{"id":33525,"date":"2017-08-05T11:28:25","date_gmt":"2017-08-05T09:28:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33525"},"modified":"2017-08-04T22:32:54","modified_gmt":"2017-08-04T20:32:54","slug":"i-socialisti-del-risorgimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33525","title":{"rendered":"I socialisti del Risorgimento"},"content":{"rendered":"<p>articolo del 27 gennaio 2014<\/p>\n<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE<\/strong><\/p>\n<p><em>Breve approfondimento sul patriottismo nazionale e socialista degli uomini che hanno contribuito, in secondo piano, all&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Pisacane<\/strong><\/p>\n<p>Il Pisacane,\u2026spiegher\u00e0 che &lt;&lt; Bisognava poter essere socialisti e patrioti insieme, combattendo tanto il comunismo autoritario che l\u2019anarchismo individualista&gt;&gt;, ed ancora: &lt;&lt;Noi Italiani siamo stati, e saremo in avvenire, i maestri di guerra del mondo. Da Romolo e Scipione noi portammo l\u2019arte della guerra alla pi\u00f9 grande perfezione (\u2026) Suscitiamo in noi l\u2019antica baldanza.&gt;&gt; Il ricordo di Roma che unisce, fu al Pisacane sempre costantemente presente: &lt;&lt;\u00e8 giusto, mentre tutti gridano contro la guerra, rammentare che senza la guerra la civilt\u00e0 non sarebbesi sparsa sul mondo romano.&gt;&gt;. Ai suoi antichi commilitoni diceva: &lt;&lt;Camerati, la guerra che noi combatteremo, sar\u00e0 guerra del nostro risorgimento, quindi non gi\u00e0 dell\u2019epoca della nostra decadenza dobbiamo cercare l\u2019ispirazione, ma bens\u00ec da quella della nostra grandezza.&gt;&gt; (v. del Pisacane,\u00a0<i>I\u00a0<\/i>Saggi<i>\u00a0storici-politici-militari sull\u2019Italia<\/i>, e\u00a0<i>Scritti vari).<\/i>\u00a0Il socialismo del Pisacane era talmente nazionalista, che egli non reputa di dovere ammettere nell\u2019esercito nazionale i democratici stranieri. Scrive Mori (La Questione romana, 1861-1865, Firenze 1963) che la preoccupazione del Pisacane, come pure del Mazzini, era &lt;&lt;dare vita ad una dottrina sociale che sgorgasse dall\u2019ESSERE nazionale (il maiuscolo \u00e8 di Pisacane), che desse vita, cio\u00e8, all\u2019iniziativa italiana, che svegliasse dal letargo il\u00a0<i>nostro<\/i>popolo, la\u00a0<i>nostra<\/i>\u00a0nazione e le desse coscienza della sua missione sociale e nazionale, italiana ed europea. Quindi, comunque venisse accentuata quella componente sociale o socialista, la democrazia nostra volle essere e fu\u00a0<i>nazionale, italiana,<\/i>\u00a0non cosmopolita. I pi\u00f9 decisi di questo atteggiamento (\u2026), i pi\u00f9 contrari ad una libert\u00e0 e a una democrazia avuta in dono d\u2019oltremonte, furono proprio Mazzini e Pisacane.&gt;&gt; Coloro che fecero il Risorgimento, i combattenti e l\u2019\u00e9lite spirituale avevano nettamente chiaro di realizzare un\u2019Italia Unita, repubblicana, nazionale \u2013 socialista. L\u2019opzione Savoia fu imposta da sopravvenute circostanze, accettata con riserve dai patrioti (riserve \u2013alla luce di non pochi fatti- giustificate), ma senza mai mettere in discussione l\u2019Unit\u00e0 dello Stato, alla quale dovettero piegarsi \u2013pi\u00f9 o meno obtorto collo, sotto l\u2019incalzare dei moti repubblicani dal \u201948 in poi, e delle imprese garibaldine- anche il Cavour e lo stesso Savoia i quali, in origine, pensavano ad una Unit\u00e0\u00a0territorialmente tronca, perch\u00e9 \u2013per volont\u00e0 di Napoleone III, gran protettore di Pio IX- non si doveva andare oltre l\u2019Emilia \u2013 Romagna. In ci\u00f2, i Savoia colsero con pi\u00f9 intelligenza dei Borbone l\u2019opportunit\u00e0 offerta loro dalla Storia, trasformando in missione della loro Casa, nel \u201948 e le \u201959, un casus non preveduto n\u00e9 cercato, se non nel decennio delle prime due guerre. L\u2019animus internazionalista contro l\u2019Italia, vide uniti reazionari cattolici e marxisti (situazione che sar\u00e0 ben nota a Togliatti, polemico in tal senso verso il movimento\u00a0<i>Giustizia\u00a0 e Libert\u00e0.)<\/i>\u00a0Furono decisamente antitaliani Marx, Blanqui e Proudhon: Gli articoli contro il risorgimento italiano e contro Garibaldi, all\u2019epoca della visita di questi in Inghilterra, da parte di Marx furono numerosi; Blanqui fu nemico di Mazzini, perch\u00e9 in lui &lt;&lt;vedeva pi\u00f9 nazionalismo che democrazia&gt;&gt;. Proudhon, anarchico, scrisse contro l\u2019Italia, esaltando il potere temporale, rampognando Napoleone III che aveva favorito l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia.\u00a0\u00a0 I clerico \u2013 reazionari, borbonizzanti o austriacanti che fossero, nel loro essere antiunitari si muovevano (come oggi si muovono) sulla stessa linea del marxismo (presentemente, i leader della Lega Nord provengono quasi tutti dalla sinistra extraparlamentare, nel mentre neoborbonici ed austriacanti sono equamente suddivisi in quanto a provenienza politica, anche se prevale l\u2019appartenenza ad una pseudo destra estrema: Franco Cardini ha origine politiche a sinistra, come Bettiza. Massimo Introvigne ed il suo CESNUR, con i sodali di Alleanza Cattolica, svolgono tuttora compiti di indagine\u00a0<i>politica<\/i>\u00a0per conto del soglio pontificio cattolico.) Abbiamo parlato del Pisacane, il quale nelle sue opere cita spessissimo gli intellettuali della Repubblica Partenopea, cui faceva riferimento, e dai quali trasse non poche idee sulla sua concezione di socialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Gian Domenico Romagnosi<\/strong><\/p>\n<p>Anche il Romagnosi, grande esempio di patriota ed Iniziato, aveva in animo &lt;&lt;una metafisica politico-sociale che aveva al tempo stesso carattere\u00a0<i>nazionale<\/i>\u00a0e di<i>\u00a0socialit\u00e0<\/i>\u00a0e dove, tra le righe di tante sottili ed erudite disquisizioni, chiamava pi\u00f9 che allo studio, alla lotta la giovent\u00f9 italiana&gt;&gt; (cos\u00ec il Berti nei suoi scritti). Il Romagnosi, scrive il Cattaneo (<i>Scritti storici e geografici<\/i>) scorgeva le origini della sua metafisica della storia nei \u201ccollegi braminici dell\u2019India\u201d. Egli intravvedeva la possibilit\u00e0 pratica di una monarchia nazionale rappresentativa, che potesse favorire il risorgimento d\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Carlo Cattaneo<\/strong><\/p>\n<p>Per il Cattaneo, a torto considerato \u201cfederalista\u201d (nel senso moderno di proto secessionismo), l\u2019anelito unitario e la coscienza dell\u2019ENTE (ontologicamente) ITALIA sono ben fermi. Per lui, &lt;&lt;Nazione \u00e8 come dire comune nascimento di pensieri: e i pensieri ci nascono nella lingua materna; ond\u2019\u00e8 che nazione e lingua vanno del pari. E si consideri che a definire se un\u2019associazione d\u2019uomini sia naturale o artificiale, ogni altro criterio, fuor di quello della lingua, sarebbe dubbioso, e per difetto d\u2019accettabile arbitrato lascerebbe durar perpetue le controversie; essendo disputabili i confini veri che separano l\u2019una dall\u2019altra contrada, oscure e favoleggiate le origini e le genealogie dei popoli, sofisticabili gli oracoli della storia. Solo non pu\u00f2 negarsi n\u00e9 porsi in dubitazione il fatto, che alcuno sia nato, e parli e pensi in un determinato idioma. Questa, a dir vero, \u00e8 la nota caratteristica e il plasma dei concetti; questa l\u2019impronta nativa e non cancellabile dell\u2019ingegno; questa la forma in cui ci \u00e8 dato d\u2019essere alla nostra volta generatori e creatori d\u2019idee; questa, in una parola, la patria dell\u2019anima.&gt;&gt; Nel 1858, descrive \u201cL\u2019Italia alla vigilia della Riscossa\u201d; egli insiste: &lt;&lt; La fisionomia dell\u2019Italia \u00e8 spiccata a contorni gagliardi, e non manco rilevate e spigliate sono le sue membra; nelle quali lo spirito risponde alla forma. Imperocch\u00e9 le divisioni etnogeografiche, se non s\u2019assettano in tutto alle geografiche, non ne svariano per\u00f2 gran fatto; e quel che \u00e8 pi\u00f9, tanto le une quanto le altre trapassano per gradi da luogo a luogo e da vernacolo a vernacolo con legamenti e articolazioni, le quali, come provano la variet\u00e0 delle parti, cos\u00ec attestano l\u2019unit\u00e0 del tutto&gt;&gt;.\u00a0 Quale fosse l\u2019intendimento del Cattaneo circa il proposto federalismo (ben altro da quel che scelleratamente oggi si propone) lo spiega il medesimo Cattaneo. Infatti, nel maggio-giugno del 1848 egli scrive ad un imprecisato: &lt;&lt;Amico, D\u2019accordo a quanto mi ragionate della Sicilia, rispondo sempre con le parole di Torquato Tasso: Italia e Roma. E\u2019 manifesto che la Sicilia, volendo fare da s\u00e9, non pu\u00f2 aspirare a miglior sorte di Malta e delle Isole Joniche \u2013 Vae soli! Quando poi non voglia restar sola, n\u00e9 soggiacere nuovamente a Napoli, deve aggiogarsi all\u2019universa Italia in Roma. L\u2019Italia non potrebbe essere una col pontefice re, perocch\u00e9 si \u00e8 fatto esperimento che non pu\u00f2 essere nostro capitano chi vuole essere sacerdote e padre dei nostri nemici\u2026&gt;&gt;. Nella medesima lettera il Cattaneo si sofferma poi sulle ragioni del federalismo da lui proposto per l\u2019Italia, di organizzarla cio\u00e8 in Repubblica federale, riaffermando per\u00f2 recisamente la necessit\u00e0 e la vocazione unitaria della Nazione, essendo il federalismo soltanto funzionale ad un ordinario decentramento amministrativo dello Stato, come un tempo le province romane nei confronti del governo imperiale o del Senato repubblicano: &lt;&lt; \u2026E\u2019 per tal fatto che le aule dei principi fastidite dai pi\u00f9 generosi, rimasero sempre in bal\u00eca dei peggiori. Perloch\u00e9, da Falaride a Nerone, dal teschio di Boezio alla tazza di Alboino, dalla quaresima dei Visconti ai patiboli d\u2019Emma Liona. Alla paura di Tagliacozzo, alla ignavia di Mortara, il principato fra noi fu sempre codardo e crudele. \u2026la Sicilia, che logor\u00f2 invano sette progenie di principi, come spera ella ancor salvamento dal mutar famiglia, perch\u00e9 s\u2019abbraccia ella ancora all\u2019ossario della costituzione normanna?\u2026 Laonde, chi non vuole la repubblica\u00a0 come termine supremo, l\u2019adotti come necessario transito dal diritto patrimoniale al diritto nazionale\u2026 .La cattedra del pontefice, dopo un intervallo di repubblica, potr\u00e0 forse divenir trono di re. L\u2019Italia sar\u00e0 giunta all\u2019unit\u00e0 regia per la via della libert\u00e0. E un intervallo di libert\u00e0 \u00e8 pur necessario per conquistare l\u2019indipendenza; alla quale sotto bandiera di principe mal s\u2019arriva, perch\u00e9 i principi d\u2019Italia, non altrimenti dal pontefice, tremano di rimanersi in faccia al popolo senza patrocinio d\u2019armi straniere. Dunque Italia e Roma&gt;&gt;.<\/p>\n<p><strong>Pietro Stanislao Mancini<\/strong><\/p>\n<p>Il 22 gennaio 1851, presso la regia Universit\u00e0 di Torino, Pietro Stanislao Mancini \u2013docente di diritto internazionale e marittimo- dichiara che il diritto internazionale dovrebbe essere rifondato sul principio di nazionalit\u00e0 (Pietro Stanislao Mancini,\u00a0<i>Della nazionalit\u00e0 come fondamento del diritto delle genti)<\/i>. Per il Mancini, la Nazione era costituita dalla cellula elementare delle parentele familiari; a questa\u00a0<i>primordialit\u00e0 citologica<\/i>, dovevano essere aggiunti gli elementi distintivi della stessa nazionalit\u00e0: &lt;&lt;la regione, la razza, la lingua, le costumanze, la storia le leggi, le religioni&gt;&gt; (v.Mancini, cit.), elementi per i quali deve formarsi la\u00a0<i>coscienza nazionale<\/i>.\u00a0Per il Mancini \u00e8 valido il concetto classico \u2013 pagano secondo cui l\u2019ambiente geografico interagisce con l\u2019elemento etnico e culturale informandone il carattere degli individui che popolano lo stesso ambiente, per cui &lt;&lt;La RAZZA, espressione di una identit\u00e0 di origine e di sangue, \u00e8 un altro importante elemento costitutivo della Nazione. E\u2019 sotto questo rapporto appunto che la Nazione ritrae pi\u00f9 della Famiglia&gt;&gt; (Mancini, cit). Ma c\u2019\u00e8 un altro elemento ancora da tenere presente per il principio di \u201cnazione\u201d, cio\u00e8 il linguaggio per cui &lt;&lt;\u2026Nelle lingue si riflette pure la filiazione delle razze; \u2026 . Questo \u00e8 indubitato, che l\u2019unit\u00e0 del linguaggio manifesta l\u2019unit\u00e0 della natura morale di una Nazione, e crea le sue idee dominanti&gt;&gt; (Mancini, cit.) Dunque, insiste il Mancini, \u00e8 assolutamente necessaria &lt;&lt;LA COSCIENZA DELLA NAZIONALITA\u2019, il sentimento che ella acquista di s\u00e9 medesima e che la rende capace di costituirsi al di dentro e di manifestarsi al di fuori\u2026 .Le cose dette fin qui mostrano ormai a discoperto in che consista una NAZIONALITA\u2019, e quali ne siano gli elementi costitutivi, e ci porgono ragione di riconoscere in essa una<i>\u00a0societ\u00e0 naturale di uomini, da unit\u00e0 di territorio, di origine, di costumi e di lingua conformati a comunanza di vita e di coscienza sociale&gt;&gt;\u00a0<\/i>(Mancini cit., pp. 27-39.)<\/p>\n<p><strong>Carlo Bianco<\/strong><\/p>\n<p>Carlo BIANCO, conte di Saint-Jorioz, intransigente repubblicano, pubblica nel 1830, a Malta, il trattato<i>\u00a0Della guerra nazionale d\u2019insurrezione per bande, applicata all\u2019Italia<\/i>, in cui propugna \u2013prendendo a prestito la resistenza spagnola a Napoleone \u2013 una lotta \u201cdura e senza Paura\u201d a tutti quei principotti vili&gt;&gt; che si erano piegati ai &lt;&lt;protocolli di Vienna, di Parigi, di Lubiana, di Troppavia e di Verona&gt;&gt; nei quali era stata proclamata la terribile condanna dell\u2019Italia a mai pi\u00f9 risorgere.\u00a0 Il Bianco ritiene che le citt\u00e0 siano nidi di corruzione, e vuole servirsi per le sue guerriglie di liberazione nazionale dei nuclei pi\u00f9 sani della popolazione: egli si propone di organizzare nuclei di contadini-combattenti, sull\u2019esempio dell\u2019antica romanit\u00e0 e di Sparta; ritiene che debbano essere migliorate le condizioni di vita materiale di questi neo-combattenti, ai quali bisogna assegnare &lt;&lt;congrue porzioni di terra&gt;&gt;, esattamente come in Roma si assegnavano terre ai milites delle legioni. Pensiero romano-italico, quello del Bianco, per il quale l\u2019unit\u00e0 e la libert\u00e0 d\u2019Italia sono lo scopo, nel mentre \u2013come pure per il Pisacane- il nazionalismo socialista, o socialismo nazionale, \u00e8 lo strumento politico-ideologico. Dal Machiavelli, il Bianco trae l\u2019epigrafe per il suo Trattato (Machiavelli: Lettere familiari, LXVIII): \u201c<i>Liberate diuturna cura Italiam.\/\u00a0<\/i><i>Extirpate has immanes bella, quae hominis\/praeter faciem et vocem nihil habent\u201d<\/i>. Conseguentemente l\u2019Italia \u00e8 lodata come il Paese &lt;&lt;dalla natura destinato ad essere la sedia dell\u2019impero del mondo&gt;&gt;. E\u2019 profeticamente magica l\u2019apostrofe del Bianco, secondo la quale &lt;&lt; (\u2026) ai soli popoli classici \u00e8 concesso di riprodursi col loro proprio genio, e per via d\u2019una recondita essenza, propria della terra degli eroi e del sapere; ben che lo straniero per sua convenienza gli privi dei loro mezzi, conoscenze e virt\u00f9, ed estenda il vizio, l\u2019ignoranza e la miseria. Si domanda continuamente che cosa sia la fenice d\u2019Arabia; ella \u00e8 l\u2019Italia, che sempre rinasce dalle sue ceneri! S\u00ec! E tocca pure oggi a questa fenice di rigenerarsi, svellendo il male dalla sua radice, se vuole la sua intiera rovina prevenire\u2026 .Sventoli una volta lo stendardo italiano! Risorga l\u2019europea fenice! Spieghi nuovamente l\u2019aquila del Campidoglio le sue ali dal ferro straniero fin oggi a vergogna nostra tarpate!&gt;&gt; Per il Bianco non ci sono alternative a ROMA capitale dell\u2019Italia unita, che egli vuole rinsanguare con la vitalit\u00e0 delle pi\u00f9 coraggiose popolazioni montanare di tutta la nazione; egli, dunque, non reputa &lt;&lt;\u2026di cadere in isbaglio nel predire che pel buon regime del governo italiano ben ordinato, e con quella capitale, saranno le meravigliose gesta degli avi nostri per rinnovellarsi, e come fenice dal suo rogo la sfolgoreggiante gloria dell\u2019antica Roma eccelsamente risorgere, mentre gli eletti rappresentanti del popolo italiano, per prudenza, energia, saviezza e dottrina superiori a chiunque, nell\u2019unico, mirabile, stupendo tempio del vaticano congregati, faranno restar di meraviglia sospeso il mondo, e sar\u00e0 per tal modo il pi\u00f9 magnifico edifizio in oggi esistente, in ampia e venerabil aula del pi\u00f9 luminoso parlamento del mondo gloriosamente trasmutato&gt;&gt; (Bianco, op.cit. pp.44-75) Si deve allo stesso Carlo Bianco la rifondazione della setta degli Apofasimeni, che C. Gentile (<i>Giuseppe Mazzini Uomo Universale, Foggia 1982<\/i>) definisce come dotata di &lt;&lt;carattere fierissimo di romanit\u00e0&gt;&gt;. E Giano Accame, nel suo\u00a0<i>Socialismo Tricolore\u00a0<\/i>rammenta che la memoria romana della setta si aveva nella sua stessa organizzazione &lt;&lt;nei gradi di centurione, tribuno legionario, proconsole e console assegnati ai capibanda; nella profusione di aquile e fasci littori e bastoni consolari d\u2019avorio da usare come distintivi; nelle divisioni in manipoli, coorti e legioni&gt;&gt;.<\/p>\n<p><strong>Benedetto Musolini<\/strong><\/p>\n<p>Al calabrese di Pizzo Calabro Benedetto MUSOLINO si deve, nel 1832, la fondazione della setta carbonara dei \u201cFigliuoli della Giovane Italia\u201d (nessun legame con la mazziniana Giovane Italia). Il Musolino si era formato nell\u2019ambiente culturale del mondo latomistico calabrese, ricco dei fermenti e del sapere di Telesio, Campanella come della sapienza di Bruno e di Romagnosi. Il Musolino apparteneva alla piccola nobilt\u00e0 calabrese e la sua famiglia era di sentimenti patriottici italiani (il padre ed il fratello erano stati assassinati dai borbonici). Il Settembrini, che fu uno dei primi affiliati alla setta, ne ricorda il programma politico unitario ausonico: &lt;&lt;Lo scopo era nientemeno che cacciare d\u2019Italia non pure tutti i principi, e gli Austriaci, e il Papa, ma i Francesi di Corsica e gl\u2019Inglesi di Malta, e formare una gran repubblica militare. Capo supremo un Dittatore sedente in Roma, dieci consoli governare le dieci regioni, in cui si divideva l\u2019Italia&gt;&gt; (Settembrini,<i>Ricordanze della mia vita<\/i>). Il Musolino, fu uno dei primi e maggiori esponenti del socialismo nazionale, imbevuto della Tradizione classico-pagana. Fu eletto deputato al Parlamento Napoletano nel 1848 e, dopo il \u201cgolpe\u201d borbonico del 15 maggio, capeggi\u00f2 la rivolta calabrese. Fu, per questo, condannato a morte dal tribunale borbonico; postosi in salvo, partecip\u00f2 alla difesa della Repubblica Romana nel \u201949. Alla caduta di questa si rec\u00f2 all\u2019estero. Partecip\u00f2 alla spedizione dei Mille, a capo del contingente di Camicie Rosse calabresi sbarcato nel reggino. Dopo il 1861, fu deputato della Sinistra, accettando la Monarchia ma senza mai rinunciare alle sue idee comunitariste. Da questi rapidi accenni riesce davvero difficile non sorridere (amaramente) di fronte alle forzature di coloro che vogliono vedere una antitesi \u2013nel risorgimento- fra federalisti e unitaristi, atteso che nemmeno i pi\u00f9 convinti fra i federalisti avevano dubbi sull\u2019Unit\u00e0 e sulla capitale dello Stato; il dubbio, semmai, era su quale forma amministrativa dare alla Nazione Unita.<\/p>\n<p>Stupisce, dunque, continuamente, la stupidit\u00e0 neoguelfa e neo cartaginese degli attuali \u201ccelto \u2013 padani\u201d (che pure non disdegnano le prebende parlamentari nella bistrattata Roma), che accoppiano volgarit\u00e0 a crassa ignoranza, come nel caso dei loro incongruenti riferimenti al Cattaneo. Nessun federalista del XIX secolo ha mai messo in discussione \u2013ripetiamo- il fato Unitario della nazione italiana. Ma \u00e8 indubbiamente comodo, profittando del misconoscimento dei fatti interessanti la storia patria \u2013 da parte di moltissimi nel popolo di oggi (e dei politici nostrani, invero quasi totalmente ignoranti) \u2013 contrabbandare la verit\u00e0. E rimane il fatto che -periodicamente- l\u2019Italia deve difendersi dai suoi nemici di sempre (cattolicesimo neo-temporalista e la pletora dei nemici interni, eredi di quelle stirpi che furono gi\u00e0 sottomesse all\u2019Italia urbica, mai sazi del loro odio anti italiano ed antiromano) Ma il fato unitario si muter\u00e0 nella coscienza della stirpe. Una coscienza che rimarr\u00e0 intatta almeno fino a tutto il 1918.<\/p>\n<p>Ad una nuova, futura, \u00e9lite italiana, a nuovi eroi competer\u00e0 di riportare l\u2019Italia nel solco del Padre Romolo, a quella Tradizione \u201cfas\u201d che \u00e8 stata Fortuna e Provvidenza delle origini italiche.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/homines\/socialisti-del-risorgimento\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/homines\/socialisti-del-risorgimento\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo del 27 gennaio 2014 di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE Breve approfondimento sul patriottismo nazionale e socialista degli uomini che hanno contribuito, in secondo piano, all&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia. 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