{"id":33040,"date":"2017-07-13T10:22:02","date_gmt":"2017-07-13T08:22:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33040"},"modified":"2017-07-11T23:24:24","modified_gmt":"2017-07-11T21:24:24","slug":"storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33040","title":{"rendered":"Storia dell\u2019Unione Europea, 2016-2026. IV Parte: il declino dell\u2019impero americano (2)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIER PAOLO DAL MONTE<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019elezione di Trump, sulla quale ci soffermeremo un poco, Potrebbe sembrare, a prima vista, poco connessa alla strategia egemonica della quale abbiamo parlato sopra, e molto di pi\u00f9 alla politica interna americana, almeno a giudicare dagli argomenti che il nuovo presidente sottoline\u00f2 durante la sua campagna elettorale, che sembrano preludere ad una politica \u201cprotezionista\u201d finanche \u201cisolazionista\u201d. Viceversa, parlando, appunto, della potenza egemone, i due aspetti sono strettamente intrecciati. Per spiegare questo assunto dobbiamo fare, per\u00f2 un discorso un poco pi\u00f9 lungo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 anticipato nel capitolo precedente, gli Stati Uniti erano la potenza egemone in fase di declino. Abbiamo anche accennato alla strategia di promozione del \u201ccaos sistemico\u201d messa in atto per mantenere la loro egemonia, che aveva lo scopo di impedire o, quantomeno, ostacolare qualsiasi potenza \u201cavversaria\u201d che sia in grado metterla in discussione. In questo caso, stiamo parlando della Cina (dal punto di vista economico) e della Russia (dal punto di vista militare),<\/p>\n<p>Per cercare di ostacolare la formazione di un asse tra le \u201csuperpotenze emergenti\u201d, il \u201cpresidente buono\u201d aveva proseguito lungo il percorso tracciato dal suo predecessore, quello che perseguiva l\u2019\u201desportazione della democrazia\u201d tramite le \u201cguerre preventive\u201d, cercando di accerchiare la Russia e la Cina con le basi militari americane e promuovendo il caos nella regione mediorientale e nell\u2019Europa Orientale (Ucraina). Tutto questo mentre proseguiva\u00a0<em>sine die<\/em>\u00a0l\u2019occupazione militare dell\u2019 Afghanistan.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo punto occorre precisare meglio i motivi per i quali parliamo di declino. \u00c8 indubbio che, all\u2019epoca della quale trattiamo, gli USA apparissero, almeno a prima vista, ancora la potenza egemone. Tuttavia quell\u2019egemonia che, fino agli anni \u201970 era un dato indiscusso, fosse divenuta, negli anni successivi, assai pi\u00f9 traballante, basandosi, fondamentalmente su due fattori. Il primo era la mera potenza militare: dopo il collasso dell\u2019Unione Sovietica gli Stati Uniti erano l\u2019unica \u201csuperpotenza\u201d rimasta, senza un\u2019altra che potesse fare da contrappeso alle mire egemoniche di questa.<\/p>\n<p>Il secondo fattore,che era strettamente legato al primo, era quello che si potrebbe chiamare \u201cegemonia monetaria\u201d. Gli Stati Uniti non erano solo la pi\u00f9 grande potenza militare del globo, ma anche il paese che disponeva della valuta di riserva internazionale, fatto che era venuto a determinarsi per motivi storici, economici e geopolitici<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti si erano trovati ad essere l\u2019unica grande potenza rimasta nel cosiddetto \u201cmondo occidentale\u201d (che, allora, veniva definito \u201cPrimo Mondo\u201d), sia dal punto di vista industriale che da quello militare. Pertanto essi assunsero il ruolo guida nella politica e nell\u2019economia mondiale, e modellarono le istituzioni che avrebbero regolato le relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Nel luglio del 1944, quando gi\u00e0 la sconfitta delle potenze dell\u2019Asse appariva inevitabile, si tenne, nella cittadina di\u00a0<em>Bretton Woods<\/em>\u00a0(nel\u00a0<em>New Hampshire<\/em>), la conferenza che stabil\u00ec le regole del futuro assetto economico, monetario e commerciale internazionale<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn1\" name=\"_ftnref\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Vennero istituiti diversi organismi di controllo, tra i quali il Fondo Monetario internazionale e la Banca Internazionale Per la Ricostruzione e lo Sviluppo (detta anche Banca Mondiale o\u00a0<em>World Bank<\/em>). Successivamente, nel 1947, venne firmato l\u2019Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio<em>\u00a0(<\/em>GATT, precursore del WTO<em>)<\/em><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn2\" name=\"_ftnref\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Tuttavia, il dato pi\u00f9 importante di quel riassetto dell\u2019economia mondiale, fu la decisione di adottare il dollaro come valuta di riserva internazionale, l\u2019unica valuta che poteva essere convertita in oro, ad un prezzo prefissato<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn3\" name=\"_ftnref\">[3]<\/a>. Quest\u2019 ordinamento poneva gli Stati Uniti in una posizione egemonica\u00a0<em>de jure<\/em>, oltre che\u00a0<em>de facto<\/em>. Tant\u2019\u00e8 che, negli anni \u201960,\u00a0<em>Valery Giscard d\u2019Estain<\/em>\u00a0defin\u00ec questa prerogativa con la locuzione \u201c<em>privilegio esorbitante<\/em>\u201d. Infatti, la possibilit\u00e0 di emettere la \u201cvaluta di riserva internazionale\u201d comporta numerosi vantaggi. Uno di questi \u00e8 dato dal fatto che, detto in maniera un po\u2019\u00a0<em>tranchant<\/em>, gli Stati Uniti possono acquistare beni e servizi dal resto del mondo \u201csemplicemente\u201d emettendo la propria valuta, mentre tutti gli altri paesi se la devono procurare, esportando beni e servizi. Secondo\u00a0<em>Barry Eichengreen<\/em>,<\/p>\n<p>\u00ab<em>vi sono circa 500 miliardi di dollari in denaro contante che circolano al di fuori degli Stati Uniti, il che significa che il resto del mondo ha fornito agi Stati uniti un uguale controvalore in beni e servizi, in cambio di pezzi di carta stampati dalla Fedreal Res<\/em><em>erve<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn4\" name=\"_ftnref\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Il secondo vantaggio dato dallo status di valuta di riserva internazionale del dollaro, \u00e8 dato dal fatto che, i diversi attori economici del \u201cresto del mondo\u201d (governi, banche, imprese, ecc), sono costretti a detenere delle riserve in quella valuta. Queste riserve, ovviamente, non sono soltanto in forma di contanti, ma anche in vari titoli denominati in dollari, tra i quali i titoli di stato americani che, non soltanto hanno la funzione di riserva valutaria, ma rendono anche un certo tasso di interesse.<\/p>\n<p>Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, l\u2019ammontare di titoli di stato americani detenuti all\u2019estero \u00e8 di circa 6 trilioni di dollari<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn5\" name=\"_ftnref\">[5]<\/a>. Dato lo status di valuta di riserva internazionale di cui gode il dollaro il governo americano pu\u00f2 permettersi di pagare un tasso di interesse inferiore a quello che pagherebbe in assenza di questo \u201cprivilegio esorbitante\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn6\" name=\"_ftnref\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, il \u201cprivilegio\u201d, di cui sopra, non \u00e8 del tutto scevro da inconvenienti. Infatti il paese che detiene la possibilit\u00e0 di emettere la valuta di riserva internazionale (dollari in questo caso), deve essere \u201cesportatore netto\u201d della propria valuta<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn7\" name=\"_ftnref\">[7]<\/a>\u00a0(ovvero importatore netto di beni e servizi), affinch\u00e9 questa possa essere disponibile per il commercio tra le diverse nazioni. Questo dato costitu\u00ec un problema di non facile soluzione dopo la fine della seconda guerra mondiale, allorquando l\u2019Europa e il Giappone erano ricoperti di macerie, e, come si \u00e8 detto, gli Stati Uniti erano l\u2019unica potenza il cui apparato industriale fosse ancora in grado di produrre. Gli USA si trovarono, quindi, nella condizione paradossale di dover essere sia esportatore netto di beni (ossia importatore di valuta) che di \u201cfornitore\u201d netto di valuta sul mercato internazionale (ossia esportatore di valuta).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo paradosso venne risolto, almeno temporaneamente, grazie al cosiddetto \u201cPiano\u00a0<em>Marshall<\/em>\u201d, approvato dal Congresso nel 1948, il quale prevedeva che gli Stati Uniti, fornissero alle nazioni europee gli aiuti economici necessari per far fronte all\u2019emergenza postbellica e all\u2019impegno per la ricostruzione<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn8\" name=\"_ftnref\">[8]<\/a>. L\u2019intervento americano fu determinante per dare avvio alla ripresa economica del vecchio continente, che fu particolarmente vivace nei paesi che erano pi\u00f9 arretrati in campo industriale, come l\u2019Italia, o che avevano subito i maggiori danni nel corso degli eventi bellici, come la Germania e il Giappone (i cui apparati industriali erano stati completamente annichiliti).<\/p>\n<p>Ma fu anche determinante per fornire al resto del \u201cmondo occidentale\u201d la valuta con la quale regolare gli scambi. Quando le economie europee e quella giapponese si rimisero sulle proprie gambe,iniziarono ad avere una produzione industriale di rilievo e ad esportare i propri prodotti verso gli Stati Uniti che, in un tempo relativamente breve, divennero importatore netto di merci ed esportatore di valuta.<\/p>\n<p>A lungo andare questa tendenza cre\u00f2, un altro problema. Nel corso degli anni, l\u2019ammontare dei dollari detenuti al di fuori degli USA, eccedette di gran lunga il valore delle riserve auree, quindi divenne impossibile garantire il cambio del dollaro in oro al tasso stabilito. Gli Stati Uniti erano alle prese con un\u2019altra delle aporie del \u201cprivilegio esorbitante\u201d: erano i \u201cfornitori\u201d della valuta internazionale e dovevano garantirne il cambio con l\u2019oro ad un prezzo fissato; ma la produzione di valuta \u00e8 qualcosa di elastico mentre l\u2019approvvigionamento dell\u2019oro non lo \u00e8 affatto<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn9\" name=\"_ftnref\">[9]<\/a>. \u00c8 facile emettere dollari che sono pur sempre frutto di una convenzione umana, un \u201cnumerario\u201d, mentre \u00e8 assai pi\u00f9 difficile aumentare le proprie riserve auree: l\u2019oro \u00e8 una materia fisicamente esistente in quantit\u00e0 limitate, e necessita, per di pi\u00f9, di essere estratta, raffinata e trasformata.<\/p>\n<p>Questa aporia \u00e8 nota sotto il nome di \u201cdilemma di\u00a0<em>Triffin<\/em>\u201d dal nome dell\u2019economista belga che lo enunci\u00f2 per primo. Esso asserisce che, se gli Usa fossero stati troppo parchi nel \u201cfornire\u201d i dollari al resto del mondo, il commercio internazionale sarebbe andatato incontro ad un rallentamento, e la crescita economica mondiale sarebbe, pertanto, rallentata. Ma, se fosse avvenuto il contrario, ossia se gli Stati Uniti fossero stati troppo \u201cprodighi\u201d nel loro ruolo di \u201cfornitore\u201d della valuta di riserva e di scambio, sarebbe stato sempre pi\u00f9 difficile assicurare la convertibilit\u00e0 del dollaro con l\u2019 oro, e vi sarebbe stato un calo della \u201cfiducia\u201d nei confronti della loro moneta, da parte degli investitori.<\/p>\n<p>Pertanto l\u2019impegno a garantire la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro ad un prezzo convenuto, era destinato, prima o poi, a giungere ad ad un punto critico. Questo punto fu raggiunto negli anni \u201860<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn10\" name=\"_ftnref\">[10]<\/a>\u00a0anche se manifest\u00f2 le proprie estreme conseguenze solo nell\u2019agosto del 1971, quando, l\u2019allora presidente,\u00a0<em>Nixon<\/em>decise di interrompere la convertibilit\u00e0 del dollaro con l\u2019oro, mettendo, di fatto, fine ad uno dei pilasti degli accordi di\u00a0<em>Bretton Woods<\/em>.<\/p>\n<p>Da allora il dollaro \u00e8 divenuto quello che si suole definire \u201cfiat money\u201d una moneta fiduciaria non pi\u00f9 \u201cagganciata\u201d ad un sottostante metallo prezioso.<\/p>\n<p>Questo fatto trasformava il \u201cprivilegio esorbitante\u201d in qualcosa di paradossale: da quel momento, per assurdo, gli Stati Uniti avrebbero potuto, teoricamente, acquistare beni e servizi dal resto del mondo semplicemente emettendo la propria moneta, il cui\u00a0<em>status<\/em>\u00a0di valuta di riserva internazionale si basava ormai solo sulla potenza militare americana. Naturalmente, questo non modificava il fatto che gli Stati Uniti fossero il \u201cfornitore\u201d della valuta che regolava gli scambi internazionali, cio\u00e8 a dire: che fossero \u201ccostretti\u201d a fungere da esportatori netti di valuta. Questo comportava il fatto che gli USA dovessero mantenere un costante deficit della bilancia commerciale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ala fine degli anni \u201970, dopo le crisi che funestarono quegli anni, si concluse la fase \u201cfordista-kenynesiana\u201d del capitalismo americano e (di conseguenza) mondiale. L\u2019avvento dei governi di\u00a0<em>Margareth Thatcher<\/em>\u00a0in UK e di\u00a0<em>Ronald Reagan<\/em>\u00a0negli USA inizi\u00f2 il ciclo di \u201cpolitiche neoliberali\u201d nell\u2019economia-mondo, che condusse ad una progressiva deindustrializzazione delle economie \u201coccidentali\u201d, prime tra tutte, quelle della cosiddetta \u201danglosfera\u201d.<\/p>\n<p>Per interpretare meglio questi fenomeni ci avvarremo della chiave di lettura fornitaci dagli epigoni degli storici della \u201clunga\u201d durata\u201d, ovvero coloro che si sono ispirati agli studi di\u00a0<em>Fernand Braudel<\/em>\u00a0e, nella fattispecie al lavoro di Giovanni Arrighi.<\/p>\n<p>Quest\u2019 ultimo, nell\u2019opera \u201c<em>Il lungo XX secolo<\/em>\u201d, fornisce quella che, a nostro avviso \u00e8 l\u2019interpretazione epistemologicamente pi\u00f9 verosimile (anche se\u00a0<em>cum grano salis<\/em>), per osservare i fenomeni su larga scala (o \u201clunga durata\u201d) ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Secondo la lettura di Arrighi (sulle orme di\u00a0<em>Braudel<\/em>), il capitalismo si \u00e8 sviluppato attraverso quattro cicli di accumulazione capitalistica che si sono succeduti dal suo avvento, nell\u2019Italia del XIV secolo, che egli denomina secondo i centri geografici principali nei rispettivi processi di accumulazione: ciclo genovese-spagnolo, ciclo olandese, ciclo inglese e ciclo americano.<\/p>\n<p>Secondo questa interpretazione,, ogni ciclo di accumulazione \u00e8 costituito da tre fasi:<\/p>\n<p>1) Un periodo iniziale di espansione finanziaria che, secondo la terminologia marxiana, si potrebbe definire di \u201caccumulazione originaria\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn11\" name=\"_ftnref\">[11]<\/a>, nel quale un nuovo ciclo si sviluppa in maniera \u201cparassitaria\u201d rispetto a quello precedente.<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn12\" name=\"_ftnref\">[12]<\/a><\/p>\n<p>2) Un periodo di\u00a0<em>sviluppo e consolidamento<\/em>, nel quale si verifica l\u2019espansione materiale o, per dirlo in alrti termini, il periodo del capitalismo produttivo\/industriale che, nell\u2019ultimo ciclo, \u00e8 stato definito \u201ccapitalismo\u00a0<em>fordista\/keynesiano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>3) Una fase terminale di espansione finanziaria o, per meglio dire, di \u201cconversione\u201d, del processo di accumulazione, dalla produzione alla cosiddetta \u201cspeculazione finanziaria\u201d. Questo tipo di spostamento \u00e8 l\u2019espressione di una crisi nella quale, quello che \u00e8 definito \u00ab<em>l\u2019agente dominante dei processi sistemici di accumulazione del capitale<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn13\" name=\"_ftnref\">[13]<\/a>, riscontra difficolt\u00e0 crescenti a creare un adeguato profitto al capitale tramite l\u2019investimento dei capitali nell\u2019economia produttiva e materiale, pertanto, il \u201ccapitale mobile\u201d viene indirizzato verso la speculazione finanziaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa sequenza di fenomeni ha conseguenze piuttosto rilevanti sull\u2019assetto sociale dell\u2019economia-mondo<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn14\" name=\"_ftnref\">[14]<\/a>, nonch\u00e9 per le possibilit\u00e0 stesse della riproduzione capitalistica nel corso del tempo.<\/p>\n<p>Il periodo di espansione finanziaria pu\u00f2 apparire, nei primi tempi, come un momento di prosperit\u00e0 economica (come \u00e8 avvenuto negli anni \u201980 e \u201890 del secolo scorso, l\u2019epoca del cosiddetto \u201c<em>edonismo reaganiano<\/em>\u201d, o durante la\u00a0<em>belle epoque,\u00a0<\/em>a cavallo dei secoli XIX e XX), tuttavia, questa modalit\u00e0 di accumulazione non \u00e8 mai stata \u201c<em>l\u2019espressione di una soluzione durevole alla crisi sistemica sottostante<\/em>\u201d<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn15\" name=\"_ftnref\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la\u00a0<em>finanziarizzazione<\/em>\u00a0comporta notevoli costi sociali, dal momento che, questo tipo di riproduzione capitalistica (o \u201cvalorizzazione del capitale\u201d), al contrario di quella che avviene secondo modalit\u00e0 di produzione materiale (industriali o d\u2019altro genere), non pu\u00f2 sostenere economicamente una vasta classe media, poich\u00e9 solo una parte esigua della popolazione pu\u00f2 spartire i profitti della speculazione e dell\u2019intermediazione finanziaria<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn16\" name=\"_ftnref\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>Le criticit\u00e0 di questo fenomeno sono ben osservabili in tutto il mondo occidentale attraverso fenomeni quali: l\u2019allargarsi della \u201cforbice\u201d tra salari e profitti a vantaggio di questi ultimi, le bolle finanziarie, l\u2019aumento del debito detenuto dai cittadini, la recessione, la deindustrializzazione, ecc.<\/p>\n<p>Inoltre la\u00a0<em>finanziarizzazione<\/em>\u00a0da luogo a quello che\u00a0<em>David Harvey<\/em>\u00a0ha definito \u201caccumulazione per espropriazione\u201d (\u201c<em>accumulation by dispossession<\/em>\u201d)<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn17\" name=\"_ftnref\">[17]<\/a>, nella quale i capitali accumulati diffusamente durante gli anni dell\u2019economia \u201cfordista\u201d, vengono concentrati verso le\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0che controllano gli strumenti finanziari. Dal momento che un mezzo monetario non \u00e8 altro che un diritto ad acquisire beni e servizi per pari importo disponibili nella societ\u00e0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn18\" name=\"_ftnref\">[18]<\/a>, questo comporta una diffusa espropriazione di capitale fisico (beni) accumulati dalla societ\u00e0 nel suo assieme. Qualsiasi tipo di \u201cbolla speculativa\u201d comporta una diffusa espropriazione di capitali, e una concentrazione di strumenti monetari nelle mani di chi la provoca e la controlla.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il risultato \u00e8 una creazione periodica di uno riserva di cespiti (\u201ca stock of assets\u201d) svalutati e, in molti casi, sottovalutatati in alcune parti del mondo. Questo \u00e8 ci\u00f2 che accadde nel sudest asiatico nel 1997-1998, in Russia nel 1998, in Argentina nel 2001-2002. Ed quello che \u00e8 successo nel mondo intero nel 2008-2009<\/em>.\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn19\" name=\"_ftnref\">[19]<\/a><\/p>\n<p>Un esempio di questo fenomeno sono le cosiddette \u201cprivatizzazioni\u201d, che non sono altro che la svendita di beni dello Stato (che non significa semplicemente il \u201cgoverno\u201d, ma i cittadini dello Stato nel loro assieme), la cui accumulazione \u00e8 avvenuta grazie all\u2019opera dell\u2019intera cittadinanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da tutto questo si possono evincere alcuni dei motivi dell\u2019aumento della sperequazione sociale e dell\u2019allargamento della \u201cforbice\u201d tra salari e profitti, avvenuti, a partire dagli anni \u201980, in tutto il mondo occidentale. Uno di questi \u00e8 dovuto al fatto che, come accennavamo prima, molta parte dei profitti si \u00e8 spostata sul settore finanziario nel quale c\u2019\u00e8 poco \u201clavoro sottostante\u201d. Un altro \u00e8 riscontrabile nell\u2019estrema liberalizzazione ai movimenti ei capitali e delle merci che hanno favorito le cosiddette \u201cdelocalizzazioni\u201d, ovvero il trasferimento degli impianti produttivi verso aree o paesi nei quali il costo del lavoro sia pi\u00f9 basso che nei paesi d\u2019origine. Questo processo ha avuto la conseguenza di mettere in concorrenza i lavoratori di tutto il mondo in un\u2019universale licitazione verso il basso del costo del lavoro.<\/p>\n<p>Tuttavia, un minore potere d\u2019acquisto diffuso comporta minori consumi in beni e servizi e tende a favorire la recessione. Questo fenomeno comporta non poche difficolt\u00e0 per la riproduzione del processo di accumulazione del capitale, perch\u00e9 la stessa accumulazione finanziaria non pu\u00f2 verificarsi nell\u2019esclusiva astrazione dei numeri, non pu\u00f2 essere esclusivamente quintessenziale ma necessita\u00a0<em>comunque<\/em>\u00a0di una base materiale sulla quale costruire le proprie moltiplicazioni di pani e di pesci.<\/p>\n<p>Questo ha determinato l\u2019insorgenza di due fondamentali problemi: il primo \u00e8 dato dal fatto che l\u2019impoverimento del ceto medio ha eroso la base per la riproduzione capitalistica stessa. Il secondo \u00e8 che questo impoverimento diffuso, unito ai tagli dei servizi sociali avvenuto in tutti i paesi dell\u2019occidente, comporta, alla lunga, instabilit\u00e0 sociale e perdita di credibilit\u00e0 delle istituzioni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Crediamo pertanto che si dovrebbe interpretare la competizione elettorale americana del 2016 alla luce di quanto appena esposto, competizione che, depurata dalle sciocchezze propagandate dai \u201c<em>mainstream media<\/em>\u201d, dal clero intellettuale attivamente dedito alla proctoglossia delle \u00e8lite, dai pagliacci del canzonettismo internazionale e dai guitti\u00a0<em>hollywoodiani<\/em>, \u00e8 stato, verosimilmente lo scontro tra due visioni opposte circa la sostenibilit\u00e0 (intrinseca) del sistema di riproduzione capitalistica adottato, negli ultimi decenni, dall\u2019economia-mondo ad egemonia statunitense.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il candidato\u00a0<em>Hillary Clinton,<\/em>\u00a0con ogni probabilit\u00e0 rappresentava la visione del mondo di coloro che intendevano proseguire nella direzione tracciata sin dall\u2019epoca di\u00a0<em>Reagan<\/em>, e seguita nei decenni successivi da tutte le amministrazioni, repubblicane o democratiche che fossero. Tenendo conto di ci\u00f2 che abbiamo scritto precedentemente, quest\u2019 ultima si potrebbe sintetizzare, in maniera schematica, nei seguenti punti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1) Proseguimento del dominio del dollaro come valuta di riserva internazionale (<em>quasi-world-money<\/em>, secondo la definizione di\u00a0<em>Costas Lapavitsas<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn20\" name=\"_ftnref\">[20]<\/a><\/em>) che, non essendo pi\u00f9 basata sulla convertivilibit\u00e0 della valuta di riserva internazione con l\u2019oro, e neppure sulla supremazia economico-industriale che fu propria degli Stati Uniti nei primi decenni del dopoguerra, poteva fondarsi solamente sull\u2019egemonia politico-militare.<\/p>\n<p>Da questo dato \u00e8 facile comprendere la continua proiezione militare degli USA nel resto del globo, che \u00e8 volta, come abbiamo detto, ad impedire l\u2019aggregazione di potenze potenzialmente concorrenti per il ruolo egemonico, come ad esempio potrebbe essere quella tra la potenza militare della Russia con la potenza economica della Cina.<\/p>\n<p>2) Per mantenere lo status di valuta internazionale del dollaro, gli Stati Uniti sono costretti a condurre una politica di deficit commerciale, pertanto sono forzati essere un paese importatore e a perseguire una politica di \u201cdelocalizzazioni\u201d.<\/p>\n<p>3) Tutto questo porta ad una politica di deindustrializzazione e ad un predominio dell\u2019accumulazione di capitale con mezzi finanziari. Inoltre, Il ruolo del dollaro come \u201c<em>quasi-world money\u201d<\/em><\/p>\n<p>\u00ab<em>ha consentito il trasferimento di valore, dal resto del mondo, agli USA, non appena la finanziarizzazione ha steso i propri tentacoli in tutto il mondo [\u2026] questo fenomeno ha anche considerevolmente esacerbato le tensioni e le instabilit\u00e0 del mercato mondiale, in particolare per ci\u00f2 che riguarda i flussi globali di capitale mobile<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn21\" name=\"_ftnref\">[21]<\/a>\u201d<\/p>\n<p>4) La conseguenza di quanto detto sono davanti agli occhi di tutti: aumento della disoccupazione e della sottooccupazione, ad una notevole riduzione dei salari rispetto ai profitti (i famosi \u201c<em>working poors<\/em>\u201d), ad una riduzione comparata dei salari, ad un conseguente aumento dell\u2019indebitamento della popolazione e, in ultima analisi, alla scomparsa della classe media, con i problemi sociali conseguenti.<\/p>\n<p>5) Il risultato finale ha portato ad una difficolt\u00e0 crescente nel processo di riproduzione dell\u2019accumulazione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il candidato\u00a0<em>Trump<\/em>\u00a0(che, alla fine si rivel\u00f2 vincente), rappresentava, viceversa, una visione del mondo, alquanto differente, che, verosimilmente riconosceva che la potenza americana, e l\u2019economia-mondo da essa guidata, era giunta ad una fase critica, le cui caratteristiche abbiamo schematizzato ai punti procedenti. Pertanto era presumibile che gli Stati Uniti erano destinati a perdere il loro ruolo di assolta centralit\u00e0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftn22\" name=\"_ftnref\">[22]<\/a>, a meno di non entrare in una fase di esacerbazione del \u201c<em>caos<\/em>\u00a0sistemico\u201d che avrebbe, prima o poi portato ad uno scontro militare diretto con la Russia o con la Cina (o con entrambe)<\/p>\n<p>Non bisogna dimenticare che l\u2019egemonia \u00e8 un dato di fatto, non un atto di volont\u00e0, non basta gonfiare le penne o battersi il petto per affermarla. Per essere effettiva, \u00e8 necessario ch\u2019essa sia riconosciuta da coloro sui quali si esercita, altrimenti diventa puro dominio coercitivo. Era, ormai, sin troppo evidente che l\u2019egemonia degli USA fosse in declino, e che fosse sostenuta, sotto forma di dominio, soltanto dai cascami di quella che era un tempo, ovvero lo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0della propria moneta, le istituzioni che regolavano i rapporti internazionali costruite in un\u2019epoca nella quale l\u2019egemonia americana era indiscussa e, soprattutto, la potenza militare,.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista gli USA erano ancora senza pari, ma questa capacit\u00e0 non poteva manifestarsi fino alle sue estreme conseguenze, ovvero arrivare ad un conflitto nucleare con la Russia, perch\u00e9 da quel punto di vista le forze in gioco erano assai pi\u00f9 equilibrate e, soprattutto, non avrebbero lasciato vincitori sul campo. E, in occasione del conflitto siriano, si giunse quasi al limite di un confronto militare diretto tra le due superpotenze nucleari. Limite che, probabilmente, sarebbe stato superato se le elezioni presidenziali fossero state vite vinte dal candidato-politicamente-corretto\u00a0<em>Hillary Clinton.<\/em><\/p>\n<p>(Continua)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0La conferenza di\u00a0<em>Bretton Woods<\/em>, che si tenne dal 1\u00b0 al 22 luglio 1944, riun\u00ec i delegati di 44 nazioni e stabil\u00ec regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi erano un sistema di norme e procedure per regolare la politica monetaria internazionale.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0<em>World Trade Organization \u2013 Organizzazione Mondiale del Commercio<\/em>..<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a035 dollari l\u2019oncia<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Barry Eichengreen,\u00a0<em>Exorbitant Privilege<\/em>, Oxford University Press, 2011, p.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/ticdata.treasury.gov\/Publish\/mfh.txt\">http:\/\/ticdata.treasury.gov\/Publish\/mfh.txt<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Gourinchas, Pierre-Olivier, and H\u00e9l\u00e8ne Rey (2007), \u201c<em>From World Banker to World Venture Capitalist: U.S. External Adjustment and the Exorbitant Privilege<\/em>,\u201d in Richard Clarida (ed.),\u00a0<em>G7 Current Account Imbalances<\/em>, Chicago: University of Chicago Press, pp. 11\u201355.<\/p>\n<p>Habib, Maurizio M. (2010), \u201c<em>Excess Returns on Net Foreign Assets: The Exorbitant Privilege from a Global Perspective<\/em>,\u201d ECB Working Paper no. 1158<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Cfr. Robert Triffin,\u00a0<em>National Central Banking and the International Economy<\/em>, Postwar Economic Studies 1947, 7<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Il piano, ufficialmente denominato\u00a0<em>European Recovery Programme<\/em>\u00a0prese il nome dal generale\u00a0<em>Marshall<\/em>, promotore del piano che era stato nominato, nel 1947 Segretario di Stato (R. Cameron, L. Neal, Storia Economica del Mondo, Il Mulino, Bologna 2005, pp. 586-587)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Barry Eichengreen, op. cit., p.50<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Secondo Peter Garber nel 1963, secondo Giovanni Arrighi nel 1968.<\/p>\n<p>Cfr.:<\/p>\n<p>Peter, Garber,\u00a0<em>The Collapse of the Bretton Woods Fixed Exchange-Rate System<\/em>, in Michael Bordo and Barry Eichengreen (eds.),\u00a0<em>A Retrospective on the Bretton Woods System: Lessons for International Monetary Reform<\/em>, Chicago: University of Chicago Press, 1993;<\/p>\n<p>Giovanni Arrighi, Il lungo XX secolo, Il Saggiatore, Milano, 2014<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Cfr. Karl Marx,\u00a0<em>Il Capitale<\/em>, Libro I, cap.24<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Ovvero il Paese-guida del processo di accumulazione dell\u2019economia mondo. Cfr. Giovanni Arrighi,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 270<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Giovanni Arrighi,\u00a0<em>op. cit.,<\/em>\u00a0p.271<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Definizione di Fernand Braudel, cfr.: Fernand Braudel,\u00a0<em>La dinamica del capitalismo<\/em>, Il Mulino, Bologna, 1977<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Giovanni Arrighi, op. cit., p. 271<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Kevin Phillps,\u00a0<em>Boiling Point. Republicans, Democrats, and the Decline of Middle-class Prosperity<\/em>, Random House, New York 1993, p.197<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Cfr. David Harvey,\u00a0<em>The new imperialism<\/em>, Oxford University Press, 2003<\/p>\n<p>Il concetto di \u201caccumulazione per espropriazione\u201d \u00e8, ovviamente, ben presente in Marx, ad esempio nel capitolo XXIV del primo libro de il Capitale: sull\u2019\u201daccumulazione originaria\u201d.<\/p>\n<p>Vedi anche Costas Lapavitsas,\u00a0<em>Financialised Capitalism: Crisis and Financial Expropriatio<\/em>n, Historical Materialism 17:2, 2009, pp. 114-148<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Compreso, naturalmente il tempo lavorativo. Da questo punto di vista si pu\u00f2 considerare un mutuo per l\u2019acquisto di un\u2019abitazione come l\u2019acquisto, da parte del mutuante, di una quota-parte del tempo di lavoro del mutuatario per l\u2019intera durata del mutuo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0David Harvey,\u00a0<em>The Enigma of Capital<\/em>, Oxford University Press 2010, p.246<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0Cfr. Costas Lapavitsas,\u00a0<em>Profiting without producing: how finance exploits us all<\/em>, Verso, London 2013<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0Costas Lapavitsas, op. cit., p. 78&lt;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/#_ftnref\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0Da questo punto di vista ci sembrano interessanti le seguenti considerazioni di Pietro Pagliani (<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/9054-piotr-america-anno-zero.html\">a questo indirizzo<\/a>)<\/p>\n<p>\u00abPi\u00f9 che due sistemi di interessi economici contrapposti, sembra che si sia di fronte a un sistema di potere che vuole difendersi con le unghie e coi denti, contrapposto a un\u2019area non molto definita, sicuramente consigliata politicamente da qualcuno che le cose le sa e le capisce, ovviamente dal punto di vista dell\u2019impero americano, che vuole mettere fine alla strategia che questo sistema di potere porta avanti. Ma questa strategia non \u00e8 messa in discussione nel suo insieme, bens\u00ec negli aspetti politici e geopolitici connessi principalmente alla globalizzazione. \u2026<\/p>\n<p>Indirettamente potrebbero essere messe in discussione e persino osteggiate le diramazioni internazionali di questi giochi. Ma incidentalmente e non nel quadro di una strategia unitaria e coerente. Nelle intenzioni verr\u00e0 attaccato quello che in fondo \u00e8 il fenomeno subordinato (la globalizzazione) e non il fenomeno sovraordinato (la finanziarizzazione).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 fa gi\u00e0 capire che\u00a0<strong>la risposta alle esigenze espresse dalla parte di societ\u00e0 che ha votato Trump sar\u00e0 monca, contraddittoria, farraginosa, involuta e spesso reticente o totalmente mancante<\/strong>. Sicuramente non sar\u00e0 n\u00e9 adeguata n\u00e9 risolutiva \u2026<\/p>\n<p>Permetter\u00e0 per\u00f2 probabilmente di bloccare o di correggere in qualche misura la catastrofica linea geopolitica che la strategia F-G ha da tempo imboccato. Anche in questo caso con contraddizioni e autocontraddizioni. Saremo di fronte molto pi\u00f9 a una navigazione a vista che strumentale.\u00a0<strong>Anche la presidenza Trump \u00e8 un frutto del caos sistemico<\/strong>.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 \u00e8 evidente innanzitutto una cosa: la necessit\u00e0 di accorciare le linee, di diminuire il sovradimensionamento strategico degli Stati Uniti, il ritorno a un\u00a0<em>limes\u00a0<\/em>geopolitico pi\u00f9 gestibile.<\/p>\n<p>L\u2019attuale geopolitica insostenibile \u00e8 la conseguenza di una strategia di contrasto della crisi sistemica anch\u2019essa insostenibile nel tempo, a meno che tutto il mondo decida di sostenerla per il beneficio di\u00a0<em>\u00e9lite\u00a0<\/em>ristrettissime. E quindi a meno che tutto il mondo non sia obbligato con la forza. La politica estera di Trump sembra invece voler tornare alla geopolitica classica dell\u2019equilibrio di potere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIER PAOLO DAL MONTE L\u2019elezione di Trump, sulla quale ci soffermeremo un poco, Potrebbe sembrare, a prima vista, poco connessa alla strategia egemonica della quale abbiamo parlato sopra, e molto di pi\u00f9 alla politica interna americana, almeno a giudicare dagli argomenti che il nuovo presidente sottoline\u00f2 durante la sua campagna elettorale, che sembrano preludere ad una politica \u201cprotezionista\u201d finanche \u201cisolazionista\u201d. 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