{"id":33521,"date":"2017-08-05T09:00:30","date_gmt":"2017-08-05T07:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33521"},"modified":"2017-08-04T21:48:59","modified_gmt":"2017-08-04T19:48:59","slug":"autonomia-di-classe-in-venezuela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33521","title":{"rendered":"Autonomia di classe in Venezuela"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Valerio Evangelisti)<\/strong><\/p>\n<p>Per mettere subito le cose in chiaro, non prendo nemmeno in considerazione le tesi di chi dice che in Venezuela, con la formazione di un\u2019Assemblea costituente, sia in gioco la sopravvivenza della democrazia (e lo dice chi, da quasi vent\u2019anni, ha sostenuto che nel paese vigesse una dittatura). In gioco la democrazia lo \u00e8, ma non per mano dei costituenti.<\/p>\n<p>Si tratta di intendersi, in via preliminare, sul significato del termine \u201cdemocrazia\u201d. Per i greci, che hanno inventato la parola, era il potere del \u201cdemos\u201d: non il popolo generico, bens\u00ec il \u201cpopolo minuto\u201d, gli strati pi\u00f9 deboli economicamente della societ\u00e0. In questo senso, gli Stati Uniti, che permettono la competizione elettorale solo a candidati abbastanza ricchi per presentarsi alle urne, non sono mai stati e non sono una democrazia.<\/p>\n<p>Quanto al resto dell\u2019Occidente, il meccanismo elettorale seleziona oligarchie dotate di vita propria, senza possibilit\u00e0 di verifica, fino al voto successivo, dell\u2019effettiva obbedienza degli eletti alla volont\u00e0 dei votanti. Non mi ci soffermo, sono critiche gi\u00e0 note dai tempi di Rousseau. Divenuta consapevole dello stato effettivo delle cose, la popolazione dell\u2019Occidente vota sempre meno. E l\u2019Unione Europea, fondata su centri di potere privi di controllo e su un parlamento inutile, consolida la sfiducia. E\u2019 lo sfascio del modello governativo liberale.<\/p>\n<p>Peggio ancora erano le supposte \u201cdemocrazie\u201d latinoamericane fino agli ultimi decenni del secolo scorso. Marce, autoritarie, spesso razziste, oligarchiche fino alla caricatura. Quando Hugo Ch\u00e1vez assume la presidenza del Venezuela, nel 1999, la maggior parte della popolazione povera, di colore o indigena non \u00e8 nemmeno censita a fini elettorali. Semplicemente non esiste. Il potere \u00e8 spartito tra due formazioni molto simili, in cui convergono gli interessi della minoranza privilegiata. Ch\u00e1vez, di origini umili e di ascendenza india, d\u00e0 rappresentanza e dignit\u00e0 agli \u201cinvisibili\u201d, li chiama a partecipare alla vita pubblica e a rendersi protagonisti. Di per s\u00e9 \u00e8 una rivoluzione tra le pi\u00f9 contundenti dell\u2019America Latina, paragonabile a quella del 1979 in Nicaragua.<\/p>\n<p>Tale rivoluzione non sarebbe completa se non fosse accompagnata da provvedimenti a favore delle classi popolari, che si susseguono a ritmo impressionante. Dalle leggi che beneficiano i pescatori alla sanit\u00e0 gratuita, all\u2019istruzione assicurata a tutti, alla moltiplicazione di scuole e universit\u00e0, alla distribuzione ai contadini di terre incolte o mal coltivate (che del resto, sotto la spinta chavista, stavano occupando per loro conto), alla costruzione e assegnazione di un milione 700 mila case popolari.<\/p>\n<p>Il numero dei pensionati passa da 300 mila a tre milioni, l\u2019analfabetismo quasi sparisce, la povert\u00e0 si riduce enormemente. Nascono organi di autogoverno politico e produttivo come le comunas (oggi circa 2000)[1], le cooperative, molti consigli di fabbrica. Una massa che sotto l\u2019oligarchia era amorfa e timorosa diviene cosciente, consapevole della propria dignit\u00e0 e capacit\u00e0 di incidere. \u201cUn popolo oppresso repente si desta, intende l\u2019orecchio, solleva la testa\u201d scriveva un grande italiano.<\/p>\n<p>E\u2019 il socialismo? No, nemmeno quel \u201csocialismo del XXI secolo\u201d che Ch\u00e1vez propone come scopo. Per\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 l\u2019antitesi del liberalismo. Il governo nazionalizza le industrie strategiche, si batte per un sistema di scambi equi nel continente (ALBA), elargisce petrolio (di cui il Venezuela \u00e8 tra i primi produttori mondiali) a prezzo equo ai paesi vicini che ne abbisognano. Paga regolarmente i debiti esteri, ma rifiuta condizionamenti alle proprie politiche sociali. A queste (poi dette Missioni) \u00e8 destinato il 70% del bilancio. Ci\u00f2 non avviene sotto dittatura, come invece ripete ossessivamente il coro neoliberale. Dal 1999, anno di promulgazione della \u201ccostituzione bolivariana\u201d, si tengono venti consultazioni elettorali. Il governo ne perde due e si rassegna al risultato, sull\u2019esempio sandinista di vent\u2019anni prima.<\/p>\n<p>Simili scelte scatenano l\u2019ira dei fautori del precedente regime (che controllano gran parte degli organi di informazione) e dell\u2019imperialismo americano. Nel 2002 si ha un primo tentativo di colpo di Stato, accompagnato da una strage di cui si cerca di incolpare il governo (l\u2019attribuzione non riuscir\u00e0 grazie a cineoperatori indipendenti, che gireranno il famoso documentario La rivoluzione non sar\u00e0 teletrasmessa). Subito dopo \u00e8 scatenata una micidiale serrata dell\u2019estrazione petrolifera, per ridurre il paese in ginocchio. Vi si pone riparo con la presa manu militari della nave da cui si controlla l\u2019attivit\u00e0 estrattiva, e con la sostituzione dei quadri compromessi col golpe di quel settore industriale.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 finita, perch\u00e9 i partiti dell\u2019opposizione (una pletora, tutti legali e dotati di mezzi di comunicazione tra i pi\u00f9 diffusi) non cessano di auspicare il rovesciamento del \u201cregime\u201d, tramite la violenza di strada, l\u2019appello a un atto delle forze armate, l\u2019auspicio di un intervento militare degli Stati Uniti e dei governi loro asserviti (in primo luogo la Colombia, che attualmente ospita ben sette basi militari americane). In risposta, Ch\u00e1vez epura e seleziona i vertici dell\u2019esercito, ne trasforma le accademie in scuole quadri, e soprattutto arma direttamente il popolo, con la costituzione di una Guardia Nazionale Bolivariana composta da volontari (oltre centomila).<\/p>\n<p>Si moltiplicano le accuse di autoritarismo e di bonapartismo, lanciate con voce particolarmente stentorea dai rinnegati passati dallo stalinismo alla fede liberista, inclusi quelli italiani. Come osa il satrapo sudamericano irridere ai principi del mercato, condurre politiche sociali su larga scala, rifiutare i diktat di Banca Mondiale e FMI? Non siamo alla fine della storia, al riconoscimento universale che il capitalismo \u00e8 sistema perfetto e insostituibile? Cos\u00ec starnazza l\u2019immancabile Vargas Llosa, e con lui latra l\u2019intera citt\u00e0 dei cani ex di sinistra.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che il governo chavista sia esente da errori, a volte gravissimi? Niente affatto. Il tentativo di sottrarre il Venezuela alla predominanza assoluta delle risorse petrolifere riesce in minima parte, l\u2019accentramento statale facilita la corruzione, la delinquenza comune non \u00e8 contrastata con l\u2019energia necessaria. Il \u201cculto del capo\u201d raggiunge vette a volte eccessive e fastidiose, il dirigismo paternalista anche. Ci\u00f2 nonostante, il \u201cdemos\u201d resta saldamente centrale nel processo di liberazione, graduale (Ch\u00e1vez \u00e8 prudente nei suoi passi) e tuttavia inarrestabile. Il socialismo del XXI secolo pare davvero a portata di mano. Le classi subalterne stanno conquistando, grazie alla democrazia diretta e partecipativa, una sempre pi\u00f9 ampia autonomia.<\/p>\n<p>Nel 2013, per\u00f2, Ch\u00e1vez muore. Quasi simultaneamente crolla il prezzo del petrolio, per l\u2019azione degli alleati mediorientali degli Stati Uniti. Il Venezuela vede diminuire la liquidit\u00e0, assiste alla svalutazione della propria moneta e alla salita dell\u2019inflazione. Le esportazioni di greggio cesano di essere remunerative come un tempo, le importazioni si fanno carissime. Approfittando della situazione la borghesia venezuelana, colpita in varie forme ma mai a morte, si getta nelle pi\u00f9 losche attivit\u00e0 speculative, lucrando sulla disparit\u00e0 crescente tra dollaro e moneta locale. Pratica l\u2019aggiotaggio, fa sparire generi di prima necessit\u00e0. Imputa il \u201cregime\u201d della penuria.<\/p>\n<p>Il successore di Ch\u00e1vez, Nicol\u00e1s Maduro (ex brillante ministro degli esteri, ex conducente della metro), reagisce sulle prime in maniera ingarbugliata. D\u00e0 vita a due corsi monetari, cerca di sostituire \u2013 ancora non c\u2019\u00e8 riuscito \u2013 i tagli dei biglietti di banca pi\u00f9 usati nel narcotraffico e nel contrabbando con la Colombia. Accresce il malcontento, mentre i supermercati si svuotano di merci. Finalmente, in ritardo, fa la mossa giusta. Instaura un sistema statale di importazioni di beni, venduti in spacci popolari e distribuiti alle famiglie attraverso i CLAPS (Comit\u00e9s Locales de Abastecimiento y Producci\u00f3n).<\/p>\n<p>Le iniziali incertezze di Maduro danno fiato all\u2019opposizione di destra (ma non si pensi a una destra moderata: si tratta di una destra estrema, frammentata in correnti rabbiose), Questa, grazie allo scontento popolare e all\u2019astensione di molti chavisti, riesce a vincere le elezioni all\u2019Assemblea Nazionale del 2015. Non usa la forza conquistata per instaurare la dialettica tipica, in una repubblica presidenziale, tra parlamento e capo dello Stato.<\/p>\n<p>Rifiuta l\u2019invalidazione di tre eletti da parte della magistratura, che le toglierebbe la maggioranza qualificata. Ostacola ogni decisione di Maduro. Punta all\u2019annullamento e al regresso delle politiche sociali, come stanno facendo Macr\u00ec in Argentina e Temer in Brasile, pi\u00f9 altri fantocci. E\u2019 la paralisi. Il legislativo si ribella tanto all\u2019esecutivo che al giudiziario (che ne dichiara per voce del Tribunale Supremo la decadenza, frenato proprio da Maduro). In Venezuela nessuno \u00e8 pi\u00f9 in grado di governare alcunch\u00e9. Proprio mentre la crisi economica incrudelisce.<\/p>\n<p>Lo stallo parlamentare corrisponde a un\u2019esplosione violentissima dei quartieri privilegiati, a Caracas e in provincia. Se ne era avuta un\u2019anteprima alla morte di Ch\u00e1vez. Su impulso di personaggi sinistri come Leopoldo L\u00f3pez (che durante il mancato colpo di Stato del 2002 aveva partecipato, con l\u2019amico milirdario Henrique Capriles, a un assalto armato contro l\u2019ambasciata cubana), giovani mascherati erano scesi in piazza elevando barricate.<\/p>\n<p>Avevano lasciato sul terreno una quarantina di morti, quasi tutti per mano loro. Nel 2017, incoraggiato da esempi come piazza Maidan in Ucraina, lo scenario si ripete, in forme pi\u00f9 crudeli. Sono presi d\u2019assalto, dalla giovent\u00f9 termidoriana, i centri di assistenza sociale, i ministeri chiave, gli organi giudiziari, gli ambulatori gratuiti, gli spacci statali a basso prezzo, scuole e asili, i piccoli esercizi.<\/p>\n<p>Persino alcune caserme. Gli assalitori recano sugli scudi la croce, o simboli esoterici (la \u201ccroce acuminata\u201d). Hanno maschere antigas e armi da fuoco. Quasi una trentina di presunti \u201cchavisti\u201d sono cosparsi di benzina e dati alle fiamme, in qualche caso con esito letale. Altri sono picchiati, denudati, umiliati, torturati. L\u2019internazionale dell\u2019informazione liberal-borghese ascrive regolarmente ogni vittima, malgrado le indiscutibili prove contrarie, alla repressione chavista.<\/p>\n<p>Impossibilitato a governare, Maduro ricorre a tre articoli della costituzione del 1999 (347, 348 e 349) per convocare un\u2019Assemblea costituente, che ridia ordine al Venezuela. Lo fa nella maniera confusa e impacciata che gli \u00e8 propria (Maduro non \u00e8 Ch\u00e1vez), per cui, inizialmente, non \u00e8 ben chiaro a cosa aspiri. A mantenersi al potere? A scalzare l\u2019Assemblea nazionale? Il fine si preciser\u00e0 con lo scorrere delle settimane, e del sangue sparso dagli avversari (cui si contrappongono in strada, come era accaduto nel 2002, i collectivos, gruppi di giovani proletari motorizzati molto simili agli \u201cantifa\u201d europei). Si tratta di rendere irreversibili gli scopi sociali della rivoluzione bolivariana, e di assicurare legittimit\u00e0 istituzionale alle forme di democrazia sorte spontaneamente dal basso. Nonch\u00e9 di dare gambe giuridiche per marciare a una differenziazione e a uno sviluppo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 viene presentato come premessa indispensabile per la \u201cpace\u201d. Sembra una meta illusoria, in un contesto di guerra di classe dispiegata, e sotto la minaccia di un Occidente incattivito. Sta di fatto che il 30 luglio 2017 otto milioni di venezuelani mostrano di crederci, e nominano 545 membri della Costituente, scelti tra categorie ritenute rappresentative (inclusi indigeni, femministe, portatori di handicap, ecc.). USA, UE, esqualidos (\u201creazionari\u201d, compresi i rinnegati di sinistra di cui sopra) strillano che \u00e8 l\u2019annuncio di una dittatura. Immemori del fatto che gi\u00e0 da diciotto anni chiamavano \u201cdittatura\u201d l\u2019esperimento chavista, e indicavano nella Costituzione che sar\u00e0 ora riformata uno strumento di oppressione.<\/p>\n<p>Non so come finir\u00e0 questa vicenda. Nelle file chaviste non mancano gli opportunisti e gli ambiziosi, i corrotti e gli autoritari, i tromboni e i bla bla bla. Tutto oro che luccica, rispetto alla psicosi sanguinaria dei loro nemici \u201cliberali\u201d. Mi pare importante, in ogni caso, l\u2019avere gli chavisti difeso, sia pure in forme talora discutibili, uno degli ultimi fronti del progressismo latinoamericano, e soprattutto l\u2019avere aperto spazi ulteriori all\u2019autogoverno delle classi subalterne. Fu cos\u00ec l\u2019esempio glorioso del Nicaragua anni \u201980.<\/p>\n<p>Spero sia cos\u00ec il nuovo Venezuela, oasi di resistenza al pensiero unico e ai modelli imposti da un imperialismo senescente. Confido non in Maduro, non nel PSUV, ma nelle comunas, nelle cooperative e negli odiati collectivos. Confido nell\u2019autonomia di classe.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><strong>[1]<\/strong> Sul funzionamento concreto di una comuna si pu\u00f2 vedere il documentario Junteras. Ahim\u00e8 noiosissimo, ma esplicativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/10327-valerio-evangelisti-autonomia-di-classe-in-venezuela.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/10327-valerio-evangelisti-autonomia-di-classe-in-venezuela.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Valerio Evangelisti) Per mettere subito le cose in chiaro, non prendo nemmeno in considerazione le tesi di chi dice che in Venezuela, con la formazione di un\u2019Assemblea costituente, sia in gioco la sopravvivenza della democrazia (e lo dice chi, da quasi vent\u2019anni, ha sostenuto che nel paese vigesse una dittatura). In gioco la democrazia lo \u00e8, ma non per mano dei costituenti. 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