{"id":32947,"date":"2017-07-09T08:00:49","date_gmt":"2017-07-09T06:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32947"},"modified":"2017-07-08T23:25:02","modified_gmt":"2017-07-08T21:25:02","slug":"le-inderogabili-leggi-del-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=32947","title":{"rendered":"Le inderogabili leggi del mercato"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Il PONTE (Marcello Rossi)<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 un errore ed un pregiudizio credere che il basso salario giovi ai progressi dell\u2019industria; salari bassi significano cattiva nutrizione, e l\u2019operaio mal nutrito \u00e8 debole fisicamente ed intellettualmente, ed i paesi ad alti salari sono alla testa del progresso industriale. Si lodava [\u2026] come una virt\u00fa la frugalit\u00e0 eccessiva dei nostri contadini: anche quella lode \u00e8 un pregiudizio: chi non consuma non produce. [\u2026]<\/p><\/blockquote>\n<p>Quando il Governo [\u2026] interveniva per tenere bassi i salari, commetteva una ingiustizia, e pi\u00fa ancora un errore economico ed un errore politico. Una ingiustizia, perch\u00e9 mancava al suo dovere di assoluta imparzialit\u00e0 fra i cittadini, prendendo parte alla lotta contro una classe in favore di un\u2019altra. Un errore economico, perch\u00e9 turbava il funzionamento della classe economica della domanda e dell\u2019offerta, la quale \u00e8 la sola legittima regolatrice della misura dei salari come del prezzo di qualsiasi altra merce. Ed infine un errore politico, perch\u00e9 rendeva nemiche dello Stato quelle classi che costituiscono la grande maggioranza del paese\u00bb[1].<\/p>\n<p>Chi parla \u00e8 <strong>Giovanni Giolitti<\/strong> in un memorabile discorso (4 febbraio 1901) con cui abbatt\u00e9 il ministero Saracco. Questa risoluta presa di posizione di fronte al problema sociale, per quanto rappresentasse il nuovo indirizzo della politica del governo liberale di Zanardelli prima, e dello stesso Giolitti poi, fu accolta dai benpensanti come una provocazione. Era infatti per loro l\u2019inizio di una politica socialista. Il Missiroli, che allora dirigeva il \u00abCorriere della sera\u00bb, parl\u00f2 addirittura di una \u00abmonarchia socialista\u00bb.<\/p>\n<p>Per Giolitti, in realt\u00e0, politica non socialista ma di favore ai socialisti, per il vantaggio che essi avrebbero arrecato alle istituzioni liberali, facendo rientrare nella dinamica governativa le masse operaie acquetate nelle loro aspirazioni e rivendicazioni. Politica conservatrice quanto mai, ma di un conservatorismo particolare che aveva compreso di dover cedere spontaneamente quanto gli stava per essere tolto con la forza, pronto a riprendersi il tutto quando l\u2019avversario avesse dato segno di aver perso lo slancio offensivo.<\/p>\n<p>E Giolitti questo fece.<br \/>\nTuttavia questo incipit sulla politica giolittiana non vuole aprire un discorso sullo statista piemontese n\u00e9 prendere in esame l\u2019azione dei socialisti italiani di primo Novecento. Il rimando a Giolitti \u00e8 avvenuto per associazione di idee e fondamentalmente in contrapposizione a ci\u00f2 che oggi sta accadendo. La logica odierna della conduzione delle industrie \u00e8 infatti giocata tutta quanta sul contenimento dei salari e ancor pi\u00fa sull\u2019idea che per un risanamento occorra mettere in mobilit\u00e0, o addirittura licenziare, gran parte delle maestranze. Gli esempi non mancano.<\/p>\n<p>Non entro nel particolare perch\u00e9 ogni industria che si ritenga tale \u2013 e che cio\u00e8 non sia una piccola attivit\u00e0 a conduzione familiare che, non so per quali dinamiche sociologiche, oggi \u00e8 chiamata industria e non bottega artigianale \u2013 ha usato di questi strumenti. Comunque credo che non si possa non parlare dell\u2019Ilva che a Taranto ritiene che siano in esubero 6.000 lavoratori e a Genova 1.500; di Piombino, dove non si riesce a far ripartire la produzione; dell\u2019Alitalia che per rinnovarsi ancora \u2013 dopo aver gi\u00e0 fallito un \u201crinnovamento\u201d berlusconiano \u2013 pretende di mandare a casa 3.000 lavoratori; dell\u2019Alcoa (Aluminum Company of America), terza produttrice di alluminio nel mondo che a Portovesme, nel Sulcis, chiude i battenti per quanto gli esperti sostengano che il suo alluminio \u00e8 il migliore del mondo e le commesse non manchino.<\/p>\n<p>E potremmo continuare con gli esempi perch\u00e9 oggi in Italia circa 20.000 lavoratori dell\u2019industria (o di ci\u00f2 che rimane dell\u2019industria) rischiano di perdere il lavoro nell\u2019idea dei padroni (pardon, dei datori di lavoro) che sia fondamentale rispettare le \u201cinderogabili\u201d leggi del mercato.<\/p>\n<p><strong>E la sinistra? <\/strong><\/p>\n<p>La sinistra discute dei voucher che, oggettivamente, che ci siano o non ci siano per l\u2019economia del paese \u00e8 abbastanza indifferente; della legge elettorale, su cui non resta che stendere un velo pietoso; del ritorno di Prodi \u2013 un vecchio arnese democristiano \u2013 alla guida del governo. Quanto tutto questo serva a quei 20.000 lavoratori di cui sopra ognuno pu\u00f2 immaginare. E allora? Allora, a questi lavoratori servirebbe ben altro.<\/p>\n<p>Servirebbe che si desse corso all\u2019art. 35 della Costituzione (\u00abLa Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni\u00bb) e all\u2019art. 36 (\u00abIl lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un\u2019esistenza libera e dignitosa\u00bb), in barba alle \u201cinderogabili\u201d leggi del mercato. Ma non ci illudiamo: l\u2019applicazione di questi due articoli comporterebbe una repubblica ben altrimenti diversa da quella odierna e diversa anche da quella che per quasi cinquant\u2019anni fu in mano alla Democrazia cristiana che, non a caso, demand\u00f2 la tutela del lavoro e la retribuzione del lavoratore alla Confindustria.<br \/>\n<strong>Dunque, una repubblica che \u201csocializzi\u201d, una repubblica \u201csocialista\u201d, ma non di quel socialismo statalista cui alludeva Missiroli.<\/strong> Al lavoratore, in quanto salariato, poco importa se il padrone \u00e8 lo Stato o il privato: l\u2019illusione della propriet\u00e0 collettiva non lo compensa certo delle difficolt\u00e0 economiche e sociali che \u00e8 chiamato ad affrontare. Sarebbe interessato, invece, a un\u2019effettiva e continua partecipazione alla gestione economica dell\u2019impresa, al suo controllo, al godimento equo dei profitti.<br \/>\nE tutto questo non coincide con la ragion d\u2019essere della sinistra?<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n[1] G. Giolitti, Memorie della mia vita, Milano, Garzanti, 1945, p. 164 ss.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/07\/05\/le-inderogabili-leggi-del-mercato\/#more-2172\">http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/07\/05\/le-inderogabili-leggi-del-mercato\/#more-2172<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Il PONTE (Marcello Rossi) \u00c8 un errore ed un pregiudizio credere che il basso salario giovi ai progressi dell\u2019industria; salari bassi significano cattiva nutrizione, e l\u2019operaio mal nutrito \u00e8 debole fisicamente ed intellettualmente, ed i paesi ad alti salari sono alla testa del progresso industriale. 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