{"id":33376,"date":"2017-07-31T10:30:30","date_gmt":"2017-07-31T08:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33376"},"modified":"2017-07-30T14:28:57","modified_gmt":"2017-07-30T12:28:57","slug":"amara-terra-mia-lemigrazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33376","title":{"rendered":"Amara terra mia &#8211; L&#8217;emigrazione italiana"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Edoardo Shinco)<\/strong><\/p>\n<p>In questi anni non \u00e8 raro assistere sui media nazionali a scontri farseschi fra esponenti del nuovo \u201carco costituzionale\u201d (destra, sinistra e M5S) sul tema dell\u2019immigrazione: inutile ricordare come i dibattiti siano stati diretti pi\u00f9 a catturare il consenso elettorale, che non a discutere una soluzione seria e coerente che si potesse realizzare.<\/p>\n<p>Al mito autocratico di una destra che vorrebbe chiudersi a riccio ed isolarsi dal resto del mondo, il M5S ha contrapposto un movimento puramente opportunista (si veda la recente vicenda dello ius soli) mentre la sinistra \u2013 con la sua solita carit\u00e0 pelosa \u2013 ha accarezzato i sentimenti umanitari diffusi nel pubblico, salvo poi adottare misure progressivamente di destra, di cui il decreto Minniti rimane il pi\u00f9 fulgido esempio. Se si sproloquia sull\u2019immigrazione, al contrario, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un complessivo silenzio riguardo a quel fenomeno speculare, di enorme gravit\u00e0, i cui numeri sono in costante aumento da ormai pi\u00f9 di un decennio: l\u2019emigrazione dei cittadini italiani.<\/p>\n<p>Secondo gli ultimi dati ISTAT, aggiornati al 1 gennaio 2017, la fuga degli italiani dalla propria patria ha registrato un nuovo, preoccupante record, attestandosi attorno alle 157.000 unit\u00e0 (115.000 al netto delle cancellazioni). Lungi dal registrare un episodio isolato, il 2016 rappresenta l\u2019ennesima conferma di una tendenza all\u2019espatrio che ha subito un incremento vistoso a partire dal 2007 \u2013 anno della Grande Recessione \u2013 durante il quale gli emigranti toccavano appena le 51.000 persone, triplicando in soli dieci anni; il confronto del 2016 con l\u2019anno precedente fornisce percentuali angoscianti: i rientri in Italia scendono a 28.000 (-5,6%), mentre le cancellazioni dalle anagrafi di coloro che decidono di rimanere all\u2019estero si innalzano a 100.000 (+12,4%).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-33377\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/foto_emigrazione-768x428-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/foto_emigrazione-768x428-300x167.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/foto_emigrazione-768x428.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Le statistiche \u2013 gi\u00e0 tragiche \u2013 appaiono ancora pi\u00f9 impietose se i dati ISTAT vengono corretti sulla base di quelli forniti dalle nazioni ospitanti: dal Dossier Statistico Immigrazione 2017 (Idos e Confronti) si stima che nel solo 2016 gli emigrati italiani si aggirino attorno ai 285.000, raggiungendo un picco spaventoso, rintracciabile unicamente nel periodo desolante e misero del Dopoguerra.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante, come le fotografie ed i video che i documentari storici dedicati ai periodi post-bellici non cessano di ricordarci, \u00e8 che dietro i freddi numeri si nasconde un universo di sogni infranti, di progetti di vita spezzati, di famiglie forzosamente separate, di esuli erranti e nostalgici, desiderosi di tornare in un paese che si \u00e8 mostrato indifferente davanti alle loro partenze. In tutto questo l\u2019attuale classe dirigente, dall\u2019alto dello squallore e dell\u2019ipocrisia che la caratterizzano, \u00e8 capace di ricordarsi solamente durante le cerimonie ufficiali di questo dramma umano che continuamente si consuma;<\/p>\n<p>come Crono, che si saziava divorando i propri figli, essa \u2013 marcia fino al midollo, invischiata in loschi affari con i grandi potentati oligarchici europei ed internazionali \u2013 accelera questa vergognosa diaspora senza alcuna remora, impegnata com\u2019\u00e8 a tradire quella patria sulla cui difesa aveva giurato solennemente.<\/p>\n<p>Se miliardi di euro possono essere spesi immediatamente nel salvataggio di banche fallite o nelle spese militari (che raggiungono i 64 milioni di euro al giorno, con un +21% nelle ultime tre legislature), i soldi per salvare la sanit\u00e0 pubblica dal tracollo o per garantire a tutti pensioni dignitose ad un\u2019et\u00e0 adeguata mancano sempre, e tanto pi\u00f9 volentieri si abbattono con l\u2019ascia della spending review gli ultimi residui di Stato sociale in nome di un\u2019idolatria del libero mercato che sopravanza ogni pretesa democratica e finanche il valore stesso della dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Per una cupa ironia della storia \u2013 come gi\u00e0 \u00e8 avvenuto in passato \u2013 \u00e8 in questa condizione disastrosa che l\u2019Italia ritrova una paradossale unit\u00e0 nazionale, dal momento che il fenomeno emigratorio, in termini di percentuale, attraversa senza operare una specifica distinzione geografica tutte le regioni italiane, alternando in maniera abbastanza regolare regioni del Nord, del Centro e del Sud Italia (Migrantes 2016) ed indicando che in tutto il territorio, complice anche la crisi generale, si trova un forte squilibrio fra risorse umane disponibili e capacit\u00e0 produttive esistenti;<\/p>\n<p>cos\u00ec, pilotati unicamente dalle tendenze del mercato, i flussi di cittadini italiani scorrono via dalla loro patria, prosciugando i cuori di quei loro familiari che rimangono e che saranno costretti a ricorrere alle tecnologie digitali per poter avvertire almeno il simulacro virtuale di quella presenza fisica che le scelte politiche hanno voluto loro negare. E l\u2019ottimismo rampante della new economy e degli alfieri del \u201cvillaggio globale\u201d, tanto propagandato negli ultimi decenni, si infrange sulla durezza di un\u2019esistenza condotta malinconicamente, forzata ad una distanza di affetti, resa cosciente di cosa significhi essere straniero in terra straniera.<\/p>\n<p>A questo punto, tuttavia, \u00e8 necessario evitare le trappole del discorso ufficiale, e scrollarsi di dosso il lerciume di una narrazione che racconta lo scenario odierno come un destino, una fatalit\u00e0, un obbligo che non conosce alternativa; al monito neoliberista TINA (there is no alternative, \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d) che ci rinchiude in questo presente da incubo, eterno ed immodificabile, oggi siamo chiamati a contrapporre una teoria ed una prassi che sappiano ridisegnare il presente stesso, in vista di un domani \u2013 non di un indistinto \u201cavvenire\u201d, ma di un imminente \u201cdomani\u201d! \u2013 differente.<\/p>\n<p>Politiche sono le misure che hanno imposto il primato dell\u2019economia sulla politica, e politiche sono anche le scelte di disegnare un mondo globalizzato che \u00e8 stato reso possibile proprio dalla scomparsa volontaria dei controlli statali delle frontiere, dall\u2019assenza di politiche eque di redistribuzione del reddito o dalla mancata difesa dell\u2019interesse comune nazionale.<\/p>\n<p>Si prenda il caso dell\u2019Unione Europea, permeata fin nei trattati dal linguaggio e dalle intenzioni del neoliberismo: l\u2019accordo di Schengen, infatti, cos\u2019altro \u00e8 se non uno dei dogmi dell\u2019economia neoclassica, per la quale la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali (sancita dagli art. 26 e ssg. del Trattato sul Funzionamento dell\u2019Unione Europea) riuscirebbe a risolvere gli squilibri interni prodotti dal mercato? E se sostituiamo all\u2019espressione \u00ablibera circolazione delle persone\u00bb quella, meno idilliaca, di \u00ablibera circolazione della forza-lavoro\u00bb, i trattati europei non si mostrano allora nella loro realt\u00e0 di strumento di drenaggio con cui le economie pi\u00f9 forti possono sottrarre ricchezza e forza-lavoro alle economie in difficolt\u00e0?<\/p>\n<p>Non deve meravigliare, dunque, che la Germania sia divenuta il secondo paese di immigrazione, dopo gli Stati Uniti, fra quelli appartenenti all\u2019OCSE e che le leggi tedesche sull\u2019immigrazione siano molto pi\u00f9 permissive con quegli immigrati che sono altamente qualificati, come l\u2019episodio dell\u2019accoglienza dei profughi siriani \u2013 molto pi\u00f9 scolarizzati rispetto a quelli centro-africani \u2013 ci ha ricordato.<\/p>\n<p>In Europa Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Austria; fuori dal continente Stati Uniti, Canada, Brasile, Venezuela \u2013 sono questi gli Stati che hanno visto nel 2016 il maggior arrivo di emigrati italiani, che con le loro partenze hanno confermato quella spaventosa tendenza che ha fatto dell\u2019Italia l\u2019ottavo paese all\u2019interno dell\u2019OCSE per cittadini emigrati fra il 2005 e il 2015. Di questi, il 35% ha la licenza media, il 35% il diploma di scuola superiore e il 30% una laurea universitaria, e pi\u00f9 della met\u00e0 sono giovani fra i 20 ed i 40 anni; tutto questo apre la strada a problemi devastanti per il paese:<\/p>\n<p><em>chi si occuper\u00e0 dei genitori anziani, se i figli non ci saranno? Chi pagher\u00e0 loro le pensioni? Chi provveder\u00e0 a raddrizzare la flessione demografica odierna, cio\u00e8 a fare figli? Chi tramander\u00e0 quegli aspetti della tradizione italiana di cui andiamo orgogliosi? Chi riscatter\u00e0 le sorti di una nazione avviata verso il proprio tramonto?<\/em><\/p>\n<p>In conclusione, un ultimo sguardo ai dati ed un ultimo avvertimento: non sono solo i giovani ad andarsene, n\u00e9 sono solo i migliori ad emigrare! Questo \u00e8 l\u2019ultimo guanto di sfida che ci lancia il neoliberismo, quasi a volerci dire che coloro che non accettano la sfida dell\u2019estero, coloro che rifiutano di andarsene dall\u2019Italia per cercare altrove qualcuno che apprezzi le loro capacit\u00e0, sono di conseguenza incompetenti, pusillanimi, vili o \u2013 pi\u00f9 semplicemente \u2013 mediocri.<\/p>\n<p>Contro queste sirene meritocratiche ed esterofile che attentano all\u2019unit\u00e0 del fronte di lotta e lo sezionano in segmenti isolabili e contrapponibili, \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai necessario cogliere quegli interessi condivisi che, come un fil rouge, accomunano professionisti, lavoratori comuni, talentuosi e disperati, e che finiranno per rendere il sovvertimento del mondo presente soltanto una mera questione di organizzazione e di tempo.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/edoardo-schinco\/amara-terra-mia-lemigrazione-italiana\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/edoardo-schinco\/amara-terra-mia-lemigrazione-italiana\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Edoardo Shinco) In questi anni non \u00e8 raro assistere sui media nazionali a scontri farseschi fra esponenti del nuovo \u201carco costituzionale\u201d (destra, sinistra e M5S) sul tema dell\u2019immigrazione: inutile ricordare come i dibattiti siano stati diretti pi\u00f9 a catturare il consenso elettorale, che non a discutere una soluzione seria e coerente che si potesse realizzare. 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