{"id":33139,"date":"2017-07-24T09:52:15","date_gmt":"2017-07-24T07:52:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33139"},"modified":"2017-07-23T22:53:38","modified_gmt":"2017-07-23T20:53:38","slug":"perche-occuparci-della-rivoluzione-dottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33139","title":{"rendered":"Perch\u00e9 occuparci della rivoluzione d\u2019ottobre."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>Da circa 60 anni si \u00e8 affermato un curioso modo di fare storia per anniversari: si parla di un determinato argomento nell\u2019anno un cui cade il ventennale, trentennale, cinquantenario o secolo da un certo avvenimento (meno osservate sono le altre decine: quarantesimo, sessantesimo, settantesimo, ottantesimo e novantesimo) ed allora gli editori sfornano in quantit\u00e0 titoli su fenomeno o il personaggio celebrato, gli autori di predispongono da due o tre anni prima alla scadenza, giornali e tv propongono speciali eccetera. Dopo di che, di quell\u2019argomento non si parla pi\u00f9 sino al successivo anniversario.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la regola generale. Poi ci sono le eccezioni: gli anniversari che passano sotto silenzio o in tono minore; questo talvolta dipende da una qualche distrazione o dalla scarsa notoriet\u00e0 del personaggio di cui cade l\u2019anniversario. Ad esempio, in nessuna scadenza si \u00e8 dedicata attenzione (e lo stesso sar\u00e0 nel centenario che cade nel 2025) alla ricorrenza della morte di Alexander Helfand (detto Parvus), personaggio storico tutt\u2019altro che marginale, ma conosciuto solo dagli specialisti. Ma ci sono anche altre ragioni che possono indurre al sottotono di una determinata ricorrenza, sono gli \u201canniversari imbarazzanti\u201d che sono quelli che interessano di pi\u00f9, perch\u00e9 l\u2019imbarazzo dipende dal fatto che essi sono \u201cdisturbanti\u201d il che dice che la sua eredit\u00e0 \u00e8 ancora attuale. Sono i personaggi e gli avvenimenti che \u201cnon disturbano\u201d quelli che ricevono la maggior attenzione, perch\u00e9 parlando di qualcosa che \u00e8 definitivamente assimilato dal presente, omologato e risolto senza strascichi.<\/p>\n<p>E\u2019 accaduto con il centocinquantesimo dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale che \u00e8 stato celebrato decisamente in tono minore: pochi libri (e pochissime opere di valore come il Cavour di Viarengo), un diluvio di noiosissime e vuote celebrazioni istituzionali, un po\u2019 di speciali dei giornali (ma senza esagerare), distratte trasmissioni televisive, ma non un solo vero dibattito storiografico capace di fare un bilancio di 150 anni di vita unitaria.<\/p>\n<p>A dire del livello della discussione sul perch\u00e9 l\u2019unit\u00e0 sia stata un bene, ricordo una frase per la quale \u201cIl Regno di Sardegna o quello delle Due Sicilie non avrebbero vinto il campionato mondiale del calcio\u201d.<\/p>\n<p>Ma come \u201cmaneggiare\u201d un argomento cos\u00ec ingombrante mentre la retorica europeista e globalizzante celebra (o auspica) la fine dello stato nazionale ? Si pu\u00f2 esaltare l\u2019unit\u00e0 nazionale, a rischio di rafforzare il senso di appartenenza nazionale mentre si celebra la \u201ccittadinanza europea\u201d che quelle identit\u00e0 nazionali vuol sostituire? Molto meglio affogare tutto nelle trombonate del grande oratore di turno e nelle curiosit\u00e0 storiografiche e nel colore (il sito della Presidenza del Consiglio sul tema fu una importante vetrina della gastronomia nazionale).<\/p>\n<p>Questo sta accadendo, almeno sinora, anche per il centenario della rivoluzione russa: pochi libri, almeno sinora, e prevalentemente ripubblicazioni di testi di mezzo secolo fa, come le memorie di Victor Serge, qualche serie di articoli giornalistici (forse solo Repubblica), rare trasmissioni televisive e, soprattutto, nessun vero dibattito storiografico. Dopo la \u201cvolgare vulgata\u201d dei vari Conquest, Courtois, Whert ecc., sono comparse opere un po\u2019 pi\u00f9 meditate, meno faziose, ma i tentativi di trovare un punto di equilibrio fra riconoscimento e condanna non superano, nella maggior parte dei casi, la riproposizione di vecchi argomenti precedenti la caduta dell\u2019Urss, o semplici constatazione di buon senso che restano ancora decisamente al di sotto della portata del tema che richiede una visione di insieme e di lungo periodo capace di indagare in pieghe sin qui poco osservate, tanto pi\u00f9 che abbiamo a disposizione una massa documentaria importante.<\/p>\n<p>Questo accade non tanto perch\u00e9 manchino, a livello mondiale, storici della capacit\u00e0 metodologica o delle conoscenze necessarie, ma perch\u00e9 questo problema storiografico si interseca fatalmente con il dibattito politico attuale, creando non pochi nodi assai ardui da districare. La schiera degli storico comunisti, o comunque, simpatizzanti dell\u2019ottobre russo, si \u00e8 grandemente assottigliata ed \u00e8 ormai uno sparuto gruppo residuale, pi\u00f9 impegnato nello sforzo di difendere tutto, o quasi, di quella esperienza che di tentare una interpretazione nuova di essa.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 complesso \u00e8 il quadro degli storici accademici di altro orientamento socialdemocratico, liberale, cattolico o conservatore. Qui si realizza quell\u2019imbarazzo di cui dicevamo, perch\u00e9 toccare quel tema significa fare contemporaneamente i conti con l\u2019egemonia culturale neo liberista che si \u00e8 costruita essenzialmente intorno al racconto del fallimento del comunismo. Di fatto, l\u2019egemonia culturale neo liberista \u00e8 compatibile solo con la versione criminalizzante del comunismo dei vari Courtois, Pipes, Conquest che risentono fortemente della tradizione storiografica che, attraverso Cobb, risale a tutto il filone anti rivoluzionario da Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville e Hippolyte Taine, arriva a Francois Ren\u00e8 de Chateaubriand e Joseph de Maistre sino a Edmund Burke, per i quali \u00e8 la rivoluzione, a prescindere dai suoi esiti, ad essere un male in s\u00e9, perch\u00e8 sovverte il principio di autorit\u00e0. Quel che \u00e8 messa in discussione \u00e8 la radice rivoluzionaria della modernit\u00e0. Ed in questo senso, il processo alla rivoluzione russa non \u00e8 che il punto di arrivo del processo iniziato al giacobinismo (di cui sarebbero eredi i bolscevichi) ed alla rivoluzione francese nel suo complesso. Il neo liberismo consacra il ruolo delle \u00e8lites, tanto politiche, quanto finanziarie, manageriali o culturali, e, simmetricamente, condanna come \u201dpopulista\u201d qualsiasi protesta popolare contro di esse, dunque si comprende perch\u00e9 sia proprio questo filone neo legittimista ad essere quello pi\u00f9 compatibile con l\u2019egemonia neo liberista. Dopo la sbornia ideologica degli anni novanta, \u00e8 emerso con chiarezza lo scarsissimo valore storiografico delle opere di Courtois, Pipes, Conquest, ma non per questo si \u00e8 sostituito ad essi un indirizzo storiografico diverso. Sono comparse opere di valore diverso e comunque maggiore livello storiografico rispetto a quelle della \u201cvulgata volgare\u201d (citiamo solo alcuni autori di orientamento non antirivoluzionario come Orlando Figes, Roy Medvedev, Andrea Graziosi, Wendy Goldman, Silvio Pons, Pier Paolo Poggio e, per certi versi Robert Service) ma questo non ha dato luogo al formarsi di un nuovo indirizzo o scuola, dotato di una propria coerenza interna. Si \u00e8 trattato spesso di opere settoriali anche molto valide, ma deboli sul piano di una riconsiderazione complessiva della vicenda del comunismo in questo secolo. Pi\u00f9 compatta \u00e8 stata la pattuglia degli storici di area comunista o comunque pi\u00f9 simpatetici con l\u2019esperienza comunista (soprattutto Domenico Losurdo, ma anche Aldo Agosti, Luciamo Canfora, Angelo D\u2019Orsi, o Zisek), il cui limite \u00e8 stata la pur legittima difesa di una esperienza storica, piuttosto che la ricerca dei motivi che ne hanno decretato la caduta e la definizione di un nuovo giudizio complessivo di essa.<\/p>\n<p>La debolezza dello schieramento non antirivoluzionario (ma che potremmo definire latamente liberale o, in qualche caso, socialdemocratico) tradisce un evidente imbarazzo che \u00e8 lo stesso che troviamo oggi in questo strano anniversario fatto pi\u00f9 di silenzi e reticenze che di reinterpretazioni complessive. I due punti decisivi sono quello relativi al diritto del popolo alla rivoluzione ed al rapporto fra stato e mercato.<br \/>\nSul primo punto \u00e8 evidente che legittimare nuovamente il diritto del popolo alla rivoluzione significa andare allo scontro frontale co l\u2019egemonia neoliberista, quello che la maggior parte degli storici liberali non \u00e8 disposta a fare. D\u2019altro canto, a frenare su questa strada \u00e8 anche la predicazione non violenta che, pur scontando non pochi imbarazzi, come quelli relativi alla Resistenza o le stesse insurrezioni contro i regimi comunisti (si veda il caso rumeno), contribuisce alla disapprovazione della rivoluzione russa. L\u2019altro punto \u00e8 quello relativo al problema del rapporto fra Stato e mercato: oggi sono certamente assai pochi i fautori dello statismo economico puro, nemici di ogni forma di mercato, ma questo esclude qualsivoglia forma di mercato? Paradossalmente, sono proprio i momenti di riformismo economico nell\u2019Urss (la Nep, le riforme di Libermann e Trapeznikov di epoca krusceviana, il tentativo di Gorbaciov di conciliare il mercato con un sistema ancora socialista) a creare i maggiori imbarazzi. E questo dato che, se \u00e8 facile criticare il comunismo di guerra, la collettivizzazione forzata o il lungo letargo brezneviano, lo \u00e8 molto meno formulare una critica puntuale di questi periodi di riformismo mercatista e la difficolt\u00e0 maggiore \u00e8 stabilire sino a che punto sia opportuno controllare il mercato o lasciarlo completamente libero (almeno in teoria). Si verifica un paradossale rovesciamento per il quale, al di l\u00e0 dei limiti di un eventuale contemperamento fra Stato e mercato, o si accetta l\u2019idea liberista che il mercato deve essere assolutamente libero, oppure si ammette un principio di regolazione del mercato che mette in discussione il caposaldo principale della filosofia nei liberista. Ed anche qui, gli storici di indirizzo liberale sono in serio imbarazzo, dato che, peraltro, sul banco degli accusati, insieme al comunismo ed alla socialdemocrazia siede anche il barone John Maynard Keynes.<br \/>\nPeraltro, ripercorrere la parabola storica del comunismo significa anche toccare un\u2019altra serie di punti dolenti del presente globalizzante: \u00e8 superato il principio di Stato nazione? Quale \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019esperienza sovietica in paesi emergenti come Cina, India, Algeria, Egitto ecc dove ci sono tracce di statalismo economico abbastanza evidenti.<\/p>\n<p>E gli imbarazzi peggiori riguardano proprio la Russia di Putin: una condanna complessiva non \u00e8 possibile perch\u00e9 la modernizzazione della Russia \u00e8 stata in gran parte compiuta dal regime sovietico e peraltro pagine e personaggi di quell\u2019epoca sono ancora nel pantheon nazionale, a cominciare proprio da Stalin che \u00e8 sempre ricordato come il vincitore della guerra patriottica contro i tedeschi, ma una celebrazione dell\u2019anniversario suonerebbe come una sgradita riabilitazione dell\u2019esperienza comunista. E, se, paradossalmente, Stalin pu\u00f2 essere salvato e riletto in chiave nazionalista, di Lenin l\u2019attuale regime non saprebbe davvero che farsene. D\u2019altro canto la memoria positiva di Lenin \u00e8 ancora condivisa da una parte importante della popolazione ed i segni del passato sovietico sono persistenti: la grande parata sulla piazza rossa (che continua ad esser detta tale, anche se pi\u00f9 dalle mura del Cremlino che da un richiamo ideologico) continua a sfilare il 1\u00b0 maggio e l\u2019Armata continua ad essere l\u2019Armata Rossa.<\/p>\n<p>Dunque, tutto sommato, meglio non celebrare nulla e lasciar cadere la cosa. Come si vede, parlare di rivoluzione russa \u00e8 pi\u00f9 imbarazzante che mai, perch\u00e9 non significa parlare del passato ma del presente.<\/p>\n<p>Fonte:\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/rivoluzione-ottobre\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/rivoluzione-ottobre\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI Da circa 60 anni si \u00e8 affermato un curioso modo di fare storia per anniversari: si parla di un determinato argomento nell\u2019anno un cui cade il ventennale, trentennale, cinquantenario o secolo da un certo avvenimento (meno osservate sono le altre decine: quarantesimo, sessantesimo, settantesimo, ottantesimo e novantesimo) ed allora gli editori sfornano in quantit\u00e0 titoli su fenomeno o il personaggio celebrato, gli autori di predispongono da due o tre anni prima alla&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":17425,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/giannuli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8Cv","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33139"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33139"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33139\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33140,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33139\/revisions\/33140"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}