{"id":33042,"date":"2017-07-12T09:32:15","date_gmt":"2017-07-12T07:32:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33042"},"modified":"2017-07-11T23:33:22","modified_gmt":"2017-07-11T21:33:22","slug":"la-grammatica-dellesistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33042","title":{"rendered":"La grammatica dell\u2019esistenza"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gabriele Zuppa)<\/strong><\/p>\n<p><em>Spesso ci si affligge insensatamente per quanto abbiamo fatto restando immobili dinnanzi a tale afflizione, inermi nell&#8217;oscurit\u00e0 dell&#8217;ignoranza. E se ci\u00f2 non accadesse? Se non ci mobilitassimo per porre rimedio a quanto compiuto, a rifare diversamente quanto fatto?<\/em><\/p>\n<p>La vanit\u00e0 delle\u00a0<em>disquisizioni filosofiche<\/em>\u00a0appare tale solo ai principianti dell\u2019esistenza, che inferiscono dall\u2019oscura difficolt\u00e0 degli inizi l\u2019inopportunit\u00e0 dell\u2019impresa. Cos\u00ec\u00a0<strong>il caos nidifica ovunque<\/strong>, anche nel nostro linguaggio ordinario. La semplice grammatica determina prepotentemente il nostro destino. Un\u00a0<em>condizionale passato<\/em>\u00a0contiene tanta metafisica che, esplicitata, un trattato non basterebbe a contenere. Lungo i binari della sintassi\u00a0<strong>sfreccia<\/strong>\u00a0o\u00a0<strong>deraglia<\/strong>\u00a0la filosofia di ognuno.<\/p>\n<p>Un\u00a0<em>avrei potuto<\/em>\u00a0condanna il nostro futuro alla croce nella quale i chiodi che ci paralizzano portano ciascuno un nome:\u00a0<strong>rimpianto<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>rimorso.<\/strong>\u00a0Ci arrovelliamo su ci\u00f2 che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, su ci\u00f2 che, ora, avremmo fatto diversamente. Vorremmo cio\u00e8 l\u2019impossibile. Infatti, se qualcosa accade ha il proprio perch\u00e9, ha ragioni determinate da altre ragioni, che formano l\u2019intreccio di una catena che ci immobilizza o l\u2019intreccio di perle che ci glorificano. A ripercorrerlo non c\u2019\u00e8 mai posto per un<em>\u00a0avrei potuto<\/em>, poich\u00e9 ogni suo elemento ha quella precisa ragione che lo lega agli altri. Proprio il nostro tentativo di comprendere cosa sia accaduto\u00a0<strong>presuppone la ricerca dei perch\u00e9<\/strong>\u00a0che fanno svanire ogni\u00a0<em>avrei potuto<\/em>. Sulla volta stellata, che splende fuori dalla selva oscura della ricerca di comprensione, si legge:\u00a0<em>non avresti potuto<\/em>.<\/p>\n<p>Eppure stiamo a tormentarci e a torturaci su quanto avremmo potuto fare.<strong>\u00a0Perch\u00e9?<\/strong>\u00a0Perch\u00e9 ci perdiamo nelle selve oscure nelle quali finiamo, che sono tante quante sono le storie infinite delle vite infinite; ma non abbiamo notato che i contorni metafisici, entro cui il nuovo sopravanza, sono gli stessi. Non sappiamo che nella volta stellata dalle fitte trame trascendentali splender\u00e0 sempre la costellazione del\u00a0<em>non avresti potuto<\/em>. Non lo sappiamo perch\u00e9, bench\u00e9 la sua luce<strong>\u00a0mai si affievolisca<\/strong>, non la scorgiamo. Cos\u00ec, invano, esaurendo le nostre energie nell\u2019impossibile, torniamo a pensare a quanto avremmo potuto fare.<\/p>\n<div id=\"attachment_88690\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-88690\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/William_Blake_-_Nebuchadnezzar_Tate_Britain-1024x733.jpg\" alt=\"William Blake - Nabucodonosr (1805)\" width=\"1024\" height=\"733\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">William Blake \u2013 Nabucodonosor (1805)<\/p>\n<\/div>\n<p>Eppure, se la verit\u00e0 ci sfugge, qualche suo potente raggio traspare anche da questo assurdo. Infatti, pensare di aver potuto fare altrimenti pu\u00f2 positivamente significare di essere stati ad un passo dal fare altrimenti. Vuol dire:\u00a0<strong>avere nelle corde del proprio animo la possibilit\u00e0 di fare<\/strong>, in circostanze analoghe, altrimenti. Se allora ineluttabilmente si err\u00f2, ora, la nuova consapevolezza, ci permette di fare altrimenti. Ecco che quindi, quel pensiero che ci atterrisce, ci consente, se non ancora di spiccare il volo, almeno di alzarci.<\/p>\n<p>E se ci\u00f2 non accadesse? Se non ci mobilitassimo per porre rimedio a quanto compiuto, a rifare diversamente quanto fatto? Allora finalmente realizzeremmo che quanto volevamo essere, in realt\u00e0 non siamo; che riempivamo di rimorsi o di rimpianti una vita che non era la nostra, bens\u00ec\u00a0<strong>l\u2019astrazione di un ideale<\/strong>, provenutoci da chiss\u00e0 dove, e perseguito perch\u00e9 mai avevamo pensato sufficientemente a noi stessi \u2013 passando da ci\u00f2 che avremmo potuto fare, a ci\u00f2 che ora finalmente potremmo fare e che non vogliamo pi\u00f9.<\/p>\n<div id=\"attachment_88691\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-88691\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Il-Seminatore-Van-Gogh-Otterlo-analisi.jpg\" alt=\"Vincent Van Gogh - Il seminatore (1888)\" width=\"1000\" height=\"795\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Vincent Van Gogh \u2013 Il seminatore (1888)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Non \u00e8 grottesco tutto ci\u00f2?<\/strong>\u00a0Cos\u00ec spesso ci si affligge insensatamente per quanto abbiamo fatto; non si scorge che quell\u2019afflizione pu\u00f2 solo sensatamente significare che si era prossimi a riuscire a compiere le proprie aspettative, ma ciononostante si resta nell\u2019immobilit\u00e0 dell\u2019afflizione. Mentre, se si intraprendesse qualcosa di nuovo, o si otterrebbe quanto era nelle proprie aspettative o si capirebbe che sulle aspettative ci si era sbagliati. Invece questo processo, certamente qui solo abbozzato, rimane ignoto; perch\u00e9 la metafisica che informa il nostro linguaggio ci confina nel perimetro della sua ignoranza. E l\u2019oscurit\u00e0 nella quale quell\u2019ignoranza avvolge \u00e8\u00a0<strong>talmente fitta che fa credere non esista nulla oltre quella oscurit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Invece al di l\u00e0\u00a0<strong>splendono eterni<\/strong>\u00a0gli astri che la cultura postmoderna meno che mai riesce a intravedere. La vanit\u00e0 delle \u201cdisquisizioni filosofiche\u201d appare tale solo ai principianti dell\u2019esistenza, che inferiscono dall\u2019oscura difficolt\u00e0 degli inizi l\u2019inopportunit\u00e0 dell\u2019impresa. Il grossolano e funesto errore di chi,\u00a0<strong>abituato all\u2019oscurit\u00e0<\/strong>, al primo contatto con la luce del sole, creda renda ciechi.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/grammatica-esistenza-ignoranza\/<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gabriele Zuppa) Spesso ci si affligge insensatamente per quanto abbiamo fatto restando immobili dinnanzi a tale afflizione, inermi nell&#8217;oscurit\u00e0 dell&#8217;ignoranza. E se ci\u00f2 non accadesse? Se non ci mobilitassimo per porre rimedio a quanto compiuto, a rifare diversamente quanto fatto? La vanit\u00e0 delle\u00a0disquisizioni filosofiche\u00a0appare tale solo ai principianti dell\u2019esistenza, che inferiscono dall\u2019oscura difficolt\u00e0 degli inizi l\u2019inopportunit\u00e0 dell\u2019impresa. Cos\u00ec\u00a0il caos nidifica ovunque, anche nel nostro linguaggio ordinario. 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