{"id":33002,"date":"2017-07-11T08:00:43","date_gmt":"2017-07-11T06:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33002"},"modified":"2017-07-10T17:09:26","modified_gmt":"2017-07-10T15:09:26","slug":"il-fallimento-politico-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33002","title":{"rendered":"Il fallimento politico dell&#8217;euro"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Davide Tarizzo e Geminello Preterossi)<\/strong><\/p>\n<p>Siamo convinti sia urgente un discorso di verit\u00e0, a sinistra e in generale nel paese, sull\u2019Europa dell\u2019euro: questa \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 di contrastare non genericamente il \u201cpopulismo\u201d, ma le spinte regressive a una rinazionalizzazione da destra delle politiche, in chiave di identit\u00e0 escludente, con una insidiosa e niente affatto benaugurante sovrapposizione di problemi che possono e debbono essere tenuti distinti: stagnazione economica e flussi migratori.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi funzionalista, secondo la quale l\u2019unione monetaria avrebbe portato progressivamente a un\u2019unione politica, si \u00e8 rivelata fallimentare. Per buoni motivi di teoria politica e costituzionale: pretendere di produrre un grande effetto politico, aggirando il nodo della decisione politica, ed escludendo i popoli europei, era una contraddizione concettuale (soprattutto in un contesto democratico) e un azzardo. La via alternativa, quella di un processo costituente europeo di segno democratico e sociale, forse possibile qualche anno fa, ad esempio quando \u00e8 esplosa la crisi finanziaria e si \u00e8 dovuto affrontare il caso greco, non \u00e8 realisticamente all\u2019ordine del giorno: la Germania (anche la SPD) ha mostrato chiaramente di non essere disposta ad accettare gli oneri di un\u2019effettiva unione politica della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Di conseguenza, nell\u2019attuale strozzatura politica, lo spazio di manovra e decisione democratica risulta ridotto a zero nei paesi del Sud Europa, Italia in primis. Di qui la necessit\u00e0, per una sinistra che non voglia scomparire del tutto, di tornare a proferire parole che facciano presa sulla realt\u00e0. Prendere atto del fallimento \u2013 politico prima ancora che economico \u2013 dell\u2019euro non significher\u00e0 uscire automaticamente dal neoliberismo, com\u2019\u00e8 stato osservato, ma significher\u00e0 certo riconquistare margini di autonomia democratica e quindi di lotta politica e sociale, liberandosi da vincoli automatici e soffocanti. La disgregazione dell\u2019euro comporter\u00e0 problemi, non c\u2019\u00e8 dubbio. Tuttavia, tentare di tenerlo in piedi ad ogni costo quali spazi di manovra offre per una politica di sinistra credibile? Almeno si abbia il coraggio di dire che, rimanendovi a queste condizioni e \u201ccomprando tempo\u201d (ma fino a quando sar\u00e0 possibile? e a quali ulteriori prezzi sociali e democratici?), ci aspettano disoccupazione, taglio dei diritti e deflazione salariale sine die.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci pare che sia piuttosto venuto il momento di aprire un dibattito a sinistra su un passo che appare sempre pi\u00f9 inevitabile, per le ragioni politiche \u2013 non meno ferree delle ragioni economiche \u2013 di cui prima dicevamo. Al punto in cui siamo, c\u2019\u00e8 da capire se riusciremo a compiere questo passo con un minimo di consapevolezza, facendo attenzione a dove mettiamo i piedi e decidendo noi dove metterli, oppure se lo dovremo compiere sotto la spinta irruente e cieca delle forze nazionaliste che si stanno gonfiando in tutta Europa. Rimanere fermi ad aspettare, come i fatti dimostrano, non fa bene all\u2019Europa. Semmai le fa correre il rischio di essere portata a picco nella sua interezza dal lento naufragio della moneta unica, giudicato ineluttabile da economisti di fama mondiale, e da tutti gli scompensi sociali e politici che questo lento, lentissimo naufragio sta provocando. \u00c8 tempo di dirlo ad alta voce: essere veramente europeisti oggi impone di dire la verit\u00e0 sull\u2019euro, per salvare \u2013 finch\u00e9 c\u2019\u00e8 tempo \u2013 le cose che vale la pena salvare di un\u2019Europa che \u00e8 lungi dall\u2019essere soltanto l\u2019Europa dell\u2019euro.<\/p>\n<p>Alla luce di questi elementi, rinunciare alla moneta unica non equivale a buttarsi gratuitamente in un\u2019avventura politica sconsiderata. Equivale a optare per una scelta responsabile. E i toni vanno sdrammatizzati. Non ci aspetta l\u2019abisso \u2013 n\u00e9 sul piano economico n\u00e9 sul piano istituzionale. Sul piano economico, una fine concordata dell\u2019euro \u00e8 l\u2019opzione che molti economisti continuano a considerare la pi\u00f9 auspicabile ed \u00e8 quella alla quale bisognerebbe puntare in prima battuta (la Germania potrebbe riservare sorprese al riguardo, rivelandosi un interlocutore meno rigido di quanto si potrebbe pensare). Ma anche un\u2019uscita unilaterale resta possibile, per quanto pi\u00f9 difficile da gestire. Molto dipende in effetti dalla dinamica politica, a priori imprevedibile, che si innescher\u00e0 una volta che si comincer\u00e0 a discuterne. Spacciare certezze su ci\u00f2 che avverr\u00e0 non \u00e8 molto serio, da qualunque parte ci\u00f2 venga fatto. Predire che ci saranno guerre in Europa sfiora, invece, il ridicolo. Sul piano istituzionale, in compenso, non c\u2019\u00e8 da inventarsi nulla. Si tratta solo di tornare a un assetto che \u00e8 quello precedente l\u2019entrata in vigore della moneta comune. Si tratta di tornare ad abitare a pieno titolo la casa che \u00e8 davvero nostra, la casa della nostra Costituzione, da cui oggi siamo spinti fuori senza sapere bene \u2013 in questo caso s\u00ec \u2013 dove siamo diretti.<\/p>\n<p>A chi sventola lo spauracchio della globalizzazione, del \u201csiamo troppo piccoli per farcela da soli\u201d, rispondiamo: queste sono parole slegate dai fatti, che servono solo a spaventare l\u2019opinione pubblica e a tenerla inchiodata a uno status quo che non ha nulla di inevitabile. In realt\u00e0, proprio qui si cela l\u2019arcanum imperii di quella cosa che chiamiamo confusamente \u201cneoliberismo\u201d. Mettere in questione la moneta unica non significher\u00e0 forse sconfiggere il neoliberismo, ma senz\u2019altro significa spuntarne le armi pi\u00f9 insidiose: la paura e la rassegnazione. Queste armi servono, oggi, a sostenere la pretesa, portata avanti con fanatismo quasi religioso, di compiere la piena funzionalizzazione al mercato globale dello Stato, svuotandolo di fatto dei suoi contenuti politici democratici e solidaristici.<\/p>\n<p>Noi dobbiamo uscire dalla paura. Occorre affrontare i problemi che abbiamo di fronte con seriet\u00e0 e pacatezza. Presentare all\u2019opinione pubblica scenari apocalittici non aiuta nessuno, a parte coloro che sfruttano le debolezze della democrazia per i propri interessi privati. Ricordiamo peraltro che nessuna delle previsioni fin qui fatte dagli esponenti dello status quo si \u00e8 rivelata corretta: nessun miglioramento economico, nessuna unione politica del Continente. Al contrario, crescenti difficolt\u00e0 economiche e crescente litigiosit\u00e0 tra i paesi membri. Fino alla Brexit.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 certo la tecnocrazia rassicurante di Macron, prodotto di laboratorio della finanza internazionale, a determinare un cambio di passo reale in Europa, in senso solidaristico. Al contrario, \u00e8 solo riaprendo un concreto spazio politico per il conflitto sociale, affrontando a viso aperto le contraddizioni dell\u2019eurozona e dell\u2019UE, che i temi del lavoro e del Welfare possono essere riproposti ambiziosamente (come dimostra l\u2019esempio di Corbyn). Il suo vasto consenso presso i giovani, cos\u00ec come quello di Sanders in USA e M\u00e9lenchon in Francia, dimostra la necessit\u00e0 di ripartire dalla nuova questione sociale (lavoro povero e disoccupazione): in Europa, l\u2019unico modo per farlo \u00e8 dire la verit\u00e0 sulla matrice irriducibilmente ordoliberista dell\u2019euro, sgombrando il terreno dai luoghi comuni dell\u2019europeismo di maniera. Solo recuperando autonomia democratica allo Stato sar\u00e0 possibile rilanciare, aggiornandole ai tempi, le conquiste legate al costituzionalismo sociale. Una prospettiva del genere, mettendo mano al tema delle diseguaglianze e degli squilibri, non gioverebbe solo alla coesione nazionale, ma alla stessa cooperazione europea.<\/p>\n<p>Siamo convinti che nel ceto politico, anche a sinistra, ci siano personalit\u00e0 che condividono quanto scriviamo, e che tuttavia ritengono di non poterlo dire pubblicamente. Ma il problema non \u00e8 solo del ceto politico. Il problema \u00e8 anche, e in questa fase soprattutto, dei mezzi di informazione, che dovrebbero dare spazio a un ampio e pacato confronto su questi temi, rinunciando a linee editoriali preconcette e accantonando tab\u00f9 che soffocano il dibattito pubblico. Solo cos\u00ec i politici pi\u00f9 avveduti e responsabili potranno trovare il coraggio di venire allo scoperto, di dire ci\u00f2 che realmente pensano, facendosi strada tra gli avventurieri, senza correre il rischio di essere travolti da anatemi liquidatori che, da qualunque parte arrivino, sono sempre un sintomo di analfabetismo democratico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/geminello-preterossi\/fallimento-politico-delleuro\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/geminello-preterossi\/fallimento-politico-delleuro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Davide Tarizzo e Geminello Preterossi) Siamo convinti sia urgente un discorso di verit\u00e0, a sinistra e in generale nel paese, sull\u2019Europa dell\u2019euro: questa \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 di contrastare non genericamente il \u201cpopulismo\u201d, ma le spinte regressive a una rinazionalizzazione da destra delle politiche, in chiave di identit\u00e0 escludente, con una insidiosa e niente affatto benaugurante sovrapposizione di problemi che possono e debbono essere tenuti distinti: stagnazione economica e flussi migratori. 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