{"id":33592,"date":"2017-08-22T00:19:14","date_gmt":"2017-08-21T22:19:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33592"},"modified":"2019-06-22T18:24:19","modified_gmt":"2019-06-22T16:24:19","slug":"lideologia-della-governance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33592","title":{"rendered":"L&#8217;ideologia della governance"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">di OLIMPIA MALATESTA (Universit\u00e0 di Bologna)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><strong><em>Governance<\/em><\/strong> \u00e8 una delle parole maggiormente utilizzate nel lessico politico contemporaneo. Ricorre con frequenza nei documenti ufficiali dell\u2019OCSE, della Banca Mondiale e dell\u2019Unione Europea e designa il passaggio dalle forme decisionali verticistiche e \u00abStato-centriche del <em>policy making<\/em> (tipiche del fordismo)\u00bb a forme di coordinazione politica ed economica orizzontali in cui i programmi da attuare vengono concordati attraverso reti che intrecciano diversi livelli: locale, regionale, statale, europeo e globale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Inserendosi nell\u2019ampio novero di studi governamentali sul neoliberalismo, il libro di Giuliana Commisso, dal titolo <em>La genealogia della governance: Dal liberalismo all\u2019economia sociale di mercato <\/em>(Asterios, 2016), si pone l\u2019obiettivo di far luce sul significato e i limiti della <em>governance<\/em>, espressione nient\u2019affatto disinteressata di un mondo che si vorrebbe post-ideologico. A tale scopo l\u2019autrice individua nelle categorie concettuali foucaultiane lo strumento pi\u00f9 adatto per ripercorrerne l\u2019origine e si cimenta in un impegnativo riepilogo dei principali nodi teorici del pensatore francese, riuscendo a restituire la complessit\u00e0 del \u00abdispositivo potere-sapere\u00bb, a ricostruire la nascita della ragion di Stato nella sua accezione di pratica di governo e ad evidenziare il passaggio da questa alla governamentalit\u00e0 liberale prima e a quella neoliberale poi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Il filo rosso che unisce le diverse sezioni del libro, infatti, \u00e8 l\u2019argomento secondo cui nel contesto europeo della <em>governance<\/em> lo Stato non scompare affatto: semmai diviene lo spazio istituzionale attraverso il quale imporre i nuovi vincoli politici ed economici, che vedono nell\u2019esautorazione della sovranit\u00e0 democratica la vera condizione di possibilit\u00e0 della loro esistenza. Emblematico in questo senso \u00e8 il ruolo che gli ordoliberali \u2012 gruppo di economisti che avviano le loro riflessioni alla fine degli anni Venti e che nel \u201948 fondano la rivista \u00abORDO\u00bb \u2012 assegnano allo Stato, trasformato in un arbitro incaricato di vegliare sulla concorrenza: rifiutando sia i principi del liberalismo del <em>laissez faire<\/em> \u2013 basato su una visione autoregolativa e armonizzante del mercato \u2013 sia qualsiasi forma di pianificazione economica di stampo keynesiano \u2013 ai loro occhi intrinsecamente totalitaria \u2013, quegli economisti asseriscono che la dinamica capitalistica non sarebbe governata da un \u00abfatalistico processo di sviluppo\u00bb (Eucken), essendo piuttosto il risultato di un ordine economico-giuridico, in quanto tale modificabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Conseguentemente, la crisi del \u201929 non viene ricondotta alle contraddizioni inerenti al modo di produzione capitalistico condannato alla sua <em>Selbstaufhebung<\/em> \u2012 alla sua autodissoluzione \u2012 ma esclusivamente alle modalit\u00e0 miopi e irresponsabili con cui il suo processo era stato gestito a livello tecnico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Occorreva, quindi, costruire quelle \u00abcondizioni quadro\u00bb che, come puntualizza Wilhelm R\u00f6pke, avrebbero assicurato \u00abattraverso la legislazione, l\u2019amministrazione, la giurisprudenza, la politica finanziaria e le direttive spirituali ed etiche\u00bb il corretto funzionamento dell\u2019economia di mercato e della sua dinamica concorrenziale senza, ovviamente, intervenire attivamente in essi. Tra queste condizioni quadro Walter Eucken individua nella stabilit\u00e0 monetaria (quindi nel principio anti-inflazionistico), sottratta a ogni controllo politico, il dogma sacro da non violare. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Di qui anche l\u2019abbandono deciso di ogni politica di pieno impiego: \u00abse l\u2019azione di governo si limita a controllare l\u2019inflazione e a ridurre la fiscalit\u00e0, il tasso di disoccupazione si stabilir\u00e0 a un tasso \u201cnaturale\u201d relativo\u00bb, chiarisce Commisso. Un tasso \u00abnaturale\u00bb che l\u2019Unione Europea fissa oggi attraverso il NAIRU (<em>Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment<\/em>), l\u2019indicatore economico del tasso di disoccupazione che non genera spinte inflazionistiche (nel caso dell\u2019Italia oscilla tra il 10,5% e il 12,7%!).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Si tratta dei medesimi principi che ispirano il Trattato di Lisbona, che all\u2019articolo 2.3 indica in \u00abun\u2019Economia sociale di mercato fortemente competitiva\u00bb \u2012 espressione coniata dall\u2019ordoliberale M\u00fcller-Armack nel 1947 \u2012 il quadro di riferimento per \u00abuno sviluppo durevole dell\u2019Europa fondato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilit\u00e0 dei prezzi\u00bb. L\u2019indipendenza della BCE e le regole di bilancio dell\u2019Unione sono perfettamente in linea con i principi economici ordoliberali. Si pensi per esempio al pareggio di bilancio inserito in Costituzione all\u2019articolo 81 che, vincolando la spesa pubblica, elimina ogni spazio operativo per politiche fiscali espansive da parte dello Stato. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Anche il principio di sussidiariet\u00e0, di esplicita derivazione ordoliberale, orienta l\u2019intero quadro del Trattato di Maastricht: esso \u00abvincola la potenza pubblica, sia lo Stato che la comunit\u00e0, dall\u2019intervenire in quei settori sociali in cui le \u201cpersone\u201d e le \u201caggregazioni della societ\u00e0 civile\u201d (ad esempio, le imprese sociali, le associazioni, il volontariato, il terzo settore) possono provvedere al soddisfacimento dei bisogni sociali\u00bb. In questo contesto, se \u00e8 pur vero che la capacit\u00e0 dei singoli Stati di modificare le condizioni quadro del mercato viene sistematicamente ridotta \u2013 se non eliminata del tutto \u2013, essi, lungi dallo scomparire, incorporano attivamente i nuovi criteri gestionali, mentre, come puntualizza Commisso, \u00abl\u2019Unione ha il potere di coordinamento e di sorveglianza, e la possibilit\u00e0 di raccomandare modifiche nella politica fiscale e applicare sanzioni contro i governi per la violazione delle norme concordate\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Michel Foucault si accorge prima di molti altri che la specificit\u00e0 della governamentalit\u00e0 ordoliberale non consiste tanto nella chiara delimitazione del campo di azione dello Stato \u2013 quale era invece l\u2019operazione condotta dal liberalismo del <em>laissez faire<\/em> \u2013 quanto, piuttosto, nella ridefinizione del suo ruolo: lo Stato diviene il garante del meccanismo concorrenziale. Commisso elogia la straordinaria preveggenza di Foucault nell\u2019aver compreso con estremo anticipo i meccanismi della <em>governance<\/em>, molto prima, cio\u00e8, che si manifestassero i segni della sua attuale crisi. \u00c8 per\u00f2 arrivato il momento di riflettere sui limiti della lettura foucaultiana che non sono solo di natura puramente storiografica, come Commisso puntualmente segnala. <\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-33609\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/index-1.jpg\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"188\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Si deve infatti riconoscere che, diversamente da quanto afferma Foucault, l\u2019ordoliberalismo non fu affatto una corrente d\u2019ispirazione liberale sorta dalle ceneri della Seconda guerra mondiale e affetta da una \u00abfobia dello Stato\u00bb. Semmai sarebbe pi\u00f9 opportuno parlare di una \u2018fobia dirigistica\u2019, e cio\u00e8 di una profonda sfiducia verso qualsiasi forma di pianificazione economica.\u00a0 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Gli ordoliberali, infatti, non difendono in alcun modo una concezione di Stato minimo <em>\u00e0 la<\/em> Nozick: la simpatia non troppo velata di Alfred M\u00fcller-Armack per il fascismo italiano, ma anche la fraseologia antidemocratica che auspica l\u2019intervento di uno Stato forte \u2012 di esplicita derivazione schmittiana \u2012 che avrebbe dovuto ristabilire una netta separazione tra lo Stato e la societ\u00e0 civile viene impiegata senza eccezioni da tutti gli ordoliberali gi\u00e0 all\u2019inizio degli anni Trenta. Anche se sarebbe ingiusto, prima ancora che scorretto, liquidarli come dei criptonazisti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">L\u2019insopprimibile disprezzo da essi manifestato nei confronti delle masse proletarie colpevoli di esercitare pressioni sullo Stato non pu\u00f2 per\u00f2 di certo farli apparire come dei campioni di democrazia parlamentare, contrariamente alla mitologia sociale che all\u2019alba della fondazione della <em>Bundesrepublik Deutschland<\/em> li voleva da sempre coraggiosamente antinazisti e convintamente democratici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Al di l\u00e0 delle imprecisioni di \u00abordine genealogico\u00bb occorrerebbe per\u00f2 sondare le capacit\u00e0 esplicative della concezione foucaultiana del potere. Questa visione trasversale, molecolare e acefala, che disciplina i corpi e dirige le condotte individuali modulandole sulle esigenze del sistema economico nel suo complesso, fornisce indubbiamente degli strumenti preziosi per comprendere il livello \u00abmicrofisico\u00bb su cui si esercita la governamentalit\u00e0 ordoliberale. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Tuttavia, questa lettura \u2018individualizzante\u2019 dell\u2019ordoliberalismo si arresta proprio l\u00ec dove una critica compiuta dovrebbe invece iniziare ad articolarsi. Essa non riesce, o forse non vuole, cogliere gli aspetti strutturali dell\u2019ordoliberalismo: ossia la centralit\u00e0 che il conflitto di classe (o meglio, la sua decisa eliminazione) assume nella logica stessa del suo discorso. Ci\u00f2 che Foucault in definitiva non esplicita, ma che sarebbe purtuttavia presente nelle premesse della sua analisi, \u00e8 che l\u2019obiettivo politico (teorico e pratico insieme) dell\u2019ordoliberalismo \u00e8 la disattivazione dell\u2019opposizione di classe, la soppressione di qualsiasi immaginario di contrapposizione di interessi, quindi la creazione di una societ\u00e0 in cui il conflitto \u00e8 strutturalmente sedato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Questa ferma negazione del conflitto si esprime nella volont\u00e0 di depoliticizzare interamente l\u2019economia ed \u00e8 presente sia nella teoria ordoliberale delle origini, sia nella sua \u2018applicazione\u2019 politico-economica dell\u2019era Adenauer, durante la quale veniva messa in piedi una potente macchina propagandistica che decretava la fine del conflitto sociale: <em>der Klassenkampf ist zu Ende<\/em> \u2012 \u00abla lotta di classe \u00e8 finita\u00bb \u2012 recitava lo slogan principale della campagna finanziata dalla\u00a0 Aktionsgemeinschaft Soziale Marktwirtschaft, <em>think thank<\/em> per la promozione dell\u2019economia sociale di mercato composto da imprenditori ed economisti ordoliberali, tutt\u2019oggi attivo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Si consideri a tal proposito il disprezzo di Wilhelm R\u00f6pke per quella che definisce <em>Interessentenherrschaft<\/em> \u2012 \u00abil dominio dei soggetti d\u2019interesse\u00bb, generatrice di disordine e discordia, cui contrappone invece l\u2019ordinata e imperturbabile \u00abdemocrazia del consumatore\u00bb. Ci\u00f2 che agli occhi degli ordoliberali risulta inammissibile \u00e8 quindi quella che sempre R\u00f6pke definisce la \u00abpoliticizzazione della vita economica\u00bb: che lo Stato divenga il terreno di scontro di interessi sociali tra loro confliggenti \u00e8 una circostanza assolutamente intollerabile.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Soltanto la \u00abprestazione economica\u00bb del <em>singolo individuo<\/em> pu\u00f2 incidere sui processi economici e sul successo personale, non la <em>politische Machtstellung<\/em> \u2012 \u00abposizione di potere politico\u00bb \u2012 delle <em>classi sociali, <\/em>ammonisce R\u00f6pke. Si comprende come questa \u00abmorale prestazionale\u00bb, basata su un sistema di ricompense e punizioni, possa funzionare solamente se applicata ad individui: \u00e8 precisamente per questo motivo che ogni opposizione tra classi deve essere rimossa. Essa rappresenta un potente elemento di discordia che minaccia di turbare l\u2019armonia della societ\u00e0, la quale, a sua volta, si deve appunto fondare esclusivamente sulla prestazione economica del singolo individuo, unico soggetto al quale \u00e8 possibile elargire \u00abricompense economiche\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Ci\u00f2 che quindi la <em>Weltanschauung<\/em> ordoliberale, cos\u00ec come l\u2019ideologia della <em>governance<\/em>, sistematicamente obliterano \u00e8 il conflitto sociale, di classe, consustanziale al modo di produzione capitalistico, rimosso integralmente grazie alla pervasiva diffusione del modello dell\u2019autoimprenditorialit\u00e0 che sposta il conflitto dalla dimensione sociale a quella interpersonale. In definitiva, proprio perch\u00e9 hanno in orrore gli <em>Interessenten <\/em>e la lotta derivante dalla loro interazione politica, gli ordoliberali eliminano dal loro orizzonte di pensiero la contrapposizione di interessi caratteristica dello spazio statuale. Al suo posto, il cieco rispetto delle condizioni-quadro, ossia dei vincoli economici e politici transnazionali, da parte di una <em>governance <\/em>europea ideologicamente neutra e appassionatamente disinteressata, tenta oggi di sbarazzarsi di quell\u2019ingombrante prodotto della modernit\u00e0 che \u00e8 la sovranit\u00e0 popolare, pericoloso strumento attraverso il quale le classi subalterne potrebbero far valere la loro forza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.movimentoesseresinistra.it\/blog-movimento\/tag\/olimpia-malatesta\/\">http:\/\/www.movimentoesseresinistra.it\/blog-movimento\/tag\/olimpia-malatesta\/<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLIMPIA MALATESTA (Universit\u00e0 di Bologna) Governance \u00e8 una delle parole maggiormente utilizzate nel lessico politico contemporaneo. 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