{"id":33355,"date":"2017-08-02T12:50:47","date_gmt":"2017-08-02T10:50:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33355"},"modified":"2017-08-02T12:50:47","modified_gmt":"2017-08-02T10:50:47","slug":"i-fondamenti-teorici-del-neoliberalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33355","title":{"rendered":"I fondamenti teorici del neoliberalismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Sapir propone un\u2019interessante rassegna dei gravi problemi teorici che smentiscono la pretesa dell\u2019economia neoclassica dominante di essere scienza e la squalificano in una costruzione ideologica di un mondo irreale di eleganze matematiche, nel quale gli individui possono evitare legami istituzionali semplicemente abbandonandosi all&#8217;avidit\u00e0, che genera a loro insaputa un sistema neutro, privo di solidariet\u00e0 e di conflitto.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019articolo \u00e8 disponibile al seguente indirizzo:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/6157\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/6157<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Traduzione di <\/span><em><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Paolo Di Remigio (FSI Teramo)<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: x-large;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">I fondamenti teorici del neoliberalismo<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">di<\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Jacques Sapir<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La teoria neoclassica, ossia la teoria dell\u2019equilibrio generale, continua a permeare numerosi commenti o riflessioni.<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Questo \u00e8 particolarmente chiaro per quanto concerne il \u00abmercato\u00bb del lavoro, e la volont\u00e0 dell\u2019attuale governo di far passare, \u00abdi forza\u00bb se fosse necessario, tutta una serie di misure che riporterebbero i lavoratori a una situazione di isolamento, che \u00e8 proprio quella descritta dalla teoria neoclassica. Infatti quest\u2019ultima ignora le istituzioni oppure cerca di ridurle a semplici contratti, bench\u00e9 esse siano ben altra cosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Bisogna dunque tornare su questo paradigma dell\u2019equilibrio, e pi\u00f9 fondamentalmente su ci\u00f2 che si chiama la Teoria dell\u2019Equilibrio Generale o TEG. \u00c8 chiaro che non si tratta di una congettura facilmente confutabile o, in tutti casi, che essa non \u00e8 percepita come tale nella professione. Eppure il suo irrealismo ontologico pone un vero problema. Costruita attorno alla descrizione di un mondo immaginario, essa serve nondimeno ad alcuni di guida per comprendere la realt\u00e0. Facendo questo, essa si svela come un\u2019ideologia (una \u00abrappresentazione del mondo\u00bb), e una ideologia al servizio di interessi particolari, e non come una teoria scientifica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019origine della teoria neoclassica<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Qui occorre ricordare che la TEG si costituisce con un atto di forza teorico da parte di L\u00e9on Walras, che decide di considerare l\u2019economia come un insieme di mercati dipendenti l\u2019uno dall\u2019altro e da nessun\u2019altra situazione<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questo atto di forza si adornava inoltre con le penne di una formalizzazione matematica che gli dava l\u2019apparenza di solidit\u00e0 teorica<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Quello che certamente convinse economisti sempre pi\u00f9 numerosi a volgersi verso questo approccio che in apparenza voltava le spalle alla realt\u00e0 e al realismo fu il suo carattere rivoluzionario. Per la prima volta si pretendeva di disporre di un sistema di spiegazione dell\u2019economia tanto globale quanto coerente, in cui questa non aveva altro riferimento che se stessa<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. In questo senso, mentre il marxismo, bench\u00e9 si presenti come una critica dell\u2019economia politica classica, conserva legami importanti con la tradizione emergente dal XVIII secolo, la TEG si presenta come una rottura radicale. Si comprende allora il suo potere di fascinazione sugli economisti, potere che fu rafforzato dopo che Arrow e Debreu elaborarono una formulazione moderna della sua assiomatica<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Tuttavia questa fascinazione non \u00e8 stata mai generale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Le controversie si sono moltiplicate, e alcuni hanno attaccato il <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">nocciolo duro<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> della TEG, ossia l\u2019ipotesi delle preferenze individuali indipendenti di ogni agente. Di fronte a nuovi dibattiti, tra cui per esempio quello sull\u2019organizzazione, la TEG \u00e8 portata a diversificarsi con il rischio di perdere la sua coerenza<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Pi\u00f9 fondamentalmente, a corrodere oggi le basi del suo dominio ci sono i dubbi sulla sua capacit\u00e0 di rendere conto del decentramento degli agenti e delle decisioni. Questo processo accelera le sue tendenze latenti a trasformarsi in un puro discorso normativo, a detrimento delle sue funzioni descrittive, predittive o interrogative; si assiste allora alla costituzione della TEG in <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>ortodossia<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, con tutti gli irrigidimenti ideologici e politici che questo implica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Ci\u00f2 da cui \u00e8 colpito l\u2019osservatore \u00e8 allora, pi\u00f9 che la generalit\u00e0 della fascinazione, la sua stabilit\u00e0 nel tempo. A dispetto di molteplici critiche provenienti da orizzonti diversi, la TEG sembra emergere sempre dai dibattiti come la posizione naturale della maggioranza degli economisti. Che ci siano ragioni istituzionali di questa situazione \u00e8 evidente. Basta considerare chi siano stati gli autori insigniti col premio Nobel in economia per rendersene conto. A questo C. Johnson, grande specialista di economia giapponese, ha aggiunto perfidamente che la proporzione di economisti americani insigniti con questo premio sia correlata al declino dell\u2019economia americana<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Sotto questo punto polemico si nasconde un problema ben reale. La forza della TEG dipende ormai tanto dalla sua capacit\u00e0 socialmente normativa legata alla sua pervasivit\u00e0 delle istituzioni accademiche quanto dalla sua capacit\u00e0 di rispondere o di integrare le critiche che le sono fatte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una teoria dei mercati che trascura il mercato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Il procedimento di Walras consisteva nel mettere in ordine un sistema di mercati interdipendenti. Per farlo, ha dovuto sacrificare la stessa teoria del mercato. Ce se ne rende ben conto se si cerca una definizione di \u00abmercato\u00bb nelle opere moderne ispirate alla TEG. Sicuramente si troveranno numerose definizioni convergenti di ci\u00f2 che si ritiene il mercato realizzi, ossia un equilibrio delle offerte e delle domande. Ma dire ci\u00f2 che un sistema produce non ci dice come lo faccia<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> n\u00e9 quale sia la sua natura<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La TEG ci propone un metodo per arrivare all\u2019equilibrio: il procedimento per tentativi. Si tratta del processo di confronto tra offerte e domande che si ritiene finisca con l\u2019equilibrio, e che costituisce dunque il cuore della teoria dell\u2019equilibrio<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Di fatto, lo si pu\u00f2 considerare come un \u00abgioco\u00bb, nel senso di una attivit\u00e0 retta da regole strette e formali. Questo finisce col far sparire la nozione di rapporto di forza tra i partecipanti a uno scambio, ci\u00f2 che costituisce la prima deviazione della TEG dal realismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Nel caso del modello walrasiano, la regola essenziale \u00e8 che nessuno scambio deve avere luogo prima che i prezzi di equilibrio siano stati determinati. Ora, si sa in quale condizione si finisca nell\u2019equilibrio, ma non si sa come sia apparsa questa condizione, una certa matrice di prezzi relativi. Si pu\u00f2 allora supporre un procedimento per tentativi che non sia walrasiano, nel senso che esso accetta l\u2019ipotesi di scambi che abbiano luogo prima che questi prezzi siano stati determinati<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. In questo caso bisogna per\u00f2 essere espliciti sulle istituzioni che conducono gli agenti ad avvicinarsi ai prezzi <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">giusti<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> e dimostrare che il processo sia naturalmente convergente. Altrimenti bisogna esplicitare le configurazioni dei rapporti di forza che spingerebbero i partecipanti a uno scambio ad accettare di procedere a questo scambio sebbene gli uni traggano ben pi\u00f9 profitto degli altri. Su questa strada si torna molto rapidamente alla spiegazione di Marx sul monopolio sociale di una classe sui mezzi di produzione\u2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Appena si considerano le condizioni del procedimento per tentativi walrasiano, si pu\u00f2 mostrare che esso implica<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una struttura di comunicazione tra gli agenti (nell\u2019ipotesi molto forte che ogni segnale osservabile sia vero e intelligibile senza trattamento).<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una struttura di aggiustamento dei segnali che si faccia senza costi e in modo altruista.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Un arresto di ogni operazione non appena un risultato non sia dato dal procedere per tentativi.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Delle ipotesi molto importanti sul rapporto ai prezzi degli agenti (essi assumono i prezzi), sui loro comportamenti e sulla semplicit\u00e0 delle informazioni necessarie.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una struttura di sorveglianza e di punizione, capace di eliminare i devianti e di impedire che si svolgano dei consumi e delle produzioni prima della determinazione dell\u2019equilibrio.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">In effetti per funzionare il procedimento per tentativi esige che nessuno degli operatori sia tale da pesare sui prezzi, che ogni agente abbia una conoscenza perfetta delle offerte e delle domande espresse dagli altri agenti, che si annulli il tempo che scorre durante il processo, infine che sia assolutamente vietato a chiunque di contrattare prima che i \u00abveri prezzi\u00bb siano stati messi in luce dal procedere per tentativi, ci\u00f2 che suppone un controllo centralizzato sull\u2019insieme dei flussi. In effetti tutto ci\u00f2 rassomiglia molto a una Unione Sovietica ideale, compreso il grado fortissimo di costrizione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Molti autori che si richiamano alla TEG erano coscienti di questo paradosso. Hanno dunque cercato strategie per eludere il problema, per ottenere gli stessi risultati in tema di equilibrio, ma senza dover supporre una pesante struttura implicita che assicuri l\u2019equilibrio ex ante. C\u2019\u00e8 dunque tutta una tradizione che ha provato a riformulare l\u2019ipotesi walrasiana centrale nel senso del realismo. La sfida \u00e8 allora di mostrare che esistono condizioni che assicurano automaticamente il risultato che in una borsa valori avrebbe bisogno di un intervento diretto e ben visibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una teoria che nega il ruolo della moneta<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La stessa base del ragionamento neoclassico poggia sulla capacit\u00e0 per gli agenti (ossia gli imprenditori, gli investitori e i lavoratori) di attribuire valori monetari alla totalit\u00e0 del loro ambiente. Nello stesso tempo la moneta \u00e8 considerata come perfettamente neutra nell\u2019economia neoclassica ed essa \u00e8 allontanata dalla discussione per mezzo della Legge di Walras.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Ora, uno scambio monetario non \u00e8 identificabile al baratto per una ragione essenziale: l\u2019esistenza di una asimmetria di informazione tra il produttore-venditore e il compratore. Si reputa che la valutazione monetaria del valore del bene limiti il problema dell\u2019asimmetria<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. A partire dal momento in cui esiste una differenziazione dei beni e in cui la totalit\u00e0 degli agenti non possiede un\u2019esperienza preliminare della totalit\u00e0 dei beni e dei servizi disponibili, si pu\u00f2 ragionevolmente considerare che la moneta sia necessaria. Se si segue Max Weber, la moneta \u00e8 un vettore importante dei conflitti che attraversano le nostre societ\u00e0:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">I prezzi monetari risultano da compromessi e da conflitti di interesse; in questo essi derivano dalla distribuzione del potere. La moneta non \u00e8 un semplice \u00abdiritto su beni non specificati\u00bb che potrebbe essere utilizzata a piacere senza conseguenza fondamentale sulle caratteristiche del sistema dei prezzi percepito come una lotta tra gli uomini. La moneta \u00e8 innanzitutto un\u2019arma in questa lotta; essa \u00e8 uno strumento di calcolo solo nella misura in cui si tengono in considerazione le opportunit\u00e0 di successo in questa lotta<\/span><\/em><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>.<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Ben prima di aver scritto la <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>Teoria generale<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Keynes non la pensava diversamente. In un testo che traeva il bilancio dei disordini monetari che seguirono la fine della prima guerra mondiale, egli scrisse queste righe che risuonano ancora oggi con una profonda attualit\u00e0:<\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Dal 1920 questi due paesi che hanno ripreso in mano la situazione delle loro finanze, non contenti di mettere fine all\u2019inflazione, hanno contratto la loro massa monetaria e hanno conosciuto i frutti della Deflazione. Altri hanno seguito traiettorie inflazionistiche in maniera ancora pi\u00f9 anarchica che in precedenza. Inflazione e deflazione hanno entrambe l\u2019effetto di modificare la distribuzione della ricchezza tra le differenti classi sociali, l\u2019inflazione \u00e8 la peggiore delle due sotto questo rapporto. Entrambe hanno ugualmente l\u2019effetto di spingere o di frenare la produzione di ricchezza, bench\u00e9 qui la deflazione sia la pi\u00f9 nociva<\/span><\/em><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>.<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Keynes va perfino oltre questa constatazione, lega esplicitamente l\u2019inflazione, ossia il deprezzamento della moneta, al movimento storico che vede nuovi gruppi sociali liberarsi dalla tutela di antichi dominatori:<\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Tali movimenti secolari che hanno sempre deprezzato la moneta nel passato hanno dunque aiutato gli \u00abuomini nuovi\u00bb a liberarsi dalla mano morta; essi giovarono alle fortune di data recente a spese di quelle antiche e diedero allo spirito d\u2019impresa armi contro l\u2019accumulazione dei privilegi acquisiti<\/span><\/em><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\"><sup>16<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>.<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La moneta appare dunque sotto due aspetti, analiticamente distinti e sistematicamente legati. Essa \u00e8 certamente il mezzo indispensabile del calcolo inter-temporale che permette di superare gli ostacoli posti dall\u2019eterogeneit\u00e0 sulla via degli scambi. L\u2019eterogeneit\u00e0 fonda la necessit\u00e0 di uno strumento particolare funzionante come norma di omogeneizzazione di una realt\u00e0 non omogenea. Non stupisce che la TEG, poich\u00e9 postula l\u2019omogeneit\u00e0, possa fare a meno della moneta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La TEG e la moneta, continuazione \u2026<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Tuttavia l\u2019introduzione della moneta non \u00e8 senza rischio per il quadro della TEG. J. M. Grandmont rimette seriamente in discussione questa prospettiva<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\"><sup>17<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. In particolare egli mostra che il rifiuto di prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di stati di disequilibrio stabile, rifiuto giustificato nel nome dell\u2019effetto di ricchezza<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\"><sup>18<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, implica sia una forma diretta di stato stazionario sia un aggiustamento istantaneo e interamente prevedibile, che conduce ad escludere ogni situazione di incertezza dal dominio dell\u2019economia<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\"><sup>19<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. \u00c8 la pista che seguir\u00e0 Robert Lucas nel decretare che dove c\u2019\u00e8 incertezza non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 economia, introducendo una seconda deviazione tra la teoria neoclassica e il realismo. L\u2019introduzione di meccanismi di comprensione tra gli scambiatori potenziali finisce col dimostrare che, perfino in una situazione di prezzi perfettamente flessibili, non si ottiene un equilibrio. Grandmont resta per\u00f2 fermamente ancorato alla TEG e suppone sempre interamente probabilizzabile il contesto degli agenti<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\"><sup>20<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La neutralit\u00e0 della moneta, ipotesi centrale della TEG, \u00e8 lontana dall\u2019essere coerente. Essa \u00e8 incompatibile con il principio di dicotomia (ossia i prezzi relativi si formano nel settore reale e sono insensibili alle variazioni monetarie) se si ragiona con effetti di liquidit\u00e0 reali e sotto la <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>Legge di Walras<\/u><\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote21sym\" name=\"sdfootnote21anc\"><sup>21<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. La neutralit\u00e0 della moneta, nel senso in cui questo concetto \u00e8 utilizzato dalla scuola delle Anticipazioni Razionali, non resiste all\u2019introduzione di ipotesi perfino mediamente realiste quanto al comportamento degli agenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Degli equilibri, anche sub-ottimali, possono essere verificati se si suppone un meccanismo di allocazione di risorse inter-temporale. Nondimeno, qui si urta contro un nuovo ostacolo, quello del grado di realismo di questa ipotesi. L\u2019esistenza di mercati completi \u00e8 teoricamente una impossibilit\u00e0, dal punto di vista della stessa struttura della conoscenza, salvo supporre un universo stazionario. D\u2019altronde Grandmont, per dimostrare una soluzione di equilibrio, \u00e8 obbligato a supporre che le anticipazioni siano sempre continue (esclusione degli effetti di sorpresa e dei cambiamenti di preferenza) e che gli agenti credano nella neutralit\u00e0 della moneta<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote22sym\" name=\"sdfootnote22anc\"><sup>22<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. La convergenza delle anticipazioni necessarie per ottenere l\u2019equilibrio non \u00e8 qui prodotta dal mercato ma da un\u2019istituzione normativa che produce effetti cognitivi prevedibili ed omogenei.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Vale a dire che la moneta non \u00e8 semplicemente uno strumento di scambio e di investimento, ma \u00e8 anche \u2013 e forse soprattutto \u2013 uno strumento chiave nel governo delle societ\u00e0. Se ne ha la prova sperimentale con l\u2019euro che chiude gli agenti dei paesi in cui \u00e8 stato adottato in una morsa cognitiva che impedisce loro di vedere la realt\u00e0 \u2013 tragica \u2013 dello stato delle loro societ\u00e0 e delle loro economie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La moneta, il baratto e la TEG<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Si \u00e8 dunque di fronte all\u2019alternativa seguente. O si suppone un\u2019economia con un\u2019offerta di beni e servizi semplice e non evolutiva, e allora l\u2019eliminazione della moneta \u00e8 possibile. O si introduce una dinamica di trasformazione perpetua dell\u2019offerta, e l\u2019eliminazione della moneta diventa impossibile. Ma in questo caso le condizioni dell\u2019equilibrio walrasiano non possono pi\u00f9 essere soddisfatte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Aggiungiamo allora un nuovo paradosso. Se gli scambi sono perlopi\u00f9 monetari per i problemi di asimmetria di informazione evocati, la moneta diventa un bene detenuto da tutti gli agenti. Nondimeno, salvo supporre che la struttura del patrimonio dell\u2019insieme degli agenti sia perfettamente identica, certi saranno pi\u00f9 liquidi di altri. Essi potranno allora disertare pi\u00f9 facilmente negli scambi, appena si consideri che l\u2019economia non \u00e8 una sequenza Produzione-Scambio-Consumo, ma una successione nel tempo di queste sequenze. La moneta come strumento di riduzione dell\u2019asimmetria informativa sulla natura del bene scambiabile si rivela allora come elemento di una nuova asimmetria nella capacit\u00e0 pi\u00f9 o meno grande degli agenti di ritardare nel tempo le loro transazioni. E, salvo supporre che gli agenti siano perfettamente identici, poich\u00e9 non possono sapere a priori ci\u00f2 che pensa l\u2019altro scambista, l\u2019agente che \u00e8 potenzialmente pi\u00f9 vulnerabile alla defezione del suo partner avr\u00e0 timore che quest\u2019ultimo non si comporti come tale. Per la transazione esiger\u00e0 dunque un premio di garanzia che pu\u00f2 essere ridotto se gli agenti si mettono d\u2019accordo per tornare al baratto. Joseph Stiglitz arriva a un risultato simile quando si apre alla critica delle ipotesi di efficienza informativa e di completezza dei mercati<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote23sym\" name=\"sdfootnote23anc\"><sup>23<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Egli mostra allora che i prezzi non sono che una informazione tra altre che gli agenti devono raccogliere. Ma la relativizzazione del ruolo dei prezzi implica allora la relativizzazione della moneta, perch\u00e9 queste altre informazioni passeranno necessariamente per una personalizzazione dei rapporti di scambio che la monetizzazione si riteneva dovesse evitare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Bisogna allora considerare che n\u00e9 l\u2019assimilazione dell\u2019economia a un baratto monetizzato n\u00e9 la sua assimilazione a una attivit\u00e0 tendente verso la monetizzazione perfetta sono sostenibili, per delle ragioni parallele. La monetizzazione nella sua stessa estensione crea le condizioni per il ritorno del baratto, e il baratto, se si generalizza, finisce col far prendere coscienza della necessit\u00e0 della moneta. L\u2019eterogeneit\u00e0 irriducibile dei rapporti di scambio arriva a distruggere la possibilit\u00e0 di esistenza dei meccanismi dell\u2019equilibrio walrasiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Irrealismo di primo e di secondo tipo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La doppia assenza del mercato e della moneta in una teoria economica reputata capace di stabilire le leggi di funzionamento di una economia di mercato monetarizzato riporta al problema del realismo dei fondamenti dell\u2019economia dominante. Le sue dimensioni sono multiple, e le risposte date dagli autori da una quarantina d\u2019anni sono spesso molto differenti. In effetti bisogna capire che ci sono due livelli distinti di irrealismo nella TEG, anche se i loro effetti nella produzione di un discorso di autogiustificazione si combinano. Vi \u00e8 da una parte un rifiuto ostentato e giustificato del realismo, che ha la sua sorgente nello strumentalismo di M. Friedman<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote24sym\" name=\"sdfootnote24anc\"><sup>24<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Esso fin\u00ec in un\u2019assiomatica che pu\u00f2 essere tanto pi\u00f9 rigorosa quanto pi\u00f9 si affranca consapevolmente da ogni tentativo di confrontare le sue ipotesi alla realt\u00e0. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra forma di irrealismo, che risulta direttamente dalla volont\u00e0 di presentare ipotesi metafisiche come fatti concreti e verificabili. L\u2019irrealismo nasce qui da una confusione dei livelli di ragionamento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">A questo stadio \u00e8 facile citare qualche esempio delle conseguenze dell\u2019irrealismo del primo tipo. L\u2019esempio pi\u00f9 conosciuto, perch\u00e9 ha dato luogo a discussioni memorabili tra gli allievi di Keynes e gli economisti pi\u00f9 fedeli alla tradizione neoclassica, concerne la funzione di produzione quale \u00e8 prevista nella TEG. Quest\u2019ultima riposa fondamentalmente sulla doppia ipotesi dell\u2019omogeneit\u00e0 del capitale e dei rendimenti decrescenti, come avevano mostrato una forte critica argomentata da Joan Robinson e le diverse risposte di Robert Solow<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote25sym\" name=\"sdfootnote25anc\"><sup>25<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">In ultima istanza gli economisti fedeli alla TEG sono obbligati ad ammettere che le funzioni di produzione che essi utilizzano nei loro modelli non sono rappresentative del processo reale della produzione e non potrebbero servire ad analizzarlo. Ma, reputa Samuelson, non \u00e8 qui ci\u00f2 che importa; queste funzioni permettono di stabilire un legame prevedibile e statisticamente misurabile tra mezzi di produzione e risultato di quest\u2019ultima. Esse costituiscono dunque approssimazioni accettabili, che sostituiscono una conoscenza di cui si ammette la mancanza<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote26sym\" name=\"sdfootnote26anc\"><sup>26<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Il problema che allora sorge \u00e8 che, per poter postulare l\u2019efficacia di una simile approssimazione, bisogna postulare che l\u2019economia sia un sistema determinista obbediente a leggi intangibili. \u00c8 qui che sorge l\u2019ipotesi ergodica. Per adesso sia sufficiente sapere che l\u2019uso di questa metafora ispirata alla fisica \u00e8 molto discutibile metodologicamente e porta con s\u00e9 una reale debolezza concettuale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote27sym\" name=\"sdfootnote27anc\"><sup>27<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Si pu\u00f2 trovare un secondo esempio nella teoria dell\u2019utilit\u00e0 e del comportamento del consumatore. La TEG postula dunque che i consumi siano sostituibili e mai complementari, con conseguenze molto precise quanto alla forma delle curve di indifferenza di ogni consumatore<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote28sym\" name=\"sdfootnote28anc\"><sup>28<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Da queste curve si deduce allora un modello in cui l\u2019agente economico si comporta in funzione delle variazioni dei prezzi relativi di ogni bene. Questo modello di comportamento, costruito dunque all\u2019inizio per rappresentare un consumo, \u00e8 esteso in seguito alla totalit\u00e0 dei comportamenti economici. Si finisce allora nel dogma secondo il quale le variazioni dei prezzi relativi costituiscono il segnale fondamentale per la totalit\u00e0 delle decisioni. Questo dogma ha conseguenze considerevoli a livello non pi\u00f9 teorico ma prescrittivo. Se effettivamente i prezzi relativi hanno questo potere, allora adottare una struttura sbagliata di questi ultimi pu\u00f2 condurre alle maggiori catastrofi economiche. Se ne deduce che l\u2019adozione di prezzi relativi mondiali, anche qualora non fossero i pi\u00f9 giusti possibili, costituisce una strategia efficiente di riduzione del rischio di cattiva allocazione delle risorse. Bisogna dunque abolire tutti gli ostacoli che impediscono ai prezzi relativi nazionali di allinearsi sulla struttura mondiale, ci\u00f2 che giustifica l\u2019abolizione di tutti i diritti di dogana, delle regolamentazioni tecniche, sociali e sanitarie che possono ostacolare questo allineamento. Il problema \u00e8 che gli economisti neoclassici non hanno mai potuto dimostrare l\u2019esistenza di una simile funzione di utilit\u00e0<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote29sym\" name=\"sdfootnote29anc\"><sup>29<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, e neanche che possano mai essere riscontrate le condizioni di verificazione<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote30sym\" name=\"sdfootnote30anc\"><sup>30<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Tutte le ipotesi necessarie alla teoria neoclassica dell\u2019utilit\u00e0 e della scelta individuale possono essere valutate come confutate sperimentalmente. \u00c8 il caso in particolare della teoria delle preferenze individuali<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote31sym\" name=\"sdfootnote31anc\"><sup>31<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La teoria delle preferenze<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La teoria delle preferenze \u00e8 in apparenza un dominio che sembra molto ristretto. Infatti questa teoria non si d\u00e0 per quello che \u00e8. La si presenta attraverso una serie di ipotesi formulate per giustificare il comportamento dell\u2019attore individuale. Sarebbe dunque perfettamente possibile vedervi soltanto un elemento minore. Tuttavia l\u2019ipotesi di una razionalit\u00e0 dell\u2019agente economico, tanto pi\u00f9 di una razionalit\u00e0 definita come massimizzazione di un profitto, di un\u2019utilit\u00e0 o di un piacere, \u00e8 centrale. Questa ipotesi di razionalit\u00e0 \u00e8 la vera colonna centrale non soltanto della teoria ma anche del discorso volgare che ne tengono i suoi apologeti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Ora questa ipotesi riposa su una certa teoria delle preferenze individuali. Grattate le evidenze e le idee preconcette e troverete delle costruzioni teoriche, pi\u00f9 o meno coerenti, ma tutte arroccate su questa definizione della razionalit\u00e0 e, per questo stesso fatto, su questa teoria delle preferenze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">In effetti, come spiegare che gli economisti della corrente dominante, ossia dell\u2019ortodossia economica<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote32sym\" name=\"sdfootnote32anc\"><sup>32<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, preferiscano spontaneamente le procedure in cui le scelte individuali si confrontano in maniera non intenzionale (cio\u00e8 i mercati e la concorrenza) alle procedure deliberative e alle organizzazioni, e questo senza cadere immediatamente nel processo alle intenzioni? La domanda mostra la collisione tra procedimento teorico, procedimento normativo e procedimento prescrittivo che si trova nell\u2019economia. A dispetto della sua formulazione astratta, essa ha conseguenze dirette nella vita quotidiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Nel cuore del problema si trova il postulato della razionalit\u00e0 degli attori. Come ha sottolineato Herbert Simon, in realt\u00e0 gli economisti hanno una definizione molto pi\u00f9 restrittiva della razionalit\u00e0: il perseguimento della massimizzazione di un\u2019utilit\u00e0 o di un profitto<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote33sym\" name=\"sdfootnote33anc\"><sup>33<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. La costruzione di questo concetto implica un certo numero di ipotesi sul comportamento umano. Queste congetture teoriche riposano su ci\u00f2 che costituisce la base dell\u2019economia dominante dalla fine del XVIII secolo, ossia la teoria delle preferenze individuali. Essa costituisce lo zoccolo non soltanto della teoria neoclassica nella sua forma tradizionale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote34sym\" name=\"sdfootnote34anc\"><sup>34<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, ma anche delle sue varianti pi\u00f9 realiste, ossia \u2013 per riprendere un tipologia immaginata da Olivier Favereau \u2013 la Teoria Standard come la Teoria Standard Allargata<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote35sym\" name=\"sdfootnote35anc\"><sup>35<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Nelle opere di riferimento e nei manuali, il lettore \u00e8 posto di fronte a una serie di assiomi che permettono di stabilire la funzione di utilit\u00e0, poi di assicurare le condizioni della sua massimizzazione. Per poter determinare una funzione di utilit\u00e0, si pu\u00f2 supporre, seguendo G\u00e9rard Debreu<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote36sym\" name=\"sdfootnote36anc\"><sup>36<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, che le preferenze verifichino gli assiomi seguenti:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Le preferenze verificano un pre-ordine completo di scelte possibili, ci\u00f2 che implica la <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>transitivit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> (se preferisco x a y e y a z allora preferisco x a z) e la <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>riflessivit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. L\u2019agente pu\u00f2 dunque classificare i differenti elementi tra i quali deve scegliere.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Le preferenze sono <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>continue<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> (se x&gt;y&gt;z, esiste una mescolanza di possibilit\u00e0 x e z che sia indifferente in rapporto a y).<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Queste preferenze sono caratterizzate dall\u2019assioma di <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>non saturazione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> (se il consumo di una qualit\u00e0 X1 di x genera una utilit\u00e0 u1, allora se X2&gt;X1, l\u2019utilit\u00e0 u2&gt;u1).<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Si suppone in generale che la funzione di utilit\u00e0 sia convessa, e questo porta a generalizzare l\u2019ipotesi dei rendimenti decrescenti importati in economia da Ricardo a partire dalla produzione agricola per la sua dimostrazione della teoria della rendita. Questa ipotesi \u00e8 importante tecnicamente, perch\u00e9 giustifica delle curve di indifferenza, forma tradizionale di rappresentazione delle preferenze, che sono convesse<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote37sym\" name=\"sdfootnote37anc\"><sup>37<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Pur non essendo realista, la convessit\u00e0 recita un ruolo importante nelle dimostrazioni per passare dall\u2019utilit\u00e0 alla nozione di utilit\u00e0 sperata, nozione nata da Bernoulli e dai suoi lavori del XVIII secolo sulle lotterie, e che costituisce un passaggio essenziale da cui si lascia un universo certo per entrare in un universo probabilista<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote38sym\" name=\"sdfootnote38anc\"><sup>38<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">In seguito ai lavori di von Neumann e Morgenstern<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote39sym\" name=\"sdfootnote39anc\"><sup>39<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, bisogna supporre l\u2019assioma di <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">indipendenza<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> delle preferenze. Le preferenze sono <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">indipendenti<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> se, siano le possibilit\u00e0 x, y e z tali che x&gt;y, una combinazione di x e z sar\u00e0 preferita alla stessa combinazione di y e z. Si aggiunge spesso che le preferenze sono <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">monotone<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> nel tempo (la qualit\u00e0 di un periodo addizionale determina se l\u2019esperienza pi\u00f9 lunga sia pi\u00f9 o meno utile della pi\u00f9 breve). Questa monotonia deve combinarsi dal punto di vista dell\u2019agente in un\u2019<\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">integrazione temporale<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> (l\u2019utilit\u00e0 che si trae da una esperienza corrisponde all\u2019insieme delle utilit\u00e0 di ogni momento di questa esperienza).<\/span><i> <\/i><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La monotonia temporale e l\u2019integrazione temporale recitano un ruolo se si cerca di estendere la teoria standard includendovi il tempo, ma non sono mobilitate nella sua forma originale che \u00e8 a-temporale. Tuttavia, se si vuole poter passare da una serie di osservazioni o di scelte a una proposizione generale, l\u2019integrazione temporale e la monotonia temporale sono necessarie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Questa assiomatica della struttura delle preferenze \u00e8 la base della definizione del comportamento razionale concepito come massimizzazione dell\u2019utilit\u00e0 (universo certo o stazionario) o dell\u2019utilit\u00e0 sperata (universo probabilista). Essa \u00e8 stata presentata per la prima volta in maniera rigorosa da Vilfredo Pareto<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote40sym\" name=\"sdfootnote40anc\"><sup>40<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, anche se \u00e8 implicita nel ragionamento di autori pi\u00f9 antichi come Jevons e Cournot. Essa ha ricevuto un trattamento matematico divenuto poi standard in von Neumann e Morgenstern cos\u00ec come in Arrow<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote41sym\" name=\"sdfootnote41anc\"><sup>41<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Assiomi e ipotesi confutate<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Alcuni degli assiomi e delle ipotesi sono evidentemente contestabili. La supposta convessit\u00e0 delle curve di indifferenza conduce alla conclusione che sembra corroborare l\u2019intuizione, che la domanda di un bene sia inversa al suo prezzo. In realt\u00e0, i lavori recenti hanno invece dimostrato che questa convessit\u00e0 era un caso particolare, certo possibile, ma per nulla obbligatorio n\u00e9 generale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote42sym\" name=\"sdfootnote42anc\"><sup>42<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Come constatato da Bernard Guerrien, diventa allora impossibile dedurre \u00ableggi\u00bb a partire dai comportamenti individuali nel senso proposto da Arrow e Debreu<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote43sym\" name=\"sdfootnote43anc\"><sup>43<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. L\u2019ipotesi di convessit\u00e0 \u00e8 necessaria per dimostrare che si ottiene un equilibrio unico e insieme stabile. Se essa non corrisponde che a un caso particolare, allora il potere normativo e prescrittivo della teoria standard ne \u00e8 seriamente svalutato. Ma critiche altrettanto radicali sono state indirizzate a una delle ipotesi pi\u00f9 centrali, quella dell\u2019indipendenza. Questa ipotesi, necessaria per passare dalla nozione di utilit\u00e0 a quella di utilit\u00e0 sperata, \u00e8 stata in effetti contestata da subito, in particolare da Maurice Allais<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote44sym\" name=\"sdfootnote44anc\"><sup>44<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Difatti due dei principali difensori dell\u2019ipotesi della speranza di utilit\u00e0, Savage ed Ellsberg, sono stati tentati di seguire Maurice Allais e di accettare la confutazione di questa teoria<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote45sym\" name=\"sdfootnote45anc\"><sup>45<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Non hanno tardato per\u00f2 a riprendersi, e hanno scelto di considerare che l\u2019assioma di indipendenza era un\u2019ipotesi inevitabile<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote46sym\" name=\"sdfootnote46anc\"><sup>46<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Tuttavia il paradosso di Allais e le evidenze empiriche che mostrano l\u2019assioma di indipendenza sistematicamente violato hanno alimentato ricerche importanti. Esse hanno condotto certi economisti nati dalla tradizione neoclassica a svincolarsi progressivamente dalle formulazioni originarie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Gli economisti neoclassici sono dunque stati subito coscienti dei problemi che solleva la teoria classica delle preferenze. L\u2019elaborazione delle formule classiche tra la fine degli anni \u201840 e l\u2019inizio degli anni \u201850 non ha fatto che accelerare questa presa di coscienza. Essa ha provocato dibattiti che sarebbero potuti sfociare in una valutazione generale di questa teoria. Ma questa si \u00e8 irrigidita sulla sua base di partenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Una prima indicazione dei problemi che si incontrano con le ipotesi comuni qui in causa \u00e8 stata fornita da quello che \u00e8 entrato nella letteratura specializzata con il nome di <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>effetto<\/u><\/span> <span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>Hawtorne<\/u><\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote47sym\" name=\"sdfootnote47anc\"><sup>47<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Una ricerca ulteriore, in un quadro ben differente, ci d\u00e0 nuove indicazioni e permette di isolare quello che si pu\u00f2 chiamare l\u2019effetto Pigmalione<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote48sym\" name=\"sdfootnote48anc\"><sup>48<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. L\u2019analisi dell\u2019effetto Hawtorne come dell\u2019effetto Pigmalione ci offre molti insegnamenti sia analitici che prescrittivi. Il ruolo dei contesti \u00e8 essenziale per comprendere come gerarchizziamo le nostre preferenze. Questa gerarchia non \u00e8 dunque un dato preesistente alla scelta. Questi effetti sono stati confermati da ricerche pi\u00f9 recenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019apporto della psicologia sperimentale<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Alla fine degli anni \u201860 due psicologi ed economisti, Paul Slovic e Sarah Lichtenstein, hanno testato sistematicamente la stabilit\u00e0 delle preferenze. Slovic e Lichtenstein si sono trovati di fronte a rovesciamenti di preferenze, a capovolgimenti imprevedibili da una strategia a un\u2019altra<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote49sym\" name=\"sdfootnote49anc\"><sup>49<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questi risultati sono stati riprodotti in differenti casi, anche prendendo come partecipanti dei giocatori professionali che giocano il proprio denaro in un casin\u00f2 di Las Vegas<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote50sym\" name=\"sdfootnote50anc\"><sup>50<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questi risultati sono coerenti con l\u2019ipotesi sviluppata Slovic e Lichtenstein, secondo cui utilizziamo processi cognitivi differenti a seconda che valutiamo (una utilit\u00e0 o un prezzo) o a seconda che scegliamo<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote51sym\" name=\"sdfootnote51anc\"><sup>51<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. La stabilit\u00e0 di questi risultati, il fatto che la ripetizione degli esperimenti non comporti una diminuzione significativa dei rovesciamenti di preferenze, indica che si \u00e8 in presenza di una vera struttura comportamentale. Essa viola un certo numero di assiomi chiave, e in particolare la transitivit\u00e0 e la continuit\u00e0. L\u2019interpretazione di questi risultati implica la considerazione di effetti pi\u00f9 generali, comparabili con gli effetti Hawtorne e Pigmalione. Si deve ad Amos Tversky, Daniel Kahneman e ai loro collaboratori una presentazione rigorosa di questi effetti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Si possono distinguere due effetti particolari. Il primo, che Amos Tversky chiama il \u201cframing effect\u201d mostra che la maniera di presentare i termini di una scelta determina le risposte<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote52sym\" name=\"sdfootnote52anc\"><sup>52<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questo effetto di contesto viola evidentemente l\u2019ipotesi di una indipendenza dell\u2019ordine delle preferenze rispetto alle condizioni di scelta. Ancora pi\u00f9 imbarazzante per la teoria dominante \u00e8 il fatto che l\u2019esplicitazione degli ordini di preferenza \u00e8 anch\u2019essa tributaria della maniera in cui i problemi sono posti. Cos\u00ec si pu\u00f2 spiegare il fenomeno ormai ben noto dei rovesciamenti degli ordini di preferenza in funzione delle condizioni di presentazione delle scelte<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote53sym\" name=\"sdfootnote53anc\"><sup>53<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Si verifica cos\u00ec che si pu\u00f2 mostrare sperimentalmente che le preferenze sono direttamente dipendenti dai contesti, e che le scale di preferenza si costruiscono attraverso il processo della scelta anzich\u00e9 essere preesistenti come sostiene la Teoria standard<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote54sym\" name=\"sdfootnote54anc\"><sup>54<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Questo risultato convalida una delle conclusioni tratte dall\u2019effetto Hawtorne e dall\u2019effetto Pigmalione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Il secondo effetto fu qualificato da Daniel Kahneman come <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>endowment effect<\/u><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> o <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>effetto di dotazione<\/u><\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote55sym\" name=\"sdfootnote55anc\"><sup>55<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Esso si manifesta quando si vedono delle preferenze rovesciarsi a partire dal momento in cui le persone consultate si sentono o meno nello stato di possedere uno dei beni. Cos\u00ec, a seconda che si proponga ad un gruppo di scegliere tra una somma di denaro e una tazza di caff\u00e8 oppure di dire per quale somma di denaro sarebbero pronti rendere la stessa tazza di caff\u00e8 che si era data loro precedentemente, il prezzo implicito della stessa tazza varia dal semplice al doppio<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote56sym\" name=\"sdfootnote56anc\"><sup>56<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. La questione \u00e8 tuttavia la stessa, quella di una scelta tra una somma di denaro e un oggetto. In modo pi\u00f9 generale, sembra che gli attori individuali reagiscano in maniera assai differente a una stessa scelta a seconda che si sentano in possesso di un potere di decisione, ossia di pesare sul loro avvenire, oppure no. Ci\u00f2 conferma, una volta in pi\u00f9, i risultati constatati con l\u2019effetto Hawtorne o con l\u2019effetto Pigmalione. Ora, le ipotesi di coerenza sono centrali. Senza di loro, la teoria standard delle scelte non pu\u00f2 pi\u00f9 passare dal livello dell\u2019individuo a quello della collettivit\u00e0 per semplice aggregazione delle preferenze o delle funzioni di utilit\u00e0. D\u2019altra parte questi differenti esperimenti confermano la grandissima difficolt\u00e0 degli attori di prevedere la struttura futura delle loro preferenze<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote57sym\" name=\"sdfootnote57anc\"><sup>57<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questo \u00e8 potenzialmente destabilizzante per ogni teoria che postuli dei modi spontanei di accordo o di convergenza delle opinioni sulla base di esperienze ripetute.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">A partire da questi risultati si possono rifiutare le ipotesi che permettono di generalizzare la teoria della razionalit\u00e0 massimizzatrice e di farne la base della teoria utilitarista moderna. Allo stesso modo le ipotesi di integrazione e di monotonia temporale delle preferenze, che sono necessarie a una generalizzazione dinamica, non sono verificate<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote58sym\" name=\"sdfootnote58anc\"><sup>58<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Questi lavori mostrano anche che le ipotesi che occorrerebbe necessariamente mobilitare per giustificare una perfetta spontaneit\u00e0 di apprendimento, come quelle di una natura individuale di questo processo, non sono fondate. In questo senso le esperienze di psicologia sperimentale evocate hanno un impatto che va al di l\u00e0 della sola critica del modello della razionalit\u00e0 massimizzatrice neoclassica. Ci\u00f2 che \u00e8 messo in discussione \u00e8 una teoria dell\u2019utilitarismo fondata sull\u2019ipotesi di un passaggio lineare tra il comportamento individuale e i comportamenti collettivi. Al di l\u00e0 degli assiomi neoclassici, qui sono attaccati gli assiomi dell\u2019individualismo metodologico necessario alle teorie che implicano qualunque forma di mano invisibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Strategia di elusione e negazione del mondo reale<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Gli economisti fedeli alla TEG tenteranno allora di aggirare il problema supponendo che il metaforico banditore del mercato, oppure l\u2019organizzazione ipercentralizzata che lo sostituirebbe, non sono necessari perch\u00e9 tutti gli agenti sono in realt\u00e0 razionali e agiscono \u00abcome se\u00bb il banditore o l\u2019organizzazione siano presenti<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote59sym\" name=\"sdfootnote59anc\"><sup>59<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Si \u00e8 allora in presenza di ci\u00f2 che O. Favereau chiama la Teoria Standard Sperimentale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote60sym\" name=\"sdfootnote60anc\"><sup>60<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Il problema risiede allora nell\u2019origine di questo comportamento razionale. Se \u00e8 innato, si \u00e8 obbligati a supporre una conoscenza immanente dei funzionamenti della TEG da parte dell\u2019insieme degli agenti. Se \u00e8 acquisito, com\u2019\u00e8 evidentemente pi\u00f9 realistico, ci\u00f2 suppone tanto un mano ferma capace di normare molto precisamente la totalit\u00e0 degli individui quanto un processo permanente di selezione che assicuri l\u2019esclusione o la modificazione dei comportamenti devianti. Si \u00e8 allora condotti a porre il problema degli incentivi, il ruolo dell\u2019informazione e in particolare delle asimmetrie di informazione. Questo corrisponde a ci\u00f2 che O. Favereau chiama nella sua tipologia la Teoria Standard Estesa<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote61sym\" name=\"sdfootnote61anc\"><sup>61<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Solo che in questo quadro l\u2019ipotesi di selezione non fa che moltiplicare i problemi. Nessuno dice come essa funzioni n\u00e9 quali siano i suoi principi. Per comprendere una tale selezione, occorrerebbe in realt\u00e0 avere una teoria delle istituzioni che appunto manca alla TEG.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Un tentativo in questo senso \u00e8 stato fatto dalla corrente che si qualifica neo-istituzionalista e che i lavori di Oliver Williamson illustrano bene<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote62sym\" name=\"sdfootnote62anc\"><sup>62<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Gli agenti deciderebbero di ricorrere al mercato oppure all\u2019organizzazione in funzione dei costi di transazione che devono sopportare ogni volta che concludono un contratto. In un caso concludono contratti istantanei e infinitamente ripetibili, nell\u2019altro concludono un contratto che si inscrive nella durata, accettando la perdita potenziale di utilit\u00e0 che potrebbero subire se un contratto migliore si presentasse contro la garanzia di non doverlo ripetere. Egli ammette dunque la necessit\u00e0 di organizzazioni perch\u00e9 il mercato funzioni, ma le scompone in una successione di contratti individuali. Questo procedimento urta per\u00f2 contro parecchi problemi. Il primo \u00e8 che postulare il contratto nell\u2019organizzazione torna a supporre che le difficolt\u00e0 di contrattare che hanno allontanato gli agenti dal mercato siano svanite di colpo. Se vi \u00e8 incertezza sulla natura del mondo futuro, come si pu\u00f2 essere sicuri che il contratto appena concluso nel quadro di un\u2019organizzazione non sar\u00e0 reso obsoleto domani? Occorrerebbe poter essere sicuri che qualche avvenimento non invalidi domani il contratto di oggi. Ora, questo tipo di conoscenza \u00e8 dello stesso ordine di quella di cui avrebbe bisogno un pianificatore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Infatti l\u2019interesse dell\u2019organizzazione e dell\u2019istituzione nasce dal fatto che queste forme sono pi\u00f9 che insiemi di contratti. Esse sono un mettere in comune conoscenze, esperienze, reciprocit\u00e0. Allora \u00e8 possibile formulare una teoria dell\u2019apprendimento dei \u2018buoni\u2019 comportamenti, ma questo \u00e8 sempre contingente alle istituzioni e alla natura del contesto. Si scopre allora che esso non \u00e8 apprendimento di un \u2018buon\u2019 comportamento in s\u00e9, ma semplicemente dei comportamenti coerenti a un quadro dato. Nulla assicura dunque che questi comportamenti siano quelli che occorre stipulare perch\u00e9 l\u2019ipotesi del \u2018come se\u2019 si verifichi, e che si possa ottenere la produzione di un equilibrio senza costrizione e senza una pesante organizzazione preliminare. Ci si scontra allora contro le ipotesi dell\u2019individualismo che sono alla base di questi approcci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Il \u00abritorno\u00bb al realismo e le contraddizioni che genera nel paradigma neoclassico<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">D\u2019altra parte, ammettere che vi sia una selezione di comportamenti acquisiti equivale anche ad ammettere che lo stato iniziale non \u00e8 lo stato perfetto. In questo caso non si sa pi\u00f9 come funzioni l\u2019economia prima di aver raggiunto il \u00abparadiso\u00bb promesso dal meccanismo di selezione. Per comprendere come funzioni un\u2019economia fondata su comportamenti acquisiti, occorre poter dire come si comporti l\u2019economia prima che questi comportamenti non lo siano, altrimenti l\u2019idea di acquisizione non ha pi\u00f9 senso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Infine bisogna aggiungere che il procedimento detto realista, che pretendono di seguire gli economisti che hanno preso cognizione dello stallo della TEG nella sua versione d\u2019origine, non ci informa pi\u00f9 sul meccanismo che permette agli agenti di rendersi conto se l\u2019equilibrio sia raggiunto o no. A partire dal momento in cui si ammette, per realismo, che gli agenti sono relativamente diversi e non sono sottomessi a una struttura dispotica di omogeneizzazione, si pone la questione della percezione non ambigua della realizzazione dell\u2019equilibrio<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote63sym\" name=\"sdfootnote63anc\"><sup>63<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Ora, la teoria neoclassica ci propone indicatori oggettivi, i prezzi, ossia le quantit\u00e0 nel procedere per tentativi non walrasiano, ma che devono essere apprezzati a un livello soggettivo, quello delle preferenze e del confronto tra le anticipazioni e la percezione della realt\u00e0. Questo pone il problema dello statuto del profitto come segnale pertinente in una interpretazione <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">realista<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> del procedimento per tentativi. I capitalisti sono sensibili allo scarto tra i tassi di profitto di ogni ramo o allo scarto tra il tasso di profitto effettivo e il tasso di profitto naturale? Se si accetta il primo criterio, e si suppone dunque che gli agenti reagiscano alle apparenze, l\u2019economia pu\u00f2 conoscere equilibri multipli. Se si propende per la seconda soluzione, vale a dire che gli agenti reagirebbero agli scarti tra le \u2018apparenze\u2019 e la \u2018realt\u00e0\u2019, si pu\u00f2 finire su un equilibrio unico. Solo che occorre supporre la conoscenza da parte degli agenti delle leggi intime del sistema al quale appartengono, senza dimenticare conseguenti capacit\u00e0 di gestione delle informazioni. \u00c8 il senso della critica di Ellis a Hayek nel 1934 segnalata nel primo capitolo. Supporre subito che i prezzi di lungo termine siano i prezzi naturali equivale a un nuovo atto di forza teorico, perch\u00e9 occorre mostrare in precedenza la possibilit\u00e0 e la stabilit\u00e0 di un equilibrio per pretendere che i movimenti congiunturali costituiscano fluttuazioni attorno a una tendenza naturale<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote64sym\" name=\"sdfootnote64anc\"><sup>64<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Questa contraddizione tra criteri soggettivi e indicatori oggettivi pu\u00f2 condurre a ricadere sul lato del soggettivismo. Allora non sono pi\u00f9 i prezzi o le quantit\u00e0 che sono indicatori, ma la convergenza pi\u00f9 o meno buona delle percezioni e delle rappresentazioni. Allora il problema \u00e8 che queste ultime possono perfettamente convergere verso risultati aberranti come nei casi di panico<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote65sym\" name=\"sdfootnote65anc\"><sup>65<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Di pi\u00f9, la scelta tra l\u2019usare il mercato o l\u2019organizzazione, scelta che \u00e8 nel nucleo della teoria neo-istituzionalista (<\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>make or buy<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">), non \u00e8 neutra quanto alle rappresentazioni, perch\u00e9 ogni organizzazione \u00e8 un sistema collettivo che implica una trasformazione, anche infima, anche inconsapevole, delle rappresentazioni dell\u2019individuo isolato una volta che costui decida di aderirvi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Il sedicente realismo nel Neo-istituzionalismo non \u00e8 dunque che una forma ancora pi\u00f9 grossolana dell\u2019irrealismo standard. Anzich\u00e9 rifugiarsi esplicitamente nell\u2019assiomatica, si pretende il realismo, ma sulla base di ipotesi non verificabili e non testabili, che non sono nient\u2019altro che visioni metafisiche dell\u2019individuo. In tutta onest\u00e0 occorre aggiungere che O.E. Williamson in un certo senso aveva spifferato tutto adottando in una delle sue prime opere un punto di vista esplicitamente strumentalista, molto vicino a quello di M. Friedman<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote66sym\" name=\"sdfootnote66anc\"><sup>66<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019ipotesi ergodica ossia la fuga nella metafora<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Ci si accorge allora che gli economisti della corrente dominante non solo hanno infranto l\u2019obbligo del realismo, ma anche quello della coerenza. Poich\u00e9 una posizione esplicitamente non realista diventava sempre pi\u00f9 difficile da sostenere davanti al mondo esterno che chiede all\u2019economista ben altro che modelli matematicamente eleganti, essi hanno potuto credere che qualche modificazione marginale del loro programma di ricerca potesse permettere di combinare il rispetto degli assiomi iniziali con una capacit\u00e0 descrittiva ed esplicativa. Di fatto, sono finiti in un corpus teorico che diventa sempre pi\u00f9 incoerente. In queste condizioni, si comprende come una parte della professione abbia preferito attenersi all\u2019irrealismo formale, pur pretendendo il potere esplicativo dei suoi modelli. Per farlo \u00e8 stato necessario invocare l\u2019ipotesi di ergodicit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Di fronte a diverse obiezioni provenienti dalle scuole istituzionaliste, i partigiani della TEG hanno tentato un nuovo atto di forza per istituire l\u2019economia come scienza dello stesso tipo delle scienze della natura. Per rompere i ponti con le scienze sociali, hanno fatto ricorso all\u2019ipotesi ergodica<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote67sym\" name=\"sdfootnote67anc\"><sup>67<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019uso di una metafora ispirata alla meccanica e alla fisica qui \u00e8 perfettamente consapevole. Si tratta di rafforzare la dimensione meccanicista della rappresentazione dell\u2019economia. L\u2019ipotesi ergodica \u00e8 stata formulata all\u2019inizio del XX secolo per trovare una soluzione a problemi rilevanti della fisica dei gas. Nella definizione di H. Poincar\u00e9, essa implica che, in un sistema dato, si sia in presenza di una ricorrenza perfetta. Essa postula allora l\u2019uguaglianza delle medie di fase in un esperimento in cui non \u00e8 pi\u00f9 possibile misurare un numero sufficiente di microfenomeni. Nel senso di von Neumann, essa significa una convergenza forte dei risultati<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote68sym\" name=\"sdfootnote68anc\"><sup>68<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. In economia questa ipotesi permette di supporre che se le osservazioni statistiche disponibili rilevano processi stocastici, allora c\u2019\u00e8 una convergenza all\u2019infinito. Questo d\u00e0 una giustificazione matematicamente elegante all\u2019ipotesi delle anticipazioni razionali<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote69sym\" name=\"sdfootnote69anc\"><sup>69<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. In un contesto ergodico il futuro pu\u00f2 essere conosciuto con la proiezione di statistiche raccolte sul passato<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote70sym\" name=\"sdfootnote70anc\"><sup>70<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Si suppone dunque che ci siano leggi in economia nel senso che si d\u00e0 al termine di \u2018legge\u2019 in fisica. Anche se esse non ci sono direttamente accessibili, \u00e8 dunque possibile dedurne il movimento attraverso osservazioni statistiche, per quanto imperfette.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Nella sua forma originale l\u2019ipotesi ergodica in economia equivale a postulare un determinismo completo. Per la TEG, per di pi\u00f9, le leggi di determinazione sono, a termine, direttamente intelligibili. Ne deriva una visione particolare della stessa nozione di incertezza. In effetti, se vi \u00e8 una determinazione dei movimenti dell\u2019economia da parte di leggi di portata e di natura generale, allora nella natura stessa dell\u2019economia vi \u00e8 un ordine oggettivo di probabilit\u00e0 di differenti futuri. L\u2019incertezza del futuro \u00e8 cos\u00ec sempre probabilizzabile, e questo \u00e8 il nucleo stesso del discorso dei teorici dell\u2019informazione imperfetta<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote71sym\" name=\"sdfootnote71anc\"><sup>71<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Questa visione ha urtato molto presto contro un\u2019altra concezione, quella sviluppata da F. Knight<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote72sym\" name=\"sdfootnote72anc\"><sup>72<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, per la quale esiste sempre una parte, a volte residuale ma altre volte ben pi\u00f9 importante, di avvenimenti di cui \u00e8 impossibile considerare l\u2019emergenza in una logica probabilista. Questa versione dell\u2019incertezza, opposta al rischio (che \u00e8 probabilizzabile) contiene una rottura fondamentale con la TEG.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">La TEG si considerava, e i suoi difensori la considerano tuttora, una teoria dell\u2019interesse comune mediante azioni individuali, e un approccio materialista, basato sull\u2019interesse materiale degli attori, alla produzione e alla distribuzione delle ricchezze. In realt\u00e0 la TEG si rivela sia idealista, in particolare con ipotesi forti sull\u2019immanenza di certi comportamenti e sul rifiuto del tempo, sia completamente centralizzata. Essa implica cos\u00ec o un intervento divino o uno Stato dispotico. Le critiche fatte alla pianificazione centralizzata, che si trattasse del rimprovero di una onniscienza supposta del pianificatore o della sua dittatura, si applicano allora direttamente al modello dominante dell\u2019economia di mercato. Un certo numero di economisti legati ai principi della TEG riconosceranno allora che quest\u2019ultima ha poca utilit\u00e0 come descrizione del mondo reale, ma presenta l\u2019interesse di fornire un quadro teorico coerente che permette programmi di ricerca che vanno progressivamente verso pi\u00f9 realismo<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote73sym\" name=\"sdfootnote73anc\"><sup>73<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Non \u00e8 affatto sicuro che questa tendenza si sia realmente manifestata. Al contrario oggi si potrebbe considerare che la TEG affondi nel dogmatismo e nella rigidit\u00e0<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote74sym\" name=\"sdfootnote74anc\"><sup>74<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">. Peraltro questo punto \u00e8 stato riconosciuto dallo stesso F. Hahn, che in un articolo del 1991 evoca l\u2019importanza delle rigidit\u00e0 dogmatiche nelle religioni in declino per valutare l\u2019evoluzione della TEG<\/span><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote75sym\" name=\"sdfootnote75anc\"><sup>75<\/sup><\/a><span style=\"font-family: Arial, serif;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Il modello dominante dell\u2019economia di mercato, impiegato esplicitamente nei lavori teorici, e implicitamente come riferimento normativo negli studi empirici di una larga maggioranza degli economisti contemporanei, \u00e8 dunque un fallimento sul piano scientifico, e si rivela una frode ideologica nelle sue varianti \u2018esplicative\u2019 dell\u2019economia reale. Si rivela fondamentalmente incapace di spiegare come e perch\u00e9 delle azioni iniziate separatamente da individui o da attori separati possano terminare in un risultato globale pi\u00f9 o meno soddisfacente. La TEG fallisce nel fornirci una intelligenza del mondo reale. Essa non pu\u00f2 essere n\u00e9 normativa all\u2019interno di una disciplina n\u00e9 pretendere di fondare un discorso prescrittivo nel dominio dell\u2019azione in politica economica.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> L. Walras, <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>\u00c9l\u00e9m\u00e8nts d\u2019\u00e9conomie polique pure ou th\u00e9orie de la richesse sociale<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Pichon et Durand-Auzias, Paris, 1900.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> M. Morishima, \u00abThe Good and Bad Use of Mathematics\u00bb in P. Viles &amp; G. Routh, (edits.), <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Economics in Disarray<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , Basil Blackwell, Oxford, 1984<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> A. Insel, \u00abUne rigueur pour la forme: Pourquoi la th\u00e9orie n\u00e9oclassique fascine-t-elle tant les \u00e9conomistes et comment s\u2019en d\u00e9prendre?\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue Semestrielle du MAUSS<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, n\u00b03, \u00e9ditions la D\u00e9couverte, Paris, 1994, pp. 77-94. Vedere anche G. Berthoud, \u00abL\u2019\u00e9conomie: Un ordre g\u00e9n\u00e9ralis\u00e9?\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue Semestrielle du MAUSS<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, n\u00b03, op. cit., pp. 42-58.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> La migliore presentazione \u00e8: G. Debreu, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"><i>Theory of Value: an axiomatic analysis of economic equilibrium<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Yale University Press, New Haven, 1959.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Si troveranno critiche efficaci del meccanicismo e del riduzionismo della teoria neoclassica e della TEG nell\u2019opera e negli articoli seguenti: N. Georgescu-Roegen, \u00abMechanistic Dogma in Economics\u00bb, in <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>Brittish Review of Economic Issues<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, n\u00b02, maggio1978, pp.1-10; dello stesso autore, <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>Analytical economics<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1966. <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">G. Seba, \u00abThe Development of the Concept of mechanism and Model in Physical Science and Economic Thought\u00bb, in <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"><i>American Economic Review \u2013 Papers and Proceedings<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , vol.43, 1953, n\u00b02, maggio, pp.259-268. G.L.S. Shackle, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"><i>Epistemics and Economics: a Critique of Economic Doctrines<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Cambridge University Press, Cambridge, 1972.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> O. Favereau, \u00abMarch\u00e9s internes, march\u00e9s externes\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Revue \u00c9conomique<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 40, n\u00b02, marzo 1989, pp. 273-328.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> C. Johnson, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Japan, Who Governs?<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Norton, New York, 1995<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> B. Guerrien, \u00abL\u2019introuvable th\u00e9orie du march\u00e9\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue Semestrielle du MAUSS<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, n\u00b03, op. cit., pp. 32-41.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Cfr. anche M. de Vroey, \u00abS\u2019il te pla\u00eet, dessine moi \u2026 un march\u00e9\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u00c9conomie Appliqu\u00e9e<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, tome XLIII, 1990, n\u00b03, pp. 67-87.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> A. D\u2019Autume, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Croissance, Monnaie et D\u00e9s\u00e9quilibre<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Economica, Paris, 1985.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> F. Hahn &amp; T. Negishi, \u00abA theorem of non-tatonnement stability\u00bb, in F. Hahn, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Money, Growth and Stability<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Basil Blackwell, Oxford, 1985.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> M. de Vroey, \u00abla possibilit\u00e9 d\u2019une \u00e9conomie d\u00e9centralis\u00e9e: esquisse d\u2019une alternative \u00e0 la th\u00e9orie de l\u2019\u00e9quilibre g\u00e9n\u00e9ral\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue \u00c9conomique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol. 38, n\u00b03, maggio 1987, pp. 773-805.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> A.V. Banerjee et E.S. Maskin, \u00abA walrasian theory of money and barter\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Quarterly Journal of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , vol. CXI, n\u00b04, 1996, novembre, pp. 955-1005. Vedere anche A. Alchian, \u00abWhy Money?\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Money, Credit and Banking<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Vol. IX, n\u00b01, 1977, pp. 133-140.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> M .Weber, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Economy and Society: An Outline of Interpretative Sociology<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, University of California Press, Berkeley, 1948, p.108.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.M. Keynes, \u00abA tract on Monetary reform\u00bb, in J.M. Keynes, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Essays in Persuasion<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Rupert Hart-Davis, London, 1931. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Citazione ripresa dalla traduzione francese, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Essais sur la monnaie et l\u2019\u00e9conomie<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Payot, coll. \u00abPettite Biblioth\u00e8que Payot\u00bb, Paris, 1971, pp.16-17.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote16\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\">16<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Idem, p. 21.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote17\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\">17<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.M. Grandmont, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Money and Value<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , Cambridge University Press ed \u00c9ditions de la MSH, Londres-Paris, 1983.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote18\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\">18<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Su questo punto l\u2019articolo fondamentale \u00e8 A.C. Pigou, \u00abThe Classical Stationary State\u00bb in <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>Economic Journal<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol. 53, pp. 343-351. Una versione moderna del ragionamento \u00e8 presentata in D. Patinkin, <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><i>Money, Interest and Prices<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Harper &amp; Row, New York, 1965, II edizione.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote19\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\">19<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Il difensore pi\u00f9 radicale di questa posizione \u00e8 R. Lucas, \u201cAn Equilibrium Model of Business cycle\u201d, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Journal of Political Economy<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> , vol. 83, 1975, pp. 1113-1124.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote20\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\">20<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.M. Grandmont, \u00abTemporary General Equilibrium Theory\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Econometrica<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 45, 1977, pp. 535-572.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote21\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote21anc\" name=\"sdfootnote21sym\">21<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.M. Grandmont, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Money and Value<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , op.cit., pp. 10-13.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote22\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote22anc\" name=\"sdfootnote22sym\">22<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.M. Grandmont, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Money and Value<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , op.cit., pp. 38-45.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote23\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote23anc\" name=\"sdfootnote23sym\">23<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J.E. Stiglitz, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Wither Socialism ?<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, MIT Press, Cambridge, Mass., 1994.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote24\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote24anc\" name=\"sdfootnote24sym\">24<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> M. Friedman, \u00abThe Methodology of Positive Economics\u00bb, in M. Friedman, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Essays in Positive Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, University of Chicago Press, Chicago, 1953, pp. 3-43.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote25\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote25anc\" name=\"sdfootnote25sym\">25<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Vedi J. Robinson, \u00abThe production function and the theory of capital\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Review of Economic Studies<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. XXI, (1953-1954), pp. 81-106. R.M. Solow, \u00abThe production function and the theory of capital\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Review of Economic Studies<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. XXIII, (1955-1956), pp. 101-108; Idem, \u00abSubstitution and Fixed Proportions in the theory of capital\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Review of Economic Studies<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. XXX, (giugno 1962), pp. 207-218.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote26\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote26anc\" name=\"sdfootnote26sym\">26<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> P.A. Samuelson, \u00abParable and Realism in Capital Theory: The Surrogate Production Function\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Review of Economic Studies<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. XXX, (giugno 1962), pp. 193-206.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote27\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote27anc\" name=\"sdfootnote27sym\">27<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> P. Mirowski, \u00abHow not to do things with metaphors: Paul Samuelson and the science of Neoclassical Economics\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Studies in the History and Philosophy of Science<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 20, n\u00b01\/1989, pp. 175-191.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote28\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote28anc\" name=\"sdfootnote28sym\">28<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Per la presentazione pi\u00f9 classica e pi\u00f9 utilizzata pedagogicamente, vedi P.A. Samuelson, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Foundations of Economic Analysis<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Harvard University Press, Cambridge, mass., 1948.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote29\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote29anc\" name=\"sdfootnote29sym\">29<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> A. Eichner, \u00abWhy Economics is not yet a Science\u00bb, in A. Eichner, (ed.), <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Why Economics is not yet a Science<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, M.E. Sharpe, Armonk, NY., 1983, pp. 205-241. D.M. Hausman, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Inexact and separate science of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Cambridge University Press, Cambridge, 1992, cap. 1.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote30\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote30anc\" name=\"sdfootnote30sym\">30<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> M. Blaug, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Methodology of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Cambridge University Press, Cambridge, 1980, pp. 159-169.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote31\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote31anc\" name=\"sdfootnote31sym\">31<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> J. Sapir, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Quelle \u00e9conomie pour le XXI\u00e8me si\u00e9cle<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Paris, Odile Jacob, 2005, capitolo 1.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote32\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote32anc\" name=\"sdfootnote32sym\">32<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Olivier Favereau offre una buona analisi di come interpretare teoricamente e storicamente il termine di ortodossia economica. O. Favereau, \u00abL\u2019\u00e9conomie du sociologue ou : penser (l\u2019orthodoxie) \u00e0 partir de Pierre Bourdieu\u00bb, in B. Lahire (edit.), <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Le Travail sociologique de Pierre Bourdieu<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, La D\u00e9couverte, Paris, 2001, pp. 255-314.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote33\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote33anc\" name=\"sdfootnote33sym\">33<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> H.A. Simon, \u00abRationality as Process and as Product of Thought\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">American Economic Review<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 68, n\u00b02\/1978, pp. 1-16.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote34\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote34anc\" name=\"sdfootnote34sym\">34<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Per una discussione su questo punto: J. Sapir, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Les trous noirs de la science \u00e9conomique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Albin Michel, Paris, 2000.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote35\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote35anc\" name=\"sdfootnote35sym\">35<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Vedi O. Favereau, \u00ab\u00a0March\u00e9s internes, March\u00e9s externes\u00a0\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue \u00c9conomique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol.40, n\u00b02\/1989, marzo, pp. 273-328.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote36\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote36anc\" name=\"sdfootnote36sym\">36<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> G. Debreu, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Th\u00e9orie de la Valeur<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Dunod, Paris, 1959.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote37\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote37anc\" name=\"sdfootnote37sym\">37<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> B. Guerrien, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019\u00e9conomie n\u00e9o-classique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, La D\u00e9couverte, coll. <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><u>Rep\u00e8res<\/u><\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, Paris, 1989.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote38\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote38anc\" name=\"sdfootnote38sym\">38<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Questa teoria dell\u2019Utilit\u00e0 Sperata \u00e8 legata al \u00abParadosso di San Pietroburgo\u00bb, D. Bernoulli, \u00ab\u00a0Specimen Theoria Novae de Mensura Sortis\u00a0\u00bb in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Commentarii Academiae Scientarum Imperiales Petrapolitane<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, 1738, vol. 5, pp. 175-192, Saint-Petersbourg.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote39\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote39anc\" name=\"sdfootnote39sym\">39<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J. von Neumann et O. Morgenstern, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Theory of Games and Economic Behavior<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Princeton University Press, Princeton, NJ, 1947 (2\u00e8me \u00e9dition).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote40\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote40anc\" name=\"sdfootnote40sym\">40<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> V. Pareto, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Manuel d\u2019\u00e9conomie politique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, M. Giard, Paris, 1927.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote41\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote41anc\" name=\"sdfootnote41sym\">41<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J. Von Neuman e O. Morgenstern, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Theory of Games and Economic Behavior<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Princeton University Press, Princeton, NJ, 1947, 1953; K. Arrow<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Social Choice and Individual Values<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, op.cit.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote42\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote42anc\" name=\"sdfootnote42sym\">42<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> H. Sonnenscheim, \u00abDo Walras Identity and Continuity Characterize the Class of Excess Demand Fonctions\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Economic Theory<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 6, n\u00b02\/1973, pp. 345-354.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote43\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote43anc\" name=\"sdfootnote43sym\">43<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> B. Guerrien, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">L\u2019\u00e9conomie n\u00e9o-classique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, op. cit., pp. 42-45.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote44\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote44anc\" name=\"sdfootnote44sym\">44<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> M. Allais, \u00abLe comportement de l\u2019homme rationnel devant le risque. Critique des postulats de l\u2019\u00e9cole am\u00e9ricaine\u00bb in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Econom\u00e9trica<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol. 21, 1953, pp. 503-546. <\/span><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Vedere anche M. Allais et O. Hagen (edits.) <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Expected Utility Hypotheses and the Allais Paradox<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Reidel, Dordrecht, 1979.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote45\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote45anc\" name=\"sdfootnote45sym\">45<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Vedere P. Slovic et A. Tversky, \u00ab\u00a0Who Accept\u2019s Savage Axioms?\u00a0\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Behavioural Science<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 19\/1974, pp. 368-373.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote46\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote46anc\" name=\"sdfootnote46sym\">46<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Vedere L. Savage, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Foundations of Statistics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Wiley, New York, 1954; D. Ellsberg, \u00abRisk, Ambiguity and the Savage Axioms\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Quarterly Journal of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 75, n\u00b03\/1961, pp. 643-669.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote47\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote47anc\" name=\"sdfootnote47sym\">47<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> F.J. Roethlisberger et W.J. Dickson, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Management and the Worker<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1939.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote48\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote48anc\" name=\"sdfootnote48sym\">48<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> R. Rosenthal et L. Jakobson, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Pygmalion \u00e0 l\u2019\u00e9cole \u2013 L\u2019attente du ma\u00eetre et le d\u00e9veloppement intellectuel des \u00e9l\u00e8ves<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, tradotto da S. Audebert et Y. Rickards, Casterman, Paris, 1971 (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Pygmalion in the Classroom<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Holt, Rinehart and Winston, NY, 1968).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote49\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote49anc\" name=\"sdfootnote49sym\">49<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> S. Lichtenstein et P. Slovic, \u00abReversals of Preference Between Bids and Choices in Gambling Decisions\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Experimental Psychology<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, n\u00b086, 1971, pp. 46-55.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote50\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote50anc\" name=\"sdfootnote50sym\">50<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> S. Lichtenstein et P. Slovic, \u00abReponse induced reversals of Preference in Gambling: An Extended Replications in Las Vegas\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Experimental Psychology<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, n\u00b0101,\/1973, pp. 16-20.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote51\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote51anc\" name=\"sdfootnote51sym\">51<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> P. Slovic et S. Lichtenstein, \u00abPreference Reversals : A Broader Perspective\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">American Economic Review<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 73, n\u00b03\/1983, pp. 596-605.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote52\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote52anc\" name=\"sdfootnote52sym\">52<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> A. Tversky, \u00abRational Theory and Constructive Choice\u00bb, in K.J. Arrow, E. Colombatto, M. Perlman et C. Schmidt (edits.), <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Rational Foundations of Economic Behaviour<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Macmillan et St. Martin\u2019s Press, Basingstoke \u2013 New York, 1996, pp. 185-197, p. 187.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote53\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote53anc\" name=\"sdfootnote53sym\">53<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> S. Lichtenstein et P. Slovic, \u00abReversals of Preference Between Bids and Choices in Gambling Decisions\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Experimental Psychology<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 89\/ 1971, pp. 46-55. Idem, \u00abReponse-Induced Reversals of Preference in Gambling and Extendes Replication in Las Vegas\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Experimental Psychology<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 101\/1973, pp. 16-20.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote54\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote54anc\" name=\"sdfootnote54sym\">54<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Idem et A. Tversky, \u00abRational Theory and Constructive Choice\u00bb, op.cit., p. 195.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote55\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote55anc\" name=\"sdfootnote55sym\">55<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> D. Kahneman, \u00abNew Challenges to the Rationality Assumption\u00bb op.cit..<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote56\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote56anc\" name=\"sdfootnote56sym\">56<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> D. Kahneman, J. Knetsch et R. Thaler, \u00abThe Endowment Effect, Loss Aversion and StatuQuo Bias\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Economic Perspectives <\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 5\/1991, n\u00b01, pp. 193-206.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote57\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote57anc\" name=\"sdfootnote57sym\">57<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> D. Kahneman et J. Snell, \u00abPredicting a Changing Taste\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Behavioral Decision Making<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , vol. 5\/1995, pp. 187-200. I Simonson, \u00abThe Effect of Purchase Quantity and Timing on Variety-Seeking Behavior\u00bb in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Marketing Research<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 27, n\u00b02\/1990, pp. 150-162.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote58\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote58anc\" name=\"sdfootnote58sym\">58<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> D. Kahneman, D.L. Frederickson, C.A. Schreiber, D.A. Redelmeier, \u00abWhen More Pain is Preferred to Less: Adding a Better End\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Psychological Review<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , n\u00b04\/1993, pp. 401-405.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote59\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote59anc\" name=\"sdfootnote59sym\">59<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> Un esempio di questo tipo di letteratura: P.A. Chiappori, \u00abS\u00e9lection naturelle et rationalit\u00e9 absolue des entreprises\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue \u00c9conomique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol. 35, n\u00b01\/1984, pp. 87-106.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote60\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote60anc\" name=\"sdfootnote60sym\">60<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> O. Favereau, \u00abMarch\u00e9s internes, march\u00e9s externes\u2026\u00bb op. cit., pp. 281-282.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote61\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote61anc\" name=\"sdfootnote61sym\">61<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> O. Favereau, \u00abMarch\u00e9s internes, march\u00e9s externes\u2026\u00bb op. cit., p.280.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote62\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote62anc\" name=\"sdfootnote62sym\">62<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> O.E. Williamson, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Economics Institution of Capitalism: firms, markets, relational contracting<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Macmillan &amp; The Free Press, new York, 1975.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote63\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote63anc\" name=\"sdfootnote63sym\">63<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> M. de Vroey, \u00abla possibilit\u00e9 d\u2019une \u00e9conomie d\u00e9centralis\u00e9e: esquisse d\u2019une alternative \u00e0 la th\u00e9orie de l\u2019\u00e9quilibre g\u00e9n\u00e9ral\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">Revue \u00c9conomique<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, vol. 38, n\u00b03, mai 1987, pp. 773-805.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote64\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote64anc\" name=\"sdfootnote64sym\">64<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"> M. de Vroey, \u00abS\u2019il te pla\u00eet, dessine moi \u2026 un march\u00e9\u00bb, in <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u00c9conomie Appliqu\u00e9e<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\">, tome XLIII, 1990, n\u00b03, pp. 67-87, p. 75.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote65\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote65anc\" name=\"sdfootnote65sym\">65<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> C.P. Kindleberger, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Manias, Panics and Krashes<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Basic Books, New York, 1989, \u00e9dition r\u00e9vis\u00e9e.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote66\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote66anc\" name=\"sdfootnote66sym\">66<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> O.E. Williamson, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Economic Institutions of Capitalism, Firms, Market, Relational Contracting<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Free Press, New York, 1985, pp. 391-2.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote67\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote67anc\" name=\"sdfootnote67sym\">67<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> P.A. Samuelson, \u201cClassical and Neoclassical theory\u201d, in R.W. Clower, (ed.), <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Monetary Theory<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Penguin, Londres, 1969.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote68\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote68anc\" name=\"sdfootnote68sym\">68<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> Per von Neuman, sia F una funzione complessa su W di quadrato integrabile, il seguito delle funzioni:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">n-1<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">1\/n\u00a0\u00a0 S\u00a0\u00a0 f. qk converge in media quadratica verso una funzione F di quadrato integrabile e q-invariante.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"en-US\">k=0<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"en-US\">Vedi P.A. Meyer, \u00abTh\u00e9orie ergodique et potentiels\u00bb, in <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"en-US\">Annales Inst. Fourier<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"en-US\"> , t. XV, fasc. 1, 1965<\/span><\/span><\/span><span lang=\"en-US\">.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote69\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote69anc\" name=\"sdfootnote69sym\">69<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> P. Billingsley, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Ergodic Theory and Information<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Kreiger Publishers, Huntington, 1978. Per una applicazione diretta, R. Lucas et T.J. Sargent, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Rational Expectations and Econometric Practices<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, University of Minnesota Press, Minneapolis, 1981, pp. XII \u2013 XIV.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote70\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote70anc\" name=\"sdfootnote70sym\">70<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Vedi la discussione su questo punto in P. Davidson, \u00abSome Misunderstanding on Uncertainty in Modern Classical Economics\u00bb, in C. Schmidt (ed.), <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Uncertainty and Economic Thought<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Edward Elgar, Cheltenham, 1996, pp. 21-37.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote71\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote71anc\" name=\"sdfootnote71sym\">71<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> J. Machina, \u00abChoice Under Uncertainty: Problems Solved and Unsolved\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Journal of Economic Perspectives<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 1, n\u00b01, 1987.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote72\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote72anc\" name=\"sdfootnote72sym\">72<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> F. Knight, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Risk, Uncertainty and Profit<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> , Houghton Mifflin, New York, 1921. Vedi in particolare pp. 19-20 et 232.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote73\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote73anc\" name=\"sdfootnote73sym\">73<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> K. Arrow et F. Hahn, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">General Competitive Analysis<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Holden-Day, San Francisco, 1971, introduzione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote74\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote74anc\" name=\"sdfootnote74sym\">74<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> Vedi D.M. Hausman, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">The Inexact and Separate Science of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, Cambridge University Press, Cambridge, 1992. S.C. Dow, \u201cMainstream Economic Methodology\u201d, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Cambridge Journal of Economics<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 21, n\u00b01\/1997, pp. 73-93.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote75\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote75anc\" name=\"sdfootnote75sym\">75<\/a><sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\">\u0002<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\"> F.H. Hahn, \u00abThe next hundred years\u00bb, in <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">Economic Journal<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span lang=\"en-US\">, vol. 101, n\u00b0404, numero speciale del centenario.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapir propone un\u2019interessante rassegna dei gravi problemi teorici che smentiscono la pretesa dell\u2019economia neoclassica dominante di essere scienza e la squalificano in una costruzione ideologica di un mondo irreale di eleganze matematiche, nel quale gli individui possono evitare legami istituzionali semplicemente abbandonandosi all&#8217;avidit\u00e0, che genera a loro insaputa un sistema neutro, privo di solidariet\u00e0 e di conflitto. 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