{"id":33589,"date":"2017-10-16T00:53:32","date_gmt":"2017-10-15T22:53:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33589"},"modified":"2017-10-13T22:26:54","modified_gmt":"2017-10-13T20:26:54","slug":"le-mani-sulla-scuola-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33589","title":{"rendered":"Le mani sulla scuola (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">di ROBERTO RENZETTI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"> La situazione scolastica americana resta sempre il riferimento della nostra impresa.\u00a0<span class=\"st\">\u00c8<\/span><cite class=\"_Rm\"> <\/cite>l\u00ec che sono gi\u00e0 avanti nella destrutturazione della scuola pubblica.\u00a0<span class=\"st\">\u00c8<\/span> l\u00ec dove le eccellenze provengono da scuole private che costano anche 40 mila dollari l\u2019anno, a fronte di una scuola pubblica (che serve 50 milioni di alunni) assolutamente dequalificata (insegnanti privi di titoli specifici, mancanza di essi, classi superaffollate, mancanza di fondi, diversit\u00e0 di curricoli da Stato a Stato, da scuola a scuola, discipline assenti dai curricoli, disomogeneit\u00e0 nel richiedere un esame finale, meno del 3% degli alunni con una preparazione che permetta di accedere all\u2019Universit\u00e0, assenteismo, abbandoni&#8230;) ed individuata, senza soluzioni per\u00f2, come emergenza nazionale gi\u00e0 da Clinton. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Ma gli imprenditori americani vogliono di pi\u00f9. Non contenti degli \u201ccheques education\u201d che proprio da quell\u2019anno avevano iniziato a togliere fondi alla scuola pubblica per indirizzarli alla privata, sulla spinta suggerita da Lehman Brothers (1996) di iniziare ad investire nel settore molto promettente della scuola (oltre che nella sanit\u00e0), si riuniscono a Nashville (1997) per delineare una strategia di intervento che prevede intanto un \u201c<em>accordo sulle misure suscettibili di rendere l\u2019industria <\/em>[sic]<em> scolastica redditizia: ridurre il numero degli insegnanti aumentando il numero degli alunni per classe; ridurre la massa salariale degli insegnanti arruolando un maggior numero di giovani e di non abilitati; ridurre o sopprimere gli organismi che rilasciano diplomi di insegnamento ed affidare la valutazione delle competenze degli insegnanti ai manager<\/em> <em>delle scuole<\/em>\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Tutto questo viene giustificato con la necessit\u00e0 di ridurre i costi della globalizzazione che imporrebbero risparmi anche legati alla riduzione delle tasse [sic!]. Anche negli USA si punta all\u2019educazione mediante TV ed Internet ed in tal senso hanno esempi di ottima resa economica. Emblematico \u00e8 il caso della rete TV Channel One. <\/span><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">I fondi che lo Stato fornisce alle scuole USA sono del tutto insufficienti. Occorre arrangiarsi, soprattutto se si vuole restare al passo in infotecnologie. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Circa dodicimila scuole per oltre 8 milioni di studenti tra USA e Canada hanno stretto un accordo con Channel One secondo il quale la rete Tv fornisce alla scuola materiale audiovisivo, televisori e video (solo per opportune dimensioni, si ottiene anche il computer): in cambio la scuola si impegna a far vedere agli studenti la programmazione quotidiana di 20 minuti, dedicata alle scuole, di Channel One (reportage, sport, meteo e due minuti di pubblicit\u00e0). Questi 2 minuti sono ambitissimi dalle aziende che pagano 200 mila dollari ogni spot di 30 secondi (il doppio della media del costo di uno spot). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">I danni di tutto questo non nascono certo da questa pubblicit\u00e0 che fa vendere scarpe, hamburger e caramelle ma dal fatto che quella programmazione ha assunto lo status di programma educativo moderno e disinvolto, da contrapporre agli obsoleti libri degli insegnanti. Si immagini ora quali paradisi si aprirebbero dalle parti nostre&#8230; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Sull\u2019onda di esperienze come queste, che si vanno diffondendo soprattutto in USA ed Australia, proprio questi due Paesi spingono da anni affinch\u00e9 la scuola (oltre che la sanit\u00e0 e l\u2019ambiente) entri tra le <em>merci<\/em> previste per il libero scambio dal World Trade Organisation (WTO) e dal General Agreement of Trade in Service (GATS). Ed anche la Banca Mondiale chiedeva di sbrigarsi nell\u2019integrare la scuola alle strategie globali dei Paesi. In tal senso \u00e8 attivissimo Robert Zoellick, rappresentante dell\u2019U.S. Trade, l\u2019Agenzia USA per il Commercio Estero, che \u00e8 in sintonia con il Responsabile europeo per il commercio, Pascal Lamy. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Questi tenne un discorso all\u2019International Council for International Business di New York nel quale sostenne: \u201c<em>Se vogliamo migliorare il nostro accesso ai mercati esteri (&#8230;) bisogner\u00e0 acconsentire a dei sacrifici<\/em>\u201d e cio\u00e8 cedere sui pubblici servizi (tra cui la scuola). Recentemente per\u00f2, a precise richieste, Lamy ha sempre fornito risposte che negavano l\u2019inserimento della scuola nell\u2019elenco delle merci, anche se l\u2019argomento \u00e8 gi\u00e0 arrivato alla discussione (31 marzo 2003) in seno alla Commissione UE (era segretamente all\u2019ordine del giorno) ed \u00e8 recentissimo l\u2019argomento capzioso che porterebbe al colpo definitivo sulla scuola pubblica: poich\u00e9 essa \u00e8 un servizio per il quale i cittadini pagano, allora, secondo le ferree regole del WTO, non pu\u00f2 ricevere aiuti dallo Stato.\u00a0<span class=\"st\">\u00c8<\/span> elementare comprendere che ci\u00f2 significherebbe la fine della scuola pubblica. E, sgomberato il campo da questo ultimo orpello (l\u2019aggettivo <em>pubblico<\/em>), si potrebbe dispiegare in ogni sua forma l\u2019ingresso dei privati in una entit\u00e0 ormai solo privata. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Sta di fatto che la UE, nel vertice di Lisbona del 2000, ha deciso di occuparsi in prima persona delle scuole nazionali, con il solito slogan di <em>scuola per tutta la vita<\/em>, affermando &#8220;<em>La sorte dell&#8217;insegnamento non \u00e8 oggetto di un intendimento unanime. Deve anch&#8217;esso essere oggetto di una privatizzazione? In quale misura? Secondo quali modalit\u00e0? Non si tratta pertanto di stabilire se la concorrenza tra gli stabilimenti scolari sia auspicabile o pericolosa, ma di analizzare se essa \u00e8 concretamente realizzabile, sapendo che in certi paesi essa \u00e8 stata chiaramente inscritta nelle politiche educative. (&#8230;) I sistemi di insegnamento primario e secondario inferiore sono organizzati secondo la logica dell&#8217;economia di mercato? Concretamente, si tratta di esaminare se le condizioni di messa in opera di una concorrenza perfetta tra stabilimenti scolari sono presenti nei paesi toccati dallo studio<\/em>&#8220;. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><u>E in Italia ? <\/u><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Non entrer\u00f2 nei dettagli delle riforme che, a partire dal 1997, si sono susseguite il ambito scolastico. Il mio scopo \u00e8 solo quello di far conoscere alcune importanti affermazioni che compaiono in alcune leggi, affermazioni che, nella pratica, hanno cambiato alla radice la scuola italiana. <\/span><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">La prima legge che interviene sulla scuola \u00e8 quella che introduce <em>l\u2019Autonomia scolastica<\/em> (Legge Bassanini). \u00a0 La parola autonomia \u00e8 apparentemente affascinante ma, nel contesto scuola, \u00e8 ambigua ed assume significati preoccupanti in quanto propedeutici alla paventata privatizzazione. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Nella suddetta Legge \u00e8 scritto che si deve <em>estendere il regime di diritto privato del rapporto di lavoro anche ai dirigenti generali ed equiparati delle amministrazioni pubbliche<\/em>. Nella scuola i salari diventano variabili, si introducono criteri di flessibilit\u00e0, sistemi di valutazione legati <em>all\u2019elaborazione di specifici indicatori di efficacia, efficienza ed economicit\u00e0 ed alla valutazione comparativa dei costi, rendimenti e risultati<\/em>. Solo se la valutazione della <em>produttivit\u00e0 scolastica<\/em> di cui sopra dar\u00e0 esito positivo le scuole avranno dei soldi, non essendo mai ben chiarito cosa questi concetti provenienti dal mondo dell\u2019impresa c\u2019entrino con il mondo della scuola. In modo pi\u00f9 completo si definisce anche l\u2019autonomia organizzativa: essa <em>\u00e8 finalizzata alla realizzazione della flessibilit\u00e0, della diversificazione, dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia del servizio scolastico, alla integrazione ed al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all\u2019introduzione di tecnologie innovative&#8230;<\/em> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Per la sua completa realizzazione sar\u00e0 possibile superare i <em>vincoli di unit\u00e0 oraria della lezione, dell\u2019unitariet\u00e0 della classe e delle modalit\u00e0 di impiego e di organizzazione dei docenti, secondo finalit\u00e0 di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali.<\/em> Per buon peso si iniziano a stabilire riduzioni consistenti di docenti (circa 21mila nel 1998: si pu\u00f2 intuire che, quando si vuole privatizzare, occorre che l\u2019impresa sia economicamente sana perch\u00e9 sia appetibile) e, addirittura, si cambia il nome del Ministero della Pubblica Istruzione (MPI) in Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca (MIUR). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">La sparizione di <em>pubblico<\/em> (Legge 300\/99) come aggettivo qualificante l\u2019istruzione fa il paio con altri provvedimenti che vengono presi in quegli anni: la parit\u00e0 scolastica tra scuola pubblica e privata (Legge 62\/00), il comitato per valutare il <em>prodotto educativo<\/em> (Direttiva 307\/97), l\u2019introduzione di <em>crediti<\/em> e <em>debiti<\/em> (DM. 24\/00)&#8230; Anche qui, come a San Francisco, occorre inventare qualcosa che faccia digerire il tutto. Il miracolo viene fatto dai pedagoghi (con psicologi e docimologi) che iniziano con la loro opera di spostamento dell\u2019asse della scuola dai contenuti ai metodi che si avvitano su se stessi (una vera e propria deriva). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">La Sintesi Maragliano (maggio 1997) che spinge sulle nuove tecnologie \u00e8 emblematica del clima: <em>\u201cLe nuove tecnologie dell&#8217;informazione hanno in questo senso un valore paradigmatico, dal momento che coniugano in modo visibile la componente materiale costituita dall&#8217;hardware, fondamentale per svolgere le funzioni che loro competono, con la componente simbolica del software, che determina le operazioni che vengono effettuate e d\u00e0 loro senso\u201d<\/em>: e nessuno spiega che non si studier\u00e0 quell\u2019hardware n\u00e9 tanto meno quel software. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Per la Sintesi occorre togliere alla scuola tutto quello che sa di scuola e sostituirlo con giochi, con l\u2019alleggerimento del carico culturale, con strumenti multimediali, con divulgazioni, con testi essenziali, con il sostituire la storia con la cronaca, andando sulla strada del <em>saper fare <\/em>e con il coinvolgimento delle famiglie nel processo educativo. La Sintesi \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicita e dice con chiarezza ci\u00f2 che si vuole: \u201c<em>far s\u00ec che la scuola metabolizzi progressivamente una nuova cultura del lavoro significa investire su due fronti: l&#8217;orientamento e la proposta formativa. Per il primo fronte, si tratta di introdurre nella didattica alcuni contenuti innovativi propri di questo nuovo approccio: il superamento della \u2018cultura del posto\u2019 a vantaggio di una nuova visione delle opportunit\u00e0 e delle professioni; la cultura della flessibilit\u00e0 attraverso la conoscenza delle nuove forme di organizzazione dei processi lavorativi; le nuove forme del lavoro, da quello autonomo a quello artigianale, a quello atipico; la preparazione all&#8217;autoimprenditorialit\u00e0. Per il secondo, considerata la maggiore velocit\u00e0 di trasformazione dei processi strutturali rispetto a quelli culturali, il problema pi\u00f9 urgente \u00e8 di por mano all&#8217;impianto metodologico della scuola: \u00e8 in gioco non solo una questione di contenuti, ma anche e soprattutto una questione di metodo di studio e di impegno umano. Si tratta allora di utilizzare e valorizzare le forme dell&#8217;apprendere proprie del mondo esterno alla scuola, sviluppando il senso di responsabilit\u00e0 e di autonomia che richiede il lavoro, le capacit\u00e0 etiche ed intellettuali di collaborazione con gli altri, la pianificazione per la soluzione di problemi concreti e la realizzazione di progetti significativi (competenze di tipo trasversale da promuovere nella scuola e nell&#8217;educazione permanente). In questo quadro andr\u00e0 particolarmente valorizzato il rapporto costruttivo fra scuola, comunit\u00e0 locali, mondo produttivo.\u201d <\/em> <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><u>Il mondo dell\u2019impresa e la Confindustria <\/u><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Anche in Italia l\u2019impresa vuole di pi\u00f9 e lo chiede con un documento del 1999 dal titolo accattivante,<em> Scuola libera! Appunti per la nascita di un movimento<\/em><em>, <\/em>che ha come firmatari Ferdinando Adornato, Dario Antiseri, Antonio Augenti, Paolo Blasi, Carlo Bo, Dino Boffo, Pellegrino Capaldo, Innocenzo Cipolletta, Emma Marcegaglia, Antonio Martino, Letizia Moratti, Angelo Panebianco, Sergio Romano, Cesare Romiti, Giorgio Rumi, Paolo Savona, Lorenzo Strik Lievers, Marco Tronchetti Provera, Stefano Versari, Giorgio Vittadini, Sergio Zaninelli. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">In tale documento si sostiene che la scuola non deve pi\u00f9 essere un monopolio dello Stato ma una entit\u00e0 in cui gli istituti siano indotti a una emulazione per proporre la migliore offerta formativa possibile. Una nuova scuola italiana, libera, potr\u00e0 affermarsi e realizzarsi solo grazie al concorso di passioni, intelligenze e culture laiche e cattoliche. Il documento immagina \u201c<em>una nuova scuola nella quale:<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>1) lo Stato finanzi ma non gestisca l&#8217;istruzione di tutti i cittadini;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>2) si affermi una pluralit\u00e0 di offerte e istituti formativi, statali e non, e una pluralit\u00e0 di opzioni possibili per il cittadino;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>3) viga la pari dignit\u00e0 tra le diverse scuole e quindi l&#8217;assoluta irrilevanza del fattore economico nella scelta da parte dei cittadini ;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>4) si giunga all&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, necessaria conseguenza di tale nuovo assetto;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>5) a tal fine lo Stato deve fissare quanto intende spendere annualmente per la formazione di ciascun cittadino;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>6) deve disporsi poi a riconoscere quella somma, diversificata a seconda del grado di istruzione, alla famiglia di ciascun alunno, utilizzando appositi bonus o altri analoghi strumenti;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>7) si pu\u00f2 infine prevedere che gli alunni iscritti a scuole non statali gravino sulle casse dello Stato per un 10% in meno di quelli che scelgono la scuola statale. C&#8217;\u00e8 infatti da calcolare una serie di spese fisse che lo Stato \u00e8 comunque chiamato a sostenere, ad esempio nei piccoli centri a scarsa popolazione scolastica e dove per\u00f2 l&#8217;istruzione va comunque garantita. C&#8217;\u00e8 per converso da pensare che altri sussidi, familiari, di enti privati e imprese possano giungere alla scuola non statale.\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Si devono prevedere dei percorsi formativi individuali ed un rafforzamento della formazione professionale per legare il mondo della scuola a quello dell\u2019impresa. Saranno i genitori a garantire le libert\u00e0 di scelte educative. Dove trovare le risorse? \u201c<em>L&#8217;impresa deve trovare proficuo e vantaggioso investire nella scuola. Da questo punto di vista gli Stati Uniti possono insegnarci qualcosa. Particolarmente per le scuole professionali\u201d. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"> Ed anche qui si arriva ad una medesima conclusione con una possibile aggravante: che si richiami il Paese in cui ogni tecnica privatistica \u00e8 stata utilizzata pu\u00f2 essere naturale, ma far finta di non sapere che proprio negli Usa si sta ripensando tutto, compresi i buoni scuola. <\/span><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Ed anche Confindustria si mostra particolarmente attiva. Inizia con un documento del 1998 (mentre si sta varando la Riforma Berlinguer), <em>Verso la scuola del 2000<\/em>, nel quale si denuncia e reclama tutto ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 incontrato: troppe nozioni, troppi insegnanti, troppe scuole, costo esagerato, comprese le conclusioni dei rapporti Delors e Cresson. Nessuna novit\u00e0 rispetto a quanto rivendicato dall\u2019ERT e da altri gruppi imprenditoriali di pressione. Al momento del varo della Riforma Berlinguer la stessa Confindustria dar\u00e0 il suo parere molto favorevole. Certo si poteva fare di pi\u00f9&#8230; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">L\u2019organizzazione degli imprenditori italiani si coordina anche con altre sei organizzazioni europee simili per varare un documento, <em>Per una scuola di qualit\u00e0<\/em> (Londra 2000). che compendia tutto ci\u00f2 che l\u2019impresa vuole dalla scuola: autonomia organizzativa, didattica e gestionale; standard nazionali di conoscenze e competenze; un ente indipendente per la valutazione di ogni singola scuola e del complesso; finanziamento pubblico guidato dalla domanda; competizione; tecnologie informatiche e multimediali; saper fare; flessibilit\u00e0 del lavoro docente; docenti estremamente preparati ed in continua formazione; maggior ruolo per il dirigente; integrazione scuola impresa con l\u2019impresa che indirizza gli studenti, con stage aziendali e per studenti e per insegnanti. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><u>Concludendo &#8230; <\/u><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Credo che siamo oggi ad un punto di possibile non ritorno. La scuola pubblica, sommo bene da molte generazioni, quella che ha permesso l\u2019emancipazione di tutti e ciascuno di noi \u00e8 oggi a rischio. Si sta smontando, destrutturando, regionalizzando per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Occorre molta maggiore attenzione a questa vicenda da parte dei cittadini. Quando si avanzasse ancora su questa strada sar\u00e0 impossibile tornare indietro. E, in quel momento, ogni recriminazione sar\u00e0 vana. Non ci si accorge di come si sta bene fino a che non si perde quel bene.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">[&#8220;Insegnare&#8221;, 6, 2004]<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33587\"><em><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Qui<\/span><\/em><\/a><span style=\"text-decoration: underline;\"><em><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"> la prima parte dell&#8217;articolo<\/span><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ROBERTO RENZETTI La situazione scolastica americana resta sempre il riferimento della nostra impresa.\u00a0\u00c8 l\u00ec che sono gi\u00e0 avanti nella destrutturazione della scuola pubblica.\u00a0\u00c8 l\u00ec dove le eccellenze provengono da scuole private che costano anche 40 mila dollari l\u2019anno, a fronte di una scuola pubblica (che serve 50 milioni di alunni) assolutamente dequalificata (insegnanti privi di titoli specifici, mancanza di essi, classi superaffollate, mancanza di fondi, diversit\u00e0 di curricoli da Stato a Stato, da scuola&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":35309,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,85],"tags":[4380],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/American-School.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8JL","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33589"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33589"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33589\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35310,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33589\/revisions\/35310"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}