{"id":33216,"date":"2017-07-27T09:00:00","date_gmt":"2017-07-27T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33216"},"modified":"2017-07-26T18:20:41","modified_gmt":"2017-07-26T16:20:41","slug":"ehoc-gli-squilibri-delleurozona-e-le-guerre-commerciali-globali-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33216","title":{"rendered":"EHOC \u2013 Gli squilibri dell\u2019eurozona e le guerre commerciali globali \u2013 I Parte"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Saint Simon)<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00c8 passato pi\u00f9 di un anno dalla pubblicazione di <a href=\"http:\/\/europeanreform.org\/index.php\/site\/publications-article\/european-house-of-cards\">European House of Cards<\/a>, ma tutte le cause strutturali del fallimento dell\u2019eurozona e le previsioni descritte in questo articolo di Stefan Kawalec rimangono tutt\u2019ora in piedi, ugualmente inascoltate dai decisori politici europei. Sicch\u00e9, mentre si materializzano <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/01\/15\/flassbeck-usa-cina-germania-e-la-prossima-guerra-valutaria\/\">le paventate guerre valutarie e commerciali<\/a>\u00a0causate dagli squilibri globali innescati dall\u2019euro,\u00a0e <a href=\"http:\/\/www.xe.com\/it\/currencycharts\/?from=USD&amp;to=EUR&amp;view=1Y\">il dollaro americano continua a svalutarsi sulla moneta unica<\/a>, l\u2019eurozona rimane\u00a0intrappolata nelle sue false speranze, di volta in volta artatamente\u00a0rinvigorite o sgonfiate nel dibattito pubblico con l\u2019intento strumentale di portare avanti le politiche deflazionarie che favoriscono i paesi pi\u00f9 forti, quelli creditori, e le classi sociali vincenti, i rentier della finanza con i loro sostenitori. Fino a che il gioco potr\u00e0 andare avanti.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>di Stefan Kawalec<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019euro \u00e8 un problema non solo per l\u2019Europa, ma anche per i suoi partner commerciali e per l\u2019intera economia mondiale. L\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019eurozona di risolvere\u00a0gli squilibri interni, insieme a una situazione sociale e politica molto tesa\u00a0nei paesi colpiti dalla crisi, la costringe a cercare disperatamente di generare surplus\u00a0commerciali e di partite\u00a0correnti. Si tratta probabilmente di\u00a0una\u00a0situazione permanente che, data la posizione leader dell\u2019area dell\u2019euro nell\u2019economia mondiale, avr\u00e0 un impatto negativo sugli altri paesi e potr\u00e0 quindi scatenare guerre valutarie mondiali\u00a0e inibire il commercio internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno smantellamento controllato dell\u2019eurozona sarebbe vantaggioso per i paesi membri colpiti dalla crisi e per i partner commerciali dell\u2019Europa e \u2013 contrariamente alle apparenze \u2013 anche per la\u00a0Germania.[1]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La stagnazione prolungata nei paesi membri del Sud dell\u2019eurozona e il pericolo di guerre valutarie globali<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le disastrose conseguenze delle politiche di svalutazione interna<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2010, quando \u00e8 esplosa la crisi della zona euro, \u00e8 stato stimato che, per far s\u00ec che i paesi del sud dell\u2019UE (come la Grecia, l\u2019Italia, il Portogallo e la Spagna) riconquistassero la competitivit\u00e0 e riequilibrassero le loro bilance commerciali e le\u00a0partite correnti, questi dovessero abbattere\u00a0i\u00a0salari del 20-30% rispetto ai loro partner commerciali. \u00a0Purtroppo, i paesi in crisi della zona euro non possono migliorare la loro competitivit\u00e0 attraverso il deprezzamento delle valute. Invece, hanno cercato di attuare una cosiddetta \u201csvalutazione interna\u201d, che \u00e8 l\u2019equivalente contemporaneo della politica di deflazione applicata durante la Grande Depressione negli anni Trenta per difendere il sistema del gold standard. La dimensione\u00a0e la durata del crollo economico nei paesi dell\u2019eurozona colpiti dalla crisi sono paragonabili e, in alcuni casi, anche pi\u00f9 profondi rispetto a quanto accaduto durante la Grande Depressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Confidiamo nell\u2019indebolimento dell\u2019euro<\/strong><\/p>\n<p>Molti osservatori hanno sottolineato che un indebolimento dell\u2019euro potrebbe essere lo strumento macroeconomico pi\u00f9 efficace attraverso cui la Banca centrale europea (BCE) potrebbe aiutare i paesi membri in difficolt\u00e0 della zona euro. In molte occasioni, gli economisti e i politici hanno invitato la BCE a indebolire l\u2019euro per migliorare la situazione nei paesi in crisi. In definitiva, a met\u00e0 del 2014, una combinazione di fattori, quali l\u2019alleggerimento quantitativo (QE)\u00a0europeo, l\u2019introduzione di tassi di interesse negativi sui depositi da parte della BCE, il rallentamento (tapering) del QE negli USA, il prolungarsi della crisi dell\u2019area euro e la ripresa dell\u2019economia statunitense, hanno dato il via al deprezzamento dell\u2019euro. Il tasso di cambio dell\u2019euro \u00e8 diminuito dalla media mensile di 1,37 dollari nel maggio 2014 a 1,08 dollari nel mese di marzo 2015, e nei mesi successivi ha oscillato vicino a questo livello pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il surplus delle partite correnti \u00e8 pi\u00f9 alto che in Cina<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2010, quando \u00e8 scoppiata la crisi dell\u2019eurozona, la Francia e i paesi meridionali della zona euro come la Grecia, l\u2019Italia, il Portogallo e la Spagna avevano un disavanzo cumulato delle partite correnti\u00a0di 159 miliardi di euro. Questo deficit era\u00a0controbilanciato da un avanzo di 145 miliardi di euro in Germania, nonch\u00e9 da eccedenze nei Paesi Bassi e in Irlanda. Complessivamente, la zona euro registrava\u00a0un surplus di partite\u00a0corrente di 36 miliardi di euro (48 miliardi di dollari) pari allo 0,4% del suo PIL. Negli anni successivi, i disavanzi delle partite correnti nei paesi meridionali della zona euro sono diminuiti o scomparsi a seguito della recessione economica e di un euro pi\u00f9 debole. Allo stesso tempo, i surplus\u00a0delle partite correnti in\u00a0paesi come la Germania sono aumentati, facendo crescere il\u00a0surplus complessivo dell\u2019area euro. Nel 2015, l\u2019eccedenza di partite\u00a0correnti della zona euro, pari a 330 miliardi di euro (366 miliardi di dollari) ed\u00a0equivalente\u00a0al 3,6% del suo PIL, \u00e8 stata\u00a0la pi\u00f9 grande tra le economie mondiali, compresa la Cina, per il terzo anno consecutivo. La zona euro \u00e8 diventata una fonte importante\u00a0di squilibri globali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il pericolo di conflitti commerciali globali<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019intera economia globale, sia le partite correnti\u00a0che gli scambi commerciali\u00a0sono per definizione equilibrati. Pertanto, mantenere enormi surplus\u00a0nell\u2019area euro significa che le altre economie del mondo devono avere notevoli deficit\u00a0di partite correnti\u00a0e commerciali, il che comporta una crescita economica pi\u00f9 lenta e una maggiore disoccupazione. Tenuto conto della grande dimensione dell\u2019economia dell\u2019eurozona e della scala delle sue eccedenze internazionali, i partner commerciali dell\u2019Europa non possono tollerare a lungo tale situazione. Se i surplus\u00a0della zona euro continueranno, prima o poi i suoi partner scateneranno\u00a0una guerra commerciale internazionale con conseguenze terribili per l\u2019Europa, per loro stessi\u00a0e per l\u2019intera economia globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le false speranze di risolvere gli squilibri interni dell\u2019eurozona<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00c8\u00a0improbabile che la Germania distrugga volontariamente la sua sudata competitivit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Un problema irrisolvibile per la BCE \u00e8 che l\u2019euro rimanga troppo forte per i paesi del Sud\u00a0e troppo debole per la Germania. Anche se consentire all\u2019euro di apprezzarsi contribuirebbe a ridurre i surplus di partite correnti, ci\u00f2 aggraverebbe anche lo stress economico nei paesi del Sud. Questo, a sua volta, rafforzerebbe ulteriormente i movimenti politici populisti e anti-europei che hanno capitalizzato sulle difficolt\u00e0 sociali per\u00a0ottenere consensi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcuni osservatori ritengono che gli squilibri interni della zona euro possono essere ridotti se la Germania aumenta la spesa in infrastrutture e permette che i suoi salari crescano pi\u00f9 velocemente. Ma per molti tedeschi, che hanno subito le difficili riforme sociali e del mercato del lavoro nel 2003-2005, uno sforzo deliberato per ridurre gli incrementi di competitivit\u00e0 cos\u00ec \u00a0duramente guadagnati non \u00e8 un\u2019opzione. Il fatto che il 63% delle esportazioni tedesche vada in paesi al di fuori della zona euro \u2013 vale a dire che le imprese tedesche devono essere in grado di competere con le loro omologhe\u00a0in tutto il mondo, non solo nell\u2019unione monetaria \u2013 rende la questione ancora pi\u00f9 delicata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I progressi verso l\u2019unione fiscale non aiuterebbero<\/strong><\/p>\n<p>Altri osservatori sostengono che un\u2019ulteriore integrazione, in particolare dei passi avanti\u00a0verso un\u2019unione fiscale e politica, fornirebbe all\u2019eurozona strumenti alternativi \u2013 cio\u00e8 trasferimenti di ricchezza \u2013 per migliorare la competitivit\u00e0 dei paesi depressi. Ma, come hanno imparato l\u2019Italia e la Germania nei loro sforzi in gran parte\u00a0falliti (ed estremamente costosi) per stimolare regioni non competitive, tali aspettative sono ingiustificate. Infatti, nonostante l\u2019enorme spesa di denaro dei contribuenti \u2013 che equivale\u00a0annualmente al 16% del PIL regionale dell\u2019Italia meridionale e al 25% del PIL regionale della Germania orientale \u2013 le economie italiana e tedesca ne hanno guadagnato ben poco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infatti, il\u00a0tentativo di migliorare la competitivit\u00e0 delle aree depresse all\u2019interno di un\u2019unione monetaria attraverso i trasferimenti fiscali \u00e8 una contraddizione in termini. L\u2019afflusso di fondi verso i paesi che cercano di riconquistare\u00a0competitivit\u00e0 attraverso una politica di svalutazione interna pregiudica questa stessa politica. Mentre una politica di svalutazione interna si pone l\u2019obiettivo di diminuire la domanda interna al fine di ridurre i prezzi e i salari, i trasferimenti fiscali in entrata aumentano la domanda interna e contribuiscono ad aumentare i salari e i prezzi, rendendo quindi pi\u00f9 difficile riconquistare la competitivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nemmeno l\u2019esperienza americana infonde\u00a0speranza<\/strong><\/p>\n<p>I sostenitori dell\u2019euro spesso menzionano\u00a0gli Stati Uniti, simili all\u2019Unione europea (UE) in termini di superficie\u00a0totale, popolazione e livello di sviluppo economico. Concludono che, poich\u00e9 l\u2019economia statunitense pu\u00f2 operare con successo con una sola moneta, la stessa cosa potrebbe succedere in Europa, a condizione che l\u2019architettura della zona euro sia adeguatamente migliorata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, il modo americano di trattare gli squilibri regionali sarebbe difficilmente accettabile per i paesi europei. Alcuni stati e territori USA sono destinatari permanenti di trasferimenti federali netti che superano annualmente il 10% del PIL locale. Questi trasferimenti non aiutano a risolvere i problemi di non-competitivit\u00e0 degli Stati e dei territori beneficiari, ma semplicemente forniscono risorse per finanziare i disavanzi derivanti da tali problemi. Come dimostrato nello studio classico di Olivier Jean Blanchard e Lawrence F. Katz [2], il fattore che risolve il problema della disoccupazione pi\u00f9 elevata nelle regioni sottosviluppate\u00a0dell\u2019America non \u00e8 la \u201csvalutazione interna\u201d, cio\u00e8 l\u2019aggiustamento salariale locale, ma l\u2019emigrazione delle persone in et\u00e0 lavorativa in\u00a0altre parti del paese. I punti di forza del meccanismo di aggiustamento americano (nonch\u00e9 alcuni dei suoi effetti estremi) si possono vedere nei casi di Detroit e Puerto Rico, come descritto da \u201c<em>The Economist<\/em>\u201d [3].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Detroit, l\u2019ex capitale dell\u2019industria automobilistica americana, ha perso migliaia di posti di lavoro. Tuttavia il livello di disoccupazione in citt\u00e0 (5,7% nel 2015) \u00e8 solo leggermente superiore alla media americana e sostanzialmente inferiore a quello dell\u2019area euro (10,9% nel 2015). Questo perch\u00e9 gli abitanti hanno lasciato la citt\u00e0. La popolazione di Detroit \u00e8 diminuita del 62%, da 1.850.000 abitanti nel 1950 a 700.000 nel 2013. Il problema della citt\u00e0 non \u00e8 la disoccupazione, ma un basso numero di abitanti, che non \u00e8\u00a0in grado di finanziare le infrastrutture locali. Di conseguenza, nel 2013 Detroit ha dichiarato\u00a0fallimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Puerto Rico, un territorio dipendente dagli Stati Uniti, la disoccupazione \u00e8\u00a0da lungo tempo limitata\u00a0dall\u2019emigrazione. Il territorio \u00e8 ora abitato da 3,5 milioni di persone, mentre 5 milioni di portoricani, cio\u00e8 il 59% del totale, vivono in altre parti degli Stati Uniti. Tuttavia, l\u2019economia in contrazione e\u00a0la popolazione in calo non sono pi\u00f9 in grado di finanziare gli impegni\u00a0di spesa di Puerto Rico. <em>\u201cThe Economist\u201d<\/em> sostiene che prima o poi il governo federale dovr\u00e0 assumersi alcuni dei debiti dell\u2019isola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>All\u2019interno dell\u2019Unione Europea, l\u2019area valutaria ottimale \u00e8 al livello\u00a0degli stati membri<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>N\u00e9 la stagnazione di lungo periodo n\u00e9 l\u2019emigrazione di massa sono soluzioni accettabili per gli Stati nazionali europei<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 costituita da paesi con lingue diverse, caratterizzati da diverse tradizioni storiche e culturali. Gli Stati nazionali costituiscono la principale fonte di identit\u00e0 dei cittadini; fungono anche da\u00a0fonte di legittimit\u00e0 democratica dei governi. Per la coesione dell\u2019Unione europea e dei suoi Stati membri, \u00e8 importante che i cittadini europei dispongano delle migliori opportunit\u00e0 possibili per lo sviluppo personale e il benessere all\u2019interno dei\u00a0propri paesi. N\u00e9 la stagnazione a lungo termine n\u00e9 l\u2019emigrazione di massa sono soluzioni accettabili per le nazioni europee. Inoltre, nemmeno dei trasferimenti fiscali permanenti che finanzino i disavanzi di alcuni stati nazionali possono rappresentare\u00a0una soluzione accettabile per la zona euro, come testimonia una relazione dei presidenti delle cinque principali istituzioni europee. [4]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nelle emergenze, il tasso di cambio \u00e8 un meccanismo di regolazione efficace e sostanzialmente insostituibile che migliora la competitivit\u00e0 di una data area valutaria. Pertanto, \u00e8 razionale che il potere di utilizzare questo strumento dovrebbe essere localizzato al livello comunitario, con il quale i\u00a0cittadini si identificano maggiormente\u00a0e al\u00a0quale sono disposti a delegare la responsabilit\u00e0 del\u00a0loro destino. Nel caso dell\u2019Unione europea, il livello di comunit\u00e0 ottimale per un\u2019area valutaria \u00e8 lo Stato membro. All\u2019interno di uno Stato nazionale, sia la migrazione che i trasferimenti fiscali permanenti non sono politicamente distruttivi e potrebbero essere accettabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Privare\u00a0i paesi membri delle loro valute pu\u00f2, contrariamente alle intenzioni, minacciare il futuro dell\u2019UE invece che promuovere un\u2019ulteriore integrazione europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1]\u00a0Questo articolo si basa sui seguenti testi:<br \/>\n\u2022 \u00a0S. Kawalec and E. Pytlarczyk, Controlled Dismantlement of the Eurozone: A Strategy to Save the European Union and the Single European Market, \u201cGerman Economic Review\u201d, 14 (1), February 2013, p. 31-49.<br \/>\n\u2022 \u00a0S. Kawalec and E. Pytlarczyk, Controlled Dismantlement of the Eurozone: A Proposal for a New European Monetary System and a New Role for the European Central Bank, National Bank of Poland Working Paper No 155, Warsaw 2013. http:\/\/www.nbp.pl\/publikacje\/materialy_i_studia\/155_en.pdf.<br \/>\n\u2022 S. Kawalec, Europe\u2019s Currency Manipulation, \u201eProject Syndicate\u201d, http:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/euro-currency-manipulation-by-stefan-kawalec-2015-04, 2 April 2015.<br \/>\n\u2022 \u00a0S. Kawalec, The permanent necessity to undervalue the euro endangers Europe\u2019s trade relations, Paper for 12th EUROFRAME Conference on Economic Policy Issues in the European Union \u201eChallenges for Europe 2050\u201d, organized by the EUROFRAME group of research institutes, Vienna, Austria, 12 June 2015.<br \/>\n\u2022 \u00a0S. Kawalec, The Euro as a Threat to European Integration, \u201cThat Sinking Feeling\u201d, New Direction \u2013 the foundation for European reform, Autumn 2015, p. 6-9.<br \/>\n\u2022 \u00a0S. Kawalec and E. Pytlarczyk, Paradoks euro. Jak wyj\u015b\u0107 z pu\u0142apki wsp\u00f3lnej waluty (The Euro Paradox: How to Break Out of the Trap of a Common Currency?), Poltext, Warszawa 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[2]\u00a0O. J. Blanchard, L. F. Katz, Regional Evolutions, \u201cBrookings Papers on Economic Activity\u201d, 1:1992.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[3] \u201cThe Economist\u201d, For richer, for poorer: One way or another, America\u2019s government will end up bailing out Puerto Rico, November 28, 2015.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[4] I presidenti della Commissione Europea, del Summit Europeo, dell\u2019Eurogruppo, della Banca Centrale Europea, e del Parlamento Europeo, hanno presentato idee preliminari su un bilancio comune dell\u2019eurozona sotto il termine eufemistico di \u201cfunzione di stabilizzazione fiscale dell\u2019eurozona\u201d. In ogni caso, hanno affermato che: \u201cnon dovrebbe condurre a trasferimenti permanenti tra paesi o a trasferimenti in un\u2019unica direzione\u2026 non dovrebbe essere nemmeno concepito come un mezzo per bilanciare i redditi tra i paesi membri\u201d. Si veda: The Five Presidents\u2019 Report: Completing Europe\u2019s Economic and Monetary Union, report by: Jean-Claude Juncker in close cooperation with Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi, and Martin Schulz, The European Commission, 22 June 2015, p. 15.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/07\/24\/ehoc-gli-squilibri-delleurozona-e-le-guerre-commerciali-globali-i-parte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/07\/24\/ehoc-gli-squilibri-delleurozona-e-le-guerre-commerciali-globali-i-parte\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Saint Simon) \u00c8 passato pi\u00f9 di un anno dalla pubblicazione di European House of Cards, ma tutte le cause strutturali del fallimento dell\u2019eurozona e le previsioni descritte in questo articolo di Stefan Kawalec rimangono tutt\u2019ora in piedi, ugualmente inascoltate dai decisori politici europei. 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