{"id":33210,"date":"2017-07-27T08:00:02","date_gmt":"2017-07-27T06:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33210"},"modified":"2017-07-26T10:58:09","modified_gmt":"2017-07-26T08:58:09","slug":"macron-e-il-nostro-peggior-nemico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33210","title":{"rendered":"Macron \u00e8 il nostro peggior nemico"},"content":{"rendered":"<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>di <strong>LINKIESTA (Fulvio Scaglione)<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 pieno di gente convinta che la gazzosa non sia pi\u00f9 gazzosa ma ben altro solo perch\u00e9 qualche anno fa le hanno dato un nome inglese. Allo stesso modo <strong>in Italia molti si erano convinti che bastasse mettere un nome francese, tipo Emmanuel Macron, alla vecchia politica per avere una politica nuova<\/strong>. E il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Bisognava essere piuttosto ingenui per pensare che un ex banchiere d\u2019affari che era stato ministro dell\u2019Industria e della Finanza con Francois Hollande potesse, diventato Presidente, inventarsi chiss\u00e0 quale rivoluzione. Per\u00f2 ci abbiamo creduto. Un po\u2019 perch\u00e9 crediamo a (quasi) tutto, un po\u2019 perch\u00e9 ce l\u2019hanno ripetuto in (quasi) tutte le salse, su (quasi) tutti i giornali, da (quasi) tutte le Tv. <strong>Qualche entusiasmo, \u00e8 vero, si \u00e8 spento dopo che Macron ha consegnato le chiavi dell\u2019economia alla destra<\/strong>, assegnando il premierato al repubblicano Edouard Philippe, le Finanze a Bruno le Maire (politicamente nato nell\u2019Ump, pi\u00f9 volte ministro con Sarkozy) e il ministero per l\u2019Azione e i Conti Pubblici a Gerald Darmanin (anche lui ex Ump e pupillo di Sarkozy), mettendo un po\u2019 di figurine popolari nei ministeri del folklore (una schermitrice allo Sport, un divo Tv all\u2019Ecologia\u2026) e due pezzi da novanta del Partito socialista annichilito dal voto agli Interni e alla Difesa.<\/p>\n<p><strong>Ma ci sono voluti i fatti perch\u00e9 si capisse che cosa voleva chi si \u00e8 inventato En Marche! e il macronismo<\/strong>, ovvero la gazzosa con il nome straniero. Lasciamo pure stare il crollo nell\u2019indice di gradimento dei francesi (dieci punti in un mese), che hanno poco gradito il prolungamento fino all\u2019inverno dello stato di emergenza che doveva scadere a met\u00e0 luglio (con l\u2019aggiunta di un comitato per la sicurezza che risponder\u00e0 solo al Presidente) e le notizie sulla nuova legge sul lavoro, che come la precedente (quella approvata quando Macron era ministro dell\u2019Industria) verr\u00e0 varata per decreto e si propone di far prevalere la contrattazione aziendale, via referendum in fabbrica, sulla contrattazione nazionale.<\/p>\n<p>Stiamo a ci\u00f2 che pi\u00f9 ci riguarda, come italiani e come europei. Mentre queste righe baluginano sullo schermo del vostro computer, <strong>Macron incontra a Parigi lo pseudo presidente della Libia di Tripoli, Fayez Serraj, e lo pseudo generale della Libia di Tobruk, Khalifa Hafta<\/strong>r. Vuole, il francese, proporsi come primo mediatore nella crisi libica, allo scopo di conquistare una posizione privilegiata quando arrivasse il momento di sfruttarne le ricchezze e la posizione strategica. Parafrasando Carl von Clausewitz, possiamo dire che la politica non \u00e8 che il proseguimento della guerra con altri mezzi. Macron, con queste iniziative, persegue gli stessi scopi che Sarkozy perseguiva nel 2011, quando si fece promotore della spedizione armata contro Muhammar Gheddafi.<\/p>\n<p><strong>Piccolo problema: a scontare le conseguenze di quell\u2019infausta pretesa di <em>grandeur<\/em> \u00e8 stata soprattutto l\u2019Italia<\/strong>, che da sei anni affronta il solitudine l\u2019afflusso dei migranti, che ha provato in ogni modo a ricostruire con Farraj gli accordi che a suo tempo Silvio Berlusconi aveva stipulato con Gheddafi per il contenimento dei flussi, che avrebbe tutta l\u2019esperienza e ogni diritto per guidare il processo di riconciliazione nazionale in Libia e che ora, invece, si vede scalzata dall\u2019iniziativa di Macron. Il quale, peraltro, fa il doppio gioco anche con la comunit\u00e0 internazionale, schierata compatta con il Governo di Tripoli. <strong>La Francia macroniana, infatti, sostiene il Governo Farraj in quanto membro dell\u2019Unione Europea ma allo stesso tempo si offre come interlocutore privilegiato del generale Haftar.<\/strong> Proponendo la creazione di un esercito unificato libico, Macron fa gli interessi di Haftar, che dal punto di vista militare \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 forte, e infatti ha raccolto gli applausi di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, che dell\u2019ex generale di Gheddafi ed ex collaboratore della Cia sono i maggiori sostenitori.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"advSmartclip\"><\/div>\n<div class=\"lf-size1 lf-quote lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote><p>L\u2019uomo nuovo, insomma, fa la politica pi\u00f9 vecchia del mondo. Piena di populismo e retorica nazionalistica, nostalgica di una Francia che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che proprio per questo piacer\u00e0 a una parte dei francesi. Politica che, per quanto riguarda l\u2019Europa, \u00e8 certo pi\u00f9 fine, elegante e manovriera di quella di Kaczynski in Polonia e di Orban in Ungheria, ma non molto diversa nella sostanza. Un\u2019Europa usa e getta, buona per ammortizzare le crisi e utile soprattutto per perseguire l\u2019interesse nazionale<\/p>\n<footer><cite> <\/cite><\/footer>\n<\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Emmanuel Macron, l\u2019uomo nuovo che avrebbe dovuto dare impulso e smalto all\u2019Unione Europea, si \u00e8 peraltro ben distinto anche in un altro dossier decisivo per le politiche continentali: le migrazioni<\/strong>. Anche qui <em>monsieur le Pr\u00e9sident<\/em> prima ha tirato una coltellata a quegli ingenuotti degli italiani, rifiutando di far sbarcare, anche solo temporaneamente, le navi cariche di migranti nei porti francesi. Poi ha mandato a farsi friggere la stessa Unione Europea e i suoi piani di redistribuzione dei migranti,<strong> mettendosi a farfugliare di \u201cmigranti economici\u201d da respingere e \u201crichiedenti asilo\u201d da aiutare (a patto che intanto li accogliamo noi italiani, chiaro).<\/strong> Una ridicola scusa perch\u00e9 tutti ormai hanno capito che un commerciante siriano di Aleppo o un eritreo che si \u00e8 pagato il viaggio con i risparmi di tutta la famiglia sono, quando sbarcano in Italia, sia migranti economici (perch\u00e9 vogliono rifarsi una vita) sia richiedenti asilo (perch\u00e9 fuggono da situazioni comunque insostenibili).<\/p>\n<p><strong>L\u2019uomo nuovo, insomma, fa la politica pi\u00f9 vecchia del mondo. <\/strong>Piena di populismo e retorica nazionalistica, nostalgica di una Francia che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che proprio per questo piacer\u00e0 a una parte dei francesi. Politica che, per quanto riguarda l\u2019Europa, \u00e8 certo<strong> pi\u00f9 fine, elegante e manovriera di quella di Kaczynski in Polonia e di Orban in Ungheria, ma non molto diversa nella sostanza.<\/strong> Un\u2019Europa usa e getta, buona per ammortizzare le crisi e utile soprattutto per perseguire l\u2019interesse nazionale senza poi pagar pegno una volta fatti i pasticci.<\/p>\n<p><strong>Anche la questione dell\u2019esercito europeo, come si \u00e8 visto, era una mezza fregatura. <\/strong>Macron se ne serve per ricostruire l\u2019asse privilegiato con la Germania, che in questo caso unirebbe la potenza nucleare francese alla potenza economica tedesca. \u00c8 tutto qua, altro che Unione Europea che manda i suoi reparti in giro per il mondo a pacificare le genti. E anche in questo caso l\u2019Italia, che pensava di essere della partita grazie alle ottime referenze maturate dai suoi soldati in decine di missioni all\u2019estero, si \u00e8 trovata spiazzata. Con tanti saluti all\u2019idea che con la Francia si sarebbe trovata una buona intesa, basata sulla percezione di un \u201crischio Mediterraneo\u201d da affrontare insieme.<\/p>\n<p>Ora facciamo un po\u2019 la corte ad Angela Merkel, che non \u00e8 pi\u00f9 la culona (Berlusconi dixit) responsabile di tutti i nostri mali ma il leader riconosciuto di questa parodia di Europa unita. E comunque rifiutiamo tenacemente di fare l\u2019unica cosa che davvero servirebbe: riconoscere che questa Europa \u00e8 ormai un\u2019arena dove chi si fa pecora il lupo lo mangia, tirar fuori un po\u2019 di carattere e picchiare qualche pugno sul tavolo con tutta l\u2019energia che ci danno molte buone ragioni. <strong>Se persino un uomo misuratissimo come il presidente Mattarella, parlando alla Conferenza degli ambasciatori, ha invocato \u201cfermezza negoziale\u201d<\/strong> nei rapporti con la Ue, vuol dire che la misura \u00e8 proprio colma. Altro che Macron, Brigitte e cavolate varie.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/07\/25\/macron-e-il-nostro-peggior-nemico\/35023\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/07\/25\/macron-e-il-nostro-peggior-nemico\/35023\/<\/em><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LINKIESTA (Fulvio Scaglione) Il mondo \u00e8 pieno di gente convinta che la gazzosa non sia pi\u00f9 gazzosa ma ben altro solo perch\u00e9 qualche anno fa le hanno dato un nome inglese. Allo stesso modo in Italia molti si erano convinti che bastasse mettere un nome francese, tipo Emmanuel Macron, alla vecchia politica per avere una politica nuova. E il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti. 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