanno, Gorgonzola, Asiago, Fontina (anche se con l\u2019indicazione Made in Canada). Il prosciutto di Parma Dop con il CETA potr\u00e0 entrare in Canada, ma in coesistenza con quello dell\u2019azienda privata che ne ha registrato il marchio. Una vittoria? Non sembrerebbe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure nonostante questi limiti e queste criticit\u00e0, il Governo italiano corre verso una ratifica impedendo un vero dibattito nel Paese. Alla fine di giugno alla Commissione Esteri del Senato una maggioranza PD \u2013 Forza Italia, con l\u2019assenza di Articolo Uno MDP, ha spianato la strada verso Palazzo Madama.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma in strada, o meglio in piazza \u2013 il 5 luglio a piazza Montecitorio \u2013 scendono anche la Campagna Stop TTIP Italia, Coldiretti, Slow Food, CGIL, Greenpeace e molti altri, per chiedere uno Stop immediato alla ratifica, e l\u2019apertura di un serio dibattito attorno al tema degli impatti sociali e ambientali non solo del CETA, ma anche degli altri trattati che la Commissione europea sta negoziando, nonostante le critiche e gli avvertimenti provenienti dalla societ\u00e0 civile e dal mondo produttivo della piccola e media impresa.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em><a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/politica-e-beni-comuni\/articolo\/2001480\/la-lunga-marcia-del-ceta.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/megachip.globalist.it\/politica-e-beni-comuni\/articolo\/2001480\/la-lunga-marcia-del-ceta.html<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Alberto Zoratti) &nbsp; Il trattato di libero scambio Europa \u2013 Canada \u00e8 sulla strada della ratifica parlamentare tra le proteste delle associazioni. 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