{"id":33518,"date":"2017-08-05T08:00:13","date_gmt":"2017-08-05T06:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33518"},"modified":"2017-08-04T21:40:17","modified_gmt":"2017-08-04T19:40:17","slug":"liberta-e-proprieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33518","title":{"rendered":"Libert\u00e0 e propriet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL PONTE (Giancarlo Scarpari)<\/strong><\/p>\n<p>La parabola del partito tendenzialmente maggioritario, il progetto ideato dal Pd di Veltroni e rilanciato dal Pd di Renzi, sembra effettivamente giunto alla sua logica conclusione.<\/p>\n<p>Per poter decollare aveva avuto bisogno di iniettare nel partito, a uso e consumo soprattutto del nuovo elettorato da attrarre, una robusta iniezione di propaganda \u201canticomunista\u201d, ricalcata sui modelli berlusconiani e tradottasi nella \u201crottamazione\u201d di quel che restava della sua tradizione socialdemocratica, nella guerriglia mediatica condotta contro i dirigenti che la rappresentavano e nello scontro frontale praticato nei confronti del lavoro dipendente.<br \/>\nIl balzo del Pd registrato alle europee col 40% dei voti aveva convinto Renzi a proseguire con decisione per il sentiero tracciato.<\/p>\n<p>Col miraggio di sempre nuove vittorie, la maggioranza del partito, messi da parte o archiviati principi e valori \u201cdel passato\u201d, ha seguito il comandante e il cerchio magico che lo applaudiva; la minoranza ha subito per mesi le scelte del capo, sempre incerta sul da farsi, mentre sul carro del vincitore, dopo le giravolte e le retromarce del Cavaliere, erano nel frattempo saliti i \u201cdiversamente berlusconiani\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto Renzi ha cercato di tirare le fila pensando al (suo) futuro e ha puntato, con l\u2019Italicum, a trasformare il 40% di preferenze nel 55% di seggi alla Camera, unica operazione questa che, se riuscita, gli avrebbe consentito di realizzare il sogno del \u00abpartito realmente maggioritario\u00bb.<\/p>\n<p>Ma lo statista di Rignano non si \u00e8 fermato qui e, cercando di consolidare il proprio successo, ha fatto varare in parlamento, coi voti di fiducia, una riforma costituzionale idonea a garantire per anni la presenza del suo partito al governo e a condizionare, con gli aiuti che non mancano mai al vincitore, anche i principali organi di garanzia previsti dalla Costituzione.<\/p>\n<p>La strada che gli ha consentito questi risultati \u00e8 stata percorsa con una calcolata e pubblicizzata rottura a sinistra. Non vi sono stati errori tattici o eccessi verbali nel perseguire questo obiettivo: i toni irridenti, il sarcasmo e i veri e propri insulti usati nei confronti della minoranza sono stati la strategia studiata per sottolineare muove affinit\u00e0 e per attrarre al partito quegli elettori di centrodestra rimasti privi del tradizionale leader di riferimento.<br \/>\nA questo punto, per\u00f2, la sua corsa si \u00e8 arrestata.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non perch\u00e9 la riforma progettata non fosse anch\u2019essa espressione di una cultura politica di destra, cos\u00ec come lo erano stati il job act e la \u00abbuona scuola\u00bb, tutt\u2019altro: l\u2019intreccio tra Italicum e la nuova costituzione, infatti, erano stati da tempo caldeggiati dai sostenitori del maggioritario e della governabilit\u00e0, dai fautori della preminenza dell\u2019esecutivo sul parlamento e della \u201ccompatibilit\u00e0\u201d tra il governo e le istituzioni di garanzia; n\u00e9 erano mancati i consensi, dal \u00abFoglio\u00bb e dal \u00abCorriere della sera\u00bb e l\u2019approvazione dei controllori internazionali, Merkel in testa.<\/p>\n<p>Ma il progetto, se poteva soddisfare opinionisti e politici di una destra che si sforzava di guardare all\u2019Europa, non poteva certo soddisfare Lega, FI e FdI che, divisi e in competizione tra loro, erano preoccupati soprattutto del loro immediato futuro ed erano penalizzati da una legge elettorale che, premiando la lista e non la coalizione, minacciava di confinare quei partiti all\u2019opposizione per un tempo indefinito.<\/p>\n<p>A trarla d\u2019impaccio ha pensato Renzi con la sua iniziativa referendaria: sopravvalutando il consenso mediatico che a lungo l\u2019aveva circondato e sottovalutando il malcontento reale causato anche dalle sue politiche, il giocatore d\u2019azzardo ha puntato l\u2019intera posta sull\u2019esito positivo della consultazione e ha perso la partita.<\/p>\n<p>Con alcune conseguenze di rilievo.<\/p>\n<p>La campagna condotta all\u2019insegna del \u201csolo contro tutti\u201d \u00e8 riuscita infatti a ricompattare contro Renzi l\u2019intero schieramento delle opposizioni, che l\u2019hanno cos\u00ec travolto al momento del voto; ma \u00e8 riuscita soprattutto a ridare nuovo vigore a una destra allo sbando, facendo \u201cdimenticare\u201d agli elettori che era la stessa che nel 2005 aveva votato una riforma ancora pi\u00f9 incostituzionale e che nel 2011 aveva condotto il paese sull\u2019orlo del fallimento.<\/p>\n<p>Per ottenere un simile risultato, il capo del Pd ha caparbiamente portato alle estreme conclusioni la linea di condotta adottata in precedenza, cancellando ulteriormente l\u2019identit\u00e0 del partito, suscitando una babele di lingue all\u2019interno e determinando una duplice fuga verso l\u2019esterno: la prima manifesta, con la fuoriuscita dei \u201cbersaniani\u201d e la formazione di una nuova compagine politica; la seconda, meno pubblicizzata ma ancora pi\u00f9 consistente, con la fuga di tanti elettori registrata dal voto referendario e confermata dalle recenti amministrative.<br \/>\nL\u2019azzardo non ha dunque funzionato e il Pd, cambiato per via di repentine conversioni, di travasi e di fuoriuscite in varie direzioni, \u00e8 tornato alla casella di partenza, l\u00e0 dove in pratica l\u2019aveva lasciato Bersani.<\/p>\n<p>La cancellazione della riforma costituzionale per via referendaria, prima e quella parziale della legge elettorale decisa dalla Corte costituzionale, poi, hanno peraltro rimescolato le carte anche nel variegato campo dei vincitori.<\/p>\n<p>Nell\u2019impossibilit\u00e0 di andare \u201csubito al voto\u201d, per la mancanza di una legge valida per entrambi i rami del parlamento, le varie oligarchie, avendo interessi diversi se non addirittura opposti, hanno finto di cercare un accordo per vararne una nuova, ben sapendo che ogni proposta sarebbe caduta nel vuoto per via dei veti incrociati. Mentre dalle colonne del \u00abCorriere\u00bb si alzava il rimpianto per le riforme cancellate, i capi delle varie formazioni politiche cominciavano a ragionare in termini di \u201cproporzionale\u201d, attendendo che dalle amministrative uscissero segnali sicuri per orientarsi. E dalla tornata di primavera i dati emersi, sia pure valutati con tutte le cautele del caso, hanno indicato che il centrodestra riunito \u00e8 nuovamente in grado di raccogliere, con buone probabilit\u00e0, alle elezioni politiche, la maggioranza dei consensi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec FI e Lega, formazioni che a mala pena raggiungono il 15%, unite ai post-fascisti di FdI e grazie alla brillante operazione di Renzi, si sono contate, sono tornate a sperare e ora, sia pure confusamente, si agitano per ottenere una qualche legge elettorale che assicuri il premio di maggioranza alla coalizione e non pi\u00f9 alla lista vincente.<br \/>\nPerch\u00e9 questo \u00e8 il punto.<\/p>\n<p>La Corte, contrariamente a quanto si ripete di continuo prospettando future paralisi, nel cancellare parzialmente l\u2019Italicum, ha lasciato in vita per la Camera una legge che configura s\u00ec un sistema proporzionale, ma profondamente \u201critoccato\u201d e, soprattutto, ritoccabile: la sentenza ha infatti considerato legittimo l\u2019ampio premio di maggioranza destinato alla lista che, al primo turno, raggiunga il 40% dei suffragi; ma ha suggerito altres\u00ec che sarebbe in linea con la Costituzione anche una norma che prevedesse un analogo premio al ballottaggio, riservato non pi\u00f9 alla singola lista, bens\u00ec, questa volta, alla coalizione vincente.<\/p>\n<p>Questo suggerimento della Corte mette dunque in difficolt\u00e0 sia il M5S (che comunque afferma di essere in grado di raggiungere da solo quell\u2019obiettivo, contando sul fatto di essere il contenitore di ogni tipo di protesta), quanto il partito di Renzi, che, in caduta di consensi, ha visto sfumare la possibilit\u00e0 di ottenere il 40% al primo turno e ha fatto di tutto per rendere impraticabile una credibile coalizione al secondo; e ha reso comunque poco appetibile per gli elettori un\u2019ipotesi di governo tra forze che si presentano con progetti divaricati e che quotidianamente si delegittimano reciprocamente.<\/p>\n<p>Quanto alle formazioni che continuano a crescere numericamente alla sinistra del Pd, il loro proliferare rivela solo la frammentazione in atto, le polemiche che li dividono denotano la difficolt\u00e0 di giungere a una qualche soluzione unitaria, mentre la loro stessa esistenza dovr\u00e0 fare i conti con la soglia di sbarramento che verr\u00e0 stabilita dalla futura legge elettorale.<br \/>\nAltro clima si respira invece nell\u2019area del centrodestra, ove il suggerimento della Corte sembra incontrare crescenti adesioni.<\/p>\n<p>Le passate coalizioni tra partiti neofascisti, secessionisti e \u201cmoderati\u201d ci avvertono che la costruzione di alleanze tra quelle formazioni non \u00e8 mai stato un problema reale; esiste, \u00e8 vero, la questione di chi comander\u00e0 la futura coalizione, ma tra chi possiede e comunica con le televisioni e chi parla direttamente alla pancia degli italiani un compromesso, se giudicato conveniente a entrambi, sar\u00e0 sempre possibile: su come \u201copporsi all\u2019Europa\u201d ci si pu\u00f2 sempre intendere (basta abbassare i toni, negare il giorno dopo quello che si \u00e8 detto il giorno prima, ecc.); su come respingere \u201cl\u2019invasione dei migranti\u201d la convergenza tra \u201cmoderati\u201d e razzisti \u00e8 ancora pi\u00f9 agevole, grazie allo slogan: \u00abaiutiamoli a casa loro\u00bb, formula che non significa nulla di concreto (di quali aiuti parliamo, a chi vanno, chi li finanzia?), ma che proprio per questo trova tutti d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Fin qui le chiacchiere e la propaganda.<\/p>\n<p>Ma la Confindustria, fiutando il vento, ha pensato bene di offrire all\u2019eventuale coalizione di destra o al listone unico suggerito dai sondaggi della Ghisleri, una pi\u00f9 solida piattaforma operativa che vada oltre le invettive contro il governo o le paure coltivate ad arte.<br \/>\nPresentando Salvini in veste di statista, il \u00abSole-24 ore\u00bb, il 7 giugno, ha ospitato una sua intervista nella quale il capo della Lega ha presentato la ricetta per favorire la crescita dell\u2019economia: la flat tax, l\u2019imposta \u201cpiatta\u201d al 15%, finanziata con la copertura di 14 miliardi di euro, di cui 7 ottenuti cancellando il contributo dell\u2019Italia alla Ue ed altri 7 ricavati dall\u2019abolizione delle somme destinate al job act.<\/p>\n<p>Tre giorni dopo \u00e8 stata la volta di Berlusconi, che ha illustrato la sua proposta: una flat tax al 23%, che, insieme a un non meglio precisato \u00abreddito di dignit\u00e0\u00bb, comporterebbe addirittura \u00abun miglior gettito per lo Stato con la quasi totale eliminazione della elusione e della evasione\u00bb (sic!).<\/p>\n<p>Il 25 giugno Nicola Rossi, presidente dell\u2019Istituto Bruno Leoni, chiariva la fonte da cui avevano attinto, con alcuni voli di fantasia, i due politici citati, pubblicando le linee di uno studio elaborato dai seguaci italiani di Milton Friedman: una flat tax al 25% per Irpef, Ires e Iva, abolizione di Irap e Imu, un \u00abminimo vitale\u00bb universale, a base familiare, pari a 500 euro mensili per i single, della durata di soli 3 anni e per giunta costituita da erogazioni decrescenti a partire dal secondo.<\/p>\n<p>Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, dato che si tratta della vecchia ricetta liberista di un capitalismo compassionevole, periodicamente riproposta dagli anni settanta del secolo scorso, che mira ancora oggi a produrre un\u2019ulteriore distribuzione del reddito in favore dei \u201cricchi\u201d, come se le attuali diseguaglianze non fossero pi\u00f9 sufficienti.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 data invece dal fatto che la proposta si pone nella scia di una norma della Legge di Bilancio varata dal governo, che in marzo ha istituito la flax tax di 100.000 euro per attrarre gli stranieri facoltosi che intendano trasferirsi in Italia dopo la Brexit; di qui la forza mediatica assunta dalla proposta, che, lanciata dal giornale confindustriale con un dossier di ben 18 articoli, \u00e8 stata prontamente raccolta dalla stampa \u201cmoderata\u201d, con i suoi opinionisti schierati a sostegno.<\/p>\n<p>Nella sostanza il progetto, che sorvola su molti dettagli importanti, prevede di far fronte al minore gettito che ne deriverebbe ricorrendo, per due terzi, all\u2019abolizione delle prestazioni assistenziali esistenti e per un terzo ad altri tagli di funzioni pubbliche (altro che ricupero dei contributi da versare alla Ue, come propagandato da Salvini!); l\u2019aumento dell\u2019Iva al 25%, oltre che spostare quel carico tributario sui consumatori, e quindi sulle famiglie, costituirebbe per\u00f2 (contrariamente alle miracolose previsioni di Berlusconi) un ulteriore incentivo all\u2019evasione, per la quale gi\u00e0 siamo i primi in Europa;<\/p>\n<p>il tetto del 25% per l\u2019Irpef colpirebbe, poi, come ha osservato Visco, in egual misura sia \u00ablo straordinario dell\u2019operaio che il premio di produzione del manager\u00bb, rivelando la vera natura della tassa: si tratterebbe dunque di un\u2019eguaglianza regressiva, poich\u00e9, come hanno documentato Baldini e Giannini, se una coppia di dipendenti del nord con due figli e con un reddito di 40.000 euro da questa riforma guadagnerebbe 268 euro, la stessa famiglia con un reddito doppio ne guadagnerebbe quasi 9.000.<\/p>\n<p>Il contrasto di una simile proposta con l\u2019art. 53 c.2 Cost., che prevede un \u00absistema tributario informato a criteri di progressivit\u00e0\u00bb \u00e8 perci\u00f2 sotto gli occhi di tutti, essendo pacifico per i costituenti che il carico fiscale poteva \u00abaumentare in misura pi\u00f9 che proporzionale con il crescere della ricchezza\u00bb, essendo il riparto destinato a produrre risultati redistributivi tra i consociati, nella prospettiva di emancipazione prevista dall\u2019art. 3 cpv.<\/p>\n<p>Altri tempi.<\/p>\n<p>I liberisti di oggi hanno logicamente accolto con entusiasmo questo progetto, che non solo \u00abdarebbe una frustata cos\u00ec vigorosa alla nostra economia, da farla ripartire al galoppo\u00bb (sic!), ma, soprattutto farebbe \u00abprendere congedo dalle ideologie socialisteggianti che hanno segnato i secoli diciannovesimo e ventesimo\u00bb (cos\u00ec Panebianco, \u00abCorriere della sera\u00bb, 21.7.2017).<\/p>\n<p>Quanto all\u2019asserita incostituzionalit\u00e0 della proposta, \u00ab\u00e8 vero che i principi della prima parte della Costituzione del \u201948 non si conciliano facilmente con la filosofia che ispira la flat tax\u00bb e tuttavia a questo punto una riflessione si impone. Se \u00abi risultati del referendum costituzionale hanno messo fuori gioco per chi sa quante generazioni (!) la possibilit\u00e0 di riformare la seconda parte della Costituzione [\u2026] perch\u00e9 allora non cominciamo a discutere della prima?\u00bb.<\/p>\n<p>E a questo proposito l\u2019articolista espone le sue certezze, sotto forma di ulteriori domande retoriche: \u00ab\u00c8 sicuro che la convivenza civile ci rimetterebbe se la nostra repubblica anzich\u00e9 essere fondata sul lavoro fosse fondata sulla libert\u00e0? \u00c8 sicuro che se il diritto di propriet\u00e0, anzich\u00e9 essere relegato tra i cosiddetti \u201cinteressi legittimi\u201d (!) fosse riconosciuto tra i diritti fondamentali, quelli su cui si poggia la libert\u00e0, ce la passeremmo peggio?\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tra un\u2019acritica professione di fede nella formula liberista e un\u2019improbabile previsione sull\u2019immutabilit\u00e0 della seconda parte della Costituzione, l\u2019attacco viene portato ai principi fondamentali che reggono l\u2019intero edificio delle istituzioni repubblicane.<\/p>\n<p>Forzature ideologiche a parte, il discorso \u00e8 per\u00f2 estremamente chiaro: il diritto di propriet\u00e0 (privata) diviene il principio fondante della nuova costituzione; sostituisce il lavoro, che essendo una merce, occupava quel posto abusivamente; e delimita la stessa nozione di libert\u00e0, che esiste solo se rimane a esso funzionale e collegata (e della \u201clibert\u00e0 dal bisogno\u201d, un\u2019utopia \u201csocialisteggiante\u201d, non \u00e8 pi\u00f9 il caso di parlare).<\/p>\n<p>Non si tratta, si badi bene, della tradiva riedizione di teorie in voga nell\u2019Ottocento, bens\u00ec dell\u2019esposizione di alcuni tratti salienti della costituzione materiale in marcia nel nostro paese, che, in attesa di essere formalizzata, pu\u00f2 gi\u00e0 costituire la base per un prossimo programma di governo. E Panebianco ne ha sottolineato l\u2019attualit\u00e0, spiegando quali effetti concreti possa determinare una concezione della libert\u00e0 declinata in chiave proprietaria.<\/p>\n<p>Tutto questo, peraltro, non sembra interessare molto coloro che oggi \u201csi muovono a sinistra\u201d.<br \/>\nConsiderare questo articolato attacco contro la Carta del \u201948 un semplice temporale estivo sarebbe comunque un errore, poich\u00e9, se anche in autunno altre vicende occuperanno la scena mediatica (le elezioni in Sicilia, per esempio), il sasso \u00e8 stato lanciato, il messaggio \u00e8 stato diffuso con dovizia di mezzi e l\u2019opinione pubblica \u00e8 ormai preparata ad accoglierlo quando il momento sar\u00e0 ritenuto opportuno.<\/p>\n<p>Per chi intende difendere realmente i principi costituzionali ogni giorno e non solo nelle grandi occasioni, occuparsi di questo progetto, e soprattutto delle sue implicazioni, dovrebbe essere quindi doveroso.<\/p>\n<p>A meno che non si preferisca costruire una politica discutendo sulle sigle, sui nomi dei candidati, sugli abbracci o le ripulse dei singoli soggetti e avviarsi nel frattempo a una coalizione senza qualit\u00e0 o, peggio, a un suicidio elettorale in ordine sparso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/08\/04\/liberta-e-proprieta\/#more-2192\">http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/08\/04\/liberta-e-proprieta\/#more-2192<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Giancarlo Scarpari) La parabola del partito tendenzialmente maggioritario, il progetto ideato dal Pd di Veltroni e rilanciato dal Pd di Renzi, sembra effettivamente giunto alla sua logica conclusione. 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