{"id":3299,"date":"2011-04-30T14:26:20","date_gmt":"2011-04-30T14:26:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3299"},"modified":"2011-04-30T14:26:20","modified_gmt":"2011-04-30T14:26:20","slug":"mi-dichiaro-studente-lavoratore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=3299","title":{"rendered":"Mi dichiaro studente lavoratore: la &#034;cultura&#034; della precariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">di <strong>Stefano D&rsquo;Andrea<\/strong><o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Cresce il numero degli studenti lavoratori o meglio di coloro che, sedendosi dinanzi al docente per sostenere un esame universitario, si dichiarano tali. Questa, almeno, &egrave; la mia esperienza. Quasi mai gli &ldquo;studenti lavoratori&rdquo; dimostrano di essere bravi. Sia perch&eacute; raramente hanno studiato. Sia perch&eacute; rivelano scarse capacit&agrave; linguistiche e quindi di elaborazione critica dei testi che sovente hanno appena sfogliato. Perci&ograve; cerco sempre di capire che lavoro svolga e quanto tempo dedichi al lavoro lo &ldquo;studente lavoratore&rdquo;. Dopo che lo studente lavoratore ha risposto alle mie domande sul suo &ldquo;lavoro&rdquo;, concludo quasi sempre che non si tratta di un vero studente lavoratore.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Non considero studente lavoratore il ragazzo che&nbsp;presta servizio come cameriere in nero la domenica o, eventualmente, il sabato e la domenica, restando libero di non lavorare, se vuole, per due o tre mesi o anche cinque o sei mesi l&rsquo;anno. Intanto perch&eacute; nei giorni lavorativi non lavora. E non mi sembra che colui che non lavora nei giorni lavorativi possa essere definito lavoratore. In secondo luogo, si tratta di persone non dipendenti da un &ldquo;datore di lavoro&rdquo; ma libere di lavorare quando vogliono. I camerieri del sabato e della domenica sono in realt&agrave; dei professionisti &ndash; hanno imparato una professione &ndash; che lavorano quel tanto che &egrave; necessario a pagare gli studi. Tra l&rsquo;altro questi &ldquo;studenti lavoratori&rdquo; vanno in vacanza, quasi mai in campeggio e spesso all&rsquo;estero, e si recano in Facolt&agrave; con l&rsquo;automobile. Quindi si deve pure dubitare che essi lavorino per sostenere gli studi: quasi sempre lavorano per avere un livello di consumi accettabile da se stessi e dalla cerchia di consumatori (studenti o meno) che frequentano.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Dunque, coloro che si dichiarano studenti lavoratori sono quasi sempre &ldquo;studenti liberi professionisti&rdquo;, i quali iniziano precocemente a lavorare in forma autonoma (nei pub, tre o quattro sere durante la settimana; come curatori di pubbliche relazioni per gestori di discoteche; come camerieri del sabato e\/o della domenica; come baby sitter per alcune ore della mattina, come distributori di volantini, ecc.), vendendo quelle poche competenze che hanno acquisito, al fine di garantire a se stessi un livello accettabile di futili consumi e talvolta effettivamente per pagarsi gli studi.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Diverso dallo &ldquo;studente libero professionista&rdquo; &egrave; il &ldquo;lavoratore studente&rdquo;, categoria che richiede una precisazione. Dalla riforma Berlinguer in poi, ministri di sinistra e di destra hanno emanato molti provvedimenti affinch&eacute; i lavoratori, soprattutto pubblici, ma anche privati, si iscrivessero all&rsquo;Universit&agrave; e si laureassero con pochissimo impegno &#8211; senza quasi studiare, ad essere sinceri. Poi, per fortuna, il processo si &egrave; arrestato e anzi &egrave; regredito. Questi non sono &ldquo;lavoratori studenti&rdquo;, bens&igrave; &ldquo;lavoratori da laureare&rdquo;. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Il &ldquo;lavoratore studente&rdquo;<span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp; <\/span>in senso proprio, se volete l&rsquo;unico vero <span style=\"mso-spacerun: yes\">&nbsp;<\/span>studente lavoratore, &egrave; la persona che lavora &ndash; trentasei, quaranta o cinquanta ore a settimana o comunque almeno venti ore (lavoratore part time) &ndash; e che s&rsquo;impegna negli studi universitari, dedicando allo studio il sabato e la domenica. Pi&ugrave; spesso per passione o ambizione, ossia per liberarsi dal lavoro attuale, che per obiettivi di carriera, ossia per proseguire il lavoro&nbsp;che svolge&nbsp;con pi&ugrave; alti gradi. Se teniamo conto che queste persone lavorano davvero e consideriamo che spesso hanno famiglia, il tempo che esse dedicano allo studio &egrave; rilevante e per questa ragione meritano apprezzamento. Anche l&rsquo;interesse per lo studio &egrave; mediamente superiore rispetto agli studenti liberi professionisti e ai lavoratori da laureare.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Se si escludono taluni casi estremi di persone che non capiscono assolutamente nulla, per il docente universitario &egrave; piacevole dialogare con questa categoria di studenti: i lavoratori studenti. Invece, provo dispiacere e pena e tristezza e rabbia quando incontro gli &ldquo;studenti liberi professionisti&rdquo; o i &ldquo;lavoratori da laureare&rdquo;. Perch&eacute; tocco con mano fino a che punto la decadente democrazia capitalistico-mediatica sia divenuta il pi&ugrave; potente strumento di istupidimento collettivo che si potesse immaginare. Forse, addirittura, venti anni fa, salvo per coloro che avessero conoscenza di processi gi&agrave; in corso presso altri popoli, ci&ograve; che &egrave; accaduto nell&rsquo;ultimo ventennio, non era nemmeno immaginabile.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Si badi, non condanno il lavoratore, dipendente pubblico o di un datore di lavoro privato, il quale approfittando di una legge assurda, ruba una laurea, svalorizzando il titolo di studio. Condanno il legislatore che emana leggi assurde. Allo stesso modo, non condanno il fatto che uno studente voglia dedicare il tempo libero dallo studio a svolgere lavoretti (questo &egrave; il termine esatto) per guadagnare denaro necessario a soddisfare un desiderio: acquistare uno strumento musicale, viaggiare in un paese straniero, andare in vacanza con amici che hanno pi&ugrave; soldi, e cos&igrave; via. Accadeva anche al tempo in cui io ero studente universitario e molti degli studenti che effettuavano questa scelta erano bravi. Soltanto che quando quegli studenti si sedevano davanti al professore, per sostenere l&rsquo;esame, non si dichiaravano studenti lavoratori, n&eacute; credevano di esserlo. Gli studenti &ldquo;liberi professionisti&rdquo; di oggi, sperando in un trattamento di favore da parte del docente che li esamina, appena ne hanno la possibilit&agrave;, si dichiarano &ldquo;studenti lavoratori&rdquo;. Cos&igrave; dimostrano di ignorare cos&rsquo;&egrave; il lavoro, cos&rsquo;&egrave; lo studio e cos&rsquo;&egrave; la dignit&agrave;. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\">Giovani state attenti! La precariet&agrave; &egrave; il frutto di scelte politico-legislative ma anche di un ambiente &ldquo;culturale&rdquo; e di un modo di pensare, nei quali vi trovate inseriti e dai quali avete l&rsquo;onere di sottrarvi. La resistenza individuale &egrave; il primo dovere della persona libera, che intenda sfuggire all&rsquo;omologazione schiavistica imperante. Se vi considerate studenti lavoratori quando non lo siete, vi state votando al precariato: la resistenza individuale &egrave; sempre necessaria, tanto pi&ugrave; in tempi di regresso culturale, politico e sociale come quelli che viviamo.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano D&rsquo;Andrea Cresce il numero degli studenti lavoratori o meglio di coloro che, sedendosi dinanzi al docente per sostenere un esame universitario, si dichiarano tali. Questa, almeno, &egrave; la mia esperienza. Quasi mai gli &ldquo;studenti lavoratori&rdquo; dimostrano di essere bravi. Sia perch&eacute; raramente hanno studiato. Sia perch&eacute; rivelano scarse capacit&agrave; linguistiche e quindi di elaborazione critica dei testi che sovente hanno appena sfogliato. 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