{"id":33022,"date":"2017-07-11T12:42:13","date_gmt":"2017-07-11T10:42:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33022"},"modified":"2017-07-11T12:42:13","modified_gmt":"2017-07-11T10:42:13","slug":"le-professioni-liberali-allepoca-dei-kapo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33022","title":{"rendered":"Le professioni liberali all&#8217;epoca dei kap\u00f2"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ANONIMO (da goofynomics di ALBERTO BAGNAI)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antefatto<\/strong><\/p>\n<p>Il 30\/06\/2017 16:17, John Smith Studio ha scritto:<\/p>\n<p>Egregio professore,<\/p>\n<p>Le allego una lettera \u00a0che da molto tempo le volevo scrivere. Mi scuso per aver usato la sua mail universitaria, lo faccio perch\u00e9 non voglio inondare il Suo blog con un lungo sproloquio e perch\u00e9 cos\u00ec, se vuole, \u00a0pu\u00f2 cancellare l\u2019allegato con un solo clik.<\/p>\n<p>Con i pi\u00f9 cordiali saluti<\/p>\n<p>John Smith<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl 1 luglio 2017 alle 11.13 alberto.bagnai@unich.it ha scritto: Caro collega, i testi non sono lunghi o brevi: sono scritti male o bene. Il tuo \u00e8 scritto molto bene, e questo ne aumenta l&#8217;impatto, perch\u00e9 trasmette direttamente il senso del patrimonio di civilt\u00e0 che stiamo dilapidando. I bimbiminkia che trovano tutto su Internet (senza naturalmente chiedersi chi ce l&#8217;abbia messo) non sono in grado di articolare cos\u00ec il loro pensiero, neanche in quei rari casi in cui ne abbiano uno. Dobbiamo rassegnarci a riconoscere che chiedono quanto valgono (ed \u00e8 naturalmente anche nostra responsabilit\u00e0 se valgono tanto poco, come la tua lettera bene illustra). La tua lettera solleva un tema molto importante, che promuove diversi ordini di riflessioni. Intendo pubblicarlo, e mi sembra di avere il tuo assenso, ovviamente rispettando il tuo anonimato, come sempre faccio, tranne esplicita richiesta del contrario. Nonostante certi temi siano noti a tutti, se nessuno si espone a parlarne un motivo ci sar\u00e0. Cordialmente. Alberto <strong>La lettera<\/strong><\/p>\n<p>Egregio Professore,<\/p>\n<p>leggere su uno dei Suoi ultimi post un giudizio sulle lenzuolate di Bersani, mi ha spinto a riesumare una questo troppo lungo sfogo in merito alla crisi economica nel settore dei professionisti (e non solo) che intendevo inviarLe tempo fa ma poi avevo desistito.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9, nella Sua ultima opera, Lei assimila i professionisti ai lavoratori dipendenti ed ai piccoli imprenditori; che io sappia \u00e8 l\u2019unico a farlo e questo mi fa piacere e va a Suo merito.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9, avendo assiduamente seguito il Suo blog e letto i suoi libri, ho riscontrato un\u2019onest\u00e0 e libert\u00e0 intellettuale, che non trovo altrove.<\/p>\n<p>Provo anche simpatia per il Suo discostarsi dal mainstream accademico corrente. Sono associato di urbanistica al [PRESTIGIOSA ISTITUZIONE MENEGHINA], da tre anni pensionato, ed insieme ad una ristrettissima schiera di colleghi ho sempre sostenuto idee diverse dalla tendenza accademica \u201cpiddina\u201d dominante (nonostante sia sempre stato di sinistra), so cosa voglia dire e quanto costi, anche se ex post abbiamo avuto la soddisfazione di aver avuto quasi sempre ragione.<\/p>\n<p>Quindi, visto che del problema dei professionisti non parla nessuno, ma proprio nessuno, <strong>se non per descriverli come corporativi ed evasori, <\/strong>mi sono fatto l\u2019idea che potrebbe leggere con qualche interesse questa mia lettera (un lettore di Proust -cui certo non mi paragono- non pu\u00f2 farsi spaventare dalla lunghezza\u2026).<\/p>\n<p>Opero come professionista nel campo dell\u2019urbanistica e dei trasporti (piani regolatori, piani di traffico, modelli di simulazione della mobilit\u00e0, progettazione di reti stradali, metropolitane, ferrovie) e possiedo una societ\u00e0 d\u2019ingegneria minuscola ma molto qualificata (ora via di liquidazione).<\/p>\n<p>Nonostante che della crisi dei professionisti non si parli mai, il disastro che ha colpito ingegneri, architetti, avvocati \u00e8 grave, non solo per i titolari degli studi ridotti in povert\u00e0 e per i loro dipendenti e collaboratori che hanno perso il lavoro, ma per le conseguenze che avr\u00e0 sulla societ\u00e0 nel suo complesso.<\/p>\n<p>La questione pu\u00f2 avere una rilevanza pi\u00f9 generale perch\u00e9, se \u00e8 vero che la scelta dell\u2019Euro ci ha gettati in una crisi senza fine, una parte non irrilevante di questa crisi \u00e8 dovuta a scelte politiche e legislative, operate anche in precedenza e prevalentemente <strong>sotto la spinta di pulsioni moralistiche, del tutto avventate e senza una laica valutazione delle conseguenze <\/strong>(e spesso giustificate con il fatidico detto \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d).<\/p>\n<p>Si tratta quindi di un disastro che viene da lontano, che render\u00e0 sicuramente molto pi\u00f9 difficile la ripresa -quando e se verr\u00e0- rischiando anche di distruggere uno dei settori pi\u00f9 vivaci della nostra economia.<\/p>\n<p>Negli anni \u201960 gli studi di architettura avevano personale assunto a tempo indeterminato, geometri con il camice bianco che rimanevano in studio per tutta la vita e che con il loro stipendio mantenevano decorosamente la famiglia.<\/p>\n<p>Dalla met\u00e0 degli anni \u201970 questo non \u00e8 pi\u00f9 stato possibile perch\u00e9 il carico fiscale di un dipendente non era pi\u00f9 sostenibile per uno studio di medie dimensioni, e l\u2019esasperata concorrenza, causata dal repentino aumento del numero dei laureati, non garantiva la costanza dei volumi di lavoro. Tutti i collaboratori diventarono necessariamente \u201cco-co-co\u201d o comunque professionisti a partita IVA.<\/p>\n<p>Questo, contrariamente a quanti credono che abbia facilitato gli studi professionali, \u00e8 stato un danno, perch\u00e9 un dipendente esperto non \u00e8 un peso, ma un patrimonio dello studio, non deve essere continuamente istruito, produce meglio e pi\u00f9 degli altri e migliora sempre le sue prestazioni. Da un altro punto di vista, ben pi\u00f9 importante, partecipa, contribuisce e tramanda la cultura dello studio e l\u2019impegno civile che ne scaturisce.<\/p>\n<p>Invece ci si \u00e8 dovuto rassegnare a personale che rimane solo per un certo numero di anni e poi trova altri impieghi (magari il posto fisso anche se dequalificato) e sopportare l\u2019onere di formare periodicamente altre persone (il che \u00e8 anche nella funzione sociale di uno studio, prendere neolaureati e trasformarli in professionisti, ma se una parte di loro resta \u00e8 meglio per tutti).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 avvenuto perch\u00e9, in seguito all\u2019aumento degli oneri per welfare, non sono mai state adeguate le tariffe, che sono sempre rimaste pi\u00f9 basse di quelle degli altri paesi.<\/p>\n<p>A quel tempo gli incarichi pubblici venivano assegnati per affidamento diretto dagli amministratori degli enti locali e questo seguiva, in molti casi, l\u2019appartenenza politica.<\/p>\n<p>Questo sistema \u00e8 stato poi considerato immorale, contrario alle norme europee e strumento della partitocrazia, ma in realt\u00e0 era molto pi\u00f9 equilibrato di quanto non sembri.<\/p>\n<p>Si trattava di incarichi fiduciari (chi affiderebbe la redazione di un piano regolatore ad un avversario politico? Oggi succede -nei pochissimi casi in cui si rispetta la legge- con conseguenze disastrose).<\/p>\n<p>Tuttavia i politici che sceglievano ci \u201cmettevano la faccia\u201d e quindi, poich\u00e9 le tariffe erano uguali per tutti, si rivolgevano ai migliori. I migliori in tutti i campi si conoscevano tra loro, a prescindere dalle varie posizioni ideologiche, si scambiavano esperienze e conoscenze e si era attivato un meccanismo di cooptazione nei confronti dei giovani pi\u00f9 promettenti che, anzich\u00e9 restringere, allargava il loro numero, senza alcun tipo di discriminazione.<\/p>\n<p>Spesso venivano incaricati gruppi di professionisti che rappresentavano tutti i partiti delle coalizioni di giunta nelle amministrazioni locali (altra vergogna!) ma questo raramente creava problemi: gli interessi di tutti erano dichiarati, si lavorava insieme e si portavano i politici a ragionevoli (e tecnicamente corrette) mediazioni tra le loro esigenze.<\/p>\n<p>Peraltro la ripartizione non era rigida, io ho lavorato senza problemi con Giunte Comunali di tutte le tendenze politiche.<\/p>\n<p><strong>Con la bufera di tangentopoli, in un eccesso di moralismo, nel \u201894 fu approvata in fretta e furia la legge Merloni, che solo ora tutti riconoscono essere un grave problema.<\/strong><\/p>\n<p>Gli incarichi &#8211; tutti, anche quelli pi\u00f9 strettamente fiduciari &#8211; dovevano essere assegnati per gara (\u201cce lo chiedeva l\u2019Europa\u201d, peccato che negli altri paesi non fosse cos\u00ec\u2026), come se uno, avendo bisogno di un dentista, facesse una gara per trovare chi si fa pagare di meno.<\/p>\n<p>L\u2019inganno fu subito trovato: nella valutazione delle offerte si assegnano 70 punti su 100 alla \u201crelazione tecnica\u201d la cui valutazione \u00e8 meramente discrezionale, basta scrivere le cose \u201cgiuste\u201d.<\/p>\n<p>Oggi il 99% delle gare \u00e8 fatto in questo modo, o con altri trucchi simili, con buona pace della tanto vantata concorrenza e nel totale silenzio di tutti, compresi gli ordini professionali.<\/p>\n<p>In questo modo il meccanismo della gara \u00e8 stato subito aggirato, non nella trasparenza delle competenze dichiarate e riconosciute, ma come risultato di un insondabile tabellina di punteggi assegnati ai vari partecipanti da un ignoto funzionario, dietro cui si nascondono interessi -anche personali- di ogni tipo.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, come era prevedibile, le amministrazioni si sono ribellate all\u2019assurda abolizione del legame fiduciario trovando il modo di incaricare chi volevano, ma nell\u2019attuale sistema l\u2019interesse principale non \u00e8 pi\u00f9 quello di trovare il tecnico migliore che riscuota la massima fiducia ed il cui nome venga vantato pubblicamente.<\/p>\n<p>Viene scelto il pi\u00f9 corrivo alle volont\u00e0 della Giunta, con buona pace del merito tecnico delle questioni o, pi\u00f9 semplicemente e molto spesso, quello che ha migliori rapporti personali (e di altro tipo) con il dirigente che gestisce la gara.<\/p>\n<p>Molti professionisti ormai si rifiutano di partecipare ai bandi, per chi non abbia preventive conoscenze personali si tratta solo di una perdita di tempo e di denaro.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 nei bandi di gara \u00e8 richiesto di aver gi\u00e0 svolto lo stesso incarico negli ultimi 10 anni (come da decreto del Ministro Di Pietro) ma ora si richiede di averlo svolto negli ultimi 5 o 3 anni, suddividendo gli incarichi in modo molto dettagliato. Cos\u00ec chi ha costruito un grattacielo 6 anni prima non pu\u00f2 partecipare oggi ad un bando per una scuola, chi ha costruito opere d\u2019ingegneria molto complesse ma non un parcheggio negli ultimi 5 anni non pu\u00f2 partecipare ai bandi per parcheggi, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Con il modo opaco con cui le gare vengono assegnate, questo sistema espelle via via dal mercato molti professionisti per parecchie categorie di opere, fino a non poter partecipare a quasi nessun bando.<\/p>\n<p>Solo le grandi societ\u00e0 che hanno molti incarichi possono stare relativamente tranquille.<\/p>\n<p>Inoltre, con i decreti Bassanini, non fu pi\u00f9 consentito agli amministratori di partecipare alle commissioni aggiudicatrici e cos\u00ec i dirigenti hanno avuto consegnato tutto il potere, dimostrandosi molto pi\u00f9 sensibili dei politici alla corruzione e ancor pi\u00f9 alla tutela degli interessi personali. <strong>Almeno i politici, molto pi\u00f9 spesso di quanto non si creda, agivano per motivi ideali.<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 stato cos\u00ec che i peggiori studi hanno prevalso sui migliori: bastava scontare le parcelle e magari portarsi a cena qualche dirigente.<\/p>\n<p>Si vedono ormai incarichi assegnati ad un prezzo inferiore alle minime spese necessarie per svolgerlo decentemente (sconti del 70% non suscitano pi\u00f9 stupore).<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 dei lavori \u00e8 crollata verticalmente, gli studi migliori si sono trovati fuori mercato, i peggiori, e quelli disposti ad abituarsi all\u2019andazzo, se lo sono spartiti.<\/p>\n<p>Nel campo dell\u2019architettura. per mascherare lo squallore, \u00e8 venuto di moda affidare gli incarichi pi\u00f9 importanti ad archistar internazionali che, a fronte di parcelle mostruose, hanno prodotto progetti costosissimi, spesso difficilmente realizzabili, sempre avulsi dal contesto, dalla cultura e storia urbana. Progetti che per\u00f2 hanno richiesto il lavoro sottopagato di studi di non grande nome ma di comprovata competenza (chiamati eufemisticamente \u201clocal architects\u201d) che li hanno dovuti rifare di sana pianta per renderli costruibili e adeguati alle norme (parlo per esperienza diretta).<\/p>\n<p>Spesso condizionate dal metus di fronte all\u2019archistar, le amministrazioni accettano stime economiche sconsideratamente ottimistiche ed a met\u00e0 lavori il finanziamento viene esaurito.<\/p>\n<p>Nel campo dell\u2019avvocatura sono prosperati gli studi internazionali, che sfoggiano 50 nomi sulla carta intestata, la maggior parte neolaureati e magari con solo due o tre avvocati veramente esperti.<\/p>\n<p>Lo stesso avviene per le grandi societ\u00e0 di consulenza e per le banche, che sfornano presentazioni (e non elaborati con discorsi critici, espliciti e ragionati). Tutti costoro, naturalmente, esibiscono parcelle ben pi\u00f9 alte delle tariffe.<\/p>\n<p>Per partecipare alle gare occorre dimostrare di avere gi\u00e0 eseguito analoghi progetti per almeno un certo importo di fatturato totale, cos\u00ec, con questi meccanismi e con la crisi economica, il fatturato degli studi migliori scende precipitosamente ed i lavori migliori vengono monopolizzati da grandi, spesso internazionali.<\/p>\n<p>L\u2019ultima novit\u00e0 \u00e8 che, talvolta, per partecipare alle gare viene chiesto di dichiarare il rapporto tra l\u2019attivo corrente ed il passivo corrente in bilancio, cosicch\u00e9 alle societ\u00e0 gi\u00e0 in difficolt\u00e0 per i mancati pagamenti, viene precluso l\u2019accesso alle nuove gare ed ai nuovi incarichi con i quali si potrebbero risollevare.<\/p>\n<p>Si \u00e8 instaurato un meccanismo analogo a quello gi\u00e0 imposto nella gestione urbanistica: gli elevati oneri di urbanizzazione (il doppio o pi\u00f9 di quelli di legge) richiesti dalle amministrazioni \u201cdi sinistra\u201d (ahim\u00e8) fanno s\u00ec che le sole grandi immobiliari internazionali possano sviluppare le residue aree edificabili. Tagliando fuori i buoni operatori locali.<\/p>\n<p>Ma all\u2019inizio della crisi \u00e8 arrivato il colpo mortale, complice il ministro Bersani (che per altri versi ho spesso apprezzato): poich\u00e9 \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d sono state eliminate le tariffe minime professionali ed \u00e8 stato vietato calcolare le parcelle sulla loro base.<\/p>\n<p><strong>Si sostiene &#8211; e lo dicono e scrivono tutti, ma proprio tutti &#8211; che tra i professionisti non ci sarebbe concorrenza (il che ci porrebbe tra i reprobi in Europa) e che gli Ordini professionali sarebbero organismi corporativi da abolire.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, dal punto di vista legislativo e statutario, gli ordini sono delle magistrature che controllano gli iscritti nell\u2019interesse dei clienti, quanto di meno corporativo ci possa essere.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che ci sono stati degli eventi palesemente distorti, ma questo attiene al comportamento delle persone, non alla funzione dell\u2019istituzione. Peraltro in altre nazioni europee gli ordini sono potentissimi (come in Spagna o Inghilterra) e le barriere alla concorrenza ci sono, come ben sa chi ha provato a lavorare fuori dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>I primi a rimetterci sono stati i clienti. Con questa modifica, i clienti non sono pi\u00f9 protetti dagli ordini nei confronti delle parcelle spropositate, basta che abbiano accettato un preventivo senza conoscere i valori di mercato o che siano stati intimiditi dall\u2019albagia dello studio internazionale cui si rivolgono (viene quasi da pensare che questo fosse l\u2019obiettivo).<\/p>\n<p>Quanto alla concorrenza, posto che l\u2019esame di Stato \u00e8 previsto dalla Costituzione e quindi non \u00e8 eliminabile a breve, chiunque lo abbia superato pu\u00f2 fare concorrenza a qualsiasi altro professionista, grande o piccolo, anziano, esperto o specializzato che sia (\u00e8 stata pure eliminata la differenza tra procuratori legali e avvocati) e il sistema opaco dei bandi di gara consente di emergere anche agli inesperti (se sono spregiudicati).<\/p>\n<p>A Milano sono iscritti all\u2019Ordine pi\u00f9 architetti che in tutta la Francia; per gli avvocati \u00e8 ancora peggio: in Italia ci sono decine di migliaia di cassazionisti, in Germania solo 96.<\/p>\n<p>Quindi la storia della mancanza di concorrenza non \u00e8 altro che una fola, <strong>ripetuta fino alla nausea da tutti i giornali, <\/strong>ma priva di qualsiasi fondamento.<\/p>\n<p>Certo, nel panglossiano \u201cmigliore dei mondi possibili\u201d ove esistesse un\u2019onnisciente giudice in grado di valutare preventivamente la qualit\u00e0 e la correttezza di qualsiasi elaborato e garantire sempre l\u2019assoluto buon livello di ogni opera, allora la concorrenza al ribasso sui prezzi sarebbe assolutamente vantaggiosa.<\/p>\n<p>Ma in una situazione in cui le competenze tecniche sono sempre pi\u00f9 complesse e specialistiche, ed in cui gli uffici tecnici delle amministrazioni non sono nemmeno in grado di elaborare un bando di gara che li metta al riparo dalle truffe, le tariffe che spingevano verso la scelta dei migliori erano una garanzia di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Il risultato di queste \u201criforme\u201d \u00e8 che le remunerazioni sono ulteriormente crollate e i professionisti si sono divisi in due categorie: i ribassisti pronti a fare qualsiasi lavoro per qualsiasi cifra, che stanno monopolizzando il mercato, e gli studi internazionali che, protetti dall\u2019eliminazione delle tariffe, operano con parcelle spropositate senza garantire una reale qualit\u00e0 superiore.<\/p>\n<p>In mezzo stanno i professionisti esperti e capaci, in genere gi\u00e0 in et\u00e0 matura, che non sono in grado di lavorare al di sotto di una certa qualit\u00e0, che necessariamente hanno costi maggiori e che sono stati sospinti sempre pi\u00f9 fuori mercato.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un decadimento verticale della qualit\u00e0 dei lavori: progetti raffazzonati, piani privi di scelte strategiche, atti amministrativi carenti.<\/p>\n<p>Si lamenta il fatto che tutti gli appalti pubblici siano bloccati dai ricorsi, si vietano le varianti in corso d\u2019opera, ma non si va a guardare la qualit\u00e0 dei progetti (spesso tanto carenti da fornire un illimitato serbatoio per le riserve delle imprese) e quella degli atti amministrativi (spesso poco meditati o viziati da illegittimit\u00e0).<\/p>\n<p>Invece come si \u00e8 risolto? Non potendo abolire i TAR (vedi Prodi) si \u00e8 aumentato enormemente il \u201ccontributo unificato\u201d ovvero la tassa da pagare per adire alla giustizia amministrativa (350 \u20ac in materia di pubblico impiego, migliaia di Euro per gli appalti, crescenti in relazione al loro valore) e si \u00e8 inoltre prevista una sanzione per i motivi di ricorso che si discostano dal mainstream della giurisprudenza corrente e anche per i ricorsi troppo lunghi, fissando un numero massimo di pagine, che richiedono troppa attenzione da parte dei magistrati.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si \u00e8 ottenuto il sicuro risultato di negare la giustizia ai cittadini, senza null\u2019altro risolvere (in Francia quando \u00e8 stata proposta una tassa di 50\u20ac per accedere ai tribunali, c\u2019\u00e8 stata una mezza rivoluzione che ha fatto subito archiviare il tutto).<\/p>\n<p>Nel frattempo la crisi generata dall\u2019euro ha fatto fallire molti committenti, soprattutto nel campo immobiliare, molti crediti sono stati persi e molti incarichi sono stati revocati; i committenti rimasti pagano -quando pagano- con ritardi superiori all\u2019anno; le amministrazioni pubbliche i cui vertici ora sono \u201cuomini nuovi\u201d, dotati di rilevanza mediatica ma con nessuna esperienza amministrativa, spesso condita con mostruosa ingenuit\u00e0, commissionano piani che poi, per incertezza degli obiettivi, inconcludenza o incapacit\u00e0 politica, lasciano languire anche per 6 o 7 anni senza riuscire ad approvarli e \u2013 naturalmente &#8211; senza pagare i tecnici (che intanto non li possono dichiarare in curriculum).<\/p>\n<p>I risultati di tutto questo sono evidenti. La gran parte degli studi professionali \u00e8 ormai pesantemente debitrice delle banche.<\/p>\n<p>I migliori studi chiudono, molti altri non chiudono ma sono profondamente indebitati e virtualmente falliti. Vengono tenuti in piedi dai titolari che pagano i debiti di tasca loro per evitare di licenziare i dipendenti e collaboratori, nella speranza di una ripresa. Ma intanto consumano pericolosamente i loro risparmi. (\u00c8 il mio caso, che alla ripresa non credo pi\u00f9, per anni non mi sono risolto a mandare tutti a casa, ma ora l\u2019ho dovuto fare, visto che i risparmi si assottigliano sempre pi\u00f9 ed ho ancora un rilevante debito con le banche).<\/p>\n<p>Si \u00e8 spezzato il consueto il meccanismo con il quale i vecchi professionisti lasciavano lo studio ai loro collaboratori, perpetuando le conoscenze e le esperienze (e tramandando la biblioteca!).<\/p>\n<p>So di molti tra i migliori e pi\u00f9 esperti avvocati milanesi che trasferiscono lo studio in locali pi\u00f9 economici in periferia, oppure si ritirano in casa. Nel frattempo un esercito di giovani laureati armati solo di telefonino e di un portatile (e totalmente privi di libri, tanto c\u2019\u00e8 tutto su internet\u2026) si propongono per qualsiasi lavoro a prezzi di saldo.<\/p>\n<p>Migliaia di segretarie e di collaboratori laureati, mediamente pi\u00f9 qualificati dei dipendenti di grandi aziende o di quelli pubblici, si sono trovati senza lavoro: quelli pi\u00f9 giovani riescono ad arrabattarsi, per quelli di mezza et\u00e0 la situazione \u00e8 drammatica.<\/p>\n<p>Nessuno ne parla, nessuno protesta, tutti i colleghi si ritirano dignitosamente in buon ordine e fanno finta che nulla sia successo, <strong>come se pensassero di avere una qualche responsabilit\u00e0 nell\u2019accaduto.<\/strong> (E come no? Sono ottocenteschi, sono corporativi, non hanno \u201criformato\u201d la professione\u2026. E poi sono evasori! Come se le societ\u00e0 private gravate di tasse o gli enti pubblici fossero disposti a pagare in nero\u2026).<\/p>\n<p>In questo modo ingenti patrimoni di conoscenze e di esperienza, di alta cultura e di capacit\u00e0 prati-che, vanno perduti. In gran parte non saranno pi\u00f9 ricostruibili.<\/p>\n<p>Non bisogna sottovalutare l\u2019importanza della classe professionale, in essa stanno le conoscenze pi\u00f9 avanzate e pi\u00f9 approfondite, le capacit\u00e0 di innovazione.<\/p>\n<p>Nel mio campo, l\u2019urbanistica, operando come professore universitario e come professionista, &#8211; a malincuore &#8211; non posso assegnare all\u2019universit\u00e0 il primato della ricerca e dell\u2019innovazione, bens\u00ec all\u2019attivit\u00e0 professionale. Soprattutto negli ultimi anni, quando l\u2019universit\u00e0 si \u00e8 allineata alle tesi mainstream internazionali, perdendo totalmente la capacit\u00e0 di penetrare i problemi, e da quando chi faceva lavoro professionale \u00e8 stato emarginato dalle universit\u00e0. Oggi le facolt\u00e0 di architettura hanno docenti che non hanno mai progettato e costruito nulla, mai fatto un piano regolatore, ma in compenso hanno scritto libri <em>(e paper con pirrevi\u00f9, n.d.C.n.)<\/em>, per lo pi\u00f9 inutili, che per il Ministero sono l\u2019unico elemento di giudizio, anche per la didattica.<\/p>\n<p>Sono stati i vecchi architetti milanesi, capaci di stare in falegnameria o in officina per studiare i prototipi, a provocare il grande successo del design italiano, oltre all\u2019imprenditorialit\u00e0 dei piccoli industriali.<\/p>\n<p>Sono stati i consulenti delle piccole aziende meccaniche, gli ingegneri che facevano i calcoli, che inventavano i progetti o che trasformavano in progetti realizzabili le idee innovative degli imprenditori, quelli che hanno accompagnato lo sviluppo della piccola e media industria.<\/p>\n<p>Sono gli avvocati che costruiscono la giurisprudenza, provocando le sentenze innovative quando si avventurano fuori dal mainstream delle opinioni correnti.<\/p>\n<p>La perdita di questa classe provocher\u00e0 una ferita nella societ\u00e0 italiana molto pi\u00f9 profonda di quanto si possa oggi immaginare.<\/p>\n<p>Gli operai si possono rimpiazzare, richiedono una formazione relativamente breve, gli artigiani richiedono una formazione lunga e complessa ma si stanno gi\u00e0 in parte riproducendo tramite gli apprendisti extracomunitari, nuovi imprenditori in Italia nascono di continuo, ma riprodurre le competenze professionali \u00e8 assai pi\u00f9 difficile e talora impossibile.<\/p>\n<p>La crisi \u00e8 talmente profonda che a Milano hanno ormai chiuso anche i negozi di abbigliamento, quelli con prodotti di buona qualit\u00e0 ma non griffati, da cui il ceto professionale si riforniva.<\/p>\n<p>Qualcuno direbbe: \u201c\u00e8 la modernit\u00e0, bellezza\u2026\u201d, un mondo scompare e viene sostituito da un altro conforme alla civilt\u00e0 ed alle tecnologie avanzate.<\/p>\n<p>Ma siamo sicuri che sia cos\u00ec? Nella mia esperienza di altri paesi questo non succede.<\/p>\n<p>Temo che, piuttosto che un\u2019evoluzione di civilt\u00e0, questa sia la conseguenza di scelte scellerate, di decisioni prese sotto la spinta di opinioni veicolate dagli organi di (dis)informazione, ma prive della necessaria visione e della valutazione delle conseguenze.<\/p>\n<p>Scelte che precedono l\u2019adozione dell\u2019euro, generate dal moralismo imperante dopo il \u201992 e successivamente anche da una ridotta capacit\u00e0 dei politici di individuare e bloccare il lavoro delle lobby, o una ridotta capacit\u00e0 di resistere alle lusinghe.<\/p>\n<p>Ma l\u2019euro, poi, ha trasformato il dramma in tragedia.<\/p>\n<p>La vicenda dell\u2019euro da Lei incontrovertibilmente delineata mi conferma in questa convinzione.<\/p>\n<p>Non mi attendo una risposta e soprattutto non la pubblicazione di questo mio scritto.<\/p>\n<p>Nella denegata ipotesi che lo volesse pubblicare (fortunatamente la lunghezza gioca in mio favore) ho buone e concrete ragioni per chiederLe di omettere il mio nome.<\/p>\n<p>Attendo il Suo prossimo libro.<\/p>\n<p>John Smith<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><br \/>\nLe chiavi di lettura di questo testo sono molte. Ve ne propongo una, quella che ho evidenziato nel testo. Unendo i puntini, dalle frasi in grassetto emerge nitida la situazione che questa mattina ho stigmatizzato su Twitter con queste parole non sufficientemente severe, ma assolutamente giuste: <a href=\"https:\/\/twitter.com\/AlbertoBagnai\/status\/883609686242717696\">i giornalisti sono i kap\u00f2 del regime in cui viviamo<\/a>, regime collaborazionista al servizio di potenze occupanti che ci hanno dichiarato una guerra non solo metaforica. Se i colleghi del professionista che qui si esprime accettano passivamente lo svilimento del loro ruolo, e quindi, di riflesso, la depauperazione di un patrimonio di conoscenze che colpir\u00e0 gravemente tutta la comunit\u00e0 nazionale, ci\u00f2 dipende in parte dalla loro incapacit\u00e0 di coordinarsi, e dalla naturale tendenza, in una situazione di crisi generalizzata, a profittare della crisi del concorrente, invece di interrogarsi sulle sue cause, ma in una parte molto pi\u00f9 ampia dal fatto che il racconto della crisi \u00e8 stato affidato ai kap\u00f2, cio\u00e8 ai giornalisti, che hanno con crudele precisione portato a termine il compito che era stato loro affidato: umiliare, vessare le vittime del regime, per frantumarne la capacit\u00e0 di resistenza, demoralizzandole e inculcando in loro un senso di colpa che non aveva ragione di essere, e attizzando contro di loro l&#8217;odio della collettivit\u00e0 nazionale. Non ho parole per riprovare questa professione, che ha messo gli italiani l&#8217;uno contro l&#8217;altro, talora perch\u00e9 al soldo di interessi stranieri, ma pi\u00f9 spesso, il che ai miei occhi \u00e8 ancora peggio, per mero conformismo.<\/p>\n<p>I media sono il vero nemico della democrazia. Questa vicenda lo chiarisce tanto quanto quella, pi\u00f9 recente e attuale, dei migranti. La democrazia viene inquinata diffondendo non solo notizie false (quante ne abbiamo smascherate in questo blog!), ma soprattutto categorie false. Fare di ogni architetto un evasore, o fare di ogni clandestino un naufrago (che il diritto della naviazione obbliga a portare dallo stretto di Bering a Catania), significa dichiarare guerra non solo al buon senso, ma a un intero popolo.<\/p>\n<p>Mi direte: anche fare di ogni giornalista un kap\u00f2 \u00e8 una uguale forzatura.<\/p>\n<p>Sono d&#8217;accordo, ma vi sfugge un dettaglio: siamo in una guerra nella quale non siamo gli aggressori, ma gli aggrediti, e non abbiamo scelto noi il terreno dello scontro, ma lo ha scelto l&#8217;aggressore. L&#8217;aggressore ha scelto di combattere costringendo ogni architetto a vergognarsi di essere architetto, e ogni italiano a vergognarsi di essere italiano. Perder\u00e0, quindi, quando ogni giornalista dovr\u00e0 vergognarsi di essere giornalista, cio\u00e8 quando subir\u00e0 la sorte che, se non lui, i colleghi dai quali non si \u00e8 distanziato hanno voluto riservarci. Le guerre funzionano cos\u00ec.<\/p>\n<p>&#8220;Come me s\u00f2ni te canto&#8221; non sar\u00e0 una massima gandhiana, ma \u00e8 una massima efficace. Dobbiamo sapere chi \u00e8 il nostro nemico di classe, e in questo momento, per i motivi che ho chiarito su Micromega, il nostro nemico prossimo \u00e8 il sistema dei media. Questa riflessione vuole essere anche costruttiva. Esattamente come noi <strong>non siamo <\/strong>quelli che pensano che tutto si risolva uscendo dall&#8217;euro (nonostante i kap\u00f2 continuino a banalizzare il nostro pensiero in questo modo, nell&#8217;attesa di intestarselo), e la pubblicazione di questo scritto lo dimostra, cos\u00ec non stiamo suggerendo che un rogo dei giornalisti risolverebbe il problema. Tuttavia, \u00e8 indubbio che finch\u00e9 non si risolver\u00e0 in un modo o nell&#8217;altro il problema del pluralismo dell&#8217;informazione, qualsiasi farfugliamento sulla democrazia rester\u00e0 meramente cosmetico e fine a se stesso. Anche qui, credo che tornare all&#8217;antico sarebbe un progresso. Un potenziamento del servizio pubblico (accompagnato da un ragionevole frazionamento dei monopoli privati), soprattutto in un contesto in cui si tornasse da un maggioritario meramente esornativo, foglia di fico del partito unico della finanza, a un sistema proporzionale, capace di dare voce a una pluralit\u00e0 vera di istanze politiche, sarebbe un primo passo in questo senso.<\/p>\n<p>In alternativa, visto che ai giornalisti piace tanto il mercato per noi, propongo la soluzione d&#8217;angolo: il mercato per loro.<\/p>\n<p>Smettiamola di finanziarli con le nostre imposte perch\u00e9 ci insultino, magari diamo anche qualche foglio di via a corrispondenti di testate straniere un po&#8217; troppo maleducati, e poi vinca il migliore.<\/p>\n<p>Se la veridicit\u00e0 dei fatti riportati e la potenza della parola fossero gli unici giudici del merito, in Italia ci sarebbe un unico organo di informazione, e se siete qui \u00e8 appunto perch\u00e9 sapete qual \u00e8.<\/p>\n<p>(&#8230;<em>si apra la discussione sui tanti altri temi che la lettera del nostro amico solleva. Lo ringrazio per essersi accorto del fatto che la mia attenzione alla societ\u00e0 italiana non \u00e8 quella dei kap\u00f2: \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 articolata<\/em>&#8230;)<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/07\/le-professioni-liberali-allepoca-dei.html\">http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/07\/le-professioni-liberali-allepoca-dei.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANONIMO (da goofynomics di ALBERTO BAGNAI) &nbsp; Antefatto Il 30\/06\/2017 16:17, John Smith Studio ha scritto: Egregio professore, Le allego una lettera \u00a0che da molto tempo le volevo scrivere. Mi scuso per aver usato la sua mail universitaria, lo faccio perch\u00e9 non voglio inondare il Suo blog con un lungo sproloquio e perch\u00e9 cos\u00ec, se vuole, \u00a0pu\u00f2 cancellare l\u2019allegato con un solo clik. Con i pi\u00f9 cordiali saluti John Smith &nbsp; Il 1 luglio&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/o-ALBERTO-BAGNAI-facebook.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8AC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33022"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33022"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33022\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33023,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33022\/revisions\/33023"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}