{"id":32820,"date":"2017-07-08T08:00:01","date_gmt":"2017-07-08T06:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32820"},"modified":"2017-07-07T21:01:15","modified_gmt":"2017-07-07T19:01:15","slug":"il-popolo-come-antidoto-alla-depoliticizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32820","title":{"rendered":"Il popolo come antidoto alla depoliticizzazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ognuna delle recenti tornate elettorali, non solo quelle che hanno riguardato i nostro Paese, ha avuto la sua coda di commenti allarmati circa i presunti rischi dell\u2019antipolitica. Un concetto che risulta per\u00f2 poco azzeccato.<\/em><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che dietro le fortune in termini di consensi di formazioni esplicite nel rifiuto di articolazioni politiche tradizionali, quando non dell\u2019intero quadro costituzionale tradizionale, stava comunque una spinta ad individuare soluzioni collettive alla crisi sistemica che attraversa l\u2019Occidente. Poteva disorientare che la protesta anti-sistema fosse rivolta al di l\u00e0 delle coordinate ottocentesche della destra e della sinistra; e questo poteva spaventare, non sempre a torto, chi vedeva dietro l\u2019abbandono di quelle coordinate un ritorno mascherato e nelle forme pi\u00f9 brutali di uno solo dei contendenti, cio\u00e8 della destra; ma si trattava comunque dell\u2019espressione di un rifiuto collettivo e in qualche maniera organizzato di uno stato di cose presenti vissuto come insoddisfacente.<\/p>\n<p>Il rischio oggi sotto gli occhi di tutti \u00e8 che l\u2019alternativa alla cosiddetta antipolitica non sia il ritorno della politica tradizionale, ma un\u2019ondata generalizzata di depoliticizzazione. Un fenomeno corrispondente a tendenze di lungo periodo in Occidente, che non a caso ha i suoi quarti di nobilt\u00e0 nella pi\u00f9 apparentemente solida della democrazie liberali, quella nordamericana; e che si sta diffondendo a macchia d\u2019olio, come testimoniato ultimamente dall\u2019andamento delle legislative francesi e delle amministrative italiane. Ed un fenomeno consustanziale al pieno dispiegamento della restaurazione oligarchica neoliberale, di cui da prima i teorici conservatori hanno teorizzato l\u2019utilit\u00e0 al fine di salvare i regimi liberali da un \u201ceccesso di domande\u201d democratiche, e che poi ha trovato la sua applicazione pratica un po\u2019 ovunque, laddove istituzioni tecnocratiche, quindi politicamente impermeabili, hanno dettato l\u2019agenda politica a governi sempre meno dipendenti dalla legittimazione popolare.<\/p>\n<p>Alla luce dei risultati di queste amministrative, la necessit\u00e0 di una netta inversione di tendenza si pone di fronte alle forze democratiche. Non esistono ricette semplici. N\u00e9, in assenza di un complessivo disegno di carattere nazionale, alla lunga \u00e8 destinata a fornire una base adeguata di rilancio la proiezione su scala generale di esperimenti locali nel breve vincenti. Si veda quanto successo a Genova, dove la destra ha travolto l\u2019eredit\u00e0 politica di un esperimento \u00abcivico\u00bb ante litteram; o a Milano, dove il modello Pisapia \u00e8 stato salvato, ma soltanto a costo di affidarne la prosecuzione ad un tecnocrate esponente di una stagione rispetto alla quale quello stesso modello si era posto in netta antitesi. Avranno certo, i protagonisti delle varie stagioni \u00abdei sindaci\u00bb via via fiorite (per durare poi lo spazio di un mattino), \u00abben amministrato\u00bb.<\/p>\n<p>Ma si dice che anche Heider in Carinzia lo abbia fatto, e non si vorr\u00e0 fare del post-fascismo austriaco un faro per il rilancio della sinistra. Il fatto \u00e8 che, senza un riordino complessivo delle amministrazioni cittadine al servizio della popolazione colpita dalla crisi, aiuole, piste ciclabili e Ztl rimangono misure rivolte ai turisti, a quei pochi pensionati ancora in grado di sopportare il tenore di vita dei centri storici, o a qualche giovane manager dall\u2019estetica hipster; ma rischiano di delimitare le barriere di classe del XXI secolo, mentre le periferie affogano nello smog e nella speculazione edilizia, o sono sventrate da grandi cantieri destinati sempre a concludersi \u00abdomani\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dovrebbe aver ormai insegnato che non esiste nessun automatismo in base al quale un progressivo scivolamento verso destra del Partito democratico apra chiss\u00e0 quali praterie ad accrocchi nati in fretta e furia alla sua sinistra. L\u2019unit\u00e0 della sinistra \u00e8 parola d\u2019ordine vuota, se non insignificante, agli occhi di gran parte della popolazione, a prescindere da chi sia a lanciarla, se apparati di ci\u00f2 che rimane dei vecchi partiti o nuovi volti della societ\u00e0 civile. E se tutti i tentativi di unit\u00e0 della sinistra lanciati fino ad oggi fossero falliti non perch\u00e9 realizzati male, ma perch\u00e9 era l\u2019obiettivo in s\u00e9 a non porsi adeguatamente al passo coi tempi?<\/p>\n<p>Traducendo il dilemma in uno slogan \u2013 ma l\u2019elaborazione di slogan efficaci costituisce da sempre il sale della politica \u2013 si direbbe che \u00e8 l\u2019ora di smettere di rivolgersi a minoranze politiche, per tornare a parlare alle maggioranze sociali. I protagonisti delle battaglie popolari devono essere coloro che hanno perso il lavoro ed il futuro, non i \u00abdelusi del Pd\u00bb, o consimili categorie politichesi che non trovano nessun riferimento concreto nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Si prospettano, in quest\u2019epoca di grado zero della politica, due compiti ineludibili, molto simili a quelli che ebbe di fronte il movimento operaio degli inizi: la formazione di gruppi dirigenti credibili, possibilmente selezionati, soprattutto a livello locale, tra gli stessi ceti sociali di cui si dice di voler fare gli interessi; e l\u2019individuazione di battaglie concrete da portare a termine, non studiate a tavolino ma partorite dall\u2019esperienza quotidiana dei subalterni \u2013 come fu, ad esempio, la battaglia per le otto ore agli albori del movimento operaio. Altrimenti, non c\u2019\u00e8 da sorprendersi se chi soffre la crisi non cerca nella politica, nelle scelte cio\u00e8 collettive, la soluzione ai problemi imposti dalla propria condizione.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/popolo-antidoto-alla-depoliticizzazione\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/popolo-antidoto-alla-depoliticizzazione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni) Ognuna delle recenti tornate elettorali, non solo quelle che hanno riguardato i nostro Paese, ha avuto la sua coda di commenti allarmati circa i presunti rischi dell\u2019antipolitica. Un concetto che risulta per\u00f2 poco azzeccato. 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