{"id":33168,"date":"2017-07-25T12:08:12","date_gmt":"2017-07-25T10:08:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33168"},"modified":"2017-07-24T23:25:05","modified_gmt":"2017-07-24T21:25:05","slug":"implosione-della-globalizzazione-e-fenomenologia-del-populismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33168","title":{"rendered":"Implosione della globalizzazione e fenomenologia del populismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL VELO DI MAYA (Eduardo Zarelli)<\/strong><\/p>\n<p>Prefazione del libro di Alain de Benoist, \u201cPopulisti, \u00a0Arianna Editrice 2017<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00abEsiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c\u2019\u00e8 invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c\u2019\u00e8 un popolo solo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Georges Bernanos<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00abOgni Paese nasconde una parte di sostanza primordiale, che designiamo con il nome di Patria, e mi piace ritrovare ancora questo tipo di integrit\u00e0. \u00c8 una cosa che pu\u00f2 accadere ovunque, anche nel deserto\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alain de Benoist, uno dei pi\u00f9 significativi pensatori contemporanei, si presenta da s\u00e9. Lo svolgimento del tema che si \u00e8 proposto in questa ultima opera \u00e8 come sempre rigoroso, sistematico e calzante, ben articolando i punti cardinali con cui si pone la descrizione del fenomeno populista. Questa edizione italiana edita dalla Arianna editrice prende la luce a breve distanza da quella originale francese, ma l\u2019attualit\u00e0 dell\u2019incalzare degli avvenimenti politici internazionali e nazionali non vale la rilevanza di questo testo, che invece si pone in una prospettiva di ben pi\u00f9 profonda analisi e di conseguente lungo periodo e mutamento di paradigma che coinvolge il significato stesso del \u201cpolitico\u201d nella societ\u00e0 postmoderna ove i popoli, ormai assuefatti\u00a0all\u2019idea che votando partiti del tutto interscambiabili nulla possa realmente cambiare, disertano le urne, legittimando cos\u00ec il dominio delle \u00e9lites. In tale orizzonte, qui non solo si descrive in cosa consista la distanza montante tra governanti e governati nella strutturale crisi di rappresentanza, inadeguatezza e corruzione delle classi dirigenti, ma perch\u00e9 avviene nel dissolversi dell\u2019equivoco moderno del rapporto tra liberalismo e democrazia, tra individualismo e partecipazione comunitaria. Non \u00e8 certo un caso, perci\u00f2, che il sistema egemonico dominante, sia della politologia scientifica che dei mezzi di comunicazione, in coerenza con i peggiori dettami del \u201cpoliticamente corretto\u201d, rifiuti l\u2019oggettivazione del fenomeno e anzi, accodandosi alle pratiche mistificatorie della propaganda, manipoli lo stesso termine \u201cpopulismo\u201d come sinonimo di una patologia avversa al senso comune e al determinismo storico delle societ\u00e0 aperte, una vera e propria ingiuria politica. Il \u201cpopulista\u201d \u00e8 quindi\u00a0<em>naturaliter<\/em>\u00a0un reazionario ottuso, provinciale, xenofobo, sessuofobo e razzista, che ci porta, per l\u2019inerzia dell\u2019irrazionalismo delle masse, fuori dall\u2019Europa, dal Mercato, dalla Modernit\u00e0. La logica conseguenza \u00e8 che il populismo si basi sulla paura, quando invece \u00e8 proprio sulla fobia del populismo, quotidianamente inculcata tramite la propaganda ideologica e mediatica, che si fonda l\u2019appello all\u2019opinione pubblica per suscitare la repulsione morale e innalzare il cordone sanitario delegittimante contro il demone di turno: dalla Brexit agli Stati Uniti, dall\u2019Ungheria alla Polonia, dalla Francia all\u2019Italia ecc.<\/p>\n<p>In una recente intervista concessa al \u00abCorriere della Sera\u00bb, ben dice lo scrittore francese Michel Houellebecq in merito: \u00abQuando sento qualcuno evocare il populismo so che in fondo quella persona \u00e8 contraria alla democrazia. La parola populismo \u00e8 stata inventata, o meglio recuperata, perch\u00e9 non era pi\u00f9 possibile accusare di fascismo certi partiti, sarebbe stato troppo falso. Allora \u00e8 stato trovato un nuovo insulto: populista. S\u00ec, penso di essere populista. Voglio che il popolo decida su tutti gli argomenti\u00bb<sup>1<\/sup>. La divisione dell\u2019immaginario politico secondo la bipartizione fascisti-antifascisti, come del resto anche la divisione tra una destra e una sinistra, \u00e8 una preziosa risorsa simbolica per l\u2019assoggettamento dell\u2019opinione pubblica al monoteismo del mercato, invisibile al cospetto del proliferare di tali opposizioni. Ovvero, l\u2019ideologia progressista liberal-liberista egemone si identifica con un\u2019oligarchia connaturata agli automatismi irreversibili del mercato, responsabile solo davanti agli interessi privati che la sostengono, in rotta di collisione con il senso comune e la sovranit\u00e0 popolare, polverizzata nella parodia consumistica come societ\u00e0 pulsionale dei diritti individuali e del materialismo pratico nei costumi, il cui ideale \u00e8 quello di \u00abgovernare senza il popolo e, in definitiva, contro di esso\u00bb. Una \u201clotta di classe\u201d paradossalmente invertita di segno \u2013 cio\u00e8 dell\u2019\u201calto\u201d contro il \u201cbasso\u201d \u2013 ma non meno risentita e divisiva degli interessi generali.<\/p>\n<p>Il populismo quindi lo si comprende, ben oltre le sue rappresentazioni, come un momento di transizione epocale che vede finire l\u2019illusione della globalizzazione, ma non il \u201cglobalitarismo\u201d, cio\u00e8 la volont\u00e0 di imporre, tramite il cosmopolitismo dei comportamenti indotti, il primato mondialista della Forma-Capitale e delle sue tecnocrazie governanti a discapito della sovranit\u00e0 dei Popoli. La rappresentativit\u00e0 procedurale non riesce pi\u00f9 a nascondere il tradimento della partecipazione popolare, ponendo fine alla credibilit\u00e0 del discrimine della destra e della sinistra, che in realt\u00e0 sono oggi combinazioni funzionali all\u2019autoreferenzialit\u00e0 sistemica, non pi\u00f9 capaci di elaborazioni ideali per modelli sociali alternativi, tra di loro o magari a quello esistente in s\u00e9. Il populismo, in tal senso, \u00e8 uno stato d\u2019animo diffuso, \u00e8 appunto una \u201cmentalit\u00e0\u201d, che ritroviamo sia a destra che a sinistra, anzi magari oltre la destra e la sinistra, proprio perch\u00e9 l\u2019integrit\u00e0 del tutto, rispetto alla strumentalit\u00e0 contrattualistica della frammentazione degli interessi di parte, inconsciamente voca al \u201cbene comune\u201d, nel contrasto tra coloro che approfittano della globalizzazione \u2013 siano essi di destra o di sinistra \u2013 e coloro che ne sono vittime, tra culture comunitarie e culture\u00a0<em>liberal<\/em>.<\/p>\n<p>Che poi realmente i movimenti populistici siano all\u2019altezza di questo frangente critico del moderno, \u00e8 un altro conto e se ne pu\u00f2 legittimamente dubitare; non tanto perch\u00e9 il velleitarismo alla prova del governo reale possa evidenziare un\u2019inadeguatezza alle responsabilit\u00e0 amministrative, quanto perch\u00e9 la dimensione del politico come decisione si confronta con la necessit\u00e0 di rimettere in discussione il paradigma stesso, pi\u00f9 che le sue sintomatiche contraddizioni. Vi \u00e8 comunque da sottolineare come la tesi di una presunta incompetenza dei cittadini all\u2019autogoverno sia emblematicamente antidemocratica, non a caso portata dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 tecnocratica assunta dalle classi dirigenti, opportunisticamente insensibili al fatto che \u00e8 una questione non tanto di efficacia funzionale quanto di giustizia, quindi di mobilit\u00e0: uguali condizioni di accesso e merito nei ruoli di responsabilit\u00e0 sociale. Questa domanda la si esprime non solo nella direzione della lotta contro le palesi sperequazioni sociali o i privilegi di \u201ccasta\u201d e a favore di forme eque di ridistribuzione della ricchezza, ma anche sul terreno del ripristino dei meccanismi della mobilit\u00e0 sociale. \u00c8 una richiesta, quindi, di riattivazione di quei meccanismi che assicurino a tutti, in maniera equa, le medesime condizioni di partenza e di accesso, per merito, sia ai servizi sociali che al mercato del lavoro e delle professioni. In tal senso, la disaffezione montante nei confronti del proceduralismo democratico riguarda primariamente i politici, pi\u00f9 che la politica. I primi sono dei professionisti subalterni alla pratica del potere in luogo del dominio dell\u2019economico, la seconda \u00e8 impegno disinteressato per la collettivit\u00e0. La differenza sostanziale tra il Politico e la politica sta nel subire o meno la modernit\u00e0: il Politico decide, la politica esegue, ossia rende esecutive le decisioni del Politico. La democrazia procedurale \u00e8 solo politica, giacch\u00e9 si adatta all\u2019inerzia degli interessi economico-finanziari. L\u2019argomento weberiano della distinzione tra principi assoluti, che si assume sul piano valoriale senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiscono, di contro alla \u201cetica della responsabilit\u00e0\u201d in cui si bada al rapporto mezzi-fini e alle conseguenze, \u00e8 parte della razionalizzazione nichilista del paradigma dominante. Non sembri quindi fuori cornice intendere la questione politica nello scenario pi\u00f9 onnicomprensivo del mutamento antropologico indotto dal riduzionismo pragmatico.<\/p>\n<p>La tecnica ha varcato il mondo umano? Per la cultura dominante, l\u2019uomo coincide con i suoi strumenti, diviene parte funzionale del meccanismo in essere, quando invece non si deve rinunciare alla distinzione cruciale tra tecnica e tecnologia, e all\u2019approfondimento del senso della dicotomia che ci ha condotti in una situazione inedita per l\u2019umanit\u00e0. La tecnica \u00e8 il saper fare con scopo, mentre la tecnologia \u00e8 un riduzionismo funzionale, una scienza applicata che produce un \u201cimpianto\u201d \u2013\u00a0<em>Gestell<\/em>, per dirla con Martin Heidegger \u2013 il cui fine \u00e8 quello di fornirci una funzione senza passare attraverso il saper fare. Fingendo di liberarci, ci rende dipendenti da un dispositivo privo di scopi. Paradossalmente, le culture tradizionali avevano competenze tecniche incomparabili, rispetto all\u2019uomo contemporaneo. Carl Schmitt identific\u00f2 nelle due forme secolarizzate complementari di un\u00a0<em>pathos<\/em>\u00a0\u2013 l\u2019uno tecnico, l\u2019altro moralistico \u2013 l\u2019elemento basilare di ogni societ\u00e0 liberale moderna, vista come l\u2019epoca delle \u201cneutralizzazioni\u201d; epoca, nella quale tutto ci\u00f2 che \u00e8 politico si sfalda, di fronte al prevalere di dinamiche fatte di pura concorrenza, disciplinate da automatismi tecnico-commerciali e da meccanismi che non vedono pi\u00f9 uomini e comunit\u00e0, ma un\u2019informe moltitudine senza volto di venditori e consumatori alienati. Questa neutralizzazione \u2013 avverte Alain de Benoist \u2013 equivale a una spoliticizzazione e, in prospettiva, alla morte del politico, ma \u00abpoich\u00e9 le aspirazioni umane sono differenti e potenzialmente conflittuali, si pu\u00f2 infatti decidere tra esse solo in nome di criteri normativi che non si riducono mai all\u2019unit\u00e0\u00bb. La deliberazione politica consiste nel decidere tra \u201cscelte possibili\u201d, nessuna delle quali si impone uniformemente. In controtendenza, alla deriva totalitaria della riduzione al \u201cmedesimo\u201d, \u00e8 quindi necessario un ritorno al saper fare, all\u2019incontro con la realt\u00e0 e con l\u2019ordine naturale delle cose. Il ritorno della politica, cio\u00e8, non passa dai politici, ma dal senso di appartenenza comunitaria della popolazione alla propria necessit\u00e0 sociale e al proprio destino culturale. Solo la partecipazione e la motivazione potranno ricostituire una carica ideale, una visione del mondo che si faccia responsabilit\u00e0 e spirito di servizio per la collettivit\u00e0, di contro all\u2019individualismo e il disincanto dominanti.<\/p>\n<p>Le oligarchie sono affette da un interessato autismo cognitivo. Rassicurate dai meccanismi di cooptazione del consenso come seduzione pubblicitaria nelle forme di puro intrattenimento della societ\u00e0 dello spettacolo, a scapito della partecipazione, non si rendono conto di trovarsi sull\u2019orlo del precipizio. \u00c8 la tipica sindrome da autoreferenzialit\u00e0 del Potere, che perde il contatto con la realt\u00e0 conducendo a rotture traumatiche dell\u2019ordine sociale e politico. Platone, d\u2019altronde, gi\u00e0 2400 anni fa, scriveva nel libro VIII de\u00a0<em>La Repubblica<\/em>: \u00abEcco, secondo me, come e donde nascono le tirannidi. Esse hanno due madri. Una \u00e8 l\u2019oligarchia quando, per le sue lotte interne, degenera in satrapia. L\u2019altra \u00e8 la democrazia quando, per sete di libert\u00e0 e per inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui d\u00e0 la colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima con i sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide \u00e8 pronuba e levatrice\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 la malattia che origina e giustifica il suo espandersi: il fallimento delle democrazie liberali, la sovranit\u00e0 usurpata dalle oligarchie, nel disagio sociale e civile di una modernit\u00e0 occidentale, che anche nella soddisfazione dei bisogni non pu\u00f2 pi\u00f9 garantire i servizi sociali, nell\u2019artificio dei consumi su cui si fonda. Negli anni Ottanta, Peter Glotz parl\u00f2 di una societ\u00e0 dei due terzi, per celebrare le socialdemocrazie, in cui in realt\u00e0 la maggioranza degli abbienti, raggiunto il benessere, abbandonava gli altri al loro destino \u201csocial-liberale\u201d. La realt\u00e0 dell\u2019implosione della globalizzazione cui stiamo assistendo sta ribaltando quelle proporzioni, con diseguaglianze crescenti, disintegrazione dei diritti sociali e il concentrarsi della ricchezza nelle mani di una quota sempre pi\u00f9 ristretta di privilegiati (un 10% della popolazione, che possiede dal 50 all\u201985% della ricchezza globale), nel declassamento generalizzato dei ceti medi e nella pauperizzazione di quelli popolari. Il modo di produzione industriale non pu\u00f2 crescere all\u2019infinito, perch\u00e9 il mondo \u2013 per quanto illusoriamente lo si \u201cdelocalizzi\u201d \u2013 \u00e8 una cosa finita. All\u2019acme della saturazione, il meccanismo si spezza ingenerando un conflitto per l\u2019egemonia mondiale delle risorse \u2013 in una crisi di cui tutti si attendono la fine, ma che non pu\u00f2 terminare perch\u00e9 strutturale alla Forma-Capitale \u2013 che pu\u00f2 essere risolto solo con un superamento extraeconomico, che sia in grado di determinare un mutamento di paradigma, e quindi di riferimenti etici, e la conseguente integrazione sociale.<\/p>\n<p>Il populismo crescer\u00e0 fino a quando non si trasmuter\u00e0 in modo politicamente decisivo, oltre il meridiano zero del nichilismo e il disfacimento del post-moderno, dell\u2019odio di s\u00e9, in forza della dignit\u00e0 personale, della \u201cvita buona\u201d, della giustizia, della virt\u00f9 \u00abintera e perfetta\u00bb \u2013 per dirla con le parole di Aristotele \u2013 perch\u00e9 chi la possiede \u00e8 esempio anche per gli altri, dell\u2019appartenenza comunitaria quindi, perch\u00e9 \u00abl\u2019uomo scopre i suoi fini pi\u00f9 di quanto non li scelga\u00bb e la forma in cui li manifesta \u00e8 indissolubile da \u00abappartenenze e vincoli con l\u2019altro che lo costituiscono\u00bb. Anche se in contrasto e opposizione dialettica, nessuno \u2013 checch\u00e9 ne pensino i liberali \u2013 si d\u00e0 fuori dalla storia e dall\u2019identit\u00e0 cui appartiene. Vi \u00e8, in tal senso, una citazione fondamentale di Carl Schmitt, colta da Alain de Benoist per fare comprendere l\u2019architrave dell\u2019intero suo ragionamento come scarto incolmabile tra il liberalismo e la partecipazione comunitaria: \u00abLa nozione essenziale della democrazia \u00e8 il popolo, e non l\u2019umanit\u00e0. Se la democrazia deve restare una forma politica, ci sono solo democrazie del popolo e non una democrazia dell\u2019umanit\u00e0\u00bb (2).<\/p>\n<p>La storia resta aperta, in un contesto geopolitico dove viene meno l\u2019unilateralismo universalistico si apre l\u2019opportunit\u00e0 di un multipolarismo internazionale. L\u2019Europa \u00e8 di fronte al suo declino atlantico nell\u2019assecondare una subalternit\u00e0 al declinante modello americano, oppure nel cercare una originale comunit\u00e0 di destino continentale, superando nazionalismi e cosmopolitismo, in una rinnovata concezione dell\u2019<em>Imperium<\/em>\u00a0come dominio interiore, inteso cio\u00e8 come grande spazio, giacch\u00e9 la sovranit\u00e0 si configura in primo luogo come difesa del bene comune, la reciprocit\u00e0 dei legami comunitari e la sussidiariet\u00e0 delle sfere decisionali. L\u2019<em>auctoritas<\/em>\u00a0\u00e8 il principio che consente di distinguere tra la legittimit\u00e0 e la mera legalit\u00e0 del potere, subordinando la forza al diritto, inteso non in modo formale e procedurale, ma numinoso, ossia in grado di far riverberare su di s\u00e9 in modo conforme la coscienza collettiva. Ponendo nella forma del limite la potenza: la civilt\u00e0 contro la barbarie.<\/p>\n<p><em>Eduardo Zarelli<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<ol>\n<li><strong>\u00a0<\/strong>Montefiori, Stefano (a cura di),\u00a0<em>Houellebecq: \u00abSono populista non voglio rappresentanti\u00bb<\/em>, intervista, in \u00abIl Corriere della Sera\u00bb, 24 marzo 2017.<\/li>\n<li>Schmitt, Carl,\u00a0<em>Dottrina della Costituzione<\/em>, Giuffr\u00e9, Milano 1984.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/14\/implosione-della-globalizzazione-e-fenomenologia-del-populismo\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/14\/implosione-della-globalizzazione-e-fenomenologia-del-populismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL VELO DI MAYA (Eduardo Zarelli) Prefazione del libro di Alain de Benoist, \u201cPopulisti, \u00a0Arianna Editrice 2017 \u00a0 \u00abEsiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. 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