{"id":33395,"date":"2017-07-31T11:06:32","date_gmt":"2017-07-31T09:06:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33395"},"modified":"2017-07-31T00:09:01","modified_gmt":"2017-07-30T22:09:01","slug":"luoghi-pubblici-e-norme-private","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33395","title":{"rendered":"Luoghi pubblici e norme private"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30019\" src=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2017\/07\/migrante-economico-razzismo-il-manifesto-237x300.jpg\" alt=\"migrante-economico-razzismo-il-manifesto\" width=\"237\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Per aver condiviso questa vignetta di Biani sono stato sospeso da Facebook per 24 ore. La vignetta \u00e8 una parodia di un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pinterest.co.uk\/pin\/296393219206617750\/\">manifesto<\/a>\u00a0fascista e razzista del &#8217;44. Non \u00e8 difficilissima da capire.<\/p>\n<p>Niente di grave, s&#8217;intende, il mio ban: e sar\u00e0 capitato a tutti o quasi quelli che qui mi leggono. Un po&#8217; come alle medie, quando la prof ti mandava in corridoio o dietro la lavagna una ventina di minuti per punizione.<\/p>\n<p><strong>Ci trattano come dei ragazzini,<\/strong>\u00a0i padroni della rete. Sanno che loro sono onnipotenti, noi nelle loro mani. La nostra possibilit\u00e0 di parlare &#8211; di diffondere le nostre opinioni &#8211; \u00e8 in mano a\u00a0<strong>un ignoto poliziotto che \u00e8 allo stesso tempo legislatore e giudice<\/strong>.<\/p>\n<p>Un poliziotto-giudice-legislatore che esercita il suo potere in assoluto e che non sempre \u00e8 intelligentissimo: quando ho chiamato Facebook, mi hanno risposto che probabilmente il &#8220;revisore&#8221; (cos\u00ec vengono chiamati, quelli che impongono i ban) che mi ha messo in punizione non parlava italiano e non ha capito.<\/p>\n<p>Questo almeno \u00e8 quanto mi ha detto l&#8217;ufficio stampa di Facebook, a cui come giornalista &#8211; quindi &#8220;privilegiato&#8221; &#8211; mi sono rivolto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come mi sono rivolto a Luca Colombo, country manager di Facebook in Italia, insomma il numero uno dell&#8217;azienda in questo Paese. Che sostiene di non sapere nulla di ban e sospensioni, lui non se ne occupa, \u00abnon so nemmeno se a sospendere sia un algoritmo o una persona\u00bb.\u00a0<strong>Il capo di Facebook in Italia che rifiuta di dirti quali sono i meccanismi dei ban. Trasparenza zero, opacit\u00e0 total<\/strong><strong>e<\/strong>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>La pagina dei \u201cPrincipi di Facebook\u201d \u00e8 in dieci punti, come i comandamenti: ciascuno \u00e8 di poche righe, ma tutti sono carichi di intensit\u00e0 e pieni d eccellenti propositi. Il primo, ad esempio, si intitola recita: \u00abGli utenti dovrebbero avere la libert\u00e0 di condividere tutte le informazioni che desiderano e avere il diritto di contattare online chiunque, qualsiasi persona, organizzazione o servizio, purch\u00e9 entrambi acconsentano al contatto\u00bb.<\/p>\n<p>Bellissimo, no? Ma non \u00e8 meno importante il principio numero 3 secondo il quale \u00abgli utenti dovrebbero avere la libert\u00e0 di accedere a tutte le informazioni rese loro disponibili da altri utenti; gli utenti dovrebbero inoltre disporre degli strumenti pratici necessari in grado di facilitare, velocizzare e rendere efficienti la condivisione e l&#8217;accesso a tali informazioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La parola libert\u00e0 compare otto volte<\/strong>, ma non mancano altri termini fondamentali:\u00a0<strong>benessere, accesso, legislatore, perfino uguaglianza<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo punto, intitolato \u201cUn unico mondo\u201d \u00e8 un inno all&#8217;internazionalismo: \u00abIl servizio di Facebook dovrebbe trascendere i confini geografici e nazionali ed essere disponibile per gli utenti di tutto il mondo\u00bb. La filosofia di fondo di tutta la pagina sembra in piena continuit\u00e0 con l&#8217;articolo 11 della Dichiarazione universale dell\u2019uomo e del cittadino del 1789: \u00abLa libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni \u00e8 uno dei diritti pi\u00f9 preziosi dell&#8217;uomo. Ogni cittadino pu\u00f2 dunque parlare, scrivere e pubblicare liberamente, salvo a rispondere dell&#8217;abuso di questa libert\u00e0 nei casi determinati dalla legge\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, la tavola dei principi di Facebook<strong>\u00a0sembra la carta costituzionale di uno Stato<\/strong>: uno Stato transnazionale, con quasi due miliardi di cittadini, che qui per\u00f2 si chiamano utenti. E che abitando nel social sono tenuti a rispettarne \u00abi termini e le normative\u00bb che appaiono su un&#8217;altra pagina interna, dove si scopre come e quanto i padroni del giardino Facebook si ergono a presidenti, sindaci, giudici e guardie di tutto lo Stato, a partire dalla condizione fondamentale: \u00ab<strong>Ci riserviamo il diritto di rimuovere tutti i contenuti o le informazioni che gli utenti pubblicano su Facebook<\/strong>, nei casi in cui si ritenga che violino la presente Dichiarazione o le nostre normative\u00bb.<\/p>\n<p>Le condizioni generali di servizio sono un contratto unilateralmente imposto da Facebook.\u00a0<strong>In buona sostanza, sono \u201clegge\u201d<\/strong>; e la loro violazione permette ai padroni del giardino privato il diritto di rimuovere ogni genere di contenuto.<\/p>\n<p>Tuttavia \u201cMr Facebook\u201d non \u00e8 soltanto legislatore e poliziotto nel suo guardino privato ma anche giudice: poche righe pi\u00f9 avanti nel medesimo documento, con grande magnanimit\u00e0 stabilisce che \u00abse abbiamo eliminato dei contenuti e l&#8217;utente che li ha pubblicati ritiene che ci sia stato un errore, ha la possibilit\u00e0 di presentare ricorso\u00bb. Il ricorso in questione, naturalmente, deve essere presentato a Facebook e, altrettanto naturalmente, \u00e8 valutato e deciso dallo stesso Facebook.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ma la vita nel sito di Zuckerberg non scorre in modo tanto diverso rispetto alle strade, alla piazze e ai negozi del fornitore di servizi online pi\u00f9 grande del mondo ovvero Google.<\/p>\n<p>Basta, anche in questo caso, scorrere i termini d\u2019uso di Mountain View. Tipo: \u00abPotremmo riservarci il diritto di esaminare i contenuti per stabilirne l\u2019eventuale illegalit\u00e0 o contrariet\u00e0 alle\u00a0<strong>nostre norme<\/strong>, e potremmo altres\u00ec rimuovere o rifiutarci di visualizzare dei contenuti qualora avessimo ragionevole motivo di ritenere che violino le\u00a0<strong>nostre norme<\/strong>\u00a0o la legge. Potremmo sospendere o interrompere la fornitura dei\u00a0<strong>nostri Servizi<\/strong>\u00a0all\u2019utente qualora questi non rispettasse i\u00a0<strong>nostri termini<\/strong>\u00a0o le<strong>\u00a0nostre norme<\/strong>\u00a0oppure qualora stessimo effettuando accertamenti su un caso di presunto comportamento illecito\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019aggettivo possessivo \u201cnostro\u201d \u00e8 ripetuto cinque volte in tre righe.<\/p>\n<p>Nel leggere queste policy si pu\u00f2 fingere di non capire, per vivere in modo leggero e spensierato la propria esistenza sui social network; ma non si pu\u00f2 non capire sul serio un messaggio che non potrebbe essere espresso pi\u00f9 chiaramente:<strong>\u00a0loro sono i padroni, noi gli ospiti; loro fanno le norme, noi possiamo o obbedire o andarcen<\/strong>e.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 per ciascuno, ormai, i servizi in rete siano pezzi integrante dell&#8217;esistenza almeno online, Google graziosamente \u201cci ospita\u201d e altrettanto graziosamente ci offre supporto nella nostra vita online ma senza mai smettere di ricordarci che siamo ospiti, peraltro in debito di gratitudine, all\u2019interno del loro giardino privato.<\/p>\n<p>Sono loro a decidere se e per quanto potremo continuare ad utilizzare determinati servizi e, soprattutto, se i nostri contenuti potranno o meno restare accessibili al mondo intero.<\/p>\n<p>E non pensate che i giardini pi\u00f9 recenti siano diversi da quelli dei loro avi: navigando nelle condizioni generali di servizio di Twitter, la musica non cambia: \u00abTwitter si riserva il diritto (ma non avr\u00e0 l\u2019obbligo)\u00bb, si legge nelle prime righe delle condizioni di servizio, \u00abdi\u00a0<strong>rimuovere o rifiutare, in ogni momento, la distribuzione di Contenuti<\/strong>\u00a0sui Servizi, di sospendere o chiudere utenze e di richiedere la restituzione di alcuni nomi utente senza alcuna responsabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019utente\u00bb.<\/p>\n<p>Parole che, anche in questo caso, non lasciano spazio alcuno a dubbi.\u00a0<strong>I padroni della piattaforma hanno potere di vita e di morte sui contenuti degli utenti<\/strong>\u00a0senza che nessuno possa rimproverargli alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>E qui va sfatato un mito, un pensiero erroneo ma estremamente diffuso: quello secondo il quale, trattandosi di societ\u00e0 private, Facebook e gli altri colossi del web possono fare tutto quello che vogliono in modo assolutamente arbitrario e senza rispondere a nessuno se non a se stessi.<\/p>\n<p>Va sfatato intanto per un semplice principio di buon senso che si applica a qualsiasi altra attivit\u00e0 privata, cio\u00e8 il rispetto per alcune regole comuni di utilit\u00e0 collettiva:\u00a0<strong>anche il ristoratore sotto casa \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 privata, ma se in cucina ci sono gli scarafaggi la collettivit\u00e0 ha il diritto di intervenire,\u00a0<\/strong>per motivi igienici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo,\u00a0<strong>non esiste alcun principio di \u201cassolutezza\u201d dei social network e delle corporation digitali ripsetto alle societ\u00e0 in cui operano<\/strong>: altrimenti, per coerenza, dovremmo accettare l&#8217;idea che un giorno uno di questi siti vieti il suo ingresso alle persone con un particolare colore della pelle, oppure cancelli i contenuti di un determinato partito, perch\u00e9 tanto \u00ab\u00e8 una societ\u00e0 privata e pu\u00f2 fare quello che vuole\u00bb.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, per quanto riguarda alcuni di questi siti, come ad esempio Facebook e Google. C&#8217;\u00e8 cio\u00e8 il fatto che la loro potenza, la loro forza, la loro diffusione ha fatto s\u00ec che ormai superano di gran lunga la dimensione della semplice potenzialit\u00e0 per entrare nella sfera del bisogno, quindi in certo senso del diritto.<\/p>\n<p>Per capirci: in molti settori, ormai, un&#8217;azienda che non \u00e8 su Facebook \u00e8 come se fosse morta; lo stesso dicasi per un politico o per un giornalista, per un cantante, per un artista; e tante altre professioni ancora, per le quali l&#8217;esistenza sul social network di Zuckerberg \u00e8 ormai una condicio sine qua non di sopravvivenza. Possono, queste persone, rischiare di essere espulse sulla base di un codice del tutto arbitrario e privato?<\/p>\n<p>Ma, aldil\u00e0 degli aspetti economici e professionali, senza Facebook, Google o Twitter una parte importante della popolazione del mondo oggi, probabilmente, si ritroverebbe isolata e impossibilitata a comunicare come ormai si \u00e8 abituata a fare: le sue relazioni sociali, amicali, affettive sono quindi alla merc\u00e9 di un gruppetto di misteriosi decisori che stanno da qualche parte nel mondo, tra l&#8217;Iralanda e la California, e che decidono se, quanto, quando bannarci,\u00a0<strong>a loro totale giudizio: e a loro solo ci possiamo appellare, non a un \u201cgiudice terzo\u201d, se siamo stati parzialmente o totalmente espulsi<\/strong>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Scrive Peter Ludlow, nel suo libretto intitolato \u201cIl nostro futuro nei mondi virtuali\u201d che \u00abi mondi virtuali e i social network sono meno democratici delle nostre societ\u00e0 reali e i gestori\u00a0<strong>li amministrano come dittatori<\/strong>, senza rendere conto ai propri utenti-cittadini. Ne decidono il bello e il cattivo tempo. Se bandire qualcuno dalla community, per esempio. Il paradosso: man mano che i mondi virtuali acquistano popolarit\u00e0, vengono gestiti in modo sempre pi\u00f9 autoritario. Ed \u00e8 qualcosa di cui preoccuparsi\u00bb.<\/p>\n<p>Per lo studioso americano, \u00abse i network sono gestiti in modo non democratico n\u00e9 trasparente possono essere manipolati per servire gli interessi di un individuo invece che del gruppo; e, in secondo luogo,\u00a0<strong>c&#8217;\u00e8 il rischio che i mondi virtuali ci rendano avvezzi a vivere in ambienti poco democratici, dove sono aboliti i diritti<\/strong>\u00a0frutto di secoli di lotte, progresso e conquiste civili. In altre parole, le dittature on line ci rendono pi\u00f9 passivi nei confronti di un possibile dittatore nel mondo reale\u00bb.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9, secondo Ludlow, \u00ab\u00e8 necessaria una sorta di nuovo illuminismo dei mondi virtuali, dove i gestori offrano nuovi strumenti per condurre esperimenti di democrazia: strumenti con i quali gli utenti stessi possano sviluppare i propri sistemi politici e di governance. La giurisprudenza del mondo reale, da parte sua, deve cominciare a considerare i mondi virtuali non pi\u00f9 come propriet\u00e0 di un&#8217;azienda, ma come vere &#8220;nazioni&#8221;.\u00a0<strong>Altrimenti finiremo sotto il pugno di un despota ogni volta che andremo su Internet<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>L&#8217;allarme di Peter Ludlow sulla \u201ctirannia dei mondi virtuali\u201d \u00e8 del 2010 ma da allora \u00e8 stato completamente ignorato, tanto dalle corporation stesse quanto dai governi e dalla politica.<\/p>\n<p>Molti i motivi, tra i quali l&#8217;egemonia culturale del mantra \u201cprivatistico\u201d, diffuso in Occidente dai tempi di Reagan e Thatcher, ma mai davvero contestato neppure dalla sinistra, con poche eccezioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, forse, tra le ragioni per cui nessuno cerca almeno di \u201ctemperare\u201d un equilibro cos\u00ec squilibrato c&#8217;\u00e8 anche la graduale e contemporanea\u00a0<strong>sottrazione di sovranit\u00e0 politica complessiva dagli stati nazionali verso i vari poteri economici sovranazionali<\/strong>, una tendenza globale che ha reso molto pi\u00f9 deboli i governi in generale.<\/p>\n<p>Una tendenza di cui anche il trasferimento \u201clegislativo\u201d dai codici degli Stati democratici alle norme private delle corporation \u00e8 nel contempo causa ed effetto.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/07\/28\/luoghi-pubblici-e-norme-private\/\">http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/07\/28\/luoghi-pubblici-e-norme-private\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Per aver condiviso questa vignetta di Biani sono stato sospeso da Facebook per 24 ore. 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