{"id":33536,"date":"2017-08-06T08:00:25","date_gmt":"2017-08-06T06:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33536"},"modified":"2017-08-05T21:04:43","modified_gmt":"2017-08-05T19:04:43","slug":"insostenibilita-finanziaria-delle-pensioni-fallacia-logica-e-metafore-sbagliate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33536","title":{"rendered":"Insostenibilit\u00e0 finanziaria delle pensioni: fallacia logica e metafore sbagliate"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Enrico Turco e Marcello Spano)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il Presidente dell\u2019INPS, <strong>Tito Boeri<\/strong>, ha recentemente dichiarato che mantenere l\u2019et\u00e0 pensionabile a 67 anni, anzich\u00e9 alzarla a <strong>70<\/strong>, come requisito di pensionamento comporterebbe un costo di <strong>141 miliardi<\/strong> che metterebbe a serio rischio i conti dell\u2019ente pubblico.<\/em><\/p>\n<p>La dichiarazione \u00e8 da leggere congiuntamente alle proposte in discussione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera di modifica dell\u2019art. 38 della Carta costituzionale in materia di diritto alla pensione. Tra le varie proposte vi \u00e8 quella firmata dai deputati Pd che precisa che \u201cil sistema previdenziale \u00e8 improntato ad assicurare l\u2019adeguatezza dei trattamenti, la solidariet\u00e0 e l\u2019equit\u00e0 tra le generazioni nonch\u00e9 la sostenibilit\u00e0 finanziaria\u201d.<\/p>\n<p>Siamo dunque tornati a parlare di pensioni, e ne parliamo seguendo l\u2019ormai logora logica dell\u2019austerit\u00e0, quella che subordina la garanzia dei diritti ad una presunta sostenibilit\u00e0 finanziaria e che, camuffata da una fasulla solidariet\u00e0 intergenerazionale, si appresta a definire la base ideologica per l\u2019ennesimo giro di vite regressivo del nostro sistema pensionistico.<\/p>\n<p>Quando si discute di pensioni si \u00e8 costretti a leggere ed ascoltare diverse affermazioni prive di fondamento, ma che sono ben radicate nel discorso pubblico e nel sentire comune, e che echeggiano ovunque, dalle aule universitarie ai giornali ai blogger ai discorsi da bar. Smontare i concetti teorici cristallizzati in immagini e metafore radicate nei luoghi comuni non \u00e8 un\u2019operazione semplice, poich\u00e9 richiede un rovesciamento di prospettiva che non tutti coloro che sono stati educati con la narrazione mainstream sono disposti a compiere.<\/p>\n<p>In questo articolo cerchiamo di soffermarci sui principali equivoci che impediscono di fare chiarezza e avere una discussione lucida sul problema della sostenibilit\u00e0 della spesa previdenziale. Proveremo anche a delineare una prospettiva corretta e coerente che serva da base su cui reimpostare il dibattito e ad indirizzare le proposte di politica economica verso un duplice obiettivo: la sostenibilit\u00e0 del sistema pensionistico e il raggiungimento della piena e buona occupazione.<\/p>\n<p><strong>La solidariet\u00e0 intergenerazionale: i vecchi contro i giovani.<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019affermazione particolarmente insidiosa \u00e8 quella secondo cui la spesa pubblica, in quanto \u00e8 sbilanciata a favore degli attuali pensionati, impedirebbe di incanalare risorse in favore dei giovani. Questa visione tende a scaricare la responsabilit\u00e0 della precariet\u00e0, della disoccupazione giovanile e dei bassi redditi di chi lavora sulle spalle di una generazione che \u2013 si sostiene spesso \u2013 ha vissuto al di sopra delle proprie possibilit\u00e0, in tal modo generando un debito pubblico che si \u00e8 gonfiato negli anni oltre misura, e che oggi tocca ai figli e ai nipoti dei pensionati ripianare accettando inevitabili politiche di austerit\u00e0 fiscale.<\/p>\n<p>Ogni proposta finalizzata a risparmiare la spesa pensionistica viene dunque presentata sotto la veste nobile di un atto di solidariet\u00e0 intergenerazionale a carico dei pi\u00f9 vecchi \u2013 che avrebbero goduto troppo in giovent\u00f9 \u2013 a beneficio dei pi\u00f9 giovani \u2013 che starebbero pagando i costi della festa.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, per capire che non esiste alcun nesso fra i presunti livelli pensionistici troppo elevati e i livelli troppo bassi dei redditi degli attuali lavoratori o la scarsit\u00e0 di lavoro, non \u00e8 necessario discettare sui massimi sistemi dell\u2019economia. \u00c8 sufficiente riflettere sul fatto che, nell\u2019ultimo ventennio, a partire dalla prima riforma delle pensioni del 1995, che precede di poco quella del 1997 che introduce il precariato sul mercato del lavoro, non \u00e8 mai successo che tagli alle pensioni si siano tradotti in miglioramenti dei redditi disponibili o dei livelli occupazionali dei lavoratori.<\/p>\n<p>Tagli alle pensioni e tagli ai salari sono invece andati in sincrono, e sono sempre stati giustificati con criteri di compatibilit\u00e0 macroeconomica e di sostenibilit\u00e0 finanziaria. Ne consegue che se i pensionati di oggi hanno redditi pi\u00f9 alti dei lavoratori (e, a maggior ragione, dei disoccupati), questo non \u00e8 dovuto al fatto che sono dei privilegiati, ma al fatto che, all\u2019epoca in cui lavoravano, i salari, su cui si calcolano le loro pensioni odierne, erano pi\u00f9 alti dei salari di oggi.<\/p>\n<p>Va anche notato come, con l\u2019introduzione nel 1995 del metodo contributivo per il calcolo delle pensioni, la relazione fra basse pensioni e bassi salari \u00e8 resa ancora pi\u00f9 stingente: periodi prolungati di disoccupazione e di lavoro precario e mal pagato restano indelebili come un peccato originale e incidono negativamente sulle pensioni future.<\/p>\n<p>Proposte di tagliare le pensioni correnti o di elevare l\u2019et\u00e0 pensionabile non fanno che alimentare il gioco al ribasso tra pensioni e salari, il quale va avanti da tempo sufficiente a indurci a ritenere che si tratta di una strada sbagliata. Il forte sospetto, anzi, \u00e8 che la narrazione che descrive la sostenibilit\u00e0 delle pensioni come un conflitto distributivo tra vecchi e giovani in realt\u00e0 sia funzionale a eclissare un altro conflitto distributivo ben pi\u00f9 importante, e che gli economisti tendono spesso a non menzionare esplicitamente, cio\u00e8 quello tra redditi da lavoro (salari e pensioni) e redditi da capitale (profitti e rendite), che negli ultimi decenni \u00e8 andato, guarda caso, sistematicamente a beneficio di questi ultimi.<\/p>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 finanziaria: il seme e l\u2019albero<\/strong><\/p>\n<p>Come si \u00e8 visto, la visione della spesa pensionistica in termini di conflitto generazionale va di pari passo con l\u2019affermazione che il sistema pensionistico non \u00e8 sostenibile. Per affrontare il tema della sostenibilit\u00e0 della spesa previdenziale da una prospettiva corretta, occorre uscire dalla logica egemone che la percepisce e descrive come un problema finanziario \u2013 la logica dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Una tale impostazione \u00e8 una finzione falsa e fuorviante, che ha come unico vero risultato non la sostenibilit\u00e0 finanziaria delle pensioni, ma la loro insostenibilit\u00e0 sociale. Infatti, come \u00e8 facilmente prevedibile, una larga parte delle prossime generazioni di pensionati, a partire da quella ancora in et\u00e0 lavorativa, sono condannate a un reddito al di sotto del livello della sussistenza, che esploder\u00e0 in un grave problema di povert\u00e0 e indigenza di massa.<\/p>\n<p>Ad illustrare il tema della sostenibilit\u00e0 finanziaria sopravviene in aiuto un\u2019immagine che \u00e8 perfettamente in sintonia con il metodo contributivo, e che descrive le pensioni individuali come un frutto che \u201cmatura\u201d nel tempo in virt\u00f9 dei \u201ccontributi accumulati\u201d individualmente nel corso della vita lavorativa. \u00c8 un\u2019immagine botanica di un albero che cresce nel tempo e il cui prodotto \u00e8 tanto pi\u00f9 abbondante quanta pi\u00f9 cura \u00e8 stata profusa nella semina e nella coltivazione, dunque ben prima di poter godere dei suoi frutti.<\/p>\n<p>Effettivamente, questa immagine \u00e8 coerente con il metodo contributivo, che calcola la pensione proprio sulla base di una media ponderata dei contributi, attualizzati a valori presenti, versati nell\u2019arco della vita lavorativa, che vengono prima accantonati e poi restituiti sotto forma di prestazioni pensionistiche, una volta che l\u2019individuo abbia raggiunto i requisiti del pensionamento. Il metodo contributivo non \u00e8 altro che una convenzione come un\u2019altra, tuttavia oggi \u00e8 presentato e percepito come l\u2019unico criterio scientificamente corretto per avere pensioni in grado di auto-sostenersi, cos\u00ec come l\u2019albero \u00e8 frutto del suo seme.<\/p>\n<p>In aggiunta, la logica dell\u2019austerit\u00e0, che le parole del Presidente dell\u2019INPS e le proposte di modifica della Carta costituzionale menzionate sopra ripropongono, si basa sul presupposto secondo cui la spesa pensionistica, cos\u00ec come le altre voci dello Stato sociale, rappresenti un problema per la sostenibilit\u00e0 finanziaria del debito pubblico: a fronte di un debito nominale crescente e una crescita economica stagnante, lo Stato italiano \u00e8 costretto ad operare tagli alla spesa pubblica (o aumenti delle tasse) per mantenere i rapporti deficit\/Pil e debito\/Pil al di sotto dei vincoli di bilancio definiti dalle regole europee, per evitare di inimicarsi la Commissione Europea e rientrare nella procedura d\u2019infrazione per deficit eccessivo.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, l\u2019immagine del vincolo associato alla spesa governativa \u00e8 del tutto analoga a quella di un singolo individuo che per ottenere denaro deve lavorare. Se a Natale voglio spendere come un folle, negli undici mesi successivi sono obbligato a tirare la cinghia. Questo \u00e8 il motivo per cui oggi si chiede ai governi, e alle generazioni che avrebbero speso come folli \u201cal di sopra delle loro possibilit\u00e0\u201d, di fare austerit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Entrambe le argomentazioni appena accennate sottostanti alla logica dell\u2019austerit\u00e0 sono fallaci.<\/em> Le affrontiamo separatamente qui di seguito.<\/p>\n<p><strong>La distribuzione del reddito: la fetta di torta.<\/strong><\/p>\n<p>La spesa per la previdenza sociale non \u00e8 finanziariamente legata al risparmio accumulato dal passato, n\u00e9 individuale n\u00e9 aggregato, come l\u2019attuale calcolo attuariale su cui si basa il sistema contributivo induce erroneamente a pensare. Rappresenta invece una forma di redistribuzione del reddito nazionale, prodotto dai soggetti attivi che lavorano, a favore dei soggetti inattivi che hanno superato l\u2019et\u00e0 lavorativa. Si pu\u00f2 redistribuire solo il reddito corrente, il quale riflette il grado di utilizzo della capacit\u00e0 produttiva e il livello di impiego della forza lavoro.<\/p>\n<p><strong>Lo strumento principale a disposizione dei governi per ridistribuire il prodotto sociale a categorie diverse<\/strong> (nel caso delle pensioni, tra individui di diverse fasce d\u2019et\u00e0) \u00e8 <strong>la tassazione<\/strong>. I contributi pensionistici versati nell\u2019anno in corso non sono dunque semi che piantiamo per terra e di cui raccoglieremo i frutti in tarda et\u00e0. Sono invece del tutto equivalenti a prelievi fiscali che riducono l\u2019accesso al prodotto sociale di chi lavora oggi per assegnarne una parte ai pensionati di oggi. La spesa sociale per le pensioni, indipendentemente da come viene calcolata e raccontata, \u00e8 intrinsecamente un\u2019operazione di redistribuzione del reddito corrente tra generazioni.<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 con l\u2019immagine dell\u2019albero che richiede tempo per dare i frutti, il sistema pensionistico \u00e8 pi\u00f9 propriamente descrivibile con l\u2019immagine di una fetta tagliata da una torta appena sfornata. Chi \u00e8 a riposo per raggiunta anzianit\u00e0 ha contribuito in passato a produrre altre torte, che sono ormai consumate e digerite. La fetta di cui si nutre oggi non \u00e8 una conserva del passato, ma \u00e8 una parte della torta che altri, oggi in et\u00e0 lavorativa, hanno appena sfornato.<\/p>\n<p>La torta \u00e8 un prodotto dell\u2019anno in corso, e perch\u00e9 sia adeguata alla popolazione che la deve consumare, occorre scomodare la politica. Una politica economica degna di questo nome dovrebbe utilizzare la spesa pubblica per determinare la grandezza della torta (il livello del prodotto sociale), la politica industriale per determinare il tipo di torta (la composizione del prodotto sociale, cio\u00e8 quali beni e servizi produrre, con quali tecnologie e con quali risorse naturali), e la tassazione per determinare la grandezza delle fette che spettano a ciascuno (la distribuzione del prodotto sociale, tra cui la quota che va alle pensioni).<\/p>\n<p>La politica europea (e non solo) non \u00e8 oggi impostata in questo modo, visto che ritiene che l\u2019eccesso di spesa pubblica sia la causa del basso livello del reddito, che la politica industriale vada proibita, e che la tassazione debba servire allo scopo di \u201ccoprire\u201d le spese del settore pubblico.<\/p>\n<p><strong>La spesa pubblica \u00e8 sempre sostenibile<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda la presunta insostenibilit\u00e0 finanziaria dei conti pubblici, di cui il sistema pensionistico \u00e8 una voce importante, <strong>va ricordato che uno Stato sovrano, che a differenza di un singolo individuo \u00e8 dotato del potere di emette la propria moneta, possiede una capacit\u00e0 di spesa potenzialmente illimitata<\/strong>. La spesa pubblica di uno Stato non \u00e8 dunque vincolata ad alcun impegno sul livello di tassazione presente e futuro, non si traduce necessariamente in emissione di titoli del debito pubblico, e anche se, per scelta, comportasse l\u2019aumento del debito pubblico, quest\u2019ultimo non sarebbe soggetto ad alcun rischio di default, posto che la Banca Centrale sia disposta a garantire la solvibilit\u00e0 dei titoli di stato.<\/p>\n<p>Tale garanzia, che lascia briglia sciolta alla capacit\u00e0 di spesa del governo, \u00e8 tecnicamente sempre possibile, e in linea di principio lo sarebbe anche nell\u2019Eurozona, qualora i paesi membri un bel giorno si svegliassero e rinunciassero ad autoimporsi vincoli di bilancio inutili e controproducenti che limitano i loro margini di manovra, e qualora alla BCE, in un raptus di illuminismo, fosse concessa la possibilit\u00e0 di garantire incondizionatamente e illimitatamente i titoli del debito pubblico.<\/p>\n<p>Il rischio di inflazione associato ad una spesa in deficit attiva e senza complessi, nelle condizioni di ampia capacit\u00e0 produttiva inutilizzata in cui versano le nostre economie, \u00e8 del tutto trascurabile (il problema della BCE nei nostri anni \u00e8 semmai la lotta alla deflazione, ben pi\u00f9 preoccupante dell\u2019inflazione per i suoi effetti depressivi). Se adottiamo questa prospettiva, il problema della sostenibilit\u00e0 finanziaria della spesa pensionistica (e della spesa pubblica in generale) non si pone. Ne consegue che l\u2019unica prospettiva corretta da cui discutere di sostenibilit\u00e0 \u00e8 con riferimento alle risorse reali, non alle risorse finanziarie.<\/p>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 sociale: occupazione e demografia<\/strong><\/p>\n<p>A questo quadro occorre aggiungere un ulteriore tassello che ci permette di comprendere da che cosa dipende realmente la sostenibilit\u00e0 della spesa pensionistica e in che misura la questione delle pensioni si intreccia a quella del lavoro, quindi alle politiche del pieno impiego.<\/p>\n<p>Posto che lo Stato non va incontro a vincoli finanziari, il suo spazio fiscale viene definito dalle variabili reali del paese, cio\u00e8 essenzialmente le risorse naturali, i mezzi di produzione fisici, e le risorse umane, demografiche e occupazionali. La sostenibilit\u00e0 economica dell\u2019intero sistema pensionistico, in particolare, dipende dal rapporto fra popolazione in et\u00e0 da pensione e popolazione in et\u00e0 lavorativa occupata in un determinato periodo: pi\u00f9 questo rapporto \u00e8 elevato, pi\u00f9 l\u2019erogazione delle pensioni risulta economicamente e socialmente gravosa.<\/p>\n<p>Un aumento della spesa pubblica in favore delle pensioni noncurante di tali livelli socio-demografici, sebbene sia finanziariamente possibile e possa giocare una funzione di stimolo alla domanda e alla produzione, potrebbe risolversi in una distribuzione dei redditi percepita come penalizzante per le fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 giovani, oltre che fattore di potenziale inflazione qualora determinasse uno squilibrio tra domanda di beni e disponibilit\u00e0 di risorse reali.<\/p>\n<p>Con questo non si vuole riabilitare la tesi, negata appena sopra, secondo cui la spesa pensionistica sia insostenibile e in quanto tale vada tagliata; semmai quella secondo cui la via corretta per rendere la spesa pensionistica sostenibile passi attraverso le politiche che riducono il rapporto fra popolazione inattiva (pensionati) e popolazione attiva e occupata.<\/p>\n<p>Nello stato attuale in cui versa la nostra economia, il mezzo pi\u00f9 immediatamente efficace per garantire una maggiore sostenibilit\u00e0 del sistema previdenziale non \u00e8 un taglio alle pensioni o un aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, ma \u00e8 una convinta politica che abbia come obiettivo prioritario la piena occupazione e il pieno utilizzo degli impianti, che permetterebbe di generare un reddito sufficiente nell\u2019economia e redistribuirne una parte, attraverso la tassazione, sotto forma di previdenza sociale.<\/p>\n<p>Una proposta politica che mira a raggiungere efficacemente tale obiettivo e a contrastare la povert\u00e0 e l\u2019esclusione sociale \u00e8 quella di un <strong>Piano del Lavoro Garantito<\/strong>: un programma con il quale lo Stato si impegna a garantire un lavoro pubblico a tutti coloro che vogliono e possono lavorare, ad un salario minimo prefissato, in risposta a bisogni sociali insoddisfatti.<\/p>\n<p>In un\u2019ottica di pi\u00f9 lungo periodo, alle politiche per la piena occupazione vanno affiancate politiche in favore della natalit\u00e0, dell\u2019infanzia e dell\u2019uguaglianza di genere, in modo da ristabilire una piramide demografica meno sproporzionata sulle fasce della popolazione anziana e non scaricare il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia interamente sul sesso femminile.<\/p>\n<p>Peraltro, di per s\u00e9 la piena occupazione aiuta a far figli, e non dovrebbe essere necessario spiegare perch\u00e9. Ovviamente, anche qui, il presupposto delle politiche per la piena e buona occupazione e delle politiche demografiche \u00e8 il superamento dei vincoli di bilancio pubblico autoimposti e sottoscritti nei trattati internazionali, nonch\u00e9 recepiti dal nostro ordinamento giuridico attraverso l\u2019art. 81 della Costituzione.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong>.<\/p>\n<p>Se l\u2019economia ha risorse produttive in et\u00e0 lavorativa inutilizzate, la loro inattivit\u00e0 \u00e8 il vero spreco. Le politiche per la piena occupazione, oltre ad essere desiderabili sotto il profilo sociale, sono politiche per il raggiungimento dell\u2019efficienza economica. Le pensioni sono tanto pi\u00f9 leggere quanto pi\u00f9 \u00e8 ampia la popolazione che lavora. Questa \u00e8 la base corretta per discutere di sostenibilit\u00e0. I risparmi o gli eccessi del passato non c\u2019entrano niente. E per quanto riguarda il futuro, concluderemmo con Camus: \u201cLa vera generosit\u00e0 verso il futuro consiste nel donare tutto al presente\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/marcello-spano\/insostenibilita-finanziaria-delle-pensioni-fallacia-logica-metafore-sbagliate\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/marcello-spano\/insostenibilita-finanziaria-delle-pensioni-fallacia-logica-metafore-sbagliate\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Enrico Turco e Marcello Spano) Il Presidente dell\u2019INPS, Tito Boeri, ha recentemente dichiarato che mantenere l\u2019et\u00e0 pensionabile a 67 anni, anzich\u00e9 alzarla a 70, come requisito di pensionamento comporterebbe un costo di 141 miliardi che metterebbe a serio rischio i conti dell\u2019ente pubblico. La dichiarazione \u00e8 da leggere congiuntamente alle proposte in discussione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera di modifica dell\u2019art. 38 della Carta costituzionale in materia di diritto alla pensione.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":33207,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Senso-Comune.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8IU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33536"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33536"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33536\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33537,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33536\/revisions\/33537"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/33207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33536"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33536"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33536"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}