{"id":32790,"date":"2017-07-29T16:50:34","date_gmt":"2017-07-29T14:50:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32790"},"modified":"2017-07-08T14:19:40","modified_gmt":"2017-07-08T12:19:40","slug":"il-neo-atlantismo-di-fanfani-e-mattei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32790","title":{"rendered":"Il neo-atlantismo di Fanfani e Mattei"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">di ANDREA RICCARDI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Negli anni Cinquanta e Sessanta gli Stati Uniti di Kennedy puntano su un\u2019Europa capace di essere uno dei due pilastri dell\u2019Alleanza atlantica. L\u2019Italia di Fanfani, nello scenario europeista e di fedelt\u00e0 atlantica, \u00e8 convinta di avere un ruolo utile all\u2019Occidente e ai propri interessi. Le questioni del Mediterraneo hanno avuto sempre una funzione importante a questo fine. I governi italiani \u2013 pur riconoscendo l\u2019esistenza dello Stato d\u2019Israele e mantenendo con esso rapporti \u2013 scelsero come interlocutori i Paesi arabi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"> Fino alla seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta questa scelta fu determinata innanzitutto dalla presenza di consistenti comunit\u00e0 di connazionali in Egitto e in Libia; a ci\u00f2 si aggiunse il tentativo di difendere interessi economici rappresentati da aziende italiane interessate all\u2019espansione nel mondo arabo. Il neo-atlantismo mediterraneo ebbe interpreti di matrice politica diversa, ma con l\u2019obiettivo finale di rafforzare la presenza italiana sullo scenario internazionale, senza intaccare il cardine del rapporto con gli Usa. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">L\u2019avvicinamento definitivo di Israele agli Stati Uniti, dopo il 1956, spinse l\u2019Italia in una posizione mediana in campo mediorientale, potremmo dire per \u00abevitare lo squilibrio\u00bb del conflitto arabo-israeliano, che l\u2019avrebbe messa nell\u2019obbligo di operare una scelta. Lo scoppio della guerra arabo-israeliana del 1967 mise a nudo la fragilit\u00e0 di questa posizione e apr\u00ec una spaccatura in seno al governo dove i partiti alleati minori (Psi, Psdi, Pri) appoggiarono Israele, contrapponendosi alla Dc, soprattutto al ministro degli Esteri Fanfani, che propugnava l\u2019equidistanza. La soluzione fu trovata da Moro, il quale riusc\u00ec a far rifluire la politica estera italiana sulle posizioni pi\u00f9 generiche di compromesso espresse dall\u2019Onu. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">In seguito l\u2019Italia ader\u00ec pienamente alla risoluzione 242 dell\u2019Onu del 16 novembre 1967, nella quale si intimava al governo di Tel Aviv il ritiro dai territori occupati e, nel contempo, si chiedeva agli arabi di riconoscere l\u2019esistenza di Israele. Da quel momento la 242 fu la bussola della politica italiana in Medio Oriente. Fanfani, presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, nel 1958 dichiara alla Fiera di Bari: \u00abSia come storico, sia come capo del governo, non posso dimenticare che l\u2019Italia era doppiamente grande quando era consapevole della sua funzione di ponte tra l\u2019Europa e i Paesi del Mediterraneo. L\u2019Italia ha ritrovato oggi questa consapevolezza in un\u2019atmosfera di libert\u00e0 e di pace\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-32813\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fanfani-egitto-249x300.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fanfani-egitto-249x300.jpg 249w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fanfani-egitto.jpg 524w\" sizes=\"(max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Questa politica mediterranea segna una ripresa delle tematiche care all\u2019Italia preliberale, mentre il fascismo aveva proiettato nel <em>mare nostrum<\/em> un\u2019immagine di potenza alla ricerca dell\u2019egemonia. Non era stata cos\u00ec la presenza dell\u2019Italia liberale, che aveva vissuto nel Mediterraneo stabilendo una rete di connessioni, come scrive Vittorio Ianari. Fin dal maggio 1947, il ministro degli Esteri Sforza scriveva all\u2019ambasciatore italiano a Washington: \u00abL\u2019Italia per la sua posizione geografica, per le sue esigenze demografiche ed economiche deve infatti necessariamente svolgere una politica araba. Pu\u00f2 dirsi anzi che le relazioni fra Italia e il mondo arabo costituiscono uno degli elementi essenziali della nostra politica estera\u00bb. In questa prospettiva l\u2019Italia democristiana tenta una nuova presenza attraverso i contatti con i Paesi arabi e la politica petrolifera dell\u2019Eni. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Enrico Mattei, con la sua rete di presenza petrolifera nei Paesi mediterranei, ha la capacit\u00e0 \u2013 specie dal 1957, dopo Suez \u2013 di trasformare la sua politica con i Paesi del Sud, competitiva con gli interessi americani, in una specie di crociata per queste nazioni, alla cui testa egli si pone. L\u2019amicizia con gli arabi, per Fanfani, non nega che Israele sia una realt\u00e0 che \u00abesiste, e non si pu\u00f2 distruggere\u00bb, come dice nel 1958 a Golda Meir. Tanti sono gli scenari politici diversificati in cui si esprime la posizione italiana: da Suez alla guerra d\u2019Algeria, alla crisi del 1967. Questo \u00e8 un anno difficile per la diplomazia italiana. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Cos\u00ec parlano gli italiani agli arabi nel giugno 1967: \u00abMi incontro col ministro degli Esteri di Siria Makhous \u2013 scrive Fanfani \u2013 di ritorno da Algeri e Parigi. Mi dice che ad Algeri si \u00e8 imbronciati con l\u2019Italia perch\u00e9 non si schiera con gli arabi, senza complimenti per Israele. Gli rispondo che gli arabi farebbero bene a non fare proclami razziali e a dichiarare che bench\u00e9 in conflitto con Israele non si propongono il genocidio. Mi assicura che non \u00e8 vero, gli replico che lo dichiari pubblicamente\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Secondo Fanfani l\u2019Italia deve evitare che il Mediterraneo, per il gioco di contrapposizione tipico della guerra fredda, dia spazio all\u2019influenza sovietica. Per questo accoglie con soddisfazione l\u2019invito algerino a compiere una visita: \u00abInteressante \u00e8 la motivazione: ci siamo accorti che i sovietici non fanno i nostri interessi e dobbiamo rivedere la nostra politica mediterranea, portandola su intese bilaterali, specie con l\u2019Italia\u00bb, si legge nel <em>Diario<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Al rapporto con il mondo arabo si accosta quello (che appare meno complesso) con i Paesi decolonizzati. Fanfani \u00e8 convinto che tra i loro dirigenti e tra le stesse popolazioni ci sia un\u2019ansia di nuovo protagonismo che va recepita. Nel 1960 scrive a Kennedy: \u00abLa pace si difende attirando alla sua causa la gente pacifica del mondo e i popoli nuovi arretrati ed ancora non impegnati. Ma la gente pacifica e i popoli nuovi si schierano dalla parte di chi, pur essendo forte e deciso a difendere la libert\u00e0, dimostrer\u00e0 di voler dare una salda base alla pace, imponendo costruttivamente l\u2019azione per il disarmo e quella per lo sviluppo delle aree arretrate&#8230; il tempo utile comincia ad essere molto scarso\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">L\u2019Italia, entrata nell\u2019Onu nel 1955, si colloca con una posizione sempre pi\u00f9 attenta ai Paesi nuovi nel dibattito tra colonialisti e anticolonialisti. Il governo Fanfani, senza rompere la solidariet\u00e0 atlantica e valorizzando le Nazioni Unite, vedeva nella fine del colonialismo un positivo allargamento dell\u2019area della libert\u00e0. Nel 1958 l\u2019Italia ottiene il posto al Consiglio di sicurezza con una politica di vaste simpatie. Non \u00e8 contraria nel 1962 alla successione del birmano U Thant a Dag Hammarskjold, nonostante le perplessit\u00e0 di taluni settori che lo vedevano troppo prossimo alla Cina. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Sulla questione dell\u2019ammissione di Pechino all\u2019Onu non segue de Gaulle e si mantiene fedele agli Stati Uniti, pur non negando l\u2019utilit\u00e0 di un possibile ingresso del pi\u00f9 grande Paese del mondo al Palazzo di Vetro. Anche sul Sudafrica razzista non persegue una politica dura. Eppure, conduce un\u2019ampia opera di attenzione al Sud del mondo, convinta che si debba esercitare \u2013 come La Pira diceva \u2013 un\u2019attrazione. L\u2019Italia vuole rappresentare un Occidente postcoloniale, aperto al mondo dei Paesi nuovi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>fonte: &#8220;L&#8217;Avvenire&#8221;, 16 giugno 2010<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANDREA RICCARDI Negli anni Cinquanta e Sessanta gli Stati Uniti di Kennedy puntano su un\u2019Europa capace di essere uno dei due pilastri dell\u2019Alleanza atlantica. L\u2019Italia di Fanfani, nello scenario europeista e di fedelt\u00e0 atlantica, \u00e8 convinta di avere un ruolo utile all\u2019Occidente e ai propri interessi. Le questioni del Mediterraneo hanno avuto sempre una funzione importante a questo fine. 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