{"id":33270,"date":"2017-07-28T08:00:07","date_gmt":"2017-07-28T06:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33270"},"modified":"2017-07-27T18:00:15","modified_gmt":"2017-07-27T16:00:15","slug":"attacco-bipartisan-alle-pensioni-quando-la-solidarieta-tra-generazioni-diventa-un-dispositivo-neoliberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33270","title":{"rendered":"Attacco bipartisan alle pensioni. Quando la solidariet\u00e0 tra generazioni diventa un dispositivo neoliberale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Alessandro Somma)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Due proposte di legge<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Commissione Affari costituzionali della Camera<\/strong> ha da poco iniziato l\u2019esame di due proposte di modifica dell\u2019<strong>articolo 38 della Costituzione<\/strong>, nella parte in cui menziona il diritto alla pensione e precisa che alla sua attuazione \u201cprovvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato\u201d.<\/p>\n<ol>\n<li>Con la prima proposta, sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, dal Pd ai Fratelli d\u2019Italia, si vuole puntualizzare che il diritto alla pensione si attua \u201c<strong>secondo<\/strong> <strong>principi di equit\u00e0, ragionevolezza e non discriminazione tra le generazioni<\/strong>\u201d1.<\/li>\n<li>La seconda proposta \u00e8 stata presentata da deputati del Pd e ha un contenuto simile: vuole precisare che \u201cil sistema previdenziale \u00e8 improntato ad assicurare <strong>l\u2019adeguatezza dei trattamenti, la solidariet\u00e0 e l\u2019equit\u00e0 tra le generazioni<\/strong> nonch\u00e9 la sostenibilit\u00e0 finanziaria\u201d2.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Molti hanno accolto con entusiasmo il richiamo alla solidariet\u00e0 tra generazioni, considerato una novit\u00e0 positiva per i pensionati di domani. Proprio su questo aspetto deve avere insistito una velina a cui evidentemente si deve un titolo molto gettonato dalle testate, che hanno sbrigativamente parlato di \u201c<strong>norma salva-giovani<\/strong>\u201d. Sono per\u00f2 mancate analisi pi\u00f9 approfondite su una vicenda di notevole portata e impatto, tutto sommato passata sotto silenzio.<\/p>\n<p>Basta per\u00f2 leggere le relazioni introduttive alle proposte di modifica della Costituzione per rendersi conto della loro portata eversiva: l\u2019obiettivo \u00e8 la \u201crimodulazione della spesa pensionistica nella direzione di una maggiore sostenibilit\u00e0\u201d, ovvero, tanto per incominciare, <strong>il taglio delle pensioni di oggi, estorto con la promessa di una garanzia delle pensioni di domani<\/strong> (evidentemente contenute per rendere possibili quelle di dopodomani).<\/p>\n<p>A irritare sono le motivazioni per cui occorrerebbe rimodulare la spesa pensionistica, che pure muovono da una premessa incontestabile, seguita per\u00f2 da conclusioni surreali. Si dice infatti che \u201cnon si pu\u00f2 considerare equo un Paese nel quale il sistema pensionistico discrimina fra pensionati di generazioni diverse\u201d3, <strong>ma questo non porta a immaginare politiche tese a incidere positivamente sulle pensioni future: politiche per il lavoro di qualit\u00e0<\/strong>, che contrastino la precariet\u00e0 e l\u2019abbattimento dei salari, unite a un piano di investimenti per affrontare la piaga della disoccupazione giovanile.<\/p>\n<p><strong>Tutto il contrario<\/strong>: non si mettono in discussione la cancellazione dei diritti dei lavoratori e l\u2019austerit\u00e0, che anzi una retorica truffaldina presenta, contro ogni evidenza, come il presupposto per una ripresa economica e dell\u2019occupazione. <strong>Si giunge cos\u00ec alla conclusione che, se non si vuole discriminare tra chi ha di pi\u00f9 e chi avr\u00e0 di meno, non resta che lasciare le cose come stanno per chi ha di meno, e nel contempo togliere a chi ha di pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n<p>E si badi che non si tratta qui di colpire i cosiddetti pensionati d\u2019oro, ma semplicemente chi ha ottenuto il dovuto con sistemi di calcolo che i fautori della riforma costituzionale reputano ora \u201cabbastanza generosi\u201d4. Sistemi che da molti anni a questa parte hanno per\u00f2 consentito la sopravvivenza a tanti giovani e meno giovani, che sono stati costretti a ricorrere alle pensioni dei genitori per far fronte alla disoccupazione, a salari da fame, e soprattutto a uno Stato sociale oramai in disarmo.<\/p>\n<p><strong>Analisi economica del diritto costituzionale<\/strong><\/p>\n<p>Le proposte di riforma appena viste vanno lette in un tutt\u2019uno con altre riforme o proposte di riforma che si sono succedute nel tempo e che hanno inteso mutare profondamente i caratteri della Costituzione.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima si fonda sull\u2019idea che <strong>l\u2019uguaglianza deve essere promossa contro il funzionamento del mercato<\/strong>: solo se controllata e indirizzata dai pubblici poteri l\u2019iniziativa economica privata persegue \u201cfini sociali\u201d (art. 41), mentre se viene lasciata libera si trasforma in uno strumento di sopraffazione e sfruttamento. Tutto l\u2019opposto di quanto sostiene l\u2019ortodossia neoliberale, ovvero che <strong>l\u2019iniziativa privata persegue fini sociali in quanto viene lasciata libera<\/strong>, se i pubblici poteri rinunciano a indirizzarla.<\/p>\n<p>Come si sa \u00e8 in quest\u2019ultimo senso che spinge l\u2019Unione europea, che chiede ai Paesi membri di disciplinare i mercati non per contrastarli, ma per assecondarli: per assicurare il funzionamento della concorrenza, ovvero per tradurre le leggi del mercato in leggi dello Stato. Con il risultato che l\u2019inclusione sociale viene ridotta a inclusione nel mercato, ritenuto lo strumento pi\u00f9 adatto a redistribuire risorse, molto pi\u00f9 della regolamentazione pubblica, fonte di inefficienza.<\/p>\n<p>Queste convinzioni, un punto fermo dell\u2019ortodossia neoliberale, si devono in particolare alla teoria della scelta pubblica, per cui la politica, prima ancora della democrazia, \u00e8 fonte di corruzione e deve pertanto ritirarsi dall\u2019arena economica. Non \u00e8 un caso se proprio in tale ambito si \u00e8 elabora l\u2019analisi economica del diritto costituzionale (constitutional economics), una disciplina complessivamente tesa a rendere resistenti le regole destinate a riservare ai pubblici poteri il ruolo di meri custodi del principio di concorrenza.<\/p>\n<p>Il che avviene nel momento in cui si conferisce rango costituzionale a quelle regole, ovvero se si inseriscono nelle Carte fondamentali <strong>disposizioni ricavate dal principio per cui lo Stato deve assecondare il mercato<\/strong>5. Magari, per quanto riguarda il tema delle pensioni, limitando la spesa pubblica per favorire cos\u00ec la privatizzazione del sistema, affermando oltretutto che lo si fa per i giovani.<\/p>\n<p>Non stupisce allora se, tra le proposte elaborate dai cultori di questa disciplina, spicca l\u2019inserimento a livello costituzionale del <strong>principio del pareggio di bilancio<\/strong>, o sue varianti, che in area europea \u00e8 stato sponsorizzato dal noto <strong>Fiscal compact<\/strong>, e in Italia realizzato con la riforma dell\u2019art. 81 della Carta fondamentale: dove si dice ora che \u201clo Stato assicura l\u2019equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio\u201d. Il che equivale a mettere fuori legge i tentativi di tenere insieme crescita economica e piena occupazione, l\u2019unica vera ricetta \u201csalva-giovani\u201d, e pi\u00f9 in generale rovesciare il principio fondativo della cultura costituzionale italiana: quello per cui l\u2019economia viene sottomessa alla politica, e quindi il mercato viene subordinato alla partecipazione democratica.<\/p>\n<p><strong>Solidariet\u00e0 tra generazioni, neoliberalismo e beni comuni<\/strong><\/p>\n<p>Per molti aspetti l\u2019inserimento in Costituzione del principio dell\u2019equilibrio di bilancio ha gi\u00e0 determinato un forte snaturamento della Carta fondamentale, mettendo oltretutto in luce come non vi sia un significativo scarto politico tra l\u2019equilibrio e il pareggio di bilancio. \u00c8 quanto si ricava da alcune sentenze della Corte costituzionale che si sono misurate con il principio, e hanno nel contempo affrontato il tema della solidariet\u00e0 tra le generazione.<\/p>\n<p>In particolare una decisione ha salvato alcune previsioni contenute in una legge attuativa \u201c<strong>del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell\u2019art. 81 della Costituzione<\/strong>\u201d (si badi pareggio e non equilibrio)6, affermando che il principio vincola i cittadini meno giovani, chiamati a sacrificarsi per i cittadini pi\u00f9 giovani: \u201csostenibilit\u00e0 del debito pubblico implica una responsabilit\u00e0\u201d che \u201cnon \u00e8 solo delle istituzioni ma anche di ciascun cittadino nei confronti degli altri, ivi compresi quelli delle generazioni future\u201d7. In un\u2019altra decisone, che ha salvato i limiti alle assunzioni nella pubblica amministrazione concepiti come misure di austerit\u00e0, il fine del ricambio generazionale viene invocato come movente per gli sforzi volti a perseguire l\u2019equilibrio di bilancio8. Pi\u00f9 recentemente si sono precisati i fondamenti per la \u201cmutualit\u00e0 intergenerazionale\u201d in materia pensionistica, e si \u00e8 tra l\u2019altro menzionata la disposizione costituzionale in cui si chiede di adempiere ai \u201cdoveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale\u201d (art. 2)9.<\/p>\n<p>A ben vedere non tutte le decisioni della Corte ricalcano questo schema, ovvero utilizzano la solidariet\u00e0 tra generazioni come espediente buono a promuovere l\u2019osservanza dell\u2019ortodossia neoliberale imposta da Bruxelles: <em>per giustificare, nel nome di una parit\u00e0 di trattamento incentrata su un minimo comun denominatore, la compressione certa di diritti alle generazioni presenti a beneficio ipotetico delle generazioni future<\/em>.<\/p>\n<p>Una decisione ha ad esempio dichiarato l\u2019incostituzionalit\u00e0 del blocco della rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore ai 1200 Euro, deciso come misura di austerit\u00e0 in linea con le richieste europee. Il blocco contrasta infatti con il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di vecchiaia (art. 38 Cost.) e, posto che la pensione costituisce una retribuzione differita, con il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare un\u2019esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost.)10.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, a proposito del diritto all\u2019educazione e all\u2019avviamento professionale dei disabili, diritto menzionato nella medesima disposizione in cui si parla di diritto alla pensione, si \u00e8 affermato che il bilancio deve piegarsi ai diritti e non viceversa: \u201c\u00e8 la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l\u2019equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione\u201d11.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, la solidariet\u00e0 tra generazioni non costituisce necessariamente un principio tipico dell\u2019ortodossia neoliberale. Questa non ne ha la paternit\u00e0: se ne \u00e8 appropriata snaturando la valenza riconosciuta al principio nei contesti in cui ha una tradizione pi\u00f9 nobile.<\/p>\n<p>In particolare la cultura dei beni comuni si fonda esattamente su questa forma di solidariet\u00e0, in nome della quale si definiscono i limiti allo sfruttamento del bene: questo deve essere utilizzato in modo tale che siano conservate intatte tutte le sue funzioni. \u00c8 ad esempio la possibilit\u00e0 per le generazioni future di fruire di un ambiente salubre a indicare per il tempo presente i limiti allo sfruttamento ambientale. Giacch\u00e9 \u00e8 il suo valore d\u2019uso che occorre conservare, e anzi proteggere da chi vede solo il suo valore di scambio: da chi esclude per appropriarsi del bene, per tutelare invece chi esclude per favorire i libero accesso al bene.<\/p>\n<p><strong>Competizione fiscale<\/strong><\/p>\n<p>I progetti di riforma della disciplina costituzionale del diritto alla pensione non hanno evidentemente nulla che vedere con tutto questo. Il fine ultimo non \u00e8 tanto la sostenibilit\u00e0 del diritto in un contesto di risorse complessivamente calanti, bens\u00ec in una situazione nella quale si sceglie deliberatamente di diminuire la spesa sociale in omaggio a un progetto politico ben preciso. <strong>Il progetto neoliberale, che vuole affossare i diritti sociali sul presupposto che occorra riconoscerli solo se vi \u00e8 sostenibilit\u00e0 finanziaria<\/strong>. Come se solo i diritti sociali avessero un costo, e non lo avessero invece le libert\u00e0 indispensabili a far funzionare il mercato concorrenziale: idea tanto diffusa quanto infondata, dal momento che quelle libert\u00e0 presuppongo quantomeno l\u2019esistenza di un oneroso apparato di pubblica sicurezza e un sistema di tribunali altrettanto oneroso.<\/p>\n<p>Non solo. Tra le libert\u00e0 valorizzate dall\u2019ortodossia neoliberale svetta quella relativa alla circolazione dei capitali, che costringe gli Stati a ingaggiare una drammatica competizione per attrarre o trattenere il maggior numero di investitori. <strong>Se i capitali circolano liberamente gli Stati sono cio\u00e8 portati a comprimere i salari e i diritti dei lavoratori, e ovviamente ad abbattere la pressione fiscale sulle imprese<\/strong>: come da ultimo con la riduzione dell\u2019aliquota proporzionale Ires dal 27,5% al 24% realizzata dalla legge di stabilit\u00e0 201612. Il tutto alla base di una spirale perversa: la diminuzione del gettito fiscale, sempre crescente per effetto della competizione tra Stati, impone di limitare la spesa sociale, che avrebbe per\u00f2 bisogno di crescere anch\u2019essa a causa della compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori. Di qui una serie di scelte obbligate come, per tornare al nostro tema, la diminuzione della spesa pensionistica, che come si vede costituisce il frutto di scelte politiche e non un accidente determinato da fattori naturali: come vogliono far credere coloro i quali si concentrano sul prolungamento della vita media (peraltro ora insidiato dalla diffusione della povert\u00e0).<\/p>\n<p><strong>\u00c8 per\u00f2 questo il ruolo che l\u2019ortodossia neoliberale affida allo Stato<\/strong>. <em>Non tanto di arretrare per lasciare spazio ai mercati, <strong>ma di attivarsi per sostenere i mercati<\/strong>, per prevenire il loro fallimento e soprattutto per socializzare le perdite che ne derivano<\/em>. Se del caso sacrificando la democrazia e persino la politica, per sterilizzare cos\u00ec il conflitto sociale e renderlo incapace di condizionare l\u2019ordine costituito. Anche questa \u00e8 una finalit\u00e0 riconducibile alla proposta di costituzionalizzare la solidariet\u00e0 tra generazioni come limite al diritto alla pensione, che se approvata infliggerebbe il colpo di grazia a quella che da tempo non \u00e8 pi\u00f9 \u201cla Costituzione pi\u00f9 bella del mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1\u0002 Proposta di legge costituzionale n. 3478 Modifica all&#8217;articolo 38 della Costituzione per assicurare l&#8217;equit\u00e0 intergenerazionale nei trattamenti previdenziali e assistenziali.<\/p>\n<p>2\u0002 Proposta di legge costituzionale n. 3858 Modifica all&#8217;articolo 38 della Costituzione per assicurare l&#8217;equit\u00e0 e la sostenibilit\u00e0 dei trattamenti previdenziali.<\/p>\n<p>3\u0002 Proposta di legge costituzionale n. 3478, www.camera.it\/_dati\/leg17\/lavori\/stampati\/pdf\/17PDL0050960.pdf.<\/p>\n<p>4\u0002 Relazione alla proposta di legge costituzionale n. 3858, www.camera.it\/_dati\/leg17\/lavori\/stampati\/pdf\/17PDL0048830.pdf.<\/p>\n<p>5\u0002 Cfr. J.M. Buchanam, Constitutional Economics, in J. Eatwell, M. Milgate e P. Newman (a cura di), The World of Economics, London e Basingstoke, Macmillan Press Limited, 1991, p. 134 ss.<\/p>\n<p>6\u0002 Legge 24 dicembre 2012 n. 243.<\/p>\n<p>7\u0002 Sentenza 10 aprile 2014 n. 88<\/p>\n<p>8\u0002 Sentenza 28 marzo 2014 n. 60.<\/p>\n<p>9\u0002 Sentenza 13 luglio 2016 n. 173.<\/p>\n<p>10\u0002 Sentenza 10 marzo 2015 n. 70.<\/p>\n<p>11\u0002 Sentenza 16 dicembre 2016 n. 275.<\/p>\n<p>12\u0002 Art. 1 comma 61 Legge 28 dicembre 2015 n. 208 (legge di stabilit\u00e0 2016).<\/p>\n<p>Fonte:<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Alessandro Somma) Due proposte di legge La Commissione Affari costituzionali della Camera ha da poco iniziato l\u2019esame di due proposte di modifica dell\u2019articolo 38 della Costituzione, nella parte in cui menziona il diritto alla pensione e precisa che alla sua attuazione \u201cprovvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato\u201d. 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