{"id":33033,"date":"2017-07-13T08:00:01","date_gmt":"2017-07-13T06:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33033"},"modified":"2017-07-12T20:04:25","modified_gmt":"2017-07-12T18:04:25","slug":"perche-non-ci-interessa-unire-la-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33033","title":{"rendered":"Perch\u00e9 non ci interessa \u201cunire la sinistra\u201d?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Sirio Zolea)<\/strong><\/p>\n<p>Esistono alcune categorie del conflitto politico che tendono a ricorrere nella storia delle societ\u00e0 divise in classi, sia pur con forme molto variegate: tra queste vi \u00e8 per esempio il costituirsi di formazioni rappresentative delle istanze dei poveri contro quelle dei ricchi, di chi \u00e8 escluso dalla detenzione del potere politico contro chi ne \u00e8 incluso, delle minoranze religiose\/etniche\/linguistiche contro e in difesa dalle maggioranze e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Tra queste categorie non rientra, invece, la \u201csinistra\u201d, nozione epistemologicamente vaga, che rimonta alla Rivoluzione francese, strettamente legata al modo di funzionare (e ai limiti!) delle assemblee parlamentari, idonea a riempirsi di contenuti storicamente diversi nel corso degli ultimi secoli e ad esprimere interessi sociali tra loro variegati.<\/p>\n<p>Per venire al panorama italiano, nessuno si sognerebbe di identificare la Sinistra storica con le istanze del quarto stato, che nel frattempo cominciavano a organizzarsi politicamente altrove (Partito socialista, sindacalismo rivoluzionario, movimento cooperativo, ecc.) e, pur senza disconoscere importanti convergenze con l\u2019Estrema sinistra storica, assumevano ben presto un profilo autonomo anche da essa.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della collocazione fisica degli eletti nelle aule rappresentative, l\u2019identificazione della \u201csinistra\u201d con le formazioni rivoluzionarie delle classi popolari resta un discorso a lungo minoritario nell\u2019immaginario socialcomunista italiano, salvo riaffiorare in misura crescente nel corso della prima Repubblica, da un lato con l\u2019ammorbidimento progressivo e scaglionato dei connotati rivoluzionari delle fazioni che in assemblea costituente avevano rappresentato le istanze delle classi popolari, dall\u2019altro con la sua ripresa semantica ad opera di forze nate negli anni del movimento, connotata dall\u2019aggettivo \u201crivoluzionaria\u201d per distinguersi dalla deriva compatibilista adottata, in ultimo, anche dal PCI del compromesso storico.<\/p>\n<p>L\u2019identificazione nominale tra movimenti rivoluzionari e \u201csinistra\u201d prendeva corpo e si riempiva di significato in molti Paesi e contesti geopolitici (un esempio tra tanti, il MIR in Cile), senza, probabilmente, diventare maggioritaria tra le popolazioni del mondo (per es., senza prendere piede nel continente pi\u00f9 popoloso, l\u2019Asia).<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 testimonia come l\u2019identificazione tra sinistra e istanze popolari di trasformazione sociale, o quantomeno la loro convergenza, siano state possibili e persino frequenti tra l\u2019et\u00e0 moderna e quella contemporanea e siano tuttora probabilmente attuali e significative in alcuni Paesi; in molti altri no, e l\u00ec le esperienze politiche di rottura di maggior interesse sono proprio quelle che hanno saputo disfarsene, senza con questo compromettere i propri connotati e contenuti rivoluzionari, ma adattandoli al tempo.<\/p>\n<p>Tornando a noi oggi in Italia, ritengo politicamente sbagliato e fuorviante operare una simile equazione. Non identificandosi la \u201csinistra\u201d con un significato preciso e circoscritto, ma con nozioni storicamente determinate e di volta in volta convenzionali, non vedo l\u2019utilit\u00e0 di accanirsi a negare a Renzi, D\u2019Alema e relative consorterie il fregio della sinistra, quando essi sono diffusamente percepiti come tali.<\/p>\n<p>Una tendenza negli ambienti politici progressisti \u00e8 invece quella di sostenere che costoro hanno tradito la sinistra e di cercare di ricostruire una sinistra contro e fuori questa \u201cfalsa\u201d sinistra. Questo modo di operare mi sembra fondarsi sull\u2019assolutizzazione e cristallizzazione di certe nozioni di \u201cdestra\u201d e \u201csinistra\u201d, quali quelle autorevolmente definite da Bobbio intorno alla dialettica eguaglianza-libert\u00e0.<\/p>\n<p>Il punto non sta affatto nel criticare la teoria di Bobbio (anzi, la dialettica eguaglianza-libert\u00e0 resta fondamentale nel definire lo spettro delle posizioni politiche!), ma di interrogarsi sull\u2019utilizzabilit\u00e0 oggi, nella politica italiana, per realizzare un programma politico di rottura, del quadro semantico (convenzionale) a cui Bobbio, tra gli altri, aveva agganciato la propria analisi. Ecco, penso che la risposta a questa domanda non possa che essere pragmatica, ed essa deve essere positiva laddove la nozione di sinistra abbia mantenuto un forte ancoraggio popolare e l\u2019abbandono di certi valori da parte di formazioni con una storia di sinistra possa essere diffusamente percepito come un tradimento di quei valori.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019operazione politica che, forse, 15 anni fa avrebbe potuto avere un senso; oggi, nel nostro Paese, i suoi presupposti non ci sono pi\u00f9 e tentare di perpetuarne le vestigia diventa solo una fonte di confusione e di ambiguit\u00e0, uno stratagemma in cui tanti si sono crogiolati per anni al solo scopo di raggranellare qualche poltrona e poltroncina, ben lontani dal senso comune e creando un terreno fertile per quei gruppuscoli terzo-posizionisti che, dietro la critica dell\u2019inattuale e impopolare dialettica destra-sinistra, e provando a cancellare con essa anche la dialettica fascismo-antifascismo, cercano, con qualche successo, di creare spiragli per il riaffiorare della pi\u00f9 bieca e aperta reazione.<\/p>\n<p>Per cui, in definitiva, lasciamo la sinistra a Renzi e D\u2019Alema, lasciamo la sinistra al capitale, o meglio ad alcuni suoi settori (come d\u2019altronde era gi\u00e0 ai tempi di Depretis e Crispi), e, piuttosto che spendere sforzi disperati per risemantizzare in senso di rottura un concetto perfettamente riassorbito nella sfera della compatibilit\u00e0 al sistema, individuiamo le parole pi\u00f9 adatte a costellare il nostro immaginario di rivoluzionari del nostro tempo, i concetti-chiave che pi\u00f9 si prestano a fondare un tale discorso e facciamo dello stesso un paradigma unificante di contro-egemonia e di contro-potere popolare! Renzi e D\u2019Alema sono la sinistra; noi siamo la rottura sociale, noi i rivoluzionari!<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/sirio-zolea\/perche-non-ci-interessa-unire-la-sinistra\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/sirio-zolea\/perche-non-ci-interessa-unire-la-sinistra\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Sirio Zolea) Esistono alcune categorie del conflitto politico che tendono a ricorrere nella storia delle societ\u00e0 divise in classi, sia pur con forme molto variegate: tra queste vi \u00e8 per esempio il costituirsi di formazioni rappresentative delle istanze dei poveri contro quelle dei ricchi, di chi \u00e8 escluso dalla detenzione del potere politico contro chi ne \u00e8 incluso, delle minoranze religiose\/etniche\/linguistiche contro e in difesa dalle maggioranze e cos\u00ec via. 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