{"id":33539,"date":"2017-08-06T09:00:38","date_gmt":"2017-08-06T07:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33539"},"modified":"2017-08-05T21:22:01","modified_gmt":"2017-08-05T19:22:01","slug":"le-ragioni-dello-sciopero-dei-professori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33539","title":{"rendered":"Le ragioni dello sciopero dei professori"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Micro Mega (Guglielmo Forges Davanzati)<\/strong><\/p>\n<p>Lo sciopero dei professori universitari programmato per il prossimo settembre \u2013 con la sospensione degli esami di profitto nella sessione autunnale \u2013 sta suscitando numerose polemiche perch\u00e9 interpretato come una rivendicazione corporativa di lavoratori privilegiati, con stipendi elevati. E\u2019 opportuno ricordare che la decisione di scioperare deriva da anni di vertenze con il Ministero per avere riconosciuti gli scatti stipendiali fermi dal 2011: trattative che non hanno portato ad alcun esito.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 opportuno anche ricordare che, a partire dal 2015, alle altre categorie del comparto pubblico \u00e8 stato accordato il riconoscimento a fini giuridici degli anni di blocco: ci si riferisce ai docenti delle scuole, ai medici, al personale degli enti di ricerca. E\u2019 necessario poi precisare che un professore universitario con venti anni di anzianit\u00e0 guadagna circa 2000 euro netti mensili e che un suo collega di altri Paesi europei guadagna almeno cinque volte tanto.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 va aggiunto \u2013 e non \u00e8 cosa di poco conto \u2013 che i fondi per la ricerca, in molte sedi, sono stati pressoch\u00e9 azzerati, a seguito dei tagli al sistema formativo, praticati con la massima intensit\u00e0 nelle sedi universitarie meridionali, che prosegue ininterrottamente da quasi dieci anni. Il Fondo di finanziamento ordinario \u2013 ovvero il finanziamento statale che costituisce la principale fonte di entrata delle Universit\u00e0 \u2013 si \u00e8 ridotto di circa 10 miliardi dal 2010 al 2016.<\/p>\n<p>L\u2019acquisto di libri, l\u2019abbonamento a riviste, la partecipazione a Convegni nazionali e internazionali \u2013 cio\u00e8 tutto ci\u00f2 che concorre a produrre una buona qualit\u00e0 della ricerca scientifica in ogni ambito disciplinare \u2013 va quindi a gravare sullo stipendio, con la conseguenza, pressoch\u00e9 ovvia, che si acquistano meno libri, si leggono meno articoli scientifici, si partecipa a un numero minore di convegni e, dunque, si fa peggiore ricerca.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo \u00e8 un problema anche e soprattutto per gli studenti e le loro famiglie? E\u2019 verosimile immaginare che nella percezione diffusa un professore universitario ha il solo compito di fare didattica e di seguire Tesi di laurea. E\u2019 chiaramente una percezione che non corrisponde al vero. I docenti universitari sono impegnati almeno su quattro fronti: didattica, ricerca, impegni istituzionali, c.d. terza missione.<\/p>\n<p>Gli impegni istituzionali riguardano l\u2019assunzione di incarichi (a titolo gratuito) per attivit\u00e0 che attengono alla gestione dell\u2019Istituzione: fra questi, presidenza di corsi di laurea, direzione di Dipartimento, Presidenza di Facolt\u00e0, coordinamento di Dottorati di ricerca. La c.d. terza missione attiene ai rapporti con il territorio: a titolo esemplificativo, lezioni nelle scuole superiori, anche in questo caso a titolo gratuito.<\/p>\n<p>Si tratta di attivit\u00e0 che sono soggette a valutazioni periodiche da parte del Ministero, attraverso l\u2019Agenzia Nazionale per la Valutazione della Ricerca (ANVUR). ANVUR opera cos\u00ec. Cala dall\u2019alto, senza alcuna possibilit\u00e0 di interlocuzione con le associazioni scientifiche e tantomeno con singoli docenti, un elenco di riviste sulle quali i ricercatori italiani devono pubblicare: devono nel senso che l\u2019assenza di loro pubblicazioni in quelle riviste comporta una decurtazione di finanziamenti per l\u2019Istituzione nella quale lavorano.<\/p>\n<p>La si potrebbe definire Scienza di Stato. ANVUR non valuta tutto ci\u00f2 che, oltre la ricerca, fanno i professori universitari: didattica, impegni istituzionali, partecipazione a convegni, per una quantit\u00e0 di ore lavoro che, in molti casi, supera di gran lunga le otto ore giornaliere, compresi i fine settimana. I componenti dell\u2019ANVUR, poi, non sono eletti ma nominati dal Ministero, con procedure alquanto opache. ANVUR, infine, ha un costo di funzionamento stimabile intorno a decine di milioni di euro annui: non \u00e8 poco.<\/p>\n<p>La selezione delle riviste \u00e8 fatta sulla base del c.d. fattore di impatto (impact factor), un indicatore che cattura la numerosit\u00e0 di lettori di una data rivista. L\u2019impact factor non \u00e8 mai stato utilizzato, in nessun Paese al mondo, per valutare la qualit\u00e0 della ricerca scientifica: si tratta di un indicatore formulato per orientare le scelte di acquisto di riviste da parte delle biblioteche.<\/p>\n<p>L\u2019Agenzia valuta le pubblicazioni in relazione alla sede che le ha ospitate, indipendentemente dal loro contenuto, cos\u00ec che un articolo che nulla aggiunge alle nostre conoscenze, se, per puro caso, \u00e8 stato pubblicato su riviste di \u201ceccellenza\u201d (ovvero certificate tali dall\u2019Agenzia) riceve una valutazione molto positiva, cos\u00ec come, per contro, un articolo estremamente innovativo pubblicato su riviste che ANVUR non considera buone riceve una valutazione bassa.<\/p>\n<p>E\u2019 del tutto evidente che questo dispositivo genera attitudini conformiste, dal momento che per pubblicare su riviste considerate prestigiose (e definite di classe A) occorre uniformarsi alla loro linea editoriale, e talvolta \u2013 come spesso documentato \u2013 anche mettere in atto comportamenti eticamente discutibili. L\u2019amicizia con il Direttore di una rivista di classe A pu\u00f2 facilmente consentire di essere considerati ricercatori di eccellenza.<\/p>\n<p>La storia della Scienza mostra inequivocabilmente che le maggiori \u2018rivoluzioni scientifiche\u2019 si sono generate non allineandosi al paradigma dominante. In tal senso, l\u2019operazione ANVUR \u00e8 quanto di pi\u00f9 dannoso si possa immaginare per l\u2019avanzamento delle conoscenze in ogni ambito disciplinare e, non a caso, in quasi nessun Paese al mondo esiste una valutazione \u201cdall\u2019alto\u201d della qualit\u00e0 della ricerca. In alcuni casi, quando si \u00e8 provato a farlo si \u00e8 rapidamente tornati indietro.<\/p>\n<p>Non a caso, all\u2019estero, non si \u00e8 valutati sulla base di protocolli di riviste generati da agenzie governative: e vi \u00e8 ampio consenso sul fatto che una rivista \u00e8 da considerarsi scientifica se rispetta due fondamentali criteri: l\u2019essere dotata di un comitato scientifico, garante della qualit\u00e0 delle pubblicazioni che ospita, e sottoporre gli articoli che riceve a revisione anonima (peer review), al fine di accertarne la piena scientificit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 di pi\u00f9. Come documentato, in particolare, dal blog www.roars.it, ANVUR ha, a pi\u00f9 riprese, riformulato le sue valutazioni; il che costituisce un segnale piuttosto eloquente della natura sperimentale degli esercizi di valutazione che compie, e della sua approssimazione. D\u2019altra parte, l\u2019Agenzia ha scelto curiosamente di non fare riferimento a esperienze consolidate da decenni (come quella britannica), ma di proporre nuove metodologie, con esiti a dir poco confusionari.<\/p>\n<p>Il punto essenziale che legittima lo sciopero riguarda la necessaria e comunque auspicabile saldatura fra ricerca e didattica. Nelle condizioni date, e soprattutto nelle sedi meridionali (quelle maggiormente colpite dai tagli), fare ricerca di buona qualit\u00e0, che significa appunto avere accesso a ricerche prodotte in altre sedi, soprattutto internazionali, \u00e8 sostanzialmente impossibile, data l\u2019assenza di fondi e appunto il blocco degli stipendi.<\/p>\n<p>Per quanto possa sembrare inverosimile per chi non lavora in Universit\u00e0, l\u2019acquisto di un libro o l\u2019abbonamento a una rivista scientifica \u00e8 un lusso. Ci\u00f2 ha ripercussioni immediate ed evidenti sulla qualit\u00e0 della didattica, giacch\u00e9 ricerca scientifica di bassa qualit\u00e0 produce didattica di bassa qualit\u00e0. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019estrema difficolt\u00e0 \u2013 per stringenti vincoli di bilancio, niente affatto necessari \u2013 di reclutare giovani ricercatori, in una condizione, peraltro, nella quale \u00e8 possibile reclutare solo con contratti a tempo determinato, ovvero in condizioni di precariet\u00e0.<\/p>\n<p>Il ricambio generazionale \u00e8 peraltro di entit\u00e0 irrisorie e un esercito di precari della ricerca (dottori di ricerca, assegnisti) \u00e8 in fila d\u2019attesa \u2013 molto spesso da anni \u2013 per una remota possibilit\u00e0 di reclutamento, comunque in condizioni di precariet\u00e0. Il progressivo innalzamento dell\u2019et\u00e0 media del corpo docente \u00e8 un\u2019ovvia conseguenza che incide anche sulla qualit\u00e0 della ricerca e della didattica.<\/p>\n<p>Lo sciopero \u00e8 stato proclamato dal Movimento per la dignit\u00e0 della docenza universitaria, movimento che nasce sulla base della constatazione inoppugnabile del disprezzo o dell\u2019indifferenza dei Governi che si sono succeduti negli ultimi anni nei confronti della cultura e della conoscenza scientifica. E\u2019 appunto innanzitutto una questione di dignit\u00e0. E\u2019 poi una sacrosanta rivendicazione salariale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 soprattutto un segnale di respiro pi\u00f9 ampio, che viene lanciato nel dibattito pubblico e che riguarda il fatto che un Paese che sistematicamente disinveste nella formazione dei suoi giovani \u00e8 inevitabilmente destinato a un inarrestabile declino (peraltro gi\u00e0 in atto): non solo economico, ma anche sociale e civile.<\/p>\n<p>Gli studenti e le loro famiglie dovrebbero essere consapevoli che, nelle condizioni date, si studia e si studier\u00e0 sempre peggio, che la laurea dar\u00e0 sempre minori opportunit\u00e0 di accesso al mercato del lavoro, che \u2013 in un Paese che \u00e8 stato giustamente definito \u201cnon per giovani\u201d \u2013 il futuro delle giovani generazioni, almeno per quella parte che \u00e8 motivata allo studio, \u00e8 l\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>E che anche emigrando non si \u00e8 affatto certi di trovare un lavoro coerente con la qualifica acquisita (non sono affatto infrequenti casi di giovani laureati assunti come camerieri in altri Paesi europei) anche perch\u00e9, nella competizione globale, le Universit\u00e0 italiane \u2013 viste dall\u2019estero \u2013 perdono costantemente reputazione. Si tratta di fenomeni che gi\u00e0 stiamo sperimentando, da anni, con intensit\u00e0 crescente.<\/p>\n<p>Non si riduca dunque lo sciopero dei professori a una mera rivendicazione corporativa. E\u2019 ormai evidente che le politiche formative in Italia sono calibrate sugli interessi di Confindustria e, dunque, assecondano la domanda di lavoro espressa dalle imprese italiane. Essendo, nella gran parte dei casi, imprese di piccole dimensioni, a gestione familiare, poco innovative, collocate in settori produttivi maturi (agroalimentare, turismo, beni di lusso), non hanno bisogno n\u00e9 di forza-lavoro qualificata n\u00e9 di ricerca di base e applicata. Coerentemente, domandano forza-lavoro poco qualificata e domandano un sistema formativo che la produca.<\/p>\n<p>Non si spiegherebbe diversamente la scelta di ridurre la spesa pubblica, in regime di austerit\u00e0, con la massima intensit\u00e0 proprio nel settore della formazione e nell\u2019area del Paese \u2013 il Sud \u2013 che maggiormente soffre la recessione in corso. E non si spiegherebbe il vero e proprio attacco ai giovani che si \u00e8 prodotto negli ultimi anni: bamboccioni, choosy, nullafacenti. Sono attacchi rivolti a una generazione di individui istruiti, i pi\u00f9 istruiti nella Storia d\u2019Italia e, al tempo stesso, gli individui pi\u00f9 frequentemente disoccupati o sottoccupati o con lavori precari.<\/p>\n<p>Sono individui che legittimamente, ma colpevolmente nella visione confindustriale, tendono a rifiutare offerte di posti di lavoro non coerenti con le qualifiche acquisite e le conoscenze apprese in Universit\u00e0. Il che confligge con l\u2019obiettivo di depotenziare la qualit\u00e0 dell\u2019offerta di lavoro per generare moderazione salariale: o meglio, per accentuarla, al fine di rendere \u201coccupabile\u201d, a qualunque condizione, la forza-lavoro giovanile.<\/p>\n<p>Ad avviso di chi scrive, lo sciopero del prossimo autunno ha valore innanzitutto simbolico ed \u00e8 una forma minimale di conflitto. Ma pu\u00f2 servire. A condizione che l\u2019Universit\u00e0 torni al centro del dibattito pubblico e a condizione che il Governo chiarisca finalmente, al di l\u00e0 dei tecnicismi dell\u2019ANVUR, qual \u00e8 la sua linea politica nel settore della formazione: se intende progressivamente smantellarlo, privatizzarlo, spostarlo quasi interamente al Nord, come sembra di capire, o se \u00e8 disponibile a far marcia indietro rispetto alle devastanti politiche dell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/le-ragioni-dello-sciopero-dei-professori\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/le-ragioni-dello-sciopero-dei-professori\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Micro Mega (Guglielmo Forges Davanzati) Lo sciopero dei professori universitari programmato per il prossimo settembre \u2013 con la sospensione degli esami di profitto nella sessione autunnale \u2013 sta suscitando numerose polemiche perch\u00e9 interpretato come una rivendicazione corporativa di lavoratori privilegiati, con stipendi elevati. 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