{"id":33485,"date":"2017-08-03T09:30:36","date_gmt":"2017-08-03T07:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33485"},"modified":"2017-08-02T18:17:20","modified_gmt":"2017-08-02T16:17:20","slug":"sapir-leuro-fonte-strutturale-di-squilibrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33485","title":{"rendered":"Sapir \u2013 L\u2019euro, fonte strutturale di squilibrio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Rododak)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mentre si parla di \u201cripresa\u201d dell\u2019economia europea, <a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/6180\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Jacques Sapir ci inchioda ai numeri che escono dal report del Fondo Monetario Internazionale 2017<\/a> sugli squilibri nei tassi di cambio teorici tra i paesi intrappolati nella moneta unica. Gli scarti tra paesi con tasso di cambio sopravvalutato e sottovalutato aumentano, nonostante i dolorosi tentativi di svalutazione interna effettuati in Italia e Spagna. Non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita, conclude l\u2019economista francese: restare nell\u2019euro per Francia, Italia e Spagna significa la morte dell\u2019economia, per impoverimento e deindustrializzazione.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Di Jacques Sapir, 29 luglio 2017<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pubblicazione dell\u2019edizione 2017 dell\u2019<em>External Sector Report <\/em>del FMI mette in evidenza il problema rappresentato dall\u2019euro per paesi come la Francia, l\u2019Italia e la Spagna.\u00a0E si nota che rispetto all\u2019edizione 2016 questo problema si \u00e8 ulteriormente aggravato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo rapporto, gli esperti di economia e statistica del Fondo Monetario Internazionale calcolano, in rapporto al saldo delle partite correnti, ma anche al conto dei movimenti di capitale, le differenze del tasso di cambio reale (al netto dell\u2019inflazione) tra i paesi.\u00a0Ne risulta che oggi tra la Germania, la cui moneta \u00e8 significativamente sottovalutata, e Francia, Italia e Spagna, lo scarto \u00e8 enorme.\u00a0Se l\u2019euro non esistesse il tasso di cambio si sarebbe modificato aumentando in Germania e diminuendo nei tre paesi considerati.\u00a0Questo avrebbe corretto gli squilibri.\u00a0Ma l\u2019esistenza dell\u2019euro impedisce questo tipo di correzione, determinando cos\u00ec un vantaggio competitivo enorme (tra il 20% e il 25%) per la Germania.\u00a0Questo spiega in larga misura la crisi dell\u2019economia di questi paesi e il processo accelerato di deindustrializzazione cui sono sottoposti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>External Sector Report \u2013 2016<\/strong><\/p>\n<p>A \u2013 01 \u2013 <a href=\"https:\/\/f.hypotheses.org\/wp-content\/blogs.dir\/981\/files\/2017\/07\/A-01-External-sector-report-2016-copie.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">External sector report 2016 \u2013 copia<\/a><\/p>\n<p><strong>External Sector Report \u2013 2017<\/strong><\/p>\n<p>A \u2013 01-2017-<a href=\"https:\/\/f.hypotheses.org\/wp-content\/blogs.dir\/981\/files\/2017\/07\/A-01-2017-external-sector-report.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">external-sector-report<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I risultati delle edizioni 2016 e 2017 dell\u2019<em>External Sector Report<\/em>\u00a0sono istruttivi.\u00a0Nell\u2019edizione del 2016 i risultati erano i seguenti, con i dati positivi che indicano una sopravvalutazione e quelli negativi che indicano una sottovalutazione del cambio:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tabella 1 \u2013\u00a0<\/strong><strong>Lo squilibrio dei tassi di cambio reali (teorici) tra paesi<\/strong><\/p>\n<table width=\"542\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"154\"><\/td>\n<td width=\"78\">Medio<\/td>\n<td width=\"56\">Minimo<\/td>\n<td width=\"61\">Massimo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Francia<\/td>\n<td width=\"78\">6,0%<\/td>\n<td width=\"56\">3,0%<\/td>\n<td width=\"61\">9,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Germania<\/td>\n<td width=\"78\">-15,0%<\/td>\n<td width=\"56\">-20,0%<\/td>\n<td width=\"61\">-10,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Italia<\/td>\n<td width=\"78\">5,0%<\/td>\n<td width=\"56\">0,0%<\/td>\n<td width=\"61\">10,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Spagna<\/td>\n<td width=\"78\">7,5%<\/td>\n<td width=\"56\">5,0%<\/td>\n<td width=\"61\">10,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Scarto Francia \/ Germania<\/td>\n<td width=\"78\">21%<\/td>\n<td width=\"56\">23%<\/td>\n<td width=\"61\">19%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Scarto Italia \/ Germania<\/td>\n<td width=\"78\">20%<\/td>\n<td width=\"56\">20%<\/td>\n<td width=\"61\">20%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"154\">Scarto Spagna \/ Germania<\/td>\n<td width=\"78\">22,5%<\/td>\n<td width=\"56\">25%<\/td>\n<td width=\"61\">20%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>FMI,\u00a0External Sector Report\u00a02016, Washington, DC \u2013 Risultati tratti dalla tabella a pag.\u00a035<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se sommiamo la sottovalutazione della Germania alla sopravvalutazione degli altri paesi, otteniamo una differenza nel tasso di cambio teorico del 21% per la Francia, del 20% per l\u2019Italia e del 22,5% per la Spagna.\u00a0Nessuna economia pu\u00f2 resistere a lungo a un simile differenziale di tasso di cambio, sia esso teorico o reale.\u00a0Ma senza l\u2019euro la correzione sarebbe stata immediata, e avrebbe comportato una rivalutazione tra il 10% e il 20% per la Germania, e una svalutazione tra il 9 e il 3% per la Francia.\u00a0Con questo si misura quanto l\u2019euro costi all\u2019economia francese, ma anche a quella italiana e spagnola.\u00a0\u00c8 ragionevole pensare che l\u2019euro, a causa della rigidit\u00e0 che implica, sia responsabile di una quota tra il 50% e il 66% della disoccupazione in Francia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, questa situazione da un anno all\u2019altro \u00e8 peggiorata.\u00a0Guardando ai risultati dell\u2019edizione 2017 dell\u2019<em>External Sector Report<\/em> \u00a0troviamo i seguenti risultati:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tabella 2<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-12259\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/SapirFMI-298x300.png\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"295\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scarto del tasso di cambio reale rispetto alla Germania \u00e8 passato dal 24 al 28% per la Francia. \u00c8 passato dal 20 al 25% per la Spagna (che ha applicato una forte politica di svalutazione interna, ma non \u00e8 riuscita comunque a chiudere il gap) e dal 22 al 26% per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi numeri ci dicono parecchie cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In primo luogo, ci dicono che l\u2019euro ha portato a uno squilibrio enorme dei tassi di cambio teorici.\u00a0Dato che l\u2019Euro ha tolto la possibilit\u00e0 di riequilibrare i livelli di cambio con rivalutazioni e svalutazioni, questo ci lascia solo due soluzioni: la svalutazione interna o i trasferimenti fiscali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In secondo luogo, questi dati dimostrano che le politiche di svalutazione interna seguite per anni da Spagna e Italia, quelle stesse politiche che Emmanuel Macron e il primo ministro Edouard Philippe vogliono applicare, non funzionano.\u00a0Naturalmente, la situazione oggi \u00e8 un po\u2019 meno grave per la Spagna e l\u2019Italia rispetto alla Francia, ma in ogni caso il divario dei tassi di cambio teorici, vale a dire della competitivit\u00e0, \u00e8 oltre il 20% rispetto alla Germania.\u00a0La lezione \u00e8 chiara: la svalutazione interna non funziona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine, queste cifre indirettamente ci dicono che se vogliamo compensare questi squilibri attraverso dei trasferimenti fiscali, il costo per la Germania sarebbe assolutamente eccessivo.\u00a0Anche ammettendo l\u2019evento altamente improbabile che la sopravvalutazione in Francia, Italia e Spagna possa essere ridotta con una rigorosa politica di svalutazione interna, sarebbe comunque necessario che la Germania compensi gli squilibri con un ammontare che pu\u00f2 raggiungere fino al 10% del suo PIL. \u00c8 evidente che si tratta di una ipotesi impossibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In queste condizioni, solo una dissoluzione della zona euro, sia che essa avvenga tramite l\u2019uscita di uno dei tre paesi citati sia che avvenga attraverso un accordo generale, appare in grado di risolvere il problema.\u00a0In caso contrario assisteremo alla morte delle economie di Francia, Spagna e Italia, per la deindustrializzazione e l\u2019impoverimento diffuso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/08\/01\/sapir-leuro-fonte-strutturale-di-squilibrio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/08\/01\/sapir-leuro-fonte-strutturale-di-squilibrio\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Rododak) &nbsp; Mentre si parla di \u201cripresa\u201d dell\u2019economia europea, Jacques Sapir ci inchioda ai numeri che escono dal report del Fondo Monetario Internazionale 2017 sugli squilibri nei tassi di cambio teorici tra i paesi intrappolati nella moneta unica. Gli scarti tra paesi con tasso di cambio sopravvalutato e sottovalutato aumentano, nonostante i dolorosi tentativi di svalutazione interna effettuati in Italia e Spagna. Non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita, conclude l\u2019economista francese: restare nell\u2019euro per&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17269,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/voci-dallestero-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8I5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33485"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33485"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33485\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33486,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33485\/revisions\/33486"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}